SLAI COBAS TRENTINO ALTO ADIGE

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  • TRENTO 04/02/2012

  • TESSERAMENTO 2011

  • NO ALLA GUERRA IMPERIALISTA CONTRO LA LIBIA

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    SLAI COBAS
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  • email del COORDINAMENTO PROVINCIALE SLAICOBAS NAPOLI / POMIGLIANO cobasslai@libero.it
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  • NESSUN CONTRIBUTO PUBBLICO ALLE IMPRESE CHE DELOCALIZZANO ED INVESTONO ALL'ESTERO

  • I LAVORATORI PAGHERANNO MONTAGNE DI EURO PER LA LINEA AD ALTA-VORACITA’ BRENNERO-VERONA. E’ UN’OPERA CHE, MENTRE DEVASTERA’ LA SALUTE DEI CITTADINI E L’AMBIENTE, INGRASSERA’ POLITICI, COSTRUTTORI, GRANDI IMPRESE E BANCHE

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    NIENTE SOLDI PUBBLICI ALLE COOPERATIVE CHE SFRUTTANO E LICENZIANO I LAVORATORI

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  • BASTA CON I SINDACALISTI CORROTTI E' NECESSARIO COSTRUIRE UN NUOVO SINDACATO DEI LAVORATORI

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  • UN BLOG PER FARE COSA ?

    Cari Compagni ed Amici Abbiamo cercato di impostare il blog in modo da contribuire all’informazione, alla denuncia di particolari situazioni lavorative, alla formazione, alla solidarietà di classe. In questo senso abbiamo voluto concepire il blog come uno strumento al servizio della difesa dei proletari e dei lavoratori ed abbiamo cercato in queste prime settimane di pubblicare materiali (notizie, volantini, documenti ecc.) che potessero servire a sviluppare idee, competenze, organizzazione ed opposizione. Pensiamo che il blog se da un lato deve porsi al servizio di un processo collettivo, dall’altro a sua volta deve venire costruito in un processo collettivo. Un blog di questo tipo ha tanto maggiore senso quanto più contribuisce a stimolare e valorizzare la partecipazione e gli apporti del compagni e dei lavoratori. Non viviamo più nel ventesimo secolo e questo vuol dire che i lavoratori hanno orami accumulato enormi competenze nei campi più disparati, il problema è che queste conoscenze vengono prevalentemente coltivate in modo individuale e spesso individualistico, non vengono socializzate e tradotte in un processo costituente di una nuova collettività. Senza cultura proletaria non ci può essere un reale movimento di trasformazione sociale e politico, ma questa cultura non va inventata dal nulla, quanto costruita attraverso un processo di generazione collettiva. Una cultura innovativa capace di unificare e ricomporre i lavoratori può diventare una forza in grado di cambiare il mondo. Per quanto ci riguarda vi chiediamo di costruire il blog insieme a noi rendendolo tra l’altro uno strumento utile per la difesa dei lavoratori. Tramite il blog altri lavoratori potranno entrare in rapporto con lo slai cobas del Trentino scegliendo liberamente il livello di questo rapporto. Apposite pagine del blog sono quindi destinate alla pubblicazione, alla segnalazione ed alle denunce, alle richieste d’informazione ecc. Ormai i blog stanno diventando un mezzo di comunicazione e di dibattito capace di concretizzarsi nella formazione di reti di relazioni, iniziative collettive e movimenti. Speriamo di non essere da meno di tanti politici di potere, di tanti servi intellettuali e vip, di tanti esponenti di una ‘sinistra’ marcia. Tutte queste bande di privilegiati e parassiti usano utilmente il web vecchio e nuovo al servizio degli interessi di una parte ristretta della società. Spetta ai proletari, ai lavoratori ed agli strati popolari usare tutti i mezzi di comunicazione in modo competente e creativo al servizio degli sfruttati.
  • PERCHE’ SCEGLIERE LO SLAI COBAS DEL TRENTINO ALTO ADIGE ?

    I sindacati confederali sono irreversibilmente corrotti. Gli apparati dei sindacati confederali sono ormai indissolubilmente legati al capitale finanziario. I sindacalisti si riciclano nelle burocrazie dello stato, nelle finanziarie, nelle imprese cooperative, nei servizi alle imprese, negli uffici padronali delle “relazioni sindacali”, negli enti no-profit, nelle cooperative, nei partiti di potere. Dentro i sindacati confederali ci sono ancora immense energie di lotta che vanno difese, salvaguardate ed indirizzate verso la costruzione di un nuovo sindacato dei lavoratori capace di opporsi all’offensiva dei governi di centro-destra e di centro-sinistra e di far avanzare la lotta contro i padroni, le banche, le burocrazie statali, il capitalismo di stato ed il capitale europeo ed internazionale. Lo slai-cobas lavora, insieme a tanti altri lavoratori di diverse appartenenze, per la costruzione di un nuovo sindacato capace di rappresentare realmente gli interessi degli operai, dei disoccupati, dei precari, dei lavoratori svantaggiati, degli strati popolari. Lo Slai Cobas è un sindacato nazionale inter-categoriale quindi possono far parte dello Slai Cobas lavoratori di tutte le categorie. ___________________________________________
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Archivio per la categoria ‘SALUTE E SICUREZZA’

LETTERA APERTA A MAURO MORETTI

Pubblicato da slaicobastrentino su novembre 11, 2011

riceviamo e pubblichiamo
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LETTERA APERTA A MAURO MORETTI
Sono Andrea Maccioni. Forse il mio nome le dirà poco o niente. O forse lo collegherà all’immagine di quel ragazzo che da 28 mesi, insieme agli altri soci fondatori dell’Associazione “Il Mondo che Vorrei” ONLUS formata dai familiari delle vittime della strage di Viareggio del 29 Giugno 2009, gira l’Italia e manifesta con le foto di tre volti sorridenti appesi al collo. Quelli sono i volti di mia sorella e dei miei due nipotini che ho perso nella immane tragedia. Se li ricorda?
Lo chiedo, perché per molti è più facile abbassare lo sguardo quando mostro quella foto in occasioni di manifestazioni o dibattiti. Tre vittime innocenti che, insieme ad altre 29 persone, ho e abbiamo “semplicemente” perso quella maledetta notte. Notizia diventata quasi banale, direi quasi di poco scalpore, in una società dove perdere drammaticamente un proprio caro sembra essere diventato un comun denominatore che lega molti cittadini. Ma le nostre vittime rimuoiono altre cento, mille volte di fronte a decisioni come la sua.
Oggi, 7.11.11, appena terminato l’incidente probatorio tenutosi a Lucca, ha pensato bene di sferrare quello che io personalmente reputo un colpo basso, ossia inviare la lettera di licenziamento al Sig. Riccardo Antonini, consulente tecnico di parte civile nell’incidente probatorio per la strage di Viareggio. Una persona colta, riflessiva, disponibile e talmente coraggiosa da non sottomettersi al ricatto del licenziamento piuttosto di aiutare i familiari della strage di Viareggio. Da un lato il Sig. Antonini, per me e per noi Riccardo, con la sua onesta ricerca di verità, dall’altro il potere che con armi impari, vuole tapparci la bocca. Mi stupisco della sua scelta. Lei stesso, a Genova, dichiarò di essere come noi alla ricerca della verità. Perché allora la scelta di allontanare il Sig. Antonini, una persona che si batte per quello che anche lei sostiene appunto essere il suo stesso obiettivo? Viviamo in una società in cui le persone vengono valutate con pesi e misure diverse. Siamo stati costretti a sentire per esempio, che per l’Ing. Licciardello, consulente tecnico nominato dal GIP e pagato da RFI, non esiste sudditanza psicologica e quindi può continuare regolarmente a svolgere la sua attività. Nel caso del Sig.Antonini invece si ritiene necessario un suo annientamento.
Fosse stato Lei il giudice, l’Ing. Licciardello l’avrebbe “licenziato” dall’incarico? Non riesco a capire. L’unica cosa certa è che io sono stato costretto a giocare questa partita, anche se il mio sarà sempre il ruolo del perdente, qualsiasi sia il suo esito. Perché sono io ad aver perso Stefania, Luca e Lorenzo. Lei non ha perso niente. Siamo noi, familiari di 32 splendide persone, che nella tranquillità e sicurezza delle loro case sono state costrette a prendere un treno, senza pagare il biglietto, che li ha portati via per sempre.
Dopo il disastro di Crevalcore il Sig. Armando D’Apote dichiarò che le ferrovie italiane, nonostante la tragedia del 07.01.05, erano le più sicure d’Europa. Poi lei, Ing. Moretti, dichiarò la stessa cosa anche dopo il 29.06.09, nonostante la strage di Viareggio. Quanti “nonostante” dobbiamo ancora subire perché i nostri cari la smettano di essere uccisi? Provo tanta rabbia e tanto dolore dentro di me, ma nonostante tutto credo in un mondo migliore, e nutro la speranza di poter raccontare a chi è rimasto, che nel nostro mondo c’è ancora chi ha il coraggio di lottare onestamente per i valori in cui crede, e chi viene punito per le proprie colpe.
Pertanto Le chiedo di rivedere il Suo/Vs. provvedimento nei confronti del Sig. Antonini.
Spero in una Sua risposta, la meno retorica possibile, per favore.
In fede
Andrea Maccioni

