Como: causa per attività antisindacale contro la SISME

Ieri si è svolta presso il Tribunale di Como la prima udienza della causa ex art. 28 (attività antisindacale) contro la SISME di Olgiate Comasco intentata da FIM, Fiom e Slai Cobas a Como contro i 223 licenziamenti che hanno dimezzato gli operai della prima fabbrica metalmeccanica del comasco. Continua a leggere

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LICENZIAMENTI DI MASSA ALLA EUROCOIBENTI E ALLA ISOLSUD

riceviamo/diffondiamo

Siamo all’epilogo del teatrino messo in piedi in Fincantieri a Marghera per liberarsi di 150 operai oramai già spremuti dal lavoro e troppo sindacalizzati:

annunciati i licenziamenti di massa alla Eurocoibenti e alla IsolSud
E’ da oltre un anno che Eurocoibenti, o meglio l’allora suo amministratore e fondatore Giuseppe Corradengo, ha annunciato la messa in liquidazione della società.

Una società che ha vissuto per oltre 10 anni dentro Fincantieri in appalti di fatto irregolari, con modalità esecutive e direzionali tali da costituire di fatto una gallina dalle uova d’oro per Fincantieri, e per le società. oltre che per la Eurocoibenti stessa, che hanno “gestito” interposizione fittizia di manodopera in maniere diverse lungo oltre un decennio.

Una società quasi leader in italia nel settore navale, la Eurocoibenti, attiva a Palermo, ad Ancona, a Monfalcone, oltre che a Marghera, che “CHIUDE”, probabilmente per riaprire dopo, a cose fatte. Analogo passaggio per la ditta gemella, Isol Sud. Operai di Palermo, come la sede delle due società, e in gran parte, del Bangladesh.

L’ostacolo, per questa operazione del tutto malandrina verso i lavoratori che resteranno a casa, per essere un domani sostituiti da altri, più giovani e meno sindacalizzati, era costituito da un lato dal “ciclo produttivo” di Fincantieri a Marghera, che prima che terminasse una nave Costa, ne iniziava un’altra.

Ora, nonostante otto nuovi ordini di inizio 2011, ne sono partite solo tre.

A Marghera si è voluto attendere.

E’ cambiato il management, (ma non il capo dell’ufficio del personale di Marghera), di modo da non poter essere criticato alcun dirigente, si è parlato di crisi, si è data copertura alla cassa integrazione da parte dei media che hanno di fatto coperto il management “privatizzato” nella logica, della impresa PUBBLICA Fincantieri.

Così il “vuoto produttivo” è diventato da una parte una mossa precisa per permettere a molte aziende di chiudere in sordina, usando “cassa integrazione in deroga”, peraltro senza copertura INPS per mesi e mesi, con i lavoratori immigrati spinti ad abbandonare l’Italia, dall’altro, un “banco di prova” di come per l’ennesima volta ma in forma diversa, costruire un dissipamento del PATRIMONIO PUBBLICO NAZIONALE.

Infatti, Fincantieri è estremamente presente negli “States”, dove fa profitto in campo militare, commerciale ed in vari siti e situazioni.

Quindi a Fincantieri non interessa che i siti italiani perdano quattrini o vengano dissipati.

Logica da management, NON LOGICA NAZIONALE.

NON LOGICA DI IMPRESA.

La Fiom si è battuta male e poco contro tutto questo. Vero è che ci sono state le rivolte a Castellammare, a Palermo, a Genova, e numerose lunghe lotte anche a Monfalcone e Marghera, ma non c’è stato lo sputtanamento del RAZZISMO e dello SCHIAVISMO sotteso a queste scelte, tese appunto a riprendere SENZA INTRALCI, DOPO, con “carne fresca” e soprattutto, senza Cobas tra le palle.

La ns.estensione è notevolmente cresciuta, apriamo vertenze ora anche a Monfalcone e Genova, tra mille ostacoli certo, ma con una crescente coscienza di vari settori e di più nazionalità, di lavoratori immigrati.

Ma senza alcun appoggio, se non, a volte, da dove non te lo aspetteresti certo.

Ora il caso Eurocoibenti punta all’INEVITABILE SOLUZIONE della “mobilità”.

