1_Arese_L’urlo disperato dei lavoratori licenziati dall’Alfa Romeo_Milano 2015.mpg
2_Arese_L’urlo disperato dei lavoratori licenziati dall’Alfa Romeo_Milano 2015.mpg
3_Arese_L’urlo disperato dei lavoratori licenziati dall’Alfa Romeo_Milano 2015.mpg
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5_Arese_L’urlo disperato dei lavoratori licenziati dall’Alfa Romeo_Milano 2015.mpg
Archivio per la categoria ‘SLAI COBAS’
LICENZIAMENTI ALFA ROMEO
Pubblicato da slaicobastrentino su marzo 16, 2011
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Milano SCIOPERO VENERDI’ 28 GENNAIO 2011
Pubblicato da slaicobastrentino su gennaio 27, 2011
ORE 9.00 CONCENTRAMENTO IN PORTA VENEZIA
INFINE PRESIDIO SOTTO LA SEDE DELL’ASSOLOMBARDA
DIFENDERSI E’ UN DIRITTO
PARTECIPARE E’ UN DOVERE !!!
Gli ultimi accordi firmati nelle aziende Fiat di Pomigliano e Mirafiori, chiudono la tenaglia intorno al collo delle classe operaia italiana. Stiamo gia facendo i conti da tempo, negli altri settori produttivi, con la riduzione dei diritti e dei salari, mentre nel pubblico impiego da anni per legge non si può scioperare e viene ridotto lo stipendio e bloccato il turn-over, il dilagare del lavoro precario che ha ridotto il potere contrattuale e la dignità per milioni di lavoratori.
TUTTI SIAMO COINVOLTI, I GIOVANI DISOCCUPATI, GLI STUDENTI I LAVORATORI PUBBLICI E QUELLI PRECARI DELLE COOPERATIVE E DELLE AGENZIE INTERINALI, COSTRUIRE UN MOVIMENTO DI RESISTENZA OGGI, PER GETTARE LE BASI PER L’ORGANIZZAZIONE POLITICA E SINDACALE DEI LAVORATORI ITALIANI
SLAI COBAS PROVINCIALE MILANO
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Pomigliano : solo lo Slai Cobas per il NO al Referendum
Pubblicato da slaicobastrentino su giugno 22, 2010
Sindacato dei Lavoratori Autorganizzati Intercategoriale
S.L.A.I. cobas
Comunicato stampa
Domani volantinaggio slai cobas a Fiat Pomigliano:
MA CHI L’HA DETTO CHE VINCERANNO I “SI” ?!
Nel referendum di oggi lo Slai cobas si troverà da solo a rappresentare i lavoratori del fronte del “NO”, compresi quelli della Fiom, e questo perché la stessa Fiom da un lato invita i lavoratori ad “andare a votare” e dall’altro si sottrae alle sue responsabilità sindacali di controllo delle operazioni elettorali e di spoglio delle schede non avendo nominato i suoi rappresentanti ai seggi.
La posizione dello Slai cobas è stata presa inoltre sia per “parare” l’ambigua scelta della Fiom che, ritirandosi sull’Aventino, rischiava di tirare la volata alla Fiat per il “SI”, sia per contrastare e “spiazzare” quel “referendum addomesticato”, con esito scontato e plebiscitario voluto dalla Fiat che si era attrezzata a gestirlo in prima persona e senza alcuna opposizione con l’ausilio dei sindacati firmatari e consenzienti.
Lo slai cobas comunque ha già ha messo al lavoro un “pool” di giuristi ed avvocati per impugnare l’accordo come deciso, tra le altre iniziative, nell’affollata assemblea di sabato scorso a Pomigliano.
Il fallimento della “fantozziana” fiaccolata organizzata dalla Fiat sabato scorso (che ha visto la partecipazione di appena 200 ‘colletti bianchi’ a fronte dei 500 presenti in organico) dimostra due fatti:
i lavoratori non sono fessi e voteranno “NO” per non farsi ridurre in schiavitù
il fronte aziendale del “si” è stato in messo allo sbando dallo Slai cobas, ha fallito la “fantozziana fiaccolata voluta dalla Fiat”, è stato costretto, da una mamma operaia dello Slai cobas, a ritirare precipitosamente il vergognoso spot di Fabbrica Italia.
Per la DIFESA VERA DEL POSTO DI LAVORO,
dei diritti dei lavoratori e delle loro famiglie:
OGGI VINCERANNO I “NO” !!
