Piano Marchionne : lettera aperta del coordinatore nazionale di Slai cobas ai segretari generali di FIM-FIOM-UILM

Trattativa Fiat: lettera aperta del coordinatore nazionale di Slai cobas ai segretari generali di FIM-FIOM-UILM a proposito dell’irricevibile “piano Marchionne”

Raccomandata a mezzo fax

a Giuseppe Farina

Segretario generale

FIM-CISL

ROMA

fax: 06/85262464

a Maurizio Landini

Segretario generale

FIOM-CGIL

p.c. a Gianni Rinaldini

ROMA

fax: 06/85303079

a Rocco Palombella

Segretario generale

UILM-UIL

ROMA

fax: 06/85262203

Al di là degli inauditi e gravi contenuti di forte “inciviltà sociale” che permeano la filosofia industriale della Fiat ed il cosiddetto “piano Marchionne” per il settore auto e per Pomigliano e con cui l’azienda, mediante un intollerabile ricatto – irricevibile per ogni sindacato degno di questo nome – e l’uso terroristico della crisi, si appresta a lucrare nuovi e ricchi profitti, e multimiliardari finanziamenti pubblici, ancora e come al solito e questa volta ad irreversibile danno e discapito dei lavoratori e della collettività.

Al di là del fatto che la nuova organizzazione del lavoro, degli orari e dei turni proposta dalla Fiat non solo è impraticabile ma è tecnicamente “irrazionale ed inutile” se riferita agli obiettivi produttivi dichiarati dalla stessa azienda in quanto, ad oggi, è tecnicamente impossibile prevedere ciò che il mercato assorbirà tra quattro anni, e ciò ancor di più in tempi di crisi a carattere globale e strutturale.

Al di là del fatto che per produrre una Panda occorre circa un terzo della forza lavoro necessaria a produrre un’Alfa Romeo per cui, nell’improbabile caso, a Pomigliano, per 270 mila vetture/anno basterebbero gli attuali 2 turni lavorativi su 5 giorni settimanali e “sopravanzerebbero” addirittura gli organici, divenendo di fatto “inspiegabile” la pretesa aziendale dei 18 turni. Pretesa che, se ce ne fosse ancora bisogno, evidenzia appieno la scelta di mera strumentalizzazione politica messa in atto dalla Fiat per acquisire l’azzeramento di ogni normativa legale, contrattuale e di democrazia rendendo i diritti dei lavoratori quali “variabili dipendenti dalle prevalenti necessità dell’impresa”, il tutto formalizzato con un bell’accordo sindacale, naturalmente in pejus, siglato a firme congiunte o separate che siano.

 

Al di là che la Fiat sta truccando i dati di una futura ripresa e millantando addirittura la “bufala” del supposto raddoppio della produzione in Italia – che dovrebbe arrivare a “ben” 1.400.000 veicoli previsti per i prossimi anni (sic) – fingendo di dimenticare che appena pochi anni fa di veicoli ne produceva 1.500.000: produzione poi colata a picco in questi anni con una cassa integrazione senza fine per la delocalizzazione produttiva all’estero e la chiusura-smantellamento di intere produzioni e fabbriche, dall’Alfa di Arese (regalata all’epoca da Prodi alla Fiat ed imposta ai lavoratori di Pomigliano con un referendum sindacale truccato e schede false immesse nelle urne e da sindacalisti di FIOM-FIM-UILM, misfatto di cui ancora oggi esistono incontrovertibili prove), alla Fiat di Termini Imerese (per venire ai nostri giorni), mentre già chiede qualche altro anno di cassa integrazione a Pomigliano aggiuntivo della cassa prevista a tutto il 2010.

Al di là che alla Fiat Pomigliano esiste una abnorme incidenza alle carrozzzerie (il 90%) di gravi ed invalidanti patologie muscolo scheletriche da sforzo ripetuto di evidente natura professionale e la riduzione delle pause con l’innalzamento dei ritmi e lo stress correlato ai 18 turni inciderebbe negativamente ed insopportabilmente – come già avviene dovunque per tutti i lavoratori costretti alla flessibilità disumana tipo “Melfi e 18 turni”, stavolta addirittura peggiorata come richiesto dalla Fiat – sulla tenuta psico-fisica degli addetti alle catene di montaggio con disastrose conseguenze epidemiologiche di media prospettiva.

Al di là che, in sintesi, la Fiat si appresta nella prospettiva, a Pomigliano, semplicemente a fare quello che ha sempre fatto, e cioè massimizzare la saturazione degli impianti, dei ritmi di lavoro e della flessibilità per fare più produzione per meno mesi all’anno. e per i restanti toccherà ancora pagare a Pantalone: cassa integrazione, tagli occupazionali e produttivi, chiusure e ridimensionamenti produttivi ed impiantistici ancora pagati da finanziamenti pubblici.

