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    Cari Compagni ed Amici Abbiamo cercato di impostare il blog in modo da contribuire all’informazione, alla denuncia di particolari situazioni lavorative, alla formazione, alla solidarietà di classe. In questo senso abbiamo voluto concepire il blog come uno strumento al servizio della difesa dei proletari e dei lavoratori ed abbiamo cercato in queste prime settimane di pubblicare materiali (notizie, volantini, documenti ecc.) che potessero servire a sviluppare idee, competenze, organizzazione ed opposizione. Pensiamo che il blog se da un lato deve porsi al servizio di un processo collettivo, dall’altro a sua volta deve venire costruito in un processo collettivo. Un blog di questo tipo ha tanto maggiore senso quanto più contribuisce a stimolare e valorizzare la partecipazione e gli apporti del compagni e dei lavoratori. Non viviamo più nel ventesimo secolo e questo vuol dire che i lavoratori hanno orami accumulato enormi competenze nei campi più disparati, il problema è che queste conoscenze vengono prevalentemente coltivate in modo individuale e spesso individualistico, non vengono socializzate e tradotte in un processo costituente di una nuova collettività. Senza cultura proletaria non ci può essere un reale movimento di trasformazione sociale e politico, ma questa cultura non va inventata dal nulla, quanto costruita attraverso un processo di generazione collettiva. Una cultura innovativa capace di unificare e ricomporre i lavoratori può diventare una forza in grado di cambiare il mondo. Per quanto ci riguarda vi chiediamo di costruire il blog insieme a noi rendendolo tra l’altro uno strumento utile per la difesa dei lavoratori. Tramite il blog altri lavoratori potranno entrare in rapporto con lo slai cobas del Trentino scegliendo liberamente il livello di questo rapporto. Apposite pagine del blog sono quindi destinate alla pubblicazione, alla segnalazione ed alle denunce, alle richieste d’informazione ecc. Ormai i blog stanno diventando un mezzo di comunicazione e di dibattito capace di concretizzarsi nella formazione di reti di relazioni, iniziative collettive e movimenti. Speriamo di non essere da meno di tanti politici di potere, di tanti servi intellettuali e vip, di tanti esponenti di una ‘sinistra’ marcia. Tutte queste bande di privilegiati e parassiti usano utilmente il web vecchio e nuovo al servizio degli interessi di una parte ristretta della società. Spetta ai proletari, ai lavoratori ed agli strati popolari usare tutti i mezzi di comunicazione in modo competente e creativo al servizio degli sfruttati.
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ALFA DI ARESE / PRESIDIO PERMANENTE SLAI COBAS CONTRO I LICENZIAMENTI

Pubblicato da slaicobastrentino su aprile 17, 2012

Comunicato stampa

ALFA DI ARESE / PRESIDIO PERMANENTE SLAI COBAS CONTRO I LICENZIAMENTI

DOPO LO SGOMBERO DI VENERDI’ SCORSO STAMATTINA ANCORA INGENTI FORZE DI POLIZIA E CARABINIERI CONTRO IL PRESIDIO PERMANENTE DEI LAVORATORI LICENZIATI DI INNOVA SERVICE: (EX LICENZIATI ALFA ROMEO/FIAT)

L’USO ABNORME E SPROPORZIONATO DELLA”FORZA PUBBLICA” RAPPRESENTA IL BIGLIETTO DA VISITA DELLE POLITICHE ANTIOPERAIE DEL GOVERNO MONTI/MARCHIONE IN APPOGGIO AI PROSPETTATI LICENZIAMENTI DI MASSA NELLE FABBRICHE E NEL PUBBLICO IMPIEGO

ALTRO CHE ‘GIUSTA CAUSA’: E’ QUESTO IL SENSO DELLA CONTRORIFORMA ‘BIPARTISAN’ (DI MONTI/A.B.C.) DEL MERCATO DEL LAVORO E DELL’ART. 18

ANCHE DI QUESTO SI PARLERA’ NELL’ASSEMBLEA OPERAIA DI VENERDI PROSSIMO – ORE 10 – PORTINERIA SUD-OVEST DELL’ALFA DI ARESE

Dalle otto di stamattina – dopo lo sgombero di venerdì scorso e la successiva ripresa del presidio permanente alle portinerie dell’area ex Alfa Romeo – ancora un centinaio di agenti, tra polizia e CC, si sono radunati nei pressi della portineria sud ovest con l’evidente intenzione di ripetere lo sgombero, già effettuato venerdì scorso, per contrastare il presidio dei lavoratori che, rotto l’isolamento mediatico, continuano ad incassare una diffusa e forte solidarietà mentre si rafforza la mobilitazione in preparazione dell’Assemblea Operaia Nazionale indetta dallo Slai cobas e che si terrà venerdì prossimo, ore 10, alla portineria sud-ovest dell’Alfa di Arese.

La progressione delle sistematiche e spropositate forme di intimidazione poliziesca messa in campo nei confronti dei licenziati dell’Innova Service (ex Alfa Romeo/Fiat) ben rappresenta le scelte governative in atto in materia di liberalizzazione del mercato del lavoro e dei licenziamenti di massa contro l’insieme dei lavoratori del settore privato e di quello pubblico, nonché l’intolleranza del duopolio Monti/Marchionne della capacità operaia dei lavoratori ex Alfa Romeo di rendere visibili gli inquietanti intrecci trasversali tra economia, politica ed istituzioni, centrali cooperative, partiti di potere, sindacati confederali, mafia, spionaggio industriale e servizi segreti che in questi periodo si intrecciano al processo di delocalizzazione/deindustrializzazione/licenziamenti messo in atto dalla Fiat di Marchionne in inquietante commistione col “sacco del territorio” e la speculazione finanziaria ed immobiliare dell’area ex Alfa Romeo in funzione dell’EXPO 2015.

Il fatto è che la storia dell’Alfa di Arese (dal regalo dell’Alfa alla Fiat fatto all’epoca da Prodi presidente dell’IRI) anticipa quanto prospettato dalla Fiat di Monti e Marchionne per Pomigliano, Mirafiori, le fabbriche Fiat e l’insieme del lavoro dipendente in Italia sia pubblico che privato: questa storia è storia di tutti!

SLAI COBAS – COORDINAMENTO NAZIONALE – WWW.SLAICOBAS.IT – 17/4/2012

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ASSEMBLEA OPERAIA NAZIONALE ALL’ALFA DI ARESE – 20 APRILE, ORE 10.00

Pubblicato da slaicobastrentino su aprile 6, 2012

ASSEMBLEA OPERAIA NAZIONALE ALL’ALFA DI ARESE – 20 APRILE, ORE 10.00

La riforma del mercato del lavoro del governo Monti è solo un ulteriore, fondamentale, tassello di quell’attacco complessivo, economico e politico, che il capitale nazionale ed internazionale stanno attuando nei confronti della classe operaia e delle masse popolari del nostro paese.
La situazione è già insostenibile per i lavoratori, ma nonostante questo si vuole procedere su una strada che non sembra avere più alcun punto limite di approdo.
Con la modifica dell’art. 81 della Costituzione e l’introduzione del pareggio di bilancio già si delineano nuovi scenari in cui la cosiddetta riforma del mercato del lavoro non potrà non riguardare gran parte dei lavoratori del pubblico impiego, senza parlare di quello che una cornice giuridica di questo tipo va a prospettare in termini di ulteriore offensiva contro le condizioni di vita e di lavoro della maggioranza della popolazione.

