Alfa Romeo : la Di Marzo responsabile di Innova Service lavora alla base NATO di Solbiate Olona

Processo per la CIMICE a PALAZZO MARINO

Interrogato il colonnello Sergio PASCALI, comandante provinciale dei carabinieri di Milano dal 1997 all’ottobre 2011:
La Di Marzo lavora alla BASE NATO di Solbiate Olona.
La Di Marzo è di casa alla prefettura di Milano.

Nel tardo pomeriggio di giovedì scorso, al palazzo di giustizia di Milano presso la IV penale, giudice dott.ssa De Cristofaro, si è tenuta la quinta udienza del processo contro Angela Di Marzo, responsabile di Innova Service, la società di servizi che l’11 febbraio 2011 ha licenziato all’Alfa Romeo di Arese 70 operai, Lorenzo Fabbrizzi, capo del personale di Innova Service e Giuseppe Angelo Di Marzo, fratello di Angela e capo del personale all’Alfa Romeo di Arese con un’altra società della sorella (DM e ora ISMI) con la quale dal 2007 ad oggi sta gestendo la guardianìa alla portineria Est della stessa Alfa Romeo.

Fabbrizzi , la Di Marzo e il fratello, chiamati nel settembre 2009 dal comune di Milano a verificare la presenza di cimici in alcuni uffici, sono accusati di aver invece installato una microspia nell’ufficio di Giuseppe Sala, ex direttore generale di Palazzo Marino e oggi amministratore delegato di Expo 2015.

Nelle scorse udienze sono stati ascoltati il capo dell’EXPO, SALA, il comandante dei vigili di Milano, MASTRANGELO, l’ex segretario generale del comune di Milano, MELE, la Di Marzo, ispettori della Digos, marescialli, ecc..

Giovedì scorso per primo è stato interrogato il colonnello SERGIO PASCALI, comandante provinciale dei carabinieri di Milano dal 1° ottobre 1997 al 1° ottobre 2011.

Pascali ha detto tra l’altro che Angela Di Marzo, con una sua società, lavora presso il Rapid Deployable Corps della NATO di Solbiate Olona, nei pressi di Busto Arsizio (VA).
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Il NATO Rapid Deployable Corps – Italy (NRDC-ITA) “è una delle due organizzazioni di alto profilo della NATO con sede in Italia”; è un comando multinazionale costituito per il 70% da Ufficiali e Sottufficiali italiani e per il restante 30% da Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Germania, Spagna, Turchia, ecc…
In questa base NATO vi sono più di 2000 militari e civili. “Viene utilizzato come comando sempre disponibile per interventi multinazionali in aree di crisi”: in Afghanistan da gennaio a luglio 2009, ecc..
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Sì, avete letto bene.
E con questo curriculum la Di Marzo è stata scelta per dare lavoro (cioè per licenziare …) agli unici 70 operai ex Alfa Romeo che erano stati assunti sull’area Alfa Romeo tramite ABP (AIG-Lincoln_FIAT) sulla base di accordi -controfirmati anche da Formigoni e Penati oltre ai padroni dell’area e ai 4 sindaci della zona- accordi che garantivano l’assunzione di almeno 550 lavoratori ex Alfa Romeo.

Il colonnello Sergio PASCALI ha anche dichiarato che Angela Di Marzo aveva “rapporti amicali sia col prefetto di Milano, Lombardi, che anche con il prefetto vicario, il capo di gabinetto e i vice prefetti dello stesso Lombardi”.

Il PM ha poi chiesto a PASCALI se anche lui aveva avuto -al di là delle frequentazioni di ufficio- rapporti amicali con la Di Marzo.
PASCALI ha detto di aver preso sicuramente più di un caffè con la Di Marzo e che lei è venuta da lui diverse volte ma che i suoi rapporti con la stessa Di Marzo erano originati dalle continue riunioni che venivano fatte in prefettura per la situazione di Innova Service e dell’Alfa Romeo di Arese.
“Il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica si è riunito per non meno di 15 volte con all’ordine del giorno le manifestazioni che facevano i lavoratori all’Alfa Romeo di Arese”.

