CRISI ATICARTA

  

Dopo gli esuberi di Manifattura Tabacchi di Rovereto e la chiusura di Filtrona anche all’Aticarta stiamo subendo le conseguenze disastrose di questa privatizzazione voluta e sostenuta fermamente da partiti e sindacati concertativi, C.G.I.L. in testa! A tre anni dall’acquisizione d’Aticarta, la Reno de Medici ha perso progressivamente quote di lavoro, fino al punto critico per la struttura di quest’azienda (perdita dei due maggiori “clienti” Philip Morris e B.A.T.), senza fare nulla di sostanziale per contrastare il declino prevedibile.

 

In questi tre anni di privatizzazione l’azienda ha fatto ricorso massiccio alla Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria, ed ora sta richiedendo la Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria e successivamente la mobilità da utilizzare per 52 lavoratori (su 160).

Siamo ai licenziamenti e tutto ciò senza uno straccio di piano industriale e investimenti concreti, la normativa sulla C.I.G.S. che obbliga l’azienda a presentare un piano, è utilizzata con l’appoggio sindacale e partitico nella logica del meno peggio. Così “abbiamo evitato la mobilità posticipandola di un anno” spiegano i sindacalisti all’assemblea dei lavoratori. L’uso strumentale della C.I.G.S. è evidente.

 

Serve a mascherare la grave situazione finanziaria di Reno de Medici, che lascia l’Aticarta sull’orlo del fallimento; forse per convincere e rassicurare banche, azionisti e creditori che è in atto una ristrutturazione-razionalizzazione con riduzione dei costi, un risanamento finalizzato alla salvezza e al rilancio dell’azienda. Menzogne per nascondere il vero obbiettivo, aumentare il valore di vendita d’Aticarta e fare cassa per le esigenze finanziarie di Reno de Medici, in gravissima crisi!

 

L’ultima trovata: al rientro dalle ferie apprendiamo che per potenziare le batterie stampa di un impianto (da 6 a 10 colori), e soddisfare la richiesta di B.A.T., l’azienda decide di smontare l’impianto gemello (è evidente che non ci sono fondi per acquistare 3 nuove batterie).

Altro che investimenti, siamo di fronte ad una drastica riduzione della capacità produttiva d’impianti che sono il cuore dell’azienda

Un operazione scellerata che, nel tentativo di far rientrare il lavoro B.A.T., mette in pericolo la possibile acquisizione di lavoro verso terzi. Siamo allibiti nell’udire le dichiarazioni di C.G.I.L. in assemblea: ”Questa è una scommessa” in altre parole, stanno giocando d’azzardo sulla pelle dei lavoratori, e le carte sono truccate!

 

All’orizzonte c’è la chiusura di questa azienda, annunciata dai fatti di queste scelte! Unica via d’uscita: ricercare per tempo un nuovo acquirente interessato al settore ed alla produzione. Smascherando complicità e coperture prima che sia troppo tardi.

 

Quando il sindacato dichiara di non aver strumenti legali per ottenere un indennizzo per chi sarà espulso a quale legge si riferisce? Alla stessa legge che ha concesso a questi signori di trarre profitto dalla privatizzazione d’Aticarta? La stessa legge che ha permesso di dissipare in 3 anni un patrimonio pubblico?

 

Il diritto al lavoro e al reddito dignitoso è inalienabile, a pagare non devono essere i lavoratori, ne la collettività con l’esborso d’altro denaro pubblico, ma i veri responsabili di questa scelta speculativa e scellerata.

 

 

 Slai Cobas Aticarta

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