ESPULSI DALLA CGIL DUE DIRIGENTI FIOM

cgil 111Riportiamo la seguente denuncia della Rete 28 aprile aggiungendo alcune nostre considerazioni:
1) questo ennesimo episodio attesta che la CGIL è irreversibilmente corrotta ed antioperaia,
2) se simili misure vengono prese verso i
dirigenti appena dissenzienti, possiamo immaginare il clima e le misure che l’apparato CGIL mette in
campo, in modo aperto o collaborando sotterraneamente con i padroni, le amministrazioni e la polizia, contro i semplici lavoratori (iscritti o meno) che dissentono dalla sua linea e dalle sue decisioni,
3) continuare a stare dentro la CGIL nonostante tutti i calci ricevuti, come fa Cremaschi ed altri della FIOM
e della ‘sinistra sindacale’, non è solo una manifestazione di scarsa dignità e consistenza politica ma, cosa
ben peggiore, è un aiuto sostanziale alla CGIL in quanto confondendo ed oscurando i rapporti reali
gli dà una copertura a ‘sinistra’ ed una parvenza di’sindacato dei lavoratori’.
Slai Cobas del Trentino
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Bellavita (FIOM): “GRAVISSIMA L’ESPULSIONE DI DUE DELEGATI FIOM!”

“La Commissione di garanzia Cgil (…)
ha decretato l’espulsione di due compagni dal sindacato. Andrea Berruti e
Francesco Doro, componente del Comitato centrale Fiom, della Rete28Aprile.”
“Due delegati Fiom, accusati di lesa maestà per aver espresso sui social
network e nella vita dell’organizzazione giudizi critici sulla Cgil. Un
fatto di una gravita’ inaudita che non abbiamo alcuna intenzione di
sottacere. E che non accettiamo.”
“iene colpito il diritto concreto al dissenso interno ed esterno
all’organizzazione. Si colpiscono compagni attivi nelle lotte, nelle
vertenze, che da sempre hanno messo al centro gli interessi dei
lavoratori,non i propri.”
“Invitiamo i lavoratori e le lavoratrici, i delegati e tutti i quadri
sindacali a manifestare forte ed esplicito dissenso per questo inaccettabile
atto d’autoritarismo teso a occultare l’incapacità dei gruppi dirigenti di
rispondere ai bisogni dei lavoratori. Ai compagni va tutta la nostra
solidarietà. Martedi 5 saremo a Padova per denunciare la gravita’ di quanto
accaduto.”

http://www.rete28aprile.it

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LA FIAT E E LA FIOM : LANDINI SI LIMITA A SOLLECITARE GIUSTIZIA PER I “SUOI 19” E CONSENTE ALLA FIAT DI SPOSTARE L’ATTENZIONE DA UN ANNUNCIATO DISASTRO INDUSTRIALE AD UNA “MERA QUESTIONE GIURIDICA DI DIRITTO SINDACALE”

landini 111MARCHIONNE DISSE CHE FABBRICA ITALIA DOVEVA IMPEDIRE I LICENZIAMENTI IN FIAT GROUP MENTRE OGGI DICE CHE E RITORNA A FIAT GROUP PER IMPEDIRE I LICENZIAMENTI IN FABBRICA ITALIA

LANDINI SI LIMITA A SOLLECITARE GIUSTIZIA PER I “SUOI 19” E CONSENTE ALLA FIAT DI SPOSTARE L’ATTENZIONE DA UN ANNUNCIATO DISASTRO INDUSTRIALE AD UNA “MERA QUESTIONE GIURIDICA DI DIRITTO SINDACALE”

Dopo aver preso tutti per i fondelli oggi : il fatto è che stavolta Marchionne & Soci sono stati costretti a ‘rimetterci la faccia”, questo perché nello scorso settembre il Tribunale di Torino, su ricorso Slai cobas, si è chiaramente pronunciato sul diritto di tutti i lavoratori di FIAT GROUP Pomigliano ad essere assunti in Fabbrica Italia entro il 13 luglio 2013, data della scadenza della cassa integrazione per la ‘cessazione dell’attività’ del vecchio stabilimento. Il fatto è che oggi la Fiat è , tra altro, da un lato dallo Slai cobas e dall’altro dalle mogli degli operai organizzate in Comitato che hanno già indetto un’assemblea nazionale per la ‘data strategica’ del prossimo 1° maggio a Pomigliano. Con questi presupposti, il fallimento di Fabbrica Italia ed il persistere della cassa integrazione ‘senza futuro’ per tutti gli oltre 5.000 lavoratori (FIP-FGA-INDOTTO) sommandosi al pericolo licenziamento dal prossimo 13 luglio degli oltre 2.000 addetti a FGA/INDOTTO avrebbe innescato la deflagrazione di una vera e propria a Pomigliano ed in Campania, nonché giudiziaria con migliaia di ricorsi dei lavoratori: è per questo che Marchionne è stato costretto a fare il repentino voltafaccia!