Slai cobas Fiat Alfa Romeo – Pomigliano d’Arco, 22/6/2010
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Referendum-truffa e voto di scambio
Pubblicato da slaicobastrentino su giugno 18, 2010
OPERAI RICHIAMATI E PAGATI DALLA FIAT PER VOTARE IL REFERENDUM, MARTEDI 22 GIUGNO, A FABBRICA FERMA
Referendum-truffa e voto di scambio: dopo anni di cassa integrazione senza fine che hanno ridotto alla fame i lavoratori, e mentre già la Fiat ha richiesto un altro anno di cassa integrazione a tutto il 2012, Marchionne impone il suo referendum ai sindacati e lo gestisce in prima persona: martedì prossimo riapre i cancelli delle fabbrica (era prevista la cigs) e paga i lavoratori senza farli lavorare pur di “obbligarli al voto”… assillato dal pericolo dell’ . Quali garanzie, credibilità e valenza potrà avere un referendum-truffa autocertificato e gestito senza alcun controllo dalle sole parti datoriali e sindacali sottoscrittrici ed in evidente conflitto di interesse?! Plaudito fino a poche settimane fa da tutti i sindacati confederali e forze politico-istituzionali di centrodestra e centrosinistra, Marchionne è peggio di Valletta nella sua strategia golpista di controriforma reazionaria dello Statuto dei Lavoratori, di ogni legge a tutela dei diritti dei lavoratori e di quelli sindacali, della democrazia e della stessa Costituzione non solo per i lavoratori di Pomigliano, ma per tutti i lavoratori sia pubblici che privati. Nell’invitare alla massima vigilanza e mobilitazione tutti i lavoratori di Fiat Pomigliano, aziende terziarizzate e dell’indotto, lo Slai cobas ritiene che l’accordo-capestro di Pomigliano resta un accordo non esigibile mancante di tenuta sindacale e giuridica essendo i diritti soggettivi dei lavoratori derivanti da normative superiori a quelle contrattuali, inoltre l’accordo è stato sottoscritto con le rappresentanze sindacali di fabbrica decadute ormai da un anno per fine mandato e quindi firmato senza alcuna rappresentanza di “forma e sostanza”, né la Fiat potrà impedire iniziative sindacali di sciopero o di impugnativa giudiziaria dell’accordo che metterà in atto lo Slai cobas.
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LO SLAI COBAS PARTECIPA ALLO SCIOPERO CON LA MANIFESTAZIONE NAZIONALE ROMA DEL 23 OTTOBRE
Pubblicato da slaicobastrentino su ottobre 11, 2009
SLAI Cobas: 23 ottobre sciopero generale del sindacalismo di base ed autorganizzato e manifestazione a Roma
I reparti-confino e il sequestro del voto RSU alla Fiat di Pomigliano d’Arco concertati da azienda e FIOM-FIM-UILM anticipano il tentativo (messo in atto da padronato, governo, sindacati collaborazionisti e forze politiche collegate) di sospendere la democrazia in ogni luogo di lavoro – dal settore privato a quello pubblico – tramite la blindatura ed il rafforzamento del monopolio sindacale di CGIL-CISL-UIL e “l’azzeramento normativo” dei diritti e delle libertà sindacali dei lavoratori e dell’intero sindacalismo di base. L’ulteriore attacco che si prospetta alla democrazia sindacale ed al diritto di sciopero è funzionale al tentativo di scaricare i costi della crisi sulla pelle dei lavoratori, dei precari, dei disoccupati, degli immigrati e dei ceti popolari. Tentativo che vede unito, in una sorta di “unità nazionale anticrisi”, il fronte padronale con l’insieme delle forze politico-istituzionali di entrambi gli schieramenti (aldilà delle finte differenziazioni di facciata) nell’esigenza di fare ‘piazza pulita’ – in chiave autoritaria, ed una volta per tutte – di ogni opposizione non compatibile con la ‘gestione concertata’ della crisi per controllare e sviare il conflitto sindacale e quello sociale. Alla luce dei contenuti della straordinaria ed affollata assemblea nazionale di Napoli dello scorso 26 settembre “per la difesa della democrazia sindacale, della libertà di lotta e di organizzazione” promossa da Slai Cobas e RdB-CUB, lo Slai Cobas partecipa alla manifestazione di Roma del 23 ottobre (ferme restanti le critiche in relazione alla ‘ritualità’ ed alle modalità di indizione), indice una coincidente giornata di sciopero nel settore industriale e aderisce, in pari data e per motivi tecnici, alla sciopero dei servizi pubblici e del pubblico impiego. Ciò non solo per il pressante bisogno “tattico e difensivo” (cosa comunque non da poco) di unità dal basso delle lotte dei lavoratori, e di quelle sociali, per far fronte al devastante attacco padronale in atto; ma anche in relazione all’altrettanto non rimandabile necessità di ‘dare una prospettiva futura al conflitto sociale’ con la ‘ragionata costruzione’, nei tempi necessari, della prospettiva di un ‘sindacato di classe’, ad oggi bloccata dalla differenza di valutazioni e di vedute. In questo senso, anche all’interno dello sciopero del 23 ottobre, la questione sindacale diventa una vera e propria “emergenza democratica con forte valenza politica”: dal reparto confino e il sequestro del voto RSU alla Fiat di Pomigliano all’analogo sequestro del voto prospettato nel settore trasporti alla ristrutturazione dei comparti del pubblico impiego all’ulteriore compressione del