LO SCIOPERO E’ indetto nelle 24 ore per l’intero turno di lavoro in tutti i settori pubblici e privati (compresa la scuola in ogni ordine e grado).
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27 gennaio SCIOPERO GENERALE DEL SINDACALISMO DI BASE CON MANIFESTAZIONE A TRENTO
Pubblicato da slaicobastrentino su gennaio 17, 2012
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Sciopero Generale 27 gennaio
Pubblicato da slaicobastrentino su dicembre 14, 2011
Sciopero Generale 27 gennaio
USB, SLAI COBAS, CIB-UNICOBAS, SNATER, USI e SICOBAS hanno indetto lo Sciopero generale di tutte le categorie pubbliche e private per intera giornata del 27 gennaio 2012 con Manifestazione nazionale a Roma.
Lo sciopero generale è indetto:
- contro il governo Monti che conferma le precedenti manovre, colpisce l’intero sistema pensionistico e il livello di vivibilità economica dei pensionati, riduce il potere d’acquisto dei salari attraverso l’aumento dell’IVA, dell’Irpef locale, dei ticket sanitari, delle accise sulla benzina e l’adozione dell’ICI sulla prima casa;
- contro le politiche ispirate dall’unione europea e condivise dai vari governi, che tutelano gli interessi del grande capitale bancario, finanziario ed economico, scaricando i costi della crisi capitalista sui lavoratori e sulle fasce di popolazione più disagiata;
- contro le precedenti manovre del governo Berlusconi che complessivamente prevedono misure su licenziamenti, privatizzazioni e peggioramento delle condizioni di lavoro dei lavoratori privati e del personale del pubblico impiego e della scuola (anche con l’accorpamento selvaggio degli istituti), compresa la riduzione del personale, la cassa-integrazione, la mobilità obbligatoria, la possibilità di licenziare e il blocco dei contratti, contro la riforma scolastica del Ministro Gelmini;
- contro le politiche del “piano Marchionne”, le delocalizzazioni e la deindustrializzazione in atto, l’estensione dell’accordo Pomigliano in tutto il gruppo Fiat e nelle aziende metalmeccaniche collegate, la cancellazione del contratto nazionale e la svolta autoritaria in atto nelle relazioni sindacali;
- contro il patto sociale e l’attacco ai diritti dei Lavoratori;
- contro l’accordo del 28 giugno 2011 tra Cgil, Cisl, Uil e Confindustria, ratificato il 21 settembre scorso che ha aperto la strada all’art. 8 della manovra del governo e alla cancellazione dei contratti nazionali;
- per la piena applicazione delle misure di tutela su salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.
USB – SLAI COBAS – CIB-UNICOBAS – SNATER – USI – SICOBAS
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TRENTO Comunicato Stampa congiunto: SBM e SLAI COBAS TRENTINO
Pubblicato da slaicobastrentino su settembre 6, 2011
Oggi una delegazione di militanti del neonato S.B.M. (Sindacato di Base
Multicategoriale) e dello S.L.A.I./COBAS (Sindacato dei Lavoratori Autorganizzati Intercategoriale) ha partecipato alla manifestazione indetta stamattina a Piazza Duomo.
Un corteo “smilzo” (altro che tremila/cinquemila partecipanti!), partito da piazza Duomo, si è snodato per le vie della città, confluendo in Via Verdi (lato Sociologia) senza nemmeno riuscire a riempirne la metà. Il solito rituale degli interventi minori, poi la passerella del segretario Burli, quella del nazionale CGIL ed il concertino finale… Un segnale chiaro del lavoro verso l’ambiguità che caratterizza la CGIL di questi anni, la quale da un canto chiama alla lotta (vedasi lo sciopero del 6 maggio 2011) e poi sottoscrive accordi infami quali quello con Confindustria-CISL-UIL del 28 giugno 2011 (che, nei fatti ha aperto la strada al governo Berlusconi per cancellare il contratto nazionale, ridurre la difesa dei diritti collettivi e soggettivi della classe lavoratrice, limitare la democrazia sindacale nei luoghi di lavoro). Non è un caso che la ristretta delegazione dei sindacati di base trentini abbia partecipato alla manifestazione dietro lo striscione: “IL 6 MAGGIO ABBIAMO SCIOPERATO, MA IL 28 GIUGNO CI AVETE RAPINATO”.