Siamo contrari.

Eurocoibenti la invitiamo a recedere dalla scelta fatta, che secondo noi era già stata annunciata sia nel settembre-ottobre-novembre 2010, con fraudolente casse integrazioni finalizzate addirittura al licenziamento di lavoratori in aspettativa all’estero, sia nel dicembre 2010, sia con l’annuncio nella primavera 2011 di 30 esuberi (e poi i numerosi contratti a tempo determinato alla Isol Sud a lavorare insieme, a dimostrarne la strumentalità).

Motivo per cui vi erano state numerose azioni antisindacali da parte di Eurocoibenti, sempre negate e sempre ricamuffate in avanti da Eurocoibenti, passando per le rotture annunciate con Fincantieri e Isolfin Romagnola, poi per i licenziamenti politici di Pietro e Faruk, poi per le conciliazioni monocratiche su numerosi ammanchi in busta paga a marzo-aprile-maggio 2011, infine con la annunciata disponibilità alla cassa integrazione, per giungere oggi all’annuncio della procedura di licenziamento collettivo. Fittizia, irregolare, illecita.

La lotta è stata frenata dal ruolo assunto dalla Cgil, che di fatto è stato funzionale a contenerla anziché a spingerla laddove avremo voluto noi, proprio per evitare questo epilogo di questa messinscena.

Ci auguriamo ancora, che si possa giungere al mantenimento dell’organico ed alla CIG, con tutte le garanzie di anticipazione possibili ed impossibili, anche alla luce dell’ottimo anche se tardivo risultato annunciato oggi per gli operai della Nuova Pansac.

Ma in ogni caso, la verità è questa.

Questo epilogo è stato curato e preparato con cura, un lavoro di 18 mesi per giungere a lasciare per strada 120 lavoratori di Eurocoibenti e almeno 30 di Isol Sud.

Il nostro compito non finisce qui.

Nè si concluderà in relazione all’incontro sindacale previsto in Provincia il 7 marzo, dopo che Eurocoibenti ha disdetto quello del 20 febbraio (2°sciopero questo mese) successivo all’incontro del 9 febbraio in cui c’è stato il presidio e l’incontro con tavoli separati in Provincia a Mestre.

Sia che Cgil punti ancora i piedi per escluderci dalla riunione, sia che qualcun altro, chissà perché, ci venga a dire che c’è stato l’accordo sulla mobilità, a tavolino, dalla solita os di turno confederale.

Siamo contro il licenziamento di questi lavoratori. E’ un delitto.

Abbiamo già annunciato a Fincantieri ed a tutte le ditte coinvolte che procederemo con i ns.studi legali anche nei loro confronti per qualsiasi mancanza economica e soprattutto per il posto di lavoro. Questo infatti è un appalto illecito. Giunti a questo punto è ciò che emerge con chiarezza.

La lotta continua.

SLAI COBAS MARGHERA per il sindacato di classe

Arcese licenzia in Italia, assume in Romania e prende soldi pubblici

segnaliamo il seguente link e riportiamo il relativo articolo

http://www.linkiesta.it/arcese-romania

24 febbraio 2012 – 08:35

Inchiesta
Arcese licenzia in Italia, assume in Romania e prende soldi pubblici
Andrea Moizo

A lanciare l’allarme sono i sindacati: Arcese, azienda trentina dell’autotrasporto, una delle più grandi in Italia, licenzia circa un quarto dei dipendenti italiani mentre usufruisce di aiuti pubblici e, soprattutto, mentre assume in Romania. L’azienda, che dovrebbe chiudere il terzo bilancio in rosso, per ora non commenta, né parla la Provincia di Trento. Ma intanto il Senato aiuta il settore del trasporto su gomma a non subire la concorrenza di quello su rotaia.

24 febbraio 2012 – 08:35

L’allarme è partito pochi giorni fa dal responsabile del Sindacato di Base Multicategoriale di Trento, Fulvio Flammini: Arcese Trasporti Spa, con sede ad Arco (Trento) una delle più grandi società italiane di autotrasporto, guidata da Eleuterio Arcese, presidente di Anita (associazione di categoria aderente a Confindustria), «ha avviato lo scorso 30 gennaio le procedure di licenziamento collettivo per 190 autisti, 10 operai e 50 impiegati, praticamente un quarto dei dipendenti (in Italia sono circa 1.100, 4mila in tutto il mondo, nda)».

