SISME (COMO) : CONTRO I LICENZIAMENTI !

sisme 2http://www.laprovinciadicomo.it/stories/Economia/il-caso-sisme-arriva-in-regione_1032030_11/
Il caso Sisme
arriva in Regione
sisme12 novembre 2013

Cresce la tensione alla Sisme, dopo cinque giorni di presidio permanente davanti ai cancelli della fabbrica, in difesa del posto di lavoro.
A rischio 223 dipendenti su 494 occupati. Ieri mattina, i toni si sono alzati quando il direttore del personale, Sergio Luculli, ha chiesto di consentire l’ingresso in fabbrica del gruppo dirigente e degli addetti alla sicurezza degli impianti. A fronte del rifiuto opposto dai lavoratori (entrati soltanto Luculli e la proprietà), la direzione ha dato disposizione di non consentire più l’utilizzo dell’energia elettrica e dei servizi igienici e di non fornire più legna da ardere per riscaldarsi.
Gli animi si sono accessi; ne è nata una discussione serrata tra Luculli e i lavoratori, presenti in numero massiccio ieri mattina e poi anche nel pomeriggio per l’incontro con l’onorevole Chiara Braga. Il tutto sotto l’occhio vigile di carabinieri e polizia di Stato che da giovedì controllano costantemente il presidio.
È intervenuta anche la polizia locale, in mattinata, per interdire l’accesso alla via che conduce alla Sisme, occupata dai lavoratori in assemblea.
“Forzature” aziendali lette da lavoratori e sindacati come: «Provocazioni del responsabile del personale, che cerca di forzare per dividere i lavoratori». Provocazioni respinte. «I lavoratori in assemblea hanno confermato che in fabbrica i dirigenti non devono entrare – spiega Alessandro Costantino dello Slai Cobas – Sarà invece consentito nei tempi dovuti l’accesso dei fuochisti e addetti alla sicurezza degli impianti (entrati nel pomeriggio) a conferma che siamo persone responsabili». Segnali evidenti di quanto la situazione sia tesa. «Occorre al più presto riaprire il tavolo – aggiunge Francesco Fedele, delegato Uilm Uil – Allo stato, basta poco per accendere un fuoco».
Per favorire la ripresa della trattativa, ieri è stata inviata alla Regione la richiesta di un incontro urgente.
«Riteniamo fondamentale l’intervento di Regione Lombardia, perché Sisme ritiri l’irricevibile piano industriale e assuma impegni vincolanti sull’occupazione e gli investimenti a Olgiate – scrivono Alberto Zappa (Fim Cisl), Dario Campostori (Fiom Cgil), Stefano Muzio (Uilm Uil), Cristina Brombin (Slai Cobas) – Serve un intervento urgente da parte della Regione, al fine di ricomporre il tavolo e trovare una soluzione condivisa». Si guarda all’intermediazione della Regione per sbloccare la trattativa, interrottasi mercoledì sulle condizioni per favorire la mobilità volontaria. «Il tavolo con l’azienda in Confindustria si è rotto e non ci torneremo, perché lì non ci sono più spazi di discussione – chiarisce Campostori – L’azienda subordina l’accettazione della solidarietà a fronte di una mobilità volontaria di 40-50 persone, mettendo sul tavolo incentivi insufficienti.
«Chiediamo che la procedura di mobilità aperta per 223 sia ritirata o perlomeno si chiuda un accordo sulla mobilità volontaria e quindi sui contratti di solidarietà». Brombin: «Non ha senso trattare l’uscita volontaria di 50 persone, in presenza di una mobilità già aperta per 223». Tavolo che, secondo lavoratori e sindacati, dovrà riaprirsi su presupposti diversi da quelli aziendali.
«Stavolta dovrà portare a un risultato differente da quello degli anni scorsi – precisa Zappa – Non si può discutere, come fa l’azienda, solo di esuberi e licenziamenti, ma confrontarsi su mobilità volontaria, contratti di solidarietà e impegni occupazionali a Olgiate per i prossimi tre anni.
«Siccome la tensione sta aumentando, è il caso che si abbiano interventi concreti a livello politico e istituzionale onde evitare che la situazione precipiti».

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