LA VICENDA DI MASSIMO SIGHEL: E’ POSSIBILE RESISTERE CONTRO I LICENZIAMENTI E CONTRO I PADRONI DEL PORFIFDO !

COMUNICATO STAMPA

 CONCLUSA LA VICENDA DI MASSIMO SIGHEL: E’ POSSIBILE RESISTERE CONTRO I LICENZIAMENTI E CONTRO I PADRONI DEL PORFIFDO !

Il 12 ottobre si è conclusa positivamente, con un accordo tra le parti, la causa di lavoro promossa da Massimo Sighel operaio del settore del porfido e presidente dell’ASUC di Miola. La Tecnoporfidi aveva licenziato Massimo Sighel nell’ottobre del 2008. La vicenda aveva avuto caratteri di particolare pesantezza che erano andati sommandosi al licenziamento. Oggi a distanza di due anni dopo alcune udienze la Ditta ha provveduto ad avanzare un’ennesima proposta conciliatoria che, questa volta, andava in gran parte incontro alle richieste risarcitorie avanzate da Massimo Sighel per il licenziamento ed ulteriori vari danni. Nel novembre del 2008, in seguito al licenziamento di Massimo, si era costituito il nostro comitato appunto il “Comitato di solidarietà con Massimo Sighel, contro il Mobbing e contro i licenziamenti nel settore del porfido”. Nel corso di questi ultimi due anni il comitato ha promosso varie iniziative di sensibilizzazione con raccolte firme, volantinaggi, assemblee, presidi ecc. In particolare va ricordata la riuscita assemblea di Lona dell’ottobre 2009 contro i licenziamenti e le discriminazioni verso i lavoratori e contro il furto e la gestione privatistica dei beni comuni (risorsa porfido, ambiente locale ecc). Un’assemblea che appunto aveva visto la presenza di un centinaio di partecipanti tra lavoratori, amministratori e rappresentanti politici e sindacali. Di fronte alla crisi del settore del porfido il nostro comitato si era anche fatto promotore di una proposta di “Contratto di solidarietà” e di una prospettiva di riorganizzazione del settore su una base razionale ed orientata alla concentrazione delle proprietà e delle produzioni, alla lotta contro gli interessi particolaristici e parassitari delle aziende del porfido, alla soppressione di quell’ “artigianato” che si rivela forma di supersfruttamento di lavoratori falsamente autonomi, e, nel complesso, orientata alla salvaguardia sia degli interessi dei lavoratori che di quelli delle comunità locali comprensivi della tutela dell’ambiente e dell’uso dei beni comuni. Oggi con la conclusione più che favorevole della vicenda di Massimo Sighel possiamo considerare concluso il nostro compito ed esaurite alcune tra le principali ragioni della nostra stessa esistenza come Comitato, per questo abbiamo deciso di chiudere il nostro blog e di scioglierci, sicuri che le varie componenti di lavoratori che hanno costituito il nostro comitato troveranno il modo, eventualmente insieme, o lavorando in ambiti e forme differenziate, di continuare a battersi contro i licenziamenti nel settore porfido ed in funzione degli interessi dei lavoratori del settore e delle collettività locali. In sintesi questa vicenda ha dimostrato come sia stato possibile coniugare in modo vincente l’iniziativa collettiva di solidarietà e sensibilizzazione con la battaglia legale. Pensiamo di aver costruito una piccola esperienza-modello che può oggi essere utilmente generalizzata nella lotta contro i licenziamenti. Pensiamo anche che la nostra esperienza abbia dimostrato in modo inconfutabile l’inerzia, l’inconcludenza e l’arrendevolezza dell’operato dei sindacati confederali i quali si sono opposti alla nostra proposta di “Contratto di solidarietà” senza essere stati in grado di proporre delle alternative, senza aver mai affrontato la lotta contro i licenziamenti in modo collettivo e senza nemmeno essere stati in grado di portare avanti in modo minimamente soddisfacente alcune, peraltro isolate, vertenza individuali.