BASTA SPECULAZIONI sull’AREA dell’ALFA ROMEO di ARESE !
LAVORO all’ALFA per i LICENZIATI, i cassintegrati FIAT e i GIOVANI della zona !

Arese, 13 febbraio 2012 Slai Cobas Alfa Romeo

SLAI COBAS
Sindacato dei lavoratori autorganizzati intercategoriale
Sede legale: via Masseria Crispi 4 / 80038 Pomigliano D’Arco NA / tel/fax 081 8037023
Sede nazionale: viale Liguria, 49 / 20143 Milano / tel/fax 02 8392117
Sede Alfa Romeo: viale Luraghi snc / 20020 Arese MI / tel/fax 02 44428529

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MODENA 21 Gennaio : Strage di Viareggio, Solidarietà a Riccardo Antonini

Strage di Viareggio
GLI INDAGATI PER LA STRAGE
LICENZIANO CHI RIVENDICA
VERITA’ E GIUSTIZIA
La strage di Viareggio avviene il 29 giugno del 2009 quando un treno, pieno di serbatoi di Gpl esplode nel centro città incendiando le case intorno alla stazione. Muoiono 32 persone. Da subito nasce un movimento popolare per rivendicare la verità sulla strage e giustizia nei confronti dei responsabili.
Riccardo Antonini, ferroviere, fa parte di questo movimento e per il suo impegno, per la sua abnegazione e la sua competenza viene eletto consulente tecnico delle parti civili nel processo che vede imputati tra gli altri Mauro Moretti, amministratore delegato delle Ferrovie.
Per Riccardo seguono minacce, intimidazioni e sospensioni dal lavoro fino al 7 novembre del 2011 quando Moretti e soci lo licenziano in tronco.
Solidarietà a Riccardo Antonini
Modena
Sabato 21 gennaio c/o Istituto Storico della Resistenza ore 16.00
Unità e solidarietà tra lavoratori
Nella lotta contro la crisi

A questo appuntamento sarà presente Riccardo Antonini al quale esprimiamo tutta la nostra solidarietà come la esprimiamo a tutti i parenti delle vittime della strage che attraverso la loro associazione non solo non hanno mai smesso di lottare per la verità e la giustizia per quanto avvenuto ai loro cari ma sono stati un esempio di mobilitazione nei confronti dei lavoratori colpiti dai licenziamenti e solidali con le popolazioni colpite da tragedie simili dove i responsabili sono rimasti impuniti.

Facciamo nostro il loro esempio!!
Costruiamo gli strumenti di difesa e di resistenza attraverso l’unità, la solidarietà e la mobilitazione

Alcuni operai Ferrari, Cnh, disoccupati, pubblico impiego, lavoratori cooperative, precari e pensionati – MODENA

