SLAI COBAS TRENTINO ALTO ADIGE

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  • UN BLOG PER FARE COSA ?

    Cari Compagni ed Amici Abbiamo cercato di impostare il blog in modo da contribuire all’informazione, alla denuncia di particolari situazioni lavorative, alla formazione, alla solidarietà di classe. In questo senso abbiamo voluto concepire il blog come uno strumento al servizio della difesa dei proletari e dei lavoratori ed abbiamo cercato in queste prime settimane di pubblicare materiali (notizie, volantini, documenti ecc.) che potessero servire a sviluppare idee, competenze, organizzazione ed opposizione. Pensiamo che il blog se da un lato deve porsi al servizio di un processo collettivo, dall’altro a sua volta deve venire costruito in un processo collettivo. Un blog di questo tipo ha tanto maggiore senso quanto più contribuisce a stimolare e valorizzare la partecipazione e gli apporti del compagni e dei lavoratori. Non viviamo più nel ventesimo secolo e questo vuol dire che i lavoratori hanno orami accumulato enormi competenze nei campi più disparati, il problema è che queste conoscenze vengono prevalentemente coltivate in modo individuale e spesso individualistico, non vengono socializzate e tradotte in un processo costituente di una nuova collettività. Senza cultura proletaria non ci può essere un reale movimento di trasformazione sociale e politico, ma questa cultura non va inventata dal nulla, quanto costruita attraverso un processo di generazione collettiva. Una cultura innovativa capace di unificare e ricomporre i lavoratori può diventare una forza in grado di cambiare il mondo. Per quanto ci riguarda vi chiediamo di costruire il blog insieme a noi rendendolo tra l’altro uno strumento utile per la difesa dei lavoratori. Tramite il blog altri lavoratori potranno entrare in rapporto con lo slai cobas del Trentino scegliendo liberamente il livello di questo rapporto. Apposite pagine del blog sono quindi destinate alla pubblicazione, alla segnalazione ed alle denunce, alle richieste d’informazione ecc. Ormai i blog stanno diventando un mezzo di comunicazione e di dibattito capace di concretizzarsi nella formazione di reti di relazioni, iniziative collettive e movimenti. Speriamo di non essere da meno di tanti politici di potere, di tanti servi intellettuali e vip, di tanti esponenti di una ‘sinistra’ marcia. Tutte queste bande di privilegiati e parassiti usano utilmente il web vecchio e nuovo al servizio degli interessi di una parte ristretta della società. Spetta ai proletari, ai lavoratori ed agli strati popolari usare tutti i mezzi di comunicazione in modo competente e creativo al servizio degli sfruttati.
  • PERCHE’ SCEGLIERE LO SLAI COBAS DEL TRENTINO ALTO ADIGE ?

    I sindacati confederali sono irreversibilmente corrotti. Gli apparati dei sindacati confederali sono ormai indissolubilmente legati al capitale finanziario. I sindacalisti si riciclano nelle burocrazie dello stato, nelle finanziarie, nelle imprese cooperative, nei servizi alle imprese, negli uffici padronali delle “relazioni sindacali”, negli enti no-profit, nelle cooperative, nei partiti di potere. Dentro i sindacati confederali ci sono ancora immense energie di lotta che vanno difese, salvaguardate ed indirizzate verso la costruzione di un nuovo sindacato dei lavoratori capace di opporsi all’offensiva dei governi di centro-destra e di centro-sinistra e di far avanzare la lotta contro i padroni, le banche, le burocrazie statali, il capitalismo di stato ed il capitale europeo ed internazionale. Lo slai-cobas lavora, insieme a tanti altri lavoratori di diverse appartenenze, per la costruzione di un nuovo sindacato capace di rappresentare realmente gli interessi degli operai, dei disoccupati, dei precari, dei lavoratori svantaggiati, degli strati popolari. Lo Slai Cobas è un sindacato nazionale inter-categoriale quindi possono far parte dello Slai Cobas lavoratori di tutte le categorie. ___________________________________________
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Archivio per la categoria ‘LICENZIAMENTI POLITICI’

Alfa Romeo : la Di Marzo responsabile di Innova Service lavora alla base NATO di Solbiate Olona

Pubblicato da slaicobastrentino su febbraio 13, 2012

Processo per la CIMICE a PALAZZO MARINO

Interrogato il colonnello Sergio PASCALI, comandante provinciale dei carabinieri di Milano dal 1997 all’ottobre 2011:
La Di Marzo lavora alla BASE NATO di Solbiate Olona.
La Di Marzo è di casa alla prefettura di Milano.

Nel tardo pomeriggio di giovedì scorso, al palazzo di giustizia di Milano presso la IV penale, giudice dott.ssa De Cristofaro, si è tenuta la quinta udienza del processo contro Angela Di Marzo, responsabile di Innova Service, la società di servizi che l’11 febbraio 2011 ha licenziato all’Alfa Romeo di Arese 70 operai, Lorenzo Fabbrizzi, capo del personale di Innova Service e Giuseppe Angelo Di Marzo, fratello di Angela e capo del personale all’Alfa Romeo di Arese con un’altra società della sorella (DM e ora ISMI) con la quale dal 2007 ad oggi sta gestendo la guardianìa alla portineria Est della stessa Alfa Romeo.

Fabbrizzi , la Di Marzo e il fratello, chiamati nel settembre 2009 dal comune di Milano a verificare la presenza di cimici in alcuni uffici, sono accusati di aver invece installato una microspia nell’ufficio di Giuseppe Sala, ex direttore generale di Palazzo Marino e oggi amministratore delegato di Expo 2015.

