IL PROBLEMA NON E’ LA CRISI… MA LA FIAT !

S.L.A.I. cobas

IL PROBLEMA NON E’ LA CRISI… MA LA FIAT !

Si ricomincia con la cassa integrazione che questa volta interessa direttamente anche chi si riteneva al sicuro e che seguendo i suggerimenti sindacali a testa china aveva accettato il ricatto per varcare i cancelli di Fabbrica Italia. Per questi lavoratori assunti da soli pochi mesi (che dopo anni di cassa integrazione avevano fatto il ‘patto col diavolo’ pur di salvarsi) ricomincia il calvario che li ripiomba nel serbatoio di precarietà a rischio-licenziamento insieme agli altri 2.500 ancora in carico a Fiat Auto e che, secondo i sindacati confederali, dovrebbero essere stati assunti da FIP unitamente agli 800 della ex Ergom. Nessuno più è al sicuro perché Pomigliano è ormai diventata una dalla quale già prendono le distanze gli operai di Cassino contro il paventato e fallimentare accorpamento produttivo con Pomigliano. La logica della Fiat è quella del biscotto avvelenato già servito da Marchionne all’Alfa di Arese (gli ultimi 70 licenziati ancora oggi stanno bloccando le portinerie) a Termini Imerese ed all’Irisbus di Flumeri.

Di fronte a questo scenario tragico per i lavoratori della Fiat e dell’indotto che si inserisce in quello della crisi e del meridione divenente ‘deserto lavorativo’ chi continua a credere alle promesse di Marchionne o è scemo o è in malafede perché, stando alla dichiarazione delle Fiat del 22 dicembre 2009 oggi a Pomigliano si sarebbero dovuto produrre 270.000 Panda, con 18 battute e 3 turni a ciclo continuo dal lunedì al sabato – con 5.500 addetti con l’aggiunta di un ulteriore incremento occupazionale (gli 800 della ex Ergom). Ciononostante la Fiat e le sue servitù sindacali ancora raccontano la favola del “trend crescente di produzione delle Panda oggi bloccato dalla crisi di mercato che costringe alla cassa integrazione”. Ma quale trend crescente! Qua si tratta di fatto di appena (quelle rare volte che tutto va bene) 650 vetture. Questo è un trend da fallimento: dopo lo strombazzato lancio mediatico e commerciale del modello oggi i numeri della produzione dovrebbero essere moltiplicati espotenzialmente per consentire la tenuta produttiva ed occupazionale! Ma si era mai vista una nuova fabbrica con un nuovo modello che va in cassa integrazione dopo appena 7 mesi dalla sua presentazione? Il fatto è che la Panda, anche se ammodernata, resta un modello vecchio la cui commercializzazione è in atto da quasi un trentennio. Ma dove sono i veri nuovi modelli? La domanda vale per Pomigliano, Mirafiori, Cassino e l’insieme delle fabbriche Fiat. L’azienda i soldi della progettazione e degli investimenti li sta versando nel portafoglio di Marchionne e della proprietà facendo business speculativo e finanziario con la chiusura delle fabbriche e la delocalizzazione produttiva. Vero è che il problema non è la crisi ma la Fiat!

Oggi di fatto la produzione, già ridotta ai minimi termini è in ulteriore contrazione né la questione è risolvibile con fantasiosi “accorpamenti produttivi”. I lavoratori a rischio licenziamento sono tutti (sia quelli di FIP che di FGA senza dimenticare ex Ergom e le migliaia di addetti all’indotto). Questa è la situazione oggettiva che rende le ‘gambe corte’ al piano-fantasma di Marchionne (all’epoca magnificato anche dal segretario nazionale della Fiom Gianni Rinaldini, col solo Slai cobas all’opposizione che già anticipò nel dettaglio gli scenari attuali). Il fatto è che Marchionne ed i suoi complici stanno portando alla sfascio stile Spagna e Grecia la Fiat, le stesse cose che il governo Monti (ex collega in Fiat di Marchionne) sta portando all’Italia.

La Fiat dopo aver cannibalizzato l’Alfa Romeo nel 1986 (regalatagli dall’allora presidente dell’IRI Romano Prodi e col l’appoggio di un vergognoso accordi sindacale firmato con FIOM-FIM-UIM) non ha mai rispettato le clausole del contratto di cessione che prevedeva la tenuta degli stabilimenti ed il rilancio del marchio in Italia e nel mondo. I lavoratori hanno subito gravi danni economici e il marchio è in vendita e/o in produzione in vari stati del mondo, il danno sociale ed economico pubblico è grave.