Comitato di Solidarietà con Massimo Sighel, contro il Mobbing e contro i licenziamenti nel settore del porfido comitatosolidarietams@gmail.com

SOLIDARIETA’ E SOSTEGNO ALL’ASUC DI LASES E AI LAVORATORI A RISCHIO DI LICENZIAMENTO

SOLIDARIETA’ E SOSTEGNO ALL’ASUC DI LASES

E AI LAVORATORI A RISCHIO DI LICENZIAMENTO

Per vedere sindacati e lavoratori del porfido in piazza, è stata necessaria la presenza dei rappresentanti di confindustria locale.

In questi ultimi anni, con più di duecento licenziamenti e cassa integrazione per l’intero settore, le Organizzazioni Sindacali hanno scelto la strategia degli accordi tra le parti basati esclusivamente sulla possibilità di ottenere delle indennità, piuttosto che quella di affrontare collettivamente la questione attraverso un’ampia mobilitazione per difendere il lavoro.

Paradossale manifestazione, quella svoltasi a Lases mercoledì 15 settembre dove i rappresentanti delle aziende Stenico e Caresia minacciavano licenziamenti, con al loro fianco i “destinati” che reclamavano lavoro all’ASUC.

In tutta la vicenda sono coinvolti diversi soggetti, ognuno con le proprie responsabilità; vediamo i “confindustriali” ed il comune di Lases, supportati dalla PAT, alleati per eliminare qualsiasi ostacolo all’uso indiscriminato delle risorse di proprietà collettiva.

L’ASUC, lo ricordiamo, è proprietaria sia formalmente che sostanzialmente della risorsa porfido, una proprietà collettiva, di tutti, e proprio per questo un bene che va tutelato e non svenduto per pochi miserabili euro a chi continua a minacciare licenziamenti e ad essere inadempiente rispetto agli impegni sottoscritti.

Come ricorda anche il sindaco di Lona Lases, sei ditte concessionarie hanno già esaurito i volumi di scavo previsti nei rispettivi piani di coltivazione.

Rispetto a tutto questo, ci sembra che la posizione assunta oggi dall’ASUC di Lases, sia quella che tutela maggiormente gli interessi delle comunità locali e per questa ragione ci sentiamo di condividerla.

Pensiamo che vada affermato con forza che a chi attua licenziamenti, si debba rispendere con la revoca della concessione, come peraltro previsto dagli impegni occupazionali assunti dalle aziende all’atto della sottoscrizione della concessione.

Questa, dovrebbe essere anche la posizione delle Organizzazioni sindacali che, invece di prestarsi a squallide strumentalizzazioni da parte del padronato, dovrebbero spingere perché siano rispettati fino in fondo i vincoli e le regole già oggi esistenti.

Se nei dieci giorni di tempo che le aziende hanno ottenuto come aggiunta ulteriore alla precedente proroga di tre mesi, i concessionari non ottempereranno a quanto previsto dalla richiesta di sgravio dell’uso civico, l’Amministrazione comunale dovrebbe procedere con la revoca immediata delle concessioni e la messa all’asta dei lotti prevista dalla legge del settore, garantendo così ai dipendenti continuità di lavoro (seppure con eventuali nuovi concessionari).

Accusare oggi le ASUC di irresponsabilità, è del tutto fuori luogo considerando che ci sono stati tempi e modi per risolvere la cosa.

I veri irresponsabili sono coloro che, per il rischio di vedersi aumentati gli irrisori canoni di affitto, non esitano a minacciare o mettere in atto licenziamenti, insieme con tutti quelli che si prestano a questo sporco gioco.

Alcune proposte che abbiamo già avanzato per far fronte alla situazione del settore

Avviare immediatamente nei tempi tecnici necessari ad una riorganizzazione del settore secondo la logica dei macrolotti e procedere subito dopo alla messa all’asta dei lotti pubblici.

Per far fronte alla crisi ed ai licenziamenti costringere le aziende all’assunzione completa di tutta la filiera produttiva con proprie maestranze; revocare le concessioni alle ditte inadempienti per metterle in via prioritaria e senza canone a disposizione dei lavoratori licenziati.

Adottare il contratto di solidarietà che, agendo sul meccanismo del cottimo, imponga alle aziende gli oneri derivanti dal mantenimento della manodopera senza scaricarlo sulla collettività attraverso gli ammortizzatori sociali.

