SALUTE E SICUREZZA: LA UIL IMBROGLIA I LAVORATORI

La proposta della UIL e dell’ANMIL relativa all’attivazione di un corso di laurea breve per tecnici della prevenzione negli ambienti e nei luoghi di lavoro se pure può apparire accattivante è in realtà la riproposizione di quella logica concertativa che già ha avuto effetto devastante oltre che sui salari e sui diritti dei lavoratori anche sulla stessa salute dei lavoratori.
La concertazione ha operato riducendo la salute e la sicurezza dei lavoratori ad oggetto di contrattazione e di scambio, qualcosa cioè su cui chiudere, se necessario, un’occhio o entrambi in cambio di maggior potere di cogestione. Rispetto all’operato delle istituzioni preposte alla sorveglianza, la concertazionei è tradotta di fatto nel perpetuarne la scarsa presenza, incisività e visibilità.
La proposta della UIL e dell’ANMIL che rischia di tradursi in ulteriore fonte di privilegi per sindacalisti “distaccati” o riciclati, insegnanti o “allievi”, sposta oltrettutto l’attenzione dai veri problemi. E’ necessario che i lavoratori possano essere i protagonisti della salvaguardia della propria salute e sicurezza, a tal fine è necessario che non corrano il rischio di diventare oggetto di rappreseglie e licenziamenti discriminatori. Oggi i lavoratori sono quasi del tutto privi di diritti e di tutele, quelli delle imprese sotto i 15 dipendenti, quelli a tempo determinato, quelli aticpici, gli interinali ecc, sono ultraricattabili. La flessibilizzazione e precarizzazione costringe spesso i lavoratori a sacrificare il diritto alla propria sicurezza. Sino a quando la UIL e gli altri sindacati confederali non cambieranno indirizzo su queste questioni di fondo non hanno il diritto di presentarsi come tutori della salute dei lavoratori.
L’altro problema di fondo è che non si tratta di inventare nuove figure professionali dalle dubbie competenze con il rischio poi di offrire ulteriori pretesti per lo smantellamento delle istituzioni già esistenti fondate sull’operato di precise figure professionali. Sono queste strutture che vanno potenziate, è l’organico del personale ispettivo che va drasticamente accresciuto.
Gli infortuni sul lavoro specie nel settore artigianale sono sottostimati. E’ notorio che spesso l’operaio non denuncia un infortunio avvenuto sul lavoro come tale, bensì a domicilio. In tal modo il padrone viene meno penalizzato sotto il profilo della tenuta del registro infortuni, sotto quello dell’immagine pubblica e del costo del lavoro I controlli da parte della Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari sono irrisori. Gli ispettori sono in numero totalmente insufficiente e le visite d’ispezione vengono in qualche modo preannunciate dalle procedure burocratiche che consentono che il padrone possa mettersi, per l’occasione, in regola.
Bisogna invertire la tendenza. Togliere la competenza del controllo dell’ambiente di lavoro al padronato, ridarla ai lavoratori e agli appositi istituti di sorveglianza, in primo luogo al Servizio Sanitario Provinciale, dotarlo di personale idoneo in numero e soprattutto qualità professionale. Soprattutto è necessario, contro le logiche e le pratiche concertative, coniugare la lotta per la salute e la sicurezza con la lotta contro la flessibilizzazione e la precarizzazione, l’incremento dei ritmi di savoro, l’attacco al diritto di sciopero, all’art. 18 e allo statuto dei lavoratori.

il Coordinamento Provinciale Slai-Cobas

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