Consapevole che la crisi del settore è forte, Flammini ha tuttavia sottolineato almeno tre aspetti peculiari dell’iniziativa: «Ci sono voluti 20 giorni perché, indirettamente, venissimo a sapere che Arcese – seguendo la normativa che prevede che in caso di richiesta di mobilità l’azienda convochi solo le sigle firmatarie del contratto nazionale – aveva, per avviare la procedura, già incontrato due volte a Roma (8 e 17 febbraio) i responsabili di Cgil, Cisl e Uil. Che evidentemente non hanno ritenuto opportuno comunicare alla totalità dei dipendenti che un quarto di loro rischia il licenziamento». Un comportamento dei sindacati maggiori che Flammini riconduce ai dissidi fra le associazioni dei lavoratori in seno ad Arcese: «Sono mesi che, insieme agli altri sindacati di base (Slai Cobas e Confederazione Cobas) cerchiamo di eleggere le Rsu, subendo il boicottaggio della “triplice”, che, consapevole di essere minoritaria, continua a ostacolare la nomina».

Giuseppe La Pietra, responsabile provinciale di Fit Cisl (la sezione del sindacato dedicata ai trasporti) ha replicato a Flammini, sostenendo che «non è stato comunicato nulla per il semplice fatto che l’azienda non ha presentato un preciso piano di impresa: non avendo dati certi, non potevamo dare notizia di alcunché, anche perché la procedura di mobilità non è stata da noi accettata e non è partita. Nel secondo incontro, quindi, il tavolo è saltato e adesso aspettiamo una convocazione dal Ministero, dopo che la Provincia non ci ha invitato al vertice organizzato con l’azienda (il 21 febbraio, nda)».

Il rapporto fra la Provincia di Trento – nello specifico rappresentata dall’assessore all’Industria Alessandro Olivi – e Arcese è proprio il secondo aspetto peculiare evidenziato da Flammini, ricordando l’operazione di leaseback con cui l’ente nel 2009 comprò da Arcese per 18,6 milioni di euro un’area di 47mila mq per poi riaffittarla all’azienda. Come ricordato dalla Provincia stessa (pag.45), l’operazione mirava allo sviluppo del traffico su rotaia e vincolava l’azienda a mantenere 791 dipendenti nelle sue sedi in provincia di Trento. «Sorvolando sulle modalità con cui si è mascherato un contributo pubblico ad un’azienda del territorio in crisi, questa è la ragione» ha commentato Flammini «per cui chiediamo innanzitutto che la Provincia faccia pressione perché Arcese, prima della mobilità, faccia richiesta di misure più idonee a garantire la salvaguardia del lavoro, come ad esempio la cassa integrazione straordinaria (fra una settimana terminerà quella ordinaria per 168 dipendenti, nda), e secondariamente che pretenda da Arcese la restituzione dei 18,6 milioni, essendo venuta meno la clausola del mantenimento dell’occupazione. Se ciò non avverrà denunceremo il fatto alla procura competente e poi ci rivolgeremo anche all’Inps per le ‘strane’ casse integrazioni che in Arcese hanno preceduto i licenziamenti».

Il riferimento alla procedura di cassa integrazione ordinaria in essere, avviata due anni fa, chiama in causa il terzo punto oscuro della vicenda. Sia Flammini che il collega Antonio Mura (in un’intervista al Trentino), infatti, hanno affermato che, a fronte dei tagli operati da Arcese da tre anni a questa parte nella forza lavoro italiana, soprattutto fra gli autisti, la società avrebbe cominciato a cercare e ad assumere personale comunitario, ma proveniente da paesi esteri (Slovacchia e Romania in particolare), immatricolando molti dei suoi mezzi in paesi in cui sono state aperte apposite filiali (l’ultima in Romania). Il che stonerebbe con i soldi che il contribuente (attraverso l’Inps) spende per pagare il personale di Arcese in cassa integrazione.

