SLAI COBAS TRENTINO ALTO ADIGE

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    Cari Compagni ed Amici Abbiamo cercato di impostare il blog in modo da contribuire all’informazione, alla denuncia di particolari situazioni lavorative, alla formazione, alla solidarietà di classe. In questo senso abbiamo voluto concepire il blog come uno strumento al servizio della difesa dei proletari e dei lavoratori ed abbiamo cercato in queste prime settimane di pubblicare materiali (notizie, volantini, documenti ecc.) che potessero servire a sviluppare idee, competenze, organizzazione ed opposizione. Pensiamo che il blog se da un lato deve porsi al servizio di un processo collettivo, dall’altro a sua volta deve venire costruito in un processo collettivo. Un blog di questo tipo ha tanto maggiore senso quanto più contribuisce a stimolare e valorizzare la partecipazione e gli apporti del compagni e dei lavoratori. Non viviamo più nel ventesimo secolo e questo vuol dire che i lavoratori hanno orami accumulato enormi competenze nei campi più disparati, il problema è che queste conoscenze vengono prevalentemente coltivate in modo individuale e spesso individualistico, non vengono socializzate e tradotte in un processo costituente di una nuova collettività. Senza cultura proletaria non ci può essere un reale movimento di trasformazione sociale e politico, ma questa cultura non va inventata dal nulla, quanto costruita attraverso un processo di generazione collettiva. Una cultura innovativa capace di unificare e ricomporre i lavoratori può diventare una forza in grado di cambiare il mondo. Per quanto ci riguarda vi chiediamo di costruire il blog insieme a noi rendendolo tra l’altro uno strumento utile per la difesa dei lavoratori. Tramite il blog altri lavoratori potranno entrare in rapporto con lo slai cobas del Trentino scegliendo liberamente il livello di questo rapporto. Apposite pagine del blog sono quindi destinate alla pubblicazione, alla segnalazione ed alle denunce, alle richieste d’informazione ecc. Ormai i blog stanno diventando un mezzo di comunicazione e di dibattito capace di concretizzarsi nella formazione di reti di relazioni, iniziative collettive e movimenti. Speriamo di non essere da meno di tanti politici di potere, di tanti servi intellettuali e vip, di tanti esponenti di una ‘sinistra’ marcia. Tutte queste bande di privilegiati e parassiti usano utilmente il web vecchio e nuovo al servizio degli interessi di una parte ristretta della società. Spetta ai proletari, ai lavoratori ed agli strati popolari usare tutti i mezzi di comunicazione in modo competente e creativo al servizio degli sfruttati.
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LICENZIAMENTI DI MASSA ALLA EUROCOIBENTI E ALLA ISOLSUD

Pubblicato da slaicobastrentino su febbraio 25, 2012

riceviamo/diffondiamo

Siamo all’epilogo del teatrino messo in piedi in Fincantieri a Marghera per liberarsi di 150 operai oramai già spremuti dal lavoro e troppo sindacalizzati:

annunciati i licenziamenti di massa alla Eurocoibenti e alla IsolSud
E’ da oltre un anno che Eurocoibenti, o meglio l’allora suo amministratore e fondatore Giuseppe Corradengo, ha annunciato la messa in liquidazione della società.

Una società che ha vissuto per oltre 10 anni dentro Fincantieri in appalti di fatto irregolari, con modalità esecutive e direzionali tali da costituire di fatto una gallina dalle uova d’oro per Fincantieri, e per le società. oltre che per la Eurocoibenti stessa, che hanno “gestito” interposizione fittizia di manodopera in maniere diverse lungo oltre un decennio.

Una società quasi leader in italia nel settore navale, la Eurocoibenti, attiva a Palermo, ad Ancona, a Monfalcone, oltre che a Marghera, che “CHIUDE”, probabilmente per riaprire dopo, a cose fatte. Analogo passaggio per la ditta gemella, Isol Sud. Operai di Palermo, come la sede delle due società, e in gran parte, del Bangladesh.

L’ostacolo, per questa operazione del tutto malandrina verso i lavoratori che resteranno a casa, per essere un domani sostituiti da altri, più giovani e meno sindacalizzati, era costituito da un lato dal “ciclo produttivo” di Fincantieri a Marghera, che prima che terminasse una nave Costa, ne iniziava un’altra.

Ora, nonostante otto nuovi ordini di inizio 2011, ne sono partite solo tre.

A Marghera si è voluto attendere.

E’ cambiato il management, (ma non il capo dell’ufficio del personale di Marghera), di modo da non poter essere criticato alcun dirigente, si è parlato di crisi, si è data copertura alla cassa integrazione da parte dei media che hanno di fatto coperto il management “privatizzato” nella logica, della impresa PUBBLICA Fincantieri.

Così il “vuoto produttivo” è diventato da una parte una mossa precisa per permettere a molte aziende di chiudere in sordina, usando “cassa integrazione in deroga”, peraltro senza copertura INPS per mesi e mesi, con i lavoratori immigrati spinti ad abbandonare l’Italia, dall’altro, un “banco di prova” di come per l’ennesima volta ma in forma diversa, costruire un dissipamento del PATRIMONIO PUBBLICO NAZIONALE.

Infatti, Fincantieri è estremamente presente negli “States”, dove fa profitto in campo militare, commerciale ed in vari siti e situazioni.

Quindi a Fincantieri non interessa che i siti italiani perdano quattrini o vengano dissipati.

Logica da management, NON LOGICA NAZIONALE.

NON LOGICA DI IMPRESA.

