Archivio per la categoria ‘SLAI COBAS DONNE’
Licenziamenti Alfa Romeo, continua la lotta dello slai cobas
Pubblicato da slaicobastrentino su marzo 24, 2011
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Solidarietà con la lavoratrice licenziata dalla Coop.La Ruota : avviata tra i lavoratori raccolta firme
Pubblicato da slaicobastrentino su maggio 13, 2010
Ha inizio una raccolta firme tra iscritti slai cobas ed altri lavoratori in solidarietà con la lavoratrice licenziata dalla Coop. La Ruota. Si tratta di un licenziamento di particolare gravità in quanto colpisce una lavoratrice perchè donna.
Slai Cobas del Trentino
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Per un 8 marzo in difesa dei diritti delle donne
Pubblicato da slaicobastrentino su marzo 2, 2007
Per un 8 marzo in difesa dei diritti delle donne
Quest’anno non si tratta solo di ricordare gli avvenimenti storici che portarono all’istituzione della Giornata Internazionale dell’8 marzo, ma soprattutto di denunciare le disciriminazioni e le oppressioni di cui sono tutt’ora oggetto le donne e di contrastare gli attacchi che quotidianamente vengono messi in atto contro di loro da governo e sindacati “amici”. Si tratta anche, di fronte alla latitanza ed all’ipocrisia dei partiti e delle istituzioni, di lanciare sempre più forte il grido di allarme contro le violenze di cui le donne sono vittime, all’interno delle loro case e sui posto di lavoro.
La “riforma” delle pensioni, messa in atto dai diversi governi che si sono succeduti e persino anticipata dall’attuale governo Prodi, riassume in sé tutti i diversi aspetti di antidemocraticità e discriminazione in particolare nei confronti delle donne.
In una società, dove già le donne sono costrette a subire condizioni lavorative peggiori rispetto agli uomini (con salari mediamente più bassi, maggior ricorso al precariato, maggiore ricattabilità, minore riconoscimento delle proprie competenze, ecc.) il nuovo sistema pensionistico le costringe anche a subire condizioni economiche svantaggiose, che sicuramente non permetteranno loro di condurre una vecchiaia serena.
Il sistema contributivo penalizza le donne, non solo perché avendo salari inferiori versano meno contributi, ma anche perché entrano più tardi nel mercato del lavoro–seguendo mediamente un percorso formativo più lungo–, perché più frequentemente il loro lavoro è precario e spesso rinunciano al tempo pieno per sobbarcarsi gran parte del lavoro domestico e di cura dei propri familiari.
Il secondo aspetto riguarda invece specificamente i fondi pensione. Chi sostiene la vantaggiosità di tali prodotti finanziari evita spesso di riportare come la “pensione” integrativa di una donna, a parità di capitale versato, sarà inferiore di circa il 30% rispetto a quella di un uomo, poiché le donne hanno un’aspettativa di vita mediamente più lunga. Insomma, a parità di contributi versati, l’assegno integrativo sarà diverso. Sono queste le pari opportunità di cui parlano tanto i vari governi, i vari politici ed i “piazzisti” dei fondi pensione?
A questo si aggiunge il fatto che se una donna vorrà garantita la reversibilità della “pensione” integrativa dovrà letteralmente comprarla, versando ulteriori contributi, o peggio, dovrà convincere il proprio partner a fare ciò, rendendola ancora più subdolamente dipendente dal marito. Così, già oggi, per chi avrà ad esempio la fortuna (mercati azionari permettendo) di aver accumulato dopo una vita di lavoro 50.000 euro nel fondo pensione Cometa dei metalmeccanici, a 65 anni (se uomo) prenderà circa 260 euro al mese di rendita integrativa, che scendono a 185 euro se chiede una rendita totalmente reversibile a favore di una donna con 5 anni di età in meno di lui; e la donna, a 60 anni, avrà una rendita di circa 191 euro al mese, che scendono a 185 con la reversibilità (vedi CorrierEconomia del 29-1-2007).
Il governo in questo modo non solo sta sottraendo migliaia di milioni di euro di liquidità dei lavoratori con fondi a rischio che non danno alcuna garanzia futura, ma sta soprattutto svendendo i diritti di milioni di lavoratrici e lavoratori, conquistati nel tempo, a caro prezzo e con dure lotte, a vantaggio degli speculatori finanziari privati.
È questo un sistema che rende la donna ancora più fragile, ricattabile e subordinata alle volontà del proprio datore di lavoro e del proprio partner. Sappiamo bene che precarizzazione del lavoro ed incertezza economica giocano un ruolo determinante anche nel favorire i meccanismi che portano alla marginalizzazione sociale ed alle diverse forme di violenza sulle donne; basti pensare che sono all’ordine del giorno i casi di donne licenziate, costrette a dimettersi quando in attesa di un figlio e vittime di mobbing.