Non aiutano i lavoratori le strategie di bottega della FIOM e gli appelli elettorali di Landini che, per calcolate esigenze di “immagine” (e indotta strumentalizzazione elettorale) mira a rappresentare come “questione di pochi una questione di tutti” e che riguarda oltre 5.000 addetti: altro che 19, ai quali va comunque tutta la nostra solidarietà.
Slai Cobas

ACCORDI SEPARATI – CCNL METALMECCANICI: QUELLO CHE LA FIOM NON DICE AI LAVORATORI !!!

ACCORDI SEPARATI – CCNL METALMECCANICI:
QUELLO CHE LA FIOM NON DICE AI LAVORATORI !!!
L’11 gennaio a Cervia la FIOM, con la piena approvazione della Camusso, ha stilato una Carta in cinque punti da sottoporre al voto degli operai metalmeccanici. Se la tesi di fondo è che i problemi dei metalmeccanici nascerebbero dalla logica degli accordi separati, i cinque punti proposti insistono, spesso in modo inconsistente e confuso, su questioni di relativa rilevanza nascondendone altre più preoccupanti.
La tesi del carattere antioperaio degli accordi separati mentre coglie effettivamente un aspetto reale, sposta però l’attenzione dei lavoratori dal problema di fondo, di carattere complessivo, rappresentato dal salto di qualità delle offensive padronali e governative, supportate dai sindacati confederali CSIL, UIL e CGIL, rappresentato dagli accordi interconfederali del 28 giugno 2011 recepiti in legge dall’art.8 della Legge 148/2011.
Questi accordi infatti pongono le premesse:
– per derogare in peggio i contratti nazionali e la legislazione vigente in materia del lavoro,
– per introdurre un sistema di contrattazione che privilegia maggiormente quella di secondo livello con ulteriori esiti di frammentazione della condizione normativa ed economica dei lavoratori del medesimo settore,
– per affossare i diritti sindacali residui dei cobas e dei sindacati di base e di classe, mirando alla loro esclusione dalle elezioni delle RSU e mirando a precludere loro il diritto di sciopero,
– per sancire a posteriori la piena legittimità di quanto messo in atto dalla FIAT con le varie fasi precedenti al 2011 dell’operazione Marchionne e quindi per legittimare la stessa logica degli accordi separati.
Proprio a questi accordi antioperai e liberticidi, rivendicandone una celere ed integrale attuazione, si è richiamata in questi mesi la FIOM nei confronti di FEDERMECCANICA (nota1).

L’11 settembre la FIOM ha proposto a FEDERMECCANICA un “ACCORDO UNITARIO PER IL LAVORO E PER UN’INDUSTRIA DI QUALITA’ AMBIENTALMENTE SOSTENIBILE”.

In questa proposta di accordo la FIOM afferma: “…L’impegno a favorire tramite accordi la difesa e o la crescita dell’occupazione agendo sulla riduzione e rimodulazione degli orari anche con l’uso prioritario dei contratti di solidarietà…Definire un’apposita intesa che favorisca il ricorso all’apprendistato ed a piani strutturali di formazione in azienda a partire da quelle interessate a processi di investimento e di riorganizzazione… Si attivi un confronto tra le parti istitutive di Cometa per discutere anche con il Governo del possibile utilizzo delle risorse del fondo pensione anche al fine di processi di investimento e d innovazione del nostro sistema industriale. Utilizzare questo accordo per applicare le regole della certificazione e misurazione della rappresentanza previste dall’accordo del 28 giugno al fine di dare stabilità al sistema di relazioni sindacali sia a livello nazionale che aziendale” (nota2)

La FIOM dunque è arrivata a proporre a FEDERMECCANICA persino la possibilità di dirottare i fondi pensione sugli “investimenti” !!! Non solo ma la stessa FIOM che dice di voler salvaguardare la sanità pubblica ha continuato a riproporre in questi mesi anche la linea dei fondi sanità integrativi nella contrattazione di secondo livello (nota3) !!!