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SUICIDI TRA GLI OPERAI FIAT

Pubblicato da slaicobastrentino su agosto 3, 2011

Comunicato stampa

SUICIDI IN FIAT: NON SI PUO’ CONTINUARE A VIVERE PER ANNI SUL CIGLIO DEL BURRONE DEI LICENZIAMENTI

L’INTERO QUADRO POLITICO-ISTITUZIONALE CHE, DA SINISTRA A DESTRA, HA COPERTO LE INSANE POLITICHE DELLA FIAT E’ CORRESPONSABILE DÌ QUESTI MORTI INSIEME ALLE CENTRALI CONFEDERALI

Dopo aver lucrato negli anni scorsi finanziamenti pubblici multimiliardari, lo speculatore Marchionne chiude e ridimensiona le fabbriche Italiane e delocalizza la produzione all’estero per fare profitti letteralmente sulla pelle dei lavoratori che sono costretti ormai da anni alla miseria di una cassa integrazione senza fine ed a un futuro di disoccupazione.
A Pomigliano l’unica certezza dei cinquemila lavoratori consiste nella lettera di altri due anni di cassa integrazione speciale e cessazione dell’attività di Fiat Group Automobiles nella consapevolezza che buona parte di loro non saranno assunti da fabbrica Italia.
Il tentato suicidio di oggi di Carmine P., cui auguriamo di tutto cuore di farcela, il suicidio di Agostino Bova dei giorni scorsi, che dopo aver avuto la lettera di licenziamento dalla fiat per futili motivi è impazzito dalla disperazione ammazzando la moglie e tentando di ammazzare la figlia prima di togliersi la vita, sono solo la punta iceberg della barbarie industriale e sociale in cui la fiat sta precipitando i lavoratori.
Anche per questo la lotta dei lavoratori fiat contro il piano Marchionne ed a tutela dei diritti e dell’ occupazione rappresenta un forte presidio di tenuta democratica per l’ intera società.

Slai cobas fiat Alfa Romeo e terziarizzate – Pomigliano d’Arco, 02/08/2011

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STRAGI SUL LAVORO: ALLA VIGILIA DEL PROCESSO MARLANE

Pubblicato da slaicobastrentino su aprile 15, 2011

Era nell’aria da tempo ma solo in questi ultimi giorni i Comuni di Praia a
Mare e di Tortora e la Provincia di Cosenza alla quale appartengono, hanno
rotto gl’indugi ufficializzando la decisione di costituirsi parte civile nei
confronti della Marzotto nel processo che a giorni prenderà le mosse presso
il tribunale di Paola e che vedrà alla sbarra una quindicina tra dirigenti e
tecnici del gruppo tessile valdagnese e tra questi anche il sindaco del noto
centro dell’alto Tirreno cosentino.
Quello che sta per avviarsi si preannuncia come uno dei più clamorosi in
campo nazionale, facendo registrare  la partecipazione a pieno titolo dello
SLAI Cobas potendo vantare di essere stato l’iniziatore e  pilota delle
lotte operaie  presso la sventurata fabbrica Marlane delle quali questo
processo è la risultante e della prestigiosa organizzazione Medicina
Democratica protagonista di tutte le più importanti cause celebrate nel
nostro paese.
Oltre trecento parti civili animeranno il dibattimento che avrà inizio il 19
aprile, un corposo numero di professionisti curerà le consulenze  e non si
contano gl’innumerevoli patrocinatori di ambo le parti in causa.
L’insediamento tessile di Praia a Mare vanta alcuni tristi primati, dagli
oltre cento decessi attribuibili all’attività industriale al disastro
ambientale che investe il mare e i due comuni adiacenti,  alla carente
tutela dei lavoratori, il  tutto reso possibile dall’incuria o dalle
complicità e connivenze di quanti avrebbero dovuto vigilare sulla salute del
personale e irresponsabilmente non l’hanno fatto.

Oltre dodici anni di lotte dello SLAI Cobas hanno portato pur se
tardivamente alla resa dei conti e questo è innegabilmente motivo di grande
soddisfazione ma c’è molta amarezza per l’incombente prescrizione di alcune
posizioni che datano da più tempo.

Ovviamente è grande l’attesa e non solo sul territorio, sapendo che fenomeni
simili interessano con altrettanta gravità altre aziende tessili dei conti
vicentini e non solo.

Praia a Mare, 14 aprile
Slai Cobas Praia a Mare
Slai Cobas  -  coordinamento prov.  di Cosenza
Coordinamento nazionale Slai Cobas

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IL DATORE DI LAVORO DI DIRITTO E’ RESPONSABILE ANCHE SUL PIANO PENALE DELLA SALUTE E DELLA SICUREZZA DEI LAVORATORI

Pubblicato da slaicobastrentino su marzo 26, 2011

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riprendiamo stralci di un commento di una recente sentenza
dal sito
http://www.ipsoa.it/Articoli/link.aspx?ID=1029591&linkparam=In%20Primo%20Piano

E’ configurabile la responsabilita’ penale del datore di lavoro di diritto (nella specie, presidente del C.d.A.) per la morte di un lavoratore, a nulla rilevando la circostanza che la gestione operativa dell’azienda fosse svolta di fatto da altri (nella specie, un consigliere della societa’), in quanto il ruolo solo formale non libera il primo dai propri obblighi e doveri costituenti la posizione di garanzia nei confronti del lavoratore.

Il caso

La vicenda processuale che aveva fornito l’occasione alla Corte per pronunciarsi su tale questione vedeva imputato il presidente del Consiglio di Amministrazione di una società produttrice di un miniescavatore; l’addebito consisteva nell’aver venduto un miniescavatore “irregolare” ad un artigiano perché privo di cinture di sicurezza; il mezzo, in particolare, condotto dalla vittima, si era ribaltato mentre quest’ultima era al posto di guida ed era rimasta schiacciata sotto il mezzo, con conseguenze letali.

In primo grado, l’imputato veniva condannato per omicidio colposo e per la violazione della normativa antinfortunistica; in appello, però, la sentenza veniva parzialmente riformata, escludendo la responsabilità del datore di lavoro per la morte dell’artigiano per l’esistenza di dubbi sulla reale dinamica dell’infortunio, confermando invece la condanna per la violazione della norma antinfortunistica (l’art. 6, D.Lgs. n. 626/1994, all’epoca vigente).