contatti. 327 6705197 – 349 2901744

Lettera aperta al prof. Vangi, perito per la strage di Viareggio


Lettera aperta al prof. Vangi, perito per la strage di Viareggio

Lei sa, parli nel rispetto delle 32 vittime

Lei, prof. Vangi, è stato indicato in qualità di perito dal Gip (Giudice per le indagini preliminari), dott. Silvestri, il 10 febbraio 2011. L’incarico Le è stato conferito il 7 marzo.
Il 4 novembre scorso (giorno conclusivo dell’incidente probatorio) a Lucca Le ho posto la seguente domanda: “In quanto perito dell’incidente probatorio ha informato chi di dovere del clima intimidatorio instaurato dal Gruppo ferrovie dello Stato italiane nei confronti dei ferrovieri consulenti di parte tanto da indurre il collega Filippo Cufari, rappresentante per i lavoratori alla sicurezza, ad abbandonare questo incarico?”
A questa precisa domanda non ha risposto. La radiazione di questo consulente ha contribuito a penalizzare la ricerca della verità nell’incidente probatorio. Tra l’altro, questo passaggio non è stato neppure riportato nel verbale del 4 novembre.
Ma non è la sola domanda che intendo farLe.
Lei, prof. Vangi, è a conoscenza del perché e di quando Le è stato affiancato il perito, ing. Licciardello. Può rispondere?
Lei, prof. Vangi, può dire quando la (sua) convinzione che il picchetto abbia forato la cisterna ha “virato” sulla tesi della piegata a zampa di lepre. Può dire perché ciò è avvenuto?
Lei, prof. Vangi, sapeva dell’incompatibilità dei ruoli svolti dall’ing. Licciardello (perito del Gip con contratto di programma retribuito da Rfi, Rete ferroviaria italiana)? Se sì, perché non ha informato chi di dovere?
L’ing. Licciardello, a precise domande del Pm (“i suoi rapporti poc’anzi delineati con Trenitalia, piuttosto che con il Gruppo Ferrovie hanno ad oggetto una qualche prestazione di tipo professionale, che sia di consulenza, che sia di prestazione d’opera, che sia di studio o di partecipazione a convegni come relatore su questo”), ha dichiarato (come da verbale): “Ora è difficile dirle … da che io ricordo no, è difficile ricordare in tanti anni …”.
Si trattava di ricordare Convegni e corsi tenuti il 4 novembre 2010 ed il 18 febbraio scorso o addirittura ricordare il Contratto di programma 2007-11 con incarico di consulenza del 13 maggio di questo anno e retribuito da Rfi (Società Fs indagata per la strage di Viareggio).
Lei, prof. Vangi, era a conoscenza di tutto ciò. Troppe domande che ancora non hanno avuto riposte.
Prof. Vangi, Lei sa. Dica quello di cui è a conoscenza nel rispetto delle sofferenze e dei dolori provocati dal disastro ferroviario del 29 giugno 2009.
Di fronte ad una strage come quella di Viareggio troverà sicuramente almeno un motivo per farlo. Le 32 vittime non avranno più vita ma si possono “ricompensare”, almeno, guardando in faccia i vivi.
In attesa, La saluto cordialmente.

Viareggio, 23 dicembre 2011

Riccardo Antonini
licenziato dalle ferrovie
il 7 novembre 2011

LETTERA APERTA A MAURO MORETTI

riceviamo e pubblichiamo
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LETTERA APERTA A MAURO MORETTI
Sono Andrea Maccioni. Forse il mio nome le dirà poco o niente. O forse lo collegherà all’immagine di quel ragazzo che da 28 mesi, insieme agli altri soci fondatori dell’Associazione “Il Mondo che Vorrei” ONLUS formata dai familiari delle vittime della strage di Viareggio del 29 Giugno 2009, gira l’Italia e manifesta con le foto di tre volti sorridenti appesi al collo. Quelli sono i volti di mia sorella e dei miei due nipotini che ho perso nella immane tragedia. Se li ricorda?
Lo chiedo, perché per molti è più facile abbassare lo sguardo quando mostro quella foto in occasioni di manifestazioni o dibattiti. Tre vittime innocenti che, insieme ad altre 29 persone, ho e abbiamo “semplicemente” perso quella maledetta notte. Notizia diventata quasi banale, direi quasi di poco scalpore, in una società dove perdere drammaticamente un proprio caro sembra essere diventato un comun denominatore che lega molti cittadini. Ma le nostre vittime rimuoiono altre cento, mille volte di fronte a decisioni come la sua.
Oggi, 7.11.11, appena terminato l’incidente probatorio tenutosi a Lucca, ha pensato bene di sferrare quello che io personalmente reputo un colpo basso, ossia inviare la lettera di licenziamento al Sig. Riccardo Antonini, consulente tecnico di parte civile nell’incidente probatorio per la strage di Viareggio. Una persona colta, riflessiva, disponibile e talmente coraggiosa da non sottomettersi al ricatto del licenziamento piuttosto di aiutare i familiari della strage di Viareggio. Da un lato il Sig. Antonini, per me e per noi Riccardo, con la sua onesta ricerca di verità, dall’altro il potere che con armi impari, vuole tapparci la bocca. Mi stupisco della sua scelta. Lei stesso, a Genova, dichiarò di essere come noi alla ricerca della verità. Perché allora la scelta di allontanare il Sig. Antonini, una persona che si batte per quello che anche lei sostiene appunto essere il suo stesso obiettivo? Viviamo in una società in cui le persone vengono valutate con pesi e misure diverse. Siamo stati costretti a sentire per esempio, che per l’Ing. Licciardello, consulente tecnico nominato dal GIP e pagato da RFI, non esiste sudditanza psicologica e quindi può continuare regolarmente a svolgere la sua attività. Nel caso del Sig.Antonini invece si ritiene necessario un suo annientamento.
Fosse stato Lei il giudice, l’Ing. Licciardello l’avrebbe “licenziato” dall’incarico? Non riesco a capire. L’unica cosa certa è che io sono stato costretto a giocare questa partita, anche se il mio sarà sempre il ruolo del perdente, qualsiasi sia il suo esito. Perché sono io ad aver perso Stefania, Luca e Lorenzo. Lei non ha perso niente. Siamo noi, familiari di 32 splendide persone, che nella tranquillità e sicurezza delle loro case sono state costrette a prendere un treno, senza pagare il biglietto, che li ha portati via per sempre.
Dopo il disastro di Crevalcore il Sig. Armando D’Apote dichiarò che le ferrovie italiane, nonostante la tragedia del 07.01.05, erano le più sicure d’Europa. Poi lei, Ing. Moretti, dichiarò la stessa cosa anche dopo il 29.06.09, nonostante la strage di Viareggio. Quanti “nonostante” dobbiamo ancora subire perché i nostri cari la smettano di essere uccisi? Provo tanta rabbia e tanto dolore dentro di me, ma nonostante tutto credo in un mondo migliore, e nutro la speranza di poter raccontare a chi è rimasto, che nel nostro mondo c’è ancora chi ha il coraggio di lottare onestamente per i valori in cui crede, e chi viene punito per le proprie colpe.
Pertanto Le chiedo di rivedere il Suo/Vs. provvedimento nei confronti del Sig. Antonini.
Spero in una Sua risposta, la meno retorica possibile, per favore.
In fede
Andrea Maccioni

