PORFIDO E NUOVI PADRONI (comunicato stampa)

PORFIDO E NUOVI PADRONI

Vogliamo intervenire sulla situazione del settore porfido, in particolare
per quanto riguarda i termini imposti dalla Provincia perché le
Amministrazioni Comunali definiscano, finalmente in maniera precisa, la
durata delle concessioni in atto.
Quanto previsto dalla Legge Provinciale che regolamenta il settore, e cioè
che i lotti pubblici siano messi all’asta, (su questo ricordiamo che è stata
aperta una procedura di infrazione da parte dell’UE) è descritto da buona
parte dell’imprenditoria (e non solo) come la fine del mondo;
Quasi come se, dopo questo passaggio, si dovesse ricominciare dall’anno
zero.
Stenico, direttore di Sogeca, sul quotidiano “L’Adige” paventa il rischio
che, col nuovo sistema  possa calare l’occupazione;  che “il numero delle
imprese si riduca, con i soggetti più forti a mangiare i più deboli;  e
ancora che “chi arriverà, non  possa garantire  le stesse condizioni di
lavoro”.
Ci chiediamo, assolutamente senza ironia, se si sta parlando dell’oggi o del
futuro.
Per quanto riguarda l’occupazione,  forse ci si dimentica che negli ultimi
mesi sono spariti nel più totale silenzio duecento posti di lavoro.
Forse non si vuole vedere che il saccheggio da parte delle aziende più
grandi è già iniziato (sebbene ancora timidamente) e che, anche a causa
della crisi, proseguirà e  si accentuerà nel prossimo futuro.
Per quanto riguarda poi le condizioni di lavoro, la sicurezza o la difesa
dell’ambiente, chiunque lavori nel settore sa bene in quanta considerazione
siano tenuti questi aspetti.
Se sono state introdotte delle innovazioni e delle tutele in questi campi,
lo si è fatto perlopiù a suon di lauti finanziamenti, imposizioni e
soprattutto in seguito alle battaglie per la salute degli anni Settanta ed
Ottanta.
Forse l’abitudine a non prendere troppo sul serio vincoli che a livello
comunale  e provinciale le norme e gli accordi sottoscritti imponevano, fa
pensare alle aste dei lotti come un salto nel buio.
In realtà, nessun riferimento normativo verrà cancellato; piuttosto,
crediamo che questa possa essere l’occasione perché molti punti importanti,
sia in tema di occupazione che di tutela  ambientale e sociale, fin qui
sempre rimasti sulla carta, possano finalmente trovare una concretizzazione.
Il licenziamento di Massimo Sighel è emblematico a questo proposito, essendo
avvenuto in violazione di un protocollo che impegnava imprenditori di S.
Mauro (con  sindacati e amministrazione comunale di Baselga di Piné nel
ruolo di garanti) al mantenimento dei livelli occupazionali.

Rispetto a tutto questo crediamo che l’idea di chiudere gli occhi ed
accettare tutto perché lo impone la crisi (idea piuttosto diffusa anche tra
i lavoratori) sia assolutamente inaccettabile, perché sottintende che
dobbiamo essere noi lavoratori a pagarne i costi.

La crisi ha colpito un comparto che è nato, si è sviluppato e si è
consolidato  nell’ottica di sfruttare una ricchezza collettiva per
perseguire interessi individuali.
La struttura del settore è talmente frammentata da rendere irrazionale la
coltivazione dei giacimenti, ed inadeguata a sostenere l’indubbio impatto
che la congiuntura internazionale ha avuto.
Crediamo, ad esempio, che l’aggregazione dei lotti potrebbe già introdurre
degli elementi di solidità e di razionalizzazione, riducendo i costi e
permettendo una escavazione più redditizia.
Come cittadini, non possiamo non rilevare come per il porfido (che, lo
ribadiamo, è un bene collettivo) non sembra esserci quell’urgenza di aprire
al mercato ed alla concorrenza che, ad esempio, caratterizza il tentativo di
svendere l’acqua pubblica come previsto dal decreto Ronchi a livello
nazionale.
Pur non essendo certamente tra coloro che auspicano un mondo regolato
dall’economia e dalle leggi di mercato, pensiamo che si debba procedere al
più presto con la messa all’asta dei lotti e con una riorganizzazione
complessiva del settore basata sull’idea dei macrolotti omogenei, da
realizzarsi in con tempi tecnici necessari (che non sono comunque i decenni
di cui si discute al momento).

Per l’immediato, e per fare fronte al problema dei licenziamenti, ribadiamo
la proposta di adottare un contratto di solidarietà che metta in carico alle
aziende (e non all’ente pubblico come sta avvenendo oggi) i costi per la
cassa integrazione, andando nella direzione di imporre una doverosa
responsabilità sociale anche per gli imprenditori .

La paura per l’arrivo dei fantomatici “nuovi padroni”, non ci riguarda
minimamente;  l’unico vero problema è che possano trasformarsi presto in
“nuovi predoni”; ne abbiamo avuto abbastanza di quelli vecchi.

Valle di Cembra- Pinè, settembre 2010

www.comitatosolidarietams.wordpress.com                     contatti:
comitatosolidarietams@gmail.com

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