Il ricorso

Il giudizio di condanna, per quanto di interesse in questa sede, veniva contestato dall’imputato, in particolare sostenendo che al medesimo non fosse ascrivibile alcun rimprovero non essendo stata dimostrata alcuna condotta commissiva in ordine alla vendita dell’escavatore; che, ancora, era stato condannato sol perché risultava essere il Presidente del C.d.A., ossia legale rappresentante della società fornitrice del miniescavatore “irregolare”; in realtà, nessuna responsabilità era ascrivibile, in quanto la gestione operativa della società “di fatto” era svolta da un consigliere della stessa, mentre il presidente del C.d.A. svolgeva “di fatto” solo mansioni di segreteria e contabilità; infine, aggiungeva la difesa, nessuna posizione di garanzia era individuabile a carico del datore di lavoro “di diritto” poiché la condotta illecita attiene alla vendita e, quindi, coinvolge solo chi ha posto in essere tale attività, ossia il consigliere di amministratore, gestore “di fatto” dell’azienda.

La decisione della Cassazione

La Corte di Cassazione, nel rigettare il ricorso, ha enucleato il principio di diritto sopra richiamato, di cui opera una coerente e lucida applicazione nel caso in esame. Orbene, il Supremo Collegio, sul punto, ritiene infondato il ricorso perché basato sul’assunto che la responsabilità sia fondata su una condotta omissiva in una situazione in cui l’imputato non assumeva la veste di “garante”. In realtà, osserva la Corte, all’imputato era addebitato di aver commercializzato e venduto il miniescavatore “irregolare”.


In tal senso, viene ad essere confermata la corretta scelta del giudice d’appello che aveva fondato la responsabilità dell’imputato evidenziando come “ciò che rileva è che l’imputato…rivestiva la qualità di amministratore formale della ditta e che questo ruolo “in sostanza nominale” non lo liberava dai propri obblighi e doveri”.

24/03/2011

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MARLANE/MARZOTTO 100 operai ammazzati di cancro: lo slai cobas si costituisce parte civile

Pubblicato da slaicobastrentino su settembre 29, 2010

MARLANE/MARZOTTO DI PRAIA A MARE: OLTRE 100 MORTI AMMAZZATI DI CANCRO COL COMPLICE SILENZIO DEI SINDACATI CONFEDERALI E DELLE ISTITUZIONI LOCALI LO SLAI COBAS SI COSTITUISCE PARTE CIVILE NEL PROCESSO CHE INIZIA DOMANI PRESSO IL TRIBUNALE DI PAOLA

Una vera a propria strage di lavoratori, proseguita per decenni, nonché un territorio irreparabilmente inquinato, compreso le falde acquifere, dal sistematico sversamento abusivo di pericolosi inquinanti industriali: il tutto è stato reso possibile da sindacati ed istituti di prevenzione “complici e consenzienti” – e dalla collegata e colpevole elusione degli obbligatori controlli – e dall’intero quadro politico-istituzionale locale la cui unica azione, in questi decenni, è consistita nell’omertoso tentativo di “coprire e rendere invisibile” il sistematico e crescente stillicidio di un centinaio di omicidi cosiddetti “bianchi” facendo di tutto per nascondere le precise responsabilità aziendali. Inquietanti figure di sindacalisti-dirigenti aziendali e sindacalisti-capireparto hanno fatto da corollario, in questi anni, al complice silenzio che ha tentato di isolare e vanificare la tragica e forte lotta operaia a tutela della propria vita e della salute delle popolazioni del territorio. Oggi si è rotto l’isolamento e comincia il processo: ciò è stato possibile solo grazie alle famiglie degli operai morti in questi anni e di quelli che nel frattempo si sono a loro volta ammalati, e grazie allo Slai cobas, che è stato di fatto l’unico sindacato – nella colpevole latitanza dei sindacati confederali tutti – ad attivare e dar forza, negli anni scorsi, al procedimento giudiziario. Dopo aver beneficiato di ingentissimi finanziamenti pubblici e aver chiuso gli impianti e delocalizzato nell’est europeo, Marzotto lascia centinaia di morti ed un cimitero industriale: un sinistro monumento al malaffare industriale ed alla concertazione sindacale che oggi si vorrebbe rilanciare con la filosofia del ‘Piano Marchionne’ per relegare in moderna schiavitù gli operai. Se fosse passata negli anni scorsi la deregolamentazione autoritaria del Diritto del lavoro chiesta oggi dalla Fiat, oggi Marzotto si sarebbe salvato dal processo! Domani all’udienza, assistito dall’avv. Bartolo Senatore, lo Slai cobas – che ha già prodotto e depositato in Tribunale una dettagliata perizia di parte – si costituirà parte civile. Saranno presenti il coordinatore nazionale Corrado Delledonne, e Mara Malavenda, del coordinamento nazionale dell’organizzazione sindacale e già deputato nella XIII legislatura, che all’epoca attivò numerose interrogazioni ed iniziative istituzionali di supporto alla lotta dei lavoratori della Marlane, iniziative che, con quelle di questi decenni dello Slai cobas, hanno impedito i ripetuti tentativi di insabbiamento, passati e recenti, e consentono oggi l’avvio del processo.

SLAI COBAS COORDINAMENTO NAZIONALE – 29/9/2010 WWW.SLAICOBAS.IT

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MENTONO : “Le nostre sono le ferrovie più sicure d’Europa”

Pubblicato da slaicobastrentino su maggio 29, 2010

riceviamo/diffondiamo

“Le nostre sono le ferrovie più sicure d’Europa”

L’A.D. Moretti mente … per eccesso

Il direttore dell’Ansf Chiovelli ammette … per difetto

Più volte, il signor Moretti, Amministratore delegato delle Ferrovie, si è lasciato andare a simili dichiarazioni. Lo ha detto in tutte le salse, anche nelle Commissioni parlamentari. Aggiungendo, inoltre, che gli incidenti e le vittime erano in costante diminuzione. Ma i ferrovieri, i viaggiatori, e dopo la strage di Viareggio anche i cittadini, sanno che così non è. Magari lo fosse …

A smentirlo categoricamente vi è un’altra autorevole voce, quella dell’ing. Alberto Chiovelli, direttore dell’Ansf (Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie). Chiovelli, nell’audizione all’8^ Commissione permanente dei Lavori pubblici del Senato del 3 marzo 2010, ha riferito che ” … nel 2009, rispetto al 2008, sono in aumento le collisioni di treni … così come le vittime (morti e feriti gravi). Nel 2009 le vittime in totale sono state 127 e questo è un valore in aumento rispetto al 2008, ma anche rispetto al valore medio del quinquennio che abbiamo preso in considerazione”.

“Abbiamo fatto anche un confronto a livello internazionale. Abbiamo preso in considerazione gli anni 2006, 2007 e 2008 … per i principali paesi europei (Francia, Germania, Spagna e Regno Unito). … Da questo quadro di dati … possiamo senza dubbio concludere che lo stato della sicurezza in Italia è quanto meno allineato a quello degli altri grandi paesi europei”.

” … Parlerò ora delle merci pericolose … In realtà, lo sversamento di merci pericolose, cioè la perdita di sostanze dalle ferrocisterne … dimostra che tale fenomeno nel 2009, rispetto al 2005, è quasi triplicato. Ciò non dipende sicuramente dal fatto che si è trattato di un anno sfortunato …”.

E conclude: ” … In base alle attuali conoscenze, abbiamo già intrapreso delle azioni correttive che ho già descritto e che sono anche indicate, seppure in modo sparso, nella relazione che ho consegnato … Non escludo che altre azioni possano essere intraprese. Allo stato attuale la nostra indagine, non potrà acquisire ulteriori elementi, fintanto che non si avrà il permesso da parte della magistratura di accedere all’assale che si è rotto a Viareggio e che, al momento, è ancora sotto sequestro. Una volta visionato il pezzo, potremo disporre di qualche elemento in più”.

