LETTERA APERTA A MAURO MORETTI

riceviamo e pubblichiamo
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LETTERA APERTA A MAURO MORETTI
Sono Andrea Maccioni. Forse il mio nome le dirà poco o niente. O forse lo collegherà all’immagine di quel ragazzo che da 28 mesi, insieme agli altri soci fondatori dell’Associazione “Il Mondo che Vorrei” ONLUS formata dai familiari delle vittime della strage di Viareggio del 29 Giugno 2009, gira l’Italia e manifesta con le foto di tre volti sorridenti appesi al collo. Quelli sono i volti di mia sorella e dei miei due nipotini che ho perso nella immane tragedia. Se li ricorda?
Lo chiedo, perché per molti è più facile abbassare lo sguardo quando mostro quella foto in occasioni di manifestazioni o dibattiti. Tre vittime innocenti che, insieme ad altre 29 persone, ho e abbiamo “semplicemente” perso quella maledetta notte. Notizia diventata quasi banale, direi quasi di poco scalpore, in una società dove perdere drammaticamente un proprio caro sembra essere diventato un comun denominatore che lega molti cittadini. Ma le nostre vittime rimuoiono altre cento, mille volte di fronte a decisioni come la sua.
Oggi, 7.11.11, appena terminato l’incidente probatorio tenutosi a Lucca, ha pensato bene di sferrare quello che io personalmente reputo un colpo basso, ossia inviare la lettera di licenziamento al Sig. Riccardo Antonini, consulente tecnico di parte civile nell’incidente probatorio per la strage di Viareggio. Una persona colta, riflessiva, disponibile e talmente coraggiosa da non sottomettersi al ricatto del licenziamento piuttosto di aiutare i familiari della strage di Viareggio. Da un lato il Sig. Antonini, per me e per noi Riccardo, con la sua onesta ricerca di verità, dall’altro il potere che con armi impari, vuole tapparci la bocca. Mi stupisco della sua scelta. Lei stesso, a Genova, dichiarò di essere come noi alla ricerca della verità. Perché allora la scelta di allontanare il Sig. Antonini, una persona che si batte per quello che anche lei sostiene appunto essere il suo stesso obiettivo? Viviamo in una società in cui le persone vengono valutate con pesi e misure diverse. Siamo stati costretti a sentire per esempio, che per l’Ing. Licciardello, consulente tecnico nominato dal GIP e pagato da RFI, non esiste sudditanza psicologica e quindi può continuare regolarmente a svolgere la sua attività. Nel caso del Sig.Antonini invece si ritiene necessario un suo annientamento.
Fosse stato Lei il giudice, l’Ing. Licciardello l’avrebbe “licenziato” dall’incarico? Non riesco a capire. L’unica cosa certa è che io sono stato costretto a giocare questa partita, anche se il mio sarà sempre il ruolo del perdente, qualsiasi sia il suo esito. Perché sono io ad aver perso Stefania, Luca e Lorenzo. Lei non ha perso niente. Siamo noi, familiari di 32 splendide persone, che nella tranquillità e sicurezza delle loro case sono state costrette a prendere un treno, senza pagare il biglietto, che li ha portati via per sempre.
Dopo il disastro di Crevalcore il Sig. Armando D’Apote dichiarò che le ferrovie italiane, nonostante la tragedia del 07.01.05, erano le più sicure d’Europa. Poi lei, Ing. Moretti, dichiarò la stessa cosa anche dopo il 29.06.09, nonostante la strage di Viareggio. Quanti “nonostante” dobbiamo ancora subire perché i nostri cari la smettano di essere uccisi? Provo tanta rabbia e tanto dolore dentro di me, ma nonostante tutto credo in un mondo migliore, e nutro la speranza di poter raccontare a chi è rimasto, che nel nostro mondo c’è ancora chi ha il coraggio di lottare onestamente per i valori in cui crede, e chi viene punito per le proprie colpe.
Pertanto Le chiedo di rivedere il Suo/Vs. provvedimento nei confronti del Sig. Antonini.
Spero in una Sua risposta, la meno retorica possibile, per favore.
In fede
Andrea Maccioni