Difficile naturalmente trovare conferme ufficiali a tale pratica. Certo che a farsi un giro fra i forum dei camionisti rumeni e i siti di annunci di offerte di lavoro a Bucarest e dintorni parrebbe che presso Arcese Transport Srl (società di diritto rumeno con sede a Cluj) le assunzioni siano fioccate, anche in tempi recenti (si veda ad esempio qui, qui e qui).

L’azienda – che dovrebbe chiudere il terzo bilancio negativo di fila (-16,8 milioni di euro nel 2009 e -19,6 l’anno dopo) con un fatturato in calo (circa 250 milioni contro i 288 del 2010) – ha per ora mantenuto il riserbo: «Preferiamo non commentare. Stiamo cercando di uscire da questa situazione tutelando il più possibile i dipendenti e un gruppo che dà lavoro non a 250 persone, ma a 4mila» ha commentato Aurora Arcese. Nonostante un giorno e mezzo di approcci con il suo ufficio stampa l’assessore Olivi non ha invece trovato il tempo di rispondere alle nostre domande e di fornire un resoconto del meeting con l’azienda.

A proposito di politiche per l’intermodalità e dello switch dalla gomma alla rotaia, è curioso (quanto forse intempestivo), infine, che proprio Anita abbia diffuso questo comunicato: «La Commissione Esteri del Senato ha votato un provvedimento che conferma la volontà dell’Italia di escludere le infrastrutture per il trasporto dall’accordo internazionale che tutela il sistema ambientale alpino. Siamo soddisfatti che il Senato abbia confermato la decisione assunta dalla Camera nel 2010, sostenuta dal precedente Governo e dalla Consulta generale per l’autotrasporto e la logistica. Si tratta di un risultato importante che auspichiamo venga approvato definitivamente in aula», ha dichiarato Eleuterio Arcese, presidente di Anita. «La ratifica del Protocollo trasporti comporterebbe la rinuncia del nostro Paese alla costruzione e al potenziamento delle infrastrutture stradali sulle Alpi, con inevitabili ripercussioni sul traffico stradale dell’arco alpino, già penalizzato da misure restrittive di transito. Una limitazione al traffico stradale di merci, in assenza di una valida alternativa ferroviaria, penalizzerebbe non solo l’autotrasporto ma l’intero sistema economico italiano».

Speriamo che prossimamente Arcese possa spiegare anche quale parte dei soldi necessari a costruire «una valida alternativa ferroviaria» sulle Alpi, da decenni mancanti, venga ogni anno spesa dallo Stato per tenere in piedi i bilanci delle aziende di autotrasporto

LICENZIAMENTI ARCESE: SBM, secondo comunicato stampa

Spettabili Redazioni,

pare che la nostra denuncia di ieri, che svelava una trattativa segreta fra la dirigenza ARCESE e CGIL-CISL-UIL di categoria sui 250 licenziamenti previsti per i prossimi giorni, abbia sollevato un vespaio.

Chi dichiara che si sta lavorando in sede sindacale per una soluzione mediata a favore del “patrimonio umano, chi afferma che si passerà alla Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria e poi si vedrà fra 12 mesi, chi vuole capire il piano d’impresa ed altre amenità.

 

Restano, però, due cose incontrovertibili dopo la nostra pubblica sortita:

a) se non denunciavamo ieri sera la vicenda ai mass media, tutto sarebbe passato in sordina. Un colosso dell’autotrasporto merci (ARCESE TRASPORTI), l’equivalente della FIAT per l’industria automobilistica – il cui titolare è capo degli autotrasportatori di Confindustria (Eleuterio Arcese) ed amico di Emma Marcegaglia (con la quale è in affari, visto che effettua trasporti per conto della di Lei società) – licenzia 250 lavoratori ed i sindacati ufficiali non convocano prima un’assemblea, non dicono nulla ai loro rappresentati, fanno ben due trattative (praticamente) segrete a ROMA.

Non è mai esistito nella storia sindacale che, a fronte di massicci licenziamenti, CGIL-CISL-UIL tengano tutto segreto!