La storia, la realtà, l’esperienza mostrano che oggi, purtroppo, la sicurezza in ferrovia è, non solo, scaduta rispetto alla sicurezza degli anni scorsi, ma addirittura è divenuta un optional. Se qualcosa si è mantenuto, o addirittura è stato migliorato, è grazie ai numerosi incidenti ed alle vittime da questi provocati (è triste doverlo ammettere) e grazie alle denunce, alle proteste, alle lotte dei ferrovieri e dei viaggiatori (è doveroso riconoscerlo e valorizzarlo).

Tra l’altro, il direttore Chiovelli, il 9 aprile scorso, in un incontro tenuto nella sede dell’Ansf con i familiari delle vittime, a domanda rispose: “Sì, l’incidente di Viareggio si poteva evitare”. Ogni ulteriore commento è superfluo.

Viareggio, 29 maggio 2010 Assemblea 29 giugno

(11 mesi dalla strage) assemblea29giugno@gmail.com

www.assemblea29giugno.info

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PER UNA PIATTAFORMA COMUNE SULL’ACCIAIERIA DI BORGO VALSUGANA

Pubblicato da slaicobastrentino su maggio 12, 2010

Riceviamo e diffondiamo il comunicato  del Comitato acqua bene comune di Trento. Aggiungiamo che la battaglia per la difesa della salute dei cittadini deve venire unificata con la lotta per la salute degli operai e per il loro diritto all’occupazione. L’ormai necessaria chiusura dell’accieria deve avvenire simultaneamente ad una adeguata ricollocazione lavorativa degli operai dello stabilimento con assoluta garanzia del posto di lavoro a carico della PAT definita tramite approvazione di apposita legge provinciale. Inviatiamo i lavoratori delle acciaierie, i cittadini, gli amministratori e le associazioni, a definire una piattaforma comune di obiettivi di lotta.

Slai Cobas del Trentino

__________________________________________

L’INQUINAMENTO DELL’ACCIAIERIA A BORGO VALSUGANA. A FIANCO DEI CITTADINI E DEI COMITATI, CONTRO LA STRUMENTALIZZAZIONE DEI PARTITI.

 Abbiamo aderito all’iniziativa del 14 maggio per manifestare davanti al Palazzo della Regione a Trento la protesta anche nostra di fronte alle minacce alla salute prodotte dai gravi e diffusi inquinamenti provenienti dall’acciaieria di Borgo Valsugana, segnalati dalle analisi indipendenti; e protesta per l’indifferenza arrogante con cui la Provincia di Trento tratta l’impegno autonomo di indagine condotto da cittadini e Comitati sostituendosi alle strutture provinciali latitanti che vogliono ignorare il principio di precauzione.

La classe dirigente di questa Provincia, fingendo di voler discutere nei tavoli, gira le in realtà le spalle alla popolazione semplicemente perché fa parte integrante di un meccanismo, di un modello di produzione e di consumo, che in nome del profitto di pochi prevede come esito necessario anche l’assalto all’ambiente, la riduzione a merce dei beni comuni che sono la base della vita, l’attacco alla salute. Perciò non le rivolgiamo appelli.

 In Trentino molti stanno cominciando a comprendere che sono tutti aspetti del medesimo sistema: gli inquinamenti mortali dalle fabbriche senza regole, l’inceneritore di Trento, le grandi opere inutili (il progetto per la nuova ferrovia del Brennero), la privatizzazione dei servizi pubblici locali (quelli idrici per primi), lo sfruttamento spinto delle acque provinciali, l’agricoltura dei pesticidi, la cementificazione del territorio ancora disponibile, gli impianti di risalita devastanti e diseconomici, e così via.

 Per questo appare promettente quella rete di Comitati locali impegnati contro le singole nocività che sta cominciando a prendere forma nelle valli e che potrebbe tra non molto tempo portare ad un coordinamento provinciale.

 Alla vitalità consapevole di questo movimento si contrappone il tentativo che alcuni partiti stanno compiendo in Valsugana per strumentalizzare a proprio vantaggio il rifiuto popolare dell’acciaieria. Pensiamo in particolare alla Lega che per i propri fini elettorali in Trentino alza la voce sulla tutela dell’ambiente e della salute mentre riempie il Nord Italia di inceneritori o di opere insensate e a livello nazionale vota compatta per il ritorno dell’industria nucleare, per la fine delle gestioni pubbliche dell’acqua, per la “valorizzazione” (cioè la vendita per cassa) dei patrimoni locali. E pensiamo nello stesso tempo ai partiti del governo provinciale che utilizzano la presenza della Lega per ipotizzare lo sviamento delle analisi indipendenti.

 Ai Comitati della Valsugana domandiamo di vigilare sulle ingerenze di qualsiasi partito.

 Saremo al loro fianco in questa lotta, che dovrebbe coinvolgere anche i lavoratori dell’acciaieria. Crediamo che la chiusura di questo impianto aiuterebbe l’opposizione che facciamo alla privatizzazione dell’acqua trentina perché le lotte contro le devastazioni ambientali e le appropriazioni dei beni comuni possono e devono essere collegate.

 Il Comitato acqua bene comune di Trento

12 maggio 2010

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Analisi delle previsioni degli Statuti delle Comunità di Valle sui servizi pubblici locali

Pubblicato da slaicobastrentino su maggio 10, 2010

Il Comitato acqua bene comune di Trento ha preparato, e mette a disposizione di chi legge, un documento di analisi sulle previsioni degli Statuti delle Comunità di Valle del Trentino sulle modalità di organizzazione e gestione dei servizi pubblici locali, con particolare riferimento al servizio idrico.
Le tabelle con i dati provenienti dai singoli Statuti sono precedute: a) da una sintesi delle disposizioni rilevanti nella materia dei servizi pubblici  locali contenute nella legge provinciale quadro n. 3/2006 “Norme in materia di governo dell’autonomia del Trentino” (consultata in versione aggiornata all’aprile 2010); b) da alcune indicazioni riassuntive schematiche.

per leggere il file di documentazione in 38 pagine clikka su

TN Comunità di Valle INFO Servizi idrici

Per il Comitato
Gianfranco Poliandri

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Viareggio: a 6 mesi dalla strage annunciata ! Trentuno morti zero indagati !

Pubblicato da slaicobastrentino su dicembre 21, 2009

riceviamo / diffondiamo

Viareggio: a 6 mesi dalla strage annunciata ! Trentuno morti zero indagati ! Il prossimo 29 sono sei mesi … e le cose da fare sono ancora tante, troppe. In primo luogo il risarcimento ai familiari delle vittime. Risarcimenti senza ricatti. I familiari delle 31 vittime debbono avere giustizia subito senza che siano sbattuti fuori dal procedimento penale. Hanno il pieno diritto ad essere parte del processo per rispetto e per contribuire alla ricerca della verità su quanto avvenuto il 29 giugno. Perché i 31 morti non siano uccisi una seconda volta ! Perché quanto avvenuto non abbia a ripetersi mai più ! Per questo l’Assemblea 29 giugno, mercoledì 16 dicembre ha fatto di tutto, anche con una nutrita presenza di ore di fronte al Principe di Piemonte, per avere “udienza” dalla “Task Force europea”, riunita a Viareggio il 16-17. E alle ore 18.30 siamo stati ricevuti ed abbiamo presentato le nostre proposte, elaborate al Seminario del 28 novembre nei locali del Dlf, sulla sicurezza nel trasporto ferroviario. Come lo stesso 2 dicembre scorso abbiamo partecipato a Roma all’audizione alla 8^ Commissione del Senato con il medesimo intento: continuare la battaglia per la sicurezza e la salute. Sicurezza, Verità e Giustizia: questo chiede da mesi la città di Viareggio L’Assemblea 29 giugno propone ai Comitati costituiti dopo la strage, alle realtà impegnate in questi mesi “per non dimenticare”, ai lavoratori e ai cittadini un salto di qualità nella mobilitazione, una mobilitazione più determinata affinché chi di dovere si metta veramente in moto. La proposta è ritrovarsi in tanti e tante in stazione alle ore 20,45 per bloccare, momentaneamente, due treni eurostar (uno proveniente da Pisa e l’altro da La Spezia) in transito a Viareggio dalle ore 21 alle ore 22. Sicuramente una proposta forte a fronte di risposte deboli (per non dire assenti) verso i familiari delle vittime, la città di Viareggio, la sicurezza in ferrovia. Il dibattito è aperto. A noi la parola (ed i fatti) per smuovere coerentemente e concretamente acque sempre più stagnanti. 20 dicembre 2009

