esposto penale contro la Fiat

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Piano Marchionne : VOGLIONO FAR DIVENTARE POMIGLIANO COME ALCATRAZ …

Sindacato dei Lavoratori Autorganizzati Intercategoriale S.L.A.I. cobas ai lavoratori Fiat Pomigliano

VOGLIONO FAR DIVENTARE POMIGLIANO COME ALCATRAZ … NESSUN CONSENSO PER NESSUNA PALLA AL PIEDE…!!

Con accordo sindacale vogliono ridurre in schiavitù i lavoratori ed hanno la faccia tosta di chiedergli di mettere da soli la testa nel cappio per suicidarsi! Se qualcuno ricorda i “corsi disciplinari del 2008” con i vigilantes con il fiato sul collo dei lavoratori che non potevano né parlare tra loro né andare al cesso senza il consenso del capo, né rimanervi più di 5 minuti, sappia che quello era solo di quanto oggi pretende Marchionne. Con questo accordo infame non si potrà più nemmeno respirare, ma solo lavorare a condizioni indegne, né fare sciopero per ribellarsi, né tanto meno ammalarsi. Con i 18 turni si stravolgerà l’intera vita lavorativa, sociale, affettiva a relazionale dei lavoratori e delle loro famiglie. I sindacati cosiddetti confederali (ma ormai a tutti gli effetti sindacati gialli) che da una vita stanno “cazzo e cucchiara” con la Fiat e che hanno ancora le mani spellate per gli applausi al ‘piano Marchionne’, oggi non solo sono tutti complici del tentativo di mettere i lavoratori sotto ricatto, ma vorrebbero sfilarsi addirittura dai guai che hanno combinato scaricando – con codardia – ogni responsabilità sui lavoratori. Qualcuno ancora pretenderebbe di conservare quella “verginità da baldracca” (l’immagine virtuale di sindacato intransigente che non si piega davanti al padrone!) che a malapena ingannerebbe solo qualche ‘pivello di primo pelo’… ma non certo gli operai ! Ancor peggio è che “Lorsignori” (aziendali e non, e tutti quanti insieme indipendentemente dai bisticci da “ladri di Pisa”) si apprestano a contro-riformare con un vero golpe lo Statuto dei Lavoratori, le leggi a tutela dei diritti dei lavoratori e quelli sindacali, la democrazia e la stessa Costituzione. E questo in maniera eversiva e reazionaria, non solo per i lavoratori di Pomigliano ma per tutti i lavoratori sia pubblici che privati. E a chi continua pelosamente a giustificarsi con la “globalizzazione” ricordiamo che civiltà vorrebbe la ‘parità al meglio e non in pejus’ dei diritti per tutti i lavoratori e non viceversa. Nell’invitare alla massima vigilanza e mobilitazione tutti i lavoratori di Fiat Pomigliano, terziarizzate e indotto, lo Slai cobas ritiene che l’accordo-capestro di Pomigliano resta accordo non esigibile senza alcuna tenuta sindacale né giuridica perché i diritti individuali dei lavoratori derivano da normative legali e costituzionali superiori a quelle degli accordi sindacali ma anche perché da un anno è decaduta la rappresentanza sindacale di fabbrica, e quindi non si potranno limitare o sanzionare le iniziative sindacali, di sciopero e/o giuridiche attuate dai sindacati non firmatari presenti in fabbrica con propria componente RSU.

 per organizzare ogni opportuna iniziativa per delegittimare questo infame accordo

ASSEMBLEA PUBBLICA A POMIGLIANO

 sabato 19 giugno – ore 9.30 – Centro Anziani – Piazza Mercato Slai Cobas Fiat Alfa Romeo Pomigliano, 15/6/2010 – http://www.slaicobas.it

Piano Marchionne : lettera aperta del coordinatore nazionale di Slai cobas ai segretari generali di FIM-FIOM-UILM

Trattativa Fiat: lettera aperta del coordinatore nazionale di Slai cobas ai segretari generali di FIM-FIOM-UILM a proposito dell’irricevibile “piano Marchionne”

