LICENZIAMENTI DI MASSA ALLA EUROCOIBENTI E ALLA ISOLSUD

riceviamo/diffondiamo

Siamo all’epilogo del teatrino messo in piedi in Fincantieri a Marghera per liberarsi di 150 operai oramai già spremuti dal lavoro e troppo sindacalizzati:

annunciati i licenziamenti di massa alla Eurocoibenti e alla IsolSud
E’ da oltre un anno che Eurocoibenti, o meglio l’allora suo amministratore e fondatore Giuseppe Corradengo, ha annunciato la messa in liquidazione della società.

Una società che ha vissuto per oltre 10 anni dentro Fincantieri in appalti di fatto irregolari, con modalità esecutive e direzionali tali da costituire di fatto una gallina dalle uova d’oro per Fincantieri, e per le società. oltre che per la Eurocoibenti stessa, che hanno “gestito” interposizione fittizia di manodopera in maniere diverse lungo oltre un decennio.

Una società quasi leader in italia nel settore navale, la Eurocoibenti, attiva a Palermo, ad Ancona, a Monfalcone, oltre che a Marghera, che “CHIUDE”, probabilmente per riaprire dopo, a cose fatte. Analogo passaggio per la ditta gemella, Isol Sud. Operai di Palermo, come la sede delle due società, e in gran parte, del Bangladesh.

L’ostacolo, per questa operazione del tutto malandrina verso i lavoratori che resteranno a casa, per essere un domani sostituiti da altri, più giovani e meno sindacalizzati, era costituito da un lato dal “ciclo produttivo” di Fincantieri a Marghera, che prima che terminasse una nave Costa, ne iniziava un’altra.

Ora, nonostante otto nuovi ordini di inizio 2011, ne sono partite solo tre.

A Marghera si è voluto attendere.

E’ cambiato il management, (ma non il capo dell’ufficio del personale di Marghera), di modo da non poter essere criticato alcun dirigente, si è parlato di crisi, si è data copertura alla cassa integrazione da parte dei media che hanno di fatto coperto il management “privatizzato” nella logica, della impresa PUBBLICA Fincantieri.

Così il “vuoto produttivo” è diventato da una parte una mossa precisa per permettere a molte aziende di chiudere in sordina, usando “cassa integrazione in deroga”, peraltro senza copertura INPS per mesi e mesi, con i lavoratori immigrati spinti ad abbandonare l’Italia, dall’altro, un “banco di prova” di come per l’ennesima volta ma in forma diversa, costruire un dissipamento del PATRIMONIO PUBBLICO NAZIONALE.

Infatti, Fincantieri è estremamente presente negli “States”, dove fa profitto in campo militare, commerciale ed in vari siti e situazioni.

Quindi a Fincantieri non interessa che i siti italiani perdano quattrini o vengano dissipati.

Logica da management, NON LOGICA NAZIONALE.

NON LOGICA DI IMPRESA.

La Fiom si è battuta male e poco contro tutto questo. Vero è che ci sono state le rivolte a Castellammare, a Palermo, a Genova, e numerose lunghe lotte anche a Monfalcone e Marghera, ma non c’è stato lo sputtanamento del RAZZISMO e dello SCHIAVISMO sotteso a queste scelte, tese appunto a riprendere SENZA INTRALCI, DOPO, con “carne fresca” e soprattutto, senza Cobas tra le palle.

La ns.estensione è notevolmente cresciuta, apriamo vertenze ora anche a Monfalcone e Genova, tra mille ostacoli certo, ma con una crescente coscienza di vari settori e di più nazionalità, di lavoratori immigrati.

Ma senza alcun appoggio, se non, a volte, da dove non te lo aspetteresti certo.

Ora il caso Eurocoibenti punta all’INEVITABILE SOLUZIONE della “mobilità”.

Siamo contrari.

Eurocoibenti la invitiamo a recedere dalla scelta fatta, che secondo noi era già stata annunciata sia nel settembre-ottobre-novembre 2010, con fraudolente casse integrazioni finalizzate addirittura al licenziamento di lavoratori in aspettativa all’estero, sia nel dicembre 2010, sia con l’annuncio nella primavera 2011 di 30 esuberi (e poi i numerosi contratti a tempo determinato alla Isol Sud a lavorare insieme, a dimostrarne la strumentalità).