La Fiom si è battuta male e poco contro tutto questo. Vero è che ci sono state le rivolte a Castellammare, a Palermo, a Genova, e numerose lunghe lotte anche a Monfalcone e Marghera, ma non c’è stato lo sputtanamento del RAZZISMO e dello SCHIAVISMO sotteso a queste scelte, tese appunto a riprendere SENZA INTRALCI, DOPO, con “carne fresca” e soprattutto, senza Cobas tra le palle.

La ns.estensione è notevolmente cresciuta, apriamo vertenze ora anche a Monfalcone e Genova, tra mille ostacoli certo, ma con una crescente coscienza di vari settori e di più nazionalità, di lavoratori immigrati.

Ma senza alcun appoggio, se non, a volte, da dove non te lo aspetteresti certo.

Ora il caso Eurocoibenti punta all’INEVITABILE SOLUZIONE della “mobilità”.

Siamo contrari.

Eurocoibenti la invitiamo a recedere dalla scelta fatta, che secondo noi era già stata annunciata sia nel settembre-ottobre-novembre 2010, con fraudolente casse integrazioni finalizzate addirittura al licenziamento di lavoratori in aspettativa all’estero, sia nel dicembre 2010, sia con l’annuncio nella primavera 2011 di 30 esuberi (e poi i numerosi contratti a tempo determinato alla Isol Sud a lavorare insieme, a dimostrarne la strumentalità).

Motivo per cui vi erano state numerose azioni antisindacali da parte di Eurocoibenti, sempre negate e sempre ricamuffate in avanti da Eurocoibenti, passando per le rotture annunciate con Fincantieri e Isolfin Romagnola, poi per i licenziamenti politici di Pietro e Faruk, poi per le conciliazioni monocratiche su numerosi ammanchi in busta paga a marzo-aprile-maggio 2011, infine con la annunciata disponibilità alla cassa integrazione, per giungere oggi all’annuncio della procedura di licenziamento collettivo. Fittizia, irregolare, illecita.

La lotta è stata frenata dal ruolo assunto dalla Cgil, che di fatto è stato funzionale a contenerla anziché a spingerla laddove avremo voluto noi, proprio per evitare questo epilogo di questa messinscena.

Ci auguriamo ancora, che si possa giungere al mantenimento dell’organico ed alla CIG, con tutte le garanzie di anticipazione possibili ed impossibili, anche alla luce dell’ottimo anche se tardivo risultato annunciato oggi per gli operai della Nuova Pansac.

Ma in ogni caso, la verità è questa.

Questo epilogo è stato curato e preparato con cura, un lavoro di 18 mesi per giungere a lasciare per strada 120 lavoratori di Eurocoibenti e almeno 30 di Isol Sud.

Il nostro compito non finisce qui.

Nè si concluderà in relazione all’incontro sindacale previsto in Provincia il 7 marzo, dopo che Eurocoibenti ha disdetto quello del 20 febbraio (2°sciopero questo mese) successivo all’incontro del 9 febbraio in cui c’è stato il presidio e l’incontro con tavoli separati in Provincia a Mestre.

Sia che Cgil punti ancora i piedi per escluderci dalla riunione, sia che qualcun altro, chissà perché, ci venga a dire che c’è stato l’accordo sulla mobilità, a tavolino, dalla solita os di turno confederale.

Siamo contro il licenziamento di questi lavoratori. E’ un delitto.

Abbiamo già annunciato a Fincantieri ed a tutte le ditte coinvolte che procederemo con i ns.studi legali anche nei loro confronti per qualsiasi mancanza economica e soprattutto per il posto di lavoro. Questo infatti è un appalto illecito. Giunti a questo punto è ciò che emerge con chiarezza.

La lotta continua.

SLAI COBAS MARGHERA per il sindacato di classe

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Arcese licenzia in Italia, assume in Romania e prende soldi pubblici

Pubblicato da slaicobastrentino su febbraio 24, 2012

segnaliamo il seguente link e riportiamo il relativo articolo

http://www.linkiesta.it/arcese-romania

24 febbraio 2012 – 08:35

Inchiesta
Arcese licenzia in Italia, assume in Romania e prende soldi pubblici
Andrea Moizo

A lanciare l’allarme sono i sindacati: Arcese, azienda trentina dell’autotrasporto, una delle più grandi in Italia, licenzia circa un quarto dei dipendenti italiani mentre usufruisce di aiuti pubblici e, soprattutto, mentre assume in Romania. L’azienda, che dovrebbe chiudere il terzo bilancio in rosso, per ora non commenta, né parla la Provincia di Trento. Ma intanto il Senato aiuta il settore del trasporto su gomma a non subire la concorrenza di quello su rotaia.

24 febbraio 2012 – 08:35

L’allarme è partito pochi giorni fa dal responsabile del Sindacato di Base Multicategoriale di Trento, Fulvio Flammini: Arcese Trasporti Spa, con sede ad Arco (Trento) una delle più grandi società italiane di autotrasporto, guidata da Eleuterio Arcese, presidente di Anita (associazione di categoria aderente a Confindustria), «ha avviato lo scorso 30 gennaio le procedure di licenziamento collettivo per 190 autisti, 10 operai e 50 impiegati, praticamente un quarto dei dipendenti (in Italia sono circa 1.100, 4mila in tutto il mondo, nda)».