Questo tipo di logica è anche quello che ha portato all’accordo del settore chimico-farmaceutico nel quale le associazioni sindacali degli imprenditori ed i sindacati confederali (Filctem-Cgil, Femca-Cisl, Uilcem-Uil), hanno siglato il 22 settembre un’ipotesi di accordo per il rinnovo del contratto collettivo di categoria, che riguarda circa 200.000 dipendenti, e dove tra l’altro: si garantisce alle “imprese in difficoltà” la possibilità di posticipare con accordo aziendale le decorrenze delle singole tranches di aumento contrattuale fino ad un massimo di sei mesi; dove si delega “alle parti aziendali, interessate a sostenere o migliorare la competitività dell’impresa o la sua occupazione”, la possibilità di realizzare, “con accordi diretti o con l’assistenza delle strutture territoriali imprenditoriali e sindacali, specifiche intese temporanee modificative della regolamentazione contrattuale nazionale” (nota4)

Inoltre è quella logica che sta caratterizzando la proposta CGIL di modifica del modello di contrattazione. Il 10 e l’11 dicembre si è svolto a Milano infatti un seminario con tutti i vertici della CGIL , i segretari generali delle federazioni di categoria e delle strutture regionali. L’idea di fondo potrebbe essere quella di ridimensionare il contratto nazionale demandando al secondo livello, aziendale o territoriale che sia, alcune importanti partite, come l’orario, l’organizzazione del lavoro, l’inquadramento. Elena Lattuada, segretaria confederale della Cgil, responsabile della contrattazione, ha affermato la necessità di “Modificare in profondità il sistema di contrattazione, senza però abbandonare le linee guida che abbiamo già stabilito con l’accordo interconfederale del 2011. Dando pesi diversi ai vari livelli di contrattazione. Rinviando alla sede aziendale, al secondo livello di contrattazione, materie come la gestione degli orari, la classificazione, l’organizzazione del lavoro, la gestione delle flessibilità….Penso che Cisl e Uil abbiano questa stessa urgenza”(nota 5).

Come Slai Cobas siamo pronti a confrontarci unitariamente con la FIOM in tutte le situazioni aziendali al fine di verificare la possibilità di operare congiuntamente sul terreno della difesa e della salvaguardia degli interessi operai, ma non saremo mai disposti a sostenere la FIOM nella sua politica di collaborazione con gli interessi padronali e nella sua pretesa di supportare e legittimare la logica antioperaia, liberticida e fascisteggiante degli accordi interconfederali (CGL-CISL-UIL) del 28 giugno 2011. In questo quadro riteniamo che la Carta di Cervia sia un modo per cercare di legittimare, con una parvenza di consenso operaio, la sostanza della disastrosa linea politica della FIOM, per nascondere i veri problemi e per continuare a fare confusione tra i lavoratori. Ai lavoratori della FIOM possiamo solo chiedere di rompere con queste logiche, di uscire dalla CGIL e di lavorare per la costruzione di un nuovo sindacato di classe.

SLAI COBAS DEL TRENTINO

http://www.slaicobastrentino.wordpress.com slaicobastrentinomail.com cell.3482448231

(nota 1) Comunicazione FIOM a Federmeccanica Prot: 2136/12/ML/pa 12 luglio 2011 Comunicazione FIOM a Federmeccanica Prot: 2193/12/ML/pa 17 luglio 2011 – http://www.fiom.cgil.it/ccnl/industria/2012/12_mobilitazioni_ccnl/materiali/12_07-carteggio_fiom federmeccanica.pdf
(nota 2) http://www.coordinamentorsu.it/doc/altri2012/2012_0925_lettere_fiom.pdf
(nota 3) Volantone nazionale FIOM, 31 ottobre 2012 http://www.fiom.cgil.it
(nota 4) “Industria chimica, intesa sul rinnovo del c.c.n.l. Stop agli aumenti per le imprese in crisi” di Pietro Zarattini – http://www.ipsoa.it/News/industria_chimica_intesa_sul_rinnovo_del_c_c_n_l_id1095692_art.aspx
(nota 5) http://www.ildiariodellavoro.it/adon.pl?act=doc&doc=46125

ESPONENTE FIOM ARRESTATO: RICEVEVA TANGENTI PER TENERE PASSIVI I LAVORATORI E FAVORIRE EROGAZIONE CIG

fiom caserta 111da Contropiano
Martedì 29 Gennaio 2013
Un noto sindacalista del casertano, esponente di spicco di quella stessa FIOM, che per tanti militanti e tanti lavoratori, ancora oggi rappresenta la proposizione immaginaria di un’organizzazione di classe e conflittuale, è stato arrestato per “estorsione” ai danni di alcuni imprenditori, per aver incassato, secondo le tesi dell’autorità giudiziaria, ben 20.000 euro, quale vera e propria tangente versata per “tenere buoni i lavoratori e favorire l’accesso allo strumento della cassa integrazione in deroga”. Si tratta di un nome molto conosciuto localmente: Angelo Spena.

