Morire di caldo alla Marangoni (Rovereto TN)

Comunicato stampa

Morire di caldo alla Marangoni (Rovereto TN)

La morte dell’operaio Carmine Minchino, originario di Nola, avvenuta mercoledì 22 in seguito ad un malore, alla Marangoni Pneumatici di Rovereto è un’altra morte sul lavoro. Il referto dell’ospedale parla di shock termico, e Carmine lavorava in un reparto presse con temperature che sfiorano i 48 gradi in assenza di impianti di controllo climatico.
Le condizioni in fabbrica erano ulteriormente peggiorate in seguito alla firma di un accordo integrativo sul costo del lavoro che ha comportato riduzione delle pause e tagli salariali. Nonostante tale accordo in fabbrica si alternano periodi di cassa integrazione e si parla nuovamente di possibili esuberi.
Adesso a livello di consiglio provinciale e delle direzioni dei sindacati confederali, le dichiarazioni di solidarietà si accompagnano agli appelli alla salvaguardia della sicurezza sul posto di lavoro, questo mentre in fabbrica, dopo la morte di Carmine sono comparsi gli ispettorati del lavoro.
Ci si dovrebbe chiedere dove erano e come mai facevano finta di niente visto che non è verosimile che non fossero a conoscenza delle condizioni di lavoro alla Marangoni .
In realtà la storia, o se vogliamo la messa in scena, si è ripetuta anche questa volta. Prima si opera, direttamente o indirettamente, per creare condizioni che accentuano la nocività sui posti di lavoro, che alimentano lo sfruttamento, che riducono i salari, che diminuiscono le tutele, e poi ci si accorge improvvisamente ed ipocritamente che gli operai muoiono e che si ammalano di lavoro, che vivono nell’incertezza, nella preoccupazione e nel disagio.
La verità è che i lavoratori, quando hanno la fortuna di poter lavorare, sono realmente stretti in una morsa e questo non solo dentro, ma anche fuori dal loro posto di lavoro. I padroni fanno cinicamente ed arrogantemente il loro gioco volto ad estorcere il massimo profitto possibile; i governi di centro-destra o di centro-sinistra operano a livello centrale e locale come se il loro problema principale consistesse nella diminuzione dei salari, delle pensioni, dei servizi sociali (sanità, scuola ecc) dei diritti e delle tutele (come quelle sulla salute e la sicurezza sui posti di lavoro); il capitale finanziario nazionale ed europeo lucra anche sul debito pubblico e pretende che i lavoratori paghino gli interessi del debito; i sindacati confederali lavorano a contenere e frammentare i lavoratori facendo finta di tutelarli. Gli operai, i precari, i disoccupati, gli strati popolari, sono un anello che si vorrebbe sempre più assoggettato, passivo e debole. Di questa guerra che riguarda parte così rilevante della popolazione non a caso non parla praticamente nessuno. Spetta dunque ai lavoratori ed in primo luogo agli stessi operai, scendere in campo con l’organizzazione e la lotta ed iniziare anche loro a combattere questa guerra.

Sebastiano Pira
Resp. Prov.le
Slai Cobas del Trentino
Cell. 3482448231

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