Consapevole che la crisi del settore è forte, Flammini ha tuttavia sottolineato almeno tre aspetti peculiari dell’iniziativa: «Ci sono voluti 20 giorni perché, indirettamente, venissimo a sapere che Arcese – seguendo la normativa che prevede che in caso di richiesta di mobilità l’azienda convochi solo le sigle firmatarie del contratto nazionale – aveva, per avviare la procedura, già incontrato due volte a Roma (8 e 17 febbraio) i responsabili di Cgil, Cisl e Uil. Che evidentemente non hanno ritenuto opportuno comunicare alla totalità dei dipendenti che un quarto di loro rischia il licenziamento». Un comportamento dei sindacati maggiori che Flammini riconduce ai dissidi fra le associazioni dei lavoratori in seno ad Arcese: «Sono mesi che, insieme agli altri sindacati di base (Slai Cobas e Confederazione Cobas) cerchiamo di eleggere le Rsu, subendo il boicottaggio della “triplice”, che, consapevole di essere minoritaria, continua a ostacolare la nomina».

Giuseppe La Pietra, responsabile provinciale di Fit Cisl (la sezione del sindacato dedicata ai trasporti) ha replicato a Flammini, sostenendo che «non è stato comunicato nulla per il semplice fatto che l’azienda non ha presentato un preciso piano di impresa: non avendo dati certi, non potevamo dare notizia di alcunché, anche perché la procedura di mobilità non è stata da noi accettata e non è partita. Nel secondo incontro, quindi, il tavolo è saltato e adesso aspettiamo una convocazione dal Ministero, dopo che la Provincia non ci ha invitato al vertice organizzato con l’azienda (il 21 febbraio, nda)».

Il rapporto fra la Provincia di Trento – nello specifico rappresentata dall’assessore all’Industria Alessandro Olivi – e Arcese è proprio il secondo aspetto peculiare evidenziato da Flammini, ricordando l’operazione di leaseback con cui l’ente nel 2009 comprò da Arcese per 18,6 milioni di euro un’area di 47mila mq per poi riaffittarla all’azienda. Come ricordato dalla Provincia stessa (pag.45), l’operazione mirava allo sviluppo del traffico su rotaia e vincolava l’azienda a mantenere 791 dipendenti nelle sue sedi in provincia di Trento. «Sorvolando sulle modalità con cui si è mascherato un contributo pubblico ad un’azienda del territorio in crisi, questa è la ragione» ha commentato Flammini «per cui chiediamo innanzitutto che la Provincia faccia pressione perché Arcese, prima della mobilità, faccia richiesta di misure più idonee a garantire la salvaguardia del lavoro, come ad esempio la cassa integrazione straordinaria (fra una settimana terminerà quella ordinaria per 168 dipendenti, nda), e secondariamente che pretenda da Arcese la restituzione dei 18,6 milioni, essendo venuta meno la clausola del mantenimento dell’occupazione. Se ciò non avverrà denunceremo il fatto alla procura competente e poi ci rivolgeremo anche all’Inps per le ‘strane’ casse integrazioni che in Arcese hanno preceduto i licenziamenti».

Il riferimento alla procedura di cassa integrazione ordinaria in essere, avviata due anni fa, chiama in causa il terzo punto oscuro della vicenda. Sia Flammini che il collega Antonio Mura (in un’intervista al Trentino), infatti, hanno affermato che, a fronte dei tagli operati da Arcese da tre anni a questa parte nella forza lavoro italiana, soprattutto fra gli autisti, la società avrebbe cominciato a cercare e ad assumere personale comunitario, ma proveniente da paesi esteri (Slovacchia e Romania in particolare), immatricolando molti dei suoi mezzi in paesi in cui sono state aperte apposite filiali (l’ultima in Romania). Il che stonerebbe con i soldi che il contribuente (attraverso l’Inps) spende per pagare il personale di Arcese in cassa integrazione.

Difficile naturalmente trovare conferme ufficiali a tale pratica. Certo che a farsi un giro fra i forum dei camionisti rumeni e i siti di annunci di offerte di lavoro a Bucarest e dintorni parrebbe che presso Arcese Transport Srl (società di diritto rumeno con sede a Cluj) le assunzioni siano fioccate, anche in tempi recenti (si veda ad esempio qui, qui e qui).

L’azienda – che dovrebbe chiudere il terzo bilancio negativo di fila (-16,8 milioni di euro nel 2009 e -19,6 l’anno dopo) con un fatturato in calo (circa 250 milioni contro i 288 del 2010) – ha per ora mantenuto il riserbo: «Preferiamo non commentare. Stiamo cercando di uscire da questa situazione tutelando il più possibile i dipendenti e un gruppo che dà lavoro non a 250 persone, ma a 4mila» ha commentato Aurora Arcese. Nonostante un giorno e mezzo di approcci con il suo ufficio stampa l’assessore Olivi non ha invece trovato il tempo di rispondere alle nostre domande e di fornire un resoconto del meeting con l’azienda.

A proposito di politiche per l’intermodalità e dello switch dalla gomma alla rotaia, è curioso (quanto forse intempestivo), infine, che proprio Anita abbia diffuso questo comunicato: «La Commissione Esteri del Senato ha votato un provvedimento che conferma la volontà dell’Italia di escludere le infrastrutture per il trasporto dall’accordo internazionale che tutela il sistema ambientale alpino. Siamo soddisfatti che il Senato abbia confermato la decisione assunta dalla Camera nel 2010, sostenuta dal precedente Governo e dalla Consulta generale per l’autotrasporto e la logistica. Si tratta di un risultato importante che auspichiamo venga approvato definitivamente in aula», ha dichiarato Eleuterio Arcese, presidente di Anita. «La ratifica del Protocollo trasporti comporterebbe la rinuncia del nostro Paese alla costruzione e al potenziamento delle infrastrutture stradali sulle Alpi, con inevitabili ripercussioni sul traffico stradale dell’arco alpino, già penalizzato da misure restrittive di transito. Una limitazione al traffico stradale di merci, in assenza di una valida alternativa ferroviaria, penalizzerebbe non solo l’autotrasporto ma l’intero sistema economico italiano».