Nelle scorse udienze sono stati ascoltati il capo dell’EXPO, SALA, il comandante dei vigili di Milano, MASTRANGELO, l’ex segretario generale del comune di Milano, MELE, la Di Marzo, ispettori della Digos, marescialli, ecc..

Giovedì scorso per primo è stato interrogato il colonnello SERGIO PASCALI, comandante provinciale dei carabinieri di Milano dal 1° ottobre 1997 al 1° ottobre 2011.

Pascali ha detto tra l’altro che Angela Di Marzo, con una sua società, lavora presso il Rapid Deployable Corps della NATO di Solbiate Olona, nei pressi di Busto Arsizio (VA).
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Il NATO Rapid Deployable Corps – Italy (NRDC-ITA) “è una delle due organizzazioni di alto profilo della NATO con sede in Italia”; è un comando multinazionale costituito per il 70% da Ufficiali e Sottufficiali italiani e per il restante 30% da Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Germania, Spagna, Turchia, ecc…
In questa base NATO vi sono più di 2000 militari e civili. “Viene utilizzato come comando sempre disponibile per interventi multinazionali in aree di crisi”: in Afghanistan da gennaio a luglio 2009, ecc..
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Sì, avete letto bene.
E con questo curriculum la Di Marzo è stata scelta per dare lavoro (cioè per licenziare …) agli unici 70 operai ex Alfa Romeo che erano stati assunti sull’area Alfa Romeo tramite ABP (AIG-Lincoln_FIAT) sulla base di accordi -controfirmati anche da Formigoni e Penati oltre ai padroni dell’area e ai 4 sindaci della zona- accordi che garantivano l’assunzione di almeno 550 lavoratori ex Alfa Romeo.

Il colonnello Sergio PASCALI ha anche dichiarato che Angela Di Marzo aveva “rapporti amicali sia col prefetto di Milano, Lombardi, che anche con il prefetto vicario, il capo di gabinetto e i vice prefetti dello stesso Lombardi”.

Il PM ha poi chiesto a PASCALI se anche lui aveva avuto -al di là delle frequentazioni di ufficio- rapporti amicali con la Di Marzo.
PASCALI ha detto di aver preso sicuramente più di un caffè con la Di Marzo e che lei è venuta da lui diverse volte ma che i suoi rapporti con la stessa Di Marzo erano originati dalle continue riunioni che venivano fatte in prefettura per la situazione di Innova Service e dell’Alfa Romeo di Arese.
“Il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica si è riunito per non meno di 15 volte con all’ordine del giorno le manifestazioni che facevano i lavoratori all’Alfa Romeo di Arese”.

BASTA SPECULAZIONI sull’AREA dell’ALFA ROMEO di ARESE !
LAVORO all’ALFA per i LICENZIATI, i cassintegrati FIAT e i GIOVANI della zona !

Arese, 13 febbraio 2012 Slai Cobas Alfa Romeo

SLAI COBAS
Sindacato dei lavoratori autorganizzati intercategoriale
Sede legale: via Masseria Crispi 4 / 80038 Pomigliano D’Arco NA / tel/fax 081 8037023
Sede nazionale: viale Liguria, 49 / 20143 Milano / tel/fax 02 8392117
Sede Alfa Romeo: viale Luraghi snc / 20020 Arese MI / tel/fax 02 44428529

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MODENA 21 Gennaio : Strage di Viareggio, Solidarietà a Riccardo Antonini

Pubblicato da slaicobastrentino su gennaio 16, 2012

Strage di Viareggio
GLI INDAGATI PER LA STRAGE
LICENZIANO CHI RIVENDICA
VERITA’ E GIUSTIZIA
La strage di Viareggio avviene il 29 giugno del 2009 quando un treno, pieno di serbatoi di Gpl esplode nel centro città incendiando le case intorno alla stazione. Muoiono 32 persone. Da subito nasce un movimento popolare per rivendicare la verità sulla strage e giustizia nei confronti dei responsabili.
Riccardo Antonini, ferroviere, fa parte di questo movimento e per il suo impegno, per la sua abnegazione e la sua competenza viene eletto consulente tecnico delle parti civili nel processo che vede imputati tra gli altri Mauro Moretti, amministratore delegato delle Ferrovie.
Per Riccardo seguono minacce, intimidazioni e sospensioni dal lavoro fino al 7 novembre del 2011 quando Moretti e soci lo licenziano in tronco.
Solidarietà a Riccardo Antonini
Modena
Sabato 21 gennaio c/o Istituto Storico della Resistenza ore 16.00
Unità e solidarietà tra lavoratori
Nella lotta contro la crisi

A questo appuntamento sarà presente Riccardo Antonini al quale esprimiamo tutta la nostra solidarietà come la esprimiamo a tutti i parenti delle vittime della strage che attraverso la loro associazione non solo non hanno mai smesso di lottare per la verità e la giustizia per quanto avvenuto ai loro cari ma sono stati un esempio di mobilitazione nei confronti dei lavoratori colpiti dai licenziamenti e solidali con le popolazioni colpite da tragedie simili dove i responsabili sono rimasti impuniti.