Assemblea 29 giugno

assemblea29giugno@gmail.com       www.assemblea29giugno.info

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SARDEGNA:FERROVIE, BASTA MORTI SUL LAVORO

Pubblicato da slaicobastrentino su dicembre 20, 2009

riceviamo/diffondiamo

Stamattina un treno delle Ferrovie dello Stato è finito contro un masso che si è staccato da un costone roccioso all’altezza di Muros, vicino Sassari.

La locomotiva ha sbandato e uno dei due macchinisti è morto. La morte torna a colpire i lavoratori sardi delle ferrovie e i passeggeri (quasi sempre lavoratori sardi pendolari). A tre anni dalla tragedia del 2007,quando due automotrici si sono scontrate su un binario unico all’altezza di Macomer causando tre vittime (tutti lavoratori) e sei feriti gravi, nessuna opera di ristrutturazione e messa in sicurezza della rete ferroviaria sarda è stata approntata. Anzi, la chiusura di numerosi collegamenti, i continui tagli di personale, lo smantellamento del servizio merci e la conseguente emigrazione forzata di 200 lavoratori sardi verso l’Italia, dimostra chiaramente il fatto che Trenitalia sta abbandonando la Sardigna allo sbando, esattamente come il resto dei “servizi” dello Stato italiano. È utile ricordare che la rete sarda è tutta a scartamento ridotto, cioè presenta costi di costruzione e manutenzione molto minori: una rete tipica dei paesi ex-coloniali e poveri. Basta pensare che in tutta l’Europa lo scartamento ridotto è oggi ridotto a brevissimi tratti in aree marginali, mentre in America del Nord lo scartamento ridotto è sparito negli anni sessanta. La linea ferroviaria tra Sassari e lo snodo di Chilivani resterà bloccata per due giorni, isolando il nord Sardigna in un momento delicato dell’anno, in prossimità delle feste natalizie. Infatti mentre lo stato pensa di costruire opere faraoniche per arricchire gli speculatori italiani, in Sardegna c’è ancora il binario unico e quando succede un incidente o ci sono problemi di manutenzione di fatto il trasporto ferroviario si blocca. L’organizzazione dei lavoratori sardi A Manca pro s’Indipendentzia esprime la massima solidarietà al macchinista vittima della tragedia, alla sua famiglia e a tutti i suoi colleghi che a causa del colonialismo italiano subiscono da anni lutti e licenziamenti continui. A Manca pro s’Indipendentzia denuncia con forza lo stato di abbandono in cui versano tutti i servizi essenziali della nostra isola, a partire ovviamente dalla rete ferroviaria e viaria. Lo Stato italiano non ha alcun interesse ad investire qui i soldi che gli stessi sardi versano in imposte e che per statuto dovrebbero essere garantiti. Soltanto lo Stato dei lavoratori sardi potrà garantire quei sevizi essenziali per una collettività matura e moderna che oggi, in regime di colonialismo, ci sembrano un’utopia irrealizzabile!

A Manca pro s’Indipendentzia www.manca-indipendentzia.org

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Sfruttamento, inquinamento e sostanze cancerogene

Pubblicato da slaicobastrentino su dicembre 1, 2009

La società in cui viviamo considera normale che degli esseri umani perdano la vita o subiscano gravi infortuni sul lavoro con invalidità permanenti, e si preoccupa solo di contenere le perdite entro limiti considerati “accettabili” per non urtare l’opinione pubblica. In nome del profitto e dello sfruttamento del lavoro salariato, gli operai, i lavoratori continuano a morire sul lavoro e di lavoro. Per anni datori di lavoro e dirigenti – pur sapendo che certe sostanze cancerogene avrebbero avuto conseguenze gravissime sulla salute dei lavoratori – nella ricerca del massimo profitto non si sono fatti scrupoli, risparmiando anche sui pochi spiccioli per la sicurezza. Le sostanze cancerogene fatte usare nei processi industriali, sui luoghi di lavoro, dagli operai senza alcuna protezione da dirigenti e datori di lavoro che, pur sapendo dei rischi, nascondevano ai lavoratori i pericoli mortali a cui andavano incontro (come nel caso dell’amianto), hanno provocato gravi danni umani, sociali, ambientali.

Ogni anno migliaia di vite umane vengono sacrificate in una guerra non dichiarata che vede morti e feriti solo da parte operaia, da chi al mattino esce di casa per guadagnarsi da vivere e – spesso – a sera non ritorna . Ecco in sintesi le cifre di questa guerra:

1.300 lavoratori in Italia ogni anno vengono assassinati sui posti di lavoro o perdono la vita a causa degli infortuni sul lavoro, a cui vanno aggiunti altre 4 mila vittime delle malattie professionali.

Secondo l’Ufficio Internazionale del Lavoro, sono oltre 120.000 i decessi causati ogni anno da tumori provocati dall’esposizione all’amianto. Anche i dati forniti dalla Conferenza Mondiale sull’Amianto, che si è tenuta in Giappone nel 2004, parlano di oltre 70.000 persone che muoiono per cancro polmonare e circa 44.000 per mesotelioma pleurico.

L’amianto come tutte le sostanze cancerogene modifica la molecola del DNA delle cellule dell’organismo umano causando rotture o mutazioni chimiche, provocando malfunzionamento che sono all’origine dei tumori. Quindi non esistono soglie di sicurezza o tolleranza alle sostanze cancerogene. Anche una sola fibra di amianto può generare il mesotelioma. Per gli inquinanti cancerogeni non basta predisporre dispositivi di protezione individuali o collettivi per la riduzione del rischio.

Come movimento operaio e popolare noi siamo per il rischio zero e dobbiamo lottare per imporlo ai padroni. Non possiamo accettare sotto il ricatto del posto di lavoro di rimetterci la salute e la vita, e proprio per questo serve l’organizzazione.

 Molti di noi sanno per propria esperienza, e per i segni che portano nel corpo, che l’amianto ha creato e continua a creare gravi danni dal punto di vista umano, sanitario e ambientale; tuttavia questa verità trova molte resistenze ad essere riconosciuta. Le lotte di operai, lavoratori e cittadini che in questi anni si sono auto organizzati in Comitati e Associazioni hanno contribuito a rompere il muro di omertà e complicità con i responsabili di questi assassinii, facendo pressione sulle istituzioni, “costringendoli” a perseguire i responsabili e ottenendo in alcuni, pochi casi, un briciolo di giustizia. Tuttavia ancora molto rimane da fare

 Governi e istituzioni che riconoscono come legittimo il profitto, che arrivano a legalizzare punendo con una semplice ammenda gli omicidi e i morti sul lavoro e di lavoro, dimostrano la loro natura di classe e di essere al servizio solo di una parte ben precisa di cittadini: quella degli industriali responsabili di queste stragi operaie. Per troppi anni le istituzioni hanno tollerato e coperto questi omicidi.