Speriamo che prossimamente Arcese possa spiegare anche quale parte dei soldi necessari a costruire «una valida alternativa ferroviaria» sulle Alpi, da decenni mancanti, venga ogni anno spesa dallo Stato per tenere in piedi i bilanci delle aziende di autotrasporto

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LICENZIAMENTI ARCESE: SBM, secondo comunicato stampa

Pubblicato da slaicobastrentino su febbraio 21, 2012

Spettabili Redazioni,

pare che la nostra denuncia di ieri, che svelava una trattativa segreta fra la dirigenza ARCESE e CGIL-CISL-UIL di categoria sui 250 licenziamenti previsti per i prossimi giorni, abbia sollevato un vespaio.

Chi dichiara che si sta lavorando in sede sindacale per una soluzione mediata a favore del “patrimonio umano, chi afferma che si passerà alla Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria e poi si vedrà fra 12 mesi, chi vuole capire il piano d’impresa ed altre amenità.

 

Restano, però, due cose incontrovertibili dopo la nostra pubblica sortita:

a) se non denunciavamo ieri sera la vicenda ai mass media, tutto sarebbe passato in sordina. Un colosso dell’autotrasporto merci (ARCESE TRASPORTI), l’equivalente della FIAT per l’industria automobilistica - il cui titolare è capo degli autotrasportatori di Confindustria (Eleuterio Arcese) ed amico di Emma Marcegaglia (con la quale è in affari, visto che effettua trasporti per conto della di Lei società) – licenzia 250 lavoratori ed i sindacati ufficiali non convocano prima un’assemblea, non dicono nulla ai loro rappresentati, fanno ben due trattative (praticamente) segrete a ROMA.

Non è mai esistito nella storia sindacale che, a fronte di massicci licenziamenti, CGIL-CISL-UIL tengano tutto segreto!

A meno che le finalità non siano altre…

b) appena la notizia dei licenziamenti è divenuta di pubblico dominio, i protagonisti (azienda e sindacati) sono entrati in fibrillazione. Ora partono le convocazioni in Provincia (leggasi assessore OLIVI) per capire cosa stia succedendo, CGIL-CISL-UIL fanno la corsa a dichiarare che “salveranno” i lavoratori, dopo aver loro nascosto la verità. Il direttore del personale - adesso tutto conciliante nelle dichiarazioni ai mass media (quelle sulla tutela del ”patrimonio umano” o “patrimonio di autisti“, quasi stesse parlando d’una specie in via d’estinzione o d’una pianta rara!) - non dice che negli incontri rispettivamente tenutisi a Roma mercoledì 8 febbraio 2012 e venerdì 17 febbraio 2012 ha espressamente dichiarato per iscritto: “L’azienda ha fermamente ribadito ed ulteriormente illustrato la sussistenza degli esuberi così come illustrati, insieme alle relative motivazioni, nella lettera di apertura della procedura” per i 250 licenziamenti (verbale 8/2/12); e pochi giorni dopo: “L’azienda ribadisce le cause che hanno prodotto l’eccedenza di personale e dichiara che non sussistono i presupposti per porre in essere le misure richieste che ritiene inidonee a risolvere la situazione di eccedenza di personale attualmente esistente, come ampiamente illustrata nella lettera di apertura della procedura” per i 250 licenziamenti (verbale 17/2/12).

Ora le ipotesi sono due. O il direttore mente ai mass media (e, in Italia, sai che novita?), visto che in sede sindacale ha dichiarato esattamente il contrario di quanto riferito ai giornalisti, oppure stanno preparando qualcos’altro che non deve essere conosciuto pubblicamente. E ciò spiegherebbe la trattativa tenuta nascosta!

La vergogna più grande – su questo punto insistiamo! - sono però i comportamenti di CGIL – CISL – UIL: 250 licenziamenti tenuti nascosti! Ma dove siamo arrivati? I confederali difendono o non difendono i lavoratori? Chi – fra Loro addetti all’informazione – hanno mai avuto cognizione in Trentino di tanti licenziamenti tenuti nascosti dal sindacato? I sindacati in genere dovrebbero lanciare allarmi, coinvolgere la politica e l’opinione pubblica, denunciare … e, se proprio capita, magari anche lottare! Ma questi hanno celato ogni cosa e si sono anche nascosti o negati!

Noi, come sindacato di base multicategoriale, non lanciamo proclami di guerra. Ma sicuramente, se la PAT non dovesse riprendersi tutti i soldi pubblici regalati ad Arcese per salvare l’occupazione, una bella denuncia alla procura competente non gliela leva nessuno! E poi denuncia anche all’INPS per le “strane” casse integrazioni che in Arcese hanno preceduto i licenziamenti! Questa volta per il colosso (di sabbia) arcense non ci sarà un vertice romano che correrà in suo aiuto!

