LETTERA DELLE MOGLI DEGLI OPERAI DI POMIGLIANO

LETTERA DELLE MOGLI DEGLI OPERAI DI POMIGLIANO

Giovedì 17 Maggio 2012 15:03
Siamo le mogli di tanti operai che ieri, mentre i sindacati firmatari del
cosiddetto accordo-Pomigliano si riunivano con l’azienda nella newco per
discutere, si diceva, i carichi di lavoro troppo pesanti in Fabbrica Italia
Pomigliano, protestavano ai cancelli per la mancanza di prospettive per la
maggior parte degli ex lavoratori Fiat Automobiles (circa 2.500) della ex
Ergom (circa 800) e tantissimi altri delle aziende dell’indotto che da circa
tre anni sopravvivono col miserabile “sussidio” della cassa integrazione in
scadenza a luglio del 2013 per cessazione dell’attività. Dalla stampa e
dagli altri organi di informazione veniamo a conoscenza di tanti altri
lavoratori che nel Paese stanno protestando sui tetti, sul Vesuvio,
incatenati ai cancelli delle loro fabbriche, sulle gru, o che addirittura si
tolgono la vita per la mancanza di lavoro e per le sempre peggiori
condizioni delle loro famiglie dovute anche ai tagli imposti dal governo a
cominciare dai circa 22.000 precari della Sicilia che a breve resteranno
senza contratto.
Ma la notizia che ci ha fatto decidere di “prendere la penna” è stata
soprattutto quella che riferisce delle lotte degli operai di Termini Imerese
(fabbrica Fiat a noi sorella) e delle lettere delle loro mogli al presidente
Napolitano, a Grillo e addirittura al Papa, per tentare di aprire una
breccia sulla vertenza dei loro mariti.
Sappiamo che questi operai hanno occupato le sedi della Agenzia delle
Entrate, sappiamo quanto sia duro lottare e fare emergere le proprie
ragioni, ma quello che non comprendiamo è il fatto di pensare di poter
risolvere la propria vertenza rivolgendosi alla banche per sbloccare i soldi
per il “loro” padrone e al Papa per sollecitare il “miracolo”. E di quella
solidarietà di classe che tante conquiste portò ai nostri padri, a
cominciare dallo Statuto dei Lavoratori che cancellò, anche se parzialmente,
l’aberrante situazione degli anni ’50 quando gli operai, per andare in
bagno, dovevano alzare il dito per chiedere il permesso ed aspettare il via
libera del capo a sua discrezione, nessuno si ricorda? Possibile che anche a
sinistra ci si ostina a rappresentare la lotta dei lavoratori di Termini
Imerese separandola da quelle innanzitutto delle altre fabbriche Fiat
continuando ad assecondare quanti oggi pensano che dividere è meglio che
unire per. continuare a “vivacchiare”?
Ma come si fa a chiudere gli occhi sulla necessità, oggi più vera che mai,
di unire in solidarietà le lotte dei lavoratori per dargli forza e voce
assicurando una adeguata rappresentanza politica e sindacale?
Vogliamo sollecitare le mogli degli Operai di Termini Imerese a scendere in
piazza con i loro mariti e con quelle dei tanti altri operai, e quanti
continuano a soffrire per la mancanza di lavoro perché, al di la delle
“suppliche”, solo una vasta e solidale mobilitazione potrà dare risposte ai
nostri bisogni e a quelli dei nostri figli. Noi siamo pronte !
Pomigliano d’Arco, 15 maggio 2012
Le mogli degli operai di Pomigliano

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