NESSUN CONTRIBUTO PUBBLICO ALLE IMPRESE CHE DELOCALIZZANO ED INVESTONO ALL'ESTERO
I LAVORATORI PAGHERANNO MONTAGNE DI EURO PER LA LINEA AD ALTA-VORACITA’ BRENNERO-VERONA. E’ UN’OPERA CHE, MENTRE DEVASTERA’ LA SALUTE DEI CITTADINI E L’AMBIENTE, INGRASSERA’ POLITICI, COSTRUTTORI, GRANDI IMPRESE E BANCHE
NIENTE SOLDI PUBBLICI ALLE COOPERATIVE CHE SFRUTTANO E LICENZIANO I LAVORATORI
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BASTA CON
I SINDACALISTI
CORROTTI E' NECESSARIO COSTRUIRE UN NUOVO SINDACATO DEI LAVORATORI
UN BLOG PER FARE COSA ?
Cari Compagni ed Amici
Abbiamo cercato di impostare il blog in modo da contribuire all’informazione, alla denuncia di particolari situazioni lavorative, alla formazione, alla solidarietà di classe.
In questo senso abbiamo voluto concepire il blog come uno strumento al servizio della difesa dei proletari e dei lavoratori ed abbiamo cercato in queste prime settimane di pubblicare materiali (notizie, volantini, documenti ecc.) che potessero servire a sviluppare idee, competenze, organizzazione ed opposizione.
Pensiamo che il blog se da un lato deve porsi al servizio di un processo collettivo, dall’altro a sua volta deve venire costruito in un processo collettivo. Un blog di questo tipo ha tanto maggiore senso quanto più contribuisce a stimolare e valorizzare la partecipazione e gli apporti del compagni e dei lavoratori. Non viviamo più nel ventesimo secolo e questo vuol dire che i lavoratori hanno orami accumulato enormi competenze nei campi più disparati, il problema è che queste conoscenze vengono prevalentemente coltivate in modo individuale e spesso individualistico, non vengono socializzate e tradotte in un processo costituente di una nuova collettività. Senza cultura proletaria non ci può essere un reale movimento di trasformazione sociale e politico, ma questa cultura non va inventata dal nulla, quanto costruita attraverso un processo di generazione collettiva. Una cultura innovativa capace di unificare e ricomporre i lavoratori può diventare una forza in grado di cambiare il mondo.
Per quanto ci riguarda vi chiediamo di costruire il blog insieme a noi rendendolo tra l’altro uno strumento utile per la difesa dei lavoratori. Tramite il blog altri lavoratori potranno entrare in rapporto con lo slai cobas del Trentino scegliendo liberamente il livello di questo rapporto. Apposite pagine del blog sono quindi destinate alla pubblicazione, alla segnalazione ed alle denunce, alle richieste d’informazione ecc.
Ormai i blog stanno diventando un mezzo di comunicazione e di dibattito capace di concretizzarsi nella formazione di reti di relazioni, iniziative collettive e movimenti. Speriamo di non essere da meno di tanti politici di potere, di tanti servi intellettuali e vip, di tanti esponenti di una ‘sinistra’ marcia. Tutte queste bande di privilegiati e parassiti usano utilmente il web vecchio e nuovo al servizio degli interessi di una parte ristretta della società. Spetta ai proletari, ai lavoratori ed agli strati popolari usare tutti i mezzi di comunicazione in modo competente e creativo al servizio degli sfruttati.
PERCHE’ SCEGLIERE LO SLAI COBAS DEL TRENTINO ALTO ADIGE ?
I sindacati confederali sono irreversibilmente corrotti. Gli apparati dei sindacati confederali sono ormai indissolubilmente legati al capitale finanziario. I sindacalisti si riciclano nelle burocrazie dello stato, nelle finanziarie, nelle imprese cooperative, nei servizi alle imprese, negli uffici padronali delle “relazioni sindacali”, negli enti no-profit, nelle cooperative, nei partiti di potere.
Dentro i sindacati confederali ci sono ancora immense energie di lotta che vanno difese, salvaguardate ed indirizzate verso la costruzione di un nuovo sindacato dei lavoratori capace di opporsi all’offensiva dei governi di centro-destra e di centro-sinistra e di far avanzare la lotta contro i padroni, le banche, le burocrazie statali, il capitalismo di stato ed il capitale europeo ed internazionale.
Lo slai-cobas lavora, insieme a tanti altri lavoratori di diverse appartenenze, per la costruzione di un nuovo sindacato capace di rappresentare realmente gli interessi degli operai, dei disoccupati, dei precari, dei lavoratori svantaggiati, degli strati popolari.
Lo Slai Cobas è un sindacato nazionale inter-categoriale quindi possono far parte dello Slai Cobas lavoratori di tutte le categorie.
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Pubblicato da slaicobastrentino su aprile 29, 2012
Assemblea operaia nazionale del 20 aprile 2012 – salone CdF – Alfa di Arese, “contro le strategie parallele della Fiat di Marchionne e del governo Monti, per dare forza e ruolo all’opposizione operaia”:
IN VIDEO SU WWW.SLAICOBAS.IT LA RELAZIONE E GLI INTERVENTI
Visto i tempi che corrono l’indizione di un’assemblea operaia nazionale nel salone del consiglio di fabbrica dell’Alfa di Arese è stato un fatto insolito, una ‘scommessa’ di forte valore politico in quanto coincidente con una preoccupante fase di progressivo smantellamento dei rapporti di forza dei lavoratori dato dal definitivo venir meno al mandato storico della cosiddetta sinistra istituzionale e confederale, sindacale e politica – che collabora palesemente col potere padronale – e dal conseguente crollo della fiducia e della rappresentanza dei lavoratori nei suoi confronti.
La straordinaria riuscita dell’iniziativa è dovuta non solo al “fascino” del luogo in cui si è svolta: uno dei più grandi complessi industriali, un vero e proprio pezzo di storia della lotta operaia che ancora oggi, nell’era di Monti e Marchionne – in piena deindustrializzazione/speculazione finanziaria in funzione dell’EXPO 2015 – continua ad esserlo. Un’area che registra tra l’altro la forte presenza dello Slai cobas nelle aziende presenti nonché il caparbio presidio alle portinerie contro i licenziamenti – da più di un anno – dei lavoratori Innova Service (ex Alfa Romeo/Fiat). Il ‘valore aggiunto’ è stato dato innanzitutto dalla volontà, espressa quasi unanimamente dai numerosi interventi di lavoratori, forze politiche, sindacali e movimenti che hanno partecipato all’assemblea, di realizzare quelle possibili convergenze per la realistica costruzione di un polo per il sindacato di classe e per un partito di classe che faccia da argine e contraltare alle improponibili derive neo-riformistiche (oltretutto risibili per l’incalzare della crisi) che ancora persistono nei ‘luoghi comuni’ della variegata sinistra movimentista e istituzionalista.
Se Monti e Marchionne sono le due facce della stessa medaglia padronale multinazionale la tenuta operaia all’Alfa di Arese, Pomigliano e nell’insieme delle fabbriche Fiat non solo rafforza la resistenza di tutti i lavoratori sia pubblici che privati ma sarà determinante, e contribuirà comunque, alla configurazione di una possibile e necessaria prospettiva di cambiamento dei rapporti di forza, sindacali e politici, in fabbrica e nella società.
La relazione introduttiva dell’assemblea, ed i numerosi interventi, sono in pubblicazione video su www.slaicobas.it e www.youtube.com/user/slaicobas – tra gli altri:
PIERPAOLO LEONARDI segretario nazionale USB
ANGELO POZZI Rete 28 aprile CGIL – Comitato No Debito
MARCO FERRANDO portavoce nazionale PCL
MARCO RIZZO segretario CSP – Partito Comunista
MASSIMO GATTI capogruppo Lista un’Altra Provincia – PRC/PdCI (MI)
BENEDETTO NICOSIA candidato sindaco Lista Garbagnate Comunista
MIRCO RIZZOGLIO studio legale Slai Cobas
Pubblicato da slaicobastrentino su aprile 17, 2012
Comunicato stampa
ALFA DI ARESE / PRESIDIO PERMANENTE SLAI COBAS CONTRO I LICENZIAMENTI
DOPO LO SGOMBERO DI VENERDI’ SCORSO STAMATTINA ANCORA INGENTI FORZE DI POLIZIA E CARABINIERI CONTRO IL PRESIDIO PERMANENTE DEI LAVORATORI LICENZIATI DI INNOVA SERVICE: (EX LICENZIATI ALFA ROMEO/FIAT)
L’USO ABNORME E SPROPORZIONATO DELLA”FORZA PUBBLICA” RAPPRESENTA IL BIGLIETTO DA VISITA DELLE POLITICHE ANTIOPERAIE DEL GOVERNO MONTI/MARCHIONE IN APPOGGIO AI PROSPETTATI LICENZIAMENTI DI MASSA NELLE FABBRICHE E NEL PUBBLICO IMPIEGO
ALTRO CHE ‘GIUSTA CAUSA’: E’ QUESTO IL SENSO DELLA CONTRORIFORMA ‘BIPARTISAN’ (DI MONTI/A.B.C.) DEL MERCATO DEL LAVORO E DELL’ART. 18
ANCHE DI QUESTO SI PARLERA’ NELL’ASSEMBLEA OPERAIA DI VENERDI PROSSIMO – ORE 10 – PORTINERIA SUD-OVEST DELL’ALFA DI ARESE
Dalle otto di stamattina – dopo lo sgombero di venerdì scorso e la successiva ripresa del presidio permanente alle portinerie dell’area ex Alfa Romeo – ancora un centinaio di agenti, tra polizia e CC, si sono radunati nei pressi della portineria sud ovest con l’evidente intenzione di ripetere lo sgombero, già effettuato venerdì scorso, per contrastare il presidio dei lavoratori che, rotto l’isolamento mediatico, continuano ad incassare una diffusa e forte solidarietà mentre si rafforza la mobilitazione in preparazione dell’Assemblea Operaia Nazionale indetta dallo Slai cobas e che si terrà venerdì prossimo, ore 10, alla portineria sud-ovest dell’Alfa di Arese.
La progressione delle sistematiche e spropositate forme di intimidazione poliziesca messa in campo nei confronti dei licenziati dell’Innova Service (ex Alfa Romeo/Fiat) ben rappresenta le scelte governative in atto in materia di liberalizzazione del mercato del lavoro e dei licenziamenti di massa contro l’insieme dei lavoratori del settore privato e di quello pubblico, nonché l’intolleranza del duopolio Monti/Marchionne della capacità operaia dei lavoratori ex Alfa Romeo di rendere visibili gli inquietanti intrecci trasversali tra economia, politica ed istituzioni, centrali cooperative, partiti di potere, sindacati confederali, mafia, spionaggio industriale e servizi segreti che in questi periodo si intrecciano al processo di delocalizzazione/deindustrializzazione/licenziamenti messo in atto dalla Fiat di Marchionne in inquietante commistione col “sacco del territorio” e la speculazione finanziaria ed immobiliare dell’area ex Alfa Romeo in funzione dell’EXPO 2015.
Il fatto è che la storia dell’Alfa di Arese (dal regalo dell’Alfa alla Fiat fatto all’epoca da Prodi presidente dell’IRI) anticipa quanto prospettato dalla Fiat di Monti e Marchionne per Pomigliano, Mirafiori, le fabbriche Fiat e l’insieme del lavoro dipendente in Italia sia pubblico che privato: questa storia è storia di tutti!
SLAI COBAS – COORDINAMENTO NAZIONALE – WWW.SLAICOBAS.IT – 17/4/2012
ASSEMBLEA OPERAIA NAZIONALE ALL’ALFA DI ARESE – 20 APRILE, ORE 10.00
La riforma del mercato del lavoro del governo Monti è solo un ulteriore, fondamentale, tassello di quell’attacco complessivo, economico e politico, che il capitale nazionale ed internazionale stanno attuando nei confronti della classe operaia e delle masse popolari del nostro paese.
La situazione è già insostenibile per i lavoratori, ma nonostante questo si vuole procedere su una strada che non sembra avere più alcun punto limite di approdo.
Con la modifica dell’art. 81 della Costituzione e l’introduzione del pareggio di bilancio già si delineano nuovi scenari in cui la cosiddetta riforma del mercato del lavoro non potrà non riguardare gran parte dei lavoratori del pubblico impiego, senza parlare di quello che una cornice giuridica di questo tipo va a prospettare in termini di ulteriore offensiva contro le condizioni di vita e di lavoro della maggioranza della popolazione.
Tutto questo mentre all’orizzonte prende sempre più consistenza l’introduzione, sponsorizzata dall’Unione Europea, di nuove e radicali norme antisciopero.
Non è un caso. Sempre più oggi si erodono non solo, genericamente, le basi del consenso sociale, ma le basi stesse della possibilità, per i lavoratori, di condurre una vita minimamente dignitosa.
Il capitale, il suo Stato, i suoi governi, i suoi partiti, insieme all’Unione Europea, si aspettano che in un modo o nell’altro il malcontento e la rabbia degli operai e degli strati popolari cercheranno una strada per esprimersi ed affermarsi.
E’ per questo che la repressione delle lotte operaie, il licenziamento dei lavoratori scomodi, l’introduzione di nuove misure liberticide, la prefigurazione di una sorta di partito unico al potere (si pensi a cosa significa l’attuale governo tecnico) e la limitazione della conflittualità tra le stesse forze politiche di potere, il disciplinamento autoritario della conflittualità sul territorio e quindi dei movimenti di lotta, del sindacalismo di base ed autorganizzato ed in parte della stessa Fiom, sono una necessità vitale per il capitale industriale e finanziario, FIAT in testa.
Se la repressione è un lato, l’altro però è rappresentato dalla necessità che, il più possibile, i lavoratori continuino ad avere delle aspettative nei confronti dei sindacati confederali, della CGIL e dello stesso PD.
La repressione non basta, ai padroni occorre anche l’egemonia, e se quest’ultima è sempre più difficile, allora a maggior ragione occorre puntare sulla demagogia della Lega e su quella dei Forconi, oppure, e soprattutto, sugli imbrogli degli accenni al dissenso di un Bersani e degli “scioperi generali” della CGIL.
Proprio il centro sinistra, il sindacalismo confederale, con un ruolo di primo piano della CGIL, con il supporto sostanziale della sinistra sindacale e della FIOM e, spesso e volentieri, della stessa sinistra istituzionale (PRC, PdCI), sono stati tra i principali artefici dell’attuale situazione.
La disastrosa situazione in cui versa la capacità di lotta e di mobilitazione dei lavoratori italiani, a differenza di quella di altri paesi europei, è un esito da un lato della distruzione dell’organizzazione e delle relazioni di solidarietà reciproca dei lavoratori e dall’altro della centralità assunta dal centro sinistra e dai sindacati confederali in decenni di offensiva antioperaia ed antipopolare.
Si pensi agli effetti disastrosi delle varie riforme pensionistiche, delle privatizzazioni, della precarizzazione del lavoro con il Pacchetto Treu, ecc., per arrivare all’oggi, all’accordo interconfederale del 28 giugno 2011 firmato tra Confindustria e CGIL-CISL-UIL (poi recepito in legge all’art. 8 dalla successiva manovra economica del governo Berlusconi) che ha prefigurato l’attuale operato del governo e che ha ulteriormente gravemente colpito la democrazia e la rappresentanza sindacale, ha già affossato i contratti nazionali, derogato l’insieme dei diritti soggettivi e collettivi dei lavoratori e aggirato l’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori (con la liberalizzazione dei licenziamenti per accordo sindacale ).
E’ per questi motivi che non si può continuare ad imbrogliare gli operai ed i lavoratori facendo credere loro che c’è solo la possibilità del male minore e che questo “male minore” è di volta in volta rappresentato dalla CGIL e dai sindacati confederali, dal PD o dal populismo reazionario della Lega e delle destre.
Oggi una volta per tutte, proprio per il carattere eccezionale dell’attuale situazione di crisi economica e politica, si deve dire ai lavoratori da che parte si sta e si vuole stare, se dalla parte dei padroni, dei sindacati confederali e delle forze di potere, oppure dalla parte di chi vuole rompere con questi interessi, con queste forze sociali e politiche, con queste istituzioni, per aprire una prospettiva di fuori-uscita dalla crisi sulla base di un programma proletario e popolare.
Se questo è il nodo da sciogliere, se si tratta oggi di aprire la possibilità di una prospettiva di mobilitazione proletaria e popolare contro Monti, la Fiat, il capitale, la UE, i sindacati confederali, allora bisogna porre la centralità della questione operaia e quella della costruzione di un polo per il sindacato di classe e per il partito di classe. Gli operai, i lavoratori, gli strati popolari del paese, hanno ancora troppe poche effettive lotte di resistenza, e non hanno ancora un sindacato ed un partito che li rappresenti.