Come per la Repsol requisita in Argentina oggi si pone il problema della restituzione al pubblico del brand e degli stabilimenti Alfa Romeo, dei finanziamenti multimiliardari concessi dallo Stato alla Fiat e dei proventi realizzati dal Lingotto con la speculazione industriale quali, ad esempio, la vendita dei suoli (milioni di metri quadrati) di Arese in funzione della speculazione Expo 2015: lo Slai cobas si sta attivando anche per questo, ma gli operai tutti, con coerenza e coraggio, dovranno fare la propria parte!

Slai cobas Fiat Alfa Romeo e terziarizzate – Pomigliano d’Arco, 19/7/2012

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A proposito dello sciopero del 22 giugno

Il devastante attacco alle residue tutele dei lavoratori messo in campo dalla contro-riforma del lavoro del governo Monti insieme all’ulteriore peggioramento delle condizioni di vita delle masse popolari con nuove inique tasse e con la revisione dell’art.81 della costituzione e l’introduzione dell’obbligo di pareggio di bilancio, evidenziano tra l’altro la necessità di un ripensamento dei contenuti e delle modalità dell’iniziativa del sindacalismo autorganizzato e di base.

Ci sembra vada sempre più messa in discussione un’impostazione che si traduce nell’indizione di “scioperi generali”che continuano a coinvolgere, a parte in alcuni settori, pochi lavoratori e che nel complesso continuano ad avere un significato prevalentemente propagandistico. Si tratta di iniziative che corrono il rischio di dare un’immagine di ritualità e che risultano sganciate dalla crescita di un reale conflitto di classe sui posti di lavoro e dalla relativa costruzione di più favorevoli rapporti di forza. In particolare questo accade per il settore privato e per le fabbriche con il paradosso che gran parte del sindacalismo di base sembra quasi delegare la gestione della questione operaia alla Fiom in un’ottica di divisione del lavoro spesso nemmeno così nascosta.

Come Slai Cobas riteniamo invece che proprio la questione operaia vada rimessa al centro della ricostruzione di un blocco di classe più complessivo. E’ questa questione d’altronde che lo stesso Capitale, in primo luogo la Fiat, sta in qualche modo ormai da tempo ponendo in primo piano, individuando ancora una volta negli operai il fronte da liquidare per poter successivamente dilagare all’interno dell’intero lavoro dipendente sia pubblico che privato (vedi ad esempio la controriforma dell’art. 18 con la liberalizzazione dei licenziamenti “per tutti”, dalle fabbriche al pubblico impiego) e dell’intera società anche sul piano economico-sociale e su quello politico di un moderno asse fascista tecnocratico-popolustico. Per questo pensiamo che sia necessario costruire “scioperi generali” che abbiano in primo luogo consistenza, legittimità e rilevanza nelle industrie e negli altri centri del lavoro privato e coinvolgendo i lavoratori pubblici, precari, disoccupati e le masse popolari.

Abbiamo quindi deciso di non aderire allo sciopero del 22 giugno, in quanto ormai è troppo grande la scarto tra irruenza dell’offensiva avversaria e possibilità di risposta con scioperi generali di semplice propaganda, i quali, in un tale contesto, si prestano tra l’altro a facili giochi politici da parte di una sinistra istituzionale e movimentista che mira a riciclarsi,con operazioni di facciata, come “opposizione al governo Monti”. Invitiamo quindi le forze del sindacalismo di base che hanno promosso lo sciopero del 22 giugno a cooperare con noi rispetto alle questioni di un bilancio delle iniziative di questi anni, della ripresa dell’iniziativa all’interno della classe operaia e della costruzione di un sindacato capace di portare avanti una lotta di classe sul terreno economico e sociale.

Nei settori e nelle situazioni locali in cui il 22 giugno si possono realizzare iniziative utili per lo sviluppo dell’organizzazione e della lotta dei lavoratori noi comunque saremo presenti con il nostro contributo.