diritto di sciopero in ossequio all’esigenza normalizzatrice, del padronato di far fuori l’insieme del sindacalismo di base. La questione ‘politica’ della lotta per le libertà sindacali e contro il monopolio confederale della rappresentanza – consegnato da governi e padronato a CGIL-CISL-UIL – oggi si intreccia alla lotta dei lavoratori che rifiutano di pagare i costi della crisi ed a quella contro i licenziamenti politici e di massa e per l’assunzione dei lavoratori precari e ‘atipici’ e la tutela a parità di diritto dei lavoratori e dei cittadini immigrati, per la reinternalizzazione dei rami d’azienda, nel privato, e nei servizi, l’abrogazione delle leggi razziste e del ‘pacchetto sicurezza, nonché della ‘Bossi-Fini’, per la riduzione d’orario e il recupero del potere d’acquisto di salari, stipendi e pensioni e il loro aggancio al reale costo della vita, per il salario garantito ai disoccupati ed il recupero ‘per tutti’ del salario indiretto dato dai servizi e dai diritti sociali (casa, istruzione, salute, assistenza, trasporti, acqua, energia ecc), la tutela della salute e della vita nei luoghi di lavoro quella del territorio (basta ricordare il caso della Marlane-Marzotto, la ‘fabbrica dei morti’ di Praia a Mare – ultimo in ordine di tempo – dove grazie allo Slai Cobas e proprio in questi giorni si sta scoperchiando l’inquietante e criminale intreccio-collusivo tra padronato, istituzioni, istituti di controllo, sindacati confederali e intero quadro politico. Quegli stessi soggetti che stanno depenalizzando le normative a tutela della salute e della vita dei lavoratori e dei cittadini, fautori tra l’altro del rilancio del nucleare, degli inceneritori a discapito delle energie rinnovabili, ecc.), contro le politiche di guerre commerciali e guerre reali per l’unità di classe ed internazionale dei lavoratori. Se capitalismo ha fatto crack e i sindacati di regime e i partiti di entrambi gli schieramenti, tutti sostenitori di questo sistema, continuano a predicare ai lavoratori la rassegnazione e la ‘speranza’ in un futuro capitalismo riformato, oggi più che mai bisogna cominciare a porsi la ‘questione della svolta’, necessaria a dare più forza e potere ai lavoratori nelle fabbriche e nella società! SLAI COBAS COORDINAMENTO NAZIONALE www.slaicobas.it
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Napoli 26/09 :per la difesa della democrazia sindacale, della libertà di lotta e di organizzazione
Pubblicato da slaicobastrentino su settembre 20, 2009
Per la difesa della democrazia sindacale,
della libertà di lotta e di organizzazione.
ASSEMBLEA NAZIONALE A NAPOLI
Sabato 26 settembre – ore 9,30 – Hotel Ramada
(via Galileo Ferraris 40 – adiacenze palazzo Inps – 150 m. dalla stazione centrale)
Questo inizio di autunno si sta caratterizzando per una intensificazione dell’attacco padronale e governativo ai lavoratori. Il governo Berlusconi, la Confindustria e i poteri forti vogliono – a tutti i costi – scaricare i costi della crisi sulla pelle dei lavoratori, dei precari, dei disoccupati e degli immigrati.
Tale disegno antipopolare, per affermarsi più agevolmente, prevede la repressione e il disciplinamento di ogni tipo di resistenza operaia e sociale.
Ciò che sta accadendo negli stabilimenti della Fiat, e non solo, è la dimostrazione della volontà padronale di fare piazza pulita di ogni vera opposizione ai processi di ristrutturazione selvaggia.
Cgil, Cisl, Uil sostengono questo progetto antioperaio.
Dall’appoggio ai licenziamenti politici al varo di corsi di formazione con un carattere disciplinare, dai famigerati reparti/confino al sequestro concertato con la Fiat del voto RSU a Pomigliano d’Arco, Cgil – Cisl – Uil stanno scrivendo una delle pagine più nere della democrazia sindacale determinando l’ulteriore involuzione autoritaria dei diritti e delle libertà sindacali.
Cgil, Cisl e Uil utilizzano la crisi economica per rilanciare la concertazione e “contrattare” l’attacco padronale e governativo alla democrazia ed alle generali condizioni di vita e di lavoro dei ceti popolari.
LA QUESTIONE SINDACALE È EMERGENZA DEMOCRATICA!
Il tema dei diritti e della democrazia non è disgiunto dagli obiettivi di lotta che quotidianamente assumiamo nella nostra azione.
Sia nel settore pubblico che in quello privato, l’attacco alla democrazia sindacale è uno degli strumenti usati in questi anni dai vari governi che si sono succeduti, per impedire ai lavoratori di dotarsi di obiettivi e rivendicazioni anticoncertative conseguenti la difesa dei propri interessi.
In questa situazione affermare il protagonismo di massa delle organizzazioni sindacali di base indipendenti e non concertative è determinante per sconfiggere l’inaccettabile monopolio dei sindacati collaborazionisti e per mettere in atto una efficace difesa delle condizioni di vita dei lavoratori, dei precari e dei disoccupati nei luoghi di lavoro e nell’ intera società.
Su questi contenuti sono invitate le organizzazioni sindacali, politiche e i movimenti di lotta.
Slai/Cobas – coordinamento nazionale.
Federazione nazionale delle Rappresentanze Sindacali di Base/CUB.