Da quanto si legge dagli atti alla base dell’accusa e dalle indagini svolte dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere, questi avrebbe chiesto il pagamento di tale somma ad un’impresa nautica di Bagnoli, ora fallita, al tempo dei fatti, in cassa integrazione, denominata “Mano Marine”, proprio per “ammorbidire” lo stato di agitazione proclamato dagli operai, preoccupati per la salute economico-finanziaria della stessa ditta.

Come se ci fosse bisogno di qualche altro elemento per aggravare il contesto, va rilevato che lo stesso Spena, depositava, sempre secondo le tesi accusatorie, ben 16.000 euro, provenienti dalla presunta “mazzetta” presso il proprio ufficio nella Camera del Lavoro di Caserta della CGIL in via Verdi, sede storica per il movimento operaio in “Terra di Lavoro” (ndr, la provincia di Caserta); proprio in questa sede infatti, gli agenti della Polizia di Stato, irrompevano, in maniera inusitata e creando non poco imbarazzo tra tutti i lavoratori dell’organizzazione sindacale, nella giornata del 26 gennaio 2013, sequestrando, nell’ufficio dello stesso sindacalista, somme pari, come su detto, proprio a 16.000 euro.

http://www.casertaweb.com/articoli/20352-arrestato-sindacalista-della-fiom.asp
Arrestato sindacalista della Fiom
Chiedeva soldi per ammorbidire proteste

26.01.13 Napoli – Una tangente di 20mila euro (in varie tranche) per ammorbidire lo stato di agitazione dei lavoratori, chiesta da un rappresentante sindacale della Fiom di Caserta a un imprenditore del settore nautico, con l’azienda in cassa integrazione: queste le accuse mosse dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere (Caserta) nei confronti del sindacalista della Fiom Angelo Spena, finito oggi agli arresti domiciliari. Spena, ex segretario provinciale della Fiom di Caserta, ricopriva la carica di funzionario del sindacato dei metalmeccanici e di componente del direttivo regionale campano della Fiom e della Cgil.

Pomigliano, 4 operai incatenati ai cancelli della Fiat

DIRE AGENZIA DI STAMPA QUOTIDIANA POLITICA
pomigl 111
25-01-2013 di Adriano Gasperetti

ROMA – Momenti di tensione davanti ai cancelli dello stabilimento Fiat di Pomigliano. È infatti in corso una manifestazione di Slai Cobas e Fiom (ma i partecipanti interpellati telefonicamente dalla DIRE sottolineano che vogliono rappresentare tutti i lavoratori, per questo non hanno esposto bandiere sindacali), in tutto un centinaio di persone, che stanno protestando “contro i pesanti tagli occupazionali prospettati previsti dal luglio 2013, data della scadenza della cassa integrazione”.

Quattro militanti Fiom, tra cui una donna, hanno deciso di incatenarsi ai cancelli dello stabilimento. “Ci sono diversi motivi che ci hanno spinti a questo gesto- dice un operaio, Mimmo Loffredo, all’agenzia DIRE- C’e’ una sentenza del giudice che dice che noi che siamo fuori non possiamo piu’ essere riassunti, ora la Fiat ha anche avuto il via libera per partire con la mobilita’. Chiediamo ai sindacati delle risposte, vogliamo rientrare in fabbrica. Noi delle proposte le avanziamo, per noi la prima cosa da fare e’ mettere in campo una rotazione, magari di contratti di solidarieta’, almeno per rientrare in fabbrica. Poi vogliamo capire il futuro industriale dell’azienda, per noi la sola Panda che si produce qui non puo’ bastare. Questo gesto di incatenarci e’ dovuto al fatto che dei 2.000 che sono fuori ormai non se ne parla piu’. Non dimentichiamoci poi dei problemi che sta incontrando tutto l’indotto, ci sono anche fabbriche che stanno chiudendo. Le difficolta’ sono enormi. È evidente che il progetto Fabbrica Italia non ha risolto alcun problema”.