A meno che le finalità non siano altre…

b) appena la notizia dei licenziamenti è divenuta di pubblico dominio, i protagonisti (azienda e sindacati) sono entrati in fibrillazione. Ora partono le convocazioni in Provincia (leggasi assessore OLIVI) per capire cosa stia succedendo, CGIL-CISL-UIL fanno la corsa a dichiarare che “salveranno” i lavoratori, dopo aver loro nascosto la verità. Il direttore del personale – adesso tutto conciliante nelle dichiarazioni ai mass media (quelle sulla tutela del “patrimonio umano” o “patrimonio di autisti“, quasi stesse parlando d’una specie in via d’estinzione o d’una pianta rara!) – non dice che negli incontri rispettivamente tenutisi a Roma mercoledì 8 febbraio 2012 e venerdì 17 febbraio 2012 ha espressamente dichiarato per iscritto: “L’azienda ha fermamente ribadito ed ulteriormente illustrato la sussistenza degli esuberi così come illustrati, insieme alle relative motivazioni, nella lettera di apertura della procedura” per i 250 licenziamenti (verbale 8/2/12); e pochi giorni dopo: “L’azienda ribadisce le cause che hanno prodotto l’eccedenza di personale e dichiara che non sussistono i presupposti per porre in essere le misure richieste che ritiene inidonee a risolvere la situazione di eccedenza di personale attualmente esistente, come ampiamente illustrata nella lettera di apertura della procedura” per i 250 licenziamenti (verbale 17/2/12).

Ora le ipotesi sono due. O il direttore mente ai mass media (e, in Italia, sai che novita?), visto che in sede sindacale ha dichiarato esattamente il contrario di quanto riferito ai giornalisti, oppure stanno preparando qualcos’altro che non deve essere conosciuto pubblicamente. E ciò spiegherebbe la trattativa tenuta nascosta!

La vergogna più grande – su questo punto insistiamo! – sono però i comportamenti di CGIL – CISL – UIL: 250 licenziamenti tenuti nascosti! Ma dove siamo arrivati? I confederali difendono o non difendono i lavoratori? Chi – fra Loro addetti all’informazione – hanno mai avuto cognizione in Trentino di tanti licenziamenti tenuti nascosti dal sindacato? I sindacati in genere dovrebbero lanciare allarmi, coinvolgere la politica e l’opinione pubblica, denunciare … e, se proprio capita, magari anche lottare! Ma questi hanno celato ogni cosa e si sono anche nascosti o negati!

Noi, come sindacato di base multicategoriale, non lanciamo proclami di guerra. Ma sicuramente, se la PAT non dovesse riprendersi tutti i soldi pubblici regalati ad Arcese per salvare l’occupazione, una bella denuncia alla procura competente non gliela leva nessuno! E poi denuncia anche all’INPS per le “strane” casse integrazioni che in Arcese hanno preceduto i licenziamenti! Questa volta per il colosso (di sabbia) arcense non ci sarà un vertice romano che correrà in suo aiuto!