Tutto questo mentre all’orizzonte prende sempre più consistenza l’introduzione, sponsorizzata dall’Unione Europea, di nuove e radicali norme antisciopero.
Non è un caso. Sempre più oggi si erodono non solo, genericamente, le basi del consenso sociale, ma le basi stesse della possibilità, per i lavoratori, di condurre una vita minimamente dignitosa.
Il capitale, il suo Stato, i suoi governi, i suoi partiti, insieme all’Unione Europea, si aspettano che in un modo o nell’altro il malcontento e la rabbia degli operai e degli strati popolari cercheranno una strada per esprimersi ed affermarsi.
E’ per questo che la repressione delle lotte operaie, il licenziamento dei lavoratori scomodi, l’introduzione di nuove misure liberticide, la prefigurazione di una sorta di partito unico al potere (si pensi a cosa significa l’attuale governo tecnico) e la limitazione della conflittualità tra le stesse forze politiche di potere, il disciplinamento autoritario della conflittualità sul territorio e quindi dei movimenti di lotta, del sindacalismo di base ed autorganizzato ed in parte della stessa Fiom, sono una necessità vitale per il capitale industriale e finanziario, FIAT in testa.

Se la repressione è un lato, l’altro però è rappresentato dalla necessità che, il più possibile, i lavoratori continuino ad avere delle aspettative nei confronti dei sindacati confederali, della CGIL e dello stesso PD.
La repressione non basta, ai padroni occorre anche l’egemonia, e se quest’ultima è sempre più difficile, allora a maggior ragione occorre puntare sulla demagogia della Lega e su quella dei Forconi, oppure, e soprattutto, sugli imbrogli degli accenni al dissenso di un Bersani e degli “scioperi generali” della CGIL.

Proprio il centro sinistra, il sindacalismo confederale, con un ruolo di primo piano della CGIL, con il supporto sostanziale della sinistra sindacale e della FIOM e, spesso e volentieri, della stessa sinistra istituzionale (PRC, PdCI), sono stati tra i principali artefici dell’attuale situazione.
La disastrosa situazione in cui versa la capacità di lotta e di mobilitazione dei lavoratori italiani, a differenza di quella di altri paesi europei, è un esito da un lato della distruzione dell’organizzazione e delle relazioni di solidarietà reciproca dei lavoratori e dall’altro della centralità assunta dal centro sinistra e dai sindacati confederali in decenni di offensiva antioperaia ed antipopolare.
Si pensi agli effetti disastrosi delle varie riforme pensionistiche, delle privatizzazioni, della precarizzazione del lavoro con il Pacchetto Treu, ecc., per arrivare all’oggi, all’accordo interconfederale del 28 giugno 2011 firmato tra Confindustria e CGIL-CISL-UIL (poi recepito in legge all’art. 8 dalla successiva manovra economica del governo Berlusconi) che ha prefigurato l’attuale operato del governo e che ha ulteriormente gravemente colpito la democrazia e la rappresentanza sindacale, ha già affossato i contratti nazionali, derogato l’insieme dei diritti soggettivi e collettivi dei lavoratori e aggirato l’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori (con la liberalizzazione dei licenziamenti per accordo sindacale ).

E’ per questi motivi che non si può continuare ad imbrogliare gli operai ed i lavoratori facendo credere loro che c’è solo la possibilità del male minore e che questo “male minore” è di volta in volta rappresentato dalla CGIL e dai sindacati confederali, dal PD o dal populismo reazionario della Lega e delle destre.

Oggi una volta per tutte, proprio per il carattere eccezionale dell’attuale situazione di crisi economica e politica, si deve dire ai lavoratori da che parte si sta e si vuole stare, se dalla parte dei padroni, dei sindacati confederali e delle forze di potere, oppure dalla parte di chi vuole rompere con questi interessi, con queste forze sociali e politiche, con queste istituzioni, per aprire una prospettiva di fuori-uscita dalla crisi sulla base di un programma proletario e popolare.

Se questo è il nodo da sciogliere, se si tratta oggi di aprire la possibilità di una prospettiva di mobilitazione proletaria e popolare contro Monti, la Fiat, il capitale, la UE, i sindacati confederali, allora bisogna porre la centralità della questione operaia e quella della costruzione di un polo per il sindacato di classe e per il partito di classe. Gli operai, i lavoratori, gli strati popolari del paese, hanno ancora troppe poche effettive lotte di resistenza, e non hanno ancora un sindacato ed un partito che li rappresenti.

L’assemblea del 20 aprile è una proposta rivolta in primo luogo a tutte le situazioni operaie che continuano a resistere, per questo abbiamo simbolicamente voluto indirla all’Alfa di Arese, dove è viva una rilevante realtà operaia che continua a lottare, in una situazione di generale accerchiamento, mettendo a nudo un sistema di potere dove vanno a braccetto la FIAT, il capitale finanziario, i partiti, i sindacati, la falsa sinistra, i servizi segreti e la mafia.

In secondo luogo rivolgiamo la nostra proposta al sindacalismo di base e di classe, alla stessa minoranza FIOM, ed alle forze politiche di opposizione, per la formazione di una rete nazionale per la costruzione di un polo sindacale per il sindacato di classe e di un polo politico per il partito di classe. Come Slai Cobas siamo intenzionati a lavorare per andare a definire e concretizzare una prospettiva di classe con chiunque voglia sostenere, rafforzare ed organizzare la resistenza e la controffensiva dei lavoratori e delle masse popolari.

SLAI COBAS – COORDINAMENTO NAZIONALE – WWW.SLAICOBAS.IT – 3/4/2012

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Slai Cobas _ ASSEMBLEA OPERAIA NAZIONALE ALL’ALFA ROMEO DI ARESE Venerdì 20 aprile 2012

Pubblicato da slaicobastrentino su marzo 14, 2012

Contro le strategie parallele della Fiat di Marchionne e del governo Monti
per dare forza e ruolo all’opposizione operaia

ASSEMBLEA OPERAIA NAZIONALE ALL’ALFA ROMEO DI ARESE
Venerdì 20 aprile 2012 – ore 10.00

Da 13 mesi dura il presidio alla portineria sud ovest dell’Alfa di Arese dei lavoratori che da anni sono in lotta contro i licenziamenti di massa in atto nell’area (regalata all’epoca da Prodi agli Agnelli) e poi destinata dalla Fiat alla deindustrializzazione ed alla speculazione finanziaria ed immobiliare in funzione dell’EXPO 2015. E’ grazie a questa importante lotta condotta dallo Slai cobas che stanno venendo alla luce inquietanti e losche storie di mazzette e minacce mafiose che vedono coinvolti nella cricca trasversale della importanti gangli istituzionali e dei servizi da sempre usati dal fronte padronale in eversiva funzione antioperaia. La storia dell’Alfa di Arese anticipa quanto prospettato dalla Fiat per Pomigliano, Mirafiori e le fabbriche del gruppo.