Motivo per cui vi erano state numerose azioni antisindacali da parte di Eurocoibenti, sempre negate e sempre ricamuffate in avanti da Eurocoibenti, passando per le rotture annunciate con Fincantieri e Isolfin Romagnola, poi per i licenziamenti politici di Pietro e Faruk, poi per le conciliazioni monocratiche su numerosi ammanchi in busta paga a marzo-aprile-maggio 2011, infine con la annunciata disponibilità alla cassa integrazione, per giungere oggi all’annuncio della procedura di licenziamento collettivo. Fittizia, irregolare, illecita.

La lotta è stata frenata dal ruolo assunto dalla Cgil, che di fatto è stato funzionale a contenerla anziché a spingerla laddove avremo voluto noi, proprio per evitare questo epilogo di questa messinscena.

Ci auguriamo ancora, che si possa giungere al mantenimento dell’organico ed alla CIG, con tutte le garanzie di anticipazione possibili ed impossibili, anche alla luce dell’ottimo anche se tardivo risultato annunciato oggi per gli operai della Nuova Pansac.

Ma in ogni caso, la verità è questa.

Questo epilogo è stato curato e preparato con cura, un lavoro di 18 mesi per giungere a lasciare per strada 120 lavoratori di Eurocoibenti e almeno 30 di Isol Sud.

Il nostro compito non finisce qui.

Nè si concluderà in relazione all’incontro sindacale previsto in Provincia il 7 marzo, dopo che Eurocoibenti ha disdetto quello del 20 febbraio (2°sciopero questo mese) successivo all’incontro del 9 febbraio in cui c’è stato il presidio e l’incontro con tavoli separati in Provincia a Mestre.

Sia che Cgil punti ancora i piedi per escluderci dalla riunione, sia che qualcun altro, chissà perché, ci venga a dire che c’è stato l’accordo sulla mobilità, a tavolino, dalla solita os di turno confederale.

Siamo contro il licenziamento di questi lavoratori. E’ un delitto.

Abbiamo già annunciato a Fincantieri ed a tutte le ditte coinvolte che procederemo con i ns.studi legali anche nei loro confronti per qualsiasi mancanza economica e soprattutto per il posto di lavoro. Questo infatti è un appalto illecito. Giunti a questo punto è ciò che emerge con chiarezza.

La lotta continua.

SLAI COBAS MARGHERA per il sindacato di classe

Annunci

Alfa Romeo : la Di Marzo responsabile di Innova Service lavora alla base NATO di Solbiate Olona

Processo per la CIMICE a PALAZZO MARINO

Interrogato il colonnello Sergio PASCALI, comandante provinciale dei carabinieri di Milano dal 1997 all’ottobre 2011:
La Di Marzo lavora alla BASE NATO di Solbiate Olona.
La Di Marzo è di casa alla prefettura di Milano.

Nel tardo pomeriggio di giovedì scorso, al palazzo di giustizia di Milano presso la IV penale, giudice dott.ssa De Cristofaro, si è tenuta la quinta udienza del processo contro Angela Di Marzo, responsabile di Innova Service, la società di servizi che l’11 febbraio 2011 ha licenziato all’Alfa Romeo di Arese 70 operai, Lorenzo Fabbrizzi, capo del personale di Innova Service e Giuseppe Angelo Di Marzo, fratello di Angela e capo del personale all’Alfa Romeo di Arese con un’altra società della sorella (DM e ora ISMI) con la quale dal 2007 ad oggi sta gestendo la guardianìa alla portineria Est della stessa Alfa Romeo.

Fabbrizzi , la Di Marzo e il fratello, chiamati nel settembre 2009 dal comune di Milano a verificare la presenza di cimici in alcuni uffici, sono accusati di aver invece installato una microspia nell’ufficio di Giuseppe Sala, ex direttore generale di Palazzo Marino e oggi amministratore delegato di Expo 2015.