SUICIDI TRA GLI OPERAI FIAT

Comunicato stampa

SUICIDI IN FIAT: NON SI PUO’ CONTINUARE A VIVERE PER ANNI SUL CIGLIO DEL BURRONE DEI LICENZIAMENTI

L’INTERO QUADRO POLITICO-ISTITUZIONALE CHE, DA SINISTRA A DESTRA, HA COPERTO LE INSANE POLITICHE DELLA FIAT E’ CORRESPONSABILE DÌ QUESTI MORTI INSIEME ALLE CENTRALI CONFEDERALI

Dopo aver lucrato negli anni scorsi finanziamenti pubblici multimiliardari, lo speculatore Marchionne chiude e ridimensiona le fabbriche Italiane e delocalizza la produzione all’estero per fare profitti letteralmente sulla pelle dei lavoratori che sono costretti ormai da anni alla miseria di una cassa integrazione senza fine ed a un futuro di disoccupazione.
A Pomigliano l’unica certezza dei cinquemila lavoratori consiste nella lettera di altri due anni di cassa integrazione speciale e cessazione dell’attività di Fiat Group Automobiles nella consapevolezza che buona parte di loro non saranno assunti da fabbrica Italia.
Il tentato suicidio di oggi di Carmine P., cui auguriamo di tutto cuore di farcela, il suicidio di Agostino Bova dei giorni scorsi, che dopo aver avuto la lettera di licenziamento dalla fiat per futili motivi è impazzito dalla disperazione ammazzando la moglie e tentando di ammazzare la figlia prima di togliersi la vita, sono solo la punta iceberg della barbarie industriale e sociale in cui la fiat sta precipitando i lavoratori.
Anche per questo la lotta dei lavoratori fiat contro il piano Marchionne ed a tutela dei diritti e dell’ occupazione rappresenta un forte presidio di tenuta democratica per l’ intera società.

Slai cobas fiat Alfa Romeo e terziarizzate – Pomigliano d’Arco, 02/08/2011

STRAGI SUL LAVORO: ALLA VIGILIA DEL PROCESSO MARLANE

Era nell’aria da tempo ma solo in questi ultimi giorni i Comuni di Praia a
Mare e di Tortora e la Provincia di Cosenza alla quale appartengono, hanno
rotto gl’indugi ufficializzando la decisione di costituirsi parte civile nei
confronti della Marzotto nel processo che a giorni prenderà le mosse presso
il tribunale di Paola e che vedrà alla sbarra una quindicina tra dirigenti e
tecnici del gruppo tessile valdagnese e tra questi anche il sindaco del noto
centro dell’alto Tirreno cosentino.
Quello che sta per avviarsi si preannuncia come uno dei più clamorosi in
campo nazionale, facendo registrare  la partecipazione a pieno titolo dello
SLAI Cobas potendo vantare di essere stato l’iniziatore e  pilota delle
lotte operaie  presso la sventurata fabbrica Marlane delle quali questo
processo è la risultante e della prestigiosa organizzazione Medicina
Democratica protagonista di tutte le più importanti cause celebrate nel
nostro paese.
Oltre trecento parti civili animeranno il dibattimento che avrà inizio il 19
aprile, un corposo numero di professionisti curerà le consulenze  e non si
contano gl’innumerevoli patrocinatori di ambo le parti in causa.
L’insediamento tessile di Praia a Mare vanta alcuni tristi primati, dagli
oltre cento decessi attribuibili all’attività industriale al disastro
ambientale che investe il mare e i due comuni adiacenti,  alla carente
tutela dei lavoratori, il  tutto reso possibile dall’incuria o dalle
complicità e connivenze di quanti avrebbero dovuto vigilare sulla salute del
personale e irresponsabilmente non l’hanno fatto.

