Processo alla Marlene Marzotto di Praia : come alla ThyssenKrupp, come al Petrolchimico di Marghera, come in tanti posti in Italia, la vita di un lavoratore viene considerata uguale a zero

Comunicato Stampa

14 anni di indagini, il muro di omertà di ricatto e di paura sgretolato, le sofferenze delle famiglie delle vittime di una strage annunciata prevista e mai fermata, l’arroganza di una classe dirigente, politica ed imprenditoriale, tutto questo è il processo alla Marlene Marzotto di Praia a mare…Calabria…profondo sud.

Come alla ThyssenKrupp, come al Petrolchimico di Marghera, come in tanti posti in Italia,  la vita di un lavoratore viene considerata uguale a zero, come zero sono gli investimenti fatti per evitare le stragi, gli inquinamenti dei territori circostanti, gli avvelenamenti dei lavoratori, la salvaguardia della salute di chi lavora e di chi vive.

La dura e lunga battaglia dei parenti delle vittime della Marlene Marzotto di Praia e dello Slai cobas, unico sindacato che li ha appoggiati, seguiti, aiutati con il loro ufficio legale, formato dallo studio dell’avvocato Senatore di Napoli e dall’avv. Natalia Branda di Diamante , rischia di finire in un nulla di fatto per delle leggi che prevedono la prescrizione per reati così gravi, non solo contro il singolo individuo, ma contro la società tutta.

L’udienza prevista per il 19 Aprile difatti verrà rinviata, pare a causa dell’incompleta trascrizione degli atti di convocazione.

Solo ora si registra la costituzione di parte civile dei confinanti comuni di Tortora e Praia a Mare e della provincia di Cosenza. Fatto alquanto paradossale sia per i tempi in cui si è concretizzata, sia per il fatto che il comune di Praia ha come primo cittadino quel Carlo Lomonaco responsabile dal 1973 al 1988 del “reparto della morte” (la tintoria) ed è anch’egli rinviato a giudizio (si costituisce contro se stesso !).

Gli altri rinviati a giudizio sono: il signor Pietro Marzotto, re del tessile ed erede della dinastia; Antonio Favrin, vicepresidente vicario della Confindustria Veneta,; Silvano Stoner, già direttore generale della Stefanel; Jean De Jaegher, consigliere dell’Eurotex (associazione europea delle Industrie tessili) e presidente della Marzotto USA dal ’95 al ’98; Lorenzo Bosetti, consigliere delegato e vicepresidente Lanerossi.

Il collegio difensivo è formato dagli avvocati: Nicolò Ghedini, parlamentare PDL; Guido Calvi, parlamentare PD; lo studio dell’avvocato Giuliano Pisapia, parlamentare PRC e candidato sindaco di Milano, praticamente l’intero arco parlamentare !

La Procura, durante le indagini preliminari, ha individuato 107 casi di morte o malattia “sospetta” tra i dipendenti ex Marlene Marzotto (tumori alla laringe, leucemie, carcinomi polmonari, iperplasia alla prostata, cancro ai reni, neoplasie alla mammella, patologie a fegato ed intestino).

I dati rilevati dalla perizia dello Slai cobas, depositata al tribunale di Paola, parlano di una percentuale del 4% di tumori maligni tra gli operai della Marlene Marzotto, a fronte di un dato nazionale inferiore allo 0,005% e a quello nella regione Calabria prossimo allo 0,003%.

Che le sostanze utilizzate per la lavorazione dei tessuti fossero altamente cancerogene lo si sapeva da tempo, dal 1992 se ne avevano, anche, le prove scientifiche, impensabile, quindi, che l’azienda ne fosse totalmente all’oscuro.

Purtroppo i tempi per arrivare ad un giudizio definitivo sembrano troppo stretti, ed ancora di più lo diventerebbero nel caso venisse definitivamente approvata la prescrizione breve, ultima invenzione di un presidente del consiglio sempre più attento ad evitare i suoi processi a scapito di tutto e tutti.

Alle assurdità politiche si aggiungono, all’indomani della storica sentenza per i vertici della ThyssenKrupp, le dichiarazioni deliranti dei vertici dell’azienda e dell’onorevole Cicchitto, che parlano di sentenza emessa sull’onda dell’emotività !

Lo Slai cobas sa che i lavoratori, che la gente comune, possono contare solo su loro stessi e si attiverà sia nelle sedi competenti, sia denunciando ai media lo “scandalo” di una strage annunciata e da tutti taciuta alla quale non può essere messa la parola fine senza che nessuno paghi per le proprie gravi responsabilità.

I cittadini e gli operai colpiti dai lutti e dalle malattie non saranno lasciati soli…insieme ce la possiamo fare !

18-APRILE-2011                                             SLAI COBAS COORDINAMENTO NAZIONALE

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