Nelle scorse udienze sono stati ascoltati il capo dell’EXPO, SALA, il comandante dei vigili di Milano, MASTRANGELO, l’ex segretario generale del comune di Milano, MELE, la Di Marzo, ispettori della Digos, marescialli, ecc..

Giovedì scorso per primo è stato interrogato il colonnello SERGIO PASCALI, comandante provinciale dei carabinieri di Milano dal 1° ottobre 1997 al 1° ottobre 2011.

Pascali ha detto tra l’altro che Angela Di Marzo, con una sua società, lavora presso il Rapid Deployable Corps della NATO di Solbiate Olona, nei pressi di Busto Arsizio (VA).
——————————–
Il NATO Rapid Deployable Corps – Italy (NRDC-ITA) “è una delle due organizzazioni di alto profilo della NATO con sede in Italia”; è un comando multinazionale costituito per il 70% da Ufficiali e Sottufficiali italiani e per il restante 30% da Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Germania, Spagna, Turchia, ecc…
In questa base NATO vi sono più di 2000 militari e civili. “Viene utilizzato come comando sempre disponibile per interventi multinazionali in aree di crisi”: in Afghanistan da gennaio a luglio 2009, ecc..
——————————-
Sì, avete letto bene.
E con questo curriculum la Di Marzo è stata scelta per dare lavoro (cioè per licenziare …) agli unici 70 operai ex Alfa Romeo che erano stati assunti sull’area Alfa Romeo tramite ABP (AIG-Lincoln_FIAT) sulla base di accordi -controfirmati anche da Formigoni e Penati oltre ai padroni dell’area e ai 4 sindaci della zona- accordi che garantivano l’assunzione di almeno 550 lavoratori ex Alfa Romeo.

Il colonnello Sergio PASCALI ha anche dichiarato che Angela Di Marzo aveva “rapporti amicali sia col prefetto di Milano, Lombardi, che anche con il prefetto vicario, il capo di gabinetto e i vice prefetti dello stesso Lombardi”.

Il PM ha poi chiesto a PASCALI se anche lui aveva avuto -al di là delle frequentazioni di ufficio- rapporti amicali con la Di Marzo.
PASCALI ha detto di aver preso sicuramente più di un caffè con la Di Marzo e che lei è venuta da lui diverse volte ma che i suoi rapporti con la stessa Di Marzo erano originati dalle continue riunioni che venivano fatte in prefettura per la situazione di Innova Service e dell’Alfa Romeo di Arese.
“Il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica si è riunito per non meno di 15 volte con all’ordine del giorno le manifestazioni che facevano i lavoratori all’Alfa Romeo di Arese”.

BASTA SPECULAZIONI sull’AREA dell’ALFA ROMEO di ARESE !
LAVORO all’ALFA per i LICENZIATI, i cassintegrati FIAT e i GIOVANI della zona !

Arese, 13 febbraio 2012 Slai Cobas Alfa Romeo

SLAI COBAS
Sindacato dei lavoratori autorganizzati intercategoriale
Sede legale: via Masseria Crispi 4 / 80038 Pomigliano D’Arco NA / tel/fax 081 8037023
Sede nazionale: viale Liguria, 49 / 20143 Milano / tel/fax 02 8392117
Sede Alfa Romeo: viale Luraghi snc / 20020 Arese MI / tel/fax 02 44428529

solidarietà ai lavoratori licenziati e discriminati dalla Coop. FERCAM di Casale sul Sile (TV)

Esprimiamo la nostra solidarietà ai lavoratori della Coop. FERCAM di Casale sul Sile (TV) riportiamo una foto dei lavoratori presenti alla maniffestazione nazionale del 27 a Roma ed ampi stralci del comunicato della loro organizzazione sindacale, lo Slai cobas per il sindacato di classe di Marghera.
SLAI COBAS DEL TRENTINO


