REFERENDUM: “4 SI”… ed oltre !

REFERENDUM: “4 SI”… ed oltre !

Il Si nel voto del 12 e 13 giugno è solo un passaggio particolare della lotta contro la follia del nucleare, contro un’ulteriore articolazione dei processi di privatizzazioni dei servizi e dei beni pubblici e contro le già avanzate trasformazioni in senso autoritario e repressivo dello Stato e delle istituzioni. Inoltre nel contesto attuale segnato dai recenti risultati delle amministrative il Si assume di fatto un ulteriore significato, quello di un voto contro uno dei peggiori, più arroganto ed eversivi, governi che si siano succeduti nel nostro paese.

Tutti questi sono dei rilevanti motivi per cui invitiamo i lavoratori a votare Si ed a impegnarsi affinchè sia raggiunto il quorum. Un passaggio di una battaglia necessaria di cui si tratta di comprenderne sia il carattere complessivo sia il nesso interno ed indissolubile con le questioni della tutela degli interessi dei lavoratori e della lotta per una fuori-uscita dalla crisi che non si traduca in un drastico peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro degli operai, dei giovani precari e degli strati più sfruttati delle masse popolari.

Di fatto si tratta di una battaglia complessiva. In primo luogo il problema del nucleare attiene ad una necessaria politica di tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori e dei cittadini che risulta incompatibile con gli interessi di moltinazionali, banche e grandi imprese industriali e cooperative, e sotto questo profilo buona parte prevalente delle forze politiche che si schierano con il Si al referendum non ha alcuna intenzione di perseguire questa politica di tutela e di contrapporsi al blocco economico-politico che gestisce le istituzioni centrali e locali del paese. Lo dimostrano quotidianamente eventi relativi all’approntamento di inceneritori, alle grandi opere che devastano territorio ed ambiente, alla protezione di cui godono a tutti i livelli industrie inquinanti colpevoli di uccisioni generalizzate di operai e cittadini. In gran parte di questi casi i lavoratori e gli strati popolari si trovano di fronte l’arroganza e lo strapotere non solo delle forze di centro-destra, ma anche delle forze di centro e di centro-sinistra, puntualmente supportate dai sindacati confederali. In secondo luogo, come ben dimostrato da Cernobyl o ancor più da Fukushima (per non parlare dell’incidente nucleare avvenuto in questi giorni in Egitto), la questione del nucleare attiene ad una dimensione che non è più solo nazionale. Cambia quindi relativamente poco se invece di avere direttamente il nucleare in casa lo si delocalizza in altri paesi, magari in quelli che già hanno l’ appellativo di “paesi pattumiera”. Da questo punto di vista la battaglia contro il nucleare è necessariamente globale, nel senso che investe i rapporti tra le regioni e gli stati su scala mondiale. Il nucleare infatti passa attraverso la globalizzazione imperialista e chi sostiene, come gran parte delle forze che oggi sono per il Si al referendum, questa globalizzazione con i relativi processi di devastazione e rapina delle economie dei paesi marginali e più deboli, con le criminali guerre contro i popoli oppressi, non può certo darsi la patente di ‘antinuclearista’ e men che meno è in grado di assicurare alcunchè circa la salvaguardia dei cittadini dello stesso ‘proprio’ territorio nazionale dalle sempre più inevitabili catastrofi nucleari. Per quanto riguarda poi la privatizzazione dell’acqua pubblica anche la vittoria del Si al referendum non servirà a garantire i lavoratori e gli strati popolari dalla relativa rapina ai loro danni.

Di fatto, anche sull’acqua, questa rapina è già ampiamente in corso, inoltre non cambia granchè della sostanza se lo Stato interviene direttamente o indirettamente come attore ed artefice dello stessa. Senza considerare che il centro-sinistra ha sempre sostenuto, con l’appoggio attivo e protagonista dei sindacati confederali, la linea delle privatizzazioni dei servizi sociali e dei beni pubblici e spesso persino in modo più sfegatato del centro-destra.

La questione del Si contro la legge sul legittimo impedimento, infine, è di fatto largamente inquinata ed intorbidita dal fatto che tale legge rappresenta solo di uno dei tantissimi aspetti relativi alla trasformazione autoritaria e reazionaria dello Stato e delle istituizioni in atto da decenni e che ha sempre visto in prima fila gran parte delle stesse forze politiche che oggi sostengono il Si. Sotto il profilo del programma di accentuazione del carattere autoritario, repressivo, e volgarmente poliziesco, dello Stato non c’è oggi differenza tra centro-destra e centro-sinistra. Oggi l’Italia è un aborto di democrazia e di repubblica e nessuna delle forze politiche in campo di centro-destra o di centro-sinistra ha la volontà programmatica ed il potere di evitare che questa situazione si accentui e che la decomposizione avanzi.