Questo slogan, per i cultori dello stalinismo presenti in CGIL, ha scatenato il vecchio armamentario da PCI/CGIL degli anni settanta, con servizi d’ordine antioperai che nei fatti hanno impedito l’attiva partecipazione degli altri lavoratori non associati al sindacato di Via Muredei, dei movimenti antagonisti (NO TAV, NO BASE MATTARELLO, ecc.), di chi non la pensa come loro.
La presenza in piazza dei sindacati di base, in concomitanza con lo sciopero indetto dalla CGIL, non va interpretata come condivisione delle motivazioni proposte da questo sindacato dal quale ci divide praticamente tutto, a partire dalla vergognosa firma apposta sull’ultimo accordo interconfederale. Il nostro sciopero e la nostra lotta (che ha visto numerose piazze d’Italia caratterizzate da manifestazioni del sindacalismo di base) si sono contraddistinti sulle seguenti parole d’ordine:
CONTRO LE MANOVRE ECONOMICHE DEL GOVERNO IMPOSTEDALL’EUROPA CHE PENALIZZANO I LAVORATORI, I PENSIONATI, I GIOVANI, I PRECARI FAVORENDO LA SPECULAZIONE FINANZIARIA, LE BANCHE ED IL PADRONATO (CIOE’ GLI UNICI RESPONSABILI DELLA CRISI);
PER LA CANCELLAZIONE DEL DEBITO, IL BLOCCO DELLE SPESE MILITARI, PER LA DIFESA DEI SERVIZI SOCIALI, DELLA SCUOLA E DEI BENI COMUNI.
Parole molto diverse da quelle della CGIL …
Sindacato di Base Multicategoriale – Trento portavoce: Fulvio FLAMMINI (349/5366000)
S.L.A.I. COBAS del Trentino Coordinatore: Sebastiano PIRA (348/2448231)
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SLAI COBAS MILANO: UNO SCIOPERO A CUI DEVE SEGUIRE UNA PRESA DI COSCIENZA
Pubblicato da slaicobastrentino su agosto 31, 2011
La classe operaia italiana continua a perdere diritti e salario, ad ogni accordo con i sindacati si aggiunge un “collegato lavoro”; alle manovre finanziarie si aggiungono manovra correttive, e all’ultima di quest’anno si somma la manovra di 55 miliardi che il governo si appresta a varare, con altre misure che peggiorano la situazione.
Manovre che vanno in una sola direzione togliere ai poveri per dare ai ricchi ! la promessa di ridurre le tasse del governo è stata una beffa paurosa, a cui si è aggiunta la riforma della riforma delle pensioni, che ha penalizzato fortemente le donne del pubblico impiego, portando l’età anagrafica, per poter essere collocata a riposo, a 65 anni già dal 2012, quelle del privato seguiranno a ruota. Hanno decretato che i giovani potranno andare in pensione solo a 70 anni di età e non è ancora finita; mentre continua il blocco del turn-over per i pubblici dipendenti e i contratti nazionali si fermano per legge fino al 2016.
I lavoratori del settore privato e quelli delle cooperative non stanno meglio.
Sempre con l’accordo dei sindacati confederali sono state introdotte norme che consolideranno il monopolio della trattativa sindacale : solo chi accetta le logiche dei padroni, di far pagare la crisi ai lavoratori, può sedersi al tavolo delle trattative, e solo chi non mette in discussione questo sistema è riconosciuto dallo Stato e dai padroni, i lavoratori che si autorganizzano e il sindacalismo di base è messo fuori legge.