L’assemblea del 20 aprile è una proposta rivolta in primo luogo a tutte le situazioni operaie che continuano a resistere, per questo abbiamo simbolicamente voluto indirla all’Alfa di Arese, dove è viva una rilevante realtà operaia che continua a lottare, in una situazione di generale accerchiamento, mettendo a nudo un sistema di potere dove vanno a braccetto la FIAT, il capitale finanziario, i partiti, i sindacati, la falsa sinistra, i servizi segreti e la mafia.
In secondo luogo rivolgiamo la nostra proposta al sindacalismo di base e di classe, alla stessa minoranza FIOM, ed alle forze politiche di opposizione, per la formazione di una rete nazionale per la costruzione di un polo sindacale per il sindacato di classe e di un polo politico per il partito di classe. Come Slai Cobas siamo intenzionati a lavorare per andare a definire e concretizzare una prospettiva di classe con chiunque voglia sostenere, rafforzare ed organizzare la resistenza e la controffensiva dei lavoratori e delle masse popolari.
SLAI COBAS – COORDINAMENTO NAZIONALE – WWW.SLAICOBAS.IT – 3/4/2012
Contro le strategie parallele della Fiat di Marchionne e del governo Monti
per dare forza e ruolo all’opposizione operaia
ASSEMBLEA OPERAIA NAZIONALE ALL’ALFA ROMEO DI ARESE
Venerdì 20 aprile 2012 – ore 10.00
Da 13 mesi dura il presidio alla portineria sud ovest dell’Alfa di Arese dei lavoratori che da anni sono in lotta contro i licenziamenti di massa in atto nell’area (regalata all’epoca da Prodi agli Agnelli) e poi destinata dalla Fiat alla deindustrializzazione ed alla speculazione finanziaria ed immobiliare in funzione dell’EXPO 2015. E’ grazie a questa importante lotta condotta dallo Slai cobas che stanno venendo alla luce inquietanti e losche storie di mazzette e minacce mafiose che vedono coinvolti nella cricca trasversale della importanti gangli istituzionali e dei servizi da sempre usati dal fronte padronale in eversiva funzione antioperaia. La storia dell’Alfa di Arese anticipa quanto prospettato dalla Fiat per Pomigliano, Mirafiori e le fabbriche del gruppo.
Dopo aver colpito duramente l’intero sistema pensionistico pubblico, oggi il governo Monti si appresta a colpire ancor più duramente l’insieme dei lavoratori pubblici e privati con la trattativa in corso sulla deregolamentazione del mercato del lavoro, la liberalizzazione dei licenziamenti (art. 18) e la riforma degli ammortizzatori sociali. Una violenta controriforma già concepita dall’accordo interconfederale del 28 giugno 2011 firmato tra Confindustria e CGIL-CISL-UIL (poi recepito in legge all’art. 8 dalla successiva manovra economica del governo Berlusconi) che ha gravemente colpito la democrazia e la rappresentanza sindacale, affossato i contratti nazionali, derogato l’insieme dei diritti soggettivi e collettivi dei lavoratori e aggirato l’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori (con la liberalizzazione dei licenziamenti per accordo sindacale, ). E’ questa, oggi, la tragica base di partenza della trattativa-farsa in corso tra il governo e CGIL-CISL-UIL, peraltro già pregiudicata nei suoi contenuti dal documento comune del 17 gennaio 2012 inviato dalle segreterie nazionali confederali al governo Monti in preparazione degli incontri odierni ed in cui si legge tra l’altro che “a partire dalle numerose crisi aziendali e settoriali i nuovi investimenti per rilanciare lo sviluppo saranno definiti sulla base dell’accordo del 28 giugno 2011”.
Un esempio per tutti: a luglio 2011 Fiat Pomigliano ha attuato cassa integrazione per due anni (fino a luglio 2013) per “cessazione dell’attività” dopo aver appaltato la produzione automobilistica a Fabbrica Italia Pomigliano che ha assunto 2.000 lavoratori e tagliato fuori circa 3.000 dei 5.000 addetti al ‘vecchio’ stabilimento. L’abolizione della “cassa” per cessazione di attività e mobilità oggetto delle trattative in corso governo/confederali metterebbe una pietra tombale sul prospettato licenziamento di 3.000 lavoratori di Pomigliano (poi toccherà alla newco di Mirafiori grazie all’accordo del 23 dicembre 2010) e, entro aprile, già espone a rischio-licenziamento ben 280.000 lavoratori addetti delle aziende in crisi – ed oggi in cigs in deroga – cui verrebbe negato i successivi ammortizzatori sociali di 2 anni di cassa per cessazione di attività e altri 4 per mobilità ed impedito, con la riforma Fornero, finanche la possibilità di pensionamento.
In ossequio alle strategie di macelleria sociale dettate dal grande capitale multinazionale economico e finanziario e forti dell’appoggio concertativo e trasversale dell’intero sistema politico-istituzionale, mediatico e confederale, la Fiat di Marchionne ed il governo Monti stanno perseguendo una inaudita svolta autoritaria sospendendo di fatto ogni residua parvenza di democrazia sindacale e politica e prefigurando un prossimo disastro economico e sociale ‘stile Grecia’ con piani e manovre “di classe” che puntano alla sconfitta epocale del movimento operaio ed allo sfascio di diritti, salari e stipendi dei lavoratori del settore pubblico e privato, dei livelli occupazionali nelle fabbriche Fiat ed in ogni luogo di lavoro e, con le privatizzazioni, dell’insieme delle tutele sociali e dei servizi pubblici.
Se Monti e Marchionne sono le due facce della stessa medaglia padronale, la tenuta operaia all’Alfa di Arese, Pomigliano e nelle fabbriche Fiat non solo rafforza la resistenza dell’intero movimento di lotta ma sarà determinante – e contribuirà comunque – alla configurazione di una possibile e necessaria prospettiva di cambiamento dei rapporti di forza, sindacali e politici, in fabbrica e nella società.
SLAI COBAS – coordinamento.nazionale@slaicobas.it – 14/3/2012
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SLAI COBAS
Sindacato dei lavoratori autorganizzati intercategoriale
Sede legale: via Masseria Crispi 4 / 80038 Pomigliano D’Arco NA / Tel. 081 8037023
Sede nazionale: Viale Liguria, 49 20143 Milano / Tel. 02 8392117
Pubblicato da slaicobastrentino su febbraio 25, 2012
Da il settimanale “Settegiorni” del 24 febbraio 2012.
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Arese – Innova Service:
PERCHE’ I SERVIZI SEGRETI per licenziare gli operai?
ARESE(bbi) I 70 lavoratori Alfa Romeo di Innova Service,
licenziati esattamente un anno fa da Angela di
Marzo e da allora in presidio permanente alla portineria
sud ovest del complesso, hanno vissuto quello che si
spera possa essere una svolta nella loro vicenda. Settimana
scorsa si è assistito infatti, all’allontanamento
dal sito industriale dei dipendenti Ismi, società di Angela
di Marzo, responsabile della gestione e manutenzione
delle portinerie dell’ex Alfa con posti di blocco dei
carabinieri e lunghe code di camion davanti alle portinerie,
rimaste chiuse per circa un’ ora. Al posto
dell’lsmi subentra l’Ivri, alla quale sarebbe
stato affidato il nuovo incarico. «Il fatto che la società
della Di Marzo sia stata allontanata dall’area, è positivo.
Potrebbe essere un passo in avanti se all’lvri si
sostituissero nella gestione delle portinerie i lavoratori
illegittimaménte, secondo il Tribunale, licenziati dalla
stessa Di Marzo – sostiene Renato Parimbelli, dello
Slai Cobas. Non sembra un caso che questi avvenimenti
siano concomitanti alla quinta udienza del processo
microspia contro Angela di Marzo, il fratello e Lorenzo
Fabbrizzi, capo del personale di Innova Service, accusati
di aver installato una microspia nell’ufficio di
Giuseppe Sala, ex direttore generale di Palazzo Marino e
amministratore delegato di Expo 2015. Da questa udienza
è emerso che la Di Marzo – responsabile della Innova
Service – lavora presso un corpo Nato a Solbiate Olona,
comando multinazionale utilizzato per interventi in
aree di crisi. I Cobas giustamente si domandano:
“«Come mai questi personaggi da servizi segreti ad
Arese per licenziare? e soprattutto, chi li ha messi lì?».
Pubblicato da slaicobastrentino su febbraio 7, 2012
Processo per la CIMICE a PALAZZO MARINO.
Interrogata ANGELA DI MARZO,
titolare dell’azienda spionistica
che un anno fa ha licenziato 70 operai Alfa Romeo:
“LAVORO CON I VERTICI DELLA NATO”
“FACCIO SERVIZI SEGRETI”
“SONO AMICA DI COLONNELLI e GENERALI”
“ALL’ALFA ROMEO HO LICENZIATO TUTTI I 70 OPERAI DI INNOVA SERVICE”
Nei giorni scorsi, al palazzo di giustizia di Milano presso la IV penale, giudice dott.ssa De Cristofaro, si è tenuta la quarta udienza del processo contro Angela Di Marzo, responsabile di Innova Service, la società di servizi che l’11 febbraio 2010 ha licenziato all’Alfa Romeo di Arese 70 operai, Lorenzo Fabbrizzi, capo del personale di Innova Service e Giuseppe Angelo Di Marzo, fratello di Angela e capo del personale all’Alfa Romeo di Arese con un’altra società della sorella (DM e ora ISMI) con la quale dal 2007 ad oggi sta gestendo la guardianìa alla portineria Est della stessa Alfa Romeo.
Fabbrizzi , la Di Marzo e il fratello, chiamati nel settembre 2009 dal comune di Milano a verificare la presenza di cimici in alcuni uffici, sono accusati di aver invece installato una microspia nell’ufficio di Giuseppe Sala, ex direttore generale di Palazzo Marino e oggi amministratore delegato di Expo 2015.
Il PM dott. Civardi ha chiesto ad Angela Di Marzo di esporre le sue qualità e competenze lavorative. La Di Marzo ha così risposto:
“Ho delle qualifiche istituzionali delle quali non posso fornire alcuna informazione”.
“Lavoro con la NATO”. “Dico quello che posso dire: nel 2009 si trasportavano le più alte cariche della NATO, si fornivano i mezzi e si portavano nei vari percorsi dove volevano andare”.
“Il mio tecnico era Lorenzo Fabbrizzi”; “l’ho conosciuto attraverso un mio ex socio, col quale avevamo una società chiamata TOP SECRET”.
La Di Marzo ha anche tra l’altro affermato:
di avere una stretta amicizia con l’ex comandante provinciale dei carabinieri di Milano colonnello Sergio Pascali, avvicendato 3 mesi fa dopo 4 anni di permanenza in quella carica; “ho conosciuto il comandante nelle situazioni sempre molte accese all’Alfa Romeo”, ove “ho anche subito una aggressione quando ero in stato di gravidanza” (!??);
di avere fatto una serie di master relativi agli aspetti della security manager. Ha citato in particolare un master del 2007 “con l’allora ten. colonnello e comandante dei RIS Luciano Garofano, ora generale, sulle scene del crimine” e “cosa bisognerebbe fare nell’immediatezza” di una uccisione;
di aver fatto il direttore commerciale per una società di Busto Arsizio: “il mio incarico era andare presso le procure, i carabinieri, la polizia e la guardia di finanza per proporre nuove tecnologie per intercettazioni e registrazioni”.
Riguardo a quest’ultima cosa c’è da registrare che il “tecnico”della Di Marzo (nonché capo del personale dei 70 lavoratori Alfa licenziati da Innova Service) Lorenzo Fabbrizzi è sotto processo anche a Firenze perchè accusato di aver dato tangenti e regalie varie (auto, viaggi in Thailandia, ecc..) ad alcuni marescialli dei carabinieri “nelle gare espletate da Uffici della Procura per il noleggio di apparati inerenti le intercettazioni ambientali ed altro”, nonché per l’ottenimento illecito di dati riservati della banca dati del ministero dell’Interno.
Nella scorsa udienza di dicembre, Giuseppe SALA, capo di EXPO 2015, ha tra l’altro dichiarato che non conosceva la Di Marzo ma che le diede l’incarico di bonificare i locali su suggerimento del segretario generale del comune di Milano Giuseppe MELE.
Secondo SALA, Giuseppe MELE, ora direttore generale della provincia di Monza e Brianza, gli disse che ANGELA DI MARZO AVEVA LAVORATO PER LA NATO e L’AVEVA ANCHE VISTA ALL’OPERA con i CARABINIERI di COMO.
MELE avrebbe anche detto a SALA che sulla DI MARZO GARANTIVA personalmente il PREFETTO LOMBARDI di MILANO.
Giuseppe MELE, già interrogato nella prima udienza del processo, aveva dichiarato al giudice che da oltre 10 anni aveva un comune amico con Angela Di Marzo, e cioè il colonnello Giuseppe DONNARUMMA, dal 1° ottobre 2011 comandante generale dei CC di Pesaro-Urbino e già vice comandante dei ROS a MILANO.
Dopo SALA è stato interrogato un ispettore della DIGOS il quale, tra l’altro, ha dichiarato di aver visionato COMPUTER e DOCUMENTI SEQUESTRATI alla DI MARZO e che contenevano anche informative sull’Alfa Romeo di Arese. Su questo, LaRepubblica del 28 novembre 2009 aveva già scritto che la Di Marzo, dopo una perquisizione, fu trovata in possesso di documenti e relazioni riservate dei Carabinieri riguardanti esponenti dello Slai Cobas dell’Alfa Romeo di Arese. “Non è dato sapere” perchè la “Di Marzo fosse in possesso di una relazione dei carabinieri” … “E resta da capire come e perchè se la sia procurata”.
CON QUESTO ELOQUENTE CURRICULUM, ANGELA DI MARZO NEL 2007 E’ STATA INVIATA DA QUALCUNO ALL’ALFA ROMEO DI ARESE PER FAR FUORI LO SLAI COBAS E I LAVORATORI MESSI SULLA STRADA DALLA FIAT MA SEMPRE IN LOTTA PER CHIEDERE IL RISPETTO DEGLI ACCORDI FIRMATI NEL 2003, 2004 E 2005 CON FORMIGONI, PENATI, i 4 SINDACI E I PROPRIETARI DELL’AREA.
La Di Marzo è comparsa all’Alfa Romeo di Arese, con la società DM, nell’aprile 2007 per gestire la portineria EST. Dopo pochi giorni un paramilitare con gravi precedenti penali, guardiano della DM, mandava all’ospedale due delegati dello Slai Cobas.
Nel gennaio 2009 la Di Marzo, con la società Innova Service, assume i 70 lavoratori ex Alfa Romeo che lavoravano per ABP (AIG_Lincoln-FIAT) nella società di servizi RINA. Subito la Di Marzo cerca di sbarazzarsi in ogni modo dei lavoratori (CIGO, poi cassata dall’ispettorato Inps, licenziamento dei delegati RSU Slai Cobas, centinaia di provvedimenti disciplinari immotivati, ecc) fino ad arrivare ai licenziamenti di tutti i lavoratori l’11 febbraio dello scorso anno.
Attualmente la Di Marzo, con la DM e la ISMI, gestisce sempre la portineria Est e le pulizie e la manutenzione del sito con l’assunzione di nuovi lavoratori precari e sottopagati al posto dei 70 licenziati.
La Di Marzo lavora all’Alfa per conto dei padroni dell’area e innanzitutto di ABP (AIG_Lincoln-FIAT) il cui amministratore delegato e presidente è Marco SALVINI, arrestato un anno fa per bancarotta fraudolenta.
ABP, già proprietaria di 1/3 dei 2milioni e 300mila mq dell’Alfa Romeo, ha già venduto quasi tutta la sua area a Brunelli e ad EUROMILANO.
Pertanto tutta l’area dell’Alfa Romeo è oggi di proprietà, oltre che della FIAT, di EUROMILANO e di BRUNELLI (IPER) i quali, già dal 2007, anno della comparsa ad Arese della Di Marzo, gestiscono unitariamente tutta l’area assieme alle istituzioni.
E le istituzioni (Regione, Provincia, comuni di Arese, Rho, Lainate e Garbagnate) comandano sull’area dell’Alfa da almeno 15 anni.
EUROMILANO è controllata da Unipol, Lega COOP, Compagnia delle Opere, CCL (Cisl e Acli), IntesaSanpaolo e Brunelli (Iper).
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Intanto da 1 anno esatto sono sulla strada i 70 lavoratori dell’Alfa licenziati dalla Innova Service della Di Marzo.
A dicembre il Tribunale ha dichiarati illegittimi i licenziamenti ma a tutt’oggi i lavoratori sono senza stipendio e senza lavoro, e la Di Marzo non ha pagato neanche i soldi e i contributi arretrati.