SINDACATO di BASE MULTICATEGORIALE

Via Giacomo Matteotti n. 14

38122 – TRENTO

cellulare 349/5366000

telefono 0461/934930

e-mail: sbm.trento@yahoo.it

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SOLIDARIETA’ AI DUE LAVORATORI LICENZIATI DALLA COOP. IL GABBIANO DI TRENTO (Ravina) : NUOVA CAUSA DI LAVORO

Pubblicato da slaicobastrentino su dicembre 22, 2011

Promossa dal nostro sindacato un’altra causa di lavoro contro la Coop. Il Gabbiano di Via Provina 20 (Ravina-fraz. di Trento).
Dopo la positiva conclusione nell’ottobre scorso in sede conciliatoria davanti al giudice del lavoro relativa ad un lavoratore licenziato dalla Coop. Il Gabbiano negli anni precedenti ora una nuova causa per il licenziamento illegittimo di due lavoratori nel dicembre 2010.
Presentato in questi giorni infatti, il ricorso davanti alla magistratura.
Ricordiamo che tale Cooperativa che ama presentarsi come “cooperativa di solidarietà sociale” non è certo nuova a queste come ad altre imprese di dubbio valore sociale, etico ed imprenditoriale. Basti pensare che i lavoratori vengono assunti al 70% di un già misero salario di “operaio generico” e che per altro i primi tre anni lo stesso alario è pagato quasi interamente dai contribuenti (AZIONE 9). Allo scadere dei tre anni la Coop. spesso e volentieri poi si ingegna a licenziare o a far licenziare i lavoratori in modo da poterne assumere altri con relativi lauti contributi pubblici.
E’ GIUNTO IL MOMENTO DI DIRE CHE LE COOPERATIVE SOCIALI CHE LICENZIANO I LAVORATORI VANNO SANZIONATE E SE NECESSARIO VANNO CHIUSE ASSICURANDO OVVIAMENTE AI LAVORATORI UNA CONTINUITA’ LAVORATIVA PRESSO DITTE DI MAGGIOR SERIETA’ !!!
BISOGNA ORGANIZZARE IL CONTROLLO POPOLARE SULLE COOPERATIVE SOCIALI !!!

Slai Cobas del Trentino Difesa lavoratori delle Cooperative

cell. 3482448231

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Fiat Alfa Romeo Pomigliano: Slai cobas sconfigge la linea dura di Marchionne sui licenziamenti

Pubblicato da slaicobastrentino su ottobre 21, 2011

Fiat Alfa Romeo Pomigliano: Slai cobas sconfigge la linea dura di Marchionne sui licenziamenti

Venerdì 21 Ottobre 2011 12:38

LA FIAT COSTRETTA A REINTEGRARE AL LAVORO FRANCESCO MANNA E ROSARIO MONDA, DA ANNI FUORI DALLA FABBRICA E SENZA SALARIO NONOSTANTE RIPETUTE SENTENZE DELLA MAGISTRATURA CHE NE IMPONEVANO LA “REINTEGRA”: SIA PER OVVIARE AI PIGNORAMENTI ATTIVATI SUI CONTI CORRENTI FIAT DELLE SOMME DOVUTE AI DUE OPERAI CHE PER ELUDERE L’ UDIENZA DEL 1° DICEMBRE – E LA PROBABILE CONDANNA PER INOTTEMPERANZA DI SENTENZE DELLA MAGISTRATURA – FISSATA AL TRIBUNALE DI NOLA CON LA RICHIESTA DI “REINTEGRO COATTO CON L’EVENTUALE AUSILIO DELLA FORZA PUBBLICA” FATTA DAGLI AVVOCATI DELLO SLAI COBAS

Si tratta della prima significativa sconfitta di Marchionne: una importante vittoria dello Slai cobas che da forza e rilancia il contenzioso nazionale contro i licenziamenti politici e quelli “facili”” attuati dalla Fiat a piene mani in questi anni nelle fabbriche di tutta Italia e che sbaraglia l’illecita pretesa aziendale di disattendere l’esecuzione delle sentenze della magistratura.

Franco Manna e Rosario Monda (allora delle DHL poi reinternalizzata Fiat, che a differenza degli altri non erano ancora stati reintegrati al lavoro) sono 2 degli 8 operai licenziati per le assemblee del 2006 alla Fiat Pomigliano dove, con lo Slai cobas, oltre 4.000 operai nei due turni di lavoro contestarono a “muso duro” all’epoca siglato da FIOM-FIM-UILM-FISCMIC, accordo che già anticipava gli attuali contenuti autoritari del piano-Marchionne.

Ci sono voluti ben 5 anni di “lotta giudiziaria” e numerosi pronunciamenti di condanna della Fiat- in due livelli di giudizio – sia per comportamento antisindacale ex art. 28 dello Statuto dei lavoratori che nei “meriti individuali”, una querela depositata in gennaio 2011 dallo Slai cobas al Tribunale di Nola contro la Fiat per “inottemperanza degli ordini della magistratura”, vari sequestri operati dai legali dello Slai cobas per oltre 140.000 euro sui conti correnti Fiat ed altri ancora in corso, e una denuncia per “esecuzione coatta con la forza pubblica” per la reintegra in fabbrica dei due operai che si sarebbe dovuta discutere il prossimo 1 dicembre al Tribunale di Nola (giudice dell’esecuzione dott. Enrico Ardituro).

Nel frattempo, mentre si attende a giorni il pronunciamento del giudice del lavoro sulle cause in corso contro la discriminazione per la collocazione in cigs a zero ore degli iscritti allo Slai cobas già si preannunciano ulteriori e forti iniziative giudiziarie “di massa” con ricorsi congiunti lavoratori-sindacato contro la pretesa “selezione politica” già in atto nelle assunzioni da Fiat Auto alla newco di Fabbrica Italia e contro lo spettro dei licenziamenti.