Facciamo nostro il loro esempio!!
Costruiamo gli strumenti di difesa e di resistenza attraverso l’unità, la solidarietà e la mobilitazione

Alcuni operai Ferrari, Cnh, disoccupati, pubblico impiego, lavoratori cooperative, precari e pensionati – MODENA

contatti. 327 6705197 – 349 2901744

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Lettera aperta al prof. Vangi, perito per la strage di Viareggio

Pubblicato da slaicobastrentino su dicembre 24, 2011


Lettera aperta al prof. Vangi, perito per la strage di Viareggio

Lei sa, parli nel rispetto delle 32 vittime

Lei, prof. Vangi, è stato indicato in qualità di perito dal Gip (Giudice per le indagini preliminari), dott. Silvestri, il 10 febbraio 2011. L’incarico Le è stato conferito il 7 marzo.
Il 4 novembre scorso (giorno conclusivo dell’incidente probatorio) a Lucca Le ho posto la seguente domanda: “In quanto perito dell’incidente probatorio ha informato chi di dovere del clima intimidatorio instaurato dal Gruppo ferrovie dello Stato italiane nei confronti dei ferrovieri consulenti di parte tanto da indurre il collega Filippo Cufari, rappresentante per i lavoratori alla sicurezza, ad abbandonare questo incarico?”
A questa precisa domanda non ha risposto. La radiazione di questo consulente ha contribuito a penalizzare la ricerca della verità nell’incidente probatorio. Tra l’altro, questo passaggio non è stato neppure riportato nel verbale del 4 novembre.
Ma non è la sola domanda che intendo farLe.
Lei, prof. Vangi, è a conoscenza del perché e di quando Le è stato affiancato il perito, ing. Licciardello. Può rispondere?
Lei, prof. Vangi, può dire quando la (sua) convinzione che il picchetto abbia forato la cisterna ha “virato” sulla tesi della piegata a zampa di lepre. Può dire perché ciò è avvenuto?
Lei, prof. Vangi, sapeva dell’incompatibilità dei ruoli svolti dall’ing. Licciardello (perito del Gip con contratto di programma retribuito da Rfi, Rete ferroviaria italiana)? Se sì, perché non ha informato chi di dovere?
L’ing. Licciardello, a precise domande del Pm (“i suoi rapporti poc’anzi delineati con Trenitalia, piuttosto che con il Gruppo Ferrovie hanno ad oggetto una qualche prestazione di tipo professionale, che sia di consulenza, che sia di prestazione d’opera, che sia di studio o di partecipazione a convegni come relatore su questo”), ha dichiarato (come da verbale): “Ora è difficile dirle … da che io ricordo no, è difficile ricordare in tanti anni …”.
Si trattava di ricordare Convegni e corsi tenuti il 4 novembre 2010 ed il 18 febbraio scorso o addirittura ricordare il Contratto di programma 2007-11 con incarico di consulenza del 13 maggio di questo anno e retribuito da Rfi (Società Fs indagata per la strage di Viareggio).
Lei, prof. Vangi, era a conoscenza di tutto ciò. Troppe domande che ancora non hanno avuto riposte.
Prof. Vangi, Lei sa. Dica quello di cui è a conoscenza nel rispetto delle sofferenze e dei dolori provocati dal disastro ferroviario del 29 giugno 2009.
Di fronte ad una strage come quella di Viareggio troverà sicuramente almeno un motivo per farlo. Le 32 vittime non avranno più vita ma si possono “ricompensare”, almeno, guardando in faccia i vivi.
In attesa, La saluto cordialmente.

Viareggio, 23 dicembre 2011

Riccardo Antonini
licenziato dalle ferrovie
il 7 novembre 2011

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LETTERA APERTA A MAURO MORETTI

