COMUNICATO STAMPA: COMITATO IN SOLIDARIETÀ CON MASSIMO SIGHEL

Comunicato stampa

 

 

 

La FILCA-CISL sul quotidiano “L’Adige” di sabato 13 febbraio , propone un’ analisi della situazione nel comparto del porfido, esprimendo una certa preoccupazione, in particolare per i fatturati in calo, la tendenza alla frammentazione delle aziende e, da ultimo, per l’esasperata concorrenza interna sul prodotto, con un’ampia forbice dei prezzi possibile grazie al diffuso utilizzo dell’esternalizzazione di alcune fasi di lavorazione.

Nel condividere, in generale, le preoccupazioni riguardo al settore, vorremmo porre l’accento su alcuni aspetti più legati al lavoro; su questo punto, non ci sentiamo di fare nostre le proposte avanzate dai rappresentanti sindacali della FILCA-CISL, Pisetta e Bignotti.

Cerchiamo di spiegarne brevemente le ragioni:

Se in questi ultimi due o tre anni il fatturato ha subito un calo del 15%, una delle cause (e non un effetto) può essere legata ai circa duecento addetti licenziati che rappresentano, grossomodo, il 20% della manodopera totale.

Poco hanno inciso i rinnovi contrattuali (considerando anche che l’integrativo è scaduto da più di un anno e mezzo) e molto, invece, l’ampia e diffusa pratica della vendita del materiale in nero e quindi fuori bilancio.

Rispetto alla questione della frammentazione aziendale, ci sembra veramente schizofrenico che amministratori, imprenditori e sindacati ad ogni livello, continuino a parlare della necessità di accorparsi, unirsi, fare rete e via discorrendo quando poi, nessuno che possa e debba agire in questo senso, lo fa.

Basti l’esempio dell’attuale legge provinciale che regolamenta il settore del porfido dove, aldilà di semplici auspici non si è voluto andare; per il resto, niente scadenze, niente aste pubbliche, niente accorpamento dei lotti cava.

Una prova importante per testare la reale volontà di girare pagina, aldilà delle chiacchiere e delle dichiarazioni d’intenti, potrebbe essere il nuovo piano cave della zona estrattiva di Pinè che dovrà essere definito nei prossimi mesi.

La pianificazione di una risorsa economica collettiva come il porfido non può essere lasciata nelle mani di lobby economiche che, fino ad oggi, non si sono fatte scrupoli né per il territorio, né per i lavoratori.

Dovrebbe essere ormai chiaro a tutti che se si vuole salvaguardare il diritto al lavoro e non solo il profitto di pochi, certe scelte devono essere imposte da chi ha responsabilità amministrative.Ci sembra che in questa fase la crisi economica serva ai settori più importanti dell’imprenditoria locale per ampliare ulteriormente la loro egemonia sull’intero settore, a scapito delle aziende meno organizzate e preparate.

Una proposta forte per superare i limiti ed i problemi evidenziati potrebbe essere che l’ente pubblico si riappropri di un bene collettivo come è il porfido ed organizzi direttamente, anche tramite un’apposita società pubblica, l’escavazione, la lavorazione e la commercializzazione al solo fine di creare e dare lavoro e reddito.

Escavare e lavorare in funzione del sostentamento delle comunità in tutte le sue espressioni, fuori da qualsiasi logica di profitto individuale.

Per quanto riguarda, infine, il Protocollo d’intesa sottoscritto fra le parti lo scorso novembre, pensiamo che esso non garantisca alcun posto di lavoro prevedendo solo l’utilizzo di tutti gli ammortizzatori sociali prima di arrivare all’eventuale licenziamento.

Si tratta di uno strumento che, nella migliore delle ipotesi, può essere una base di partenza, utile per un’assunzione di responsabilità da parte istituzionale nel far applicare e rispettare quanto già previsto nei Disciplinari cava e nei Piani di Coltivazione aziendali.

In questi ultimi (che tra l’altro, fanno parte della documentazione necessaria per ottenere l’autorizzazione alla concessione del lotto cava) sono già definiti degli impegni precisi per quanto concerne i livelli occupazionali; si tratta solo di farli rispettare.

L’ aiuto e il sostegno pubblico alle aziende non può essere ricambiato con licenziamenti e con il ricorso ad ammortizzatori sociali a termine.

Per il resto, l’idea dell’ufficio commerciale unico e delle certificazioni di filiera, ci paiono espedienti che lasciano inalterate sia le strutture aziendali, che l’organizzazione del lavoro nella sua complessità e cioè le principali cause dei problemi posti in evidenza.

Da tempo ed in più occasioni abbiamo proposto l’adozione di un Contratto di Solidarietà che vada a ridurre la produzione (cottimo), perlomeno in quelle aziende che si dichiarano in crisi al fine di evitare licenziamenti e ricorso agli ammortizzatori sociali.

Facciamo presente già da più di un mese abbiamo chiesto ufficialmente a tutte le amministrazioni comunali della zona, di poter incontrare i Consigli Comunali ed esporre le nostre preoccupazioni e proposte; ad oggi nessuna risposta ci è pervenuta.

Sono tutti preoccupati ma anche sordi a qualsiasi proposta di intervento che possa intaccare gli interessi ed il potere di quelle lobby economiche che hanno contribuito a mettere in crisi l’intero comparto del porfido.

Valle di Cembra-Pine 26/2/2010 COMITATO IN SOLIDARIETÀ CON MASSIMO SIGHEL

www.comitatosolidarietams.wordpress.com

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