COORDINAMENTO NAZIONALE SLAI COBAS -14/06/2012

Rosa operaio : Assemblea di Pomigliano di ieri mattina_Articolo di il Pasquino

Rosa operaio
http://www.reset-italia.net/2012/05/25/rosa-operaio/

Da tempo non si sentiva parlare di politica, quella con la “P” maiuscola… i politici ed i sindacalisti di “professione” sono ormai distanti anni luce dalla realtà quotidiana che è “politica”, quella realtà che vivono le famiglie operaie, le famiglie di quella parte del paese offesa da leggi pensate e scritte solo contro di loro, di quella parte del paese che non vuole più subire, ma vuole ritrovare la forza di dire NO…con coraggio.
Pomigliano è storia passata, ma anche resistenza odierna…a Pomigliano esiste ancora quella cultura operaia, quel protagonismo, quella voglia di reagire che ne fa un punto di riferimento, come Arese. A Pomigliano, attorno a Pomigliano, vivono migliaia di famiglie, migliaia di attività commerciali nate e cresciute grazie al lavoro e alle lotte, cresciute non economicamente, ma insieme e coscientemente. Perché lavorare assieme sotto la catena di montaggio, lottare assieme per i propri diritti, vivere assieme le stesse difficoltà e le stesse gioie fa politica, fa coscienza…coscienza di classe.
A Pomigliano si sa cos’è e cosa rappresenta il padrone, cosa vuole e cosa accade se nessuno si ribella…lo sanno gli operai…e lo sanno soprattutto le loro donne.
Sì le donne quelle che senza tuta blu hanno il cuore blu, la testa blu, gli occhi blu…hanno cioè dentro di loro il significato del passato, le difficoltà del presente e la voglia di un futuro migliore per i loro figli.
Nell’aula sindacale dello Slai cobas di Pomigliano era tanta la gente intervenuta che molti hanno dovuto seguire l’assemblea da fuori i balconi. Oggi i protagonisti non erano né i politici né i sindacalisti…i protagonisti, anzi le protagoniste, erano loro, quelle donne mogli degli operai della fabbrica di Pomigliano o anche mogli ed operaie allo stesso tempo, che appena pochi giorni fa scrissero a quelle di Termini Imerese invitandole a smetterla di credere che le “preghiere” al Presidente della Repubblica o le “suppliche” al Papa siano il giusto percorso per ritrovare quella dignità che i mille e più accordi concertativi hanno lentamente tolto a chi lavora onestamente.
Dopo quell’appello, dopo quella lettera dalle donne della Basilicata, dalle mogli degli operai della Fincantieri, da quelle dei Cantieri Navali di Trapani, dalle lavoratrici e dai lavoratori precari siciliani si è alzato lo stesso urlo…la stessa voglia di ricominciare ad essere, a valere, come corpo unico, non più “guidato” da questo o quel sindacato, da questo o quel partito politico…
“Siamo stanche di vedere la nostra famiglia soffrire…di vedere i nostri mariti sconfortati…i nostri figli senza speranze – dice Maria Molinari moglie di un operaio – i nostri uomini da soli non possono farcela…dobbiamo scendere con loro in piazza…”
“In Basilicata c’è il deserto industriale…chiuse quelle poche realtà che rimangono saremo tutti disoccupati – continua un’operaia della Parmalat – quando noi donne scendiamo in campo difendiamo i veri valori, non quelli legati ai soldi, quelli della vita, della dignità. Questa è una guerra non dichiarata contro di noi, contro i nostri figli, le nostre famiglie…ora tocca a noi entrarci”.
“Ero con i banchi nuovi, un’ organizzazione di disoccupati napoletani…ho lottato per entrare alla Fiat…la Fiat al Sud non voleva le donne…ma non abbiamo mollato…e sono entrata a lavorare – testimonia Antonietta Abate operaia Fiat – Come ho lottato per entrare così so che per mantenere il mio posto di lavoro debbo continuare a lottare…”
“Operaia e moglie di operaio…mi toccano entrambe le cose – è Anna Solimeno che lo dice – quando è arrivato Marchionne, ed eravamo tutti in cassa integrazione, vidi il filmato che la Fiat mandò, per pubblicizzare la “nuova fabbrica Italia”, sulle tv…da operaia, da moglie, da madre non potevo accettare di essere presa in giro così…scrivere mi venne di getto…e quella lettera fece il giro d’Italia…perché veniva dal cuore, quello che solo noi sappiamo cosa essere. Noi sappiamo cosa significa dignità e vediamo, sotto i nostri occhi, le cose peggiorare giorno dopo giorno. Tutta Pomigliano sta pagando le “scelte” della Fiat, chiudono negozi ed attività commerciali, l’indotto è in crisi, noi a stento arriviamo a fine mese. Possiamo, dobbiamo lottare uniti…non abbiamo alternative se vogliamo un futuro diverso”.
Rinasce a Pomigliano, dalle donne, ciò che non è mai morto…il desiderio di vivere ed essere parte concreta della creazione del proprio futuro; la forza arriva dalle donne…quelle che hanno impressa sulla loro pelle la coscienza di cosa significhi soffrire e lottare…
“E’ solo l’inizio di un percorso…vogliamo parlare con la gente, città per città, strada per strada, anche casa per casa…dobbiamo unirci e lottare tutti assieme”…ci vediamo ad Acerra il 2 Giugno !