Oltre dodici anni di lotte dello SLAI Cobas hanno portato pur se
tardivamente alla resa dei conti e questo è innegabilmente motivo di grande
soddisfazione ma c’è molta amarezza per l’incombente prescrizione di alcune
posizioni che datano da più tempo.

Ovviamente è grande l’attesa e non solo sul territorio, sapendo che fenomeni
simili interessano con altrettanta gravità altre aziende tessili dei conti
vicentini e non solo.

Praia a Mare, 14 aprile
Slai Cobas Praia a Mare
Slai Cobas  –  coordinamento prov.  di Cosenza
Coordinamento nazionale Slai Cobas

IL DATORE DI LAVORO DI DIRITTO E’ RESPONSABILE ANCHE SUL PIANO PENALE DELLA SALUTE E DELLA SICUREZZA DEI LAVORATORI

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riprendiamo stralci di un commento di una recente sentenza
dal sito
http://www.ipsoa.it/Articoli/link.aspx?ID=1029591&linkparam=In%20Primo%20Piano

E’ configurabile la responsabilita’ penale del datore di lavoro di diritto (nella specie, presidente del C.d.A.) per la morte di un lavoratore, a nulla rilevando la circostanza che la gestione operativa dell’azienda fosse svolta di fatto da altri (nella specie, un consigliere della societa’), in quanto il ruolo solo formale non libera il primo dai propri obblighi e doveri costituenti la posizione di garanzia nei confronti del lavoratore.

Il caso

La vicenda processuale che aveva fornito l’occasione alla Corte per pronunciarsi su tale questione vedeva imputato il presidente del Consiglio di Amministrazione di una società produttrice di un miniescavatore; l’addebito consisteva nell’aver venduto un miniescavatore “irregolare” ad un artigiano perché privo di cinture di sicurezza; il mezzo, in particolare, condotto dalla vittima, si era ribaltato mentre quest’ultima era al posto di guida ed era rimasta schiacciata sotto il mezzo, con conseguenze letali.

In primo grado, l’imputato veniva condannato per omicidio colposo e per la violazione della normativa antinfortunistica; in appello, però, la sentenza veniva parzialmente riformata, escludendo la responsabilità del datore di lavoro per la morte dell’artigiano per l’esistenza di dubbi sulla reale dinamica dell’infortunio, confermando invece la condanna per la violazione della norma antinfortunistica (l’art. 6, D.Lgs. n. 626/1994, all’epoca vigente).

Il ricorso

Il giudizio di condanna, per quanto di interesse in questa sede, veniva contestato dall’imputato, in particolare sostenendo che al medesimo non fosse ascrivibile alcun rimprovero non essendo stata dimostrata alcuna condotta commissiva in ordine alla vendita dell’escavatore; che, ancora, era stato condannato sol perché risultava essere il Presidente del C.d.A., ossia legale rappresentante della società fornitrice del miniescavatore “irregolare”; in realtà, nessuna responsabilità era ascrivibile, in quanto la gestione operativa della società “di fatto” era svolta da un consigliere della stessa, mentre il presidente del C.d.A. svolgeva “di fatto” solo mansioni di segreteria e contabilità; infine, aggiungeva la difesa, nessuna posizione di garanzia era individuabile a carico del datore di lavoro “di diritto” poiché la condotta illecita attiene alla vendita e, quindi, coinvolge solo chi ha posto in essere tale attività, ossia il consigliere di amministratore, gestore “di fatto” dell’azienda.

La decisione della Cassazione

La Corte di Cassazione, nel rigettare il ricorso, ha enucleato il principio di diritto sopra richiamato, di cui opera una coerente e lucida applicazione nel caso in esame. Orbene, il Supremo Collegio, sul punto, ritiene infondato il ricorso perché basato sul’assunto che la responsabilità sia fondata su una condotta omissiva in una situazione in cui l’imputato non assumeva la veste di “garante”. In realtà, osserva la Corte, all’imputato era addebitato di aver commercializzato e venduto il miniescavatore “irregolare”.