SCANDALO MICROSPIA / AVEVANO ARRESTATO IL CAPO PERSONALE DELL’AZIENDA INNOVA SERVICE : SONO COLORO CHE HANNO APPENA LICENZIATO 62 OPERAI dell’ALFA ROMEO

MICROSPIA A PALAZZO MARINO CAPO DEL PERSONALE E TITOLARE DELL’AZIENDA SPIONISTICA INNOVA SERVICE ! SONO COLORO CHE HANNO APPENA LICENZIATO 62 OPERAI dell’ALFA ROMEO

Secondo alcuni quotidiani (Corriere delle Sera, Il Giorno, Il Giornale) si è conclusa l’indagine della Procura di Milano sulla microspia trovata nel settembre 2009 sotto il tavolo dell’ufficio di Giuseppe Sala, allora city manager della Moratti e ora a capo di EXPO 2015. Sotto accusa per la microspia è la società ADM con la titolare Angela Di Marzo, il fratello Giuseppe Angelo e Lorenzo Fabbrizzi, già arrestato un anno fa a Firenze per altri gravi reati dello stesso tipo. Il PM di Milano dott. Stefano Civardi, secondo i giornali, ha chiuso le indagini contestando “la simulazione del reato di interferenza illecita nella vita privata e violazione di domicilio, la frode nel contratto di fornitura delle bonifiche stipulato con il comune, la truffa, ecc.. “. Angela Di Marzo, con la società DM, si insediò nell’aprile 2007 alla portineria est dell’Alfa Romeo di Arese, e all’epoca fu subito messa in atto una gravissima aggressione da parte di un paramilitare -dipendente di questa ditta- nei confronti di alcuni delegati dello Slai Cobas dell’Alfa Romeo, mandandone due all’ospedale.