Dopo aver colpito duramente l’intero sistema pensionistico pubblico, oggi il governo Monti si appresta a colpire ancor più duramente l’insieme dei lavoratori pubblici e privati con la trattativa in corso sulla deregolamentazione del mercato del lavoro, la liberalizzazione dei licenziamenti (art. 18) e la riforma degli ammortizzatori sociali. Una violenta controriforma già concepita dall’accordo interconfederale del 28 giugno 2011 firmato tra Confindustria e CGIL-CISL-UIL (poi recepito in legge all’art. 8 dalla successiva manovra economica del governo Berlusconi) che ha gravemente colpito la democrazia e la rappresentanza sindacale, affossato i contratti nazionali, derogato l’insieme dei diritti soggettivi e collettivi dei lavoratori e aggirato l’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori (con la liberalizzazione dei licenziamenti per accordo sindacale, ). E’ questa, oggi, la tragica base di partenza della trattativa-farsa in corso tra il governo e CGIL-CISL-UIL, peraltro già pregiudicata nei suoi contenuti dal documento comune del 17 gennaio 2012 inviato dalle segreterie nazionali confederali al governo Monti in preparazione degli incontri odierni ed in cui si legge tra l’altro che “a partire dalle numerose crisi aziendali e settoriali i nuovi investimenti per rilanciare lo sviluppo saranno definiti sulla base dell’accordo del 28 giugno 2011”.

Un esempio per tutti: a luglio 2011 Fiat Pomigliano ha attuato cassa integrazione per due anni (fino a luglio 2013) per “cessazione dell’attività” dopo aver appaltato la produzione automobilistica a Fabbrica Italia Pomigliano che ha assunto 2.000 lavoratori e tagliato fuori circa 3.000 dei 5.000 addetti al ‘vecchio’ stabilimento. L’abolizione della “cassa” per cessazione di attività e mobilità oggetto delle trattative in corso governo/confederali metterebbe una pietra tombale sul prospettato licenziamento di 3.000 lavoratori di Pomigliano (poi toccherà alla newco di Mirafiori grazie all’accordo del 23 dicembre 2010) e, entro aprile, già espone a rischio-licenziamento ben 280.000 lavoratori addetti delle aziende in crisi – ed oggi in cigs in deroga – cui verrebbe negato i successivi ammortizzatori sociali di 2 anni di cassa per cessazione di attività e altri 4 per mobilità ed impedito, con la riforma Fornero, finanche la possibilità di pensionamento.

In ossequio alle strategie di macelleria sociale dettate dal grande capitale multinazionale economico e finanziario e forti dell’appoggio concertativo e trasversale dell’intero sistema politico-istituzionale, mediatico e confederale, la Fiat di Marchionne ed il governo Monti stanno perseguendo una inaudita svolta autoritaria sospendendo di fatto ogni residua parvenza di democrazia sindacale e politica e prefigurando un prossimo disastro economico e sociale ‘stile Grecia’ con piani e manovre “di classe” che puntano alla sconfitta epocale del movimento operaio ed allo sfascio di diritti, salari e stipendi dei lavoratori del settore pubblico e privato, dei livelli occupazionali nelle fabbriche Fiat ed in ogni luogo di lavoro e, con le privatizzazioni, dell’insieme delle tutele sociali e dei servizi pubblici.

Se Monti e Marchionne sono le due facce della stessa medaglia padronale, la tenuta operaia all’Alfa di Arese, Pomigliano e nelle fabbriche Fiat non solo rafforza la resistenza dell’intero movimento di lotta ma sarà determinante – e contribuirà comunque – alla configurazione di una possibile e necessaria prospettiva di cambiamento dei rapporti di forza, sindacali e politici, in fabbrica e nella società.

SLAI COBAS – coordinamento.nazionale@slaicobas.it – 14/3/2012
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PERCHE’ I SERVIZI SEGRETI per licenziare gli operai?

Pubblicato da slaicobastrentino su febbraio 25, 2012

Da il settimanale “Settegiorni” del 24 febbraio 2012.
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Arese – Innova Service:
PERCHE’ I SERVIZI SEGRETI per licenziare gli operai?

ARESE(bbi) I 70 lavoratori Alfa Romeo di Innova Service,
licenziati esattamente un anno fa da Angela di
Marzo e da allora in presidio permanente alla portineria
sud ovest del complesso, hanno vissuto quello che si
spera possa essere una svolta nella loro vicenda. Settimana
scorsa si è assistito infatti, all’allontanamento
dal sito industriale dei dipendenti Ismi, società di Angela
di Marzo, responsabile della gestione e manutenzione
delle portinerie dell’ex Alfa con posti di blocco dei
carabinieri e lunghe code di camion davanti alle portinerie,
rimaste chiuse per circa un’ ora. Al posto
dell’lsmi subentra l’Ivri, alla quale sarebbe
stato affidato il nuovo incarico. «Il fatto che la società
della Di Marzo sia stata allontanata dall’area, è positivo.
Potrebbe essere un passo in avanti se all’lvri si
sostituissero nella gestione delle portinerie i lavoratori
illegittimaménte, secondo il Tribunale, licenziati dalla
stessa Di Marzo – sostiene Renato Parimbelli, dello
Slai Cobas. Non sembra un caso che questi avvenimenti
siano concomitanti alla quinta udienza del processo
microspia contro Angela di Marzo, il fratello e Lorenzo
Fabbrizzi, capo del personale di Innova Service, accusati
di aver installato una microspia nell’ufficio di
Giuseppe Sala, ex direttore generale di Palazzo Marino e
amministratore delegato di Expo 2015. Da questa udienza
è emerso che la Di Marzo – responsabile della Innova
Service – lavora presso un corpo Nato a Solbiate Olona,
comando multinazionale utilizzato per interventi in
aree di crisi. I Cobas giustamente si domandano:
“«Come mai questi personaggi da servizi segreti ad
Arese per licenziare? e soprattutto, chi li ha messi lì?».

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Alfa Romeo : la Di Marzo responsabile di Innova Service lavora alla base NATO di Solbiate Olona

Pubblicato da slaicobastrentino su febbraio 13, 2012

Processo per la CIMICE a PALAZZO MARINO

Interrogato il colonnello Sergio PASCALI, comandante provinciale dei carabinieri di Milano dal 1997 all’ottobre 2011:
La Di Marzo lavora alla BASE NATO di Solbiate Olona.
La Di Marzo è di casa alla prefettura di Milano.

Nel tardo pomeriggio di giovedì scorso, al palazzo di giustizia di Milano presso la IV penale, giudice dott.ssa De Cristofaro, si è tenuta la quinta udienza del processo contro Angela Di Marzo, responsabile di Innova Service, la società di servizi che l’11 febbraio 2011 ha licenziato all’Alfa Romeo di Arese 70 operai, Lorenzo Fabbrizzi, capo del personale di Innova Service e Giuseppe Angelo Di Marzo, fratello di Angela e capo del personale all’Alfa Romeo di Arese con un’altra società della sorella (DM e ora ISMI) con la quale dal 2007 ad oggi sta gestendo la guardianìa alla portineria Est della stessa Alfa Romeo.

