la condizione degli ex operai Alfa Romeo: ora anche lo “sfratto”

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Il frigorifero istituzionale: la condizione degli
ex operai Alfa Romeo. Ora anche lo “sfratto”

Le testimonianze degli ex dipendenti Alfa riflettono una situazione di estremo disagio: senza stipendio nè ammortizzatori sociali. E ora rischiano anche di venire “rimossi” dal territorio

La parola chiave di questa storia è “Frigorifero”. C’é quello del ‘Trota’, ammortizzato all’interno di 22600 euro di “spese istituzionali” come i biscotti Ringo, i mojito e i Negroni bevuti all’ “Hollywvood” e c’é quello di Daniela De Carlo, ex-operaia Alfa Romeo, senza stipendio nè ammortizzatori sociali da oltre un anno dopo che è stata licenziata, con altri 50 colleghi, dalla Innova Service, una ditta di pulizie.

Per misurare il peso politico del frigo istituzionale, bisogna aprire il secondo, un guscio vuoto in un bilocale di Arluno, che Daniela ha dovuto abbandonare perché non riusciva più a pagare né la luce, né il riscaldamento. “Da un anno vivo dai miei genitori – racconta – mi mantengono loro. Ho bloccato il mutuo, ma alla fine del 2013 la banca mi prenderà la casa.” Ci vorrebbe una “tv comparativa” (come la pubblicità) per mettere gli oggetti dell’ultima tangentopoli – dalle case ai suv alle cartucce, alle seghe circolari – di fronte agli oggetti di chi vive la crisi sulla propria pelle.

E’ diventata un frigorifero anche la vecchia sede del consiglio di fabbrica dell’Alfa Romeo. Bisogna cercarla in fondo a un labirinto di cattedrali di acciaio, che ricorda Pripiat la città tecnologica di Cernobyl, fra la neve e gli alberi cresciuti in modo selvaggio dopo dieci anni di abbandono. Due mesi fa, un commando è entrato nel locale, ha tagliato un cavo da 20.000 volt e ha caricato il bottino su un camion che, “stranamente”, ha superato i controlli delle guardie che presidiano gli ingressi.

Da allora i proprietari dell’area (Iper ed Euromilano) continuano a promettere che la luce e il riscaldamento verranno ripristinati. Negli uffici, intanto, i computer sono spenti, la cucina da campo è una lama di ghiaccio e rabbrividisce anche il Che dipinto sulla parete. La vigilia di Natale, gli ex dell’Alfa Romeo, li ritrovo tutti lì, nella loro “Fortezza Bastiani” a farsi gli auguri, intabarrati nelle giacche a vento intorno a un panettone e a una bottiglia di spumante. “Alle mie figlie non ho regalato niente – dice Pasquale – ma il problema é che non ho neanche più i soldi per le medicine”.

Difficile dire che questi lavoratori siano attaccati alla “monotonia del posto fisso” condannata da Monti. Da quando l’Alfa Romeo ha chiuso, hanno accettato di fare di tutto: dalle pulizie nelle aziende che hanno occupato l’area, alla guardia agli ingressi. Nel 2011 sono stati messi su una strada dall’ultima ditta che li aveva assunti, la “Innova Service” e il lavoro di pulizia era stato affidato a cooperative di immigrati. “Io e mio marito siamo tutti e due a casa dall’autunno del 2011- racconta Laura – lavoravamo entrambi alla ‘Innova Service’. All’Alfa Romeo mio marito costruiva motori ecologici. Oggi ci aiuta mia mamma. Facendo finta di far qualcosa in più da mangiare, compra delle cose anche per noi”.

Quattro giorni prima di Natale, dopo 22 mesi di presidi, blocchi stradali e scazzi con la polizia, sembra aprirsi una speranza: la Regione Lombardia dà il via libera al rilancio dell’area. I nuovi proprietari, Iper ed Euromilano investiranno 800 milioni per costruire (in tempo per l’ Expo) il più grande centro commerciale d’Europa (77000 metri quadri ) un centro residenziale con negozi, bar, palestre (68575 mq) e servizi, compresa una biblioteca per il comune di Lainate e una caserma per i carabinieri. Il cantiere, dovrebbe generare 3000 posti di lavoro e l’accordo prevede che il 40% del personale assunto provenga da Arese e Lainate, con una quota del 20% riservata ai lavoratori in cassa integrazione o in mobilità delle aziende locali, esclusi gli ex dell’ Alfa Romeo, diventati una vera e propria “minoranza etnica”. Un piano B, infatti, che verrà svelato a gennaio, prevede che alcuni vengano ‘accompagnati’ alla pensione e gli altri siano ricollocati da una società costituita da Iper ed Euromilano ma a patto che rinuncino a qualsiasi pretesa sulle aziende che realizzeranno il nuovo polo di insediamento. In pratica potranno lavorare, ma fuori dall’area.

“E perché mai?” dice Renato Parimbelli, uno dei portavoce degli operai “Guardate Paola: ha tutti i requisiti richiesti dall’accordo per ottenere un lavoro: ha più di 50 anni, è stata licenziata, vive a Lainate e lavorava in un’azienda locale, l’Alfa Romeo. Perché viene esclusa? Perché iscritta al sindacato? Non ci vogliono perché siamo stati i primi a denunciare la presenza della ‘ndrangheta sull’area dell’ex-Alfa-Romeo, quando il prefetto Lombardi proclamava che in Lombardia la mafia non esiste, ma le inchieste hanno dato ragione a noi!”
Se la destra aveva ha scaricato gli operai molto tempo prima di finire sotto inchiesta per le abbuffate dei rimborsi regionali, la sinistra sembra farsi carico del “problema” ma gestendo il rilancio dell’area senza di loro. Alessandro Pasquarelli, amministratore delegato di Euromilano, viene dal mondo delle cooperative e dal Pd, Roberto Imberti, suo proconsole a trattare con gli operai, viene da Sel. E’ a loro, oggi, che gli operai ex Alfa Romeo chiedono perchè debbano essere ‘rimossi’ dall’area dove hanno speso la loro intera esistenza lavorativa.
Mimmo Lombezzi

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