Pubblicato da slaicobastrentino su novembre 11, 2011

riceviamo e pubblichiamo
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LETTERA APERTA A MAURO MORETTI
Sono Andrea Maccioni. Forse il mio nome le dirà poco o niente. O forse lo collegherà all’immagine di quel ragazzo che da 28 mesi, insieme agli altri soci fondatori dell’Associazione “Il Mondo che Vorrei” ONLUS formata dai familiari delle vittime della strage di Viareggio del 29 Giugno 2009, gira l’Italia e manifesta con le foto di tre volti sorridenti appesi al collo. Quelli sono i volti di mia sorella e dei miei due nipotini che ho perso nella immane tragedia. Se li ricorda?
Lo chiedo, perché per molti è più facile abbassare lo sguardo quando mostro quella foto in occasioni di manifestazioni o dibattiti. Tre vittime innocenti che, insieme ad altre 29 persone, ho e abbiamo “semplicemente” perso quella maledetta notte. Notizia diventata quasi banale, direi quasi di poco scalpore, in una società dove perdere drammaticamente un proprio caro sembra essere diventato un comun denominatore che lega molti cittadini. Ma le nostre vittime rimuoiono altre cento, mille volte di fronte a decisioni come la sua.
Oggi, 7.11.11, appena terminato l’incidente probatorio tenutosi a Lucca, ha pensato bene di sferrare quello che io personalmente reputo un colpo basso, ossia inviare la lettera di licenziamento al Sig. Riccardo Antonini, consulente tecnico di parte civile nell’incidente probatorio per la strage di Viareggio. Una persona colta, riflessiva, disponibile e talmente coraggiosa da non sottomettersi al ricatto del licenziamento piuttosto di aiutare i familiari della strage di Viareggio. Da un lato il Sig. Antonini, per me e per noi Riccardo, con la sua onesta ricerca di verità, dall’altro il potere che con armi impari, vuole tapparci la bocca. Mi stupisco della sua scelta. Lei stesso, a Genova, dichiarò di essere come noi alla ricerca della verità. Perché allora la scelta di allontanare il Sig. Antonini, una persona che si batte per quello che anche lei sostiene appunto essere il suo stesso obiettivo? Viviamo in una società in cui le persone vengono valutate con pesi e misure diverse. Siamo stati costretti a sentire per esempio, che per l’Ing. Licciardello, consulente tecnico nominato dal GIP e pagato da RFI, non esiste sudditanza psicologica e quindi può continuare regolarmente a svolgere la sua attività. Nel caso del Sig.Antonini invece si ritiene necessario un suo annientamento.
Fosse stato Lei il giudice, l’Ing. Licciardello l’avrebbe “licenziato” dall’incarico? Non riesco a capire. L’unica cosa certa è che io sono stato costretto a giocare questa partita, anche se il mio sarà sempre il ruolo del perdente, qualsiasi sia il suo esito. Perché sono io ad aver perso Stefania, Luca e Lorenzo. Lei non ha perso niente. Siamo noi, familiari di 32 splendide persone, che nella tranquillità e sicurezza delle loro case sono state costrette a prendere un treno, senza pagare il biglietto, che li ha portati via per sempre.
Dopo il disastro di Crevalcore il Sig. Armando D’Apote dichiarò che le ferrovie italiane, nonostante la tragedia del 07.01.05, erano le più sicure d’Europa. Poi lei, Ing. Moretti, dichiarò la stessa cosa anche dopo il 29.06.09, nonostante la strage di Viareggio. Quanti “nonostante” dobbiamo ancora subire perché i nostri cari la smettano di essere uccisi? Provo tanta rabbia e tanto dolore dentro di me, ma nonostante tutto credo in un mondo migliore, e nutro la speranza di poter raccontare a chi è rimasto, che nel nostro mondo c’è ancora chi ha il coraggio di lottare onestamente per i valori in cui crede, e chi viene punito per le proprie colpe.
Pertanto Le chiedo di rivedere il Suo/Vs. provvedimento nei confronti del Sig. Antonini.
Spero in una Sua risposta, la meno retorica possibile, per favore.
In fede
Andrea Maccioni

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SCANDALO MICROSPIA / AVEVANO ARRESTATO IL CAPO PERSONALE DELL’AZIENDA INNOVA SERVICE : SONO COLORO CHE HANNO APPENA LICENZIATO 62 OPERAI dell’ALFA ROMEO

Pubblicato da slaicobastrentino su novembre 17, 2010

MICROSPIA A PALAZZO MARINO CAPO DEL PERSONALE E TITOLARE DELL’AZIENDA SPIONISTICA INNOVA SERVICE ! SONO COLORO CHE HANNO APPENA LICENZIATO 62 OPERAI dell’ALFA ROMEO

Secondo alcuni quotidiani (Corriere delle Sera, Il Giorno, Il Giornale) si è conclusa l’indagine della Procura di Milano sulla microspia trovata nel settembre 2009 sotto il tavolo dell’ufficio di Giuseppe Sala, allora city manager della Moratti e ora a capo di EXPO 2015. Sotto accusa per la microspia è la società ADM con la titolare Angela Di Marzo, il fratello Giuseppe Angelo e Lorenzo Fabbrizzi, già arrestato un anno fa a Firenze per altri gravi reati dello stesso tipo. Il PM di Milano dott. Stefano Civardi, secondo i giornali, ha chiuso le indagini contestando “la simulazione del reato di interferenza illecita nella vita privata e violazione di domicilio, la frode nel contratto di fornitura delle bonifiche stipulato con il comune, la truffa, ecc.. “. Angela Di Marzo, con la società DM, si insediò nell’aprile 2007 alla portineria est dell’Alfa Romeo di Arese, e all’epoca fu subito messa in atto una gravissima aggressione da parte di un paramilitare -dipendente di questa ditta- nei confronti di alcuni delegati dello Slai Cobas dell’Alfa Romeo, mandandone due all’ospedale.

Nel gennaio 2009 i proprietari dell’area dell’Alfa Romeo di Arese (ABP/AIG, FIAT, BRUNELLI, ecc..), hanno dato in appalto a una nuova e neonata società (INNOVA SERVICE) della solita Angela di Marzo i servizi di guardiania, manutenzione, pulizie, giardinaggio, ecc.. fino ad allora gestiti dalla società RINA con 70 lavoratori ex Alfa Romeo, assunti tramite ABP/AIG dopo anni di lotte. La società INNOVA SERVICE di Angela Di Marzo, in questi due anni, ha solo cercato di licenziare i lavoratori con centinaia di provvedimenti disciplinari, casse integrazioni immotivate (e poi annullate dall’inps), licenziamento vergognoso dei delegati (reintegrati subito dalla magistratura), accusati (!) di aver detto ai lavoratori che a Sant’Ambrogio -festa patronale- bisognava stare a casa!!

 Incredibile ma vero, il capo del personale di Innova Service nel 2009 era Lorenzo Fabbrizzi finchè, a ottobre 2009, è stato arrestato dalla procura di Firenze per gravi reati, sempre legati alla sua attività illegale di tipo spionistico. Nei giorni scorsi Innova Service ha avviato la procedura di licenziamento per 62 operai: nell’incontro tenutosi giovedì scorso presso la Confapi ci è stato comunicato che l’Inps non riconoscerà neppure il pagamento della mobilità perchè questa ditta non ne ha diritto e i lavoratori licenziati saranno a zero stipendio. Sia i licenziamenti che la cassa integrazione non hanno alcuna motivazione in quanto c’è semmai la necessità di assunzioni per svolgere la sempre necessaria e indispensabile attività di questi lavoratori (guardiania, manutenzione, pulizie, giardinaggio, ecc..) sul sito di 2 milioni di mq dell’Alfa Romeo.