SINDACATO di BASE MULTICATEGORIALE

Via Giacomo Matteotti n. 14

38122 – TRENTO

cellulare 349/5366000

telefono 0461/934930

e-mail: sbm.trento@yahoo.it

SOLIDARIETA’ AI DUE LAVORATORI LICENZIATI DALLA COOP. IL GABBIANO DI TRENTO (Ravina) : NUOVA CAUSA DI LAVORO

Promossa dal nostro sindacato un’altra causa di lavoro contro la Coop. Il Gabbiano di Via Provina 20 (Ravina-fraz. di Trento).
Dopo la positiva conclusione nell’ottobre scorso in sede conciliatoria davanti al giudice del lavoro relativa ad un lavoratore licenziato dalla Coop. Il Gabbiano negli anni precedenti ora una nuova causa per il licenziamento illegittimo di due lavoratori nel dicembre 2010.
Presentato in questi giorni infatti, il ricorso davanti alla magistratura.
Ricordiamo che tale Cooperativa che ama presentarsi come “cooperativa di solidarietà sociale” non è certo nuova a queste come ad altre imprese di dubbio valore sociale, etico ed imprenditoriale. Basti pensare che i lavoratori vengono assunti al 70% di un già misero salario di “operaio generico” e che per altro i primi tre anni lo stesso alario è pagato quasi interamente dai contribuenti (AZIONE 9). Allo scadere dei tre anni la Coop. spesso e volentieri poi si ingegna a licenziare o a far licenziare i lavoratori in modo da poterne assumere altri con relativi lauti contributi pubblici.
E’ GIUNTO IL MOMENTO DI DIRE CHE LE COOPERATIVE SOCIALI CHE LICENZIANO I LAVORATORI VANNO SANZIONATE E SE NECESSARIO VANNO CHIUSE ASSICURANDO OVVIAMENTE AI LAVORATORI UNA CONTINUITA’ LAVORATIVA PRESSO DITTE DI MAGGIOR SERIETA’ !!!
BISOGNA ORGANIZZARE IL CONTROLLO POPOLARE SULLE COOPERATIVE SOCIALI !!!

Slai Cobas del Trentino Difesa lavoratori delle Cooperative

cell. 3482448231

Fiat Alfa Romeo Pomigliano: Slai cobas sconfigge la linea dura di Marchionne sui licenziamenti

Fiat Alfa Romeo Pomigliano: Slai cobas sconfigge la linea dura di Marchionne sui licenziamenti

Venerdì 21 Ottobre 2011 12:38

LA FIAT COSTRETTA A REINTEGRARE AL LAVORO FRANCESCO MANNA E ROSARIO MONDA, DA ANNI FUORI DALLA FABBRICA E SENZA SALARIO NONOSTANTE RIPETUTE SENTENZE DELLA MAGISTRATURA CHE NE IMPONEVANO LA “REINTEGRA”: SIA PER OVVIARE AI PIGNORAMENTI ATTIVATI SUI CONTI CORRENTI FIAT DELLE SOMME DOVUTE AI DUE OPERAI CHE PER ELUDERE L’ UDIENZA DEL 1° DICEMBRE – E LA PROBABILE CONDANNA PER INOTTEMPERANZA DI SENTENZE DELLA MAGISTRATURA – FISSATA AL TRIBUNALE DI NOLA CON LA RICHIESTA DI “REINTEGRO COATTO CON L’EVENTUALE AUSILIO DELLA FORZA PUBBLICA” FATTA DAGLI AVVOCATI DELLO SLAI COBAS

Si tratta della prima significativa sconfitta di Marchionne: una importante vittoria dello Slai cobas che da forza e rilancia il contenzioso nazionale contro i licenziamenti politici e quelli “facili”” attuati dalla Fiat a piene mani in questi anni nelle fabbriche di tutta Italia e che sbaraglia l’illecita pretesa aziendale di disattendere l’esecuzione delle sentenze della magistratura.

Franco Manna e Rosario Monda (allora delle DHL poi reinternalizzata Fiat, che a differenza degli altri non erano ancora stati reintegrati al lavoro) sono 2 degli 8 operai licenziati per le assemblee del 2006 alla Fiat Pomigliano dove, con lo Slai cobas, oltre 4.000 operai nei due turni di lavoro contestarono a “muso duro” all’epoca siglato da FIOM-FIM-UILM-FISCMIC, accordo che già anticipava gli attuali contenuti autoritari del piano-Marchionne.

Ci sono voluti ben 5 anni di “lotta giudiziaria” e numerosi pronunciamenti di condanna della Fiat- in due livelli di giudizio – sia per comportamento antisindacale ex art. 28 dello Statuto dei lavoratori che nei “meriti individuali”, una querela depositata in gennaio 2011 dallo Slai cobas al Tribunale di Nola contro la Fiat per “inottemperanza degli ordini della magistratura”, vari sequestri operati dai legali dello Slai cobas per oltre 140.000 euro sui conti correnti Fiat ed altri ancora in corso, e una denuncia per “esecuzione coatta con la forza pubblica” per la reintegra in fabbrica dei due operai che si sarebbe dovuta discutere il prossimo 1 dicembre al Tribunale di Nola (giudice dell’esecuzione dott. Enrico Ardituro).