Non si può subordinare la salute e la vita umana ai costi economici aziendali o ai bilanci dello stato. Senza rispetto per la vita umana, gli operai, i lavoratori continueranno a morire sul lavoro e di lavoro e le sostanze cancerogene presenti sul territorio, se non si eliminano bonificandolo, ad uccidere gli esseri umani e la natura.

Dobbiamo fare in modo che chi partecipa ai vari convegni delle associazioni – medici, ricercatori, tecnici, giudici, sindacalisti, politici o altro – prenda degli impegni ed esigere che vengano rispettati e non, come succede spesso, i dibattiti sull’argomento siano semplicemente una passerella.

Noi siamo contro la monetizzazione della salute e della vita umana e non possiamo accettare la “normalità” dei morti sul lavoro e di lavoro e che la nostra vita sia valutata da un tribunale dopo che ci siamo ammalati o morti.

Anche se non ci facciamo illusioni continuiamo a denunciare lo Stato Italiano che, non rispettando neanche la costituzione e spendendo miliardi di soldi pubblici per finanziare speculatori, banche, imprese a scapito della salute dei lavoratori e dei cittadini, è al servizio di una sola categoria di cittadini, quelli della classe borghese.

Il capitalismo, il sistema imperialista, nella ricerca del massimo profitto e dell’acuirsi della concorrenza commerciale, genera continuamente nuove guerre, armi di distruzione di massa e tecnologie che – inserite nel processi lavorativi e di produzione – portano nuove malattie e morte.

La crisi ha evidenziato una sostanziale identità di interessi fra i rappresentanti di “destra” e di “sinistra” del capitale nella difesa del sistema. Il capitalismo – anche quando rispetta e non trasgredisce le sue leggi, essendo basato sullo sfruttamento e sull’espropriazione dell’operaio, del lavoratore individuale e collettivo – rapina “normalmente” i proletari. Non abbiamo mai visto in Italia un padrone andare in galera per aver assassinato i lavoratori.

 Pensare di eliminare i morti sul lavoro e di lavoro sulla base dell’attuale sistema di produzione è come pensare di essere liberi pur essendo in prigione. Noi non ci limitiamo a piangerli ma continuiamo a lottare. Gli omicidi dei lavoratori non sono altro che il prezzo pagato dagli sfruttati sull’altare del profitto. Essi sono il prodotto del capitalismo industriale, il capitalismo “buono” che viene spesso contrapposto a quello “cattivo” della finanza e delle banche. Tuttavia ci opporremo con forza a che si facciano nuove leggi che concedono ancor più l’impunità ai padroni assassini.

 Anni di delega a partiti e sindacati che riconoscono la legittimità del profitto non hanno risolto i nostri problemi. La nostra esperienza ci dimostra che solo partecipando in prima persona, organizzandoci sui nostri interessi, la battaglia per la difesa della salute, contro lo sfruttamento degli esseri umani e la distruzione della natura può avere una prospettiva di vittoria.

Non basta che i diritti siano scritti sulla carta, non basta lottare per conquistarli: in questa società i diritti vanno difesi e riconquistati ogni giorno. Michele Michelino

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A TRE MESI DALLA STRAGE DI VIAREGGIO

Pubblicato da slaicobastrentino su settembre 16, 2009

riceviamo /pubblichiamo

Il bilancio della strage di Viareggio conta 31 vittime, alcune persone versano ancora in gravi condizioni, centinaia sono state evacuate. Tre bambini arsi vivi, famiglie intere distrutte, progetti, sogni, le fatiche di una vita spazzati via in un attimo, e non è stata una fatalità, ma un incidente sul lavoro.

Sono passati quasi tre mesi ed ancora nessuna responsabilità è stata accertata. In queste settimane si è assistito ad un ridicolo e patetico gioco di rimbalzi dall’uno all’altro dei soggetti palesemente responsabili.

L’8 settembre a Bruxelles, alla Conferenza europea sulla sicurezza in ferrovia, uno dei superstiti di via Ponchielli, luogo della strage, ha posto la domanda: ” … Vorrei sapere perché la zona ferroviaria del disastro è ripartita subito mentre la zona rossa devastata è rimasta sequestrata fino a pochi giorni fa ?”.

Una domanda legittima che ancora non ha avuto una precisa risposta se non quella del Ministro delle infrastrutture, Altero Matteoli, che ha detto: “Mica si poteva spezzare l’Italia in due!” Perché il ministro si sostituisce al magistrato ?! Il sequestro in questione, non è competenza della magistratura ? Oppure, anche di fronte ad una simile strage, è la politica del profitto che decide ?

I cittadini e le cittadine di Viareggio, dal 30 giugno, pretendono verità e giustizia e sugli striscioni hanno scritto: “31 morti 0 indagati“.

Per far sentire la voce della città abbiamo deciso di essere presenti, martedì 22 settembre, di fronte al Tribunale di Lucca.

19 settembre 2009 Assemblea 29 giugno

e-mail: assemblea29giugno@libero.it

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Sulla strage di Viareggio

Pubblicato da slaicobastrentino su luglio 1, 2009

 Al momento, 16 sono i morti. Decine i feriti ricoverati, di cui alcuni in condizioni disperate. Innanzitutto, esprimiamo il nostro profondo e sincero cordoglio alle famiglie delle vittime e dei feriti di questa immane tragedia In secondo luogo, dobbiamo denunciare le responsabilità e le omissioni di chi permette un simile stato di cose. E’ mai possibile far circolare in ferrovia, in mezzo alle città, queste bombe viaggianti ?! E’ mai possibile affidarsi a ditte private (in questo caso straniere) che non fanno la necessaria manutenzione ai carrelli-cisterne ?! E’ mai possibile permettere a questi treni merci di oltrepassare la frontiera senza accurati e approfonditi controlli ?! E’ mai possibile che in pochi giorni, solo in Toscana, siano deragliati 3 treni merci ?! E’ mai possibile che sempre in Toscana, in questi giorni, siano avvenuti altri 2 incidenti ferroviari (questa volta a treni viaggiatori, con un macchinista ferito al volto) ?! Incidenti ripetuti e risaputi che per la buona sorte non hanno causato morti e feriti tra i ferrovieri ed i viaggiatori come, purtroppo, è avvenuto in altre circostanze. Una storia che si ripete da anni (che i ferrovieri denunciano da anni !) e che la direzione dell’azienda Fs (con alla guida Moretti e Cipolletta) ha coperto, mascherato e falsificato, arrivando perfino ad infangare la memoria dei ferrovieri morti come responsabili degli incidenti. Sul caso di Viareggio, sono talmente scoperti, che non possono farlo; ma già stanno provvedendo a scaricare le loro responsabilità unicamente alla ditta privata. Come se chi si affida ciecamente a questi profittatori della vita di lavoratori, viaggiatori ed ora anche della vita dei cittadini, non avesse responsabilità e colpe ! Eccome se ne ha, e ne ha ancora di più quando si permette di cacciare dalla ferrovia, con il licenziamento, delegati addetti alla sicurezza eletti dai lavoratori, perché denunciano la mancanza di sicurezza in ferrovia. Da quel licenziamento, e dai provvedimenti disciplinari successivi nei confronti di altri ferrovieri, sono avvenuti altri incidenti che non fanno che confermare la giustezza di quelle denunce per prevenire effettivamente incidenti e stragi. Per questo, proprio per rispetto dei morti e di chi sta soffrendo in queste ore, dobbiamo dire la verità: è stata una strage annunciata e le solite lacrime di coccodrillo versate da lorsignori come l’infame tentativo di accollare le responsabilità ad altri (che pure le hanno) fanno veramente schifo. Per non continuare a piangere domani, organizziamo oggi la prevenzione !