____________________________________
Slai cobas per il sindacato di classe di Marghera
Comunicato 12-1-2012
LICENZIAMENTI POLITICI FERCAM CASALE SUL SILE TV
La realtà veneta della logistica è assai frammentata, non c’è un centro come Milano in Lombardia, ci sono molti piccoli centri, un decentramento che determina unità produttive complesse con minimo personale. Questo rende più difficile l’azione
sindacale.
Quando questa avviene, a volte i padroni perdono la testa. E’ questo il caso. I lavoratori infatti avevano sin dall’inizio denunciato il fraudolento inquadramento come soci (non hanno mai avuto in mano regolamento e statuto, non c’è mai stata una assemblea della cooperativa, a cui adesso vorrebbero “invitarli”) e rivendicano il rapporto di lavoro come dipendenti, nonché eccependo interposizione fittizia di manodopera. Sanno benissimo la situazione: in caso di licenziamento avranno un Tfr ridicolo, nonché non avranno alcuna
possibilità di avere l’indennità di disoccupazione. Rischiano la fine che hanno fatto migliaia di altri immigrati della logistica cooperativa: fare l’elemosina ai parcheggi o davanti ai
supermercati.
Già a novembre in occasione del primo sciopero-confronto con la “cooperativa” che ha in gestione l’appalto della Fercam, il presidente di questa cooperativa aveva cercato lo scontro,
erano con lui 3 tipi loschi, ma la cosa non ebbe successo.
In seguito il ns.iniziale lavoro sindacale, divenne subito troppo incompatibile con la “gestione” di questa unità.
Quindi per Natale la “testa fine” di qualche consigliere ha pensato bene di proporre dei trasferimenti all’ultimo momento e senza alcuna indicazione pratica su dove dormire, sulle spese ecc., in altre regioni italiane, a 5 dei ns.iscritti. Questi trasferimenti erano anche la pensata iniziale per liberarsi delle persone scomode, poi rientrata, indirizzata inizialmente ad
altri due lavoratori.
Ora con la “penalizzazione” illecita ed illegittima e formalmente fuori dalle norme, dei Iniziano i provocatori licenziamenti di natura antisindacale alla Fercam di Casale sul Sile licenziato Sunil, lavoratore del Ceylon, con un licenziamento illegittimo che fa
riferimento al suo (motivato e documentato) rifiuto ad un pretestuoso e fasullo trasferimento, proposto solo ad alcuni ns.iscritti, a ridosso della fermata per le festività natalizie (l’unità Fercam è stata ferma dal 23 al 9 gennaio).
Licenziato con lo stesso motivo anche Abdel, lavoratore tunisino.

La Fercam spa ha compiuto un grave errore antisindacale proponendo (ed ottenendo in alcuni casi) di dare le dimissioni dalla ns.O.S. e presentando all’uopo dei moduli precompilati (con nemmeno il nome corretto della ns.O.S.) ai lavoratori che hanno subito la “offerta” di ritirarsi dal sindacato.
Senza questa grave azione antisindacale, di fatto subito dopo appoggiata con una pressoché deserta assemblea Cgil, dove il noto Bertocco aveva proposto la riduzione di orario collettiva
per “riduzione di lavoro”, la grande maggioranza dei lavoratori del Cobas sarebbe stata inattaccabile, dato che si erano iscritti alla ns.O.S. ben 14 sui 18 lavoratori del turno di
magazzino.

Il clima imposto da questi atti antisindacali in Fercam è un clima pesante, diremmo da imposizione da anni trenta. I ricorsi
d’urgenza che presenteremo saranno resi pubblici nei loro contenuti essenziali appena presentati. Sullo stesso fronte, abbiamo già 11 processi aperti contro la Quadrifoglio cooperativa ed aziende dove altri immigrati “facchini” davano la loro vita ai padroni per un
pugno di lenticchie. Intendiamo dare una risposta seria a questa provocazione padronale. Invitiamo le realtà autorganizzate del territorio trevigiano e veneto a contattarci ad esprimere solidarietà ed a dare la loro disponibilità ad un incontro su
questa vicenda che terremo al più presto a Mogliano Veneto (TV).