Nel gennaio 2009 i proprietari dell’area dell’Alfa Romeo di Arese (ABP/AIG, FIAT, BRUNELLI, ecc..), hanno dato in appalto a una nuova e neonata società (INNOVA SERVICE) della solita Angela di Marzo i servizi di guardiania, manutenzione, pulizie, giardinaggio, ecc.. fino ad allora gestiti dalla società RINA con 70 lavoratori ex Alfa Romeo, assunti tramite ABP/AIG dopo anni di lotte. La società INNOVA SERVICE di Angela Di Marzo, in questi due anni, ha solo cercato di licenziare i lavoratori con centinaia di provvedimenti disciplinari, casse integrazioni immotivate (e poi annullate dall’inps), licenziamento vergognoso dei delegati (reintegrati subito dalla magistratura), accusati (!) di aver detto ai lavoratori che a Sant’Ambrogio -festa patronale- bisognava stare a casa!!

 Incredibile ma vero, il capo del personale di Innova Service nel 2009 era Lorenzo Fabbrizzi finchè, a ottobre 2009, è stato arrestato dalla procura di Firenze per gravi reati, sempre legati alla sua attività illegale di tipo spionistico. Nei giorni scorsi Innova Service ha avviato la procedura di licenziamento per 62 operai: nell’incontro tenutosi giovedì scorso presso la Confapi ci è stato comunicato che l’Inps non riconoscerà neppure il pagamento della mobilità perchè questa ditta non ne ha diritto e i lavoratori licenziati saranno a zero stipendio. Sia i licenziamenti che la cassa integrazione non hanno alcuna motivazione in quanto c’è semmai la necessità di assunzioni per svolgere la sempre necessaria e indispensabile attività di questi lavoratori (guardiania, manutenzione, pulizie, giardinaggio, ecc..) sul sito di 2 milioni di mq dell’Alfa Romeo.

BASTA SPECULAZIONI FERMIAMO I LICENZIAMENTI MOBILITIAMOCI E ORGANIZZIAMOCI PER: Mantenimento e sviluppo delle lavorazioni esistenti in tutto il sito dell’Alfa Romeo di Arese. Seri progetti industriali e occupazionali. Ritiro dei licenziamenti/mobilità. Rioccupazione dei cassintegrati Fiat. Lavoro per i disoccupati e i giovani di tutti i comuni della zona

Arese 16.11.2010 SLAI COBAS ALFA ROMEO SLAI COBAS Sindacato dei lavoratori autorganizzati intercategoriale Sede legale: via Masseria Crispi 4 / 80038 Pomigliano D’Arco NA / Tel. 081 8037023 Sede nazionale: Viale Liguria, 49 20143 Milano / Tel. 02 8392117 Sede Alfa Romeo Viale Luraghi Telefax 0244428529 ALFA ROMEO di ARESE:

NUOVA CONDANNA PER LA FIAT: LICENZIAMENTI ARBITRARI, L’AZIENDA DOVRA’ RISARCIRE 250.000 EURO

FIAT ALFA ROMEO POMIGLIANO

LICENZIAMENTI ARBITRARI, NUOVA CONDANNA PER LA FIAT: REINTEGRATO UN ALTRO OPERAIO CUI L’AZIENDA DOVRA’ RISARCIRE 250.000 EURO

Con ripetute sentenze i giudici del lavoro hanno in questi mesi condannato la Fiat Pomigliano a reintegrare tre operai ingiustamente licenziati, nonché un altro della G.M. Sinter di Arzano (dell’indotto Fiat). Questa volta – sull’ennesimo caso – si è pronunciata la Corte di Appello di Napoli, giudici Umberto Marconi, Giovanna M. Rossi, Antonietta Savino che, in accoglimento del ricorso presentato dall’avv. Giuseppe Marziale per l’ufficio legale dello Slai cobas (e riformando la precedente sentenza di primo grado del Tribunale di Nola che lo scorso giugno 2009 dava inopinatamente ragione alla Fiat) ha ordinato la “immediata reintegrazione di Russo Pasquale e condannato la Fiat al pagamento delle retribuzioni maturate dalla data del licenziamento (20 febbraio 2004) oltre agli accessori di legge e alla ricostruzione dei contributi previdenziali”.