BASTA SPECULAZIONI sull’AREA dell’ALFA ROMEO di ARESE !
LAVORO per i LICENZIATI, i cassintegrati FIAT e i GIOVANI della zona !
Arese, 7 febbraio 2012 Slai Cobas Alfa Romeo
SLAI COBAS
Sindacato dei lavoratori autorganizzati intercategoriale
Sede legale: via Masseria Crispi 4 / 80038 Pomigliano D’Arco NA / tel/fax 081 8037023
Sede nazionale: viale Liguria, 49 / 20143 Milano / tel/fax 02 8392117
Sede Alfa Romeo: viale Luraghi snc / 20020 Arese MI / tel/fax 02 44428529
Pubblicato da slaicobastrentino su dicembre 15, 2011
FIAT / NUOVA PANDA: AL VIA I… TAGLI OCCUPAZIONALI E PRODUTTIVI ALL’EX ALFA SUD DI POMIGLIANO
PRESENTATO NELLE ASSEMBLEE DEL SINDACALISMO DI BASE AI CANCELLI IL DOSSIER :
LO SPECULATORE FINANZIARIO MARCHIONNE SFASCIA LE FABBRICHE E DELOCALIZZA, LO SPECULATORE FINANZIARIO MONTI (Comit, Generali, Goldman sahcs, ma innanzitutto ‘uomo fiat: tra l’altro del Ghota esecutivo insieme a Gianni ed Umberto Agnelli, Gianluigi Gabetti e Franz Grande Stevens) PORTA IL DISASTRO SOCIALE IN ITALIA.
CON UNA (750 GIORNALISTI ED UN PAIO DI MINISTRI DEL GOVERNO MONTI) PRENDE IL VIA IL PIANO BLUFF DI MARCHIONNE. GLI STESSI LIVELLI PRODUTTIVI (IMPROBABILI E SOVRADDIMENSIONATI) ANNUNCIATI DA MARCHIONNE PORTERANNO ENTRO IL 2012 AL TAGLIO DEL 70% DEGLI ORGANICI
IL NUOVO GOVERNO FAREBBE BENE A CHIARIRE LA POSIZIONE DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO SULLE MAZZETTE FIAT PER IL REGALO DELL’ALFA ROMEO ALLA FIAT
“MARCHIONNE MONTI… I SACRIFICI FATELI VOI”:
DOMANI, ORE 10, PIAZZA DEL GESU’,
NAPOLI’:
MANIFESTAZIONE UNITARIA
DEL
INDETTA DA SINDACATI DI BASE, COORDINAMENTO DI LOTTA PER IL LAVORO, BANCHI NUOVI, PRECARI BROS, PRECARI SCUOLA, CENTRI SOCIALI, AREA ANTAGONISTA, COLLETTIVI, STUDENTI,E FORZE POLITICHE
Slai cobas fiat e terziarizzate – Pomigliano, 14/12/2011
Pubblicato da slaicobastrentino su dicembre 15, 2011
Comunicato stampa: MARIO MONTI – ED IL SUO GOVERNO – CHIARISCA LA SUA POSIZIONE SULLE MAZZETTE ALLA FIAT E RESTITUISCA L’ALFA ROMEO ALLO STATO, INVECE DI TAGLIARE I DIRITTI, ED IL FUTURO, DEI LAVORATORI E DELLA POVERA GENTE
Martedì 13 Dicembre 2011 20:01
MONTI E MARCHIONNE: IL ‘PIANO FIAT’ PER GOVERNARE L’ ITALIA
MARIO MONTI – ED IL SUO GOVERNO – CHIARISCA LA SUA POSIZIONE SULLE MAZZETTE ALLA FIAT E RESTITUISCA L’ALFA ROMEO ALLO STATO, INVECE DI TAGLIARE I DIRITTI, ED IL FUTURO, DEI LAVORATORI E DELLA POVERA GENTE
Mentre stamattina, a Pomigliano, prendeva il via la pacchiana kermesse della Fiat (a complemento della chiusura di Arese con la destinazione d’uso dell’area alla speculazione finanziaria ed edilizia in prospettiva dell’Expo 2015). Mentre, ancora nella giornata di oggi, la Fiat ha sottoscritto a Torino, col compiacente sindacalismo giallo confederale, l’intesa sindacale nazionale di estensione-coatta (e priva di alcun mandato e consultazione dei lavoratori) dell’accordo di Pomigliano a tutte le fabbriche del gruppo Fiat e collegate, lo Slai cobas denuncia l’inquietante strategia parallela della Fiat di Marchionne e del Governo Monti per la destabilizzazione della democrazia sindacale e quella politica e l’azzeramento dei diritti dei lavoratori e di quelli sociali.
Nessuno ne parla ma il ‘bocconiano’ Mario Monti non è solo l’uomo delle banche e della speculazione finanziaria internazionale (prima Comit e Generali e poi Goldman Sachcs) ma è innanzitutto un UOMO FIAT. Oltre al CdA della Gilardini dal 1979 al 1983 e del Cda Fidis dal 1982 al 1988, dal 1988 al 1993 ha fatto parte del Cda Fiat ed insieme a Gianni ed Umberto Agnelli, a Gianluigi Gabetti e Franz Grande Stevens, del Comitato Esecutivo Fiat e non poteva non sapere del giro di mazzette e fondi neri che hanno consentito il regalo di Stato del Gruppo Alfa Romeo alla Fiat nel novembre del 1986 (governo Craxi con Prodi presidente dell’IRI).
Marchionne porta al disastro l’occupazione e la produzione, Monti porta al disastro sociale l’Italia. sono due facce della stessa medaglia: BISOGNA FERMARLI ! Anche di questo si parlerà domani nelle assemblee presidio dello Slai cobas alla Fiat di Pomigliano.
SLAI COBAS – COORDINAMENTO NAZIONALE – Pomigliano / Arese, 13/12/2011
Pubblicato da slaicobastrentino su dicembre 14, 2011
Sciopero Generale 27 gennaio
USB, SLAI COBAS, CIB-UNICOBAS, SNATER, USI e SICOBAS hanno indetto lo Sciopero generale di tutte le categorie pubbliche e private per intera giornata del 27 gennaio 2012 con Manifestazione nazionale a Roma.
Lo sciopero generale è indetto:
- contro il governo Monti che conferma le precedenti manovre, colpisce l’intero sistema pensionistico e il livello di vivibilità economica dei pensionati, riduce il potere d’acquisto dei salari attraverso l’aumento dell’IVA, dell’Irpef locale, dei ticket sanitari, delle accise sulla benzina e l’adozione dell’ICI sulla prima casa;
- contro le politiche ispirate dall’unione europea e condivise dai vari governi, che tutelano gli interessi del grande capitale bancario, finanziario ed economico, scaricando i costi della crisi capitalista sui lavoratori e sulle fasce di popolazione più disagiata;
- contro le precedenti manovre del governo Berlusconi che complessivamente prevedono misure su licenziamenti, privatizzazioni e peggioramento delle condizioni di lavoro dei lavoratori privati e del personale del pubblico impiego e della scuola (anche con l’accorpamento selvaggio degli istituti), compresa la riduzione del personale, la cassa-integrazione, la mobilità obbligatoria, la possibilità di licenziare e il blocco dei contratti, contro la riforma scolastica del Ministro Gelmini;
- contro le politiche del “piano Marchionne”, le delocalizzazioni e la deindustrializzazione in atto, l’estensione dell’accordo Pomigliano in tutto il gruppo Fiat e nelle aziende metalmeccaniche collegate, la cancellazione del contratto nazionale e la svolta autoritaria in atto nelle relazioni sindacali;
- contro il patto sociale e l’attacco ai diritti dei Lavoratori;
- contro l’accordo del 28 giugno 2011 tra Cgil, Cisl, Uil e Confindustria, ratificato il 21 settembre scorso che ha aperto la strada all’art. 8 della manovra del governo e alla cancellazione dei contratti nazionali;
- per la piena applicazione delle misure di tutela su salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.
Pubblicato da slaicobastrentino su dicembre 13, 2011
FIAT POMIGLIANO / LANCIO NUOVA PANDA: TRE GIORNI DI MOBILITAZIONE DEI LAVORATORI
SOLO 300 OPERAI IN FABBRICA A SGOBBARE … PIU’ DI 1.000 GIORNALISTI FUORI A… “RACCONTARE BALLE”
UN PARADOSSO CHE BEN SI ADDICE ALLO SLOGAN DI MARCHIONNE …”NOI (LUI) SIAMO QUEL CHE FACCIAMO”… E LUI … A NAPOLI SI CHIAMANO MAGLIARI…
Il 13, 14 e 15 dicembre si svolge a Pomigliano la patinata kermesse con cui la Fiat spera di “rifarsi” l’immagine e mimetizzare il pesante processo di speculazione finanziaria, delocalizzazione impiantistica, deindustrializzazione, e parassitazione di finanziamenti pubblici, messo in atto da Marchionne e che già ha portato alla chiusura della Fiat di Termini Imerese, dell’Alfa di Arese e dell’Irisbus di Grottaminarda.
Siamo al paradosso che per lanciare il “nuovo” modello, la vecchia Panda blandamente riutilizzata, si mobilitano oltre 1.000 giornalisti ed i fabbrica lavorano oggi al montaggio appena 300 operai, con altri 200 tecnici tra capireparto, direttore di stabilimento, addetti al personale ed ingegneri vari… già ci sono 500 licenziati (messi in mobilità in questi mesi e mai rimpiazzati) e licenziamento per altri 3.000 lavoratori (in prevalenza operai) per l’impossibile risalita produttiva di un modello vecchio che non raggiungerà mai la iperbolica produzione di 280.000 vetture/anno millantata da Marchionne. Non a caso lo stesso, proprio in questi giorni ha abbassato il “tiro” puntando a 220.000. In realtà i dati/vendita reali saranno ben al di sotto di tali numeri e considerato che per produrre una vettura Panda occorrono 3 operai a fronte dei 10 necessari a produrre un’Alfa Romeo, il calcolo è bell’è fatto.
Ma già Basta – da solo – l’infelice slogan coniato da Marchionne e megagalatticamente disegnato sulla facciata del centro direzionale della fabbrica (“noi siamo quello che facciamo”) con gli operai in effige (disegnati in pupazzi a rappresentare lo schema della Panda) per offendere tutti i lavoratori Fiat in Italia e nel mondo, equiparati da Marchionne – in preda ad incontrollabile lapsus freudiano – a macchine, a pezzi meccanici inerti da lui diretti ed assemblati! La Fiat ed i suoi cantori vogliono trasformare gli operai in merce per produrre merci… l’ultima volta ci provò il nazismo… con la fine che ha fatto!
Marchionne e Monti sono due facce della stessa medaglia: vogliono innalzare i profitti del capitale e i guadagni dei ricchi a discapito dei diritti dei diritti e dei salari dei lavoratori e della povera gente.
Per questo da domani il sindacalismo di base si mobilita ai cancelli della fabbrica per contro-informare sui reali contenuti dei paralleli piani di Marchionne e di Monti e giovedì manifesterà a Napoli con tutte le organizzazioni sociali e politiche dalla parte dei lavoratori.
Slai cobas Fiat e terziarizzate – Pomigliano d’Arco, 12/12/2011
Pubblicato da slaicobastrentino su novembre 28, 2011
SLAI COBAS
Sindacato dei lavoratori autorganizzati intercategoriale
Sede legale: via Masseria Crispi 4 / 80038 Pomigliano D’Arco NA / Tel. 081 8037023
Sede nazionale: Viale Liguria, 49 20143 Milano / Tel. 02 8392117
Sede Alfa Romeo Viale Luraghi Telefax 0244428529
www.slaicobas.it
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ACCORDO FIAT-FIOM per la chiusura di Arese.
Lo Slai Cobas convocato dalla FIAT solo dopo la firma dell’accordo !!!
Incredibile ma vero !!
Dopo le continue (e di “sinistra”) comparsate di Landini da Santoro, la7 e altre televisioni, la Fiom torna alla solita realtà sindacal-padronale che ha regalato ai lavoratori in questi anni quintali di porcherie per soffocare diritti conquistati in decenni di lotta.
L’11 novembre 2011 la Fiat ha aperto la procedura per altri due anni di cassa integrazione per CESSATA ATTIVITA’ riguardo i 106 lavoratori FIAT AUTO e i 31 lavoratori della FIAT Powertrain (motori) allo stato ancora sopravvissuti all’eliminazione di 20.000 posti all’Alfa Romeo di ARESE.
Lo Slai Cobas e le RSU Slai Cobas, come da norma di legge e come da prassi ventennale, hanno chiesto alla FIAT l’esame congiunto;
la FIAT ha allora convocato lo SLAI COBAS per oggi, alle ore 15, presso il Centro Tecnico FIAT di Arese.
MA INCREDIBILMENTE QUESTA MATTINA ABBIAMO APPRESO CHE GIA’ GIOVEDI SCORSO, al ministero del lavoro, la FIAT, “assistita da ASSOLOMBARDA” (ma MARCHIONNE non era uscito da CONFINDUSTRIA?) ha firmato un accordo con FIOM, FIM e UILM (le ultime due inesistenti alla Fiat di Arese) per la CHIUSURA di ARESE per “CESSATA ATTIVITA’” e per due anni di cassa integrazione finalizzati al licenziamento incentivato o alla ricollocazione in altre aziende.
Oggi, ovviamente, lo Slai Cobas non si è presentato all’incontro “presa in giro” convocato dalla FIAT ed ha dato mandato all’avv. Mirco Rizzoglio di adire a vie legali.
ALFA ROMEO di ARESE:
FIAT CGIL CISL UIL INTESA-SANPAOLO:GRAVE CONFLITTO di INTERESSI
I due milioni e mezzo di mq dell’area dell’Alfa Romeo di Arese, ubicata su 4 comuni (Arese, Garbagnate, Rho e Lainate), sono oggi di proprietà di FIAT (ma non se n’era già andata via da Arese?), Intesa-Sanpaolo (la banca del ministro del lavoro Fornero e di Passera), UNIPOL (CGIL-CISL-UIL e soci), Lega COOP, Compagnia delle Opere (Formigoni), Brunelli (IPER).
SONO GLI STESSI CHE HANNO FIRMATO LA PORCHERIA DI CUI SOPRA.
E SONO GLI STESSI CHE ORA GESTISCONO ALL’ALFA ROMEO UNA NUOVA SOCIETA’ (Arese Automotive) che commercializza le auto di MARCHIONNE.
Ma la lotta continua in tutto il sito dell’Alfa Romeo di Arese ove lavorano oltre 1500 lavoratori, in maggioranza precari, sottopagati e senza diritti.
E ad Arese è in corso dall’11 febbraio scorso la lotta di 70 lavoratori dell’Innova Service, tutti ex Alfa Romeo già licenziati dalla FIAT e rilicenziati da una azienda spionistica protetta da varie istituzioni e da servizi e settori “deviati”? dello stato.
Pubblicato da slaicobastrentino su novembre 2, 2011
LA FIAT DI MARCHIONNE: I NUMERI DI UN DISASTRO !
Venerdì 28 ottobre – ore 10.00 – sede SLAI Cobas Pomigliano
ASSEMBLEA LAVORATORI FIAT TERZIARIZZATE
Con l’esaurimento produttivo della 159, dopo quello della 147, siamo alle ultime battute per la maggioranza dei lavoratori di Fiat e terziarizzate di Pomigliano che lasciano la fabbrica con l’unica certezza di cassa integrazione a ‘zero ore’ ed il pericolo di rimanere sotto le macerie dei cumuli di parole, promesse, clientele e ricatti dei tanti “ottimisti di mestiere” che per anni si sono adoperati a mettere i lavoratori in ‘concorrenza’ tra loro per la ‘conquista’ di un posto di lavoro nelle newco raccontando la favola di Fabbrica Italia che avrebbe assorbito l’intero organico di Fiat Auto, ben sapendo, come lo Slai cobas ha denunciato da sempre, che la produzione Panda assorbirà solo 1/3 dei lavoratori ad oggi occupati!
I numeri, ormai noti, ci danno ragione: tra quanti, circa 500, da licenziare e collocare in mobilità entro la fine anno; i 300 che saranno a loro volta deportati al reparto-confino di Nola già tagliato fuori da Fabbrica Italia (dove i lavoratori sono da tempo infognati nella cassa integrazione proprio come quelli di Pomigliano), i 380 dello stampaggio a loro volta tagliati fuori da Fabbrica Italia, a conti fatti, nella newco, se e quando andrà a regime, crisi permettendo, ci sarà posto al massimo per non più di 2.400 lavoratori.