Slai cobas Fiat Alfa Romeo e terziarizzate – Pomigliano d’Arco, 20/10/2011

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FIAT: Questa mattina all’Alfa presidio dei licenziati ad ARESE AUTOMOTIVE

Pubblicato da slaicobastrentino su ottobre 14, 2011

SLAI COBAS
Sindacato dei lavoratori autorganizzati intercategoriale
Sede legale: via Masseria Crispi 4 / 80038 Pomigliano D’Arco NA / Tel. 081 8037023
Sede nazionale: Viale Liguria, 49 20143 Milano / Tel. 02 8392117
Sede Alfa Romeo Viale Luraghi Telefax 0244428529

FIAT: ad ARESE mega deposito per le auto da tutto il mondo.
E i 70 licenziati ex Alfa di Innova Service sono sempre sulla strada!!
Questa mattina all’Alfa presidio dei licenziati ad ARESE AUTOMOTIVE.

Questa mattina i 70 lavoratori ex Alfa Romeo di Innova Service, licenziati dall’11 febbraio scorso e sostituiti nell’attività di servizi e guardiania sull’area da lavoratori precari, sottopagati e senza diritti, hanno fatto un presidio all’Alfa Romeo di Arese davanti ai cancelli di Arese Automotive, la società che si è insediata nella grande area del silos ed è gestita da FIAT, Brunelli (IPER) ed EUROMILANO (Unipol_Cgil-Cisl-Uil), Lega Coop, IntesaSanpaolo, Compagnia delle Opere).

La titolare (Angela di Marzo) e il capo del personale (Lorenzo Fabbrizzi) di Innova Service erano anche ieri sotto processo al tribunale di Milano perchè accusati delle microspie messe a palazzo Marino sotto il tavolo dell’ex city manager ed oggi capo dell’EXPO 2015, SALA. Questo processo, che si sta tenendo presso la IV sezione penale, giudice dott.ssa De Cristofaro, è sotto completo black out stampa.

ARESE AUTOMOTIVE, CHE HA COME PRESIDENTE LUIGI ARNAUDO, GIA’ DIRIGENTE FIAT PER 40 ANNI, HA FATTO UN ACCORDO CON LA FIAT PER DEPOSITARE AD ARESE LE VETTURE PRODOTTE IN POLONIA E NEGLI ALTRI STABILIMENTI FIAT IN GIRO PER IL MONDO E IN ITALIA; DA ARESE LE VETTURE SARANNO POI SMISTATE NELLE VARIE CONCESSIONARIE.
Questa attività si affiancherà e nel tempo sostituirà l’attività già iniziata da Arese Automotive di commercializzazione, anche negli IPER di Brunelli, di vetture a Km zero. A tale scopo è prevista la riattivazione della bretella ferroviaria dalle Ferrovie Nord da Garbagnate all’area dell’Alfa Romeo.

La Fiat,
dopo aver avuto in regalo l’Alfa dallo stato, dopo aver avuto 2000 miliardi di lire dallo stato solo per “accompagnare” fuori dai cancelli di Arese 20.000 lavoratori con casse integrazioni di tutti i tipi, prepensionamenti, mobilità, incentivazioni varie, ecc…
ora la Fiat, dopo essersene andata, è sempre più che mai al comando ad Arese !!!

La FIAT, le istituzioni e i proprietari dell’area
non possono prendere in giro i lavoratori.

I lavoratori licenziati e lo Slai Cobas chiedono il ritiro immediato dei licenziamenti e un incontro con i nuovi proprietari delle aree per ricollocare sull’area tutti i lavoratori ex Alfa Romeo ancora senza una prospettiva occupazionale e per dare un futuro ai giovani della nostra zona.

Arese, 14 ottobre 2011

Slai Cobas Alfa Romeo

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SUICIDI TRA GLI OPERAI FIAT

Pubblicato da slaicobastrentino su agosto 3, 2011

Comunicato stampa

SUICIDI IN FIAT: NON SI PUO’ CONTINUARE A VIVERE PER ANNI SUL CIGLIO DEL BURRONE DEI LICENZIAMENTI

L’INTERO QUADRO POLITICO-ISTITUZIONALE CHE, DA SINISTRA A DESTRA, HA COPERTO LE INSANE POLITICHE DELLA FIAT E’ CORRESPONSABILE DÌ QUESTI MORTI INSIEME ALLE CENTRALI CONFEDERALI

Dopo aver lucrato negli anni scorsi finanziamenti pubblici multimiliardari, lo speculatore Marchionne chiude e ridimensiona le fabbriche Italiane e delocalizza la produzione all’estero per fare profitti letteralmente sulla pelle dei lavoratori che sono costretti ormai da anni alla miseria di una cassa integrazione senza fine ed a un futuro di disoccupazione.
A Pomigliano l’unica certezza dei cinquemila lavoratori consiste nella lettera di altri due anni di cassa integrazione speciale e cessazione dell’attività di Fiat Group Automobiles nella consapevolezza che buona parte di loro non saranno assunti da fabbrica Italia.
Il tentato suicidio di oggi di Carmine P., cui auguriamo di tutto cuore di farcela, il suicidio di Agostino Bova dei giorni scorsi, che dopo aver avuto la lettera di licenziamento dalla fiat per futili motivi è impazzito dalla disperazione ammazzando la moglie e tentando di ammazzare la figlia prima di togliersi la vita, sono solo la punta iceberg della barbarie industriale e sociale in cui la fiat sta precipitando i lavoratori.
Anche per questo la lotta dei lavoratori fiat contro il piano Marchionne ed a tutela dei diritti e dell’ occupazione rappresenta un forte presidio di tenuta democratica per l’ intera società.

