SIT IN all’INPS di Trento

Stamattina un gruppo di lavoratori e lavoratrici aderenti al Sindacato di Base Multicategoriale (S.B.M.) ed allo SLAI COBAS del Trentino hanno effettuato un SIT IN davanti gli uffici della direzione provinciale dell’INPS di via Orfane, per contestare le procedure di cassa integrazione e di mobilità, sempre più usate come finanziamento indiretto per le imprese e sempre meno come ammortizzatori sociali .
Nel volantino, distribuito alla cittadinanza per spiegare le ragioni della protesta, si legge: “Cittadini, oggi siamo qui a protestare davanti la sede provinciale dell’INPS per dire NO ALLE SPESE PER CASSA INTEGRAZIONE e MOBILITA’ a favore delle imprese e a danno dei lavoratori e dei cittadini. Cosa fanno molte ditte alle nostre spalle? Le aziende trentine, col consenso di CGIL-CISL-UIL, dichiarano lo stato di crisi e mettono in cassa integrazione i propri lavoratori che vengono pagati dall’INPS. Poi, tramite società partecipate, di proprietà, controllate o interinali con sede legale in ROMANIA, assumono lavoratori con contratto rumeno (ES.: PAGA BASE MENSILE AUTISTA ASSUNTO IN ITALIA: € 1.500 LORDE; PAGA BASE AUTISTA ASSUNTO IN ROMANIA: € 200 LORDE CIRCA), li trasferiscono in Trentino e li fanno lavorare al posto di quelli in cassa integrazione! RISULTATO: LE IMPRESE AUMENTANO RAPIDAMENTE I LORO PROFITTI, L’INPS (DENARO PUBBLICO) PAGA I LAVORATORI ASSUNTI IN ITALIA E GLI OPERAI PROVENIENTI DALLA ROMANIA VENGONO SFRUTTATI A PIACIMENTO PERCHE’ NESSUNO CONTROLLA!”.
Oramai è cattivo costume (ma anche un reato) continuare a “scaricare” tutto sull’INPS. Alcuni semplici episodi:
1.- Una ditta di trasporto merci chiude i battenti. Avvia le procedure di mobilità (licenziamento collettivo di tutti gli operai) e firma un verbale, con 2 CONFEDERAZIONI SINDACALI STORICHE (d’ora in poi, per brevità, CONFEDERAZIONI) che offre una somma netta di 200 euro (sic!) per ciascun lavoratore licenziato affinché accetti il recesso senza riserve. Poi all’atto di pagare il TFR (migliaia di euro), la risposta aziendale è stata: “ANDATE ALL’INPS”. E le CONFEDERAZIONI hanno confermato;
2.- Una ditta di legnami riduce il personale perché – dice il titolare – ha i bilanci aziendali in rosso. Firma un accordo di mobilità per alcuni lavoratori con una CONFEDERAZIONE, gli offre somme per accettare il recesso (circa 70.000 euro complessivi), li pone a carico INPS (e Agenzia del Lavoro), ma non dice che paga migliaia di euro “in nero” per lavoro straordinario al suo personale! Come fa una ditta che paga decine di migliaia di euro in nero ad avere bilanci in rosso?
3.- una ditta di costruzioni trentina mette i suoi operai in cassa integrazione con il placet delle CONFEDERAZIONI. Poi, tramite un’agenzia di lavoro interinale con sede legale in Romania (di proprietà d’un imprenditore trentino), affitta manodopera rumena a bassissimo costo e la fa lavorare al posto dei cassintegrati, pagati dall’INPS;
4.- grandi imprese dell’autotrasporto merci hanno aperto ditte in Romania, ma in realtà i lavoratori lì assunti non conoscono nemmeno dove si trovi la sede legale rumena, né l’hanno mai vista o frequentata. Tutto si svolge in provincia di Trento. Cosicché lavoratori assunti in Italia vengono messi in cassa integrazione – sempre con l’appoggio delle CONFEDERAZIONI – mentre quelli della ditta rumena lavorano per loro. Talune ditte hanno persino assunto in Trentino personale di nazionalità rumena, nel nome della crisi l’hanno fatto dimettere per poi trasferirlo formalmente in Romania e continuarlo a far lavorare in provincia.
Il caso più eclatante di questi giorni è quanto sta succedendo alla FORTGLAS SAS di Trento, industria che produce vetri speciali, alcuni dei quali serviti anche per costruzioni nell’area ex Michelin. L’attività non cessa, anzi proseguirà sotto altra/e ditta/e. In questi casi, in base ad una normativa europea, recepita dal codice civile italiano e leggi collegate (vedasi a tal proposito il sito web ministeriale http://www.lavoro.gov.it/Lavoro/md/AreaLavoro/tutela/disciplina/trasferimentodazienda.htm), il rapporto di lavoro non si estingue, ma continua con il nuovo titolare dell’azienda; i lavoratori conservano tutti i diritti che ne derivano. Per evitare questo – cioè dover trasferire tutti gli operai da una ditta all’altra garantendo i loro diritti – dapprima avevano pensato di licenziarli tutti (36 unità) mettendoli in mobilità (a carico INPS) e recuperarne una parte (circa 2/3) con contratti ex novo a tempo determinato (altra perdita per l’INPS, che vede minori introiti per i diritti economici persi e per gli sgravi contributivi). Quando poi SBM e SLAICOBAS del Trentino sono intervenuti guastando la festa preparata da CISL-UIL con la direzione FORTGLAS, ecco che è uscita una nuova proposta: tutti i 36 operai in CASSA INTEGRAZIONE STRAORDINARIA (ancora a carico INPS) e, nel tempo, una parte di essi verrà recuperata dalla nuova ditta (o gruppo di ditte). Tutto questo ancora a spese dell’INPS che perderà ulteriori introiti da mancati contributi. E così domani 6 novembre 2012 sembra che si svolgerà un incontro in provincia per formalizzare questo schifo!
Questa mattina, dopo il SIT IN, le delegazione dei lavoratori e lavoratrici di SBM e SLAICOBAS sono stati ricevuti dal direttore regionale dell’INPS, dottor ZANOTELLI, al quale è stato denunciato tutto questo ed è stato espressamente chiesto di fermare le procedure per la CASSA INTEGRAZIONE STRAORDINARIA nella ditta FORTGLAS SAS di Trento. Il primo dirigente ha garantito il suo intervento, convenendo anche sul fatto che non tutto può essere posto a carico dell’INPS.
Come stamane gridavano i manifestanti, l’INPS rappresenta la previdenza sociale, non una banca a interessi 0% per le imprese!
SINDACATO DI BASE MULTICATEGORIALE
VIA GIACOMO MATTEOTTI N. 14
38122 – TRENTO
(SI ALLEGANO FOTO DELLA MANIFESTAZIONE DI QUESTA MATTINA. PER ULTERIORI INFORMAZIONI, TELEFONARE AL N. 3495366000 E CHIEDERE DI FLAMMINI FULVIO).

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