Slai Cobas ROVERETO: Giro della padania, un breve bilancio

ROVERETO
Giro della padania, un breve bilancio.

Il 10 settembre è stata realizzata a Rovereto un’importante iniziativa che aveva come obiettivo quello di bloccare il giro della padania. L’esito di tale impegno è stata una vittoria parziale sul piano del contrasto della manifestazione leghista che è stata infatti ridimensionata ma non annullata. Sul piano della lotta per la chiarezza degli orientamenti politici in trentino la vittoria è stata indubbiamente più consistente. Senza chiarezza non può esistere nessuna possibilità di esercitare il diritto a scegliere i propri rappresentanti, non esiste il diritto a identificarsi con essi e lottare con essi per degli obiettivi netti e precisi. In definitiva senza chiarezza non può esistere democrazia.

Sul piano della chiarezza va quindi denunciato che il paese di Brentonico e la citta di Rovereto non sarebbero mai potute essere tappe di arrivo e di partenza del giro senza la diretta partecipazione della Provincia Autonoma di Trento e dei partiti politici che ne esprimono la maggioranza. Inoltre, se questa fosse mancata, l’effetto sarebbe stato quello d’incrinare, in partenza, il fronte delle amministrazioni italiane più opportuniste che si sono prestate a quest’iniziativa provocatoria e, forse, si sarebbe potuto instaurare un effetto a catena che ne avrebbe minato la realizzazione. Invece, già il 24 Luglio scorso Il giornale “LaPadania” indicava, a pagina 25, come alcuni esponenti istituzionali trentini stessero lavorando per la buona riuscita del giro. Il fatto che questi due comuni siano espressione del centro sinistra e quindi sia stato tradito l’orientamento antileghista di molti elettori e di molti giovani che guardavano con fiducia al Partito Democratico deve essere oggi elemento di bilancio.

Il paradosso è che man mano che i giorni passavano il problema diventava sempre più non l’annunciato giro della padania ma le proteste contro di esso. In un continuo crescendo, infine, il 7 settembre il giornale “l’Adige” riportava a pagina 30 che erano stati allertati il reparto celere della polizia e il battaglione “Laives” dei carabinieri dopo il vertice in questura a Trento vista la necessità di “valutare il cordone di sicurezza da garantire attorno ai corridori e, soprattutto, di prevedere come e chi si muoverà in segno di protesta.”. Anche con questo passaggio diventava evidente che la Provincia Autonoma di Trento sceglieva di contrastare con l’esercizio della forza, cosa che infatti è poi avvenuta, gli stessi trentini e roveretani che avessero voluto eprimere il loro dissenso nei confronti di contenuti ostili ed estranei alla stessa autonomia. Due giorni dopo la tappa roveretana sul quotidiano “Trentino” del 12 settembre si riporta la presa di posizione del segretario cittadino del Partito Democratico sintetizzata con “Non si doveva fare”. Se il Partito Democratico avesse voluto farsi carico dell’organizzazione del dissenso al giro lo avrebbe potuto fare da settimane partecipando alla costruzione del variegato fronte di forze che si stavano organizzando, sia a livello nazionale che locale, oppure muovendosi con proprie parole d’ordine e in piena autonomia sia sul piano formale, essendo forza di maggioranza, sia su quello dell’organizzazione dei suoi militanti per stampare e distribuire volantini e manifesti anche alla luce delle sue disponibilità economiche che anche in trentino, probabilmente, non sono certo di poco conto.

A giro concluso, e archiviata un’inedita occupazione militare con conseguenti manganellate ai dimostranti, ci troviamo di fronte, quindi, al difficile compito di chiarire in quale direzione stia andando questa regione in cui gli strati popolari e la piccola imprenditoria rischiano sempre di più di rimanere stritolati tra progetti di disgregazione dello stato nazionale basati sul modello padano o ispirati all’”ordine teutonico di Innsbruck”.

ISCRITTI SLAI COBAS ROVERETO

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