Raccomandata a mezzo fax

a Giuseppe Farina

Segretario generale

FIM-CISL

ROMA

fax: 06/85262464

a Maurizio Landini

Segretario generale

FIOM-CGIL

p.c. a Gianni Rinaldini

ROMA

fax: 06/85303079

a Rocco Palombella

Segretario generale

UILM-UIL

ROMA

fax: 06/85262203

Al di là degli inauditi e gravi contenuti di forte “inciviltà sociale” che permeano la filosofia industriale della Fiat ed il cosiddetto “piano Marchionne” per il settore auto e per Pomigliano e con cui l’azienda, mediante un intollerabile ricatto – irricevibile per ogni sindacato degno di questo nome – e l’uso terroristico della crisi, si appresta a lucrare nuovi e ricchi profitti, e multimiliardari finanziamenti pubblici, ancora e come al solito e questa volta ad irreversibile danno e discapito dei lavoratori e della collettività.

Al di là del fatto che la nuova organizzazione del lavoro, degli orari e dei turni proposta dalla Fiat non solo è impraticabile ma è tecnicamente “irrazionale ed inutile” se riferita agli obiettivi produttivi dichiarati dalla stessa azienda in quanto, ad oggi, è tecnicamente impossibile prevedere ciò che il mercato assorbirà tra quattro anni, e ciò ancor di più in tempi di crisi a carattere globale e strutturale.

Al di là del fatto che per produrre una Panda occorre circa un terzo della forza lavoro necessaria a produrre un’Alfa Romeo per cui, nell’improbabile caso, a Pomigliano, per 270 mila vetture/anno basterebbero gli attuali 2 turni lavorativi su 5 giorni settimanali e “sopravanzerebbero” addirittura gli organici, divenendo di fatto “inspiegabile” la pretesa aziendale dei 18 turni. Pretesa che, se ce ne fosse ancora bisogno, evidenzia appieno la scelta di mera strumentalizzazione politica messa in atto dalla Fiat per acquisire l’azzeramento di ogni normativa legale, contrattuale e di democrazia rendendo i diritti dei lavoratori quali “variabili dipendenti dalle prevalenti necessità dell’impresa”, il tutto formalizzato con un bell’accordo sindacale, naturalmente in pejus, siglato a firme congiunte o separate che siano.

 

Al di là che la Fiat sta truccando i dati di una futura ripresa e millantando addirittura la “bufala” del supposto raddoppio della produzione in Italia – che dovrebbe arrivare a “ben” 1.400.000 veicoli previsti per i prossimi anni (sic) – fingendo di dimenticare che appena pochi anni fa di veicoli ne produceva 1.500.000: produzione poi colata a picco in questi anni con una cassa integrazione senza fine per la delocalizzazione produttiva all’estero e la chiusura-smantellamento di intere produzioni e fabbriche, dall’Alfa di Arese (regalata all’epoca da Prodi alla Fiat ed imposta ai lavoratori di Pomigliano con un referendum sindacale truccato e schede false immesse nelle urne e da sindacalisti di FIOM-FIM-UILM, misfatto di cui ancora oggi esistono incontrovertibili prove), alla Fiat di Termini Imerese (per venire ai nostri giorni), mentre già chiede qualche altro anno di cassa integrazione a Pomigliano aggiuntivo della cassa prevista a tutto il 2010.

Al di là che alla Fiat Pomigliano esiste una abnorme incidenza alle carrozzzerie (il 90%) di gravi ed invalidanti patologie muscolo scheletriche da sforzo ripetuto di evidente natura professionale e la riduzione delle pause con l’innalzamento dei ritmi e lo stress correlato ai 18 turni inciderebbe negativamente ed insopportabilmente – come già avviene dovunque per tutti i lavoratori costretti alla flessibilità disumana tipo “Melfi e 18 turni”, stavolta addirittura peggiorata come richiesto dalla Fiat – sulla tenuta psico-fisica degli addetti alle catene di montaggio con disastrose conseguenze epidemiologiche di media prospettiva.

Al di là che, in sintesi, la Fiat si appresta nella prospettiva, a Pomigliano, semplicemente a fare quello che ha sempre fatto, e cioè massimizzare la saturazione degli impianti, dei ritmi di lavoro e della flessibilità per fare più produzione per meno mesi all’anno. e per i restanti toccherà ancora pagare a Pantalone: cassa integrazione, tagli occupazionali e produttivi, chiusure e ridimensionamenti produttivi ed impiantistici ancora pagati da finanziamenti pubblici.