Riguardo al dato di fatto per cui il Si al referendum, se si determinerà sull’ onda delle amministrative, potrà suonare come un’ulteriore batosta per il governo, si tratta da un lato di prenderne positivamente atto, e dall’altro di evidenziare come, con le amministrative, non ci sia stata nessuna reale discontinuità con quanto in atto da decenni nel nostro paese, dove non è tanto e non è solo il centro-destra o il centro-sinistra che esercitano il proprio nefasto potere egemonico sui lavoratori e sul strati popolari, ma è soprattutto il sistema bipolare che, con l’aggiunta dei sindacati confederali, tende ad imprimere nella coscienza dei lavoratori la più mortifera delle coazioni a ripetere, con la conseguenza che dopo un certo periodo di logoramento la palla tende a passare da un polo all’altro, senza che, in positivo per operai, disoccupati, strati popolari, cambi alcunchè. Anzi non è nemmeno vero che nulla cambia, perché ogni volta il centro destra ed il centro sinistra ci aggiungono del nuovo è sempre in senso peggiorativo. Così quest’orrida oscillazione tra i due poli sta indicare solo che come risultante media abbiamo, a vantaggio del capitale nazionale ed europeo, delle banche, dell’impresa, delle cooperative ecc., l’accentuazione della crisi economica, politica, morale ed istituzionale con tutte le conseguenze che gravano in modo insopportabile sulle spalle di decine di milioni di operai, precari, disoccupati.

Tutto questo evidenzia qual è la vera battaglia complessiva che i lavoratori sono in qualche modo sempre più costretti a condurre. Nulla in Italia può cambiare per loro se non si costruiscono velocemente il partito politico di classe dei lavoratori ed il sindacato di classe.

Solo una forza politica e sindacale legata ai lavoratori e caratterizzata da un programma realmente diverso e da una irriducibile determinazione a conseguirlo può introdurre una reale discontinuità, tutto il resto oggi, in ultima analisi, è illusione.

SLAI COBAS – COORDINAMENTO NAZIONALE – http://www.slaicobas.it

Sindacato dei lavoratori autorganizzati intercategoriale

Sede legale: via Masseria Crispi 4 / 80038 Pomigliano D’Arco NA / Tel. 081 8037023

Sede nazionale: Viale Liguria, 49 20143 Milano / Tel. 02 8392117

PER UNA PIATTAFORMA COMUNE SULL’ACCIAIERIA DI BORGO VALSUGANA

Riceviamo e diffondiamo il comunicato  del Comitato acqua bene comune di Trento. Aggiungiamo che la battaglia per la difesa della salute dei cittadini deve venire unificata con la lotta per la salute degli operai e per il loro diritto all’occupazione. L’ormai necessaria chiusura dell’accieria deve avvenire simultaneamente ad una adeguata ricollocazione lavorativa degli operai dello stabilimento con assoluta garanzia del posto di lavoro a carico della PAT definita tramite approvazione di apposita legge provinciale. Inviatiamo i lavoratori delle acciaierie, i cittadini, gli amministratori e le associazioni, a definire una piattaforma comune di obiettivi di lotta.

Slai Cobas del Trentino

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L’INQUINAMENTO DELL’ACCIAIERIA A BORGO VALSUGANA. A FIANCO DEI CITTADINI E DEI COMITATI, CONTRO LA STRUMENTALIZZAZIONE DEI PARTITI.

 Abbiamo aderito all’iniziativa del 14 maggio per manifestare davanti al Palazzo della Regione a Trento la protesta anche nostra di fronte alle minacce alla salute prodotte dai gravi e diffusi inquinamenti provenienti dall’acciaieria di Borgo Valsugana, segnalati dalle analisi indipendenti; e protesta per l’indifferenza arrogante con cui la Provincia di Trento tratta l’impegno autonomo di indagine condotto da cittadini e Comitati sostituendosi alle strutture provinciali latitanti che vogliono ignorare il principio di precauzione.