Sui tempi Loffredo e’ chiaro: “Stiamo aspettando risposte, vogliamo un’assemblea pubblica in cui parlare di questo tema. Chiediamo anche un intervento della politica: molti nei giorni scorsi si sono affannati ad applaudire alle parole di Marchionne, intanto ci sono persone che restano senza lavoro”. Intanto giovedi’ prossimo il comitato delle mogli degli operai di Pomigliano sara’ a Melfi per volantinare in favore di un appello unitario agli operai della Sata: “O ci mettiamo tutti quanti insieme per essere tutti quanti piu’ forti o saremo in balia degli specchietti per le allodole usati dalla Fiat coi suoi fantomatici piani per chidere le fabbriche e delocalizzare”. Scrive lo Slai: “Prepariamoci al peggio: a luglio e’ prevista la scadenza della cassa integrazione per cessazione dell’attivita’ produttiva di Fiat Group Pomigliano e di oltre 2.000 lavoratori della fabbrica nonche’ del collegato indotto. Se non ci muoviamo, bene e per tempo, il conseguente dimezzamento degli organici rendera’ ‘tutti’ gli oltre 5.000 lavoratori ‘piu’ deboli'”. Lo Slai cobas “e’ impegnato a costruire una grossa assemblea nazionale a Pomigliano, il prossimo 1 maggio, con interventi dei sindacati internazionali, ed aperta a tutte le forze sindacali, sociali e politiche disponibili”.

COMUNICATO STAMPA: FIAT POMIGLIANO PRESIDIO SLAI COBAS – FIOM

Comunicato stampa

FIAT POMIGLIANO / TENSIONE AI CANCELLI AL PRESIDIO SLAI COBAS – FIOM

4 MILITANTI DELLA FIOM (MA SENZA BANDIERE SINDACALI, SI INCATENANO AI CANCELLI IN SEGNO DI PROTESTA CONTRO I PESANTI TAGLI OCCUPAZIONALI PROSPETTATI PREVISTI DAL LUGLIO 2013 DATA DELLA SCADENZA DELLA CASSA INTEGRAZIONE

VOLANTINAGGIO SLAI COBAS AL CAMBIO TURNO (DALLE 13.30 ALLA 14.00)

GIOVEDI’ PROSSIMO IL COMITATO DELLE MOGLI DEGLI OPERAI DI POMIGLIANO A MELFI PER VOLANTINARE UN APPELLO UNITARIO AGLI OPERAI DELLA SATA: “O CI METTIAMO TUTTI QUANTI INSIEME PER ESSERE TUTTI QUANTI PIU’ FORTI O SAREMO IN BALIA DEGLI SPECCHIETTI PER LE ALLODOLE USATI DALLA FIAT COI SUOI FANTOMATICI PIANI PER CHIDERE LE FABBRICHE E DELOCALIZZARE

IN PREPARAZIONE L’ASSEMBLEA NAZIONALE DEL 1° MAGGIO A POMIGLIANO PROPOSTA DALLE DONNE OPERAIE CON LA PRESENZA DEI SINDACATI INTERNAZIONALI ED APERTA A TUTTE LE FORZE SINDACALI SOCIALI E POLITICHE DISPONIBILI. A LUGLIO E’ PREVISTA LA SCADENZA DELLA CASSA INTEGRAZIONE PER CESSAZIONE DELL’ATTIVITA’ PRODUTTIVA DI FIAT GROUP POMIGLIANO ED I PRIMI 2.000 LAVORATORI SARANNO A CONCRETO RISCHIO LICENZIAMENTO ASSIEME A QUELLI DELL’INDOTTO. ORGANIZZARE DA SUBITO LA PROGRESSIONE DELLA MOBILITAZIONE PER TROVARCI PER TEMPO E PREPARATI AL DISASTRO INDUSTRIALE E SOCIALE CHE SI PROFILA A POMIGLIANO, POI A MELFI, CASSINO E NEL RESTO DELLE FABBRICHE FIAT.

Slai cobas fiat Alfa Romeo e terziarizzate – Pomigliano d’Arco, 25/1/2013

Cosa sta diventando la Fiom?

riceviamo/pubblichiamo

da Contropiano Giovedì 13 Dicembre 2012
Cosa sta diventando la Fiom?