Slai cobas fiat Alfa Romeo e terziarizzate – Pomigliano d’Arco, 02/08/2011

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TRENTO: SOLIDARIETA’ ALL’OPERAIO MARCELLO DECARLI !

Pubblicato da slaicobastrentino su maggio 5, 2011

SOLIDARIETA’ ALL’OPERAIO MARCELLO DECARLI !

LA SALUTE DEI LAVORATORI NON HA PREZZO !

Non può rimanere inascoltato il grido dell’operaio Marcello De Carli di ieri mattina, incatenatosi presso i cancelli della Casa Civica RSA di San Bartolomeo: “Mi avete tolto la salute, il lavoro e la dignità, ma quando e dove morire di fame lo decido io!”

Marcello De Carli ha tutto il diritto di venire assunto stabilmente nel progettone tramite l’azione 10. Nel caso si voglia continuare ad ignorare questo suo diritto noi Slai Cobas saremo al suo fianco.

Riteniamo che Marcello De Carli abbia anche ragione nel porre l’accento sulle condizioni di salute e sicurezza dei lavoratori. Anche alla Civica di Trento ci sono lavoratori che rischiano la propria salute sul posto di lavoro e ai quali il direttore Chini e il presidente Paolazzi hanno il dovere di garantire condizioni adeguate!

Lo S.L.A.I. Cobas da più di un anno ormai si fa voce dei diritti di quei lavoratori che protestano contro la discutibile gestione delle norme per la sicurezza sul lavoro all’interno dell’A.P.S.P. Civica di Trento. Lo S.L.A.I. Cobas non ignora il persistente malessere, il caos, il disagio e le discriminazioni che regnano all’A.P.S.P. Civica di Trento.

Proprio perché si persiste nel non mettere mano ad un piano di riorganizzazione dei servizi con l’obiettivo di ridurre gli sprechi e di delineare le “vere priorità assistenziali”, i lavoratori dell’A.P.S.P. Civica di Trento continuano ad operare quotidianamente in difficili condizioni. Questo considerando che vi è perenne mancanza di personale e quindi difficoltà per la stesura dei turni e conseguentemente sovraccarico lavorativo, ritmi stressanti, che incidono negativamente sulla salute e sulle condizioni psico – fisiche dei lavoratori con conseguente disservizio anche nei confronti degli ospiti.

Ai lavoratori devono essere assicurate misure di sicurezza adeguate, così come, oltre al lavoro, devono essere assicurate allo stesso De Carli. Da parte nostra procederemo cercando di dare il nostro contriobuto ricercando il coinvolgimento delle forze politiche interessate e delle Autorità Competenti.

TRENTO, 05/05/2011

RSA S.L.A.I. COBAS Civica di Trento
E-MAIL: slaicobas-apspcivica@libero.it
www.slaicobastrentino.wordpress.com
cell.348/2448231- 333/2606455

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causa di lavoro: Solidarietà al lavoratore licenziato dalla Coop. Sociale Il Gabbiano di Trento

Pubblicato da slaicobastrentino su maggio 3, 2011

COMUNICATO STAMPA

Solidarietà al lavoratore licenziato dalla Coop. Sociale Il Gabbiano di Trento

Giovedì 5 maggio si terrà la prima udienza della causa di lavoro promossa da un lavoratore svantaggiato assunto a tempo indeterminato dalla Cooperativa d’inserimento lavorativo Il Gabbiano e licenziato da quest’ultima nel giugno dello scorso anno.
Il lavoratore, iscritto al sindacato Slai Cobas, è stato licenziato dopo che il medico competente della cooperativa sociale su richiesta di quest’ultima lo aveva valutato come non idoneo al lavoro di operaio generico.
Si è determinata in questo modo una situazione paradossale. Un lavoratore assunto per la propria condizione di svantaggio dopo anni di lavoro nella coop. Sociale è stato licenziato proprio a causa della sua stessa condizione di svantaggio.
Del tutto anomalo poi il tipo di licenziamento che si consumato. Invece che dall’apposita commissione pubblica dell’azienda sanitaria il giudizio d’inidoneità al lavoro è stato emesso dal medico competente che invece è una figura professionale in questo caso direttamente convenzionata con la cooperativa. Un pericoloso e preoccupante precedente dunque che se dovesse passare aprirebbe la strada a livello locale a licenziamenti per inidoneità concordati nell’ambito della stessa azienda tra imprenditore e medico competente.
Quest’ennesimo licenziamento di dubbia legittimità messo in atto da una cooperativa sociale di Trento solleva l’interrogativo sull’utilità del finanziamento pubblico a cooperative che, in nome della solidarietà sociale, operano con soldi pubblici con le stesse logiche improntate al profitto delle comuni aziende.
E’ certo comunque che oggi è più che mai necessario introdurre il controllo pubblico e popolare sull’operato di tali cooperative al fine di tutelare l’interesse pubblico, quello delle categorie sociali più deboli e disagiate e la stessa solidarietà sociale.