La classe dirigente di questa Provincia, fingendo di voler discutere nei tavoli, gira le in realtà le spalle alla popolazione semplicemente perché fa parte integrante di un meccanismo, di un modello di produzione e di consumo, che in nome del profitto di pochi prevede come esito necessario anche l’assalto all’ambiente, la riduzione a merce dei beni comuni che sono la base della vita, l’attacco alla salute. Perciò non le rivolgiamo appelli.

 In Trentino molti stanno cominciando a comprendere che sono tutti aspetti del medesimo sistema: gli inquinamenti mortali dalle fabbriche senza regole, l’inceneritore di Trento, le grandi opere inutili (il progetto per la nuova ferrovia del Brennero), la privatizzazione dei servizi pubblici locali (quelli idrici per primi), lo sfruttamento spinto delle acque provinciali, l’agricoltura dei pesticidi, la cementificazione del territorio ancora disponibile, gli impianti di risalita devastanti e diseconomici, e così via.

 Per questo appare promettente quella rete di Comitati locali impegnati contro le singole nocività che sta cominciando a prendere forma nelle valli e che potrebbe tra non molto tempo portare ad un coordinamento provinciale.

 Alla vitalità consapevole di questo movimento si contrappone il tentativo che alcuni partiti stanno compiendo in Valsugana per strumentalizzare a proprio vantaggio il rifiuto popolare dell’acciaieria. Pensiamo in particolare alla Lega che per i propri fini elettorali in Trentino alza la voce sulla tutela dell’ambiente e della salute mentre riempie il Nord Italia di inceneritori o di opere insensate e a livello nazionale vota compatta per il ritorno dell’industria nucleare, per la fine delle gestioni pubbliche dell’acqua, per la “valorizzazione” (cioè la vendita per cassa) dei patrimoni locali. E pensiamo nello stesso tempo ai partiti del governo provinciale che utilizzano la presenza della Lega per ipotizzare lo sviamento delle analisi indipendenti.

 Ai Comitati della Valsugana domandiamo di vigilare sulle ingerenze di qualsiasi partito.

 Saremo al loro fianco in questa lotta, che dovrebbe coinvolgere anche i lavoratori dell’acciaieria. Crediamo che la chiusura di questo impianto aiuterebbe l’opposizione che facciamo alla privatizzazione dell’acqua trentina perché le lotte contro le devastazioni ambientali e le appropriazioni dei beni comuni possono e devono essere collegate.

 Il Comitato acqua bene comune di Trento

12 maggio 2010

Analisi delle previsioni degli Statuti delle Comunità di Valle sui servizi pubblici locali

Il Comitato acqua bene comune di Trento ha preparato, e mette a disposizione di chi legge, un documento di analisi sulle previsioni degli Statuti delle Comunità di Valle del Trentino sulle modalità di organizzazione e gestione dei servizi pubblici locali, con particolare riferimento al servizio idrico.
Le tabelle con i dati provenienti dai singoli Statuti sono precedute: a) da una sintesi delle disposizioni rilevanti nella materia dei servizi pubblici  locali contenute nella legge provinciale quadro n. 3/2006 “Norme in materia di governo dell’autonomia del Trentino” (consultata in versione aggiornata all’aprile 2010); b) da alcune indicazioni riassuntive schematiche.

per leggere il file di documentazione in 38 pagine clikka su

TN Comunità di Valle INFO Servizi idrici

Per il Comitato
Gianfranco Poliandri

Viareggio: a 6 mesi dalla strage annunciata ! Trentuno morti zero indagati !