MODENA 21 Gennaio : Strage di Viareggio, Solidarietà a Riccardo Antonini

Strage di Viareggio
GLI INDAGATI PER LA STRAGE
LICENZIANO CHI RIVENDICA
VERITA’ E GIUSTIZIA
La strage di Viareggio avviene il 29 giugno del 2009 quando un treno, pieno di serbatoi di Gpl esplode nel centro città incendiando le case intorno alla stazione. Muoiono 32 persone. Da subito nasce un movimento popolare per rivendicare la verità sulla strage e giustizia nei confronti dei responsabili.
Riccardo Antonini, ferroviere, fa parte di questo movimento e per il suo impegno, per la sua abnegazione e la sua competenza viene eletto consulente tecnico delle parti civili nel processo che vede imputati tra gli altri Mauro Moretti, amministratore delegato delle Ferrovie.
Per Riccardo seguono minacce, intimidazioni e sospensioni dal lavoro fino al 7 novembre del 2011 quando Moretti e soci lo licenziano in tronco.
Solidarietà a Riccardo Antonini
Modena
Sabato 21 gennaio c/o Istituto Storico della Resistenza ore 16.00
Unità e solidarietà tra lavoratori
Nella lotta contro la crisi

A questo appuntamento sarà presente Riccardo Antonini al quale esprimiamo tutta la nostra solidarietà come la esprimiamo a tutti i parenti delle vittime della strage che attraverso la loro associazione non solo non hanno mai smesso di lottare per la verità e la giustizia per quanto avvenuto ai loro cari ma sono stati un esempio di mobilitazione nei confronti dei lavoratori colpiti dai licenziamenti e solidali con le popolazioni colpite da tragedie simili dove i responsabili sono rimasti impuniti.

Facciamo nostro il loro esempio!!
Costruiamo gli strumenti di difesa e di resistenza attraverso l’unità, la solidarietà e la mobilitazione

Alcuni operai Ferrari, Cnh, disoccupati, pubblico impiego, lavoratori cooperative, precari e pensionati – MODENA

contatti. 327 6705197 – 349 2901744

LETTERA APERTA A MAURO MORETTI

riceviamo e pubblichiamo
————————

LETTERA APERTA A MAURO MORETTI
Sono Andrea Maccioni. Forse il mio nome le dirà poco o niente. O forse lo collegherà all’immagine di quel ragazzo che da 28 mesi, insieme agli altri soci fondatori dell’Associazione “Il Mondo che Vorrei” ONLUS formata dai familiari delle vittime della strage di Viareggio del 29 Giugno 2009, gira l’Italia e manifesta con le foto di tre volti sorridenti appesi al collo. Quelli sono i volti di mia sorella e dei miei due nipotini che ho perso nella immane tragedia. Se li ricorda?
Lo chiedo, perché per molti è più facile abbassare lo sguardo quando mostro quella foto in occasioni di manifestazioni o dibattiti. Tre vittime innocenti che, insieme ad altre 29 persone, ho e abbiamo “semplicemente” perso quella maledetta notte. Notizia diventata quasi banale, direi quasi di poco scalpore, in una società dove perdere drammaticamente un proprio caro sembra essere diventato un comun denominatore che lega molti cittadini. Ma le nostre vittime rimuoiono altre cento, mille volte di fronte a decisioni come la sua.
Oggi, 7.11.11, appena terminato l’incidente probatorio tenutosi a Lucca, ha pensato bene di sferrare quello che io personalmente reputo un colpo basso, ossia inviare la lettera di licenziamento al Sig. Riccardo Antonini, consulente tecnico di parte civile nell’incidente probatorio per la strage di Viareggio. Una persona colta, riflessiva, disponibile e talmente coraggiosa da non sottomettersi al ricatto del licenziamento piuttosto di aiutare i familiari della strage di Viareggio. Da un lato il Sig. Antonini, per me e per noi Riccardo, con la sua onesta ricerca di verità, dall’altro il potere che con armi impari, vuole tapparci la bocca. Mi stupisco della sua scelta. Lei stesso, a Genova, dichiarò di essere come noi alla ricerca della verità. Perché allora la scelta di allontanare il Sig. Antonini, una persona che si batte per quello che anche lei sostiene appunto essere il suo stesso obiettivo? Viviamo in una società in cui le persone vengono valutate con pesi e misure diverse. Siamo stati costretti a sentire per esempio, che per l’Ing. Licciardello, consulente tecnico nominato dal GIP e pagato da RFI, non esiste sudditanza psicologica e quindi può continuare regolarmente a svolgere la sua attività. Nel caso del Sig.Antonini invece si ritiene necessario un suo annientamento.
Fosse stato Lei il giudice, l’Ing. Licciardello l’avrebbe “licenziato” dall’incarico? Non riesco a capire. L’unica cosa certa è che io sono stato costretto a giocare questa partita, anche se il mio sarà sempre il ruolo del perdente, qualsiasi sia il suo esito. Perché sono io ad aver perso Stefania, Luca e Lorenzo. Lei non ha perso niente. Siamo noi, familiari di 32 splendide persone, che nella tranquillità e sicurezza delle loro case sono state costrette a prendere un treno, senza pagare il biglietto, che li ha portati via per sempre.
Dopo il disastro di Crevalcore il Sig. Armando D’Apote dichiarò che le ferrovie italiane, nonostante la tragedia del 07.01.05, erano le più sicure d’Europa. Poi lei, Ing. Moretti, dichiarò la stessa cosa anche dopo il 29.06.09, nonostante la strage di Viareggio. Quanti “nonostante” dobbiamo ancora subire perché i nostri cari la smettano di essere uccisi? Provo tanta rabbia e tanto dolore dentro di me, ma nonostante tutto credo in un mondo migliore, e nutro la speranza di poter raccontare a chi è rimasto, che nel nostro mondo c’è ancora chi ha il coraggio di lottare onestamente per i valori in cui crede, e chi viene punito per le proprie colpe.
Pertanto Le chiedo di rivedere il Suo/Vs. provvedimento nei confronti del Sig. Antonini.
Spero in una Sua risposta, la meno retorica possibile, per favore.
In fede
Andrea Maccioni