Cosi mentre i lavoratori e le lavoratrici, i pensionati e i giovani disoccupati tirano la cinghia, lo Stato finanzia le banche in dissesto fraudolento; continua a finanziare le missioni militari (27 miliardi di euro ogni anno); soldi e agevolazioni fiscali per le aziende; e riduce le tasse (Ires e Ici) al potere clericale.
Una vera e propria guerra combattuta contro i lavoratori italiani, una guerra, che “stiamo vincendo” ha sostenuto un capitalista senza peli sullo stomaco, le cui uniche vittime sono i lavoratori e i pensionati, i giovani e le donne i vecchi e i disoccupati.
Una guerra iniziata da parecchio tempo ma che in questa fase sta mostrando il vero volto delle contraddizioni di questo sistema, nessuna forza politica e sindacale istituzionale ha interesse a mettere in discussione questo stato di cose, anche i partiti antiberlusconi propongono contro-manovre “propositive e responsabili”, sono tutti dalla stessa parte!
A Cisl e Uil, da sempre schierati senza ritegno con i padroni e con il governo, fa da sponda la Cgil, che anche se ha ripreso le iniziative di piazza, i lavoratori vengono usati sempre come massa di manovra per i propri fini di potere, per proporre altre soluzioni alla crisi, non in difesa degli interessi economici dei lavoratori, con una lotta anticapitalista. Gli accordi che questa confederazione ha sottoscritto insieme agli altri, l’ultimo quello del 28 giugno, il memorandum sul pubblico impiego, l’appoggio alla precarizzazione dei settori dei servizi e della logistica, il furto della democrazia dal basso, mette questa confederazione sullo stesso piano di tutte le altre, in difesa della patria borghese e dei loro privilegi.
Anche noi dobbiamo combattere la nostra guerra mobilitandoci :
• Contro la manovra del duce Berlusconi e del leghista Tremonti.
• Contro le consulenze e gli stipendi d’oro nel pubblico impiego, gli esorbitanti vantaggi economici per politici e faccendieri che ingrassano nel parlamento italiano.
• Contro la santa politica di fronte unico nazionalista, che vede uniti preti padroni e politici contro i lavoratori italiani e immigrati.
• Contro qualsiasi governo borghese, da quello di Berlusconi agli altri che gli succederanno.
• Sciopero generale ad oltranza per il recupero salariale dell’inflazione, per la riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario, per eliminazione ogni forma di precariato e le false cooperative sociali.
• Per l’unità di tutti i lavoratori italiani e immigrati.
Dobbiamo rispondere come classe ad ogni manovra, ad ogni licenziamento e ad ogni richiesta di sacrificio, i padroni e i suoi servi hanno vita facile perché circa 10 milioni di lavoratori italiani sono iscritti ai sindacati confederali, sono un esercito che rappresenta i resti di un’aristocrazia operaia, ormai in decadenza, che gioca un ruolo, loro malgrado, di puntello di questo sistema in decomposizione, garantendo a migliaia di burocrati di fare la bella vita e di controllare le spinte dal basso che si generano a causa della crisi.
Dobbiamo saldare al nostro fronte di lotta quello dei lavoratori immigrati perché oggi sono i padroni che usano come merce concorrenziale la loro forza lavoro, per dividere il fronte di lotta, per abbassare il costo del lavoro.
Dobbiamo lavorare per riappropriarci della nostra autonomia di classe internazionalista e anticapitalista, cominciando a costruire in tutti i luoghi di lavoro le condizioni per resistere a questo attacco forsennato con una strenua e perenne lotta sindacale di resistenza, per costruire nello stesso tempo uno strumento solido e duraturo che organizzi la classe operaia italiana, contro lo stato capitalista dei ladroni.
Le contraddizione di questo sistema giocano a nostro favore e di tutti i compagni che pensano che la società capitalista è giunta alla sue fine storica, dobbiamo lavorare senza sosta perché questo avvenga quanto prima.