E le cose non vanno certamente meglio nelle altre fabbriche del gruppo e nell’indotto: da Mirafiori a Grugliasco, da Arese a Termini Imerese l’unico futuro che si intravede è lo spettro dei progressivi licenziamenti. Bene fecero a suo tempo gli operai di Pomigliano, col solo Slai cobas schierato all’opposizione e la Fiom sull’Aventino, a mettere in profonda crisi Marchionne col NO al referendum. Un piano che non poteva lasciare spazio ad alcuna illusione già all’epoca. La coraggiosa risposta degli operai di Pomigliano nonostante il forte ricatto aziendale appoggiato dall’intero sistema politico e sindacale ha consentito nel gruppo Fiat la costruzione di un importante dissenso operaio sia nel successivo NO di Mirafiori che all’ultimo referendum di Caivano che ha visto ancora una volta il solo Slai cobas schierato per in NO con la Fiom che ha firmato e rifirmato l’accordo-capestro (arrivando alla farsa di richiedere un nuovo referendum sullo stesso accordo) per l’estensione del modello-Marchionne nell’indotto dell’auto.
In tutto questo risulta determinante il ruolo dello Slai cobas di tutela ‘nel presente e nel futuro’ dei lavoratori a partire da quelli vittime dei licenziamenti ‘facili’ dell’era Marchionne cui, con ripetute sentenze della magistratura, abbiamo garantito il rientro in fabbrica ed il risarcimento danni (ultimi, nei giorni scorsi, Francesco Manna e Rosario Monda – ciò a differenza della Fiom e degli altri sindacati in quanto chi si è rivolto a loro, ad oggi, resta ancora licenziato). Nel frattempo sono già in corso le cause-pilota con gli avvocati dell’Ufficio Legale dello Slai cobas contro la che, nella recente udienza, hanno visto la Fiat in grossa difficoltà. Cause che, non solo richiedono un ingente risarcimento danni ma puntano a garantire nel tempo il futuro lavorativo. Altre importanti iniziative a tutela dell’insieme dei lavoratori sono in imminente attuazione.
“FABBRICA ITALIA ERA E CONTINUA AD ESSERE SOLO UN INDIRIZZO… IL SETTORE AUTO E’ A UN MIGLIO DALL’INFERNO”… questa è la gravissima dichiarazione di Marchionne resa lunedì scorso all’Unione degli Industriali di Torino e la dice lunga sul suo piano-industriale truffa !
Venerdì 28 ottobre – ore 10.00 – sede SLAI Cobas Pomigliano
ASSEMBLEA LAVORATORI FIAT TERZIARIZZATE:
· punto sulle cause in corso e prossime iniziative sindacali e giudiziarie di massa
· brindisi sulle ultime vittorie giudiziarie ed il rientro in fabbrica dei licenziati.
Il futuro che ci aspetta non è certo sereno: tra le politiche anticrisi e bipartisan di macelleria sociale e massacro dei diritti dei lavoratori, le nuove dismissioni di fabbriche sul territorio (dall’Alenia all’Irisbus alla Fincantieri solo per fare alcuni esempi) si vedranno solo ingrossare le file dei disoccupati. Ai lavoratori resta l’intelligenza politica si sapersi organizzare e lottare per difendere i propri diritti, i propri interessi ed il proprio futuro. Lo Slai cobas lo strumento per ‘farlo insieme’ !
Slai cobas Fiat Alfa Romeo e terziarizzate – Pomigliano, 26/10/2011
Pubblicato da slaicobastrentino su ottobre 24, 2011
AI LAVORATORI NON SERVE LA BABELE DEL 15 OTTOBRE
In nome dei 5 punti di un programma per il “non pagamento del debito pubblico” che abbiamo definito come espressione delle posizioni di Rinaldini e di Casarini, un vasto arco di forze politiche e sindacali e di associazioni, aveva promosso la manifestazione del 15 ottobre di Roma degli indignados.
Lo Slai Cobas non aveva aderito alla manifestazione ed aveva preso le distanze da questo programma mistificante che taceva sul ruolo dei padroni ‘nostrani’ e sulle enormi, strutturali, responsabilità dei governi, anche di centro-sinistra, e degli stessi sindacati confederali, per una situazione di doppio sfruttamento e di doppia oppressione dei lavoratori e di altri strati popolari del nostro paese. Una volta, ed in primo luogo, sfruttati direttamente dal ‘proprio’ capitale finanziario ed industriale ed, una seconda volta, assoggettati da questi stessi interessi e da queste stesse forze economiche, politiche e statali, al capitale europeo ed internazionale.
Lo Slai Cobas aveva anche evidenziato criticamente come sulla base di questo programma la parte egemone (FIOM, Arci, Confederazione Cobas, Rifondazione, SEL ecc.) dei promotori della manifestazione mirasse a riprodurre e rinvigorire i tentativi di dare nuova vita ad una sinistra in decomposizione, il tutto formalmente nel quadro di un’alternativa ai governi di centro-destra ed al PD, ma di fatto nel quadro della riproposizione di una prospettiva di centro-sinistra.
In sintesi la valutazione dello Slai Cobas era che, con queste premesse, la manifestazione del 15 non poteva che tentare di riproporre e rilanciare, su ampia, scala un perverso meccanismo, messo pesantemente in atto da un anno a questa parte, passando dagli scioperi e manifestazioni FIOM del 17 novembre del 2010 e del 28 gennaio 2011. Un meccanismo in base al quale le forze più a destra (in primis la FIOM la FdS e Rifondazione) nel cosidetto fronte sindacale, politico ed associazionistico di opposizione al berlusconismo, lavorano a legare a sé e, di fatto, ad egemonizzare, le forze poliche e sindacali che si collocano alla loro sinistra al fine di evitare l’emergere di un polo sindacale di classe alternativo alla CGIL, di un polo politico di classe alternativo alla fallimentare e reazionaria sinistra riformista e di un effettivo movimento di lotta degli operai, dei giovani precari, dei lavoratori extracomunitari, dei piccolo lavoratori autonomi, ecc.
Oggi, a distanza di una settimana dalla manifestazione del 15, possiamo sostenere che i giochi a questo proposito sono più difficili di prima. Un esito della giornata del 15 è stato quello di evidenziare come sia sempre più difficile tenere insieme i vari anelli della catena delle dipendenze che ancora connettono i settori più avanzati del movimento, del sindacalismo di base, dei centri sociali ecc. alle forze che ritengono che nella lotta contro il governo Berlusconi, e contro i diktat del capitale finanziario europeo, il pericolo principale sia rappresentato dall’eventualità di una frattura della rappresentanza politica e sociale verosimilmente capace, in un paese come l’Italia, di catalizzare il conflitto ed il malcontento sociale in una prospettiva concretamente rivoluzionaria.
La giornata di Roma ha rappresentato un evento implosivo che, almeno in parte, ha messo in discussione la possibilità di tenere insieme, in nome di un programma riformista confuso e velleitario, ed in nome di un “nuovo” spazio politico di sinistra anticapitalistica capace di candidarsi per un’alternativa di governo, forze politiche e sindacali e settori sociali, che di fatto si muovono in direzioni diverse.
Basti pensare a quale credibilità possa realmente avere una prospettiva che voglia continuare a tenere insieme nello stesso carrozzone, al servizio di una “nuova” stagione di centro-sinistra ed al servizio di una rivitalizzazione di una decrepita sinistra, delle forze del sindacalismo di base e del movimento che cercano di individuare e percorrere una strada anticapitalistica.
Oppure basti pensare a quali margini sempre più ristretti abbia un’operazione politica che in nome della difesa della costituzione e della democrazia voglia tenere insieme chi occulta o appoggia lo stato di polizia e contemporaneamente contrabbanda l’attuale regime politico come ancora pienamente caratterizzato da una democrazia rappresentativa e chi invece denuncia il carattere repressivo ormai irreversibile di questo Stato “democratico”.
O ancora sarebbe il caso di chiedersi quanto rimanga in piedi dopo il 15 ottobre della possibilità di andare a costruire un fronte comune tra chi ritiene che di fronte alla pesantezza della crisi e dell’attacco padronale e governativo siano necessarie e probabilmente anche inevitabili, risposte di lotta dei lavoratori di maggiore radicalità capaci di spezzare i limiti soffocanti e mortiferi di spazi di legalità ridotti al lumicino e chi invece, all’opposto, è pronto a considerare tutto questo come un brodo di cultura del terrorismo.
Se Cremaschi, dopo la manifestazione di Roma parla di fallimento è perché il 15 ottobre, molto velocemente, ha evidenziato che il carrozzone fa acqua da tutte le parti.
Se il 15 ottobre insegna ancora qualcosa, al di là della necessità di una prospettiva politica di classe per quanti hanno voluto contrastare in prima persona lo Stato di Polizia in Piazza San Giovanni, è che un polo indipendente di classe, come centro di riferimento per un fronte sociale e politico di lotta e di opposizione, è probabilmente necessario anche per incalzare energicamente chi sempre di più si trova, suo malgrado, soggetto alle intenzioni ed operazioni disciplinanti dei padroni, del governo, del PD, della stessa CGIL.
La gravità del divieto anticostituzionale del corteo della FIOM a Roma del 21 ottobre trova qui un corrispettivo nella gravità dell’accettazione da parte della FIOM di tale divieto e nella relativa contrattazione con la questura della possibilità di tenere una “manifestazione stanziale” con il conseguente esito di andare a sancire una situazione che rappresenta un insulto ed un umiliazione per l’intera classe operaia italiana.
Per altro l’esito di questa “manifestazione”, che appare persino fallimentare considerando la scarsa partecipazione, testimonia ulteriormente del fatto che sempre più gli operai ed i lavoratori si separano dagli apparati dei sindacati confederali, FIOM-CGIL compresa, lasciando così intravedere implicitamente la domanda di un processo costituente di proprie nuove organizzazioni e rappresentanze nel vivo di un conflitto sociale e politico.
Pubblicato da slaicobastrentino su ottobre 14, 2011
S L A I C O B A S
Sindacato dei lavoratori autorganizzati intercategoriale
Sede legale: via Masseria Crispi 4 / 80038 Pomigliano D’Arco NA / Tel. 081 8037023
Sede nazionale: Viale Liguria, 49 20143 Milano / Tel. 02 8392117
L’ulteriore aggravarsi della crisi, a partire dalla scorsa estate, ha rappresentato l’occasione per un nuovo pesante attacco alle condizioni di vita e di lavoro ed ai diritti degli operai e di altri strati di lavoratori.
L’obiettivo è quello di scaricare su questi settori sociali, che rappresentano la maggioranza della popolazione, la crisi del capitale al fine di salvaguardare i profitti.
Il capitale finanziario europeo sta sempre più assumendo un ruolo attivo in questo attacco. Questo anche a causa del fatto che la stessa crisi non si traduce tanto in una contrapposizione diretta, commerciale e finanziaria, tra i vari paesi europei, quanto in un’occasione per un ulteriore peggioramento delle condizioni dei lavoratori e per un ulteriore restringimento reazionario dei diritti e degli spazi di democrazia.
Per quanto attiene all’Italia, questo è quello che concretamente significa il cosiddetto problema del debito pubblico. I lavoratori e gli strati sociali popolari in Italia sono sempre più assoggettati ad un doppio sistema di sfruttamento uno ad opera del “proprio” capitale nazionale, l’altro ad opera di quello europeo ed internazionale. Basti pensare a questo proposito a cosa ha rappresentato il passaggio all’Euro: un taglio netto a favore del grande capitale dei salari e dei redditi dei piccoli lavoratori autonomi di almeno il 30%.
Il modello di sviluppo del capitalismo italiano è oggi più che mai quello di un paese marginale nell’ambito delle principali potenze. Il capitale finanziario-industriale ‘italiano’ cerca sempre di migliorare le proprie posizioni ed incrementare i propri profitti, ponendosi dietro il carro del capitale finanziario europeo ed internazionale, incamerandone i diktat e le relative pretese e scaricando il tutto sugli operai, sugli strati popolari e sul meridione e le isole.
Dietro alla fraseologia nazionalista ed a volte alla demagogia protezionista, il tutto per altro ben funzionale allo sviluppo delle guerre tra poveri, alle imprese imperialiste ed alla fomentazione a livello di massa del razzismo e del fascismo, si nasconde la realtà di una borghesia, quella italiana, che nel suo complesso si
pone oggi sempre più al servizio del capitale europeo ed internazionale come strada privilegiata per la difesa dei propri interessi e profitti.
Senza rovesciare queste relazioni di dipendenza non potrà esserci, nelle attuali condizioni internazionali, nessuna fuori uscita dalla crisi per l’Italia, con la conseguenza che le ‘contro-riforme’ in atto ed ancor più quelle che si prospettano , invece di garantire una qualche ripresa, approfondiranno sempre più la stessa
crisi economica e politica.
Sino a quando sussisterà questo meccanismo strutturale, persino l’uscita dall’Unione Monetaria Europea o un qualche “non pagamento del debito pubblico”, che certo rappresentano strade contorte e poco verosimili, non potrebbero che tradursi in una contrattazione e rinegoziazione dello stesso debito con ulteriore attacchi ai lavoratori ed agli strati popolari e drastico peggioramento delle loro condizioni di vita e lavoro.
E’ anche rispetto a tutto questo che va valutata l’opportunità di un’adesione al fronte di forze promotore alla manifestazione nazionale del 15 a Roma, pur dando per scontata l’importanza di una partecipazione ad una giornata di lotta che aspira ad essere europea e persino internazionale.
Quali sono le forze che in Italia hanno promosso la manifestazione del 15 ? Con quali contenuti, programmi, prospettive, ipotesi di forme di lotta ?
A differenza forse che in altri paesi europei, ed ancor negli USA dove centinaia e centinaia di attivisti sono stati già arrestati dalla polizia di Obama, la manifestazione del 15 in Italia si presenta come promossa e gestita da un arco di forze, certo vasto ed articolato, ma anche in grado imprimere una gestione sul piano
organizzativo della giornata di mobilitazione, di convergere su un programma in 5 punti e di condividere una prospettiva ambiziosa, almeno dichiarata, relativa alla costruzione di un polo politico e sociale alternativo al centro-destra ed al centro sinistra.
Il programma in 5 punti, incentrato sull’obiettivo del “non pagare il debito pubblico” è indirizzato in primo luogo contro il grande capitale finanziario europeo individuato oggi come il principale responsabile degli attacchi alle condizioni di lavoro, ai diritti, alla democrazia ed alla sovranità nazionale.
Dal punto di vista dei contenuti si tratta però di un programma fuorviante : nasconde il ruolo che, praticamente tutte le componenti politiche, economiche e sociali della borghesia italiana (compresi i sindacati confederali) svolgono nella loro interessata riproduzione delle condizioni di dipendenza dal capitale finanziario europeo e dal FMI. Per non parlare poi della subordinazione dell’Italia all’egemonia politico-militare degli USA e della Nato o dell’enorme quantità di “cultura spazzatura” made in USA
propinata alla popolazione del nostro paese.
Questo programma in 5 punti se preso alla lettera è poi illusorio e velleitario e, se mai potrà essere realizzato nel quadro degli attuali assetti capitalistici, si tradurrebbe in ulteriori effetti disastrosi (vedi appunto la prospettiva di un rinegoziazione del debito pubblico).
Resta da dire che, sul piano politico si tratta di un programma tutt’altro che velleitario e non a caso è sostenuto anche dalla FIOM e dal PRC. Infatti di fronte ad una crisi che pone, persino dal punto di vista del sistema monetario, dei rapporti finanziari e della gestione delle banche e dei grandi gruppi industrialifinanaziari
(come da noi la Fiat), il problema politico e sindacale della lotta per il superamento del capitalismo, i 5 punti non pongono alcuna discriminante rispetto ad una serie di questioni oggi centrali come quelle della costruzione di un sindacato di classe, di un partito di classe e di un polo su scala nazionale realmente rappresentativo degli interessi degli operai, dei precari, dei lavoratori extracomunitari, dei piccoli lavoratori autonomi ecc.
La fuori-uscita dalla crisi dal punto di vista degli interessi dei lavoratori e degli altri strati popolari, l’effettivo abbattimento del debito pubblico, la reale rottura dei vincoli di dipendenza con il capitale europeo ed internazionale anche attraverso l’uscita dall’Unione Monetaria Europea e senza che il tutto si rovesci in una farsa pagata a caro prezzo dagli stessi lavoratori, il rilancio dell’industria nazionale e della ricerca, la ricostruzione e l’espansione dello stato sociale, la fuori-uscita dalla Nato, l’instaurazione di una democrazia di nuovo tipo capace di aprire la strada a misure di gestione pianificata, su base pubblica, dell’economia in funzione delle necessità sociali e della salvaguardia dell’ambiente, ecc., tutto questo è ormai del tutto incompatibile con il capitale e la borghesia ‘italiani’ e con quel miserabile aborto di democrazia rappresentativa in cui si sono irreversibilmente trasformate le istituzioni statali “repubblicane”.
