LETTERA APERTA ALL’SBM di Trento

LETTERA APERTA ALL’SBM

Cari compagni e amici del Sindacato Multicategoriale di Base di Trento,

1. SULLA SITUAZIONE ATTUALE
dobbiamo oggi registrare come non ci sia stata, ne a livello locale che a livello nazionale, quella crescita del sindacalismo di base ed autorganizzato che pure era lecito aspettarsi in una situazione generalizzata di precarizzazione e di crescente attacco antioperaio ed antipopolare da parte dei governi, dei padroni e della finanza. Possiamo considerare questo come anche espressione di una scarsa disponibilità da parte della maggioranza dei settori di classe e di massa a scendere in campo con la lotta e l’opposizione, cosa sicuramente dovuta oltre che al ruolo dei sindacati confederali, dei partiti di potere, e dell’associazionismo foraggiato dalle istituzioni, anche al pesante clima di ricatto e di repressione che regna sui posti di lavoro.

2. LIMITI ED ERRORI DEL SINDACALISMO DI BASE
Bisogna dire che le organizzazioni del sindacalismo di base non sono state sino ad oggi a livello nazionale all’altezza di questa situazione. Anzi hanno continuato a perpetuare, in particolar modo rispetto al pubblico impiego unica realtà dove il sindacalismo di base ha un minino di effettiva influenza, meccanismi ereditati dai sindacati confederali come quello della settorializzazione dell’iniziativa con conseguente assunzione di logiche di salvaguardia di interessi particolaristici, e come le modalità organizzative di tipo burocratico tese a riprodurre i classici meccanismi di delega che i lavoratori hanno introiettato in decenni di pratica e di egemonia dello stesso sindacalismo confederale. Per non parlare delle logiche diffuse di subalternità alla cosiddetta sinistra istituzionale al fine di poter usufruire opportunisticamente di una qualche sponda politica e di poter sperare in una cooptazione nei vari organismi e livelli della gestione dei servizi e delle politiche sociali. Cosa quest’ultima ben diversa dalla capacità di costruire momenti di alleanza e di fronte comune finalizzati da un lato allo sviluppo dell’iniziativa dei lavoratori e dall’altro alla destrutturazione e disgregazione delle forze politiche e sindacali di falsa sinistra. La stessa logica con cui vengono spesso gestite le RSU è generalmente testimonianza di queste linee controproducenti, invece di usare le RSU mirando ad organizzare i settori di classe e di massa al fine di poter progressivamente alzare il livello della resistenza e del conflitto, si utilizzano le RSU per cercare di contare di più nelle decisioni prese comunque dai padroni insieme a di sindacati confederali ed alle istituzioni.

3. DIFFICOLTA’ A PROMUOVERE REALI SCIOPERI GENERALI
In questo modo gli stessi scioperi generali indetti dal sindacalismo di base assumono più un carattere rituale e propagandistico e non vanno oltre il fatto di rappresentare una, magari, utile occasione per una qualche protesta collettiva a fronte della drammatica situazione esistente. Questi scioperi non sono però in generale espressione di un’articolazione conflittuale sui posti di lavoro, non rappresentano nemmeno significativi passaggi di un reale processo di unificazione di classe. Più che altro di tratta ancora di sommatorie di interessi particolari e corporativi.

4. IL VALORE QUALITATIVO, OLTRE CHE QUANTITATIVO, DELLA CENTRALITA’ OPERAIA
Questi scioperi non si fondano dunque sulla centralità del riferimento alla classe operaia ed ai settori più sfruttati ed oppressi, ma viceversa riproducono l’egemonia di strati intellettuali e del pubblico impego, inoltre e soprattutto non sono connessi con un’alternativa politica legata ad una prospettiva di esercizio diretto del potere da parte degli operai e dei lavoratori. Ci troviamo qui di fronte ad un’altra malattia cronica del sindacalismo di base quella rappresentata dall’incomprensione e dalla negazione del ruolo della classe operaia che viene considerata, nel migliore dei casi, solo sotto il profilo quantitativo e non in quanto unica classe realmente unificante.

5. IL MOVIMENTISMO: UNA MALATTIA CRONICA
Per non parlare del movimentismo che si presenta come una coazione a ripetere, a sommare, con maggiore o minor fortuna, tessere su tessere ed iniziative su iniziative, aspettando lo scoppio salvifico del movimento o ragionando in termini di una prospettiva in cui la crescita quantitativa e la sommatoria dei movimenti apporterebbe magicamente una radicale modificazione dei rapporti di forza tra le classe. Viene così demandate, ad un futuro indefinito ed allo scoppio di una spontaneità generalizzata, la questione della realizzazione di passaggi qualitativi sul piano della costruzione e del consolidamento di un cosciente e combattivo blocco politico e sociale antagonista.
Il problema di fondo dunque è quello per cui si assume solo formalmente o addirittura si nega la questione del sindacato di classe e dell’organizzazione politica dei lavoratori.

6. ANCHE LO SLAI HA LE SUE COLPE
Anche lo Slai Cobas ha condiviso, per quanto sicuramente solo parzialmente, con altri soggetti del sindacalismo di base alcuni di questi limiti di fondo.

7. TRENTINO: OLTRE IL PATTO FEDERATIVO VERSO L’UNIFICAZIONE
Non c’è dubbio anche che la scarsa rilevanza attribuita di fatto a queste questioni nel rapporto tra lo Slai Cobas del Trentino ed il Sindacato Multicategoriale di Base abbia almeno in parte precluso, dopo la firma del patto federativo, significativi sviluppi nella costruzione di un polo sindacale di classe e nell’unificazione organizzativa tra le nostre strutture. Riteniamo quindi necessario tornare ad incontrarsi per ragionare insieme su tutto questo anche al fine di uscire da quella situazione di limitato sviluppo ed espansione che pur in modi diversi caratterizza oggi la nostra presenza ed il nostro intervento a livello locale.

Coordinamento Provinciale Slai Cobas del Trentino 05/10/2013

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