LE MOGLI DEI CASSINTEGRATI FIAT: «SCENDEREMO IN PIAZZA PER LA NOSTRA VITA»

LE MOGLI DEI CASSINTEGRATI FIAT: «SCENDEREMO IN PIAZZA PER LA NOSTRA VITA»

IL MEDIANO.IT
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Data: 26/05/2012
[L’assembea delle mogli degli operai] Ieri, a Pomigliano, nella sede dello Slai Cobas, prima assemblea pubblica delle mogli degli operai dell’impianto automobilistico, in cassa integrazione da anni. Maria Molinaro: «Stanca di vedere un marito che si distrugge». Costituito un comitato. Contatti con Termini Imerese e Fincantieri.

La paura di piombare nella povertà, in un irreversibile stato d’indigenza. Spettri che ieri hanno spinto decine di mogli di cassintegrati della Fiat di Pomigliano a scendere in campo per i loro mariti, per i loro figli. Donne coraggiose che hanno annunciato in assemblea la costituzione di un comitato, che farà il suo debutto in piazza ad Acerra, il 2 giugno. L’assemblea si è svolta nella sede di Pomigliano dello Slai-Cobas. “ Ma il nostro è un movimento indipendente – tiene a precisare Maria Molinaro, moglie di un cassintegrato Fiat – mi sono mossa perché sono una moglie e una mamma stanca di vedere un marito che si distrugge: scenderemo in piazza per la nostra vita ”. Maria parla davanti a un sessantina di persone che riempiono come un uovo la stanza d’appartamento dove si svolge l’importante riunione.

Sedute in prima fila ci sono altre mogli come Maria, donne che ormai fanno troppa fatica a sopravvivere. Sono 3400 gli operai della Fiat che aspettano da mesi di rientrare al lavoro nella newco Fabbrica Italia Pomigliano, l’azienda che produce la nuova Panda e che ha sostituito la società Fga, che si estinguerà tra poco più di un anno e che è interessata da una cassa integrazione per cessazione di attività. Di queste 3400 tute blu 911, alle dipendenze di Fga, sono attualmente al lavoro nel perimetro dell’impianto automobilistico. Ma non si sa ancora se passeranno alla nuova azienda Fip. Altri 1400 dipendenti della Fga versano invece nel limbo della cassa integrazione, vale a dire sono del tutto inattivi. I più “fortunati” sono a casa da un anno. Il resto chi da due, chi da tre o quattro anni quasi di fila. Il salario medio della cassa integrazione è di 900 euro.

Nella stessa situazione produttiva e salariale versano anche i 300 addetti del Wcl-Fiat di Nola (impianto di smistamento materiali nuovo di zecca ma mai entrato in funzione) e gli 800 dell’indotto di primo livello ex Ergom, cioè degli stabilimenti Fiat che producevano componenti automobilistici in plastica e metallo. Sia il Wcl che gli impianti ex Ergom sono in regime di cassa integrazione per ristrutturazione, sempre fino al 2013, vale a dire che l’ammortizzatore sociale, riforma del welfare e ministro Fornero permettendo, potrebbe essere prolungato se le condizioni di mercato dovessero permanere pessime come quelle di adesso. Diversa è la prospettiva per i 2300 addetti di Fga che ora lavorano nel perimetro di Pomigliano o che sono in cassa.

Se dopo la scadenza della cig la situazione di mercato non mutasse per loro si aprirebbe una sola strada: licenziamento collettivo. A ogni modo anche per i lavoratori del Wcl e della ex Ergom il futuro è incerto. Durante l’assemblea di ieri delle mogli degli operai serpeggiava infatti una sola certezza: che la sola produzione della nuova Panda non potrà reggere alla lunga. “ Basta con le bugie: i 3000 cassintegrati saranno licenziati – avvertono i due leader dello Slai Cobas, Vittorio Granillo e Mara Malavenda – per cui ben venga questa iniziativa spontanea delle mogli dei lavoratori ”.

Parole a cui hanno fatto eco quelle di Marco Ferrando, del Partito Comunista dei Lavoratori, e di Marco Rizzo, del movimento Comunisti-Sinistra Popolare. Si sta nel frattempo tentando una strada giudiziaria per garantire il lavoro ai cassintegrati. Lo ha spiegato il noto avvocato del lavoro Pino Marziale, anche lui presente alla manifestazione di ieri. «Abbiamo una causa al tribunale di Torino – specifica Marziale – attraverso cui puntiamo al trasferimento automatico e obbligatorio dei lavoratori dalla società Fga alla Fip. La situazione è molto grave – aggiunge l’avvocato – sappiamo benissimo che la nuova Panda non può soddisfare l’attuale assetto occupazionale di Fiat ». La prima udienza di questo contenzioso promosso dallo Slai si aprirà lunedì. C’è però chi non vede tutto nero.

Sempre ieri, in una nota, Luigi Mercogliano, segretario regionale della Fismic, nel manifestare la sua “ totale solidarietà alle mogli degli operai e alle loro famiglie ” precisa che “ l’accordo tra Fiat e Fim-Uilm-Fismic per la nuova Panda ha evitato la chiusura di Pomigliano, fabbrica che Marchionne avrebbe chiuso così come ha fatto per Termini Imerese, tra l’altro senza esitare ”. “ Inoltre – puntualizza Mercogliano – anche la Fiat sa, ovviamente, che l’intesa prevede la saturazione dei livelli occupazionali al momento della sua stipula. Purtroppo – conclude il dirigente sindacale – a causa di questa crisi il rilancio definitivo, che secondo me comunque ci sarà, si sta facendo attendere ”. Proprio con le mogli degli operai di Termini Imerese le donne di Pomigliano stanno provando a imbastire un filo diretto. Stessa cosa stanno facendo con quelle della Fincantieri di Castellammare.
Autore: Pino Neri

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