Fabbrizzi , la Di Marzo e il fratello, chiamati nel settembre 2009 dal comune di Milano a verificare la presenza di cimici in alcuni uffici, sono accusati di aver invece installato una microspia nell’ufficio di Giuseppe Sala, ex direttore generale di Palazzo Marino e oggi amministratore delegato di Expo 2015.

Nelle scorse udienze sono stati ascoltati il capo dell’EXPO, SALA, il comandante dei vigili di Milano, MASTRANGELO, l’ex segretario generale del comune di Milano, MELE, la Di Marzo, ispettori della Digos, marescialli, ecc..

Giovedì scorso per primo è stato interrogato il colonnello SERGIO PASCALI, comandante provinciale dei carabinieri di Milano dal 1° ottobre 1997 al 1° ottobre 2011.

Pascali ha detto tra l’altro che Angela Di Marzo, con una sua società, lavora presso il Rapid Deployable Corps della NATO di Solbiate Olona, nei pressi di Busto Arsizio (VA).
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Il NATO Rapid Deployable Corps – Italy (NRDC-ITA) “è una delle due organizzazioni di alto profilo della NATO con sede in Italia”; è un comando multinazionale costituito per il 70% da Ufficiali e Sottufficiali italiani e per il restante 30% da Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Germania, Spagna, Turchia, ecc…
In questa base NATO vi sono più di 2000 militari e civili. “Viene utilizzato come comando sempre disponibile per interventi multinazionali in aree di crisi”: in Afghanistan da gennaio a luglio 2009, ecc..
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Sì, avete letto bene.
E con questo curriculum la Di Marzo è stata scelta per dare lavoro (cioè per licenziare …) agli unici 70 operai ex Alfa Romeo che erano stati assunti sull’area Alfa Romeo tramite ABP (AIG-Lincoln_FIAT) sulla base di accordi -controfirmati anche da Formigoni e Penati oltre ai padroni dell’area e ai 4 sindaci della zona- accordi che garantivano l’assunzione di almeno 550 lavoratori ex Alfa Romeo.

Il colonnello Sergio PASCALI ha anche dichiarato che Angela Di Marzo aveva “rapporti amicali sia col prefetto di Milano, Lombardi, che anche con il prefetto vicario, il capo di gabinetto e i vice prefetti dello stesso Lombardi”.

Il PM ha poi chiesto a PASCALI se anche lui aveva avuto -al di là delle frequentazioni di ufficio- rapporti amicali con la Di Marzo.
PASCALI ha detto di aver preso sicuramente più di un caffè con la Di Marzo e che lei è venuta da lui diverse volte ma che i suoi rapporti con la stessa Di Marzo erano originati dalle continue riunioni che venivano fatte in prefettura per la situazione di Innova Service e dell’Alfa Romeo di Arese.
“Il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica si è riunito per non meno di 15 volte con all’ordine del giorno le manifestazioni che facevano i lavoratori all’Alfa Romeo di Arese”.

BASTA SPECULAZIONI sull’AREA dell’ALFA ROMEO di ARESE !
LAVORO all’ALFA per i LICENZIATI, i cassintegrati FIAT e i GIOVANI della zona !

Arese, 13 febbraio 2012 Slai Cobas Alfa Romeo

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intimidazione mafiosa contro operai slai cobas Alfa di Arese

Pubblicato da slaicobastrentino su febbraio 12, 2012

ALFA ROMEO di ARESE:
Coniglio con la testa staccata
nella tenda dei licenziati dall’azienda spionistica!

Grave atto intimidatorio e mafioso contro i 70 lavoratori Alfa Romeo di Innova Service, licenziati esattamente un anno fa e da allora in presidio permanente alla portineria sud ovest:

ieri mattina i lavoratori hanno trovato un coniglio morto con la testa staccata dentro la tenda usata per il presidio. La cerniera della tenda era chiusa.

Meno di due mesi fa era avvenuto un altro atto provocatorio e intimidatorio: erano state rubate attrezzature per il presidio che si trovavano dentro la tenda dei licenziati Alfa Romeo, era stata rotta una vetrata della portineria sud ovest, la posta del sito Alfa era stata aperta e buttata per terra.

I lavoratori hanno sporto denuncia.

Il licenziamento dei lavoratori di Innova Service è stato dichiarato illegittimo due mesi fa dal Tribunale di Milano ma, a tutt’oggi, i lavoratori sono sempre senza lavoro e non hanno neppure avuto arretrati e contributi.

La titolare di Innova Service è Angela Di Marzo;

proprio ieri pomeriggio si è tenuta a Milano la quinta udienza del processo per la microspia messa sotto il tavolo di Giuseppe Sala, amministratore delegato di EXPO 2015. La Di Marzo è sotto processo insieme al fratello e a Lorenzo Fabbrizzi, capo del personale di Innova Service fino a quando è stato arrestato a Firenze perchè accusato di aver dato tangenti ad alcuni marescialli dei carabinieri “nelle gare espletate da Uffici della Procura per il noleggio di apparati inerenti le intercettazioni ambientali ed altro”, nonché per l’ottenimento illecito di dati riservati della banca dati del ministero dell’Interno.
Ieri a Milano, nel processo microspia, è stato interrogato il colonnello Sergio Pascali, comandante provinciale dei carabinieri a Milano dal 2007 all’ottobre 2011, e Roberto Aruta, commercialista torinese e rappresentante di Innova Service assieme alla Di Marzo.
Domani invieremo un comunicato sull’importante udienza di cui sopra tenutasi ieri.

Arese, 10 febbraio 2012 Slai Cobas Alfa Romeo

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ALFA ROMEO / NATO / SERVIZI SEGRETI Processo per la CIMICE a PALAZZO MARINO: Interrogata ANGELA DI MARZO, titolare dell’azienda spionistica che un anno fa ha licenziato 70 operai Alfa Romeo

Pubblicato da slaicobastrentino su febbraio 7, 2012

Processo per la CIMICE a PALAZZO MARINO.

Interrogata ANGELA DI MARZO,
titolare dell’azienda spionistica
che un anno fa ha licenziato 70 operai Alfa Romeo:

“LAVORO CON I VERTICI DELLA NATO”
“FACCIO SERVIZI SEGRETI”
“SONO AMICA DI COLONNELLI e GENERALI”
“ALL’ALFA ROMEO HO LICENZIATO TUTTI I 70 OPERAI DI INNOVA SERVICE”

Nei giorni scorsi, al palazzo di giustizia di Milano presso la IV penale, giudice dott.ssa De Cristofaro, si è tenuta la quarta udienza del processo contro Angela Di Marzo, responsabile di Innova Service, la società di servizi che l’11 febbraio 2010 ha licenziato all’Alfa Romeo di Arese 70 operai, Lorenzo Fabbrizzi, capo del personale di Innova Service e Giuseppe Angelo Di Marzo, fratello di Angela e capo del personale all’Alfa Romeo di Arese con un’altra società della sorella (DM e ora ISMI) con la quale dal 2007 ad oggi sta gestendo la guardianìa alla portineria Est della stessa Alfa Romeo.