PER TUTTO QUESTO ABBIAMO INDETTO LO SCIOPERO PER MARTEDI’ 6 SETTEMBRE E SAREMO IN PIAZZA CON TUTTO IL SINDACALISMO DI BASE, PER DARE AL GOVERNO E AL PADRONATO, INSIEME AI LAVORATORI, UNA RISPOSTA DURA E LAVOREREMO PERCHE’ SIA CONTINUATIVA E RADICALE.
INVITIAMO TUTTI I LAVORATORI AD ADERIRE ALLO SCIOPERO E A PARTECIPARE ALLA MANIFESTAZIONE CHE PARTIRA’ DA CAIROLI (PIAZZA CASTELLO) ALLE ORE 9,00.
slai cobas Milano
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6 SETTEMBRE 2011: SCIOPERO GENERALE DEI SINDACATI DI BASE CON MANIFESTAZIONI REGIONALI.
Pubblicato da slaicobastrentino su agosto 27, 2011
Sindacato dei Lavoratori Autorganizzati Intercategoriale
S.L.A.I. cobas
6 SETTEMBRE 2011: SCIOPERO GENERALE DEI SINDACATI DI BASE CON MANIFESTAZIONI REGIONALI.
Con l’accordo interconfederale firmato lo scorso 28 luglio, Confindustria e Cgil, Cisl e Uil hanno varato una vera e propria controriforma autoritaria della contrattazione e della rappresentanza sindacale nonché la derogabilità dell’intera gamma delle normative contrattuali e legali concernenti il rapporto di lavoro con la possibilità di azzerare “contrattualmente” ogni tutela e diritto dei lavoratori stessi compresa la liberalizzazione dei licenziamenti. Tutto ciò tramite la sottoscrizione di accordi aziendali o territoriali ad opera di CGIL, Cisl, Uil (i firmatari dell’accordo interconfederale) o delle collegate RSA/RSU. Le stesse cose che chiedeva Marchionne per la Fiat sono state riprese e rilanciate con forza, a livello generale, dal fronte padronale unito alle tre centrali sindacali confederali.
Quest’accordo ha fatto da “apripista” all’ultima manovra di aggiustamento economico del governo Berlusconi che ne recepisce i contenuti inserendovi inoltre le richieste di retroattività di Fiat/Confindustria nel malcelato tentativo di sanare (dal punto di vista giudiziario nell’imminenza dell’avvio dei ricorsi legali dei lavoratori di Pomigliano con lo Slai cobas a supporto delle lotte in corso) i precedenti accordi-gialli per la Fiat di Pomigliano e Mirafiori.
Il complice e funzionale balbettio di facciata della cosiddetta opposizione politico-parlamentare manifesta la pericolosa radicalizzazione a destra dell’intero quadro politico aggravato da una evidente – al momento – difficoltà delle lotte di resistenza dei lavoratori e di quelle sociali che, se anche destinate ad allargarsi sotto i colpi della crisi, ad oggi sembrano non bastare ad impedire quel prospettato “ritorno al medioevo” in cui i fautori bipolari della consociazione politico-sindacale intenderebbero precipitarci: “i diritti fondamentali e primari dei lavoratori ed i collegati diritti sociali e di cittadinanza devono diventare variabile dipendente e flessibile sottomessa alla supremazia dell’impresa” (dalla libertà di licenziamento alla scelta padronale dei sindacati compiacenti, dalle modifiche costituzionali per consegnare la totale libertà di business alle aziende libera da ogni vincolo di utilità sociale e tutela dei diritti dei lavoratori e di quelli sindacali ai tagli a pensioni, salari, sanità servizi e spesa sociale per privatizzare i residui di servizi pubblici essenziali, dall’eliminazione delle festività alla flessibilità totale degli orari, della prestazione e del rapporto di lavoro).