Al di là che non può presentare alcun benché minimo margine di credibilità un supposto ed improbabile “rilancio produttivo ed occupazionale” (sic) basato di fatto su logiche speculative di macelleria industriale e sociale simili a quelle che hanno portato al disastro la Grecia, con i responsabili del disastro che ancora continuano ad intascare lauti profitti sottratti al lavoro dipendente ed alla collettività come ha fatto la Fiat in questi anni ed ancora continua richiedendo la copertura per accordo ai sindacati.

Ma come, a nome di chi, e con quale mandato si può presenziare alla “trattativa” Fiat quando da un anno, a Pomigliano, non si rinnovano le RSU e quindi e di fatto è inesistente il sindacato di fabbrica? E’ evidente che a Marchionne servono ‘sindacati fantasma per firmare accordi fantasma’, da cui la richiesta aziendale di andare in tempi brevi a ‘referendum sindacale fantasma’ – nei fatti destinato ancora una volta ad essere truccato visti i grossi interessi in campo – tra i lavoratori: ma quale valore potrà avere alcun accordo sindacale mancante dell’organizzazione sindacale di fabbrica (e quindi di mandato sindacale) e di alcun mandato dei lavoratori? Basti ricordare che, nelle ultime assemblee generali, il 20/5/2010, l’intera fabbrica si è pronunciata – nessun contrario, nessun astenuto e con voto palese per alzata di mano – per la irrimediabile bocciatura del ‘piano Marchionne’ ritirando inoltre, se ancora ce ne fosse bisogno, il mandato a trattare ai sindacati fino al rinnovo delle RSU, sindacati di fatto oggi non presenti in fabbrica in quanto è decaduto da un anno il loro mandato rappresentativo. né lo si vuole rinnovare (per evidenti motivi).

Intollerabile è che la Fiat pretende (e ci riesce) di dettare la proprie condizioni per Pomigliano a Fim-Fiom-Uilm che, per il solo fatto di presentarsi alla trattativa, già la legittimano di fatto e politicamente nelle sue intollerabili pretese, e ciò al di là dei distinguo di forma tra le varie sigle.

 

Ma, ancor più intollerabile è il fatto che la Fiat ha proposto e ottenuto l’avvio di una “trattativa quadro” di stampo classista e destinata a riscrivere e contro-riformare in maniera autoritaria l’insieme delle relazioni industriali in Italia.

In questo senso le deroghe contrattuali e di legge (inclusive, ad esempio su orari e straordinari, delle normative europee) in materia di orari, turni, ambienti di lavoro, ritmi, pause, mensa, straordinari, cassa integrazione, decurtazioni del pagamento della malattia con commissioni di azienda-sindacati in sostituzione dei medici, liberalizzazione discrezionale dello straordinario, la inaudita regolamentazione autoritaria del diritto di sciopero a Pomigliano e poi in Italia nel settore industriale e privato, con pesanti sanzioni previste per i sindacati che dovessero attuare iniziative confliggenti coi contenuti degli accordi precedentemente firmati fino ad arrivare al licenziamento per gli operai che intendono, in questo senso, esercitare il diritto di sciopero e le libertà sindacali già costituzionalmente protette. altro che art. 18.!!

Cominciare innanzitutto ad eleggere a Pomigliano le RSU ripristinando il sindacato in fabbrica ed avviare le assemblee quantomeno in tutte le fabbriche Fiat e dell’indotto per coinvolgere i lavoratori rendendoli protagonisti nella costruzione di una autonoma proposta sindacale rispondente ai loro interessi specifici e generali proponendo intanto ‘bocce ferme e sospensione di qualunque trattativa con la Fiat’ sarebbe il primo, banale passo per chiunque avesse a cuore le benché minime regole di qualsiasi e decente, sia pur minima, democrazia rappresentativa e di mandato. Altro che demagogiche proposte di legge di iniziativa popolare sulla rappresentanza sindacale.