Fabbrizzi , la Di Marzo e il fratello, chiamati nel settembre 2009 dal comune di Milano a verificare la presenza di cimici in alcuni uffici, sono accusati di aver invece installato una microspia nell’ufficio di Giuseppe Sala, ex direttore generale di Palazzo Marino e oggi amministratore delegato di Expo 2015.

Il PM dott. Civardi ha chiesto ad Angela Di Marzo di esporre le sue qualità e competenze lavorative. La Di Marzo ha così risposto:
“Ho delle qualifiche istituzionali delle quali non posso fornire alcuna informazione”.
“Lavoro con la NATO”. “Dico quello che posso dire: nel 2009 si trasportavano le più alte cariche della NATO, si fornivano i mezzi e si portavano nei vari percorsi dove volevano andare”.
“Il mio tecnico era Lorenzo Fabbrizzi”; “l’ho conosciuto attraverso un mio ex socio, col quale avevamo una società chiamata TOP SECRET”.

La Di Marzo ha anche tra l’altro affermato:
di avere una stretta amicizia con l’ex comandante provinciale dei carabinieri di Milano colonnello Sergio Pascali, avvicendato 3 mesi fa dopo 4 anni di permanenza in quella carica; “ho conosciuto il comandante nelle situazioni sempre molte accese all’Alfa Romeo”, ove “ho anche subito una aggressione quando ero in stato di gravidanza” (!??);
di avere fatto una serie di master relativi agli aspetti della security manager. Ha citato in particolare un master del 2007 “con l’allora ten. colonnello e comandante dei RIS Luciano Garofano, ora generale, sulle scene del crimine” e “cosa bisognerebbe fare nell’immediatezza” di una uccisione;
di aver fatto il direttore commerciale per una società di Busto Arsizio: “il mio incarico era andare presso le procure, i carabinieri, la polizia e la guardia di finanza per proporre nuove tecnologie per intercettazioni e registrazioni”.

Riguardo a quest’ultima cosa c’è da registrare che il “tecnico”della Di Marzo (nonché capo del personale dei 70 lavoratori Alfa licenziati da Innova Service) Lorenzo Fabbrizzi è sotto processo anche a Firenze perchè accusato di aver dato tangenti e regalie varie (auto, viaggi in Thailandia, ecc..) ad alcuni marescialli dei carabinieri “nelle gare espletate da Uffici della Procura per il noleggio di apparati inerenti le intercettazioni ambientali ed altro”, nonché per l’ottenimento illecito di dati riservati della banca dati del ministero dell’Interno.

Nella scorsa udienza di dicembre, Giuseppe SALA, capo di EXPO 2015, ha tra l’altro dichiarato che non conosceva la Di Marzo ma che le diede l’incarico di bonificare i locali su suggerimento del segretario generale del comune di Milano Giuseppe MELE.
Secondo SALA, Giuseppe MELE, ora direttore generale della provincia di Monza e Brianza, gli disse che ANGELA DI MARZO AVEVA LAVORATO PER LA NATO e L’AVEVA ANCHE VISTA ALL’OPERA con i CARABINIERI di COMO.

MELE avrebbe anche detto a SALA che sulla DI MARZO GARANTIVA personalmente il PREFETTO LOMBARDI di MILANO.

Giuseppe MELE, già interrogato nella prima udienza del processo, aveva dichiarato al giudice che da oltre 10 anni aveva un comune amico con Angela Di Marzo, e cioè il colonnello Giuseppe DONNARUMMA, dal 1° ottobre 2011 comandante generale dei CC di Pesaro-Urbino e già vice comandante dei ROS a MILANO.

Dopo SALA è stato interrogato un ispettore della DIGOS il quale, tra l’altro, ha dichiarato di aver visionato COMPUTER e DOCUMENTI SEQUESTRATI alla DI MARZO e che contenevano anche informative sull’Alfa Romeo di Arese. Su questo, LaRepubblica del 28 novembre 2009 aveva già scritto che la Di Marzo, dopo una perquisizione, fu trovata in possesso di documenti e relazioni riservate dei Carabinieri riguardanti esponenti dello Slai Cobas dell’Alfa Romeo di Arese. “Non è dato sapere” perchè la “Di Marzo fosse in possesso di una relazione dei carabinieri” … “E resta da capire come e perchè se la sia procurata”.

CON QUESTO ELOQUENTE CURRICULUM, ANGELA DI MARZO NEL 2007 E’ STATA INVIATA DA QUALCUNO ALL’ALFA ROMEO DI ARESE PER FAR FUORI LO SLAI COBAS E I LAVORATORI MESSI SULLA STRADA DALLA FIAT MA SEMPRE IN LOTTA PER CHIEDERE IL RISPETTO DEGLI ACCORDI FIRMATI NEL 2003, 2004 E 2005 CON FORMIGONI, PENATI, i 4 SINDACI E I PROPRIETARI DELL’AREA.

La Di Marzo è comparsa all’Alfa Romeo di Arese, con la società DM, nell’aprile 2007 per gestire la portineria EST. Dopo pochi giorni un paramilitare con gravi precedenti penali, guardiano della DM, mandava all’ospedale due delegati dello Slai Cobas.
Nel gennaio 2009 la Di Marzo, con la società Innova Service, assume i 70 lavoratori ex Alfa Romeo che lavoravano per ABP (AIG_Lincoln-FIAT) nella società di servizi RINA. Subito la Di Marzo cerca di sbarazzarsi in ogni modo dei lavoratori (CIGO, poi cassata dall’ispettorato Inps, licenziamento dei delegati RSU Slai Cobas, centinaia di provvedimenti disciplinari immotivati, ecc) fino ad arrivare ai licenziamenti di tutti i lavoratori l’11 febbraio dello scorso anno.
Attualmente la Di Marzo, con la DM e la ISMI, gestisce sempre la portineria Est e le pulizie e la manutenzione del sito con l’assunzione di nuovi lavoratori precari e sottopagati al posto dei 70 licenziati.
La Di Marzo lavora all’Alfa per conto dei padroni dell’area e innanzitutto di ABP (AIG_Lincoln-FIAT) il cui amministratore delegato e presidente è Marco SALVINI, arrestato un anno fa per bancarotta fraudolenta.
ABP, già proprietaria di 1/3 dei 2milioni e 300mila mq dell’Alfa Romeo, ha già venduto quasi tutta la sua area a Brunelli e ad EUROMILANO.
Pertanto tutta l’area dell’Alfa Romeo è oggi di proprietà, oltre che della FIAT, di EUROMILANO e di BRUNELLI (IPER) i quali, già dal 2007, anno della comparsa ad Arese della Di Marzo, gestiscono unitariamente tutta l’area assieme alle istituzioni.
E le istituzioni (Regione, Provincia, comuni di Arese, Rho, Lainate e Garbagnate) comandano sull’area dell’Alfa da almeno 15 anni.
EUROMILANO è controllata da Unipol, Lega COOP, Compagnia delle Opere, CCL (Cisl e Acli), IntesaSanpaolo e Brunelli (Iper).
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Intanto da 1 anno esatto sono sulla strada i 70 lavoratori dell’Alfa licenziati dalla Innova Service della Di Marzo.
A dicembre il Tribunale ha dichiarati illegittimi i licenziamenti ma a tutt’oggi i lavoratori sono senza stipendio e senza lavoro, e la Di Marzo non ha pagato neanche i soldi e i contributi arretrati.