Valle di Cembra- Piné settembre 2010

Comitato in solidarietà con Massimo Sighel

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PORFIDO E NUOVI PADRONI (comunicato stampa)

PORFIDO E NUOVI PADRONI

Vogliamo intervenire sulla situazione del settore porfido, in particolare
per quanto riguarda i termini imposti dalla Provincia perché le
Amministrazioni Comunali definiscano, finalmente in maniera precisa, la
durata delle concessioni in atto.
Quanto previsto dalla Legge Provinciale che regolamenta il settore, e cioè
che i lotti pubblici siano messi all’asta, (su questo ricordiamo che è stata
aperta una procedura di infrazione da parte dell’UE) è descritto da buona
parte dell’imprenditoria (e non solo) come la fine del mondo;
Quasi come se, dopo questo passaggio, si dovesse ricominciare dall’anno
zero.
Stenico, direttore di Sogeca, sul quotidiano “L’Adige” paventa il rischio
che, col nuovo sistema  possa calare l’occupazione;  che “il numero delle
imprese si riduca, con i soggetti più forti a mangiare i più deboli;  e
ancora che “chi arriverà, non  possa garantire  le stesse condizioni di
lavoro”.
Ci chiediamo, assolutamente senza ironia, se si sta parlando dell’oggi o del
futuro.
Per quanto riguarda l’occupazione,  forse ci si dimentica che negli ultimi
mesi sono spariti nel più totale silenzio duecento posti di lavoro.
Forse non si vuole vedere che il saccheggio da parte delle aziende più
grandi è già iniziato (sebbene ancora timidamente) e che, anche a causa
della crisi, proseguirà e  si accentuerà nel prossimo futuro.
Per quanto riguarda poi le condizioni di lavoro, la sicurezza o la difesa
dell’ambiente, chiunque lavori nel settore sa bene in quanta considerazione
siano tenuti questi aspetti.
Se sono state introdotte delle innovazioni e delle tutele in questi campi,
lo si è fatto perlopiù a suon di lauti finanziamenti, imposizioni e
soprattutto in seguito alle battaglie per la salute degli anni Settanta ed
Ottanta.
Forse l’abitudine a non prendere troppo sul serio vincoli che a livello
comunale  e provinciale le norme e gli accordi sottoscritti imponevano, fa
pensare alle aste dei lotti come un salto nel buio.
In realtà, nessun riferimento normativo verrà cancellato; piuttosto,
crediamo che questa possa essere l’occasione perché molti punti importanti,
sia in tema di occupazione che di tutela  ambientale e sociale, fin qui
sempre rimasti sulla carta, possano finalmente trovare una concretizzazione.
Il licenziamento di Massimo Sighel è emblematico a questo proposito, essendo
avvenuto in violazione di un protocollo che impegnava imprenditori di S.
Mauro (con  sindacati e amministrazione comunale di Baselga di Piné nel
ruolo di garanti) al mantenimento dei livelli occupazionali.

Rispetto a tutto questo crediamo che l’idea di chiudere gli occhi ed
accettare tutto perché lo impone la crisi (idea piuttosto diffusa anche tra
i lavoratori) sia assolutamente inaccettabile, perché sottintende che
dobbiamo essere noi lavoratori a pagarne i costi.

La crisi ha colpito un comparto che è nato, si è sviluppato e si è
consolidato  nell’ottica di sfruttare una ricchezza collettiva per
perseguire interessi individuali.
La struttura del settore è talmente frammentata da rendere irrazionale la
coltivazione dei giacimenti, ed inadeguata a sostenere l’indubbio impatto
che la congiuntura internazionale ha avuto.
Crediamo, ad esempio, che l’aggregazione dei lotti potrebbe già introdurre
degli elementi di solidità e di razionalizzazione, riducendo i costi e
permettendo una escavazione più redditizia.
Come cittadini, non possiamo non rilevare come per il porfido (che, lo
ribadiamo, è un bene collettivo) non sembra esserci quell’urgenza di aprire
al mercato ed alla concorrenza che, ad esempio, caratterizza il tentativo di
svendere l’acqua pubblica come previsto dal decreto Ronchi a livello
nazionale.
Pur non essendo certamente tra coloro che auspicano un mondo regolato
dall’economia e dalle leggi di mercato, pensiamo che si debba procedere al
più presto con la messa all’asta dei lotti e con una riorganizzazione
complessiva del settore basata sull’idea dei macrolotti omogenei, da
realizzarsi in con tempi tecnici necessari (che non sono comunque i decenni
di cui si discute al momento).