Non farlo significa accettare l’irricevibile piattaforma sindacale presentata da Marchionne avallando la sua candidatura, oggi e di fatto, a “timoniere unico” di una “trattativa” ammaestrata che si intende far subire passivamente ai lavoratori che invece andrebbero immediatamente organizzati, questo sì, per una lotta a tutto campo, da Arese a Termini Imerese, contro le pretese Fiat di “melfizzare in peggio” non solo Pomigliano ma l’insieme delle fabbriche e delle aziende private in Italia.

Auspicando quella “doverosa e necessaria correzione di rotta” delle organizzazioni da Voi rappresentate, come Slai cobas ci adopereremo, come sempre – con tutte quelle forze sindacali, sociali e politiche disponibili a schierarsi dalla parte dei lavoratori e della democrazia – affinché sia ridata “forza e voce” alla ragioni dei lavoratori. In questo senso andranno le nostre prossime iniziative sia per l’avvio delle elezioni sindacali a Pomigliano che quelle pubbliche e di carattere più generale.

Cordialmente,

per lo

SLAI COBAS

Corrado Delledonne – coordinatore nazionale

 

Milano, 8 GIUGNO 2010

 

Solidarietà con i lavoratori dell’ALFA di MILANO

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PER UNA VERTENZA GENERALE DI TUTTI I LAVORATORI DELL’AREA ALFA ROMEO.

Ad Arese area Fiat/Alfa Romeo tutto viene preparato per smantellare l’ultimo reparto produttivo.

Il lavoro delle officine, collaudatori, centro stile, progettazione e impiegatizio stanno subendo un vero e proprio “embargo” delle lavorazioni a cui adibiti e come se ciò non bastasse le lavorazioni esistenti vengono portate altrove.

Risultato: Piu’ di 300 lavoratori sono in cassa integrazione continuata fino a Novembre e tutto fa capire che continuerà ad essere così fino alla chiusura e messa in mobilità.

A ridosso di essi rimane il problema degli impiegati e società di servizio compreso l’onama che a ridosso di questo scempio hanno già attivato pure loro la cassa integrazione straordinaria.

Nell’area dimessa appartenente ad ABP Innova Service sta tentando di disfarsi degli unici 70 lavoratori che le lotte dello slai cobas erano riuscite ad ottenere.

Le società insediate non assumono e chi assume lo fa solo con manodopera precaria e senza diritti sindacali e umani.

Molti altri capannoni sono in via di essere consegnati, ma nessuna istituzione si fa viva per far rispettare i vincoli di occupazione sanciti da vari accordi al ministero e in regione lombardia.

In mezzo a questo scempio fatto di imbrogli e speculazioni ancora una volta vari Politici della Regione Lombardia, Centri di Ricerca dell’Enea, Sindacalisti ed il riciclato Zipponi sono ritornati in campo e stanno rispolverando il vecchio progetto della “mobilità sostenibile” progetto che doveva creare nuovi insediamenti produttivi e ricollocare i cassintegrati della carrozzeria e meccanica; QUI’ ad Arese si continua tranquillamente a dismettere le produzioni in Fiat, eliminare gli unici posti di lavoro strappati nell’area di ABP e tranquillamente fare nuovi capannoni e insediamenti adibiti solo a manodopera precaria.

BASTA CON I PAROLAI.

BASTA CON I CENTRI STUDI E PROGETTI CAMPATI IN ARIA.

VOGLIAMO LAVORO E NON SPECULAZIONI.

GIOVEDI 24 MANIFESTAZIONE DI TUTTI I LAVORATORI DEL SITO.

BASTA CON QUESTA VERGOGNA

VOGLIAMO UNA VERA TRATTATIVA CHE INTERESSI TUTTI I PROBLEMI.

FIAT: UN REPARTO CONFINO A NOLA CON L’APPOGGIO DEI SINDACATI CONFEDERALI

CONTRO LA FIAT

CONTRO LA CONCERTAZIONE DEI SINDACATI CONFEDERALI

CONTRO IL REPARTO CONFINO DI NOLA

LEGGI TUTTO CLIKKA SUL FILE : 

il reparto confino di Nola

Slai Cobas Fiat Alfa Romeo e terziarizzate – Pomigliano d’Arco, 27/2/2009 – http://www.slaicobas.it