Per non continuare a recriminare domani, organizziamo oggi la lotta ! Invitiamo ferrovieri, lavoratori, cittadini a partecipare all’Assemblea a Viareggio nei locali del Dlf, via Machiavelli 257, al 1° piano sopra la mensa, Venerdì 3 luglio alle ore 17.30 [30 giugno 2009]

 - Comitato di solidarietà e sostegno a Dante De Angelis – Collettivo lavoratori e lavoratrici della sanità di Massa e Versilia – Primomaggio (foglio per il collegamento tra lavoratori, precari, disoccupati)

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A FIANCO DEI LAVORATORI E DEI CITTADINI DI VIAREGGIO

Pubblicato da slaicobastrentino su giugno 30, 2009

 

Si spendono montagne di euro per le linee dell’alta velocità e per le cosiddette grandi opere, ed intanto la situazione delle ferrovie e dei trasporti è sempre più degradata. Viene sempre più ridotto il numero dei i lavoratori destinati a vigilare sulla sicurezza dei trasporti e della viabilità ferroviaria. I controlli se non sono inesistenti, vengono affidati a ditte private. I morti di Viareggio non sono una fatalità, ma un crimine provocato dalle politiche di privatizzazione, dalle esternalizzazioni, dalla crescente violazione delle più elementari norme di sicurezza. Continuamente a rischio non è solo la vita dei lavoratori delle ferrovie, ma anche quella deiviaggiatori, in particolare dei pendolari. A rischio è però anche la vita dei cittadini che di fronte ai treni carichi di sostanze nocive, tossiche ed esplosive, che attraversano quotidianamente i centri abitati rischiano di venire sommersi da nubi tossiche o coinvolti in esplosioni come quella accaduta a Viareggio.

La migliore solidarietà con i lavoratori ed i cittadini di Viareggio colpiti da questa tragedia è la lotta per difendere ed affermare gli interessi dei lavoratori contro la legge del profitto, le politiche dei governi di centro-destra e centro-sinistra, le complicità dei sindacati confederali.

Slai Cobas Trentino

 

 

 

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26 MAGGIO SARAS (Cagliari) : altri morti sul lavoro

Pubblicato da slaicobastrentino su maggio 30, 2009

riceviamo e pubblichiamo volentieri un articolo che ci sembra evidenzi la situazione di  doppia oppressione degli operai e dei lavoratori sardi

clikka sul file pdf : Ai lavoratori sardi la morte, ai padroni italiani i profitti !

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AGGIORNAMENTO COSTI GRANDI OPERE SULL’ASSE DEL BRENNERO

Pubblicato da slaicobastrentino su maggio 19, 2009

Per avere un’idea sufficientemente precisa di quanto costeranno ai lavoratori trentini ed a quelli italiani le “grandi opere” sull’asse del Brennero al servizio dei padroni,del capitale finanziario italiano ed europeo e delle grandi imprese  di costruzioni, vedi il lavoro di C.Campedelli e G.Poliandri (BZ-TN 6.5.2009)

CLIKKA QUI SUL FILE  pdf :  BBT e tratte Sud COSTI schema aggiornato versione 05 2009-05-06

Ricordiamo che questo nuovo gigantesco furto che si prospetta sarà pagato dagli operai, dai lavoratori e dagli strati popolari con più tasse e meno servizi pubblici. Queste “opere” servono a scaricare la crisi sui lavoratori, a distribuire profitti e privilegi tra le varie categorie di padroni e banchieri (italiani ed europei) e spianano la strada al soggiogamento economico e finanziario degli operai e dei popoli dei paesi dell’Est (sistema dei corridoi a cui appartiene l’ “opera” del Brebbero).

Ricordiamo che sia la Lega che il Centro-Sinistra che su questo versante colleaborano organicamente con Berlusconi e Fini, sono tutti artefici di questo furto, di questo massacro dell’ambiente, di questo nuovo assalto alle tasche, ai servizi ed alla salute degli strati proletari e popolari !!! 

Mandiamoli tutti a casa, potere  al popolo !!!

lavoratori dello SLAI-COBAS

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MANIFESTO: BASTA MORTI SUL LAVORO

Pubblicato da slaicobastrentino su aprile 1, 2009

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SERVIZI PER UTENZA PSICHIATRICA: LO STRESS E’ MOTIVO D’INFORTUNIO

Pubblicato da slaicobastrentino su gennaio 29, 2009

Riportiamo una notizia importante per i tanti operatori ed educatori che operando nel campo dell’assistenza e della riabilitazione sono costantemente a contatto con un utenza che spesso presenta problematiche psichiatriche anche rilevanti. L’Inail ha riconosciuto che lo stress può essere causa d’infortunio. In questo caso si è trattato di uno psichiatra, ma è ovvio che se vale per uno come lui deve a maggior ragione valere per i lavoratori che, spesso in stato di rilevante abbandono, subiscono l’onere maggiore del disagio lavorativo.

Slai Cobas del Trentino

CLIKKA qui sotto per leggere il pdf:

inail-lo-stress-e-motivo-dinfortunio

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Difendere la sicurezza degli operatori sanitari, degli educatori e degli OSA/OSS

Pubblicato da slaicobastrentino su maggio 4, 2008

Nel 2007 l’allora Ministero della salute diramava un documento (in 15 pagine) intitolato “Raccomandazioni per prevenire gli atti di violenza a danno degli operatori sanitari”. Si tratta di un materiale utile sotto certi profili perché dà comunque il senso di una necessità di fondo, quella relativa alla tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori che operano nel campo sanitario, educativo, socio-assistenziale, terapeutico-riabilitativo ecc. Si tratta di lavoratori che quotidianamente sono spesso costretti ad operare in condizioni di pericolo.

Come slai-cobas ricordiamo che i lavoratori hanno diritto ad essere tutelati e quindi  a richiedere condizioni di lavoro sicure alle imprese, alle cooperative ed alle amministrazioni ecc. da cui dipendono.

 CLIKKA qui sotto per leggere il documento :

raccomandazioni-per-prevenire-atti-di-violenza

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Stanislaw Gradalski, BASTA MORTI SUL LAVORO

Pubblicato da slaicobastrentino su marzo 18, 2007

Comunicato stampa : Stanislaw Gradalski, BASTA MORTI SUL LAVORO
morto in un magazzino di Spini di Gardolo lo scorso venerdì era emigrato dalla Polonia in cerca in lavoro. Da poco più di un anno lavorava a Trento. Ha trovato una morte probabilmente evitabile lavorando per una comunità e per una terra che non era la sua. Nessuno, tra tutti quelli che non perdono occasione per criticare strumentalmente gli extracomunitari ed gli immigrati, ha speso una parola di cordoglio e ringraziamento. Il Sindaco di Trento Pacher non ha rilasciato dichiarazioni alla stampa, non ha decretato lutti cittadini, non ha indetto cerimonie di commemorazione. Ogni anno centinaia di operai muoiono sul posto di lavoro mentre contribuiscono a produrre i beni che ci occorrono per la nostra vita ed il nostro benessere. Muoiono mentre compiono, a differenza di tanti speculatori e parassiti, un servizio per la collettività, ma singolarmente, la loro morte, così come la loro vita, contano infinitamente meno di tante altre. Tutto questo può essere solo l’espressione di una società ingiusta ed ipocrita che mette al primo posto gli interessi del profitto e che è distante, nella gestione dell’economia e dello stato, dagli interessi dei lavoratori e della gente comune. Diciamo basta con le morti sul lavoro, basta con le malattie professionali, basta con il terrore quotidiano con cui i lavoratori devono convivere di fronte alla mancanza di tutele e di sicurezza. Questa guerra subdola contro i lavoratori deve cessare. Bisogna smettere di fare finta di nulla quando si ammala o muore l’ennesimo operaio. I lavoratori hanno bisogno di uno Stato che li tuteli di fronte ai padroni che hanno tutto l’interesse a risparmiare sulla sicurezza. I lavoratori hanno bisogno di turni e ritmi di lavoro che consentano un pieno recupero delle energie fisiche e psichiche. I sindacati confederali stanno abdicando su tutta la linea al loro ruolo di garanti degli interessi dei lavoratori. Gli operai morti pesano sulla loro coscienza oltre che su quella dei padroni e dei politici. Di fronte a tutto questo è necessario che i lavoratori prendano il mano la difesa dei propri interessi e costruiscano i cobas per dare vita ad un nuovo sindacato.

