ALLA FINCANTIERI DI CASTELLAMMARE IL 32% DEI LAVORATORI VOTA NO AL VERGOGNOSO CONTRATTO SOTTOSCRITTO E SOSTENUTO ANCHE DALLA FIOM

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L’accordo contrattuale di secondo livello alla Fincantieri di Castellammare di Stabia prosegue e peggiora la linea Marchionne con il pieno appoggio di tutti i sindacati confederali, FIOM compresa.

Questo attesta come l’accordo interconfederale del 28 giugno 2011 sottoscritto anche della FIOM e ratificato ulteriormente con l’art.8 della L.148/11 non solo abbia sancito la linea della FIAT e dei vari governi Berlusconi e Monti, ma abbia anche posto le premesse per la sua applicazione su scala generale.

La possibilità, sancita da tale accordo interconfederale, di una deroga in peggio dei contratti nazionali e della stessa legislazione vigente ad opera dei contratti di secondo livello (territoriali o aziendali), ha trovato un’ennesima devastante applicazione proprio nel contratto di Castellamare di Stabia dove si introduce, abbattendo il contratto nazionale ed intaccando pesantemente le tutele di legge in termini di orario di lavoro, la bestialità del orario plurisettimanale. In pratica i lavoratori dovranno lavorare, secondo le esigenze aziendali e di mercato, su turni variabili durante la settimana che possono trascendere largamente le 40 ore oppure risultare significativamente inferiori alle 36 ore. Il contratto di Castellammare prevede a questo proposito anche che, se le assenze dei lavoratori supereranno il 20%, l’azienda potrà decidere, sempre a propria discrezione, di fermare la produzione e recuperarla in un altro momento. Di fatto, in generale, l’orario plurisettimanale si accompagnerà anche all’incremento dei ritmi produttivi in quanto il tempo di lavoro verrà sfruttato al massimo in accordo con la variazione, anche su scala mensile e settimanale o persino giornaliera, delle esigenze aziendali.

Una tipologia di orario che è stato da anni introdotto e sperimentato dalle aziende -con il sostegno decisivo di CGIL, CISL e UIL- in settori particolarmente precarizzati del lavoro (in particolare nelle cooperative, nel sistema degli appalti e nel cosiddetto lavoro a progetto ed a chiamata) e che oggi si vuole generalizzare anche a tutta la classe operaia. Si tratta, tra l’altro, di una tipologia di orario che spinge al massimo il logoramento psico-fisico del lavoratore e che prepara la strada alla soppressione del pagamento dell’orario supplementare come straordinario ed all’introduzione del ‘salario variabile’, ossia proporzionato alle ore di lavoro che l’azienda ha fatto effettuare effettivamente al lavoratore, cosa che può tradursi in una diminuzione del salario dovuta alle minor ore di lavoro svolte.

Oltre all’orario plurisettimanale, all’accentuazione della flessibilizzazione e dell’intensificazione del lavoro, il contratto di Castellamare di Stabia sopprime la pausa mensa, precludendo così anche la possibilità per il lavoratore di consumare il pasto durante il turno.

I sindacati confederali hanno firmato questo contratto affermando che in questo modo si salvavano i posti di lavoro. Quest’affermazione non fa altro che ripetere ciò che diceva Fincantieri e sancirne il ricatto di fondo. In realtà nemmeno questo è vero, ci sono pur sempre 270 esuberi, per una parte di loro si parla di “mobilità volontaria” per un’altra, sembra la maggioranza, si prospetta l’ ‘emigrazione’ forzosa con spostamento in cantieri di altre regioni prevalentemente del Nord. Il tutto, in un quadro in cui non c’è nessuna garanzia per il futuro nemmeno per i circa 400 lavoratori che dovrebbero rimanere, mentre con la stipula di questo contratto pagheranno subito, con centinaia di licenziati, gli operai dell’indotto. Un operaio di una ditta dell’indotto Fincantieri ha affermato: “Si è sempre detto che l’indotto fosse parte integrante di Fincantieri, ma oggi siamo stati spazzati via elegantemente. Siamo da più di 3 anni in cassa integrazione e per il nostro futuro attualmente non c’è niente, perchè con l’accordo che hanno fatto saremo cacciati fuori”.

Nonostante tutto questo non è arrivato alcun plebiscito per il SI al referendum per ratificare l’accordo contrattuale svoltosi l’11 febbraio tra i lavoratori della Fincantieri di Castellammare . I No sono stati 156 (il 32% dei votanti). Se si considera anche che ben 126 tra operai ed impiegati si sono astenuti la percentuale dei Si sul totale degli aventi diritto scende al 52%. A questo dissenso bisognerebbe poi sommare quello unanime degli operai dell’indotto esclusi dal referendum. Un NO operaio tanto più significativo in quanto contrapposto non solo ai noti servi della Fim-Cisl e della Uilm, ma anche ai soliti “furbastri” di turno, agli inconseguenti e spesso falsi oppositori della FIOM. Un NO operaio che attesta come una parte crescente della classe operaia propende istintivamente per un programma ed una linea di un sindacato di nuovo tipo, un sindacato di classe.

Nel corso di una conferenza svoltasi nei giorni scorsi a Monfalcone (Gorizia) il ministro per lo Sviluppo Economico Corrado Passera ha dichiarato a proposito di quanto deciso a Castellammare: ”sussiste la necessita’ di spostare dai contratti collettivi alla contrattazione con le aziende una serie di tematiche quali produttivita’, incentivazione fiscale e sistemi premianti per lavoratori”. Una dichiarazione che ancora una volta evidenzia come l’attacco continuo, su vasta scala, che sono costretti a subire i lavoratori in questi anni in particolare ed in questi ultimi decenni in generale, proviene non solo dai padroni e dal capitale finanziario “nazionale”, europeo ed internazionale, ma anche dai governi di centro-destra come quelli di centro-“sinistra” con il supporto di CGIL-CISL-UIL ed il protagonismo dell’intero arco delle forze politiche di potere, comprese quelle di falsa opposizione, che di nuovo si presentano a chiedere la legittimazione per portare avanti il loro sporco operato.

SLAI COBAS DEL TRENTINO cell.3482448231

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