BASTA SPECULAZIONI sull’AREA dell’ALFA ROMEO di ARESE !
LAVORO per i LICENZIATI, i cassintegrati FIAT e i GIOVANI della zona !

Arese, 7 febbraio 2012 Slai Cobas Alfa Romeo

SLAI COBAS
Sindacato dei lavoratori autorganizzati intercategoriale
Sede legale: via Masseria Crispi 4 / 80038 Pomigliano D’Arco NA / tel/fax 081 8037023
Sede nazionale: viale Liguria, 49 / 20143 Milano / tel/fax 02 8392117
Sede Alfa Romeo: viale Luraghi snc / 20020 Arese MI / tel/fax 02 44428529

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Incredibile ma vero !! ACCORDO FIAT-FIOM per la chiusura di Arese.

Pubblicato da slaicobastrentino su novembre 28, 2011

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Sede Alfa Romeo Viale Luraghi Telefax 0244428529
www.slaicobas.it
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ACCORDO FIAT-FIOM per la chiusura di Arese.
Lo Slai Cobas convocato dalla FIAT solo dopo la firma dell’accordo !!!

Incredibile ma vero !!
Dopo le continue (e di “sinistra”) comparsate di Landini da Santoro, la7 e altre televisioni, la Fiom torna alla solita realtà sindacal-padronale che ha regalato ai lavoratori in questi anni quintali di porcherie per soffocare diritti conquistati in decenni di lotta.

L’11 novembre 2011 la Fiat ha aperto la procedura per altri due anni di cassa integrazione per CESSATA ATTIVITA’ riguardo i 106 lavoratori FIAT AUTO e i 31 lavoratori della FIAT Powertrain (motori) allo stato ancora sopravvissuti all’eliminazione di 20.000 posti all’Alfa Romeo di ARESE.

Lo Slai Cobas e le RSU Slai Cobas, come da norma di legge e come da prassi ventennale, hanno chiesto alla FIAT l’esame congiunto;
la FIAT ha allora convocato lo SLAI COBAS per oggi, alle ore 15, presso il Centro Tecnico FIAT di Arese.
MA INCREDIBILMENTE QUESTA MATTINA ABBIAMO APPRESO CHE GIA’ GIOVEDI SCORSO, al ministero del lavoro, la FIAT, “assistita da ASSOLOMBARDA” (ma MARCHIONNE non era uscito da CONFINDUSTRIA?) ha firmato un accordo con FIOM, FIM e UILM (le ultime due inesistenti alla Fiat di Arese) per la CHIUSURA di ARESE per “CESSATA ATTIVITA’” e per due anni di cassa integrazione finalizzati al licenziamento incentivato o alla ricollocazione in altre aziende.

Oggi, ovviamente, lo Slai Cobas non si è presentato all’incontro “presa in giro” convocato dalla FIAT ed ha dato mandato all’avv. Mirco Rizzoglio di adire a vie legali.

ALFA ROMEO di ARESE:
FIAT CGIL CISL UIL INTESA-SANPAOLO:GRAVE CONFLITTO di INTERESSI

I due milioni e mezzo di mq dell’area dell’Alfa Romeo di Arese, ubicata su 4 comuni (Arese, Garbagnate, Rho e Lainate), sono oggi di proprietà di FIAT (ma non se n’era già andata via da Arese?), Intesa-Sanpaolo (la banca del ministro del lavoro Fornero e di Passera), UNIPOL (CGIL-CISL-UIL e soci), Lega COOP, Compagnia delle Opere (Formigoni), Brunelli (IPER).

SONO GLI STESSI CHE HANNO FIRMATO LA PORCHERIA DI CUI SOPRA.

E SONO GLI STESSI CHE ORA GESTISCONO ALL’ALFA ROMEO UNA NUOVA SOCIETA’ (Arese Automotive) che commercializza le auto di MARCHIONNE.

Ma la lotta continua in tutto il sito dell’Alfa Romeo di Arese ove lavorano oltre 1500 lavoratori, in maggioranza precari, sottopagati e senza diritti.
E ad Arese è in corso dall’11 febbraio scorso la lotta di 70 lavoratori dell’Innova Service, tutti ex Alfa Romeo già licenziati dalla FIAT e rilicenziati da una azienda spionistica protetta da varie istituzioni e da servizi e settori “deviati”? dello stato.

Arese, 28 novembre 2011
Slai Cobas Alfa Romeo

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FIAT: Questa mattina all’Alfa presidio dei licenziati ad ARESE AUTOMOTIVE

Pubblicato da slaicobastrentino su ottobre 14, 2011

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Sede Alfa Romeo Viale Luraghi Telefax 0244428529

FIAT: ad ARESE mega deposito per le auto da tutto il mondo.
E i 70 licenziati ex Alfa di Innova Service sono sempre sulla strada!!
Questa mattina all’Alfa presidio dei licenziati ad ARESE AUTOMOTIVE.

Questa mattina i 70 lavoratori ex Alfa Romeo di Innova Service, licenziati dall’11 febbraio scorso e sostituiti nell’attività di servizi e guardiania sull’area da lavoratori precari, sottopagati e senza diritti, hanno fatto un presidio all’Alfa Romeo di Arese davanti ai cancelli di Arese Automotive, la società che si è insediata nella grande area del silos ed è gestita da FIAT, Brunelli (IPER) ed EUROMILANO (Unipol_Cgil-Cisl-Uil), Lega Coop, IntesaSanpaolo, Compagnia delle Opere).

La titolare (Angela di Marzo) e il capo del personale (Lorenzo Fabbrizzi) di Innova Service erano anche ieri sotto processo al tribunale di Milano perchè accusati delle microspie messe a palazzo Marino sotto il tavolo dell’ex city manager ed oggi capo dell’EXPO 2015, SALA. Questo processo, che si sta tenendo presso la IV sezione penale, giudice dott.ssa De Cristofaro, è sotto completo black out stampa.

ARESE AUTOMOTIVE, CHE HA COME PRESIDENTE LUIGI ARNAUDO, GIA’ DIRIGENTE FIAT PER 40 ANNI, HA FATTO UN ACCORDO CON LA FIAT PER DEPOSITARE AD ARESE LE VETTURE PRODOTTE IN POLONIA E NEGLI ALTRI STABILIMENTI FIAT IN GIRO PER IL MONDO E IN ITALIA; DA ARESE LE VETTURE SARANNO POI SMISTATE NELLE VARIE CONCESSIONARIE.
Questa attività si affiancherà e nel tempo sostituirà l’attività già iniziata da Arese Automotive di commercializzazione, anche negli IPER di Brunelli, di vetture a Km zero. A tale scopo è prevista la riattivazione della bretella ferroviaria dalle Ferrovie Nord da Garbagnate all’area dell’Alfa Romeo.