Slai Cobas del Trentino
18 Marzo 07

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SFIORATO IL DRAMMA ALL’ATICARTA

Pubblicato da slaicobastrentino su ottobre 19, 2006

LEGGI IL COMUNICATO STAMPA DELLO SLAI-COBAS ATICARTA

CLIKKA SUL FILE PDF  sfiorato il dramma all ATICARTA

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La sicurezza sul lavoro deve tener conto anche dei problemi psichici ricollegabili all’attività lavorativa del dipendente

Pubblicato da slaicobastrentino su dicembre 4, 2005

Un interessante artcolo tratto dal sito http://www.omceo.to.it/ sulla questione della tutela della salute e della siciurezza dei lavoratori incentrato in particolare sulla questione del mobbing e del burn out. In questo articolo del 2005 a cura dell’ordine dei Medici chirurghi e degli Odontoiatri di Torino viene parzialmente, ma comunque utilmente, ripercorsa la giurisprudenza in materia.

Leggi l’articolo CLIKKA sul file pdf:

la-sicurezza-sul-lavoro-deve-tener-conto-anche-dei-problemi-psichici-ricollegabili-all

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AUMENTA LO STESS SUL LAVORO

Pubblicato da slaicobastrentino su novembre 27, 2005

 

Mentre l’intensificazione del lavoro tende ad accentuarsi parallelamente all’incremento della flessibilità e della precarietà, le conseguenze connesse allo stress lavorativo (come, ad esempio, il burnout) sono sempre più pesanti e diffuse.
Lo afferma un’indagine curata Fondazione europea per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro, su un campione di lavoratori di sette Stati, precisamente: Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Olanda, Spagna e Svezia.

L’indagine cerca di valutare la misura e la prevalenza dello stress correlato al lavoro ed analizza il ruolo di fattori che contribuiscono alla sua insorgenza, quali ad esempio l’insicurezza dell’occupazione.

Nuovi settori a rischio di stress connesso al lavoro risultano quelli della sanità, dei servizi sociali e dell’istruzione; comparti nei quali vi è una prevalenza di donne e nei quali le lavoratrici risultano più colpite da tali conseguenze rispetto ai loro colleghi uomini.
Nel Nord Europa si registra invece un uguale incremento di stess correlato al lavoro tra uomini e donne.

Il calcolo dei costi dello stress connesso al lavoro non è semplice; per una stima l’indagine prende ad esempio i dati provenienti dalla Germania, dove le Autorità stimano che il costo dell’assenteismo dovuto a disturbi psicosociali sia di circa 3 miliardi di euro.
Lo stress correlato al lavoro è un fattore al quale è attribuito l’ampio incremento di questo tipo di assenze. Malgrado l’aumento dei costi dovuti a tale fattore, gli autori dell’indagine rilevano la scarsità delle ricerche sull’argomento.

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Acquafil Texile : infortuni una guerra contro i lavoratori

Pubblicato da slaicobastrentino su gennaio 10, 2003

Il grave infortunio di venerdì sera all’Acquafil Texile (ex-Gardafilo) che ha coinvolto un operaio tunisino di 55 anni è l’ennesimo episodio di una vera e propria guerra che operai e  lavoratori sono costretti a subire sui posti di lavoro.

Solo nel Trentino si calcola una media di 15 morti annui, mentre ben 11.000 sono gli infortuni non mortali denunciati all’INAIL, a questi ultimi andrebbero aggiunti almeno altrettanti infortuni cosiddetti minori che, su pressione dei vari padroni, grandi e piccoli, non vengono denunciati.

Leggi tutto CLIKKA su:

01_03_Acquafil Texile Rovereto_infortuni guerra contro i lavoratori

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SALUTE E SICUREZZA: LA UIL IMBROGLIA I LAVORATORI

Pubblicato da slaicobastrentino su febbraio 11, 2002

La proposta della UIL e dell’ANMIL relativa all’attivazione di un corso di laurea breve per tecnici della prevenzione negli ambienti e nei luoghi di lavoro se pure può apparire accattivante è in realtà la riproposizione di quella logica concertativa che già ha avuto effetto devastante oltre che sui salari e sui diritti dei lavoratori anche sulla stessa salute dei lavoratori.
La concertazione ha operato riducendo la salute e la sicurezza dei lavoratori ad oggetto di contrattazione e di scambio, qualcosa cioè su cui chiudere, se necessario, un’occhio o entrambi in cambio di maggior potere di cogestione. Rispetto all’operato delle istituzioni preposte alla sorveglianza, la concertazionei è tradotta di fatto nel perpetuarne la scarsa presenza, incisività e visibilità.
La proposta della UIL e dell’ANMIL che rischia di tradursi in ulteriore fonte di privilegi per sindacalisti “distaccati” o riciclati, insegnanti o “allievi”, sposta oltrettutto l’attenzione dai veri problemi. E’ necessario che i lavoratori possano essere i protagonisti della salvaguardia della propria salute e sicurezza, a tal fine è necessario che non corrano il rischio di diventare oggetto di rappreseglie e licenziamenti discriminatori. Oggi i lavoratori sono quasi del tutto privi di diritti e di tutele, quelli delle imprese sotto i 15 dipendenti, quelli a tempo determinato, quelli aticpici, gli interinali ecc, sono ultraricattabili. La flessibilizzazione e precarizzazione costringe spesso i lavoratori a sacrificare il diritto alla propria sicurezza. Sino a quando la UIL e gli altri sindacati confederali non cambieranno indirizzo su queste questioni di fondo non hanno il diritto di presentarsi come tutori della salute dei lavoratori.
L’altro problema di fondo è che non si tratta di inventare nuove figure professionali dalle dubbie competenze con il rischio poi di offrire ulteriori pretesti per lo smantellamento delle istituzioni già esistenti fondate sull’operato di precise figure professionali. Sono queste strutture che vanno potenziate, è l’organico del personale ispettivo che va drasticamente accresciuto.
Gli infortuni sul lavoro specie nel settore artigianale sono sottostimati. E’ notorio che spesso l’operaio non denuncia un infortunio avvenuto sul lavoro come tale, bensì a domicilio. In tal modo il padrone viene meno penalizzato sotto il profilo della tenuta del registro infortuni, sotto quello dell’immagine pubblica e del costo del lavoro I controlli da parte della Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari sono irrisori. Gli ispettori sono in numero totalmente insufficiente e le visite d’ispezione vengono in qualche modo preannunciate dalle procedure burocratiche che consentono che il padrone possa mettersi, per l’occasione, in regola.
Bisogna invertire la tendenza. Togliere la competenza del controllo dell’ambiente di lavoro al padronato, ridarla ai lavoratori e agli appositi istituti di sorveglianza, in primo luogo al Servizio Sanitario Provinciale, dotarlo di personale idoneo in numero e soprattutto qualità professionale. Soprattutto è necessario, contro le logiche e le pratiche concertative, coniugare la lotta per la salute e la sicurezza con la lotta contro la flessibilizzazione e la precarizzazione, l’incremento dei ritmi di savoro, l’attacco al diritto di sciopero, all’art. 18 e allo statuto dei lavoratori.

il Coordinamento Provinciale Slai-Cobas

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