In tal senso, viene ad essere confermata la corretta scelta del giudice d’appello che aveva fondato la responsabilità dell’imputato evidenziando come “ciò che rileva è che l’imputato…rivestiva la qualità di amministratore formale della ditta e che questo ruolo “in sostanza nominale” non lo liberava dai propri obblighi e doveri”.

24/03/2011

MARLANE/MARZOTTO 100 operai ammazzati di cancro: lo slai cobas si costituisce parte civile

MARLANE/MARZOTTO DI PRAIA A MARE: OLTRE 100 MORTI AMMAZZATI DI CANCRO COL COMPLICE SILENZIO DEI SINDACATI CONFEDERALI E DELLE ISTITUZIONI LOCALI LO SLAI COBAS SI COSTITUISCE PARTE CIVILE NEL PROCESSO CHE INIZIA DOMANI PRESSO IL TRIBUNALE DI PAOLA

Una vera a propria strage di lavoratori, proseguita per decenni, nonché un territorio irreparabilmente inquinato, compreso le falde acquifere, dal sistematico sversamento abusivo di pericolosi inquinanti industriali: il tutto è stato reso possibile da sindacati ed istituti di prevenzione “complici e consenzienti” – e dalla collegata e colpevole elusione degli obbligatori controlli – e dall’intero quadro politico-istituzionale locale la cui unica azione, in questi decenni, è consistita nell’omertoso tentativo di “coprire e rendere invisibile” il sistematico e crescente stillicidio di un centinaio di omicidi cosiddetti “bianchi” facendo di tutto per nascondere le precise responsabilità aziendali. Inquietanti figure di sindacalisti-dirigenti aziendali e sindacalisti-capireparto hanno fatto da corollario, in questi anni, al complice silenzio che ha tentato di isolare e vanificare la tragica e forte lotta operaia a tutela della propria vita e della salute delle popolazioni del territorio. Oggi si è rotto l’isolamento e comincia il processo: ciò è stato possibile solo grazie alle famiglie degli operai morti in questi anni e di quelli che nel frattempo si sono a loro volta ammalati, e grazie allo Slai cobas, che è stato di fatto l’unico sindacato – nella colpevole latitanza dei sindacati confederali tutti – ad attivare e dar forza, negli anni scorsi, al procedimento giudiziario. Dopo aver beneficiato di ingentissimi finanziamenti pubblici e aver chiuso gli impianti e delocalizzato nell’est europeo, Marzotto lascia centinaia di morti ed un cimitero industriale: un sinistro monumento al malaffare industriale ed alla concertazione sindacale che oggi si vorrebbe rilanciare con la filosofia del ‘Piano Marchionne’ per relegare in moderna schiavitù gli operai. Se fosse passata negli anni scorsi la deregolamentazione autoritaria del Diritto del lavoro chiesta oggi dalla Fiat, oggi Marzotto si sarebbe salvato dal processo! Domani all’udienza, assistito dall’avv. Bartolo Senatore, lo Slai cobas – che ha già prodotto e depositato in Tribunale una dettagliata perizia di parte – si costituirà parte civile. Saranno presenti il coordinatore nazionale Corrado Delledonne, e Mara Malavenda, del coordinamento nazionale dell’organizzazione sindacale e già deputato nella XIII legislatura, che all’epoca attivò numerose interrogazioni ed iniziative istituzionali di supporto alla lotta dei lavoratori della Marlane, iniziative che, con quelle di questi decenni dello Slai cobas, hanno impedito i ripetuti tentativi di insabbiamento, passati e recenti, e consentono oggi l’avvio del processo.