La lotta per la salvaguardia dei diritti delle donne passa attraverso l’autorganizzazione delle donne e l’organizzazione sindacale dei cobas, fuori e contro i partiti di governo (di destra e di “sinistra”) ed i sindacati confederali, per la conquista di un salario e di una pensione pubblica dignitosi, contro lo scippo del TFR, contro le privatizzazioni, contro la violenza sulle donne e per uno stato sociale che garantisca istruzione sanità e servizi.
Slai-Cobas del Trentino
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comunicato stampa : LA COGO HA RAGIONE SU MISS ITALIA
Pubblicato da slaicobastrentino su settembre 30, 2006
LA COGO HA RAGIONE SU MISS ITALIA
Per fortuna una voce fuori dal coro, quella del vicepresidente della Provincia Margherita Cogo che, dopo l’elezione a Miss Italia di una trentina, in un’intervista rilasciata al quotidiano l’Adige apparsa martedì 26 settembre, esprime il suo dissenso nei confronti dei concorsi di bellezza. Approvano invece o tacciono opportunisticamente sull’argomento, le altre Signore della politica nostrana, nonostante sul tema dei concorsi di bellezza ci sarebbe molto da dire.
Come ogni anno, migliaia di aspiranti miss si lasciano radiografare da giurie di “esperti”, nella speranza di sfondare nel campo della televisione, del cinema, della moda.
Molte di loro sono giovani universitarie se non già laureate, imprenditrici e aspiranti tali, appartenenti a famiglie privilegiate e senza difficoltà economiche, in cerca di un trampolino di lancio o di un consolidamento di rapporti e di relazioni per la propria carriera personale.
Nell’ambito di questi concorsi, si assiste a trattamenti e richieste spesso mortificanti e umilianti, fatte alle giovani in gara, alle quali, sorprendentemente invece, esse si sottopongono, pur di compiacere presentatori e giurìa.
Seguendo le banali interviste relative ai valori a cui queste ragazze fanno riferimento, si assiste ad altrettanto banali risposte, tutte incentrate sulla “ragazza semplice”, “uguale alle altre”, però con una “speciale grinta e voglia di sfondare”, sulla “fedeltà ai valori tradizionali della famiglia”, sulla “nostalgia della mamma e degli amici lontani”, … .
Ma dietro questo mondo apparentemente armonioso e spensierato si nascondono modelli ideologici che si cerca di far passare come valori universali per le donne di tutti gli strati sociali. Valori all’insegna della concorrenza spietata, secondo la logica, molto propagandata di questi tempi, “mors tua vita mea”.
Con manifestazioni come Miss Italia, si riproducono anche dozzinali luoghi comuni come p. es. quello secondo cui l’emancipazione femminile si misurerebbe con i centimentri di stoffa che ricoprono i corpi delle donne. Allo stesso modo, gli autori e i finanziatori di questi programmi, cercano di diffondere il messaggio che le donne emancipate sono quelle che vendono la propria immagine facendo ballonzolare le proprie forme più o meno racchiuse in costumini coreografici.
Possiamo vedere come questa tesi finisca anche paradossalmente per servire il mercato della prostituzione e favorire la mercificazione delle donne.
Mentre si fa un grande parlare dei concorsi di Miss Italia, ci si guarda bene invece dal sollevare il problema delle violenze fuori e dentro la famiglia che, quotidianamente, un numero sempre più consistente di donne è costretto a subire.
Non riteniamo che la patinata provincia di Trento sfugga a questa pesante realtà sociale e pensiamo che sia più che mai necessario anche in Trentino, di fronte alla latitanza e all’ipocrisia delle istituzioni locali, costruire un coordinamento con l’obiettivo di sviluppare dibattito e iniziative per creare sensibilizzazione sul tema della discriminazione e della violenze sulle donne.
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BASTA CON MISS E VELINE – SOLIDARIETA’ CON LE OPERAIE GARDAFILO
Pubblicato da slaicobastrentino su settembre 17, 2002
Dopo il programma TV Veline, la stagione estiva è quasi giunta al termine con il concorso di Miss Italia, gara ambita da migliaia di ragazze che sperano di sfondare nel campo dello spettacolo e della moda.
A differenza delle partecipanti ai “concorsi di bellezza” del periodo del dopoguerra, tutte appartenenti a strati modesti di popolazione, oggi la maggior parte di loro sono giovani universitarie, imprenditrici e aspiranti tali, appartenenti a famiglie privilegiate e in cerca di un trampolino di lancio per costruire la loro carriera.
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