Al di là che non può presentare alcun benché minimo margine di credibilità un supposto ed improbabile “rilancio produttivo ed occupazionale” (sic) basato di fatto su logiche speculative di macelleria industriale e sociale simili a quelle che hanno portato al disastro la Grecia, con i responsabili del disastro che ancora continuano ad intascare lauti profitti sottratti al lavoro dipendente ed alla collettività come ha fatto la Fiat in questi anni ed ancora continua richiedendo la copertura per accordo ai sindacati.

Ma come, a nome di chi, e con quale mandato si può presenziare alla “trattativa” Fiat quando da un anno, a Pomigliano, non si rinnovano le RSU e quindi e di fatto è inesistente il sindacato di fabbrica? E’ evidente che a Marchionne servono ‘sindacati fantasma per firmare accordi fantasma’, da cui la richiesta aziendale di andare in tempi brevi a ‘referendum sindacale fantasma’ – nei fatti destinato ancora una volta ad essere truccato visti i grossi interessi in campo – tra i lavoratori: ma quale valore potrà avere alcun accordo sindacale mancante dell’organizzazione sindacale di fabbrica (e quindi di mandato sindacale) e di alcun mandato dei lavoratori? Basti ricordare che, nelle ultime assemblee generali, il 20/5/2010, l’intera fabbrica si è pronunciata – nessun contrario, nessun astenuto e con voto palese per alzata di mano – per la irrimediabile bocciatura del ‘piano Marchionne’ ritirando inoltre, se ancora ce ne fosse bisogno, il mandato a trattare ai sindacati fino al rinnovo delle RSU, sindacati di fatto oggi non presenti in fabbrica in quanto è decaduto da un anno il loro mandato rappresentativo. né lo si vuole rinnovare (per evidenti motivi).

Intollerabile è che la Fiat pretende (e ci riesce) di dettare la proprie condizioni per Pomigliano a Fim-Fiom-Uilm che, per il solo fatto di presentarsi alla trattativa, già la legittimano di fatto e politicamente nelle sue intollerabili pretese, e ciò al di là dei distinguo di forma tra le varie sigle.

 

Ma, ancor più intollerabile è il fatto che la Fiat ha proposto e ottenuto l’avvio di una “trattativa quadro” di stampo classista e destinata a riscrivere e contro-riformare in maniera autoritaria l’insieme delle relazioni industriali in Italia.

In questo senso le deroghe contrattuali e di legge (inclusive, ad esempio su orari e straordinari, delle normative europee) in materia di orari, turni, ambienti di lavoro, ritmi, pause, mensa, straordinari, cassa integrazione, decurtazioni del pagamento della malattia con commissioni di azienda-sindacati in sostituzione dei medici, liberalizzazione discrezionale dello straordinario, la inaudita regolamentazione autoritaria del diritto di sciopero a Pomigliano e poi in Italia nel settore industriale e privato, con pesanti sanzioni previste per i sindacati che dovessero attuare iniziative confliggenti coi contenuti degli accordi precedentemente firmati fino ad arrivare al licenziamento per gli operai che intendono, in questo senso, esercitare il diritto di sciopero e le libertà sindacali già costituzionalmente protette. altro che art. 18.!!

Cominciare innanzitutto ad eleggere a Pomigliano le RSU ripristinando il sindacato in fabbrica ed avviare le assemblee quantomeno in tutte le fabbriche Fiat e dell’indotto per coinvolgere i lavoratori rendendoli protagonisti nella costruzione di una autonoma proposta sindacale rispondente ai loro interessi specifici e generali proponendo intanto ‘bocce ferme e sospensione di qualunque trattativa con la Fiat’ sarebbe il primo, banale passo per chiunque avesse a cuore le benché minime regole di qualsiasi e decente, sia pur minima, democrazia rappresentativa e di mandato. Altro che demagogiche proposte di legge di iniziativa popolare sulla rappresentanza sindacale.

Non farlo significa accettare l’irricevibile piattaforma sindacale presentata da Marchionne avallando la sua candidatura, oggi e di fatto, a “timoniere unico” di una “trattativa” ammaestrata che si intende far subire passivamente ai lavoratori che invece andrebbero immediatamente organizzati, questo sì, per una lotta a tutto campo, da Arese a Termini Imerese, contro le pretese Fiat di “melfizzare in peggio” non solo Pomigliano ma l’insieme delle fabbriche e delle aziende private in Italia.

Auspicando quella “doverosa e necessaria correzione di rotta” delle organizzazioni da Voi rappresentate, come Slai cobas ci adopereremo, come sempre – con tutte quelle forze sindacali, sociali e politiche disponibili a schierarsi dalla parte dei lavoratori e della democrazia – affinché sia ridata “forza e voce” alla ragioni dei lavoratori. In questo senso andranno le nostre prossime iniziative sia per l’avvio delle elezioni sindacali a Pomigliano che quelle pubbliche e di carattere più generale.

Cordialmente,

per lo

SLAI COBAS

Corrado Delledonne – coordinatore nazionale

 

Milano, 8 GIUGNO 2010

 

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