Senza evidenziare questa incompatibilità, senza scavare un profondo fossato tra, da un lato la classe operaia e gli strati popolari e, dall’altro gli assetti economici, politici, sindacali, militari dominanti ed egemoni, non c’è via d’uscita dal massacro sociale e dalla prospettiva di un moderno fascismo.
Ecco perché, almeno in Italia, la scadenza del 15, pur con tutti i suoi meriti, minaccia di tradursi in un’ennesima occasione persa ed in un relativo nuovo tentativo di reperire linfa per rivitalizzare una ‘sinistra’ che, giustamente, è andata in crisi, sia nelle sue forme istituzionali, sia in quelle movimentiste.
E’ facile prevedere che la crisi metterà a dura prova questo tentativo e che il fronte che oggi converge tornerà a dividersi sull’essenziale.
Però tutto questo vuol dire che si sta perdendo tempo e che si suscitano volontà di lotta e di mobilitazione che finiranno per venire dissipate in quello che si presenta come il tentativo di suscitare un movimento di opposizione senza poter o voler assumerne tutte le conseguenze sul piano della necessità di portare a fondo
la discriminante nei confronti del sindacalismo confederale, di chi non vuole rompere con la CGIL e di chi vuole riproporre, magari in forma apparentemente più radicale, le stesse logiche e gli stessi programmi reazionari di una sinistra (come quella rappresentata dal PdCI o dal PRC) sempre più in decomposizione.
La conseguenza di tutto questo è che ancora una volta una grande giornata di mobilitazione potenzialmente anticapitalistica rischia di tirare la volata alla prospettiva di una “nuova” sinistra istituzionale e/o alla ripresa del centro-sinistra.
10 ottobre 2011 Slai Cobas – coordinamento nazionale
Pubblicato da slaicobastrentino su ottobre 14, 2011
SLAI COBAS
Sindacato dei lavoratori autorganizzati intercategoriale
Sede legale: via Masseria Crispi 4 / 80038 Pomigliano D’Arco NA / Tel. 081 8037023
Sede nazionale: Viale Liguria, 49 20143 Milano / Tel. 02 8392117
Sede Alfa Romeo Viale Luraghi Telefax 0244428529
FIAT: ad ARESE mega deposito per le auto da tutto il mondo.
E i 70 licenziati ex Alfa di Innova Service sono sempre sulla strada!!
Questa mattina all’Alfa presidio dei licenziati ad ARESE AUTOMOTIVE.
Questa mattina i 70 lavoratori ex Alfa Romeo di Innova Service, licenziati dall’11 febbraio scorso e sostituiti nell’attività di servizi e guardiania sull’area da lavoratori precari, sottopagati e senza diritti, hanno fatto un presidio all’Alfa Romeo di Arese davanti ai cancelli di Arese Automotive, la società che si è insediata nella grande area del silos ed è gestita da FIAT, Brunelli (IPER) ed EUROMILANO (Unipol_Cgil-Cisl-Uil), Lega Coop, IntesaSanpaolo, Compagnia delle Opere).
La titolare (Angela di Marzo) e il capo del personale (Lorenzo Fabbrizzi) di Innova Service erano anche ieri sotto processo al tribunale di Milano perchè accusati delle microspie messe a palazzo Marino sotto il tavolo dell’ex city manager ed oggi capo dell’EXPO 2015, SALA. Questo processo, che si sta tenendo presso la IV sezione penale, giudice dott.ssa De Cristofaro, è sotto completo black out stampa.
ARESE AUTOMOTIVE, CHE HA COME PRESIDENTE LUIGI ARNAUDO, GIA’ DIRIGENTE FIAT PER 40 ANNI, HA FATTO UN ACCORDO CON LA FIAT PER DEPOSITARE AD ARESE LE VETTURE PRODOTTE IN POLONIA E NEGLI ALTRI STABILIMENTI FIAT IN GIRO PER IL MONDO E IN ITALIA; DA ARESE LE VETTURE SARANNO POI SMISTATE NELLE VARIE CONCESSIONARIE.
Questa attività si affiancherà e nel tempo sostituirà l’attività già iniziata da Arese Automotive di commercializzazione, anche negli IPER di Brunelli, di vetture a Km zero. A tale scopo è prevista la riattivazione della bretella ferroviaria dalle Ferrovie Nord da Garbagnate all’area dell’Alfa Romeo.
La Fiat,
dopo aver avuto in regalo l’Alfa dallo stato, dopo aver avuto 2000 miliardi di lire dallo stato solo per “accompagnare” fuori dai cancelli di Arese 20.000 lavoratori con casse integrazioni di tutti i tipi, prepensionamenti, mobilità, incentivazioni varie, ecc…
ora la Fiat, dopo essersene andata, è sempre più che mai al comando ad Arese !!!
La FIAT, le istituzioni e i proprietari dell’area
non possono prendere in giro i lavoratori.
I lavoratori licenziati e lo Slai Cobas chiedono il ritiro immediato dei licenziamenti e un incontro con i nuovi proprietari delle aree per ricollocare sull’area tutti i lavoratori ex Alfa Romeo ancora senza una prospettiva occupazionale e per dare un futuro ai giovani della nostra zona.
Pubblicato da slaicobastrentino su ottobre 9, 2011
Sindacato dei Lavoratori Autorganizzati Intercategoriale
S.L.A.I. cobas
Sede Legale Sede Nazionale
Via Masseria Crispo n°4 -80038 viale Liguria,49
Pomigliano d’Arco – Na 20143 Milano
tel & fax 081/8037023 tel & fax 02/8392117
Fiat Pomigliano / piano-Marchionne: domani lavoratori in Tribunale contro le discriminazioni
SONO STATI TUTTI POSTI DALLA FIAT IN CIGS PUNITIVA A “ZERO ORE” ALL’INDOMANI DEL REFERENDUM SULL’ACCORDO DI POMIGLIANO E MAI RICHIAMATI IN FABBRICA: DOMANI LA CAUSA AL TRIBUNALE DI NOLA
E’ fissata per domani mattina alle ore 10 al Tribunale di Nola, giudice del lavoro Francesca Fucci, l’udienza di inizio della causa, intentata da 7 operai della Fiat Pomigliano, tutti iscritti allo Slai cobas, trasferiti al confino nell’unità produttiva di Nola e posti dall’azienda in cassa integrazione speciale a zero ore dalla fine di giugno 2010, in sospetta coincidenza con l’accordo di Pomigliano sul piano-Marchionne siglato il 15 giugno 2010 ed il successivo referendum del 22 giugno 2010.
Gli avvocati dello Slai cobas Arcangelo Fele e Daniela Sodano hanno richiesto al giudice “l’accertamento della discriminatoria collocazione in cigs a zero ore dei ricorrenti nonché la condanna della Fiat al reintegro lavorativo ed al pagamento del danno economico subito dagli stessi”. La collocazione a “zero ore” da oltre 1 anno di circa 2.000 addetti alla produzione dell’Alfa 147 e la mancata rotazione per “fungibilità delle mansioni” contrasta, a parere dello Slai cobas, con le garanzie previste dalla legge 223/91 e gli obblighi di rotazione per i periodi di ripresa lavoro nonché con le illegittime clausole di deroga (alla rotazione) dell’accordo-capestro di Pomigliano siglato tra Fiat e Fim, Uilm, Fismic ed Ugl il 15 giugno 2010.
L’attualità e la valenza strategica di questa prima causa-pilota che inizia domani (altre sono state fissate dal Tribunale per il 27 marzo 2012, giudice Ammendola, il 15 novembre 2012, giudice D’Auria, altre saranno fissate prossimamente) è data dal fatto che, con la costituzione della newco di Fabbrica Italia Pomigliano la Fiat ha trasformato in “fabbrica fantasma” lo stabilimento G. B. Vico destinato a contenitore delle migliaia di lavoratori che saranno resi “esuberi” dalla conversione produttiva, tenendo conto che per la lavorazione della Panda occorrono organici ridotti del 70% rispetto a quelli necessari alle produzioni Alfa Romeo e che le dinamiche della crisi economico-finanziaria fanno piazza pulita delle millantate produzioni stratosferiche all’epoca promesse ai sindacati consenzienti e spacciate per realistiche dall’ a. d. Marchionne.
Slai cobas Fiat Alfa Romeo e terziarizzate – Pomigliano d’Arco, 10/10/2011
Pubblicato da slaicobastrentino su ottobre 8, 2011
ESSELUNGA…
PER I LAVORATORI SALUTE CORTA !!!
profitto ad ogni costo non fà sconti a nessuno ; nè ai consumatori che dagli scaffali dei supermercati restituiscono con gli interessi quanto guadagno, in maggioranza lavoratori che nella crisi pagano con stipendi sempre più bassi e tasse sempre più alte, (l’ultima finanziaria sottrarrà dalle tasche dei lavoratori in Italia, di qualsiasi colore, circa 1500 euro all’anno solo di iva in più), nè alle migliaia di lavoratori che nei depositi Esselunga, Bennet, Auchan e Ipercop, sgobbano di notte e di giorno per assicurare guadagni sempre in aumento ai Caprotti di tutta la grande distribuzione e alle decine di presidenti delle cooperative, soci onorari e responsabili di ogni tipo. Un esercito di operai, inquadrato e controllato in modo militaresco e repressivo, che oltre a pagare la crisi con quanto avete appena letto, devono piegare le loro schiene a ritmi di lavoro sempre in aumento; non serve essere giovani o meno giovani, la quantità di colli da spostare ogni ora, in alcuni casi, non deve essere inferiore ai 300 all’ora, e aumentare secondo i bisogni dei consumatori. Soldi e potere che si devono accumulare senza sosta da una parte; umiliazione, sottosalario e malattie professionali per le centinaia di lavoratori pachistani, indiani, filippini, ucraini, arabi ed italiani, gli unici posti di riguardo vengono riservati ai sindacalisti accomodanti, e ai lavoratori che si prestano ad esercitare il controllo politico sui propri compagni di classe. Le lotte che i lavoratori di questo settore stanno conducendo non devono servire solo ad ottenere la paga contrattuale, ma a proporre delle rivendicazioni salariali oltre la concertazione sindacale sempre pronta a “comprendere” i bisogni aziendali e a sottoscrivere accordi che non intaccano i profitti dei padroni. Anche la lotta iniziata nel deposito Esselunga di Biandrate ha evidenziato le problematiche urgenti e salariali dei lavoratori che chiedono:
il recupero dei soldi degli sgravi fiscali sugli straordinari, in modo da non farne beneficiare i padroni della cooperativa, come è successo per la Coopital e la Gamma Service ecc.. , che con la trasferta esente non hanno restituito ai lavoratori queste spettanze.
Una piattaforma rivendicativa aziendale che porti in tasca ai soci lavoratori di tutte le cooperative presenti, soldi veri che recuperino la perdita del potere d’acquisto e gli aumenti non siano come quelli del CCNL figli della concertazione e del collaborazionismo sindacale.
Creare condizioni di lavoro che mettano al primo posto la sicurezza e la salute dei lavoratori, con ritmi di lavoro umani, rispetto delle persone, cancellando per sempre le umiliazioni a cui sono sottoposti tutti, il richiamo con il fischio come si fa con i cani, la cacciata dopo solo una ora dal posto di lavoro a secondo dell’umore del capo squadra o per reprimere chi si iscrive al sindacato di base, le offese le minacce per chi non piega la testa.
Decine di cooperative che si alternano e si integrano nei depositi del trasporto e della distribuzione merci, con retribuzioni e trattamenti diversi, per evitare che i lavoratori si uniscano e creino seri problemi alla società committente; l’importanza di mescolare gli uomini e i trattamenti per confondere tutti, l’ha ricordato Primo Levi in “Se Questo è un Uomo”, oggi nelle moderne democrazie e civiltà del benessere e della libertà si usano ancora sistemi e comportamenti che la storia ha condannato senza appello.
I padroni del consorzio Safra delle cooperative Asso e SGI, l’Apollo; l’Alma Group delle coop. Gamma Service, poi della Sintesi coop, della Rapida, della Saga, della Coopital, e della Long Service, tutte presenti nel deposito Esselunga di Biandrate, sono benefattori il 50% dei guadagni che realizzano i circa 1500 lavoratori presenti, servono per comprare Mercedes di lusso e ville al mare o in montagna, oltre a profumati stipendi per decine di dirigenti che controllano tutte queste aziende.
DOBBIAMO COLLEGARE LA BATTAGLIA CHE CONDUCONO QUESTI LAVORATORI ALLA CLASSE OPERAIA ITALANA, OGGI PIU’ CHE MAI SERVE CHE I PROLETARI DI TUTTI I PAESI SI UNISCONO PERCHE LE FORME DI DIVISIONE, STANNO PASANDO ATTRAVERSO IL RITORNO A MENTALITA’ RAZZISTE, NAZIONALISTE E LA DISCRIMINATORIE.
LA LOTTA DI QUESTI LAVORATORI PER LA LIBERTA’ E LA DIGNITA’ DEVE INORGOGLIRE ANCHE COLORO CHE CONOSCONO I SUPERMERCATI SOLO QUANDO VANNO A FARE LA SPESA, PERCHE’ I PRODOTTI ARRIVANO SUGLI SCAFFALI A PREZZO DI SACRIFICI E DOVE MIGLIAIA DI OPERAI GIOVANI E MENO GIOVANI, SI CONSUMANO CON IL RISCHIO DI NON PERCEPIRE NEANCHE LA PENSIONE E DI FINIRE SENZA LAVORO, UNA VOLTA CHE LE CONDIZIONI DI SALUTE GRAZIE ALLE MALATTIE PROFESSIONALI, NON CONSENTONO PIU’ IL LORO IMPIEGO CON PROFITTO.
Riprendere le iniziative di lotta è necessario per rivendicare il diritto alla salute e il diritto ad una retribuzione al passo coi i tempi, lavorando per unire tutti i lavoratori del deposito di Biandrate per creare un comitato di lotta di tutte le cooperative presenti in collegamento con i depositi sparsi nel Nord Italia, in modo da scongiurare appalti al ribasso, ed infine costringere i committenti ad assumere direttamente i lavoratori delle spedizioni e dei trasporti.
ABOLIAMO LA MODERNA SCHIAVITU’
Slai cobas cooperative ASSO, SGI, COOPITAL, BIANDRATE, ORIGGIO
Pubblicato da slaicobastrentino su settembre 28, 2011
INDIGNATI A ROMA… PROSTITUITI IN FABBRICA… ?
Nell’appello dobbiamofermarli (per l’assemblea del 1° ottobre a Roma e la mobilitazione “indignados” del 15) sin dal primo rigo si riparte dagli operai di Pomigliano e Mirafiori che, con studenti, precari e coloro che lottano per la casa, le donne, il popolo dell’acqua bene comune, i movimenti civili e democratici ecc. trascinano la mobilitazione del cosiddetto “vento nuovo per cambiare le cose”, mentre negli ambienti della cosiddetta sinistra si leva da tempo la unanime e “formalistica” condanna del piano-Marchionne, e tra i maggiori sponsor firmatari dell’appello vi è la Fiom con molti esponenti “di punta”.
Ciò nonostante lo scorso 21 settembre, la Lear ha incassato, il “SI” determinante della Fiom quale unico sindacato confederale presente nella RSU di fabbrica che ha sottoscritto insieme a Fim-Uilm-Fismic l’accordo-quadro per lo stabilimento di Caivano (nelle elezioni dello scorso aprile questi ultimi sindacati non hanno ottenuto seggi ed hanno avuto seggi solo Slai cobas e Fiom): un accordo-capestro, fotocopia del piano-Marchionne e dettato dalla Fiat in cambio delle commesse dei sedili della nuova Panda, con cui la multinazionale Lear (una delle più grandi dell’indotto dell’auto e leader mondiale delle forniture di sedili, impianti elettrici e componentistica con 92.000 addetti distribuiti in 35 fabbriche del mondo di cui 6 in Italia: Caivano, Cassino, Grugliasco, Melfi, Posso d’Adda e Termini Imerese) oggi scende in campo a fianco della Fiat come “testa d’ariete” per far passare il piano-Marchionne nelle fabbriche dell’indotto dell’auto.
Continuare a “indignarsi” nelle manifestazioni e, nello stesso tempo, a prostituirsi in fabbrica (qualcuno ricorda la new strategy della Fiom, quella di “arrendersi per legittima difesa” votando “SI” al referendum all’ex Bertone di Grugliasco?) non aiuta certo a far levare l’auspicato vento di cambiamento ma certamente l’inquina.
