Codogno: presidio Slai Cobas per l’ex psichiatrico

«No alla privatizzazione della Rsa»: lo Slai Cobas in presidio davanti all’ex psichiatrico di Codogno. E sotto accusa finiscono sia l’Azienda sanitaria locale che le sigle sindacali di Cgil, Cisl e Uil, che lo Slai Cobas non esita a definire attori protagonisti di una operazione politica di svendita dell’ultima struttura pubblica del Lodigiano per la cura della malattia mentale. «Da anni denunciamo che la struttura della Rsa è inidonea alle esigenze delle donne ricoverate e per anni l’Asl ci ha risposto che nulla si poteva fare per mancanza di soldi – ha sottolineato sabato Luca Beretta, segretario provinciale Slai Cobas -. Dopo tante denunce, ora arriva la beffa: l’Asl i soldi per ristrutturare la Rsa li ha trovati ma ha deciso che la struttura ospiterà anziani in lista d’attesa nelle altre case di riposo. E le donne dell’ex psichiatrico? L’Asl si libera di loro come di una merce scomoda: le trasferisce al Fatebenefratelli di San Colombano, una struttura privata». Una decisione, questa, che per lo Slai Cobas ha un solo fine: «Cedere in futuro anche la Rsa di Codogno ad un privato – ha sbottato Beretta -. Parliamoci chiaro: il cambio di utenza della Rsa è il primo passo per una futura svendita della struttura». Nel frattempo, a farci le spese, sono i lavoratori: «Dopo aver usato per anni i lavoratori precari ed interinali, adesso l’Asl scarica pure loro e prevede già sulla carta 12 licenziamenti per altrettanti operatori dell’Rsa – questa la denuncia arrivata dal presidio -. Noi però non ci stiamo: pretendiamo che le donne dell’ex psichiatrico restino nella struttura di Codogno e pretendiamo la continuità del rapporto di lavoro per i dodici operatori della Rsa codognese». Megafoni ad amplificare gli slogan di denuncia e striscioni di protesta appesi ai cancelli della Rsa, il presidio dello Slai Cobas si è protratto fino a pomeriggio inoltrato. E non ha lesinato accuse anche alle sigle sindacali confederali, alle prese con la “patata bollente” degli esuberi di personale proprio al Fatebenefratelli. «Noi siamo a fianco dei lavoratori del Fatebenefratelli, siamo disposti ad unirci alla loro protesta – ha concluso Beretta -. Quel che non ci va giù è altro: che Cgil, Cisl e Uil, invece di organizzare i lavoratori del Fatebenefratelli a difesa del loro posto di lavoro, non hanno esitato a sacrificare i 12 operatori della Rsa di Codogno». L. L.

 http://edicola.ilcittadino.it/edicola/Articoli/2009/11/24/CO01-e.asp?Data=24/11/2009&Pagina=

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