LICENZIATO RICCARDO ANTONINI

C’è conflitto e conflitto … d’interesse (!)

Il conflitto vero

Si è concluso, dopo 8 mesi (7 marzo – 4 novembre), l’incidente probatorio. Una conclusione amara per i familiari delle vittime, per i superstiti, per i sopravvissuti al disastro ferroviario, per la città di Viareggio. Amara perché sono state “sovvertite” le regole, nel merito e nel metodo. Si è voluto a tutti i costi dare credito alla tesi dei due periti che a forare la cisterna da cui è fuoriuscito il Gpl, che ha provocato la strage, sia stata la piegata a zampa di lepre (parte del deviatoio), anziché il picchetto … Quella della piegata è tesi insostenibile da ogni punto di vista ma sostenuta dai due periti: il prof. Vangi che si occupava di incidenti ferroviari per la prima volta! e dall’ing. Licciardello che, in progetti di lavoro, percepisce una retribuzione da Rete ferroviaria italiana (Rfi), propriamente e direttamente interessata al quesito 14 su: picchetto o piagata a zampa di lepre.
Il Gip Silvestri ha rigettato la richiesta della Procura di sostituire i periti per incompatibilità o, meglio, per incompetenza e per evidente conflitto d’interesse. Secondo il Gip non vi è sudditanza psicologica. Esiste, comunque, al di là dell’aspetto c.d. psicologico un dato oggettivo: la “retribuzione economica” di Rfi come ha ammesso lo stesso ing. Licciardello.

… e quello non vero

L’Ad delle ferrovie, Moretti, si è finalmente deciso a licenziare il consulente tecnico Riccardo Antonini. Dopo 10 giorni di sospensione comminati ad agosto, si è passati al licenziamento senza preavviso per essersi “definitivamente compromesso il rapporto fiduciario”. Obbligo di fedeltà, riservatezza, fiducia, conflitto d’interesse (ora anche le “offese” al dottor Moretti) è quanto contestato a Riccardo. Addebiti pretestuosi e falsi. Con questo licenziamento hanno voluto, invece, negare il diritto di critica, di cronaca, di verità, di giustizia, di sicurezza rivendicato dai familiari delle vittime e dalla città di Viareggio. In questi mesi hanno usato un armamentario subdolo e provocatorio quale: intimidazioni, minacce, pressioni … fino al licenziamento per stravolgere l’iter processuale che, ad oggi, li vede indagati per la strage di Viareggio.
Consapevoli di chi e di che cosa abbiamo di fronte, dobbiamo essere più forti, uniti ed organizzati.