Slai cobas Fiat Alfa Romeo e terziarizzate – Pomigliano d’Arco, 28/9/2011
Pubblicato da slaicobastrentino su settembre 12, 2011
9 settembre 2011 – Esselunga di Biandrate (NO)
Dopo due giorni di sciopero i lavoratori del consorzio SAFRA dell’ESSELUNGA di BIANDRATE hanno incontrato il presidente della cooperativa ed hanno poi tenuto sul piazzale un’ ASSEMBLEA
I 200 immigrati delle cooperative del Consorzio SAFRA dei magazzini Esselunga di Biandrate (NO) si sono ribellati dieci giorni fa.
Giovedì dell’altra settimana hanno bloccato i magazzini per alcune ore contro le trattenute in busta paga di alcune centinaia di euro operate dalle cooperative.
Con la dichiarazione dei redditi (730) fatta con la UIL i lavoratori avevano chiesto gli arretrati 2008 e 2009 per i premi di produttività, gli straordinari, i turni e il lavoro notturno, ma in busta paga si sono ritrovati a dover pagare anzichè riscuotere.
Con la lotta i lavoratori hanno costretto le cooperative di Biandrate a restituire subito il maltolto, dando a ciascuno un assegno di 600 euro.
Ora i lavoratori hanno deciso di presentare una piattaforma sulle condizioni di lavoro, il salario, gli orari e i diritti.
Quasi tutti i lavoratori sono asiatici (in maggioranza) e africani.
Pubblicato da slaicobastrentino su settembre 9, 2011
Ore 19.45 di oggi, giovedì 8 settembre 2011.
E’ ANCORA IN CORSO IL PRESIDIO DELLE PORTINERIE DEI MAGAZZINI ESSELUNGA
DI BIANDRATE DA PARTE DEI 200 LAVORATORI DELLE COOPERATIVE DEL CONSORZIO
SAFRA. LO SCIOPERO E’ INIZIATO OGGI ALLE 12 PERCHE’ IL PRESIDENTE DEL
CONSORZIO SAFRA, LONGO, SI RIFIUTA DI PARLARE CON LO SLAI COBAS IN QUANTO
“NON FIRMATARIO DEL CONTRATTO NAZIONALE DELLA LOGISTICA
TRASPORTI”. QUESTO NONOSTANTE LA MAGGIORANZA DEI LAVORATORI SI SIA
ISCRITTA ALLO SLAI COBAS. I LAVORATORI, MEZZ’ORA FA, HANNO AVUTO LA SOLIDARIETA’ DA PARTE DI
UN’ALTRA COOPERATIVA DI 70 LAVORATORI, ANCH’ESSI QUASI TUTTI
IMMIGRATI PAKISTANI, INDIANI, AFRICANI, ECC.. SONO SUL POSTO POLIZIA E CARABINIERI.
Pubblicato da slaicobastrentino su settembre 9, 2011
Al Prefetto di Novara Dott. Giuseppe Adolfo AMELIO
Oggetto: Richiesta incontro per situazione lavoratori Consorzio SAFRA
dell’Esselunga di Biandrate Lo Slai Cobas e le RSA Slai Cobas delle cooperative del Consorzio SAFRA
dell’Esselunga di Biandrate chiedono cortesemente la convocazione
urgente di un incontro in Prefettura con il Consorzio SAFRA e
l’ESSELUNGA per risolvere i problemi sindacali intercorsi.
Le nostre richieste sono: 1.la tempistica dei rimborsi Irpef dovuti ai lavoratori, con impegno
scritto del consorzio; 2.l’apertura di un tavolo di trattativa sulle condizioni di lavoro, gli
orari, i turni, l’antinfortunistica, la mensa, il salario e la
richiesta di un rapporto normale tra lavoratori e capi-responsabili. 3.Riconoscimento delle RSA designate dallo Slai Cobas ed elette dai
lavoratori.
Pubblicato da slaicobastrentino su settembre 9, 2011
LO SLAI COBAS HA PRESENTATO STAMATTINA ALLA PROCURA DI NAPOLI UN ESPOSTO-DENUNCIA NEI CONFRONTI DEL QUESTORE PER CHIARIRE I DISORDINI CHE HANNO TURBATO LA PACIFICA CONCLUSIONE DEL CORTEO DEI SINDACATI DI BASE E PORTATO ALL’ARRESTO DI UN GIOVANE PRECARIO
DALLA LETTURA DEI QUOTIDIANI APPARE CHE VITTIME (DI LORO STESSI) SONO STATI DUE ISPETTORI DELLE DIGOS E NOVE AGENTI: ALLA LUCE DELLE DICHIARAZIONI DELLA QUESTURA DI NAPOLI RIPORTATE DAI MEDIA SEMBREREBBERO ESSERE DI LATTA GLI SCUDI ANTISOMMOSSA DEGLI AGENTI IN ORDINE PUBBLICO, SCUDI CHE DOVREBBERO AVERE BEN ALTRA CONSISTENZA E CERTAMENTE NON ESPLODERE IN SCHEGGE A MO’ DI GRANATA IN CONSEGUENZA DEL BOTTO ESPLOSO A TERRA (E NEMMENO SULLO SCUDO) DI UN SEMPLICE PETARDO, E FERENDO COSI’ (E NON PER COLPA DI QUALCHE DIMOSTRANTE) OLTRE UNA DECINA TRA AGENTI E FUNZIONARI.
ALTRO FATTO SALIENTE, A PARERE DELLO SLAI COBAS, E’ LA GRATUITA’ DELLA VIOLENZA OPERATA NEI CONFRONTI DEL RAGAZZO ARRESTATO CHE RISULTA FORTEMENTE TUMEFATTO ALLA SCHIENA ED HA ALTRE FERITE INFERTE AL MOMENTO DEL FERMO CON PUGNI E CALCI NON DOVUTI PERCHE’ IL MANIFESTANTE ERA GIA’ A TERRA ED INERME.
LA GRAVITA’ DELL’ACCADUTO, UNITAMENTE ALLE POCO CREDIBILI E CONTRADDITTORIE VERSIONI SUGLI 11 FERITI E RELATIVE ALL’ARRESTO DEL GIOVANE MANIFESTANTE POTREBBE ESSERE STATA CONCEPITA, TRA L’ALTRO, PER UN POSSIBILE E FUNZIONALE ORIENTAMENTO DELL’OPINIONE PUBBLICA VERSO LA CRIMINALIZZAZIONE DEL DISSENSO ORMAI DILAGANTE DELLE LOTTE DEI LAVORATORI E DEL FORTE DISAGIO SOCIALE E CREARE ALLARME SOCIALE PREVENTIVO A DANNO DEI SINDACATI DI BASE, CIO’ IN INQUIETANTE FUNZIONALITA’ COI CONTENUTI DEL PIANO-MARCHIONNE E LA MANOVRA FINANZIARIA
Pubblicato da slaicobastrentino su settembre 6, 2011
http://www.youtube.com/slaicobas
SI RIBELLANO 200 IMMIGRATI dei magazzini ESSELUNGA di BIANDRATE (NO) e si iscrivono allo Slai Cobas.
4 settembre 2011_Novara_
I 200 immigrati delle cooperative dei magazzini Esselunga di Biandrate (NO) si sono ribellati.
Giovedì scorso hanno bloccato i magazzini per alcune ore contro le trattenute in busta paga di alcune centinaia di euro operate dalle cooperative.
Con la dichiarazione dei redditi (730) fatta con la UIL i lavoratori avevano chiesto gli arretrati 2008 e 2009 per i premi di produttività, gli straordinari, i turni e il lavoro notturno, ma in busta paga si sono ritrovati a dover pagare anzichè riscuotere.
Con la lotta i lavoratori hanno costretto le cooperative di Biandrate a restituire subito il maltolto, dando a ciascuno un assegno di 600 euro.
La maggioranza dei lavoratori ha dato la disdetta ai sindacati confederali e si è iscritta allo Slai Cobas.
Ora i lavoratori hanno deciso di presentare una piattaforma sulle condizioni di lavoro, il salario, gli orari e i diritti.
Quasi tutti i lavoratori sono asiatici (in maggioranza) e africani.
SLAI COBAS
Sindacato dei lavoratori autorganizzati intercategoriale
Sede legale: via Masseria Crispi 4 / 80038 Pomigliano D’Arco NA / Tel. 081 8037023
Sede nazionale: Viale Liguria, 49 20143 Milano / Tel. 02 8392117
Pubblicato da slaicobastrentino su settembre 5, 2011
La natura delle cooperative sociali non affatto mutualistiche viene messa sempre più alla luce da azioni di lotta sindacali nate dal basso e organizzati dai sindacati di base.
E’ il caso di un nuovo conflitto organizzato dallo Slai Cobas e dai lavoratori in maggioranza asiatici, pakhistani e indiani, africani e arabi, del consorzio SAFRA di Biandrate.
In provincia di Novare il deposito Esselunga viene gestito da una seria di cooperative sociali della che fanno riferimento al CCNL Logistica, Trasporto Merci e Spedizioni, dal canto nostro stiamo proponendo ai lavoratori dipendenti mascherati da imprenditori di loro stessi che arricchiscono soci onorari senza scrupoli, una piattaforma rivendicativa che partendo dalle cooperative di Turate, Origgio Limito Calcinate, propone ai lavoratori di varie altre operative tra cui la Coopital presente anche a Biandrate, una piattaforma rivendicativa che chiede aumenti di stipendio uguale per tutti, il ticket mensa altri istituti contrattuali previsti dal CCNL, che le cooperative si guardano bene dal riconoscere, e infine questione non secondaria la dignità della propria esistenza con la liberazione del lavoro e la necessaria tranquillità anche durante il tempo necessario a procacciarsi il reddito.
Nel caso di Biandrate la goccia che ha fatto traboccare il vaso sono state le trattenuta fiscali operate dalla società, le trattenuta in questione si inseriscono in una manovra del governo che avrebbe dovuto operare una restituzione del 13% delle tasse pagate dai lavoratori per gli anni 2008-2009 e 2010, a causa di uno strano meccanismo i lavoratori nel mese di agosto prendendo la busta paga di luglio, perché vengono pagati dopo 40 giorni e non a fine mese come succede per i lavoratori dipendenti alla faccia della natura mutualistica delle cooperative, si accorgono che il loro stipendio si è ridotto a 300-400 euro, a causa della trattenuta di 600 euro operata subito, mentre la restituzione dell’IRPEF a credito vengono restituite gradualmente e con cifre basse.
Un bell’inizio non c’è male, i lavoratori invece di prendere dallo Stato sono costretti a dare !!
In questo caso però le iniziative di lotta messe in cantiere e quelle organizzate già decise per i prossimi giorni hanno convinto il consorzio SAFRA a restituire i 600 euro e ad operare una trattenuta graduale di questa cifra che si compensa con quella che i lavoratori devono ricevere mantenendo in questo modo lo stipendio accettabile.
Dopo di ciò i lavoratori hanno avanzato altre richieste che noi gireremo alla società in riferimento :
alla restituzione dell’IRPEF pregresso, il quale si distribuisce su alcuni mese fino ad arrivare al 2012, la richiesta avanzata è di ridurre le rate e chiedere al consorzio di anticipare queste spettanza.
Un clima di lavoro accettabile sospendendo da subito le provocazioni, sanificando il clima insalubre composto da insulti e minacce ai danni dei lavoratori.
Richieste salariali e normative da sottoporre alla direzione con una piattaforma rivendicativa di 2° livelli unificante per tutte le cooperative della logistica.
Far terminare il clima di intimidazione e di ricatto da parte del consorzio, a cui si prestano con piacere anche altri immigrati tra cui romeni particolarmente “responsabili” in questa azione di controllo e intimidazione, lavorando per saldare in un solo fronte della lotta gli immigrati di tutti le nazionalità che insieme agli italiani devono presentare il conto ai committenti Esselunga, Coop, Bennet e altri che mantengono basso il costo del lavoro per aumentare i loto profitti, creando divisione fra chi ha bisogno del reddito per sopravvivere e perpetrando questo clima di incertezza e repressione per migliaia e migliaia di lavoratori.
A Binadrate i lavoratori hanno alzato la testa, lotteremo per rivendicare un salario adeguato al costo della vita e per difendere la dignità in tutti i luoghi di lavoro. Ma soprattutto per evitare che le divisioni e i premi che elargiscono le società ad alcuni costringano alla schiavitù salariale tutti i lavoratori del deposito Esselunga.
Coordinamento provinciale
Pubblicato da slaicobastrentino su agosto 27, 2011
Sindacato dei Lavoratori Autorganizzati Intercategoriale
S.L.A.I. cobas
6 SETTEMBRE 2011: SCIOPERO GENERALE DEI SINDACATI DI BASE CON MANIFESTAZIONI REGIONALI.
Con l’accordo interconfederale firmato lo scorso 28 luglio, Confindustria e Cgil, Cisl e Uil hanno varato una vera e propria controriforma autoritaria della contrattazione e della rappresentanza sindacale nonché la derogabilità dell’intera gamma delle normative contrattuali e legali concernenti il rapporto di lavoro con la possibilità di azzerare “contrattualmente” ogni tutela e diritto dei lavoratori stessi compresa la liberalizzazione dei licenziamenti. Tutto ciò tramite la sottoscrizione di accordi aziendali o territoriali ad opera di CGIL, Cisl, Uil (i firmatari dell’accordo interconfederale) o delle collegate RSA/RSU. Le stesse cose che chiedeva Marchionne per la Fiat sono state riprese e rilanciate con forza, a livello generale, dal fronte padronale unito alle tre centrali sindacali confederali.
Quest’accordo ha fatto da “apripista” all’ultima manovra di aggiustamento economico del governo Berlusconi che ne recepisce i contenuti inserendovi inoltre le richieste di retroattività di Fiat/Confindustria nel malcelato tentativo di sanare (dal punto di vista giudiziario nell’imminenza dell’avvio dei ricorsi legali dei lavoratori di Pomigliano con lo Slai cobas a supporto delle lotte in corso) i precedenti accordi-gialli per la Fiat di Pomigliano e Mirafiori.
Il complice e funzionale balbettio di facciata della cosiddetta opposizione politico-parlamentare manifesta la pericolosa radicalizzazione a destra dell’intero quadro politico aggravato da una evidente – al momento – difficoltà delle lotte di resistenza dei lavoratori e di quelle sociali che, se anche destinate ad allargarsi sotto i colpi della crisi, ad oggi sembrano non bastare ad impedire quel prospettato “ritorno al medioevo” in cui i fautori bipolari della consociazione politico-sindacale intenderebbero precipitarci: “i diritti fondamentali e primari dei lavoratori ed i collegati diritti sociali e di cittadinanza devono diventare variabile dipendente e flessibile sottomessa alla supremazia dell’impresa” (dalla libertà di licenziamento alla scelta padronale dei sindacati compiacenti, dalle modifiche costituzionali per consegnare la totale libertà di business alle aziende libera da ogni vincolo di utilità sociale e tutela dei diritti dei lavoratori e di quelli sindacali ai tagli a pensioni, salari, sanità servizi e spesa sociale per privatizzare i residui di servizi pubblici essenziali, dall’eliminazione delle festività alla flessibilità totale degli orari, della prestazione e del rapporto di lavoro).
Siamo all’apparente paradosso che, dopo la Fiat di Marchionne, oggi è la destra che mutua dalla politica della “sinistra” e dalla collegata filosofia dell’EUR (varata dalla CGIL già nel lontano 1997) i contenuti di una manovra di controriforma non solo economica, ma classista e strategica di estrema pericolosità sociale che ancora punta sulla carta dell’impossibile illusione di solidarietà tra chi sfrutta e chi è sfruttato per “superare la crisi” e vorrebbe indurre i lavoratori a rassegnarsi “una volta per tutte” alla supposta ineluttabilità delle pretese politiche di macelleria sociale con cui il fronte padronale intende perseguire una sconfitta non solo materiale ma epocale e strategica dell’intero movimento di lotta.
Da tutto ciò deriva l’urgenza di costruire, con tutte le altre forze sindacali sociali e politiche disponibili, iniziative di massa contro le manovre di luglio ed agosto del governo e le collaterali e funzionali complicità politico-sindacali: lo Slai cobas, congiuntamente agli altri sindacati di base, ha indetto lo sciopero generale di 8 ore per il giorno 6 settembre 2011 quale primo momento di una mobilitazione che non si esaurisce con questa prima azione di lotta e prefigurante inoltre la ricostruzione di una necessaria prospettiva di autonomia ed indipendenza dei lavoratori e del proletariato in una ripristinata visione di classe cui va data credibilità e visibilità. La concomitanza dello sciopero con quello indetto anche dalla CGIL non è interpretabile come condivisione delle motivazioni proposte da questo sindacato dal quale ci divide nettamente (tra l’altro) anche la firma dell’infame ultimo accordo interconfederale dello scorso 28 luglio.
Il 6 settembre il sindacalismo di base manifesterà quindi a Milano, Napoli, Roma e nelle altre principali città su piazze diverse da quelle della CGIL.