Fiat e Finmeccanica: anche le mogli degli operai in campo per rafforzare la lotta

Comunicato stampa

Fiat e Finmeccanica: anche le mogli degli operai in campo per rafforzare la lotta:

“IN QUANTO DONNE DEL POPOLO ADERIAMO ALLA LETTERA APERTA SCRITTA DALLE MOGLI DEGLI OPERAI DELLA FIAT POMIGLIANO A QUELLE DI TERMINI IMERESE”… “DIO AIUTA CHI SI AIUTA”, SCRIVONO DA TRAPANI E CASTELLAMMARE LE MOGLI DEGLI OPERAI

ATTIVO PUBBLICO VENERDI’ 25 MAGGIO ORE 10.30 SALA ASSEMBLEE SEDE SLAI COBAS POMIGLIANO (VIA MASSERIA CRISPO, 16)

COMIZI OPERAI SUL TERRITORIO PER DARE FORZA AI LAVORATORI

Sarà una importante assemblea quella di venerdì prossimo organizzata dallo Slai cobas per fare il punto sul piano-Marchionne mentre si avvicina il rischio licenziamenti per i 2.500 addetti a Fiat Group Automobiles Pomigliano allo scadere della cassa integrazione per “cessazione dell’attività produttiva” prevista per luglio 2013. Stessa prospettiva incombe sugli 800 addetti all’ex Ergom di Napoli, Pomigliano, Marcianise e Caivano ed una moltitudine di addetti all’indotto.

Marchionne e Monti stanno portando allo sfascio “stile grecia” la Fiat, l’industria e l’Italia e le sostanziali “convergenze trasversali” tra quadro politico e sindacati confederali sulla controriforma del mercato del lavoro preannunciano la liberalizzazione dei “licenziamenti economici” frutto della deindustrializzazione in atto. Ma se Marchionne e Monti sono le due facce della stessa medaglia padronale la “tenuta operaia” non solo rafforzerà la resistenza di tutti i lavoratori sia privati che pubblici ma sarà determinante, e contribuirà comunque, alla configurazione di una possibile e necessaria prospettiva di cambiamento dei rapporti contrattuali e politici, in fabbrica e nella società”.

In questo assume rilevante importanza l’impegno delle mogli degli operai di Fiat e Fincantieri che si preparano a scendere in campo a fianco degli operai in lotta per ricostruire quella solidarietà di classe che, sola, sarà in grado di dare risposta ai “bisogni operai” e di quanti continuano a soffrire per il baratro di precarietà lavorativa e sociale in cui il padronato ed il quadro politico li sta precipitando ed a contrastare quella pericolosa “debolezza di prospettive” che rischia di diffondersi tra i lavoratori, da troppi anni collocati ai “bordi del nulla” dalla concertazione politica e da quella sindacale.

All’assemblea di Pomigliano del 25 maggio, oltre a lavoratori Fiat e dell’indotto, interverranno, tra altri: Mara Malavenda e Vittorio Granillo per Slai cobas Fiat Pomigliano, mogli operai Fiat Pomigliano, mogli operai Fincantieri, Avis, ed indotto di Castellammare, Giuseppe Marziale avvocato, Arcangelo Fele Avvocato, Angelo De Falco Gruppo Operaio ‘E ZEZI, Collettivo Autorganizzato Universitari, Laboratorio Politico ISKRA, Marco Rizzo Comunisti-sinistra popolare, Marco Ferrando Partito Comunista dei Lavoratori, Umberto Oreste Sinistra Critica.