BASTA SPECULAZIONI FERMIAMO I LICENZIAMENTI MOBILITIAMOCI E ORGANIZZIAMOCI PER: Mantenimento e sviluppo delle lavorazioni esistenti in tutto il sito dell’Alfa Romeo di Arese. Seri progetti industriali e occupazionali. Ritiro dei licenziamenti/mobilità. Rioccupazione dei cassintegrati Fiat. Lavoro per i disoccupati e i giovani di tutti i comuni della zona

Arese 16.11.2010 SLAI COBAS ALFA ROMEO SLAI COBAS Sindacato dei lavoratori autorganizzati intercategoriale Sede legale: via Masseria Crispi 4 / 80038 Pomigliano D’Arco NA / Tel. 081 8037023 Sede nazionale: Viale Liguria, 49 20143 Milano / Tel. 02 8392117 Sede Alfa Romeo Viale Luraghi Telefax 0244428529 ALFA ROMEO di ARESE:

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NUOVA CONDANNA PER LA FIAT: LICENZIAMENTI ARBITRARI, L’AZIENDA DOVRA’ RISARCIRE 250.000 EURO

Pubblicato da slaicobastrentino su novembre 10, 2010

FIAT ALFA ROMEO POMIGLIANO

LICENZIAMENTI ARBITRARI, NUOVA CONDANNA PER LA FIAT: REINTEGRATO UN ALTRO OPERAIO CUI L’AZIENDA DOVRA’ RISARCIRE 250.000 EURO

Con ripetute sentenze i giudici del lavoro hanno in questi mesi condannato la Fiat Pomigliano a reintegrare tre operai ingiustamente licenziati, nonché un altro della G.M. Sinter di Arzano (dell’indotto Fiat). Questa volta – sull’ennesimo caso – si è pronunciata la Corte di Appello di Napoli, giudici Umberto Marconi, Giovanna M. Rossi, Antonietta Savino che, in accoglimento del ricorso presentato dall’avv. Giuseppe Marziale per l’ufficio legale dello Slai cobas (e riformando la precedente sentenza di primo grado del Tribunale di Nola che lo scorso giugno 2009 dava inopinatamente ragione alla Fiat) ha ordinato la “immediata reintegrazione di Russo Pasquale e condannato la Fiat al pagamento delle retribuzioni maturate dalla data del licenziamento (20 febbraio 2004) oltre agli accessori di legge e alla ricostruzione dei contributi previdenziali”.

Pasquale Russo, operaio, 41 anni e residente a Casoria, assunto alla Fiat Pomigliano dal maggio 1990, aveva cominciato, negli anni, a soffrire di acute patologie osteo-muscolari da sforzo prolungato tipiche degli addetti alle catene di montaggio. Aveva esibito certificazioni mediche e richiesto di essere sottoposto a giudizio di idoneità per essere spostato a mansioni adatte. Richieste rimaste inascoltate dall’azienda. Ciononostante, e venendo meno all’obbligazione di sicurezza e tutela della salute, la Fiat continuava ad impiegarlo al montaggio lastrosaldatura del modello Alfa 147, dove l’operaio, piegato, doveva spalmare il sigillante sottoscocca a 230 vetture, con una scocca lavorata ogni due minuti. Il Russo, essendo divenuta insopportabile la condizione lavorativa, si rivolse poi allo Slai cobas che nel settembre 2003 e poi in novembre 2003 intimava al medico competente l’accertamento dell’idoneità alla mansione, eccependo la violazione dei ritmi di lavoro massimi previsti nella postazione. Il 27 novembre 2003, i sanitari di fabbrica rilasciarono a Pasquale Russo il giudizio di inidoneità alla mansione. A tal punto la Fiat, costretta a togliere il lavoratore dalla catena di montaggio per le prescrizione degli stessi medici aziendali collocò l’operaio in totale inattività a fianco della scrivania del caposquadra (sig. Gennaro De Sena) per essere da questi “controllato” per l’intero turno di lavoro e vietandogli sia di spostarsi che di parlare con gli altri lavoratori: una gravissima condotta palesemente illecita – oltre che illegittima – in evidente e reiterata manifestazione di mobbing.

Poi, il 20 gennaio 2004, la Fiat contestò al lavoratore di …”aver abbandonato il posto di lavoro per 40 minuti senza autorizzazione” e non accogliendo le giustificazioni fornitegli e cumulando il procedimento disciplinare con precedenti ed illegittime sanzioni, il 20 febbraio 2004 lo licenziava. Oltre che a dimostrare che l’abbandono del posto di “lavoro” del sig. Russo durò circa 5 minuti e non i 40 sostenuti dalla Fiat, nel ricorso presentato dal lavoratore è stato, tra l’altro, ribadito che… “a meno che di non assecondare le illecite e discriminanti condotte aziendali, nessun ‘abbandono del posto di lavoro’ era contestabile perché l’azienda non gli aveva assegnata alcuna mansione e postazione lavorativa, rifiutando di spostarlo a compiti diversi, e ciò con premeditata strumentalità dimostrata dalle umilianti condizioni nelle quali la Fiat pretendeva di tenerlo.