Pubblicato da slaicobastrentino su agosto 27, 2011
USB Slaicobas ORSA Cib-Unicobas Snater SICobas USI
Comunicato stampa
Dichiarazione congiunta: SCIOPERO GENERALE 6 settembre 2011
Le confederazioni e le organizzazioni sindacali USB, Slaicobas, ORSA, Cib-Unicobas, Snater, SICobas e USI riunitesi il giorno 24 agosto 2011, hanno condiviso e concordato quanto segue.
- Si considera indispensabile una forte risposta dei lavoratori alle manovre di luglio e di agosto del governo. In questo senso si indice lo sciopero generale di 8 ore per il giorno 6 settembre 2011, quale primo momento di una mobilitazione che non si esaurisce chiaramente con questa azione di lotta, a sostegno della seguente piattaforma:
contro le politiche dell’Unione europea e le manovre del governo che applicano le misure imposte dall’Europa, dalle banche e dai poteri forti finanziari che hanno determinato e speculato sull’attuale crisi mondiale;
per la cancellazione del debito, il blocco delle spese militari e una politica nazionale ed europea basata sui diritti e le legittime aspettative dei popoli e non della finanza e degli speculatori;
contro l’evasione/elusione fiscale e contributiva e per una politica fiscale a sostegno del lavoro dipendente e dei redditi; per il diritto all’abitare;
per una forte patrimoniale e la tassazione delle rendite e delle transazioni finanziarie;
contro la costituzionalizzazione del pareggio di bilancio e del libero mercato; per la nazionalizzazione delle banche e delle grandi imprese strategiche per il paese e per un impegno dello stato capace di rilanciare e finanziare la produzione e i servizi;
a difesa dello Statuto dei lavoratori, contro l’attacco ai diritti dei lavoratori e il patto sociale che il governo vuole trasformare in legge;
riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario, lo sblocco dei contratti di lavoro, la difesa del Contratto nazionale, l’istituzione del reddito sociale, la fine della precarietà ed il diritto al lavoro stabile;
per la regolarizzazione generalizzata dei migranti e per il mantenimento del permesso di soggiorno di coloro i quali hanno perso il lavoro;
contro le privatizzazioni mascherate da liberalizzazioni per la difesa dei beni comuni in coerenza con gli esiti referendari;
contro la privatizzazione della scuola, della ricerca e dell’università e per il diritto al sapere;
contro l’abolizione delle festività a partire dal 1° maggio e dal 25 aprile;
per una legge democratica e pluralista sulla rappresentanza e la democrazia nei luoghi di lavoro.
La concomitanza dello sciopero con quello indetto anche dalla Cgil non deve essere interpretato come una condivisione delle motivazioni proposte da questa confederazione dalla quale ci divide nettamente anche la firma dell’accordo del 28 giugno scorso.
Il 6 settembre le scriventi confederazioni e organizzazioni sindacali manifesteranno quindi in molte città italiane su piazze diverse da quelle della Cgil.
Oltre allo sciopero generale si condivide sin da ora la necessità di individuare e praticare una serie di iniziative a livello nazionale e territoriale ed una mobilitazione incisiva e di lunga durata, a cominciare dal 6 settembre e dall’Assemblea nazionale del 10 settembre indetta a Roma.
Roma, 24 agosto 2011
USB Slaicobas ORSA Cib-Unicobas Snater SICobas USI
Pubblicato da slaicobastrentino su agosto 19, 2011
La devastante controffensiva globale del capitale in atto è figlia della radicalizzazione a destra dell’intero quadro politico e della definitiva involuzione neoconsociativa del sindacalismo confederale e sconta una evidente difficoltà delle lotte di resistenza dei lavoratori e di quelle sociali che, se anche destinate ad allargarsi sotto i colpi della crisi, ad oggi sembrano non bastare ad allontanare quel prospettato “ritorno al medioevo” in cui vorrebbero precipitarci.
Come Prodi ieri, stavolta è Berlusconi che tenta la carta di ulteriori e drastici sacrifici e del rilancio dell’ tra chi sfrutta e chi è sfruttato per “superare la crisi” nella speranza di indurre i lavoratori ed i collegati settori sociali a rassegnarsi, una volta per sempre, alla pretesa “ineluttabilità” delle politiche di lacrime, sangue e macelleria sociale con cui il fronte padronale intende, stavolta ed in sopraggiunta, perseguire una sconfitta epocale – politica prima che materiale – dell’intero movimento di lotta. Una controriforma classista e strategica che oggi rilancia ed attualizza la nefasta filosofia dell’EUR varata dalla CGIL sin dal lontano 1977 (i diritti fondamentali dei lavoratori che devono diventare una variabile dipendente e sottomessa alla supremazia d’impresa) e recentemente messa in atto nelle fabbriche, con contenuti specifici e generali, in Italia e su scala globale, dall’a.d. Fiat Sergio Marchionne.
E’ questo il senso – e la estrema pericolosità sociale – della manovra anticrisi che sta varando il Governo con complice e funzionale balbettio della cosiddetta “opposizione”: dalla libertà di licenziamento alle modifiche costituzionali per consegnare la libertà di “business” per le imprese avulsa dai ogni sostanziale vincolo di utilità sociale e tutela dei diritti primari dei lavoratori e dei cittadini ed a discapito di ciò, dalla controriforma del Diritto del Lavoro e della rappresentanza e dei diritti sindacali all’abolizione dei CCNL, ai tagli a pensioni e salari, sanità e servizi sociali per liberalizzare e privatizzare i residui di servizi pubblici essenziali, eliminazione delle festività, ecc.
Da tutto ciò deriva l’urgenza di costruire iniziative di massa territoriali e nazionali per contrastare l’ìnaudita offensiva di governo e padronato, con tutte le altre forze sindacali, politiche e sociali disponibili, che dovrebbero contestualmente adoperarsi per un serrato confronto costruttivo idoneo a superare le non secondarie divergenze che al momento hanno sostanzialmente contribuito a limitare una adeguata risposta di lotta dei lavoratori e con essa quel necessario innesco di una congruente “svolta di controtendenza” capace di porre “con forza e al centro” un realistico ed indispensabile percorso prefigurante la prospettiva di autonomia ed indipendenza dei lavoratori e del proletariato in una ripristinata visone di classe cui va ridata credibilità e visibilità.
In questo senso lo Slai cobas condivide la necessità contingente proposta da settori del sindacalismo di base per la urgente convocazione di un’incontro tra i vari soggetti disponibili a “costruire al più presto una mobilitazione di massa capace di reagire immediatamente ma anche di reggere nel tempo”.
SLAI COBAS – COORDINAMENTO NAZIONALE – agosto 2011
Pubblicato da slaicobastrentino su agosto 19, 2011
La vera e propria fortuna dei piccoli e medi padroncini italiani è stata la “scoperta” delle cooperative sociali; quanti affaristi e faccendieri si sono imbarcati nell’impresa di associarsi in cooperativa, una vera miniera d’oro che ha dato i suoi frutti. Pochi soldi da investire e soprattutto pochi controlli da parte degli organi competenti, e chiunque nel giro di qualche anno viaggia in mercedes, compra ville al mare ed in montagna si arricchisce a spese di migliaia di soci-lavoratori in maggioranza immigrati che faticano senza riserve.
E come se non bastasse spesso si scopre che attraverso queste società si ricicla denaro sporco e si evadono le tasse per milioni di euro, non pagano i contributi per la pensione ai soci.
Un massa di lavoratori sottopagati e con sempre meno diritti ingrossano gli organici di queste società di comodo, le condizioni di vita e di lavoro sono quasi sempre poco salutari; padroncini che attraverso i loro capi squadra si permettono ogni libertà : offendono ed intimidiscono, persone ricattate dal bisogno di portare a casa lo stipendio e dal permesso di soggiorno se immigrati.
Una forza lavoro a buon mercato, che grazie alle leggi di questo sistema, è tenuta di continuo sotto osservazione, viene analizzato il comportamento, e soprattutto il rendimento produttivo di ogni uno, un sistema che grazie alle sue leggi disumane ha trasformato in settori super sfruttati anche quelli dei servizi, della logistica, delle pulizie e via di questo passo. Studi e conteggi, nuove organizzazioni del lavoro, controllo e disciplina, hanno trasformato le metodologie lavorative per aumentare il “saggio del profitto” attraverso la riduzione delle ore necessaria a produrre il guadagno che serve a pagare la giornata al socio-lavoratore, in questo modo sempre più ore pagate dal committente aumentano i guadagni delle cooperative; Flessibilità e velocità nelle esecuzioni, aumento dei ritmi e riduzione delle pause, per far ingrassare gli stessi committenti : i grandi supermercati come Aucah, Esselunga, Bennet, Coop, gli ospedali milanesi e le case di cura, addetti all’assistenza o a prestazioni sanitarie e alle pulizie.
Una classe operaia che spesso reagisce perché scopre il grande imbroglio della cogestione sindacale di queste imprese , anche i CCNL non sempre rispettati, con il beneplacido proprio delle organizzazioni sindacali che li firmano a livello nazionale, si scoprono così gravissime responsabilità politiche, oltre che economiche, che penalizzano una fetta sempre più consistente di lavoratori dipendenti volutamente mascherati da contratti con società mutualistiche che infine si appalesano come moderne società “schiavistiche”, senza regole e senza rispetto dei bisogni economici e di vita.
Oggi anche questi proletari saranno investiti dalla bufera che il governo di questo paese, con a capo l’imperatore in decadenza Berlusconi, ha preparato per risanare i conti pubblici; chiunque deve sentirsi parte in causa e cercare di rafforzare una resistenza militante e organizzata, dopo queste ennesime malefatte che ci ha preparato l’esecutivo dei padroni.
Aumento dei generi di prima necessità con l’IVA, contenimento dei salari, riduzione della sicurezza sociale, allungamento dell’età pensionabile, annullamento delle festività e altre cosucce dello stesso genere, credono che come sempre i lavoratori italiani saranno ancora una volta spettatori inermi.
Dobbiamo diventare parte attiva della resistenza contro questa politica, sviluppare una strategia che convogli lo scontento di tutti verso la lotta e l’autorganizzazione, tutti devono sapere che la lotta contro il sistema del capitale è diventata un bisogno non solo dei lavoratori ma dell’umanità intera, evitare crisi e distruzione è possibile se non lasciamo che riducano i nostri salari e i nostri diritti, se lottiamo per cambiare questo sistema.
Dobbiamo coinvolgere nelle nostre rivendicazioni tutti i committenti che abusano del lavoro dei soci lavoratori; perché ospedali e cantieri, supermercati e industrie si arricchiscono sempre di più utilizzando la mono d’opera a basso costo super sfruttata e ricattata dei soci lavoratori.
SLAI COBAS: cooperative sociali e cooperative spedizioni, logistica, trasporti
SUICIDI IN FIAT: NON SI PUO’ CONTINUARE A VIVERE PER ANNI SUL CIGLIO DEL BURRONE DEI LICENZIAMENTI
L’INTERO QUADRO POLITICO-ISTITUZIONALE CHE, DA SINISTRA A DESTRA, HA COPERTO LE INSANE POLITICHE DELLA FIAT E’ CORRESPONSABILE DÌ QUESTI MORTI INSIEME ALLE CENTRALI CONFEDERALI
Dopo aver lucrato negli anni scorsi finanziamenti pubblici multimiliardari, lo speculatore Marchionne chiude e ridimensiona le fabbriche Italiane e delocalizza la produzione all’estero per fare profitti letteralmente sulla pelle dei lavoratori che sono costretti ormai da anni alla miseria di una cassa integrazione senza fine ed a un futuro di disoccupazione.
A Pomigliano l’unica certezza dei cinquemila lavoratori consiste nella lettera di altri due anni di cassa integrazione speciale e cessazione dell’attività di Fiat Group Automobiles nella consapevolezza che buona parte di loro non saranno assunti da fabbrica Italia.
Il tentato suicidio di oggi di Carmine P., cui auguriamo di tutto cuore di farcela, il suicidio di Agostino Bova dei giorni scorsi, che dopo aver avuto la lettera di licenziamento dalla fiat per futili motivi è impazzito dalla disperazione ammazzando la moglie e tentando di ammazzare la figlia prima di togliersi la vita, sono solo la punta iceberg della barbarie industriale e sociale in cui la fiat sta precipitando i lavoratori.
Anche per questo la lotta dei lavoratori fiat contro il piano Marchionne ed a tutela dei diritti e dell’ occupazione rappresenta un forte presidio di tenuta democratica per l’ intera società.
Slai cobas fiat Alfa Romeo e terziarizzate – Pomigliano d’Arco, 02/08/2011
Pubblicato da slaicobastrentino su luglio 28, 2011
Vi invitiamo a visionare su yutube scrivendo nu te fa pecora ca
fiat dove potete vedere e condividere quattro parti tratti dallo
spettacolo del 17/03/2011 fatto al teatro gloria. Tutti coloro che vogliono il DVD
integrale dello spettacolo – materiale di propaganda sindacale non commercializzabile – lo possono richiedere a SLAI COBAS via Masseria Crispo N° 4 80030 pomigliano d’arco tel. 081/8037023 Email cobasslai@libero.it
Pubblicato da slaicobastrentino su luglio 28, 2011
Comunicato stampa
Su you tube dagli operai di Pomigliano all’a.d. della Fiat:
“GO HOME, GO HOME MR. MARCHIONNE !”
“Go home. go home mr. Marchionne” (…insieme al Presidente con tutte le sue donne) è il titolo della recente canzone dedicata alla lotta dei lavoratori Fiat dal cantautore Gerardo Carmine Gargiulo – già autore, con “Me ne vado in Canadà”, della “colonna sonora” utilizzata dai sindacati di base ai cancelli di Mirafiori nella campagna per il “NO” al referendum dello scorso 14 gennaio.
La canzone è inclusa nei 4 video oggi presentati sulla pagina you tube di slai cobas e tratti dalla manifestazione-spettacolo promossa da ZEZI GRUPPO OPERAIO E SLAI COBAS e andata in scena lo scorso 17 marzo al Teatro Gloria di Pomigliano. Si tratta di una manifestazione-spettacolo che utilizza canti e musica delle lotte operaie e contadine, filmati, video e pezzi di teatro “per supportare con forza le lotte e le ragioni degli operai Fiat a partire dal ‘NO’ di Pomigliano e Mirafiori”: una vertenza attuale e di ampia portata che coinvolge pesantemente non solo i lavoratori della maggiore industria metalmeccanica italiana ma tutti coloro che lottano per i diritti, il lavoro e la democrazia ed auspicano migliori condizioni di vita” (il video integrale dello spettacolo – materiale di propaganda sindacale non commercializzabile – si può richiedere a cobasslai@libero.it e a info@zezi.it).
Lo Slai cobas ringrazia tutti coloro, tra musicisti, cantanti, attori, registi e tecnici, che hanno collaborato alla realizzazione dello spettacolo offrendo il loro lavoro a titolo gratuito in appoggio alle ragioni dei lavoratori, e tra loro: ZEZI Gruppo Operaio, Marzia Del Giudice, Maura Sciullo, Angelo De Falco, Massimo Ferrante, Massimo Mollo, Antonello Paliotti, Francopaolo Perreca, Maurizio Saccone, Enzo Salerno, Alessio Sica, Pasquale Terracciano, OZEP Fogli Volanti, Patrizio Esposito, Artisti Operai, Carlo Cerciello, Imma Villa, Laboratorio Teatrale Elicantropo, VO.DI.SCA., Dario Mogavero, Raffaele Del Prete, Michele Saccone, Giovanni Sgammato, Gerardo Carmine Gargiulo, Biagio Passaro, Raffaele Di Florio, Università di Perugia – Facoltà di Lettere e Filosofia, Luigi De Falco, Carmine Luino, Service ST. PRO, Diego Iacuz.
Mentre ancora in questi giorni Sergio M. continua col logoro “mantra” di strumentali minacce all’evidente scopo di coprire la scelta di progressiva deindustrializzazione degli impianti italiani sostituendo la produzione con la speculazione finanziaria e borsistica a discapito della condizione operaia, dell’occupazione e della democrazia, già si preparano le mobilitazioni per il prossimo autunno nonché l’avvio di nuove denunce giudiziarie collettive da parte dei lavoratori ed affiancate ad ulteriori iniziative sindacali.