SLAI COBAS COORDINAMENTO NAZIONALE – 29/9/2010 WWW.SLAICOBAS.IT

MENTONO : “Le nostre sono le ferrovie più sicure d’Europa”

riceviamo/diffondiamo

“Le nostre sono le ferrovie più sicure d’Europa”

L’A.D. Moretti mente … per eccesso

Il direttore dell’Ansf Chiovelli ammette … per difetto

Più volte, il signor Moretti, Amministratore delegato delle Ferrovie, si è lasciato andare a simili dichiarazioni. Lo ha detto in tutte le salse, anche nelle Commissioni parlamentari. Aggiungendo, inoltre, che gli incidenti e le vittime erano in costante diminuzione. Ma i ferrovieri, i viaggiatori, e dopo la strage di Viareggio anche i cittadini, sanno che così non è. Magari lo fosse …

A smentirlo categoricamente vi è un’altra autorevole voce, quella dell’ing. Alberto Chiovelli, direttore dell’Ansf (Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie). Chiovelli, nell’audizione all’8^ Commissione permanente dei Lavori pubblici del Senato del 3 marzo 2010, ha riferito che ” … nel 2009, rispetto al 2008, sono in aumento le collisioni di treni … così come le vittime (morti e feriti gravi). Nel 2009 le vittime in totale sono state 127 e questo è un valore in aumento rispetto al 2008, ma anche rispetto al valore medio del quinquennio che abbiamo preso in considerazione”.

“Abbiamo fatto anche un confronto a livello internazionale. Abbiamo preso in considerazione gli anni 2006, 2007 e 2008 … per i principali paesi europei (Francia, Germania, Spagna e Regno Unito). … Da questo quadro di dati … possiamo senza dubbio concludere che lo stato della sicurezza in Italia è quanto meno allineato a quello degli altri grandi paesi europei”.

” … Parlerò ora delle merci pericolose … In realtà, lo sversamento di merci pericolose, cioè la perdita di sostanze dalle ferrocisterne … dimostra che tale fenomeno nel 2009, rispetto al 2005, è quasi triplicato. Ciò non dipende sicuramente dal fatto che si è trattato di un anno sfortunato …”.

E conclude: ” … In base alle attuali conoscenze, abbiamo già intrapreso delle azioni correttive che ho già descritto e che sono anche indicate, seppure in modo sparso, nella relazione che ho consegnato … Non escludo che altre azioni possano essere intraprese. Allo stato attuale la nostra indagine, non potrà acquisire ulteriori elementi, fintanto che non si avrà il permesso da parte della magistratura di accedere all’assale che si è rotto a Viareggio e che, al momento, è ancora sotto sequestro. Una volta visionato il pezzo, potremo disporre di qualche elemento in più”.

La storia, la realtà, l’esperienza mostrano che oggi, purtroppo, la sicurezza in ferrovia è, non solo, scaduta rispetto alla sicurezza degli anni scorsi, ma addirittura è divenuta un optional. Se qualcosa si è mantenuto, o addirittura è stato migliorato, è grazie ai numerosi incidenti ed alle vittime da questi provocati (è triste doverlo ammettere) e grazie alle denunce, alle proteste, alle lotte dei ferrovieri e dei viaggiatori (è doveroso riconoscerlo e valorizzarlo).

Tra l’altro, il direttore Chiovelli, il 9 aprile scorso, in un incontro tenuto nella sede dell’Ansf con i familiari delle vittime, a domanda rispose: “Sì, l’incidente di Viareggio si poteva evitare”. Ogni ulteriore commento è superfluo.