UNA SENTENZA QUESTA, CHE DOVRA’ SERVIRE DI MONITO A MARCHIONNE E A QUANTI GIA’, SINDACALISTI E POLITICI, SI SONO SCHIERATI CON LUI PRETENDENDO IL DRASTICO PEGGIORAMENTO DELLA GIA’ INSOSTENIBILE CONDIZIONE OPERAIA.

Slai cobas Fiat Alfa Romeo e terziarizzate – Pomigliano d’arco, 4/11/2010 – www.slaicobas.it

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CSR di VARESE : un licenziamento che non può restare impunito

Pubblicato da slaicobastrentino su settembre 29, 2010

 Mercoledì 5 ottobre davanti alla clinica San Carlo di Paderno Dugnano dalle ore 13,30 alle 17,30, 2° presidio contro il licenziamento di Carmen e i tagli dello stipendio partecipate anche voi !!

Per comunicazioni e contatti, telefonate al 335 66 43 651 al 3492412393, telefonate per esprimere la vostra solidarietà alla delegata licenziata per rappresaglia, per organizzarci e per partecipare all’udienza che si terrà a breve per il rientro della lavoratrice nel proprio posto di lavoro

 

Il licenziamento politico e intimidatorio della socia lavoratrice della Csr di Varese è un nuovo grave attacco al reddito e alla dignità delle lavoratrici e dei lavoratori di questa cooperativa e di tutti i lavoratori.

I lavoratori di tutti i settori e soci lavoratori e lavoratrici sappiamo che questo non è il momento di chinare la testa, ma di rispondere alle provocazioni con la lotta e la resistenza.

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TRENTO 14/09/2010 h14 DAVANTI AL TRIBUNALE PRESENZA DI SOLIDARIETA’ CON MASSIMO SIGHEL

Pubblicato da slaicobastrentino su settembre 12, 2010

Martedì 14 settembre si terrà un’altra udienza della causa di lavoro per licenziamento discriminatorio promossa da Massimo Sighel Presidente dell’ASUC di Miola (frazione di Baselga di Pinè – TN) contro la Tecnoporfidi di S.Mauro.

I lavoratori del Comitato di solidarietà con Massimo Sighel invitano il 14/09 alle h.14 davanti al Tribunale di Trento ad una presenza di solidarietà con striscioni e volantini.

Il Comitato si è costituito nell’autunno 2008 e da allora svolge attività di sensibilizzazione a sostegno di Massimo Sighel, di opposizione ai licenziamenti e di proposta in merito ad una riorganizzazione del settore porfidi al servizio delle esigenze dei lavoratori, delle collettività locali e della salvaguardia dell’ambiente.

comitatosolidarietams@gmail.com

www.comitatosolidarietams.wordpress.com

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Le cooperative sociali vogliono i lavoratori nudi ed indifesi di fronte al profitto !!! Varese: PRESIDIO DAVANTI ALLA CLINICA DI PADERNO DUGNANO PER IL RIENTRO DELLA DELEGATA LICENZIATA

Pubblicato da slaicobastrentino su settembre 6, 2010

Ogni giorno ci accorgiamo del lento e graduale degrado che sta riportando indietro le condizioni di vita e di lavoro di milioni di uomini e donne, con scarse reazioni e poca presa di coscienza. Il nostro punto di vista su tutto ciò è che i padroni delle grandi azienda, gli amministratori pubblici, i padroni della cooperative sociali, dormono sonni tranquilli e si permettono ogni sopruso perché le organizzazioni sindacali CGIL, CISL, UIL e UGL, che detengono, per legge dello Stato, il monopolio della contrattazione e della svendita della forza lavoro, non ostacoleranno mai seriamente i loro piani. Licenziamenti politici, cassa integrazione e procedure di mobilità di massa, sono all’ordine del giorno, accettate e firmate da questi affaristi senza scrupoli, gettando nella confusione e nella disorganizzazione anche i lavoratori che sentono il bisogno di opporsi e resistere a tutto ciò. Il licenziamento politico della nostra delegata dalla cooperativa C.S.R.. di Varese è stato deciso dai soci onorati a causa di questa situazione di debolezza, e per impaurire e reprimere le socie e i soci lavoratori che non hanno accettato con il sorriso sulla bocca la decurtazione del 60% della 13° mensilità, la cancellazione d’ufficio dell’ Elemento Retributivo Territoriale, la riduzione delle ferie, il blocco degli aumenti contrattuali per due anni, la rinuncia alla retribuzione e alla contribuzione per i primi 3 giorni di malattia. Presso la clinica privata San Carlo di Paderno Dugnano si è consumato un’altra ingiustizia, i dirigenti della clinica hanno appoggiato i responsabili della cooperativa per mantenere il loro “ordine”, fatto di risparmio a spese degli immigrati e dei lavoratori italiani finiti nelle grinfie del nuovo caporalato legalizzato, del lavoro precario e sottopagato. Qualsiasi azienda che appalta i propri servizi giocando al ribasso sulla spesa, contribuisce allo sfruttamento incondizionato delle persone, emeriti studiosi, professori, medici e filosofi nello stesso momento che condannano il lavoratore che non si disciplina a queste feroci regole perchè proclamo il diritto a non ledere la loro immagine a non far sapere all’opinione pubblica i loro intrallazzi, contribuiscono alla vergognosa tratta dei moderni schiavi salariati. La delegata dello Slai Cobas è stata licenziata il 13 di agosto, mentre i responsabili erano al mare a godersi i profitti guadagnati dai soci impegnati a lavorare sott’organico nei reparti di assistenza agli anziani; è stata licenziata costruendo le accuse con capi e capetti compiacenti e con la collaborazione dei dirigenti della clinica San Carlo; è stata licenziata perché ha detto un forte no al furto sulla retribuzione di tutti i soci della CSR, ha chiesto la salvaguardia della salute delle socie e dei soci che lavorano presso la clinica Bernardelli di Paderno Dugnano, questa è una battaglia giusta per i lavoratori ma un sacrilegio per chi dirige. Lo Slai Cobas di fronte a questa ingiustizia ha gia attivato tutte le procedute legali per difendere la lavoratrice e far pagare alla cooperativa il prezzo politico di questa gravissima azione repressiva, ma la vera battaglia bisogna condurla sul campo; ci attiveremo con l’azione politico sindacale per denunciare ai lavoratori agli utenti e ai parenti i ricatti a cui sono sottosposti i giovani e meno giovani, proclameremo lo sciopero in questa cooperativa e manterremo la tensione altissima presso la clini San Carlo. Tutti i lavoratori coscienti, i compagni del movimento si sensibilizzino su questa vicenda e aderiscono alle nostre iniziative perché la strategia della cooperativa CSR può essere adottata da chiunque di associ e si confezioni delle regole per fregare chi lavora. Non possono continuare con questa politica ricchi e indisturbati, i lavoratori sapranno dare le giuste risposte uniti e organizzati !!