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IMMIGRAZIONE E PACCHETTO SICUREZZA
Pubblicato da slaicobastrentino su giugno 28, 2009
Immigrazione Pacchetto Sicurezza_202009-06-18
SOMMARIO
1. I flussi migratori in Europa tra fattori di spinta e fattori di attrazione *
2. La criminalizzazione progressiva del clandestino in Italia
3. Il “pacchetto sicurezza”. Legge 24 luglio 2008, n. 125 di conversione del decreto legge 23 maggio 2008, n. 92, “Misure urgenti in materia di sicurezza pubblica”.
4. Il “pacchetto sicurezza”. Disegno di legge “Disposizioni in materia di sicurezza pubblica”, Testo approvato dalla Camera il 14 maggio 2009.
Allegato A
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AGGIORNAMENTO COSTI GRANDI OPERE SULL’ASSE DEL BRENNERO
Pubblicato da slaicobastrentino su maggio 19, 2009
Per avere un’idea sufficientemente precisa di quanto costeranno ai lavoratori trentini ed a quelli italiani le “grandi opere” sull’asse del Brennero al servizio dei padroni,del capitale finanziario italiano ed europeo e delle grandi imprese di costruzioni, vedi il lavoro di C.Campedelli e G.Poliandri (BZ-TN 6.5.2009)
CLIKKA QUI SUL FILE pdf : BBT e tratte Sud COSTI schema aggiornato versione 05 2009-05-06
Ricordiamo che questo nuovo gigantesco furto che si prospetta sarà pagato dagli operai, dai lavoratori e dagli strati popolari con più tasse e meno servizi pubblici. Queste “opere” servono a scaricare la crisi sui lavoratori, a distribuire profitti e privilegi tra le varie categorie di padroni e banchieri (italiani ed europei) e spianano la strada al soggiogamento economico e finanziario degli operai e dei popoli dei paesi dell’Est (sistema dei corridoi a cui appartiene l’ “opera” del Brebbero).
Ricordiamo che sia la Lega che il Centro-Sinistra che su questo versante colleaborano organicamente con Berlusconi e Fini, sono tutti artefici di questo furto, di questo massacro dell’ambiente, di questo nuovo assalto alle tasche, ai servizi ed alla salute degli strati proletari e popolari !!!
Mandiamoli tutti a casa, potere al popolo !!!
lavoratori dello SLAI-COBAS
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TORINO 16 MAGGIO BASTA MENZOGNE CONTRO LO SLAI COBAS
Pubblicato da slaicobastrentino su maggio 17, 2009
Oggi 17 maggio Il Manifesto e Liberazione sono in prima fila nella campagna denigratoria contro lo Slai Cobas. Si tratta di menzogne che hanno lo scopo di portare acqua al mulino dei sindacati confederali nascondendone le enormi responsabilità e complicità. Oggi gli apparati di questi sindacati sono irreversibilmente marci e strutturalmente legati al capitale finanziario. I lavoratori hanno bisogno di un nuovo sindacato che unisca tutte le forze sane realmente capaci di reappresentare gli interessi dei lavoratori. Basta con i sindacalisti corrotti ! Unità dei lavoratori contro i padroni, le banche, la deriva reazionaria ed i governi di centro-destra e di centro-sinistra.
TORINO 16 MAGGIO CORRADO DELLE DONNE
PARLA DAL
PALCO AGLI OPERAI FIAT
UN’ALTRO SPEZZONE DELLO SLAI COBAS ALLA
MANIFESTAZIONE DI
TORINO
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TORINO 16 MAGGIO: Provocatori tra i confederali innescano il parapiglia – nessuna aggressione dei cobas a Rinaldini!
Pubblicato da slaicobastrentino su maggio 16, 2009
Senza nemmeno contattarci per confrontare la nostra versione dei fatti, si è costruita ad arte la falsa notizia di un attacco preordinato e organizzato per gettare dal palco della manifestazione operaia di Torino il segretario della Fiom Rinaldini. Lo Slai Cobas è sceso in piazza contro la Fiat e per una lotta unitaria dei lavoratori contro la ristrutturazione e i licenziamenti programmati da Marchionne.
Al termine del corteo contro la Fiat si chiedeva a gran voce, con l’approvazione degli operai presenti in piazza, che potessero parlare anche lo Slai Cobas e i lavoratori delle fabbriche Fiat colpite dalla ristrutturazione e dalla minaccia di chiusura, in primo luogo gli operai di Pomigliano deportati da oltre un anno allo stabilimento confino di Nola (anche grazie a un accordo siglato dai confederali). Stabilimento confino di Nola che ripete l’esperienza vergognosa dei reparti confino fatti dalla Fiat di Valletta negli anni ’50 a Mirafiori, dove venivano rinchiusi tutti gli operai non disposti a subire passivamente lo sfruttamento padronale.Quando con i dirigenti confederali presenti sul palco era stato concordato che avrebbero potuto parlare anche lo Slai Cobas e gli operai di Nola, qualcuno dei confederali, che evidentemente non condivideva questa decisione, ha innescato una violenta provocazione per impedirlo. Nel parapiglia che ne seguiva Rinaldini cadeva e veniva aiutato a rialzarsi da lavoratori dello Slai Cobas.