La Fiat,
dopo aver avuto in regalo l’Alfa dallo stato, dopo aver avuto 2000 miliardi di lire dallo stato solo per “accompagnare” fuori dai cancelli di Arese 20.000 lavoratori con casse integrazioni di tutti i tipi, prepensionamenti, mobilità, incentivazioni varie, ecc…
ora la Fiat, dopo essersene andata, è sempre più che mai al comando ad Arese !!!

La FIAT, le istituzioni e i proprietari dell’area
non possono prendere in giro i lavoratori.

I lavoratori licenziati e lo Slai Cobas chiedono il ritiro immediato dei licenziamenti e un incontro con i nuovi proprietari delle aree per ricollocare sull’area tutti i lavoratori ex Alfa Romeo ancora senza una prospettiva occupazionale e per dare un futuro ai giovani della nostra zona.

Arese, 14 ottobre 2011

Slai Cobas Alfa Romeo

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Slai cobas cooperative ASSO, SGI, COOPITAL, BIANDRATE, ORIGGIO : ABOLIAMO LA MODERNA SCHIAVITU’

Pubblicato da slaicobastrentino su ottobre 8, 2011

ESSELUNGA…
PER I LAVORATORI SALUTE CORTA !!!
profitto ad ogni costo non fà sconti a nessuno ; nè ai consumatori che dagli scaffali dei supermercati restituiscono con gli interessi quanto guadagno, in maggioranza lavoratori che nella crisi pagano con stipendi sempre più bassi e tasse sempre più alte, (l’ultima finanziaria sottrarrà dalle tasche dei lavoratori in Italia, di qualsiasi colore, circa 1500 euro all’anno solo di iva in più), nè alle migliaia di lavoratori che nei depositi Esselunga, Bennet, Auchan e Ipercop, sgobbano di notte e di giorno per assicurare guadagni sempre in aumento ai Caprotti di tutta la grande distribuzione e alle decine di presidenti delle cooperative, soci onorari e responsabili di ogni tipo. Un esercito di operai, inquadrato e controllato in modo militaresco e repressivo, che oltre a pagare la crisi con quanto avete appena letto, devono piegare le loro schiene a ritmi di lavoro sempre in aumento; non serve essere giovani o meno giovani, la quantità di colli da spostare ogni ora, in alcuni casi, non deve essere inferiore ai 300 all’ora, e aumentare secondo i bisogni dei consumatori. Soldi e potere che si devono accumulare senza sosta da una parte; umiliazione, sottosalario e malattie professionali per le centinaia di lavoratori pachistani, indiani, filippini, ucraini, arabi ed italiani, gli unici posti di riguardo vengono riservati ai sindacalisti accomodanti, e ai lavoratori che si prestano ad esercitare il controllo politico sui propri compagni di classe. Le lotte che i lavoratori di questo settore stanno conducendo non devono servire solo ad ottenere la paga contrattuale, ma a proporre delle rivendicazioni salariali oltre la concertazione sindacale sempre pronta a “comprendere” i bisogni aziendali e a sottoscrivere accordi che non intaccano i profitti dei padroni. Anche la lotta iniziata nel deposito Esselunga di Biandrate ha evidenziato le problematiche urgenti e salariali dei lavoratori che chiedono:
 il recupero dei soldi degli sgravi fiscali sugli straordinari, in modo da non farne beneficiare i padroni della cooperativa, come è successo per la Coopital e la Gamma Service ecc.. , che con la trasferta esente non hanno restituito ai lavoratori queste spettanze.
 Una piattaforma rivendicativa aziendale che porti in tasca ai soci lavoratori di tutte le cooperative presenti, soldi veri che recuperino la perdita del potere d’acquisto e gli aumenti non siano come quelli del CCNL figli della concertazione e del collaborazionismo sindacale.
 Creare condizioni di lavoro che mettano al primo posto la sicurezza e la salute dei lavoratori, con ritmi di lavoro umani, rispetto delle persone, cancellando per sempre le umiliazioni a cui sono sottoposti tutti, il richiamo con il fischio come si fa con i cani, la cacciata dopo solo una ora dal posto di lavoro a secondo dell’umore del capo squadra o per reprimere chi si iscrive al sindacato di base, le offese le minacce per chi non piega la testa.
Decine di cooperative che si alternano e si integrano nei depositi del trasporto e della distribuzione merci, con retribuzioni e trattamenti diversi, per evitare che i lavoratori si uniscano e creino seri problemi alla società committente; l’importanza di mescolare gli uomini e i trattamenti per confondere tutti, l’ha ricordato Primo Levi in “Se Questo è un Uomo”, oggi nelle moderne democrazie e civiltà del benessere e della libertà si usano ancora sistemi e comportamenti che la storia ha condannato senza appello.
I padroni del consorzio Safra delle cooperative Asso e SGI, l’Apollo; l’Alma Group delle coop. Gamma Service, poi della Sintesi coop, della Rapida, della Saga, della Coopital, e della Long Service, tutte presenti nel deposito Esselunga di Biandrate, sono benefattori il 50% dei guadagni che realizzano i circa 1500 lavoratori presenti, servono per comprare Mercedes di lusso e ville al mare o in montagna, oltre a profumati stipendi per decine di dirigenti che controllano tutte queste aziende.
DOBBIAMO COLLEGARE LA BATTAGLIA CHE CONDUCONO QUESTI LAVORATORI ALLA CLASSE OPERAIA ITALANA, OGGI PIU’ CHE MAI SERVE CHE I PROLETARI DI TUTTI I PAESI SI UNISCONO PERCHE LE FORME DI DIVISIONE, STANNO PASANDO ATTRAVERSO IL RITORNO A MENTALITA’ RAZZISTE, NAZIONALISTE E LA DISCRIMINATORIE.
LA LOTTA DI QUESTI LAVORATORI PER LA LIBERTA’ E LA DIGNITA’ DEVE INORGOGLIRE ANCHE COLORO CHE CONOSCONO I SUPERMERCATI SOLO QUANDO VANNO A FARE LA SPESA, PERCHE’ I PRODOTTI ARRIVANO SUGLI SCAFFALI A PREZZO DI SACRIFICI E DOVE MIGLIAIA DI OPERAI GIOVANI E MENO GIOVANI, SI CONSUMANO CON IL RISCHIO DI NON PERCEPIRE NEANCHE LA PENSIONE E DI FINIRE SENZA LAVORO, UNA VOLTA CHE LE CONDIZIONI DI SALUTE GRAZIE ALLE MALATTIE PROFESSIONALI, NON CONSENTONO PIU’ IL LORO IMPIEGO CON PROFITTO.
Riprendere le iniziative di lotta è necessario per rivendicare il diritto alla salute e il diritto ad una retribuzione al passo coi i tempi, lavorando per unire tutti i lavoratori del deposito di Biandrate per creare un comitato di lotta di tutte le cooperative presenti in collegamento con i depositi sparsi nel Nord Italia, in modo da scongiurare appalti al ribasso, ed infine costringere i committenti ad assumere direttamente i lavoratori delle spedizioni e dei trasporti.