In assemblea si deciderà inoltre l’avvio di comizi operai ‘a tappeto’ sul territorio per dare forza e voce alle ragioni dei lavoratori e non solo in quanto le politiche di sfascio industriale di Marchionne e di deindustrializzazione in generale in Italia, in uno con quelle di Monti, colpiscono duramente non solo i lavoratori ma l’economia di tutto il territorio nonché i diritti ed i servizi sociali.

Slai cobas Fiat Alfa Romeo e terziarizzate – Pomigliano d’Arco, 22/5/2012

Adesioni da Castellammare delle mogli degli operai Fincantieri alla lettera di quelle di Pomigliano:

“In quanto mogli degli operai in mobilità di Castellammare ed in quanto donne del popolo aderiamo pienamente al testo della lettera aperta scritta dalle mogli degli operai cassintegrati della Fiat di Pomigliano”.

Auricchio Concetta (moglie operaio Fincantieri Castellammare di Stabia)

Anna Provenza (moglie operaio Avis Castellammare di Stabia)

Immacolata Attianese (moglie operaio Avis Castellammare di Stabia)

Iannacci Carla (moglie operaio Fincantieri Castellammare di Stabia)

Forinase Luisa (moglie operaio Fincantieri Castellammare di Stabia)

Petti Anna (moglie operaio Fincantieri Castellammare di Stabia)

Adesioni da Trapani delle mogli degli operai dei Cantieri Navali alla lettera di quelle di Pomigliano:

“Pur essendo donne di fede anzi, proprio per questo, sosteniamo la lettera delle mogli dei lavoratori di Pomigliano. Dio aiuta chi si aiuta.”

Bosco Anna

Navetta Marilena

Giambanco Filippina

Margaiotti Maria

Casamento Patrizia

Gatani Roberta

Genna Rossella

Spataro Paola

Castiglione Maria Cristina

Gavrila Alina

Asta Loredana

Adesioni alla lettera delle mogli degli operai Fiat di Pomigliano è giunta anche da:

Collettivo Lavoratori in Lotta del Cantiere Navale di Trapani

Lavoratrici e lavoratori precari in lotta della Sicilia

LETTERA DELLE MOGLI DEGLI OPERAI DI POMIGLIANO

LETTERA DELLE MOGLI DEGLI OPERAI DI POMIGLIANO

Giovedì 17 Maggio 2012 15:03
Siamo le mogli di tanti operai che ieri, mentre i sindacati firmatari del
cosiddetto accordo-Pomigliano si riunivano con l’azienda nella newco per
discutere, si diceva, i carichi di lavoro troppo pesanti in Fabbrica Italia
Pomigliano, protestavano ai cancelli per la mancanza di prospettive per la
maggior parte degli ex lavoratori Fiat Automobiles (circa 2.500) della ex
Ergom (circa 800) e tantissimi altri delle aziende dell’indotto che da circa
tre anni sopravvivono col miserabile “sussidio” della cassa integrazione in
scadenza a luglio del 2013 per cessazione dell’attività. Dalla stampa e
dagli altri organi di informazione veniamo a conoscenza di tanti altri
lavoratori che nel Paese stanno protestando sui tetti, sul Vesuvio,
incatenati ai cancelli delle loro fabbriche, sulle gru, o che addirittura si
tolgono la vita per la mancanza di lavoro e per le sempre peggiori
condizioni delle loro famiglie dovute anche ai tagli imposti dal governo a
cominciare dai circa 22.000 precari della Sicilia che a breve resteranno
senza contratto.
Ma la notizia che ci ha fatto decidere di “prendere la penna” è stata
soprattutto quella che riferisce delle lotte degli operai di Termini Imerese
(fabbrica Fiat a noi sorella) e delle lettere delle loro mogli al presidente
Napolitano, a Grillo e addirittura al Papa, per tentare di aprire una
breccia sulla vertenza dei loro mariti.
Sappiamo che questi operai hanno occupato le sedi della Agenzia delle
Entrate, sappiamo quanto sia duro lottare e fare emergere le proprie
ragioni, ma quello che non comprendiamo è il fatto di pensare di poter
risolvere la propria vertenza rivolgendosi alla banche per sbloccare i soldi
per il “loro” padrone e al Papa per sollecitare il “miracolo”. E di quella
solidarietà di classe che tante conquiste portò ai nostri padri, a
cominciare dallo Statuto dei Lavoratori che cancellò, anche se parzialmente,
l’aberrante situazione degli anni ’50 quando gli operai, per andare in
bagno, dovevano alzare il dito per chiedere il permesso ed aspettare il via
libera del capo a sua discrezione, nessuno si ricorda? Possibile che anche a
sinistra ci si ostina a rappresentare la lotta dei lavoratori di Termini
Imerese separandola da quelle innanzitutto delle altre fabbriche Fiat
continuando ad assecondare quanti oggi pensano che dividere è meglio che
unire per. continuare a “vivacchiare”?
Ma come si fa a chiudere gli occhi sulla necessità, oggi più vera che mai,
di unire in solidarietà le lotte dei lavoratori per dargli forza e voce
assicurando una adeguata rappresentanza politica e sindacale?
Vogliamo sollecitare le mogli degli Operai di Termini Imerese a scendere in
piazza con i loro mariti e con quelle dei tanti altri operai, e quanti
continuano a soffrire per la mancanza di lavoro perché, al di la delle
“suppliche”, solo una vasta e solidale mobilitazione potrà dare risposte ai
nostri bisogni e a quelli dei nostri figli. Noi siamo pronte !
Pomigliano d’Arco, 15 maggio 2012
Le mogli degli operai di Pomigliano