Slai cobas Fiat Alfa Romeo e terziarizzate – Pomigliano d’Arco, 28/7/2011
Pubblicato da slaicobastrentino su giugno 21, 2011
Con comunicazione inviata a Slai cobas ed agli altri sindacati la Fiat ha avviato la procedura di due anni di cassa integrazione speciale a zero ore per cessazione di attività a Pomigliano e riorganizzazione a Nola. Nella comunicazione l’azienda confessa la mancanza di un piano di riassorbimento dei lavoratori nella nuova società in quanto le assunzioni sono vincolate ad una ipotetica ed improbabile salita produttiva del modello Nuova Panda in relazione al futuro andamento della crisi economica e del mercato, ed in misura di appena (nel migliore dei casi) il “40% di assunzioni in fabbrica Italia per il 14 luglio 2012”. Un 40% di “rientri ipotetici e non certi” su un organico di oltre 6.000 addetti in Fiat ed Ergom equivale ad appena 2.400 posti di lavoro. A questo punto sono realisticamente legittime le forti preoccupazioni dei lavoratori perché riferite non solo ad una produzione matura (in una fase di forte crisi economica) ma anche a bassa tecnologia e basso impatto occupazionale, considerato inoltre che se per produrre un’Alfa Romeo occorrono 10 operai, per fare una Panda ne bastano 3). Non a caso la Fiat mette le mani avanti e si disimpegna sul rientro dei restanti 3.600 lavoratori in esubero che allo scadere della prossima cigs – previsto per luglio 2013 – rischiano concretamente il posto di lavoro in quanto dopo la cigs per cessazione di attività resta solo il licenziamento. Dopo che in questi due anni i lacchè sindacali e quelli presenti negli schieramenti di centro destra e centro sinistra hanno fatto di tutto per contrabbandare “per buono” un piano Marchionne fantomatico ed inesistente che oggi è sconfessato dalla stessa Fiat nel tentativo di parare la crescente indignazione dei lavoratori, le mobilitazioni sindacali e, immediatamente, le iniziative giudiziarie di Slai cobas e Fiom: l’azienda mette le mani avanti e “tira fuori” il vero piano di ristrutturazione organizzativa e non industriale che trasforma il Gruppo Fiat Automobiles italiano in azienda commerciale e finanziaria all’interno di una holding company “madre” per il controllo azionario delle costituende newco di Fabbrica Italia. Le newco di fabbrica Italia – mutuate dalle speculative logiche delle società offshore – col ricatto su lavoratori, sindacati ed istituzioni puntano ad avere completa mano libera nella cannibalizzazione di tutti i diritti dei lavoratori e di quelli sindacali e ad aggirare ogni normativa contrattuale e legale. E’ questo <il senso e lo scopo> delle newco costituite dalla Fiat cui l’azienda affida ogni attività di produzione veicolare e la formulazione di piani separati per dividere tra loro i vari stabilimenti e sfoltire gli organici. In tutto questo la Fiat taglia fuori e separa dallo stabilimento i 305 addetti al reparto-confino di Nola (di cui un terzo è iscritto allo Slai cobas e la rimanenza agli altri sindacati) riproponendo la favola del fantomatico polo-logistico per il centro sud (Pomigliano, Cassino e Melfi) la cui nebulosa attività è oggi strumentalmente differita di altri due anni: la speranza è di tentare di rassicurare e tenere buoni i lavoratori e gli altri operai che vi saranno prossimamente trasferiti in massa da Fiat ed Ergom e successivamente terziarizzati ad aziende-fantasma costruite ad hoc per licenziare come già avvenuto in passato con le UPA (unità produttive autonome). Venerdì 24 giugno – h 10 – sede Slai cobas Pomigliano Riunione del coordinamento provinciale Slai cobas allargato a iscritti e simpatizzanti per le necessarie iniziative a tutela dei livelli occupazionali, dei diritti dei lavoratori e sindacali. Nel corso della riunione sarà distribuita ai presenti la comunicazione Fiat e saranno definite inoltre (oltre alle necessarie mobilitazioni sindacali che devono vedere la forte partecipazione dei lavoratori) anche le idonee azioni giudiziare per mettere a punto “prima e non dopo” ogni adeguata tutela del futuro occupazionale per tutti i lavoratori. Slai cobas Fiat Alfa Romeo e terziarizzate – Pomigliano d’Arco, 21/6/2011
Pubblicato da slaicobastrentino su aprile 18, 2011
Comunicato Stampa
14 anni di indagini, il muro di omertà di ricatto e di paura sgretolato, le sofferenze delle famiglie delle vittime di una strage annunciata prevista e mai fermata, l’arroganza di una classe dirigente, politica ed imprenditoriale, tutto questo è il processo alla Marlene Marzotto di Praia a mare…Calabria…profondo sud.
Come alla ThyssenKrupp, come al Petrolchimico di Marghera, come in tanti posti in Italia, la vita di un lavoratore viene considerata uguale a zero, come zero sono gli investimenti fatti per evitare le stragi, gli inquinamenti dei territori circostanti, gli avvelenamenti dei lavoratori, la salvaguardia della salute di chi lavora e di chi vive.
La dura e lunga battaglia dei parenti delle vittime della Marlene Marzotto di Praia e dello Slai cobas, unico sindacato che li ha appoggiati, seguiti, aiutati con il loro ufficio legale, formato dallo studio dell’avvocato Senatore di Napoli e dall’avv. Natalia Branda di Diamante , rischia di finire in un nulla di fatto per delle leggi che prevedono la prescrizione per reati così gravi, non solo contro il singolo individuo, ma contro la società tutta.
L’udienza prevista per il 19 Aprile difatti verrà rinviata, pare a causa dell’incompleta trascrizione degli atti di convocazione.
Solo ora si registra la costituzione di parte civile dei confinanti comuni di Tortora e Praia a Mare e della provincia di Cosenza. Fatto alquanto paradossale sia per i tempi in cui si è concretizzata, sia per il fatto che il comune di Praia ha come primo cittadino quel Carlo Lomonaco responsabile dal 1973 al 1988 del “reparto della morte” (la tintoria) ed è anch’egli rinviato a giudizio (si costituisce contro se stesso !).
Gli altri rinviati a giudizio sono: il signor Pietro Marzotto, re del tessile ed erede della dinastia; Antonio Favrin, vicepresidente vicario della Confindustria Veneta,; Silvano Stoner, già direttore generale della Stefanel; Jean De Jaegher, consigliere dell’Eurotex (associazione europea delle Industrie tessili) e presidente della Marzotto USA dal ’95 al ’98; Lorenzo Bosetti, consigliere delegato e vicepresidente Lanerossi.
Il collegio difensivo è formato dagli avvocati: Nicolò Ghedini, parlamentare PDL; Guido Calvi, parlamentare PD; lo studio dell’avvocato Giuliano Pisapia, parlamentare PRC e candidato sindaco di Milano, praticamente l’intero arco parlamentare !
La Procura, durante le indagini preliminari, ha individuato 107 casi di morte o malattia “sospetta” tra i dipendenti ex Marlene Marzotto (tumori alla laringe, leucemie, carcinomi polmonari, iperplasia alla prostata, cancro ai reni, neoplasie alla mammella, patologie a fegato ed intestino).
I dati rilevati dalla perizia dello Slai cobas, depositata al tribunale di Paola, parlano di una percentuale del 4% di tumori maligni tra gli operai della Marlene Marzotto, a fronte di un dato nazionale inferiore allo 0,005% e a quello nella regione Calabria prossimo allo 0,003%.
Che le sostanze utilizzate per la lavorazione dei tessuti fossero altamente cancerogene lo si sapeva da tempo, dal 1992 se ne avevano, anche, le prove scientifiche, impensabile, quindi, che l’azienda ne fosse totalmente all’oscuro.
Purtroppo i tempi per arrivare ad un giudizio definitivo sembrano troppo stretti, ed ancora di più lo diventerebbero nel caso venisse definitivamente approvata la prescrizione breve, ultima invenzione di un presidente del consiglio sempre più attento ad evitare i suoi processi a scapito di tutto e tutti.
Alle assurdità politiche si aggiungono, all’indomani della storica sentenza per i vertici della ThyssenKrupp, le dichiarazioni deliranti dei vertici dell’azienda e dell’onorevole Cicchitto, che parlano di sentenza emessa sull’onda dell’emotività !
Lo Slai cobas sa che i lavoratori, che la gente comune, possono contare solo su loro stessi e si attiverà sia nelle sedi competenti, sia denunciando ai media lo “scandalo” di una strage annunciata e da tutti taciuta alla quale non può essere messa la parola fine senza che nessuno paghi per le proprie gravi responsabilità.
I cittadini e gli operai colpiti dai lutti e dalle malattie non saranno lasciati soli…insieme ce la possiamo fare !
Pubblicato da slaicobastrentino su aprile 15, 2011
Come già denunciato chiaramente dallo Slai cobas da oltre due anni oggi nessuno può più far finta di non accorgersi del fatto che Marchionne ha portato la Fiat sull’orlo del tracollo industriale. I risultati disastrosi del “piano” del pluripagato amministratore delegato vengono sottolineati dai dati delle immatricolazioni di marzo: su un mercato nazionale in flessione di circa il 28% Sergio, con la sua “strategia” riesce a far peggio di tutte le altre case automobilistiche ottenendo una flessione delle vendite Fiat del 32%!
E, intanto, quanto più crollano le vendite, la Fiat più lo paga mentre l’azienda se ne sta andando dall’Italia: è questo il succo dell’ultima assemblea degli azionisti, al di là di qualche ambigua e balbettata smentita. Per chiudere in bellezza 112 anni di “storia patria”, la coppia Marchionne-Elkann ha comunicato che distribuirà agli azionisti per lo meno 100 (cento) milioni di euro di dividendi nel 2011 con cui potranno festeggiare il prospettato orizzonte industriale americano a stelle e strisce. È questo il corrispettivo economico degli stipendi annuali di 8/9.ooo operai in cassa ntegrazione. A Torino si sta concludendo la storia della Fiat nata nel 1899. Ora di Fiat ce ne sono due, una che non fa auto, ed un’altra, scorporata, che fa camion e trattori.
In sostanza la Fiat Auto non c’è più, c’è la Chrysler, salvata dal fallimento dalle pensioni degli operai americani. Del resto, nel “cuore” della famiglia Agnelli e non solo di Marchionne, c’è sempre stata l’America. L’ha ricordato John Elkann narrando agli azionisti che il suo trisnonno senatore – quello che inaugurò la fabbrica di Mirafiori insieme a Benito Mussolini, ma questo John ha dimenticato di dirlo – già nel 1906 sbarcò a Detroit per fare affari con i fabbricanti locali di automobili, mentre in Italia, già all’epoca, la Fiat viveva con le commesse militari del governo Giolitti costruendo autoblindo per la prima guerra di Libia.
Ma c’è chi non si arrende: quella larga parte di operai che, insieme allo Slai cobas e consapevoli delle speculazioni finanziarie in atto per fare salire le azioni in borsa man mano che la Fiat deindustrializza, hanno Votato NO al referendum di Marchionne consentendo, oggi, l’avvio di una prospettiva di reale organizzazione e mobilitazione a difesa dei livelli occupazionali (per tutti i lavoratori inclusi quelli delle terziarizzate e dell’indotto), e della democrazia, contro le pretese schiavistiche: insieme possiamo farcela!
Per questo chiediamo a tutti i lavoratori di “schierarsi e mettersi in moto” perché sappiamo che, solo così, anche questa volta, sarà possibile farcela: lo abbiamo già dimostrato nel 1982 sconfiggendo il tentato licenziamento di 2.000 operai messi in cig a “zero ore” e per anni con vere e proprie liste di proscrizione. La migliore tutela di tutti è data innanzitutto dalla capillare capacità di organizzazione e informazione su quanto sta realmente accadendo a Pomigliano e nelle altre fabbriche Fiat. Per questo, a quanti non intendono piegare la testa alle false promesse di Marchionne ed i suoi complici, mettiamo a disposizione la nostra sede di Pomigliano (cobasslai@libero.it)
per costruire insieme le necessarie tutele e supportarle con lo sviluppo di adeguate mobilitazioni sindacali.
Slai cobas Fiat Alfa Romeo
e terziarizzate – Pomigliano d’Arco, 14/4/2011
ALFA ROMEO di ARESE: QUESTA MATTINA POLIZIA e CARABINIERI CONTRO i 62 LICENZIATI dall’AZIENDA SPIONISTICA
Martedì 05 Aprile 2011 14:46
Prima sono intervenuti contro il presidio alla portineria Est, poi per sgombrare la portineria sud-ovest. Ieri incontro dello Slai Cobas e dei licenziati con la Lega delle cooperative ed EUROMILANO.
Questa mattina due pulman di poliziotti e diverse gazzelle dei carabinieri sono stati schierati alla portineria Est contro il presidio dei licenziati di Innova Service che era iniziato alle ore 10 e si doveva concludere alle ore 11. Leggi il seguito di questo post »
INTANTO FERVONO I PREPARATIVI PER LA MANIFESTAZIONE-SPETTACOLO CHE SI TERRA’ GIOVEDI’ 17 C.M. AL TEATRO GLORIA DI POMIGLIANO D’ARCO
Stamattina, presso la cancelleria del Tribunale di Nola – sezione Lavoro – gli avv.ti dello Slai cobas Arcangelo Fele e Daniela Sodano hanno depositato un ricorso contro la Fiat su mandato di 7 operai del reparto-confino di Nola chiedendo al giudice “l’accertamento della illegittimità della cigs protratta dal giugno 2009 ad oggi e la condanna della Fiat al reintegro dei lavoratori ed al pagamento del danno economico subito”. Leggi il seguito di questo post »
Pubblicato da slaicobastrentino su febbraio 21, 2011
Domenica 20 Febbraio 2011 17:26
CON UNA DURISSIMA LETTERA ALLA FIAT LO SLAI COBAS STIGMATIZZA NON SOLO IL COMPORTAMENTO ANTISINDACALE PER IL RIFIUTO A FORNIRE LE DOVUTE INFORMAZIONI INCOMBENTI SU PARTE DATORIALE, MA ANCHE “LA MALEDUCAZIONE E LA SPREGEVOLE VILLANIA DIMOSTRATA, INOLTRE ABBINATE AL GRAVE RAZZISMO ESPRESSO NEI CONFRONTI DELLA CITTA’ DI NAPOLI: ATTEGGIAMENTO RESO TRA L’ALTRO ANCORA PIU’ GRAVE IN VIRTU’ DELL’INCARICO NAZIONALE RICOPERTO DA GIORGIO GIVA, RESPONSABILE NAZIONALE DELLE RELAZIONI SINDACALI”
LA FIAT A QUESTO PUNTO DEVE CHIEDERE SCUSA NON SOLO AI LAVORATORI DI POMIGLIANO MA ALL’INTERA CITTA’ DI NAPOLI
La “crisi di nervi” subita da Giva in conseguenza delle richieste formalizzategli da Luigi Aprea della componente RSU di Slai cobas è data dall’impossibilità aziendale a fornire concrete spiegazioni su uno strumentale piano-industriale-colabrodo che fa acqua da tutte le parti (dal punto di vista delle reali prospettive produttive, occupazionali e di mercato nonché di quelle normative, legali e contrattuali). Un piano-fantasma che ricorda da vicino la precedente boutade del piano-quinquennale-fantasma del 2003/2007 …“per il rilancio dell’Alfa Romeo di Pomigliano”… sul quale il tempo, e troppe ‘compiacenze mediatiche interessate’, hanno steso un immeritato e pietoso velo a coprirne la vergogna.
LA PROSSIMA SETTIMANA SARANNO DEPOSITATE LE PRIME CAUSE PILOTA: SE LA FIAT VUOLE LA GUERRA, ALLORA SARA’ LA GUERRA PERCHE’ NOI DIFENDIAMO GLI INTERESSI DEI LAVORATORI E DELLE LORO FAMIGLIE CONTRO I PROSPETTATI LICENZIAMENTI DI MASSA E LE PRETESE NEO-SCHIAVISTICHE, MARCHIONNE DIFENDE LA SPECULAZIONE FINANZIARIA E BORSISTICA REALIZZATA CON LA CHIUSURA DELLE FABBRICHE ITALIANE, IL RIDIMENSIONAMENTO OCCUPAZIONALE E PRODUTTIVO E LA DELOCALIZZAZIONE, IL TUTTO ATTINGENDO AD UN PROFLUVIO DI FINANZIAMENTI PUBBLICI ED IN VIOLAZIONE DELL’ART. 41 DELLA COSTITUZIONE. MA COME FA A DIRE CHE LA FIAT “NON PRENDE UN SOLDO DALLO STATO” SE DA ANNI LE FABBRICHE SONO IN CASSA INTEGRAZIONE E LO SARANNO ANCORA PER ANNI (COMPRESE POMIGLIANO E MIRAFIORI) CON UN USO ABNORME E ‘SENZA FINE’ DEGLI AMMORTIZZATORI SOCIALI A DISCAPITO DELLA FINANZA PUBBLICA E DEI CONTRIBUENTI?
Slai cobas – coordinamento provinciale di Napoli – Pomigliano d’Arco, 19/2/201