ABOLIAMO LA MODERNA SCHIAVITU’
Slai cobas cooperative ASSO, SGI, COOPITAL, BIANDRATE, ORIGGIO

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6 settembre, MILANO CORTEO DEL SINDACALISMO DI BASE

Pubblicato da slaicobastrentino su settembre 7, 2011

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SLAI COBAS MILANO: UNO SCIOPERO A CUI DEVE SEGUIRE UNA PRESA DI COSCIENZA

Pubblicato da slaicobastrentino su agosto 31, 2011

La classe operaia italiana continua a perdere diritti e salario, ad ogni accordo con i sindacati si aggiunge un “collegato lavoro”; alle manovre finanziarie si aggiungono manovra correttive, e all’ultima di quest’anno si somma la manovra di 55 miliardi che il governo si appresta a varare, con altre misure che peggiorano la situazione.
Manovre che vanno in una sola direzione togliere ai poveri per dare ai ricchi ! la promessa di ridurre le tasse del governo è stata una beffa paurosa, a cui si è aggiunta la riforma della riforma delle pensioni, che ha penalizzato fortemente le donne del pubblico impiego, portando l’età anagrafica, per poter essere collocata a riposo, a 65 anni già dal 2012, quelle del privato seguiranno a ruota. Hanno decretato che i giovani potranno andare in pensione solo a 70 anni di età e non è ancora finita; mentre continua il blocco del turn-over per i pubblici dipendenti e i contratti nazionali si fermano per legge fino al 2016.
I lavoratori del settore privato e quelli delle cooperative non stanno meglio.
Sempre con l’accordo dei sindacati confederali sono state introdotte norme che consolideranno il monopolio della trattativa sindacale : solo chi accetta le logiche dei padroni, di far pagare la crisi ai lavoratori, può sedersi al tavolo delle trattative, e solo chi non mette in discussione questo sistema è riconosciuto dallo Stato e dai padroni, i lavoratori che si autorganizzano e il sindacalismo di base è messo fuori legge.
Cosi mentre i lavoratori e le lavoratrici, i pensionati e i giovani disoccupati tirano la cinghia, lo Stato finanzia le banche in dissesto fraudolento; continua a finanziare le missioni militari (27 miliardi di euro ogni anno); soldi e agevolazioni fiscali per le aziende; e riduce le tasse (Ires e Ici) al potere clericale.
Una vera e propria guerra combattuta contro i lavoratori italiani, una guerra, che “stiamo vincendo” ha sostenuto un capitalista senza peli sullo stomaco, le cui uniche vittime sono i lavoratori e i pensionati, i giovani e le donne i vecchi e i disoccupati.
Una guerra iniziata da parecchio tempo ma che in questa fase sta mostrando il vero volto delle contraddizioni di questo sistema, nessuna forza politica e sindacale istituzionale ha interesse a mettere in discussione questo stato di cose, anche i partiti antiberlusconi propongono contro-manovre “propositive e responsabili”, sono tutti dalla stessa parte!
A Cisl e Uil, da sempre schierati senza ritegno con i padroni e con il governo, fa da sponda la Cgil, che anche se ha ripreso le iniziative di piazza, i lavoratori vengono usati sempre come massa di manovra per i propri fini di potere, per proporre altre soluzioni alla crisi, non in difesa degli interessi economici dei lavoratori, con una lotta anticapitalista. Gli accordi che questa confederazione ha sottoscritto insieme agli altri, l’ultimo quello del 28 giugno, il memorandum sul pubblico impiego, l’appoggio alla precarizzazione dei settori dei servizi e della logistica, il furto della democrazia dal basso, mette questa confederazione sullo stesso piano di tutte le altre, in difesa della patria borghese e dei loro privilegi.

Anche noi dobbiamo combattere la nostra guerra mobilitandoci :

• Contro la manovra del duce Berlusconi e del leghista Tremonti.
• Contro le consulenze e gli stipendi d’oro nel pubblico impiego, gli esorbitanti vantaggi economici per politici e faccendieri che ingrassano nel parlamento italiano.
• Contro la santa politica di fronte unico nazionalista, che vede uniti preti padroni e politici contro i lavoratori italiani e immigrati.
• Contro qualsiasi governo borghese, da quello di Berlusconi agli altri che gli succederanno.
• Sciopero generale ad oltranza per il recupero salariale dell’inflazione, per la riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario, per eliminazione ogni forma di precariato e le false cooperative sociali.
• Per l’unità di tutti i lavoratori italiani e immigrati.

Dobbiamo rispondere come classe ad ogni manovra, ad ogni licenziamento e ad ogni richiesta di sacrificio, i padroni e i suoi servi hanno vita facile perché circa 10 milioni di lavoratori italiani sono iscritti ai sindacati confederali, sono un esercito che rappresenta i resti di un’aristocrazia operaia, ormai in decadenza, che gioca un ruolo, loro malgrado, di puntello di questo sistema in decomposizione, garantendo a migliaia di burocrati di fare la bella vita e di controllare le spinte dal basso che si generano a causa della crisi.
Dobbiamo saldare al nostro fronte di lotta quello dei lavoratori immigrati perché oggi sono i padroni che usano come merce concorrenziale la loro forza lavoro, per dividere il fronte di lotta, per abbassare il costo del lavoro.
Dobbiamo lavorare per riappropriarci della nostra autonomia di classe internazionalista e anticapitalista, cominciando a costruire in tutti i luoghi di lavoro le condizioni per resistere a questo attacco forsennato con una strenua e perenne lotta sindacale di resistenza, per costruire nello stesso tempo uno strumento solido e duraturo che organizzi la classe operaia italiana, contro lo stato capitalista dei ladroni.
Le contraddizione di questo sistema giocano a nostro favore e di tutti i compagni che pensano che la società capitalista è giunta alla sue fine storica, dobbiamo lavorare senza sosta perché questo avvenga quanto prima.

PER TUTTO QUESTO ABBIAMO INDETTO LO SCIOPERO PER MARTEDI’ 6 SETTEMBRE E SAREMO IN PIAZZA CON TUTTO IL SINDACALISMO DI BASE, PER DARE AL GOVERNO E AL PADRONATO, INSIEME AI LAVORATORI, UNA RISPOSTA DURA E LAVOREREMO PERCHE’ SIA CONTINUATIVA E RADICALE.
INVITIAMO TUTTI I LAVORATORI AD ADERIRE ALLO SCIOPERO E A PARTECIPARE ALLA MANIFESTAZIONE CHE PARTIRA’ DA CAIROLI (PIAZZA CASTELLO) ALLE ORE 9,00.

slai cobas Milano

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