FIAT POMIGLIANO / OPERAIO SI BUTTA DAL PONTE AUTOSTRADALE

Comunicato stampa

LE MOGLI DEGLI OPERAI: “A FRONTE DEI TENTATI SUICIDI DI OPERAI FIAT E L’ESCALATION DI GESTI DISPERATI, PROPORRE L’ASSISTENZA PSICHIATRICA PER I LAVORATORI E’ UN INQUIETANTE, PERICOLOSO E DEPISTANTE PALLIATIVO”

SLAI COBAS AI LAVORATORI: “I PARROCI FANNO LE OMELIE NELLE PARROCCHIE MA IN FIAT IL MIRACOLO LO FA MARCHIONNE”

Non era un “disturbato psichico”, ma uno dei 2.000 operai cassintegrati e senza futuro della Fiat di Pomigliano d’Arco, l’uomo che nella notte di sabato scorso si è gettato dal ponte dell’autostrada A16 (la Napoli-Bari) in prossimità del comune di Marigliano.

“Non è stato il primo degli operai Fiat a tentare il suicidio e, sappiamo che, purtroppo, non sarà l’ultimo” dichiara lo Slai cobas: “l’allarmante disagio lavorativo e sociale che cresce a Pomigliano é frutto del mancato adempimento Fiat degli impegni presi sul rientro in fabbrica di tutti i 5.000 addetti di Pomigliano e Nola, e quelli dell’indotto, mentre oggi la metà dei lavoratori è in cigs senza alcuna prospettiva”. E, “mentre nelle chiese di Pomigliano i preti recitano le omelie su supposti disagi psichici l’unico vero miracolo a Pomigliano lo ha fatto Marchionne”, come recita un volantino che è stato distribuito proprio oggi, al cambio turno, ai cancelli della fabbrica: “a fronte del disastro industriale, occupazionale e sociale in atto, il suo “piano” è stato un trionfo che ha consentito agli azionisti di guadagnare tra i 6 e gli 8 euro per ogni azione da 50 euro mentre Marchionne, nel solo 2012, ha ricevuto dalla Fiat circa 50 milioni di euro in azioni nonchè un nuovo piano di azioni gratuite da 7 milioni di euro (di cui 1/3 è già maturato nel febbraio 2013). Inoltre ha ricevuto in questi anni opzioni e/o assegnazioni per un valore economico di circa 123 milioni di euro e, sempre nel 2012, il suo stipendio base annuo è aumentato di quasi il 50% passando da 4,5 milioni di euro a 7,4 milioni. Il fatto è che Marchionne, col suo piano, ha miracolato solo gli Agnelli, gli azionisti e se stesso diventando il nella classifica dei manager più pagati d’Italia parassitando i lauti compensi dagli operai e dallo Stato”.

Lo Slai cobas è a conoscenza di minacce di suicidio fatte pervenire alla Fiat (a capisquadra, assistenti sociali, direttore di stabilimento e direzione del personale di Torino) da decine di lavoratori disperati. A fronte di ciò continuare ad appoggiare le “veline Fiat” come fanno sindacalisti confederali, sindaci, governi o addossare genericamente la colpa alla crisi come nei sermoni in parrocchia, significa solo disarmare i lavoratori aiutandone il licenziamento”.

Slai cobas Fiat Alfa Romeo e terziarizzate – Pomigliano d’Arco, 30/10/2013

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