GIOVEDI 9 SETTEMBRE 2010 DALLE ORE 13,30 ALLE 14.30 1° PRESIDIO DAVANTI ALLA CLINICA DI PADERNO DUGNANO E LA R.S.A. BERNARDELLI PER IL RIENTRO DELLA DELEGATA LICENZIATA CONTRO IL TAGLIO DELLO STIPENDIO PER LE SOCIE E I SOCI DELLA COOPERATIVA CSR DI VARESE.

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SOLIDARIETA’ AI LAVORATORI Or.Ve.A DALLO SLAI COBAS DEL TRENTINO

Pubblicato da slaicobastrentino su settembre 1, 2010

URGENTE!!! Comunicato “No ai licenziamenti dei lavoratori e lavoratrici dei Supermercati Or.Ve.A.”

Gentile cliente dei Supermercati ORVEA spa del Trentino Siamo i lavoratori dell’ OR.VE.A. e Vi chiediamo 5 minuti del Vostro tempo per ascoltare la voce di quanti cercano di opporsi ai licenziamenti, difendere la dignità dei lavoratori e delle lavoratrici che da anni Vi hanno servito con professionalità. Oggi la Direzione vuole ridurci il già misero stipendio e per raggiungere questo risultato non ha esitato a mettere sul piatto 25 licenziamenti cercando, così, di nascondere la proprie responsabilità per la difficile situazione del bilancio aziendale. Noi non possiamo cedere al ricatto fra salario e occupazione. Le responsabilità sono e rimangono della Direzione Orvea la quale non può pretendere che siano solo i lavoratori a pagare il conto di scelte e investimenti sbagliati (vedi Rovereto) decisi unilateralmente dall’azienda. Noi, come lavoratori e sindacato, abbiamo proposto di affrontare questa difficile situazione con il ricorso ai Contratto di Solidarietà . Uno strumento che avrebbe permesso di ridurre i “costi” e garantire l’occupazione e le necessarie flessibilità richieste dall’Orvea. Ma l’arroganza di questa Direzione non ha permesso di raggiungere un accordo in quanto l’azienda continua ribadire che le scelte rimangono due: O 25 licenziamenti o rinunciare ad una parte consistente del nostro già misero salario derivante dalla contrattazione aziendale. Come lavoratori intendiamo portare a Vostra conoscenza questa realtà aziendale che, spesso la Direzione vorrebbe nascondere, ma nello stesso tempo Vi chiediamo una firma a sostegno della nostra lotta per difendere il lavoro e la dignità. Per questo Ti chiediamo di essere solidale con questa lotta, che oggi riguarda noi, ma che domani potrebbe riguardare anche tuoi figli. I delegati aziendali – la Filcams Cgil – Fisascat Cisl Petizione Noi cittadini e clienti dell’OR.VE.A. intendiamo esprimere solidarietà ai lavoratori ed alle lavoratrici che si battono contro i licenziamenti e contro la volontà dell’azienda di abbassare il loro misero salario cancellando la contrattazione aziendale. Chiediamo alla Direzione ORVEA di ritirare i licenziamenti, di non penalizzare i lavoratori sul salario ma di ricercare con i sindacati una soluzione soddisfacente per tutti.

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VARESE: E’ STATA LICENZIATA PER RAPPRESAGLIA CARMEN DELEGATA DELLO SLAI COBAS DALLA COOPERATIVA SOCIALE CSR

Pubblicato da slaicobastrentino su agosto 31, 2010

Le cooperative sociali addette all’assistenza , si sono trasformare nell’organizzazione migliore per reprimere ogni forma di opposizione e per aumentare i profitti. Si tratta di profitti estorti a soci e socie lavoratrici che lavorano quasi sempre con carichi ci lavoro enormi, che mettono a repentaglio la loro salute, ricattate dal permesso di soggiorno e dal reddito se immigrate, ricattate  dalla conservazione del posto di lavo per tutti gli altri.

I soci onorari e responsabili non vanno per il sottile quanto devono spaventare e reprimere;  quelli della CSR  che hanno in appalto la RSA Bernardelli  presso la clinica San Carlo di Paderno Dugnano, il 13 di agosto hanno licenziato, costruendo ad arte le  motivazioni,  una nostra delegata.