Per l’immediato, e per fare fronte al problema dei licenziamenti, ribadiamo
la proposta di adottare un contratto di solidarietà che metta in carico alle
aziende (e non all’ente pubblico come sta avvenendo oggi) i costi per la
cassa integrazione, andando nella direzione di imporre una doverosa
responsabilità sociale anche per gli imprenditori .

La paura per l’arrivo dei fantomatici “nuovi padroni”, non ci riguarda
minimamente;  l’unico vero problema è che possano trasformarsi presto in
“nuovi predoni”; ne abbiamo avuto abbastanza di quelli vecchi.

Valle di Cembra- Pinè, settembre 2010

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TRENTO 14/09/2010 Presidio di Solidarietà con Massimo Sighel

Una decina i lavoratori presenti al presidio alle ore 14,30 del 14/09 davanti al Tribunale di Trento. Articoli prima e dopo il presidio sui quotidiani locali e servizio a TCA.

TRENTO 14/09/2010 h14 DAVANTI AL TRIBUNALE PRESENZA DI SOLIDARIETA’ CON MASSIMO SIGHEL

Martedì 14 settembre si terrà un’altra udienza della causa di lavoro per licenziamento discriminatorio promossa da Massimo Sighel Presidente dell’ASUC di Miola (frazione di Baselga di Pinè – TN) contro la Tecnoporfidi di S.Mauro.

I lavoratori del Comitato di solidarietà con Massimo Sighel invitano il 14/09 alle h.14 davanti al Tribunale di Trento ad una presenza di solidarietà con striscioni e volantini.

Il Comitato si è costituito nell’autunno 2008 e da allora svolge attività di sensibilizzazione a sostegno di Massimo Sighel, di opposizione ai licenziamenti e di proposta in merito ad una riorganizzazione del settore porfidi al servizio delle esigenze dei lavoratori, delle collettività locali e della salvaguardia dell’ambiente.

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14 maggio causa di lavoro per Massimo Sighel: invitiamo ad una presenza di solidarietà

PRESENZA DI SOLIDARIETA’ CON MASSIMO SIGHEL

Il Comitato di Solidarietà con M. Sighel,ORGANIZZA per il GIORNO 14 MAGGIO 2010 alle ORE 9.00 davanti al

TRIBUNALE di TRENTO una PRESENZA di SOLIDARIETA’ con M. SIGHEL, lavoratore e Presidente dell’ASUC di Miola di Pine’.

Questo in occasione dell’udienza relativa alla causa di lavoro dovuta al suo licenziamento avvenuto il 2 ottobre 2008. Massimo ha promosso una causa con l’intento di opporsi ad un Licenziamento che reputa discriminatorio, attuato dalla Tecnoporfidi di S. Mauro di Pine’ concessionaria di un lotto cava pubblico, la quale ha anche operato stracciando l’accordo stipulato tra le parti (comune, cavatori, sindacati,PAT) che doveva garantire il mantenimento dei livelli occupazionali (febbraio 2008). L’azienda è stata chiamata da Massimo ad assumersi le proprie responsabilità nelle aule del Tribunale di Trento, perché la politica istituzionale (consiglio comunale di Baselga di Pinè) ha preferito lavarsene le mani, rispondendo ai solleciti del Difensore Civico di non poter “..direttamente entrare nella definizione del rapporto di lavoro citato”. Il licenziamento di Massimo altro non è stato che un grave atto antidemocratico, che estromette dal diritto al lavoro chi rappresenta interessi diversi dalle lobby porfidare, che sfruttano con costi irrisori anche una risorsa pubblica e collettiva come è il porfido. Il porfido come risorsa collettiva deve garantire lavoro e reddito a tutti i lavoratori, se questo non è possibile viene meno la ragione di scavare le nostre montagne.