IN VIDEO SU WWW.SLAICOBAS.IT LA RELAZIONE E GLI INTERVENTI: Assemblea operaia nazionale del 20 aprile 2012 – salone CdF – Alfa di Arese

Assemblea operaia nazionale del 20 aprile 2012 – salone CdF – Alfa di Arese, “contro le strategie parallele della Fiat di Marchionne e del governo Monti, per dare forza e ruolo all’opposizione operaia”:

IN VIDEO SU WWW.SLAICOBAS.IT LA RELAZIONE E GLI INTERVENTI

Visto i tempi che corrono l’indizione di un’assemblea operaia nazionale nel salone del consiglio di fabbrica dell’Alfa di Arese è stato un fatto insolito, una ‘scommessa’ di forte valore politico in quanto coincidente con una preoccupante fase di progressivo smantellamento dei rapporti di forza dei lavoratori dato dal definitivo venir meno al mandato storico della cosiddetta sinistra istituzionale e confederale, sindacale e politica – che collabora palesemente col potere padronale – e dal conseguente crollo della fiducia e della rappresentanza dei lavoratori nei suoi confronti.

La straordinaria riuscita dell’iniziativa è dovuta non solo al “fascino” del luogo in cui si è svolta: uno dei più grandi complessi industriali, un vero e proprio pezzo di storia della lotta operaia che ancora oggi, nell’era di Monti e Marchionne – in piena deindustrializzazione/speculazione finanziaria in funzione dell’EXPO 2015 – continua ad esserlo. Un’area che registra tra l’altro la forte presenza dello Slai cobas nelle aziende presenti nonché il caparbio presidio alle portinerie contro i licenziamenti – da più di un anno – dei lavoratori Innova Service (ex Alfa Romeo/Fiat). Il ‘valore aggiunto’ è stato dato innanzitutto dalla volontà, espressa quasi unanimamente dai numerosi interventi di lavoratori, forze politiche, sindacali e movimenti che hanno partecipato all’assemblea, di realizzare quelle possibili convergenze per la realistica costruzione di un polo per il sindacato di classe e per un partito di classe che faccia da argine e contraltare alle improponibili derive neo-riformistiche (oltretutto risibili per l’incalzare della crisi) che ancora persistono nei ‘luoghi comuni’ della variegata sinistra movimentista e istituzionalista.

Se Monti e Marchionne sono le due facce della stessa medaglia padronale multinazionale la tenuta operaia all’Alfa di Arese, Pomigliano e nell’insieme delle fabbriche Fiat non solo rafforza la resistenza di tutti i lavoratori sia pubblici che privati ma sarà determinante, e contribuirà comunque, alla configurazione di una possibile e necessaria prospettiva di cambiamento dei rapporti di forza, sindacali e politici, in fabbrica e nella società.