Nel frattempo, mentre si attende a giorni il pronunciamento del giudice del lavoro sulle cause in corso contro la discriminazione per la collocazione in cigs a zero ore degli iscritti allo Slai cobas già si preannunciano ulteriori e forti iniziative giudiziarie “di massa” con ricorsi congiunti lavoratori-sindacato contro la pretesa “selezione politica” già in atto nelle assunzioni da Fiat Auto alla newco di Fabbrica Italia e contro lo spettro dei licenziamenti.

Slai cobas Fiat Alfa Romeo e terziarizzate – Pomigliano d’Arco, 20/10/2011

FIAT: Questa mattina all’Alfa presidio dei licenziati ad ARESE AUTOMOTIVE

SLAI COBAS
Sindacato dei lavoratori autorganizzati intercategoriale
Sede legale: via Masseria Crispi 4 / 80038 Pomigliano D’Arco NA / Tel. 081 8037023
Sede nazionale: Viale Liguria, 49 20143 Milano / Tel. 02 8392117
Sede Alfa Romeo Viale Luraghi Telefax 0244428529

FIAT: ad ARESE mega deposito per le auto da tutto il mondo.
E i 70 licenziati ex Alfa di Innova Service sono sempre sulla strada!!
Questa mattina all’Alfa presidio dei licenziati ad ARESE AUTOMOTIVE.

Questa mattina i 70 lavoratori ex Alfa Romeo di Innova Service, licenziati dall’11 febbraio scorso e sostituiti nell’attività di servizi e guardiania sull’area da lavoratori precari, sottopagati e senza diritti, hanno fatto un presidio all’Alfa Romeo di Arese davanti ai cancelli di Arese Automotive, la società che si è insediata nella grande area del silos ed è gestita da FIAT, Brunelli (IPER) ed EUROMILANO (Unipol_Cgil-Cisl-Uil), Lega Coop, IntesaSanpaolo, Compagnia delle Opere).

La titolare (Angela di Marzo) e il capo del personale (Lorenzo Fabbrizzi) di Innova Service erano anche ieri sotto processo al tribunale di Milano perchè accusati delle microspie messe a palazzo Marino sotto il tavolo dell’ex city manager ed oggi capo dell’EXPO 2015, SALA. Questo processo, che si sta tenendo presso la IV sezione penale, giudice dott.ssa De Cristofaro, è sotto completo black out stampa.

ARESE AUTOMOTIVE, CHE HA COME PRESIDENTE LUIGI ARNAUDO, GIA’ DIRIGENTE FIAT PER 40 ANNI, HA FATTO UN ACCORDO CON LA FIAT PER DEPOSITARE AD ARESE LE VETTURE PRODOTTE IN POLONIA E NEGLI ALTRI STABILIMENTI FIAT IN GIRO PER IL MONDO E IN ITALIA; DA ARESE LE VETTURE SARANNO POI SMISTATE NELLE VARIE CONCESSIONARIE.
Questa attività si affiancherà e nel tempo sostituirà l’attività già iniziata da Arese Automotive di commercializzazione, anche negli IPER di Brunelli, di vetture a Km zero. A tale scopo è prevista la riattivazione della bretella ferroviaria dalle Ferrovie Nord da Garbagnate all’area dell’Alfa Romeo.

La Fiat,
dopo aver avuto in regalo l’Alfa dallo stato, dopo aver avuto 2000 miliardi di lire dallo stato solo per “accompagnare” fuori dai cancelli di Arese 20.000 lavoratori con casse integrazioni di tutti i tipi, prepensionamenti, mobilità, incentivazioni varie, ecc…
ora la Fiat, dopo essersene andata, è sempre più che mai al comando ad Arese !!!

La FIAT, le istituzioni e i proprietari dell’area
non possono prendere in giro i lavoratori.

I lavoratori licenziati e lo Slai Cobas chiedono il ritiro immediato dei licenziamenti e un incontro con i nuovi proprietari delle aree per ricollocare sull’area tutti i lavoratori ex Alfa Romeo ancora senza una prospettiva occupazionale e per dare un futuro ai giovani della nostra zona.

Arese, 14 ottobre 2011

Slai Cobas Alfa Romeo