Siamo all’apparente paradosso che, dopo la Fiat di Marchionne, oggi è la destra che mutua dalla politica della “sinistra” e dalla collegata filosofia dell’EUR (varata dalla CGIL già nel lontano 1997) i contenuti di una manovra di controriforma non solo economica, ma classista e strategica di estrema pericolosità sociale che ancora punta sulla carta dell’impossibile illusione di solidarietà tra chi sfrutta e chi è sfruttato per “superare la crisi” e vorrebbe indurre i lavoratori a rassegnarsi “una volta per tutte” alla supposta ineluttabilità delle pretese politiche di macelleria sociale con cui il fronte padronale intende perseguire una sconfitta non solo materiale ma epocale e strategica dell’intero movimento di lotta.
Da tutto ciò deriva l’urgenza di costruire, con tutte le altre forze sindacali sociali e politiche disponibili, iniziative di massa contro le manovre di luglio ed agosto del governo e le collaterali e funzionali complicità politico-sindacali: lo Slai cobas, congiuntamente agli altri sindacati di base, ha indetto lo sciopero generale di 8 ore per il giorno 6 settembre 2011 quale primo momento di una mobilitazione che non si esaurisce con questa prima azione di lotta e prefigurante inoltre la ricostruzione di una necessaria prospettiva di autonomia ed indipendenza dei lavoratori e del proletariato in una ripristinata visione di classe cui va data credibilità e visibilità. La concomitanza dello sciopero con quello indetto anche dalla CGIL non è interpretabile come condivisione delle motivazioni proposte da questo sindacato dal quale ci divide nettamente (tra l’altro) anche la firma dell’infame ultimo accordo interconfederale dello scorso 28 luglio.
Il 6 settembre il sindacalismo di base manifesterà quindi a Milano, Napoli, Roma e nelle altre principali città su piazze diverse da quelle della CGIL.
Slai cobas – coordinamento nazionale
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Dichiarazione congiunta dei sindacati di base: SCIOPERO GENERALE 6 settembre 2011
Pubblicato da slaicobastrentino su agosto 27, 2011
USB Slaicobas ORSA Cib-Unicobas Snater SICobas USI
Comunicato stampa
Dichiarazione congiunta: SCIOPERO GENERALE 6 settembre 2011
Le confederazioni e le organizzazioni sindacali USB, Slaicobas, ORSA, Cib-Unicobas, Snater, SICobas e USI riunitesi il giorno 24 agosto 2011, hanno condiviso e concordato quanto segue.
- Si considera indispensabile una forte risposta dei lavoratori alle manovre di luglio e di agosto del governo. In questo senso si indice lo sciopero generale di 8 ore per il giorno 6 settembre 2011, quale primo momento di una mobilitazione che non si esaurisce chiaramente con questa azione di lotta, a sostegno della seguente piattaforma:
contro le politiche dell’Unione europea e le manovre del governo che applicano le misure imposte dall’Europa, dalle banche e dai poteri forti finanziari che hanno determinato e speculato sull’attuale crisi mondiale;
per la cancellazione del debito, il blocco delle spese militari e una politica nazionale ed europea basata sui diritti e le legittime aspettative dei popoli e non della finanza e degli speculatori;
contro l’evasione/elusione fiscale e contributiva e per una politica fiscale a sostegno del lavoro dipendente e dei redditi; per il diritto all’abitare;
per una forte patrimoniale e la tassazione delle rendite e delle transazioni finanziarie;
contro la costituzionalizzazione del pareggio di bilancio e del libero mercato; per la nazionalizzazione delle banche e delle grandi imprese strategiche per il paese e per un impegno dello stato capace di rilanciare e finanziare la produzione e i servizi;
a difesa dello Statuto dei lavoratori, contro l’attacco ai diritti dei lavoratori e il patto sociale che il governo vuole trasformare in legge;
riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario, lo sblocco dei contratti di lavoro, la difesa del Contratto nazionale, l’istituzione del reddito sociale, la fine della precarietà ed il diritto al lavoro stabile;
per la regolarizzazione generalizzata dei migranti e per il mantenimento del permesso di soggiorno di coloro i quali hanno perso il lavoro;
contro le privatizzazioni mascherate da liberalizzazioni per la difesa dei beni comuni in coerenza con gli esiti referendari;
contro la privatizzazione della scuola, della ricerca e dell’università e per il diritto al sapere;
contro l’abolizione delle festività a partire dal 1° maggio e dal 25 aprile;
per una legge democratica e pluralista sulla rappresentanza e la democrazia nei luoghi di lavoro.