Quando, poi, un rappresentante dello Slai Cobas e uno degli operai di Nola stavano per parlare, come concordato con i dirigenti confederali , qualcuno tra di loro strappava violentemente i fili del microfono per impedirlo. Abbiamo dovuto così parlare, dopo che i dirigenti confederali hanno abbandonato il palco, con il nostro impianto voce e abbiamo parlato ai lavoratori che nella quasi totalità sono rimasti in piazza.
Nessuna aggressione preordinata contro Rinaldini, quindi. Quanto accaduto è stata una scelta deliberata di chi tra i confederali, innescando la violenta provocazione sul palco, vuole continuare ad impedire che i lavoratori possono prendere direttamente la parola e continuino a rimanere succubi di accordi concertativi, a perdere e calati dall’alto.
Lo Slai Cobas ribadisce la necessità di una lotta ampia e unitaria degli operai, dei lavoratori, contro la Fiat e il piano di ristrutturazione e licenziamenti delineato da Marchionne.
Una lotta che deve articolarsi sul netto rifiuto della chiusura di qualsiasi stabilimento, sulla redistribuzione del lavoro tra le fabbriche Fiat, sulla riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario, sul salario garantito ai disoccupati, sul blocco degli straordinari negli stabilimenti. Misure che potrebbero essere realizzate utilizzando i profitti fatti dai padroni in questi anni.
Milano 16/5/2009 Slai Cobas www.slaicobas. it Coordinamento nazionale
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GARANTE DELLA PRIVACY: E’ VIETATO IL CONTROLLO A DISTANZA DEI LAVORATORI
Pubblicato da slaicobastrentino su maggio 15, 2009
Non è lecito installare dispositivi che possano controllare a ddistanza i lavoratori, anche in aree e locali dove si trovino saltuariamente. E’ quanto stabilito dal Garante della Privacy con la decisione 26 febbraio 2009, con la quale ha precisato che l’uso di videocamere nei luoghi di lavoro deve rispettare in maniera rigorosa gli obblighi previsti dallo Statuto dei lavoratori (peraltro richiamati anche dalla legge sulla privacy). In particolare il principio contenuto nel provvedimento vale anche per le aree in cui i dipendent possono trovarsi saltuariamente o semplicemente transitare, quali ad esempio quelle di carico e scarico delle merci o i box informazioni.
INVITIAMO I LAVORATORI OGGETTO DI CONTROLLI INVASIVI CON DISPOSITI ELETTRONICI A RIVOLGERSI ALLO SLAI-COBAS DEL TRENTINO PER INOLTRARE RICORSO AL GARANTE.
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TORINO 16 MAGGIO: MANIFESTAZIONE CONTRO LA FIAT
Pubblicato da slaicobastrentino su maggio 13, 2009
LA FIAT e I PADRONI HANNO FATTO CRACK e ora, da falliti, “comprano” il mondo? BASTA PRESE IN GIRO !! Solo negli ultimi 30 anni la Fiat, con i favori di tanti politici, ha avuto dallo Stato decine di miliardi di euro, usati dagli Agnelli per riempirsi i portafogli, costruire e ristrutturare gratis gli stabilimenti, chiudere fabbriche in Italia e portare lavorazioni all’estero. Lo Stato, 20 anni fa, ha regalato l’Alfa Romeo alla Fiat, e gli Agnelli hanno ringraziato eliminando 40.000 operai prima ad Arese e ora a Pomigliano. E mentre i padroni della Fiat hanno intascato enormi profitti, gli operai sono stati ammazzati di lavoro -con salari da fame- da Melfi a Torino. E il reparto confino di Nola, ove sono stati deportati un anno fa 316 lavoratori di Pomigliano, in gran parte iscritti allo Slai Cobas e invalidi, è il simbolo della politica Fiat e di Marchionne fatta di licenziamenti politici, continui provvedimenti disciplinari, uso di sindacati gialli e di comodo. Oggi, con il crack del capitalismo, il titolo Fiat è classificato dagli stessi finanzieri come spazzatura. E non possiamo quindi farci prendere in giro credendo alle storielle di una Fiat che si compra tutto il mondo dell’auto. La verità è che i padroni della Fiat stanno scappando con il malloppo, lasciando sulla strada i lavoratori di Termini, Pomigliano, Arese, Mirafiori, Melfi, Pratola, Termoli, Sevel, Cassino, Modena .
Marchionne, col silenzio-assenso di Berlusconi che appoggia la Fiat come ieri Prodi, sta costituendo una multinazionale dell’auto, di fatto multistatale, cercando di relegare i lavoratori italiani a spettatori dei giochi svolti in USA, Canada, Germania, ecc..Al fallimento della concertazione va contrapposto il rilancio della LOTTA UNITARIA DEI LAVORATORI per: –i tesori nascosti dei padroni fiat devono essere requisiti e le loro società devono essere nazionalizzate; –nessun posto di lavoro deve essere perso sia in fiat che nell’indotto; –riduzione dell’orario di lavoro; –salario dignitoso e garantito; –assunzione stabile di tutti i precari; –lotta unitaria e internazionalista. Più forza e più potere ai lavoratori nelle fabbriche, nei posti di lavoro, nella società.
