IL DATORE DI LAVORO DI DIRITTO E’ RESPONSABILE ANCHE SUL PIANO PENALE DELLA SALUTE E DELLA SICUREZZA DEI LAVORATORI

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riprendiamo stralci di un commento di una recente sentenza
dal sito
http://www.ipsoa.it/Articoli/link.aspx?ID=1029591&linkparam=In%20Primo%20Piano

E’ configurabile la responsabilita’ penale del datore di lavoro di diritto (nella specie, presidente del C.d.A.) per la morte di un lavoratore, a nulla rilevando la circostanza che la gestione operativa dell’azienda fosse svolta di fatto da altri (nella specie, un consigliere della societa’), in quanto il ruolo solo formale non libera il primo dai propri obblighi e doveri costituenti la posizione di garanzia nei confronti del lavoratore.

Il caso

La vicenda processuale che aveva fornito l’occasione alla Corte per pronunciarsi su tale questione vedeva imputato il presidente del Consiglio di Amministrazione di una società produttrice di un miniescavatore; l’addebito consisteva nell’aver venduto un miniescavatore “irregolare” ad un artigiano perché privo di cinture di sicurezza; il mezzo, in particolare, condotto dalla vittima, si era ribaltato mentre quest’ultima era al posto di guida ed era rimasta schiacciata sotto il mezzo, con conseguenze letali.

In primo grado, l’imputato veniva condannato per omicidio colposo e per la violazione della normativa antinfortunistica; in appello, però, la sentenza veniva parzialmente riformata, escludendo la responsabilità del datore di lavoro per la morte dell’artigiano per l’esistenza di dubbi sulla reale dinamica dell’infortunio, confermando invece la condanna per la violazione della norma antinfortunistica (l’art. 6, D.Lgs. n. 626/1994, all’epoca vigente).

Il ricorso

Il giudizio di condanna, per quanto di interesse in questa sede, veniva contestato dall’imputato, in particolare sostenendo che al medesimo non fosse ascrivibile alcun rimprovero non essendo stata dimostrata alcuna condotta commissiva in ordine alla vendita dell’escavatore; che, ancora, era stato condannato sol perché risultava essere il Presidente del C.d.A., ossia legale rappresentante della società fornitrice del miniescavatore “irregolare”; in realtà, nessuna responsabilità era ascrivibile, in quanto la gestione operativa della società “di fatto” era svolta da un consigliere della stessa, mentre il presidente del C.d.A. svolgeva “di fatto” solo mansioni di segreteria e contabilità; infine, aggiungeva la difesa, nessuna posizione di garanzia era individuabile a carico del datore di lavoro “di diritto” poiché la condotta illecita attiene alla vendita e, quindi, coinvolge solo chi ha posto in essere tale attività, ossia il consigliere di amministratore, gestore “di fatto” dell’azienda.

La decisione della Cassazione

La Corte di Cassazione, nel rigettare il ricorso, ha enucleato il principio di diritto sopra richiamato, di cui opera una coerente e lucida applicazione nel caso in esame. Orbene, il Supremo Collegio, sul punto, ritiene infondato il ricorso perché basato sul’assunto che la responsabilità sia fondata su una condotta omissiva in una situazione in cui l’imputato non assumeva la veste di “garante”. In realtà, osserva la Corte, all’imputato era addebitato di aver commercializzato e venduto il miniescavatore “irregolare”.


In tal senso, viene ad essere confermata la corretta scelta del giudice d’appello che aveva fondato la responsabilità dell’imputato evidenziando come “ciò che rileva è che l’imputato…rivestiva la qualità di amministratore formale della ditta e che questo ruolo “in sostanza nominale” non lo liberava dai propri obblighi e doveri”.

24/03/2011

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