La concomitanza dello sciopero con quello indetto anche dalla Cgil non deve essere interpretato come una condivisione delle motivazioni proposte da questa confederazione dalla quale ci divide nettamente anche la firma dell’accordo del 28 giugno scorso.
Il 6 settembre le scriventi confederazioni e organizzazioni sindacali manifesteranno quindi in molte città italiane su piazze diverse da quelle della Cgil.
Oltre allo sciopero generale si condivide sin da ora la necessità di individuare e praticare una serie di iniziative a livello nazionale e territoriale ed una mobilitazione incisiva e di lunga durata, a cominciare dal 6 settembre e dall’Assemblea nazionale del 10 settembre indetta a Roma.
Roma, 24 agosto 2011
USB Slaicobas ORSA Cib-Unicobas Snater SICobas USI
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11 marzo 2011 MANIFESTAZIONE a ROMA.mpg
Pubblicato da slaicobastrentino su marzo 13, 2011
http://www.youtube.com/watch?v=40dSw7dK_ns&feature=channel_video_title
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Pubblicato da slaicobastrentino su febbraio 22, 2011
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11 MARZO 2011 SCIOPERO GENERALE DEI SINDACATI DI BASE CON MANIFESTAZIONE A ROM
Pubblicato da slaicobastrentino su febbraio 8, 2011
Comunicato stampa
11 MARZO 2011 SCIOPERO GENERALE DEI SINDACATI DI BASE CON MANIFESTAZIONE A ROMA
Indetta da USB, Slai Cobas, Unicobas e Snater, la giornata di mobilitazione è stata proclamata “a difesa dell’occupazione e dei contratti nazionali e lo sblocco dei contratti nel pubblico impiego, contro la precarietà e la delocalizzazione produttiva ed il tentativo di imporre il piano-Marchionne per estenderlo dalla Fiat a tutto il mondo del lavoro. Un ‘piano’, quello della Chrysler-Fiat, che proprio in questi giorni si è rivelato per quello che è: una bolla speculativa finanziaria applicata all’industria su scala globale che sta distruggendo e chiudendo in Italia le fabbriche Fiat e dell’indotto.
Dalla chiusura di Termini Imerese al definitivo tentativo di smantellamento in atto dell’Alfa di Arese (dove, dall’11 aprile 170 lavoratori di Fiat Auto e Powertrain saranno deportati da Arese a Torino sotto minaccia di licenziamento e stanno avviando l’espulsione dei lavoratori delle aziende collegate – mensa, pulizie, guardianie, servizi ecc. mentre altri 350 lavoratori del call center rischiano il licenziamento per la speculazione immobiliare in atto per l’<EXPO 201> sull’area ex Alfa Romeo – 2 milioni e 350mila m.q. – svenduta all’epoca del presidente dell’IRI Prodi alla Fiat). Sarà un caso che dopo l’accordo di Pomigliano e poi quello di Mirafiori, l’unico fatto certo è consistito nella cassa integrazione a zero ore ed il prospettato ridimensionamento (altro che rilancio-fantasma) per entrambi gli stabilimenti?