16 maggio 2009 ore 10 MANIFESTAZIONE NAZIONALE a Torino da Mirafiori al Lingotto
La Fiat ha sempre fatto da battistrada per tutto il padronato italiano, le sue misure di ristrutturazione rappresentano il modello da imitare per tutte le aziende, pubbliche e private. Per questo la manifestazione di Torino non riguarda solo i metalmeccanici, ma tutti i lavoratori! Partecipa con lo Slai Cobas alla manifestazione di Torino, contro la Fiat contro la crisi. Pullman da Milano sabato 16 mattina h. 7.45, info 3400021679 Coordinamento nazionale SLAI COBAS fip Viale Ligutia 49, 20143 Mi 12-5-
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LODI: SOLIDARIETÀ AGLI OPERAI DELLA LEVER LICENZIATI
Pubblicato da slaicobastrentino su maggio 10, 2009
Leggi il File pdf comunicato stampa
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Il cambio tuta è orario di lavoro
Pubblicato da slaicobastrentino su aprile 30, 2009
-cambio tuta retribuito
-vertenze gia vinte da slai cobas aziendale in varie aziende come La Sipa Bindi spa di s. Giuliano Milanese.
Leggi tutto CLIKKA sul file pdf
parere-cambio-tuta
Pubblicato in: FABBRICHE, SANITA', SLAI COBAS | Contrassegnato da tag: "orario di lavoro" "sanità" | Lascia un commento »
Solidarietà a precari e dipendenti ITC e istituti di ricerca trentini
Pubblicato da slaicobastrentino su ottobre 15, 2004
Solidarietà a precari e dipendenti ITC e istituti di ricerca trentini
NO ALLA PRIVATIZZAZIONE DI ISTRUZIONE E RICERCA!
NO AL DISEGNO DI LEGGE SALVATORI !
Con il disegno di legge Salvatori la giunta sta dettando il generale riordino del sistema provinciale della ricerca. In realtà si tratta di un vero e proprio stravolgimento che investe l’idea stessa di conoscenza scientifica e dell’istruzione mentre viene affermato il principio della superiorità degli interessi delle imprese su quello dei lavoratori e della collettività. Questa legge mira sostanzialmente a mettere sullo stesso piano Università, istituti di ricerca, enti di governo provinciali, aziende e Agenzia per lo sviluppo. Le imprese, che da sempre godono dei frutti dell’istruzione e della ricerca pubblica direttamente spendibili con profitto sul mercato, potranno concorrere così alla gestione diretta di tutto il patrimonio di immobili, tecnologia e laboratori, brevetti e personale qualificato rappresentato dall’Università, dall’ITC e dai suoi centri come l’IRST, oltre a quelli delle Viote e di San Michele all’Adige.
La riforma si impernia sulla nascita di due fondazioni di diritto privato nelle quali confluirebbe il patrimonio rappresentato dagli istituti di ricerca ma la portata di tale riforma va ben al di là di questo.
Lo stesso Salvatori non è d’altra parte un funzionario qualunque visto che è stato collaboratore parlamentare di Pierferdinando Casini, ha rivestito ruoli da quadro dirigente nell’ITC, ha lavorato all’OCSE ( Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economici ), è stato responsabile dell’ufficio studi della Camera di Commercio di Trento ed è stato personalmente designato dalla Giunta provinciale quale assessore alla ricerca e innovazione senza neppure passare per la prova dell’elettorato.
Non sono sconosciuti neppure i membri del consiglio di amministrazione dell’istituto Trentino di cultura eletti lo scorso 29 settembre e che sono diretta espressione degli interessi politico imprenditoriali visto che vi troviamo i soggetti designati da ASSOCIAZIONE INDUSTRIALI, da UNIONE COMMERCIO, TURISMO E ATTIVITA’ DI SERVIZIO, dalla FONDAZIONE CASSA DI RISPARMIO DI TRENTO E ROVERETO, dall’ITAS – ISTITUTO TRENTINO ALTO ADIGE PER LE ASSICURAZIONI e dalla FEDERAZIONE TRENTINA DELLE COOPERATIVE e CASSA CENTRALE DELLE CASSE RURALI TRENTINE oltre a coloro che vengono direttamente nominati dalla giunta provinciale.
In totale, su 15 componenti del consiglio di amministrazione, solamente uno di questi è designato dal personale dipendente dell’ITC e, per un incredibile norma, questo non può essere un dipendente dell’ente. Aspetto ancora più grave, discriminatorio e lesivo del diritto dei lavoratori è quanto leggiamo nella proposta di legge Salvatori al punto 2.d) dell’art. 8 dello statuto della fondazione, che vieta anche a chi non fosse dipendente dell’ente, ma venisse eletto rappresentante sindacale dai dipendenti, di far parte del consiglio di amministrazione.
A fronte della rappresentanza di tutto il mondo politico e imprenditoriale non è consentita neppure la presenza diretta dei lavoratori!