La relazione introduttiva dell’assemblea, ed i numerosi interventi, sono in pubblicazione video su http://www.slaicobas.it e http://www.youtube.com/user/slaicobas – tra gli altri:

PIERPAOLO LEONARDI segretario nazionale USB
ANGELO POZZI Rete 28 aprile CGIL – Comitato No Debito
MARCO FERRANDO portavoce nazionale PCL
MARCO RIZZO segretario CSP – Partito Comunista
MASSIMO GATTI capogruppo Lista un’Altra Provincia – PRC/PdCI (MI)
BENEDETTO NICOSIA candidato sindaco Lista Garbagnate Comunista
MIRCO RIZZOGLIO studio legale Slai Cobas

SLAI COBAS – COORDINAMENTO NAZIONALE – 24/4/2012

ALFA DI ARESE / PRESIDIO PERMANENTE SLAI COBAS CONTRO I LICENZIAMENTI

Comunicato stampa

ALFA DI ARESE / PRESIDIO PERMANENTE SLAI COBAS CONTRO I LICENZIAMENTI

DOPO LO SGOMBERO DI VENERDI’ SCORSO STAMATTINA ANCORA INGENTI FORZE DI POLIZIA E CARABINIERI CONTRO IL PRESIDIO PERMANENTE DEI LAVORATORI LICENZIATI DI INNOVA SERVICE: (EX LICENZIATI ALFA ROMEO/FIAT)

L’USO ABNORME E SPROPORZIONATO DELLA”FORZA PUBBLICA” RAPPRESENTA IL BIGLIETTO DA VISITA DELLE POLITICHE ANTIOPERAIE DEL GOVERNO MONTI/MARCHIONE IN APPOGGIO AI PROSPETTATI LICENZIAMENTI DI MASSA NELLE FABBRICHE E NEL PUBBLICO IMPIEGO

ALTRO CHE ‘GIUSTA CAUSA’: E’ QUESTO IL SENSO DELLA CONTRORIFORMA ‘BIPARTISAN’ (DI MONTI/A.B.C.) DEL MERCATO DEL LAVORO E DELL’ART. 18

ANCHE DI QUESTO SI PARLERA’ NELL’ASSEMBLEA OPERAIA DI VENERDI PROSSIMO – ORE 10 – PORTINERIA SUD-OVEST DELL’ALFA DI ARESE

Dalle otto di stamattina – dopo lo sgombero di venerdì scorso e la successiva ripresa del presidio permanente alle portinerie dell’area ex Alfa Romeo – ancora un centinaio di agenti, tra polizia e CC, si sono radunati nei pressi della portineria sud ovest con l’evidente intenzione di ripetere lo sgombero, già effettuato venerdì scorso, per contrastare il presidio dei lavoratori che, rotto l’isolamento mediatico, continuano ad incassare una diffusa e forte solidarietà mentre si rafforza la mobilitazione in preparazione dell’Assemblea Operaia Nazionale indetta dallo Slai cobas e che si terrà venerdì prossimo, ore 10, alla portineria sud-ovest dell’Alfa di Arese.

La progressione delle sistematiche e spropositate forme di intimidazione poliziesca messa in campo nei confronti dei licenziati dell’Innova Service (ex Alfa Romeo/Fiat) ben rappresenta le scelte governative in atto in materia di liberalizzazione del mercato del lavoro e dei licenziamenti di massa contro l’insieme dei lavoratori del settore privato e di quello pubblico, nonché l’intolleranza del duopolio Monti/Marchionne della capacità operaia dei lavoratori ex Alfa Romeo di rendere visibili gli inquietanti intrecci trasversali tra economia, politica ed istituzioni, centrali cooperative, partiti di potere, sindacati confederali, mafia, spionaggio industriale e servizi segreti che in questi periodo si intrecciano al processo di delocalizzazione/deindustrializzazione/licenziamenti messo in atto dalla Fiat di Marchionne in inquietante commistione col “sacco del territorio” e la speculazione finanziaria ed immobiliare dell’area ex Alfa Romeo in funzione dell’EXPO 2015.

Il fatto è che la storia dell’Alfa di Arese (dal regalo dell’Alfa alla Fiat fatto all’epoca da Prodi presidente dell’IRI) anticipa quanto prospettato dalla Fiat di Monti e Marchionne per Pomigliano, Mirafiori, le fabbriche Fiat e l’insieme del lavoro dipendente in Italia sia pubblico che privato: questa storia è storia di tutti!

SLAI COBAS – COORDINAMENTO NAZIONALE – WWW.SLAICOBAS.IT – 17/4/2012