Ripartiamo dal NO degli operai delle catene di montaggio che, grazie all’insostituibile ruolo dei sindacati di base, da Pomigliano a Mirafiori hanno rispedito al mittente il piano-industriale-spazzatura della Fiat nonché le sue pretese (millantate a destra e ‘sinistra’ come ‘modernità’) di sprofondare i lavoratori nel medioevo di una moderna schiavitù. Un NO che va rilanciato con forza in tutto il mondo del lavoro sia pubblico che privato, della cultura, nonché tra le fasce più deboli dei cittadini, dei precari, dei giovani, degli studenti, dei migranti, dei pensionati e di quant’altri si rifanno ai valori dei lavoratori per dare un forte segnale di opposizione e di rappresentazione del crescente e generale dissenso che altri vorrebbero ‘abbandonato a se stesso’ o, al massimo, ‘impastoiato’ nelle nefaste politiche di concertazione e collaborazione politica e sindacale che in questi anni hanno portato allo sfascio il movimento dei lavoratori e dei collegati settori sociali. Un No ‘positivo’ – necessario inoltre a contrastare il grave ‘golpe’ in atto alla democrazia sindacale e concertato dai sindacati confederali con la Fiat (basta ricordare il sequestro da un anno e otto mesi del voto RSU a Pomigliano) ed in estensione all’industria ed al pubblico impiego – affinché siano i lavoratori stessi e non le aziende a scegliere le proprie rappresentanze sindacali. Dare forza, voce e reale rappresentanza-diretta ai lavoratori significa potenziarne le “difese democratiche” necessarie a contrastare il ‘nuovo patto sociale autoritario in atto” tra governo, padronato e CISL-UIL-CGIL che punta all’intensificazione dei profitti a discapito della prestazione, dei diritti e dei salari dell’intero mondo del lavoro.
SLAI COBAS – COORDINAMENTO NAZIONALE – 8/2/2011
COMUNICATO STAMPA
11 MARZO 2011 SCIOPERO GENERALE
INTERA GIORNATA CON MANIFESTAZIONE NAZIONALE A ROMA
USB, Slai Cobas, CIB Unicobas e Snater, raccogliendo la forte richiesta emersa nelle mobilitazioni e negli scioperi di categoria attuati negli ultimi mesi, proclamano lo sciopero generale per l’intera giornata dell’11 marzo 2011. Nella stessa giornata si svolgerà una manifestazione nazionale a Roma.
Lo sciopero è indetto: per difendere l’occupazione e il contratto nazionale e per lo sblocco dei contratti del pubblico impiego; contro la precarietà e la delocalizzazione degli impianti produttivi; contro il tentativo di imporre il modello Marchionne ed estenderlo a tutto il mondo del lavoro; per un reddito certo per tutti, per la difesa dei salari e delle pensioni pubbliche, per la tutela dei beni comuni, il diritto all’abitare ed il controllo delle tariffe; per un fisco più giusto, che faccia pagare le tasse agli evasori e riduca la pressione fiscale sui lavoratori dipendenti e sulle fasce più deboli della popolazione; per la difesa della scuola, dell’università, della ricerca pubblica, contro la riforma Gelmini e per il diritto al sapere; per la regolarizzazione generalizzata di tutti i migranti e per la rottura netta del legame tra permesso di soggiorno e contratto di lavoro; per la democrazia sui posti di lavoro ed una legge sulla rappresentanza sindacale, affinché siano i lavoratori e non le aziende a scegliere da chi farsi rappresentare; contro la realizzazione del nuovo Patto sociale tra Governo, Confindustria, Cisl, Uil e Cgil attraverso il quale si vuole favorire e rendere sempre più competitiva l’impresa peggiorando le condizioni ed il salario dei lavoratori.
Le Organizzazioni che indicono lo sciopero rivolgono un appello a tutte le organizzazioni sindacali conflittuali ed indipendenti, alle associazioni ed ai movimenti che operano nel sociale, nella scuola e nelle lotte per l’abitare, ai precari, ai migranti, ai disoccupati, ai cassaintegrati, agli studenti, ai pensionati e a tutti i lavoratori pubblici e privati a fare propria questa giornata di lotta per dare un segnale forte di opposizione e dissenso a ciò che sta venendo avanti nel paese, sia in termini economici e sociali, sia rispetto alla ormai evidente mancanza di democrazia che avvolge ogni aspetto della vita del paese.
Roma, 8 febbraio 2011
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