Lunedì 14 novembre ore 21.00
Assemblea-dibattito alla Croce Verde di Viareggio
per discutere ed organizzare iniziative adeguate alla gravità della situazione

Viareggio, 10 novembre 2011 – Associazione “Il mondo che vorrei”
-Assemblea 29 giugno – Comitato Avif

Fiat Alfa Romeo Pomigliano: Slai cobas sconfigge la linea dura di Marchionne sui licenziamenti

Fiat Alfa Romeo Pomigliano: Slai cobas sconfigge la linea dura di Marchionne sui licenziamenti

Venerdì 21 Ottobre 2011 12:38

LA FIAT COSTRETTA A REINTEGRARE AL LAVORO FRANCESCO MANNA E ROSARIO MONDA, DA ANNI FUORI DALLA FABBRICA E SENZA SALARIO NONOSTANTE RIPETUTE SENTENZE DELLA MAGISTRATURA CHE NE IMPONEVANO LA “REINTEGRA”: SIA PER OVVIARE AI PIGNORAMENTI ATTIVATI SUI CONTI CORRENTI FIAT DELLE SOMME DOVUTE AI DUE OPERAI CHE PER ELUDERE L’ UDIENZA DEL 1° DICEMBRE – E LA PROBABILE CONDANNA PER INOTTEMPERANZA DI SENTENZE DELLA MAGISTRATURA – FISSATA AL TRIBUNALE DI NOLA CON LA RICHIESTA DI “REINTEGRO COATTO CON L’EVENTUALE AUSILIO DELLA FORZA PUBBLICA” FATTA DAGLI AVVOCATI DELLO SLAI COBAS

Si tratta della prima significativa sconfitta di Marchionne: una importante vittoria dello Slai cobas che da forza e rilancia il contenzioso nazionale contro i licenziamenti politici e quelli “facili”” attuati dalla Fiat a piene mani in questi anni nelle fabbriche di tutta Italia e che sbaraglia l’illecita pretesa aziendale di disattendere l’esecuzione delle sentenze della magistratura.

Franco Manna e Rosario Monda (allora delle DHL poi reinternalizzata Fiat, che a differenza degli altri non erano ancora stati reintegrati al lavoro) sono 2 degli 8 operai licenziati per le assemblee del 2006 alla Fiat Pomigliano dove, con lo Slai cobas, oltre 4.000 operai nei due turni di lavoro contestarono a “muso duro” all’epoca siglato da FIOM-FIM-UILM-FISCMIC, accordo che già anticipava gli attuali contenuti autoritari del piano-Marchionne.

Ci sono voluti ben 5 anni di “lotta giudiziaria” e numerosi pronunciamenti di condanna della Fiat- in due livelli di giudizio – sia per comportamento antisindacale ex art. 28 dello Statuto dei lavoratori che nei “meriti individuali”, una querela depositata in gennaio 2011 dallo Slai cobas al Tribunale di Nola contro la Fiat per “inottemperanza degli ordini della magistratura”, vari sequestri operati dai legali dello Slai cobas per oltre 140.000 euro sui conti correnti Fiat ed altri ancora in corso, e una denuncia per “esecuzione coatta con la forza pubblica” per la reintegra in fabbrica dei due operai che si sarebbe dovuta discutere il prossimo 1 dicembre al Tribunale di Nola (giudice dell’esecuzione dott. Enrico Ardituro).

Nel frattempo, mentre si attende a giorni il pronunciamento del giudice del lavoro sulle cause in corso contro la discriminazione per la collocazione in cigs a zero ore degli iscritti allo Slai cobas già si preannunciano ulteriori e forti iniziative giudiziarie “di massa” con ricorsi congiunti lavoratori-sindacato contro la pretesa “selezione politica” già in atto nelle assunzioni da Fiat Auto alla newco di Fabbrica Italia e contro lo spettro dei licenziamenti.

Slai cobas Fiat Alfa Romeo e terziarizzate – Pomigliano d’Arco, 20/10/2011