riceviamo / diffondiamo

Viareggio: a 6 mesi dalla strage annunciata ! Trentuno morti zero indagati ! Il prossimo 29 sono sei mesi … e le cose da fare sono ancora tante, troppe. In primo luogo il risarcimento ai familiari delle vittime. Risarcimenti senza ricatti. I familiari delle 31 vittime debbono avere giustizia subito senza che siano sbattuti fuori dal procedimento penale. Hanno il pieno diritto ad essere parte del processo per rispetto e per contribuire alla ricerca della verità su quanto avvenuto il 29 giugno. Perché i 31 morti non siano uccisi una seconda volta ! Perché quanto avvenuto non abbia a ripetersi mai più ! Per questo l’Assemblea 29 giugno, mercoledì 16 dicembre ha fatto di tutto, anche con una nutrita presenza di ore di fronte al Principe di Piemonte, per avere “udienza” dalla “Task Force europea”, riunita a Viareggio il 16-17. E alle ore 18.30 siamo stati ricevuti ed abbiamo presentato le nostre proposte, elaborate al Seminario del 28 novembre nei locali del Dlf, sulla sicurezza nel trasporto ferroviario. Come lo stesso 2 dicembre scorso abbiamo partecipato a Roma all’audizione alla 8^ Commissione del Senato con il medesimo intento: continuare la battaglia per la sicurezza e la salute. Sicurezza, Verità e Giustizia: questo chiede da mesi la città di Viareggio L’Assemblea 29 giugno propone ai Comitati costituiti dopo la strage, alle realtà impegnate in questi mesi “per non dimenticare”, ai lavoratori e ai cittadini un salto di qualità nella mobilitazione, una mobilitazione più determinata affinché chi di dovere si metta veramente in moto. La proposta è ritrovarsi in tanti e tante in stazione alle ore 20,45 per bloccare, momentaneamente, due treni eurostar (uno proveniente da Pisa e l’altro da La Spezia) in transito a Viareggio dalle ore 21 alle ore 22. Sicuramente una proposta forte a fronte di risposte deboli (per non dire assenti) verso i familiari delle vittime, la città di Viareggio, la sicurezza in ferrovia. Il dibattito è aperto. A noi la parola (ed i fatti) per smuovere coerentemente e concretamente acque sempre più stagnanti. 20 dicembre 2009

Assemblea 29 giugno

assemblea29giugno@gmail.com       www.assemblea29giugno.info

Sfruttamento, inquinamento e sostanze cancerogene

La società in cui viviamo considera normale che degli esseri umani perdano la vita o subiscano gravi infortuni sul lavoro con invalidità permanenti, e si preoccupa solo di contenere le perdite entro limiti considerati “accettabili” per non urtare l’opinione pubblica. In nome del profitto e dello sfruttamento del lavoro salariato, gli operai, i lavoratori continuano a morire sul lavoro e di lavoro. Per anni datori di lavoro e dirigenti – pur sapendo che certe sostanze cancerogene avrebbero avuto conseguenze gravissime sulla salute dei lavoratori – nella ricerca del massimo profitto non si sono fatti scrupoli, risparmiando anche sui pochi spiccioli per la sicurezza. Le sostanze cancerogene fatte usare nei processi industriali, sui luoghi di lavoro, dagli operai senza alcuna protezione da dirigenti e datori di lavoro che, pur sapendo dei rischi, nascondevano ai lavoratori i pericoli mortali a cui andavano incontro (come nel caso dell’amianto), hanno provocato gravi danni umani, sociali, ambientali.

Ogni anno migliaia di vite umane vengono sacrificate in una guerra non dichiarata che vede morti e feriti solo da parte operaia, da chi al mattino esce di casa per guadagnarsi da vivere e – spesso – a sera non ritorna . Ecco in sintesi le cifre di questa guerra:

1.300 lavoratori in Italia ogni anno vengono assassinati sui posti di lavoro o perdono la vita a causa degli infortuni sul lavoro, a cui vanno aggiunti altre 4 mila vittime delle malattie professionali.

Secondo l’Ufficio Internazionale del Lavoro, sono oltre 120.000 i decessi causati ogni anno da tumori provocati dall’esposizione all’amianto. Anche i dati forniti dalla Conferenza Mondiale sull’Amianto, che si è tenuta in Giappone nel 2004, parlano di oltre 70.000 persone che muoiono per cancro polmonare e circa 44.000 per mesotelioma pleurico.

L’amianto come tutte le sostanze cancerogene modifica la molecola del DNA delle cellule dell’organismo umano causando rotture o mutazioni chimiche, provocando malfunzionamento che sono all’origine dei tumori. Quindi non esistono soglie di sicurezza o tolleranza alle sostanze cancerogene. Anche una sola fibra di amianto può generare il mesotelioma. Per gli inquinanti cancerogeni non basta predisporre dispositivi di protezione individuali o collettivi per la riduzione del rischio.

Come movimento operaio e popolare noi siamo per il rischio zero e dobbiamo lottare per imporlo ai padroni. Non possiamo accettare sotto il ricatto del posto di lavoro di rimetterci la salute e la vita, e proprio per questo serve l’organizzazione.

