Cosa sta diventando la Fiom?

riceviamo/pubblichiamo

da Contropiano Giovedì 13 Dicembre 2012
Cosa sta diventando la Fiom?

I segnali cominciano ad essere numerosi. La credibilità della Fiom di Landini scricchiola in più punti. La normalizzazione interna, il clima elettorale e la smania di rientrare in gioco sul piano politico e contrattuale fanno ingranare la marcia indietro ad un sindacato che ha alimentato e deluso molte aspettative.

Una delegata e dirigente Fiom della provincia di Lecco spiega in una lettera pubblicata su Contropiano perchè ha dato le dimissioni ed è passata all’Usb. Altri sei lavoratori e delegati della Sircatene hanno fatto altrettanto. “Delude ognuno di noi, vedere l’attuale funzione dei sindacati, come “trampolino” per il politico di turno che garantisce quei così tanto desiderati “5 minuti” di visibilità alle organizzazioni Cgil-Cisl-Uil” scrive Daniela, la ex delegata Fiom. “Sono dell’avviso che un sindacato non deve mai rincorrere il politico di turno, ma rispondere solo ai bisogni di chi rappresenta, mantenendo sempre un’indipendenza politica nei confronti di tutti. Per queste ragioni consegno, irrevocabilmente le dimissioni, con effetto immediato, dal Direttivo Provinciale Cgil Lecco, dal Direttivo Provinciale Fiom Lecco, dalla vice presidenza del Direttivo Fiom Lecco e la disdetta Sindacale all’organizzazione cui faccio parte (Fiom)”.

Un’altra nota dolente è quella segnalata da un intervento di Sergio Bellavita, ex membro della segreteria della Fiom recentemente defenestrato da Landini per le sue posizioni, come noto, vicine a quelle di Cremaschi. Bellavita aveva chiesto con un ordine del giorno che la Fiom prendesse posizione contro il decreto del governo sull’Ilva, ma il risultato è stato esattamente l’opposto.

“L’approvazione di un ordine del giorno presentato dalla segreteria nazionale di assenso al decreto salva-Riva è un fatto di una gravità assoluta nella lunga storia della Fiom. Molto più grave di una sbagliata politica contrattuale, di un brutto accordo. Il rifiuto della maggioranza Fiom a esprimere un giudizio netto di contrarietà ad un decreto violentemente lesivo del diritto alla salute, alla sicurezza di lavoratori e cittadini a tutto vantaggio della banditesca proprietà dei Riva, testimonia la totale dicotomia e incoerenza tra la costante declamazione di un nuovo modello di sviluppo e una pratica concreta che nei fatti difende il modello di sviluppo esistente. Il Governo decreta, d’urgenza, che si può uccidere e inquinare per il supremo interesse nazionale dell’acciaio e dell’occupazione. Un decreto di guerra” scrive Bellavita sottolineando che “E’ stato Marchionne il primo a chiedere di indossare l’elmetto a tutti noi. Ora è Monti a farlo. Da una parte si aumentano gli orari, saltano le pause, si intensificano ritmi e carichi di lavoro dall’altra si legalizza l’omicidio. Uno in nome della produttività e della competitività, l’altro in nome del profitto e dell’occupazione. Quando il Governo Berlusconi legiferò a sostegno degli accordi di Pomigliano e Mirafiori legalizzando con l’art.8 le deroghe di legge, si gridò giustamente allo scandalo e si dichiarò battaglia. Ora la Fiom sostiene un decreto persino più grave nel silenzio quasi generale. La debacle della sinistra politica e sociale è tutta qui”.

Ed è una debacle politica e sindacale alla quale difficilmente si può porre rimedio con le apparizioni televisive alla trasmissione di Santoro, una trasmissione – ad esempio – che è riuscita a mandare delle immagini di una manifestazione dell’Usb con i lavoratori dell’Ilva di Taranto facendo sparire… gli striscioni e le bandiere della Usb. Una omissione di “servizio pubblico” e di comodo che non ha impedito e non sta impedendo a tanti delegati e lavoratori della Fiom di guardarsi intorno e di optare per un sindacato conflittuale piuttosto che in via di appiattimento sulle molte varianti del centro-sinistra che si appresta ad andare a governare sulla base dell’agenda Monti e dei diktat della troika. I contraccolpi del durissimo scontro con il modello Marchionne ci sono stati. Il padrone sempre padrone è, Federmeccanica non fa sconti perchè può contare su un governo molto amico, ma l’idea di un ritorno alla concertazione come ai vecchi tempi potrebbe essere una illusione fatale per la Fiom di Landini che pure per un anno e mezzo ha alimentato le aspettative e il rispetto di molti ed ora sembra più incline a sfornare delusioni.

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