MODENA 21 Gennaio : Strage di Viareggio, Solidarietà a Riccardo Antonini

Strage di Viareggio
GLI INDAGATI PER LA STRAGE
LICENZIANO CHI RIVENDICA
VERITA’ E GIUSTIZIA
La strage di Viareggio avviene il 29 giugno del 2009 quando un treno, pieno di serbatoi di Gpl esplode nel centro città incendiando le case intorno alla stazione. Muoiono 32 persone. Da subito nasce un movimento popolare per rivendicare la verità sulla strage e giustizia nei confronti dei responsabili.
Riccardo Antonini, ferroviere, fa parte di questo movimento e per il suo impegno, per la sua abnegazione e la sua competenza viene eletto consulente tecnico delle parti civili nel processo che vede imputati tra gli altri Mauro Moretti, amministratore delegato delle Ferrovie.
Per Riccardo seguono minacce, intimidazioni e sospensioni dal lavoro fino al 7 novembre del 2011 quando Moretti e soci lo licenziano in tronco.
Solidarietà a Riccardo Antonini
Modena
Sabato 21 gennaio c/o Istituto Storico della Resistenza ore 16.00
Unità e solidarietà tra lavoratori
Nella lotta contro la crisi

A questo appuntamento sarà presente Riccardo Antonini al quale esprimiamo tutta la nostra solidarietà come la esprimiamo a tutti i parenti delle vittime della strage che attraverso la loro associazione non solo non hanno mai smesso di lottare per la verità e la giustizia per quanto avvenuto ai loro cari ma sono stati un esempio di mobilitazione nei confronti dei lavoratori colpiti dai licenziamenti e solidali con le popolazioni colpite da tragedie simili dove i responsabili sono rimasti impuniti.

Facciamo nostro il loro esempio!!
Costruiamo gli strumenti di difesa e di resistenza attraverso l’unità, la solidarietà e la mobilitazione

Alcuni operai Ferrari, Cnh, disoccupati, pubblico impiego, lavoratori cooperative, precari e pensionati – MODENA

contatti. 327 6705197 – 349 2901744

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TRENTO Basta morti sul lavoro: Stefano Nones ha sacrificato la propria vita per un lavoro che avrebbe dovuto dargli futuro

Trento: in ricordo di un operaio del porfido morto in un capannone a Lavis-TN

Stefano Nones ha sacrificato la propria vita per un lavoro che avrebbe dovuto dargli futuro

Un’altra vita sacrificata sul posto di lavoro si aggiunge alle oltre mille che ogni anno in Italia inesorabilmente riempiono di dolore e vuoto. Puntualmente i giornali ne danno notizia con pagine intere su come erano bravi, buoni ed impegnati in miriadi di attività questi giovani lavoratori. Forse tutte queste pagine sarebbe bene dedicarle a come sono costretti a lavorare da vivi questi lavoratori. Dentro regole concertate dalle parti sociali ( precarietà, flessibilità, produttività, lavoro sub-ordinato come lo è la maggior parte del lavoro artigiano, ecc…) che il più delle volte rendono vano qualsiasi approccio alla sicurezza e alla salute del lavoratore. Anche dalle righe dei vostri giornali lanciate anatemi alla Marchionne dove sembra che i lavoratori siano dediti solamente a scioperare per diritti oramai superati dalla modernità. Il lavoro a qualsiasi condizione. Solo due i parametri imprescindibili da tenere ben presenti, produttività e profitto per l’azienda. Salvo poi versare lacrime da coccodrillo per vite che per mantenere famiglia e pagare mutui vari devono badare a lavorare più velocemente possibile per raggiungere l’obiettivo del reddito e questo in barba a salute e sicurezza. Ma non è una libera scelta, è la condizione e la cultura imperante del denaro che ti costringe a rischiare anche la propria vita, ben conoscendo il rischio.

Distrazioni, sfortuna, guasti, come qualcuno dice, centrano poco con modi di lavorare che di umano hanno ben poco.

Esprimo solidarietà alla famiglia di Stefano Nones che ha sacrificato la propria vita per un lavoro che avrebbe dovuto dargli futuro.

 Graziano Ferrari Albiano 05/11/2010

MARLANE/MARZOTTO 100 operai ammazzati di cancro: lo slai cobas si costituisce parte civile

MARLANE/MARZOTTO DI PRAIA A MARE: OLTRE 100 MORTI AMMAZZATI DI CANCRO COL COMPLICE SILENZIO DEI SINDACATI CONFEDERALI E DELLE ISTITUZIONI LOCALI LO SLAI COBAS SI COSTITUISCE PARTE CIVILE NEL PROCESSO CHE INIZIA DOMANI PRESSO IL TRIBUNALE DI PAOLA

Una vera a propria strage di lavoratori, proseguita per decenni, nonché un territorio irreparabilmente inquinato, compreso le falde acquifere, dal sistematico sversamento abusivo di pericolosi inquinanti industriali: il tutto è stato reso possibile da sindacati ed istituti di prevenzione “complici e consenzienti” – e dalla collegata e colpevole elusione degli obbligatori controlli – e dall’intero quadro politico-istituzionale locale la cui unica azione, in questi decenni, è consistita nell’omertoso tentativo di “coprire e rendere invisibile” il sistematico e crescente stillicidio di un centinaio di omicidi cosiddetti “bianchi” facendo di tutto per nascondere le precise responsabilità aziendali. Inquietanti figure di sindacalisti-dirigenti aziendali e sindacalisti-capireparto hanno fatto da corollario, in questi anni, al complice silenzio che ha tentato di isolare e vanificare la tragica e forte lotta operaia a tutela della propria vita e della salute delle popolazioni del territorio. Oggi si è rotto l’isolamento e comincia il processo: ciò è stato possibile solo grazie alle famiglie degli operai morti in questi anni e di quelli che nel frattempo si sono a loro volta ammalati, e grazie allo Slai cobas, che è stato di fatto l’unico sindacato – nella colpevole latitanza dei sindacati confederali tutti – ad attivare e dar forza, negli anni scorsi, al procedimento giudiziario. Dopo aver beneficiato di ingentissimi finanziamenti pubblici e aver chiuso gli impianti e delocalizzato nell’est europeo, Marzotto lascia centinaia di morti ed un cimitero industriale: un sinistro monumento al malaffare industriale ed alla concertazione sindacale che oggi si vorrebbe rilanciare con la filosofia del ‘Piano Marchionne’ per relegare in moderna schiavitù gli operai. Se fosse passata negli anni scorsi la deregolamentazione autoritaria del Diritto del lavoro chiesta oggi dalla Fiat, oggi Marzotto si sarebbe salvato dal processo! Domani all’udienza, assistito dall’avv. Bartolo Senatore, lo Slai cobas – che ha già prodotto e depositato in Tribunale una dettagliata perizia di parte – si costituirà parte civile. Saranno presenti il coordinatore nazionale Corrado Delledonne, e Mara Malavenda, del coordinamento nazionale dell’organizzazione sindacale e già deputato nella XIII legislatura, che all’epoca attivò numerose interrogazioni ed iniziative istituzionali di supporto alla lotta dei lavoratori della Marlane, iniziative che, con quelle di questi decenni dello Slai cobas, hanno impedito i ripetuti tentativi di insabbiamento, passati e recenti, e consentono oggi l’avvio del processo.

SLAI COBAS COORDINAMENTO NAZIONALE – 29/9/2010 WWW.SLAICOBAS.IT