Secondo il Trentino del 13 e del 15 ottobre 2004, su 422 persone che lavorano all’ITC, il 38% sono collaboratori ed un altro 23% è costituito da assunti a tempo determinato, e all’istituto agrario di San Michele all’Adige su 186 persone il 36% risulta assunto con tipologie di contratto precario. Sotto San Michele dovrà ricadere anche il Centro di ecologia alpina alle Viote dove si parla addirittura di soli 2 ricercatori di ruolo contro 43 con contratto a termine.
Con una tale composizione del consiglio di amministrazione dell’ITC, ben lontana dagli interessi dei lavoratori e della gente comune, con l’appoggio dell’Università degli Studi di Trento e con l’oggettiva debolezza del personale dipendente facilmente ricattabile e disciplinabile a causa dell’altissima presenza di precarietà che lo contraddistingue è evidente a tutti che già oggi gli istituti di ricerca trentini sono fondamentalmente soggetti a operare e a soddisfare gli interessi imprenditoriali anche senza alcuna riforma, ma tutto ciò evidentemente non bastava ancora!
I lavoratori fanno d’altronde bene a preoccuparsi visto che secondo quanto riportato dal Trentino del 16 ottobre la giunta starebbe elaborando, “un innovativo contratto territoriale del personale della ricerca” che “…dia anche la possibilità di agire per il meglio, in un settore dove competitività e velocità di reazione sono fondamentali” ossia, tradotto alla luce delle direttive della legge Salvatori, sarà un contratto caratterizzato dalla massima flessibilità, meritocrazia e con una retribuzione strettamente legata all’utile e c’è poi da chiedersi con quale capacità e forza contrattuale i lavoratori dovrebbero essere in grado di lottare per la definizione di tale contratto.
Un altro aspetto importante è la presenza, per diritto, del rettore dell’Università degli Studi di Trento, tra i membri del consiglio di amministrazione, che ci consente anche di ricordare che il mondo della ricerca è strettamente legato a quello dell’istruzione che, in Trentino ancora più efficacemente che nel resto d’Italia, si sta trasformando in un vero è proprio servizio alle imprese di fornitura di manodopera precaria da specializzare a bassissimo costo . Non è un caso che proprio in Trentino, per il secondo anno consecutivo, è operativo il patto tra Assindustria e Università per l’impiego di apprendisti studenti universitari nelle aziende. A fronte di un trattamento da apprendisti, giovanissimi tecnici, vengono impiegati con mansioni e obblighi da dipendenti. Lo scopo di tale iniziativa è bene esplicitato dal seguente passaggio di un articolo tratto dal Trentino del 22 gennaio 2004 che già allora citava ben 16 aziende coinvolte: ” il percorso consente alle aziende di formare figure professionali qualificate, adatte ai progetti di crescita del settore”. Il messaggio che si vuole trasmettere è chiaro: conoscenza è tutto ciò che è vendibile e ricerca è tutto ciò che serve alle imprese per fare utile. Si tratta di un patto Università – Azienda che a livello nazionale sta prendendo piede solo oggi sotto il nome di “progetto lauree scientifiche” che il ministro Letizia Moratti insieme a Confindustria sta presentando con lo stanziamento pubblico di sette milioni di euro.
Ma già oggi gli istituti di ricerca sono costretti, per sopravvivere, a dimostrare di saper operare come aziende e a produrre utili, pena la minaccia di smantellamento di interi settori. Per garantire tali utili sempre di più i ricercatori con ruoli di responsabilità saranno chiamati a operare come veri e propri datori di lavoro nei confronti di studenti, di borsisti, di tutti i precari in genere ma anche degli stessi colleghi con contratti apparentemente più rassicuranti operando come “capi reparto”, limitando permessi e ferie, imponendo straordinari in funzione di commesse e contratti. Commesse e contratti per prestazioni sempre più scadenti e fuori da ogni controllo sociale perché il risultato dovrà sempre più rispondere a precisi livelli di budget e non certo ad un rigoroso esito scientifico visto anche che uno dei “principi fondamentali” che ispira la legge Salvatori ed elencato al punto Art.3- k) è la: “valorizzazione economica dei risultati della ricerca, anche a vantaggio dei ricercatori e del personale che hanno contribuito al loro raggiungimento” da qui anche l’inevitabile scontro tra dipendenti per l’accaparramento delle commesse più lucrose.
Per finire è evidente che nessuna impresa si assumerebbe mai l’onere del mantenimento di impianti di altissimo livello tecnologico come, per esempio, nel caso dell’IRST o dell’istituto di San Michele oppure l’onere di sostenere la formazione e l’istruzione di base. Oggi, come sa bene qualsiasi lavoratore di un impresa privata, è già difficile poter usufruire di corsi perfino se sono mirati alle stesse mansioni che producono utili. Inoltre sui quotidiani di questi giorni apprendiamo pure dell’inchiesta per truffa sulla gestione di ben 400 mila euro del Fondo sociale europeo da parte di importanti società il cui compito sarebbe l’erogazione e la programmazione di corsi di formazione.
E’ quindi evidente che gli oneri di qualsiasi tipo saranno comunque tutti a carico della collettività!