Viareggio, 29 maggio 2010 Assemblea 29 giugno

(11 mesi dalla strage) assemblea29giugno@gmail.com

www.assemblea29giugno.info

PER UNA PIATTAFORMA COMUNE SULL’ACCIAIERIA DI BORGO VALSUGANA

Riceviamo e diffondiamo il comunicato  del Comitato acqua bene comune di Trento. Aggiungiamo che la battaglia per la difesa della salute dei cittadini deve venire unificata con la lotta per la salute degli operai e per il loro diritto all’occupazione. L’ormai necessaria chiusura dell’accieria deve avvenire simultaneamente ad una adeguata ricollocazione lavorativa degli operai dello stabilimento con assoluta garanzia del posto di lavoro a carico della PAT definita tramite approvazione di apposita legge provinciale. Inviatiamo i lavoratori delle acciaierie, i cittadini, gli amministratori e le associazioni, a definire una piattaforma comune di obiettivi di lotta.

Slai Cobas del Trentino

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L’INQUINAMENTO DELL’ACCIAIERIA A BORGO VALSUGANA. A FIANCO DEI CITTADINI E DEI COMITATI, CONTRO LA STRUMENTALIZZAZIONE DEI PARTITI.

 Abbiamo aderito all’iniziativa del 14 maggio per manifestare davanti al Palazzo della Regione a Trento la protesta anche nostra di fronte alle minacce alla salute prodotte dai gravi e diffusi inquinamenti provenienti dall’acciaieria di Borgo Valsugana, segnalati dalle analisi indipendenti; e protesta per l’indifferenza arrogante con cui la Provincia di Trento tratta l’impegno autonomo di indagine condotto da cittadini e Comitati sostituendosi alle strutture provinciali latitanti che vogliono ignorare il principio di precauzione.

La classe dirigente di questa Provincia, fingendo di voler discutere nei tavoli, gira le in realtà le spalle alla popolazione semplicemente perché fa parte integrante di un meccanismo, di un modello di produzione e di consumo, che in nome del profitto di pochi prevede come esito necessario anche l’assalto all’ambiente, la riduzione a merce dei beni comuni che sono la base della vita, l’attacco alla salute. Perciò non le rivolgiamo appelli.

 In Trentino molti stanno cominciando a comprendere che sono tutti aspetti del medesimo sistema: gli inquinamenti mortali dalle fabbriche senza regole, l’inceneritore di Trento, le grandi opere inutili (il progetto per la nuova ferrovia del Brennero), la privatizzazione dei servizi pubblici locali (quelli idrici per primi), lo sfruttamento spinto delle acque provinciali, l’agricoltura dei pesticidi, la cementificazione del territorio ancora disponibile, gli impianti di risalita devastanti e diseconomici, e così via.

 Per questo appare promettente quella rete di Comitati locali impegnati contro le singole nocività che sta cominciando a prendere forma nelle valli e che potrebbe tra non molto tempo portare ad un coordinamento provinciale.

 Alla vitalità consapevole di questo movimento si contrappone il tentativo che alcuni partiti stanno compiendo in Valsugana per strumentalizzare a proprio vantaggio il rifiuto popolare dell’acciaieria. Pensiamo in particolare alla Lega che per i propri fini elettorali in Trentino alza la voce sulla tutela dell’ambiente e della salute mentre riempie il Nord Italia di inceneritori o di opere insensate e a livello nazionale vota compatta per il ritorno dell’industria nucleare, per la fine delle gestioni pubbliche dell’acqua, per la “valorizzazione” (cioè la vendita per cassa) dei patrimoni locali. E pensiamo nello stesso tempo ai partiti del governo provinciale che utilizzano la presenza della Lega per ipotizzare lo sviamento delle analisi indipendenti.

 Ai Comitati della Valsugana domandiamo di vigilare sulle ingerenze di qualsiasi partito.

 Saremo al loro fianco in questa lotta, che dovrebbe coinvolgere anche i lavoratori dell’acciaieria. Crediamo che la chiusura di questo impianto aiuterebbe l’opposizione che facciamo alla privatizzazione dell’acqua trentina perché le lotte contro le devastazioni ambientali e le appropriazioni dei beni comuni possono e devono essere collegate.

 Il Comitato acqua bene comune di Trento

12 maggio 2010