 Molti di noi sanno per propria esperienza, e per i segni che portano nel corpo, che l’amianto ha creato e continua a creare gravi danni dal punto di vista umano, sanitario e ambientale; tuttavia questa verità trova molte resistenze ad essere riconosciuta. Le lotte di operai, lavoratori e cittadini che in questi anni si sono auto organizzati in Comitati e Associazioni hanno contribuito a rompere il muro di omertà e complicità con i responsabili di questi assassinii, facendo pressione sulle istituzioni, “costringendoli” a perseguire i responsabili e ottenendo in alcuni, pochi casi, un briciolo di giustizia. Tuttavia ancora molto rimane da fare

 Governi e istituzioni che riconoscono come legittimo il profitto, che arrivano a legalizzare punendo con una semplice ammenda gli omicidi e i morti sul lavoro e di lavoro, dimostrano la loro natura di classe e di essere al servizio solo di una parte ben precisa di cittadini: quella degli industriali responsabili di queste stragi operaie. Per troppi anni le istituzioni hanno tollerato e coperto questi omicidi.

Non si può subordinare la salute e la vita umana ai costi economici aziendali o ai bilanci dello stato. Senza rispetto per la vita umana, gli operai, i lavoratori continueranno a morire sul lavoro e di lavoro e le sostanze cancerogene presenti sul territorio, se non si eliminano bonificandolo, ad uccidere gli esseri umani e la natura.

Dobbiamo fare in modo che chi partecipa ai vari convegni delle associazioni – medici, ricercatori, tecnici, giudici, sindacalisti, politici o altro – prenda degli impegni ed esigere che vengano rispettati e non, come succede spesso, i dibattiti sull’argomento siano semplicemente una passerella.

Noi siamo contro la monetizzazione della salute e della vita umana e non possiamo accettare la “normalità” dei morti sul lavoro e di lavoro e che la nostra vita sia valutata da un tribunale dopo che ci siamo ammalati o morti.

Anche se non ci facciamo illusioni continuiamo a denunciare lo Stato Italiano che, non rispettando neanche la costituzione e spendendo miliardi di soldi pubblici per finanziare speculatori, banche, imprese a scapito della salute dei lavoratori e dei cittadini, è al servizio di una sola categoria di cittadini, quelli della classe borghese.

Il capitalismo, il sistema imperialista, nella ricerca del massimo profitto e dell’acuirsi della concorrenza commerciale, genera continuamente nuove guerre, armi di distruzione di massa e tecnologie che – inserite nel processi lavorativi e di produzione – portano nuove malattie e morte.

La crisi ha evidenziato una sostanziale identità di interessi fra i rappresentanti di “destra” e di “sinistra” del capitale nella difesa del sistema. Il capitalismo – anche quando rispetta e non trasgredisce le sue leggi, essendo basato sullo sfruttamento e sull’espropriazione dell’operaio, del lavoratore individuale e collettivo – rapina “normalmente” i proletari. Non abbiamo mai visto in Italia un padrone andare in galera per aver assassinato i lavoratori.

 Pensare di eliminare i morti sul lavoro e di lavoro sulla base dell’attuale sistema di produzione è come pensare di essere liberi pur essendo in prigione. Noi non ci limitiamo a piangerli ma continuiamo a lottare. Gli omicidi dei lavoratori non sono altro che il prezzo pagato dagli sfruttati sull’altare del profitto. Essi sono il prodotto del capitalismo industriale, il capitalismo “buono” che viene spesso contrapposto a quello “cattivo” della finanza e delle banche. Tuttavia ci opporremo con forza a che si facciano nuove leggi che concedono ancor più l’impunità ai padroni assassini.

 Anni di delega a partiti e sindacati che riconoscono la legittimità del profitto non hanno risolto i nostri problemi. La nostra esperienza ci dimostra che solo partecipando in prima persona, organizzandoci sui nostri interessi, la battaglia per la difesa della salute, contro lo sfruttamento degli esseri umani e la distruzione della natura può avere una prospettiva di vittoria.

Non basta che i diritti siano scritti sulla carta, non basta lottare per conquistarli: in questa società i diritti vanno difesi e riconquistati ogni giorno. Michele Michelino

REPORT ASSEMBLEA DI LONA DEL 30 OTTOBRE

invitiamo a visitare il blog : http://www.comitatosolidarietams.wordpress.com

Lona Venerdì 30 ottobre
Assemblea Serale organizzata dal Comitato di Solidarietà con Massimo Sighel

REPORT

L’Assemblea iniziata alle 20,30 si è conclusa dopo le 24. L’Adige di
domenica parla di un centinaio di partecipanti. Presenti lavoratori del
porfido, amministratori locali e provinciali, sindacalisti confederali e
cobas.

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REPORT Lona Venerdì 30 ottobre