Siamo ben lontani da una semplice riorganizzazione e ci troviamo, invece, di fronte a un riassetto totale della ricerca, cosiddetta pubblica, ad una spartizione di immensi beni immobiliari, al tentativo di massacrare i diritti dei lavoratori siano questi precari o no e all’impostazione di una ricerca scientifica destinata a scadere in mero strumento di profitto.
Siamo di fronte, insomma, all’ennesimo tentativo di rapina e sfascio, di una ricchezza che è collettiva e che è stata costruita in decenni di sacrifici dai lavoratori che oggi sempre di più devono pure subire la sfrenata “finanza creativa” dei manager e degli imprenditori dell’azienda Trentino in grado di anticipare perfino le scelte del governo Berlusconi.
Per porre da subito un argine alla devastazione dei diritti dei lavoratori causata da questo processo di privatizzazione chiediamo l’eliminazione di tutte le forme di precariato e l’assunzione immediata a tempo indeterminato del personale che attualmente lavora presso tutti gli istituti di ricerca trentini.
Coordinamento Provinciale Slai-Cobas
Cip. 16/10/04 TN V.Orti 24, c/o sede Slai-cobas
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TRENTO: SEMPRE MENO LIBERTA’
Pubblicato da slaicobastrentino su gennaio 30, 2003
La settimana scorsa sui quotidiani locali e nazionali è comparsa la notizia del grave episodio avvenuto alla Scuola Sanzio, dove un agente della digos si è presentato al Dirigente scolastico segnalando la presenza nella sua scuola di insegnanti che svolgono lezioni “no-global” agli alunni. L’agente si sarebbe presentato in seguito ad un colloquio, richiesto al questore di Trento dalla parente di un alunna frequentante quella scuola. Non è la prima volta, in questi ultimi tempi, che Trento si guadagna intere pagine sulla stampa nazionale. Ricordiamo i 151 indagati, lo scorso dicembre, per aver firmato un’autodenuncia simbolica, in segno di protesta contro i gravi atti repressivi nel Sud-Italia, che hanno visto anche l’arresto di diversi no-global e appartenenti al sindacalismo di base. A questi due gravi episodi avvenuti nella nostra provincia, va aggiunto anche quello relativo alla proposta fascista e razzista del consigliere leghista Boso in giunta provinciale, di predisporre vagoni separati degli immigrati dalla “razza padana”. Va inoltre aggiunto il divieto per studenti e insegnanti da parte di Dirigenti scolastici di diverse scuole della provincia di ogni ordine e grado, di esporre la bandiera della pace.
La particolare vocazione alla censura e alla repressione di tutto quanto evoca lotta e fuoriuscita dai canali istituzionali, l’avevamo d’altronde assaggiata in occasione della celebrazione dello scorso 25 aprile, dove rappresentanti DS e dell’associazionismo “pacifiata” locale, pretendevano di impedire che venisse intonato il canto di resistenza “Bella ciao”, mentre questo canto dilagava in tutte le piazze d’Italia, come simbolo di opposizione e di lotta contro la censura TV e contro le pressioni sull’operato della magistratura da parte del governo Berlusconi- Bossi-Fini.
Non è un caso quindi, che un certo comportamento della sinistra istituzionale presente sul nostro territorio provinciale, ispiri un clima più apertamente antidemocratico e fascisteggiante che nel resto d’Italia. La verità è che in Trentino c’è una particolare omologazione al di là delle apparenti differenze politiche e ideologiche. Si tratta di un aspetto e insieme del riflesso di un’omologazione sociale e culturale più complessiva, che trova radici storiche, economiche e politiche nella storia del Trentino e, a partire da dopo la seconda guerra mondiale, nella situazione di particolare privilegio, che parte della società trentina ha potuto godere, grazie ai finanziamenti della cosidetta autonomia.
In questo modo in Trentino, o con la corruzione o con l’omologazione culturale e partitica o con la repressione, si è sempre cercato di conciliare quello che non poteva essere conciliato e di abbattere e disperdere la volontà di lotta dei settori più avanzati della classe operaia e dei giovani ribelli.
Oggi questo significa che, di fronte ad un governo, che ha sostenuto la guerra di aggressione all’Afghanistan, che ha inviato gli alpini in questo paese e che si sta preparando a sostenere la guerra contro l’Iraq, il potere locale si presta con particolare servilismo ad una politica di repressione e pacificazione forzosa dei giovani e dei lavoratori più coscienti.
Tutto questo in un quadro dove, oltre alla guerra, la crisi economica si traduce in migliaia di licenziamenti e si scatena un attacco sempre più pesante alle condizioni di vita e di lavoro. Anche rispetto a questo c’è un palese intento repressivo e persecutorio, volto a ostacolare lo sviluppo delle lotte di difesa degli operai e il loro collegamento con il movimento contro la guerra e con l’iniziativa politica volta alla cacciata del governo Berlusconi-Bossi-Fini.
sindacato autorganizzato Slai-Cobas Trento
Cip. Tn 30/01/03 V.Orti 24 Suppl.SLAI-Cobas Dir.Resp.Emilia Calini Trib.Mi n403 12/7797
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