I segnali cominciano ad essere numerosi. La credibilità della Fiom di Landini scricchiola in più punti. La normalizzazione interna, il clima elettorale e la smania di rientrare in gioco sul piano politico e contrattuale fanno ingranare la marcia indietro ad un sindacato che ha alimentato e deluso molte aspettative.

Una delegata e dirigente Fiom della provincia di Lecco spiega in una lettera pubblicata su Contropiano perchè ha dato le dimissioni ed è passata all’Usb. Altri sei lavoratori e delegati della Sircatene hanno fatto altrettanto. “Delude ognuno di noi, vedere l’attuale funzione dei sindacati, come “trampolino” per il politico di turno che garantisce quei così tanto desiderati “5 minuti” di visibilità alle organizzazioni Cgil-Cisl-Uil” scrive Daniela, la ex delegata Fiom. “Sono dell’avviso che un sindacato non deve mai rincorrere il politico di turno, ma rispondere solo ai bisogni di chi rappresenta, mantenendo sempre un’indipendenza politica nei confronti di tutti. Per queste ragioni consegno, irrevocabilmente le dimissioni, con effetto immediato, dal Direttivo Provinciale Cgil Lecco, dal Direttivo Provinciale Fiom Lecco, dalla vice presidenza del Direttivo Fiom Lecco e la disdetta Sindacale all’organizzazione cui faccio parte (Fiom)”.

Un’altra nota dolente è quella segnalata da un intervento di Sergio Bellavita, ex membro della segreteria della Fiom recentemente defenestrato da Landini per le sue posizioni, come noto, vicine a quelle di Cremaschi. Bellavita aveva chiesto con un ordine del giorno che la Fiom prendesse posizione contro il decreto del governo sull’Ilva, ma il risultato è stato esattamente l’opposto.

“L’approvazione di un ordine del giorno presentato dalla segreteria nazionale di assenso al decreto salva-Riva è un fatto di una gravità assoluta nella lunga storia della Fiom. Molto più grave di una sbagliata politica contrattuale, di un brutto accordo. Il rifiuto della maggioranza Fiom a esprimere un giudizio netto di contrarietà ad un decreto violentemente lesivo del diritto alla salute, alla sicurezza di lavoratori e cittadini a tutto vantaggio della banditesca proprietà dei Riva, testimonia la totale dicotomia e incoerenza tra la costante declamazione di un nuovo modello di sviluppo e una pratica concreta che nei fatti difende il modello di sviluppo esistente. Il Governo decreta, d’urgenza, che si può uccidere e inquinare per il supremo interesse nazionale dell’acciaio e dell’occupazione. Un decreto di guerra” scrive Bellavita sottolineando che “E’ stato Marchionne il primo a chiedere di indossare l’elmetto a tutti noi. Ora è Monti a farlo. Da una parte si aumentano gli orari, saltano le pause, si intensificano ritmi e carichi di lavoro dall’altra si legalizza l’omicidio. Uno in nome della produttività e della competitività, l’altro in nome del profitto e dell’occupazione. Quando il Governo Berlusconi legiferò a sostegno degli accordi di Pomigliano e Mirafiori legalizzando con l’art.8 le deroghe di legge, si gridò giustamente allo scandalo e si dichiarò battaglia. Ora la Fiom sostiene un decreto persino più grave nel silenzio quasi generale. La debacle della sinistra politica e sociale è tutta qui”.

Ed è una debacle politica e sindacale alla quale difficilmente si può porre rimedio con le apparizioni televisive alla trasmissione di Santoro, una trasmissione – ad esempio – che è riuscita a mandare delle immagini di una manifestazione dell’Usb con i lavoratori dell’Ilva di Taranto facendo sparire… gli striscioni e le bandiere della Usb. Una omissione di “servizio pubblico” e di comodo che non ha impedito e non sta impedendo a tanti delegati e lavoratori della Fiom di guardarsi intorno e di optare per un sindacato conflittuale piuttosto che in via di appiattimento sulle molte varianti del centro-sinistra che si appresta ad andare a governare sulla base dell’agenda Monti e dei diktat della troika. I contraccolpi del durissimo scontro con il modello Marchionne ci sono stati. Il padrone sempre padrone è, Federmeccanica non fa sconti perchè può contare su un governo molto amico, ma l’idea di un ritorno alla concertazione come ai vecchi tempi potrebbe essere una illusione fatale per la Fiom di Landini che pure per un anno e mezzo ha alimentato le aspettative e il rispetto di molti ed ora sembra più incline a sfornare delusioni.