Dedicato a Maria Baratto – Intervento all’assemblea del 1° giugno a Trento in occasione del corteo contro Marchionne

Intervento all’assemblea del 1° giugno a Trento in occasione del corteo contro Marchionne
di Cinzia Tarter per lo Slai Cobas del Trentino
DEDICATO A MARIA BARATTO
Questa iniziativa è stata indetta per contestare Marchionne, colui che è diventato un modello, a cui oggi i padroni si ispirano nelle fabbriche e nei luoghi di lavoro per tagliare salari, licenziare, mobbizzare e cancellare le residue tutele rimaste ai lavoratori, finanche il loro stesso diritto alla rappresentanza.
In linea con il modello Marchionne sono anche gli accordi del 10 gennaio, vergognosamente sottoscritti e sostenuti dai sindacati confederali, che, per i lavoratori FIAT, dopo dieci anni sotto la criminale amministrazione di Marchionne, non rappresentano certo una novità.
Oggi i padroni sono all’offensiva. E difronte a questa offensiva, i lavoratori e gli strati più sfruttati vivono da tempo soli e allo sbando privi di una qualsiasi rappresentanza politica e costretti a lottare a 360° contro questo sistema. A 360 gradi perché il sistema del capitale non è solo un sistema economico ma anche un sistema politico e culturale che se da un lato concede spazi sempre più ampi a formazioni fascio-populiste e xenofobe come quelle dell’estrema destra, dall’altro lato, mira a subordinare e a creare una catena di dipendenze a livello di massa, dove i principali puntelli di queste dipendenze sono non solo i sindacati confederali ma anche i partiti del centro-sinistra, che seminano a piene mani illusioni e che generano confusione, senso di impotenza e passività e fomentano divisioni tra i lavoratori.
Lo stesso PRC dopo decenni trascorsi tra collaborazione e compromessi con il PD, sta trasformando in un vuoto ritornello di propaganda lo slogan “un altro mondo è possibile”, riducendolo a pura questione etica e evitando di produrre una teoria ed una prassi conseguenti per dare una prospettiva alternativa reale ai lavoratori e agli strati popolari che dice di voler rappresentare.
In questi anni, a livello locale, abbiamo costruito e stiamo costruendo opposizione, con un ruolo centrale del sindacalismo di base rappresentato da USB, SBM, SLAI COBAS e da movimenti come il NOTAV, quello per l’acqua e i beni comuni e il movimento antifascista. Però fino ad ora si è trattato soprattutto un’opposizione di tipo sociale. Probabilmente è giunto anche il momento di porsi il problema della costruzione di qualcosa che vada aldilà della semplice unità di azione, ossia di porsi il problema della costruzione di una sorta di movimento politico, formato da una pluralità di soggetti quali le organizzazioni sindacali di base e i vari settori del movimento, in grado di cooperare per l’iniziativa politica e in grado anche di confrontarsi con il complesso terreno delle elezioni, per costruire un’alternativa dove i lavoratori si sentano rappresentati.
Questo perché invece, centro-destra, centro sinistra e grillini, sono tutti uniti nel cooperare per tenere in piedi un’infima oligarchia economico-finanziaria, a spese naturalmente dei lavoratori e delle lavoratrici, dei pensionati, dei precari e dei disoccupati. Oggi questi strati non li rappresenta più nessuno. Ed è proprio in questo senso che come Slai-Cobas diciamo che i lavoratori, così privi di rappresentanza e quindi di visibilità, sono collocati sul bordo del vuoto.
E non possiamo nemmeno continuare a guardare passivamente lo stillicidio di decine di lavoratori che precipitano in uno stato di disperazione tale da arrivare a togliersi la vita, come sta avvenendo ormai troppe volte in Italia, come sta avvenendo ormai troppe volte tra i lavoratori FIAT e in particolare in questi ultimi mesi tra i lavoratori provenienti dal polo logistico di Nola a Napoli, un polo in realtà improduttivo e ben noto agli operai, che lo hanno ribattezzato reparto confino perché lì vengono inviati gli operai “scomodi”, da quelli invalidi e con problemi di salute agli operai più sindacalizzati e che maggiormente si distinguono nelle lotte.
È da questo reparto confino che proveniva anche Maria Baratto, l’operaia in CIG che si è tolta la vita solo pochi giorni fa. Maria era una donna attiva nelle lotte, tra il resto membro del comitato mogli e operaie di Pomigliano. Eppure, Maria si è sentita così disperatamente sola, così sterile, così priva di prospettiva, da arrivare a rivolgere contro sé stessa, contro il proprio ventre, tutta la rabbia che aveva dentro per la propria ingiusta condizione.
Noi indichiamo la FIAT responsabile della morte di Maria, come è responsabile della morte di altri lavoratori che si sono tolti la vita in questi ultimi tempi. Però non possiamo limitarci a enunciare semplicemente questa ovvia verità.
Esiste anche un’altra parte di verità che ci riguarda tutti e cioè che oggi è drammaticamente assente un reale sindacato unitario di classe e di massa, così come pesa la mancanza di un movimento politico nel quale i lavoratori possano identificarsi e che prospetti e costruisca assieme a loro una fuoriuscita reale dall’attuale situazione della cosiddetta crisi del capitale. Ma questo compito cari compagni, non compete certo al padrone, questo compito spetta a noi, è responsabilità nostra.
Ed è invitando ad una riflessione anche su questa parte di verità, che chiedo che tutti i presenti dedichino un minuto di silenzio alla compagna operaia Maria Baratto e a tutti i lavoratori suicidati dalla FIAT.

Cinzia Tarter per lo Slai Cobas del Trentino

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