Slai Cobas del Trentino
_________________________
Via Solteri 37/1
Cell. 348 2448231

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TRENTO:positiva conclusione vicenda lavoratrice licenziata da coop sociale

Pubblicato da slaicobastrentino su aprile 14, 2011

COMUNICATO STAMPA/LETTERA

Nel gennaio dello scorso anno una cooperativa sociale di Trento aveva
provveduto a licenziare una lavoratrice iscritta al sindacato slai cobas. La
cooperativa sosteneva che la stessa lavoratrice avrebbe superato il periodo
di comporto relativo al tetto massimo delle giornate di malattia a
disposizione per il lavoratore.
Questo licenziamento che ha trovato riscontro in alcuni articoli usciti in
questi mesi sulla stampa locale era stato impugnato dalla lavoratrice
attraverso l’Avv. Lorenza Cescatti di Rovereto. La cooperativa infatti
avrebbe computato arbitrariamente nel periodo di comporto anche la malattia
relativa ad una gravidanza.
Varie iniziative di solidarietà erano state prese in quella circostanza
dallo slai cobas tra cui volantinaggi, raccolata di firme ed un riuscito
presidio di protesta.
Questa vicenda si è oggi conclusa in modo del tutto positivo. Nel corso
della prima udienza della causa di lavoro tenutasi a Trento nelle scorse
settimane è infatti interventa una transazione tra le parti in seguito ad un
offerta presentata dalla stessa cooperativa.
La conclusione positiva della vicenda attesta come sia possibile, oltrte che
necessario, opporsi a chi opera contro gli interessi ed i diritti delle
lavoratrici e dei lavoratori.

slai cobas del Trentino

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Licenziamenti Alfa Romeo, continua la lotta dello slai cobas

Pubblicato da slaicobastrentino su marzo 24, 2011

20110322_Il posto di lavoro non si tocca_IlGiorno

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LICENZIAMENTI ALFA ROMEO

Pubblicato da slaicobastrentino su marzo 16, 2011

VIDEO SLAI COBAS

1_Arese_L’urlo disperato dei lavoratori licenziati dall’Alfa Romeo_Milano 2015.mpg
2_Arese_L’urlo disperato dei lavoratori licenziati dall’Alfa Romeo_Milano 2015.mpg
3_Arese_L’urlo disperato dei lavoratori licenziati dall’Alfa Romeo_Milano 2015.mpg
4_Arese_L’urlo disperato dei lavoratori licenziati dall’Alfa Romeo_Milano 2015.mpg
5_Arese_L’urlo disperato dei lavoratori licenziati dall’Alfa Romeo_Milano 2015.mpg

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Alfa Arese, il digiuno contro la speculazione degli Agnelli

Pubblicato da slaicobastrentino su marzo 14, 2011

Alfa Arese, il digiuno contro la speculazione degli Agnelli PDF Stampa E-mail
Scritto da redazione
Lunedì 07 Marzo 2011 22:14

Corrado Delle Donne contro il licenziamento di 62 lavoratori: «Qui la Fiat fa finta di essersene andata ma comanda e specula sul suolo»

Corrado Delle Donne, coordinatore dello Slai Cobas dell’Alfa Romeo di Arese, in provincia di Milano, ha cominciato oggi uno sciopero della fame contro il licenziamento dei 62 dipendenti della Innova Service. I lavoratori hanno tra le mansioni la mansione delle portinerie dello stabilimento e la manutenzione del sito. I lavoratori, prima contrattualizzati direttamente da Fiat, sono passati all’Innova Service dopo un periodo di cassa integrazione nel processo di esternalizzazione di alcuni servizi. (audiointervista a Corrado Delle Donne dello Slai Cobas di Milano)

Dal presidio allo sciopero della fame. «Oggi è il 24/o giorno di presidio davanti alle portinerie e ancora non si è mosso nulla», ha raccontato Corrado Delle Donne spiegando il ricorso allo sciopero della fame. «Qui all’Alfa Romeo la Fiat ha finta di andarsene ma è rimasta ad Arese e vuole speculare nel versante immobiliare sull’area». L’accusa è rivolta all’immobiliare Cushman, società questa appartenente alla famiglia Agnelli che si occupa di affari nel mercato immobiliare. «Una società che fa e disfa sull’area di Arese che sono due milioni e mezzo di metri quadri. Vogliono fare piazza pulita di tutti i lavoratori sia Fiat, alcune centinaia in cassa integrazione che l’azienda vorrebbe licenziare, e degli altri pochi lavoratori che nel tempo sono stati collocati in altre aziende. Da tre settimane in 62 sono in mezzo alla strada».

Dopo la Fiat ancora gli Agnelli. I 62 lavoratori sono in presidio permanente dal 14 febbraio. Giorno, questo, in cui è stato notificato il licenziamento giustificato dal fatto che la proprietà non avrebbe rinnovato l’appalto per la gestione dell’area. «La Fiat ufficialmente se ne è andata ma comanda ancora qui. C’è un silenzio assoluto perché sia il centro destra che il centro sinistra sono impelagati in questa vicenda», racconta Delle Donne. «Lega delle cooperatve, come le banche, e anche la Cisl e le Acli hanno affari su questa area. Lo sciopero della fame iniziato oggi è affinché ci sia attenzione su questo scandalo italiano e lombardo». Corrado Delle Donne non è nuovo a questo genere di proteste. Già nel 1990 si rese protagonista di una simile iniziatica contro il licenziamento di 9 delegati Fiat licenziati dall’azienda. All’epoca la vertenza ebbe poi esisto positivo.

(adr)
2011-03-07 18:15:46
Fonte foto: (ami)

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