Per questi motivi sosteniamo la necessità che l’ente pubblico (ASUC,Comuni,PAT) si faccia garante del diritto al lavoro e al reddito per i lavoratori, anche, facendo

rispettare accordi e regolamenti già in essere. Valle di Cembra-Pinè 8 maggio 2010

COMITATO DI SOLIDARIETÀ CON MASSIMO SIGHEL, CONTRO IL MOBBING PER LA  DIFESA DEI POSTI DI LAVORO NEL PORFIDO. 

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Comitato Massimo Sighel :LETTERA APERTA AI CANDIDATI SINDACI DELLA ZONA DEL PORFIDO

LETTERA APERTA AI CANDIDATI SINDACI DELLA ZONA DEL PORFIDO

Alcuni di voi, dopo le elezioni di maggio, saranno i nuovi amministratori dei comuni dove si estrae il porfido.

Con questa lettera vi chiediamo formalmente un impegno concreto per quanto riguarda il problema dei licenziamenti nel settore che, fino a questo momento, hanno colpito circa duecento lavoratori.

Siamo convinti che la questione debba essere affrontata nella prospettiva di tutelare i posti di lavoro puntando al loro mantenimento. E non nella logica di garantire semplicemente la cassa integrazione per qualche mese.

Il punto di partenza deve essere, a nostro avviso, la considerazione che il porfido è un bene collettivo e come tale deve essere gestito.

Crediamo che, soprattutto in un momento di crisi, la priorità dovrebbe essere quella di utilizzare questo bene per garantire un reddito a tutti piuttosto che per speculazioni o guadagni di privati.

Ricordiamo che i comuni hanno tutti gli strumenti per imporre il rispetto degli obblighi che ogni ditta assume al momento del rilascio della concessione all’escavazione; impegni che sono, a tutti gli effetti, dei vincoli anche in merito ai livelli occupazionali.

Oggi più che mai, nell’interesse della collettività che voi andrete a rappresentare, è importante che il primo punto nella gestione del porfido sia la tutela dell’occupazione.

Rispetto a questo non può essere sufficiente il protocollo recentemente firmato che, nella migliore delle ipotesi, garantisce solo qualche mese di cassa integrazione.

Nel pieno rispetto dei disciplinari e dei piani di coltivazione che ogni ditta ha sottoscritto, l’amministrazione comunale ha, non solo il diritto ma anche l’obbligo, di revocare la concessione alle aziende che licenziano.

Abbiamo proposto da più di un anno l’adozione di un contratto di solidarietà che, nelle aziende in crisi, vada a ridurre il cottimo ma garantisca il mantenimento degli addetti.

Ci sembra infatti molto contraddittorio da un lato mantenere il meccanismo del cottimo basato sulla massimizzazione della produzione e, dall’altro, ricorrere alla cassa integrazione o alla riduzione di personale.

Ciò premesso vi chiediamo di farvi garanti, come il vostro ruolo impone, degli interessi di tutta la popolazione e di fare vostri alcuni punti fondamentali per arrivare ad una svolta e cioè:

  • Far rispettare fino in fondo gli impegni contenuti nei piani di coltivazione e nei disciplinari in vigore [con ritiro delle concessioni alle aziende che licenziano]
  • Lavorare per una riorganizzazione complessiva del settore che necessariamente deve passare attraverso una aggregazione dei lotti cava e attraverso una gestione che miri ad ottimizzare e razionalizzare l’escavazione; in questa prospettiva la revisione del sistema del cottimo (auspicata anche da molti esponenti del mondo imprenditoriale) ci sembra un passaggio ineludibile se vogliamo garantire un futuro al settore e tutelare l’occupazione.
  • Fare in modo che ogni azienda concessionaria di lotti cava assuma con propri dipendenti l’intera filiera delle lavorazioni, eliminando così il sistema dei subappalti e del precariato da esso derivante.

COMITATO DI SOLIDARIETA’ CON MASSIMO SIGHEL

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