SCIOPERO GENERALE E MANIFESTAZIONE NAZIONALE

Con le strategie parallele della Fiat di Marchionne e del governo Monti il
padronato punta alla sconfitta epocale (politica e non solo materiale) del
movimento operaio e dei lavoratori in generale.

SCIOPERO GENERALE E MANIFESTAZIONE NAZIONALE A ROMA IL 27 GENNAIO 2012

Forte dell’appoggio trasversale dell’intero sistema politico, istituzionale
e confederale, dai governi Prodi e D’Alema prima, poi di Berlusconi ed
oggi di Monti, da anni il fronte padronale sta progressivamente
realizzando la “strategia dell’EUR”, varata nel 1977 dalla CGIL, secondo
cui .
Agli accordi Fiat di Pomigliano e Mirafiori è seguito l’accordo del 28
giugno 2011 di CGIL-CISL-UIL con Confindustria che ha gravemente
controriformato la democrazia e la rappresentanza sindacale, affossato i
contratti nazionali e legittimato la contrattazione aziendale in pejus,
derogato l’insieme dei diritti soggettivi e collettivi dei lavoratori e
aggirato l’art. 18 dello Statuto con la liberalizzazione ‘contrattuale’
(per accordo sindacale) dei licenziamenti. Ciò ha fatto da apripista
all’ultima manovra economica del governo Berlusconi che ne ha recepito in
legge i contenuti inserendovi inoltre le richieste di retroattività di
Fiat/Confindustria nel tentativo di sanare giuridicamente gli accordi di
Pomigliano e Mirafiori ed impedire i ricorsi legali dei lavoratori. Le
stesse cose che sta attuando Marchionne nelle aziende del gruppo Fiat e
dell’indotto oggi Monti (uomo della Fiat oltre che delle banche e della
speculazione finanziaria) si prepara ad estendere, con le
liberalizzazioni, in ogni posto di lavoro sia pubblico che privato: dopo
le new CO in Fiat già tocca alle ferrovie mentre nel ‘documento comune’
del 17 gennaio 2012 delle segreterie nazionali di CGIL-CISL-UIL inviato al
governo per la ‘riforma del mercato del lavoro’ si legge che “a partire
dalle numerose crisi aziendali e settoriali i nuovi investimenti per
rilanciare lo sviluppo saranno definiti sulla base dell’accordo del 28
giugno 2011”. Lo schema “anticrisi” di Monti è stato prima sperimentato nella Fiat di
Marchionne. Sospensione consociata della democrazia: a Pomigliano Fiom –
che oggi fa finta di strapparsi i capelli sulla democrazia –
Fim-Uilm-Fismic e Ugl bloccano da 2 anni e mezzo le elezioni delle RSU
ormai decadute dal giugno 2009, mentre dal Pd al PdL tutti bloccano il
voto politico; ricatto: Marchionne dice “o accettate le mie condizioni o
chiudo”, Monti gli fa eco: “o accettate le mie manovre o fallisce
l’Italia”. Marchionne porta allo sfascio gli stabilimenti e l’occupazione
e delocalizza la produzione, Monti porta il disastro sociale di classe in
Italia (stile Grecia) sottraendo salario, diritti e servizi ai lavoratori
per trasferirli al capitale, alle banche ed alla speculazione finanziaria.
Altra ‘forte leva’ del piano Marchionne e del governo Monti è data dalla
rappresentanza sindacale consegnata per legge al riconoscimento datoriale
con la firma dei contratti-bidone.
Ciò si è realizzato con la beffa
referendaria che nel 1995 portò alla disastrosa approvazione
dell’abrogazione parziale dell’art. 19 dello Statuto dei Lavoratori
organizzata dai cosiddetti “ambienti Fiom di sinistra” (oggi a nozze con
qualche sindacato di base) e dall’intera e collegata “sinistra”
parlamentare e non che, con la raccolta di firme sul quesito-truffa per
l’abrogazione parziale si contrapposero all’abrogazione secca di tutto
l’art. 19 (quest’ultimo quesito promosso da Slai cobas ed altri sindacati
di base).
Restano molteplici – e ancora persistono – le responsabilità di quanti, a
“sinistra” e in questi anni, hanno portato alla sfascio il movimento
operaio e quello dei lavoratori in generale.
Ciononostante è oggi matura
la convinzione della contestuale necessità ed urgenza della costruzione di
idonei strumenti di alterità di classe sia sindacali che politici: e’
questo il senso della potenzialità strategica (e non numerica) dello
sciopero del 27 gennaio! Non certo quello di chi ancora si illude di
rafforzarsi come organizzazione perseguendo di soppiatto “collaterali
spazi politici” ripercorrenti vecchie e fuorvianti logiche politiciste.
SLAI COBAS – COORDINAMENTO NAZIONALE

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