Pasquale Russo, operaio, 41 anni e residente a Casoria, assunto alla Fiat Pomigliano dal maggio 1990, aveva cominciato, negli anni, a soffrire di acute patologie osteo-muscolari da sforzo prolungato tipiche degli addetti alle catene di montaggio. Aveva esibito certificazioni mediche e richiesto di essere sottoposto a giudizio di idoneità per essere spostato a mansioni adatte. Richieste rimaste inascoltate dall’azienda. Ciononostante, e venendo meno all’obbligazione di sicurezza e tutela della salute, la Fiat continuava ad impiegarlo al montaggio lastrosaldatura del modello Alfa 147, dove l’operaio, piegato, doveva spalmare il sigillante sottoscocca a 230 vetture, con una scocca lavorata ogni due minuti. Il Russo, essendo divenuta insopportabile la condizione lavorativa, si rivolse poi allo Slai cobas che nel settembre 2003 e poi in novembre 2003 intimava al medico competente l’accertamento dell’idoneità alla mansione, eccependo la violazione dei ritmi di lavoro massimi previsti nella postazione. Il 27 novembre 2003, i sanitari di fabbrica rilasciarono a Pasquale Russo il giudizio di inidoneità alla mansione. A tal punto la Fiat, costretta a togliere il lavoratore dalla catena di montaggio per le prescrizione degli stessi medici aziendali collocò l’operaio in totale inattività a fianco della scrivania del caposquadra (sig. Gennaro De Sena) per essere da questi “controllato” per l’intero turno di lavoro e vietandogli sia di spostarsi che di parlare con gli altri lavoratori: una gravissima condotta palesemente illecita – oltre che illegittima – in evidente e reiterata manifestazione di mobbing.

Poi, il 20 gennaio 2004, la Fiat contestò al lavoratore di …”aver abbandonato il posto di lavoro per 40 minuti senza autorizzazione” e non accogliendo le giustificazioni fornitegli e cumulando il procedimento disciplinare con precedenti ed illegittime sanzioni, il 20 febbraio 2004 lo licenziava. Oltre che a dimostrare che l’abbandono del posto di “lavoro” del sig. Russo durò circa 5 minuti e non i 40 sostenuti dalla Fiat, nel ricorso presentato dal lavoratore è stato, tra l’altro, ribadito che… “a meno che di non assecondare le illecite e discriminanti condotte aziendali, nessun ‘abbandono del posto di lavoro’ era contestabile perché l’azienda non gli aveva assegnata alcuna mansione e postazione lavorativa, rifiutando di spostarlo a compiti diversi, e ciò con premeditata strumentalità dimostrata dalle umilianti condizioni nelle quali la Fiat pretendeva di tenerlo.

UNA SENTENZA QUESTA, CHE DOVRA’ SERVIRE DI MONITO A MARCHIONNE E A QUANTI GIA’, SINDACALISTI E POLITICI, SI SONO SCHIERATI CON LUI PRETENDENDO IL DRASTICO PEGGIORAMENTO DELLA GIA’ INSOSTENIBILE CONDIZIONE OPERAIA.

Slai cobas Fiat Alfa Romeo e terziarizzate – Pomigliano d’arco, 4/11/2010 – http://www.slaicobas.it

CSR di VARESE : un licenziamento che non può restare impunito

 Mercoledì 5 ottobre davanti alla clinica San Carlo di Paderno Dugnano dalle ore 13,30 alle 17,30, 2° presidio contro il licenziamento di Carmen e i tagli dello stipendio partecipate anche voi !!

Per comunicazioni e contatti, telefonate al 335 66 43 651 al 3492412393, telefonate per esprimere la vostra solidarietà alla delegata licenziata per rappresaglia, per organizzarci e per partecipare all’udienza che si terrà a breve per il rientro della lavoratrice nel proprio posto di lavoro

 

Il licenziamento politico e intimidatorio della socia lavoratrice della Csr di Varese è un nuovo grave attacco al reddito e alla dignità delle lavoratrici e dei lavoratori di questa cooperativa e di tutti i lavoratori.

I lavoratori di tutti i settori e soci lavoratori e lavoratrici sappiamo che questo non è il momento di chinare la testa, ma di rispondere alle provocazioni con la lotta e la resistenza.

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