A proposito dello sciopero del 22 giugno

Il devastante attacco alle residue tutele dei lavoratori messo in campo dalla contro-riforma del lavoro del governo Monti insieme all’ulteriore peggioramento delle condizioni di vita delle masse popolari con nuove inique tasse e con la revisione dell’art.81 della costituzione e l’introduzione dell’obbligo di pareggio di bilancio, evidenziano tra l’altro la necessità di un ripensamento dei contenuti e delle modalità dell’iniziativa del sindacalismo autorganizzato e di base.

Ci sembra vada sempre più messa in discussione un’impostazione che si traduce nell’indizione di “scioperi generali”che continuano a coinvolgere, a parte in alcuni settori, pochi lavoratori e che nel complesso continuano ad avere un significato prevalentemente propagandistico. Si tratta di iniziative che corrono il rischio di dare un’immagine di ritualità e che risultano sganciate dalla crescita di un reale conflitto di classe sui posti di lavoro e dalla relativa costruzione di più favorevoli rapporti di forza. In particolare questo accade per il settore privato e per le fabbriche con il paradosso che gran parte del sindacalismo di base sembra quasi delegare la gestione della questione operaia alla Fiom in un’ottica di divisione del lavoro spesso nemmeno così nascosta.

Come Slai Cobas riteniamo invece che proprio la questione operaia vada rimessa al centro della ricostruzione di un blocco di classe più complessivo. E’ questa questione d’altronde che lo stesso Capitale, in primo luogo la Fiat, sta in qualche modo ormai da tempo ponendo in primo piano, individuando ancora una volta negli operai il fronte da liquidare per poter successivamente dilagare all’interno dell’intero lavoro dipendente sia pubblico che privato (vedi ad esempio la controriforma dell’art. 18 con la liberalizzazione dei licenziamenti “per tutti”, dalle fabbriche al pubblico impiego) e dell’intera società anche sul piano economico-sociale e su quello politico di un moderno asse fascista tecnocratico-popolustico. Per questo pensiamo che sia necessario costruire “scioperi generali” che abbiano in primo luogo consistenza, legittimità e rilevanza nelle industrie e negli altri centri del lavoro privato e coinvolgendo i lavoratori pubblici, precari, disoccupati e le masse popolari.

Abbiamo quindi deciso di non aderire allo sciopero del 22 giugno, in quanto ormai è troppo grande la scarto tra irruenza dell’offensiva avversaria e possibilità di risposta con scioperi generali di semplice propaganda, i quali, in un tale contesto, si prestano tra l’altro a facili giochi politici da parte di una sinistra istituzionale e movimentista che mira a riciclarsi,con operazioni di facciata, come “opposizione al governo Monti”. Invitiamo quindi le forze del sindacalismo di base che hanno promosso lo sciopero del 22 giugno a cooperare con noi rispetto alle questioni di un bilancio delle iniziative di questi anni, della ripresa dell’iniziativa all’interno della classe operaia e della costruzione di un sindacato capace di portare avanti una lotta di classe sul terreno economico e sociale.

Nei settori e nelle situazioni locali in cui il 22 giugno si possono realizzare iniziative utili per lo sviluppo dell’organizzazione e della lotta dei lavoratori noi comunque saremo presenti con il nostro contributo.

COORDINAMENTO NAZIONALE SLAI COBAS -14/06/2012

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...