Non solo  l’infamia di lasciare a casa una persona prima delle ferie, ma anche lasciare i reparti, gia ridotti all’asso per le ferie e altro ancora, ancora  più in difficoltà.

La delegata chiedeva da tempo di mettere in sicurezza i mezzi di lavoro, essendo anche Rappresentante dei Lavoratori alla Sicurezza, ma questo argomento era fastidioso per la cooperativa,  spendere soldi per la sicurezza di chi lavora, per loro,  è un sacrilegio. 

L’altra questione  che non è stata digerita dai soci onorari e dai dirigenti, è che il nostro sindacato insieme alla delegata, ci siamo opposti  alla decisione di ridurre la 13° mensilità del 60%, di non pagare più i primi  3 giorni di malattia, ci cancellare d’ufficio l’Elemento Retributivo Territoriale, ( come il premio di produzione o incentivante nelle cooperative) ed infine ridurre di 5 giorni le ferie annue, deciso dall’assemblea dei soci per far fronte alla perdita di profitto, ma con quale coraggio .  un lavoratore può accettare in un momento di crisi come l’attuale la riduzione dello stipendio ?

La politica della CSR di Varese non è deleteria solo  per i loro  soci lavoratori,  ma è un comportamento pericoloso a cui tutto il movimento  sindacale milanese e nazionale si deve opporre.

Da oggi tutti potrebbero attingere dalle tasche dei lavoratori quando fa comodo !

I regolamenti che sino sono confezionati, le leggi interpretate e adattate ai loro bisogni, il governo che favorisce da sempre chi sfrutta,  permettono, se nessuno si oppone, di ingrassare una casta di persone che senza muovere un dito si arricchiscono a scapito di lavoratori super ricattati e super sfruttati, tra cui moltissimi immigranti

LOTTARE CONTRO IL LICENZIAMENTO DI CARMEN SIGNIFICA LOTTARE CONTRO QUESTA POLTICA DI RICATTO CONTINUO E DI  SCHIAVISMO POLITICO AI DANNI DEI LAVORATORI ITALIANI.

OGNI LAVORATORE OGGI HA IL DIRITTO  DI NON SVOLGERE PIU’  DUE O TRE LAVORI, DI SUBIRE I RICATTI SENZA  REAGIRE,  DI ACCETTARE QUASIASI PAGA  PER MANTENERE IL POSTO DI LAVORO

Questo sistema  sta distruggendo tutto,  vogliono che produciamo la loro ricchezze e ci vogliono ridurre alla miseria, strappandoci dignità e salute, queste sono delle buone ragioni per cominciare ad organizzare la nostra dura  resistenza !! 

Contro il licenziamento politico di Carmen  inizieremo da subito la lotta legale per farla rientrare,   ma nello stesso tempo svilupperemo la battaglia sindacale e politica per denunciare il comportamento repressivo della cooperativa CSR, per aggregare più situazioni possibili intorno a questo grave problema  contro le cooperative sociali e i loro committenti che  sono i  responsabili delle moderne barbarie.

SLAI COBAS COOPERATIVA C.S.R. PADERNO DUGNANO

www.slaicobas.it

LA NOSTRA SOLIDARIETA’ DI LAVORATORI E MILITANTI SINDACALI A CARMEN LAVORATRICE DELEGATA SLAI COBAS LICENZIATA A VARESE DA UNA COOPERATIVA “SOCIALE”

Coordinamento slai cobas del Trentino

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TERMOLI: CORTEO DELLO SLAI COBAS CONTRO IL LICENZIAMENTO DI GIOVANNI MUSACCHIO

Pubblicato da slaicobastrentino su luglio 27, 2010

Corteo in difesa dell’operaio licenziato – Termoli Lo Slai-Cobas “insorge” e sfila per le vie della città per ribadire che il provvedimento nei confronti di Musacchio non verrà accettato

Antonella SalvatoreTERMOLI “È un licenziamento politico, quello di Giovanni Musacchio. Noi non ci stiamo”. Lo hanno urlato ieri pomeriggio a Termoli i numerosi sindacalisti dello Slai-cobas del Molise e di Pomigliano d’Arco durante il corteo che ha attraversato le vie della città. In 40 con un autobus sono arrivati dallo stabilimento campano per prendere parte alla protesta contro il provvedimento punitivo della Fiat di Termoli nei confronti dell’operaio dello Slai-Cobas, ritrovatosi senza lavoro dopo aver preso parte ad una manifestazione davanti l’impianto automobilistico napoletano. Alla manifestazione organizzata a Termoli il primo ad arrivare è stato Giovanni Musacchio e, nell’arco di breve tempo, è stato raggiunto da diversi consiglieri regionali di centro sinistra come Danilo Leva, segretario del Pd, Michele Petraroia, Mauro Natalini di Sinistra e Libertà, gli esponenti del centro sinistra termolese, tra cui diversi consiglieri comunali di minoranza. Il corteo dei manifestanti, scortato da un imponente servizio d’ordine tra Polizia e Carabinieri, con striscioni in mano, ha gridato amarezza ma anche disappunto per la politica intrapresa dall’azienda in quest’ultimo periodo con il licenziamento di vari lavoratori. Secondo quanto dichiarato da Musacchio la motivazione del suo licenziamento è dovuta al “mancato avviso al suo superiore del giorno di permesso per assistenza familiare di cui avrebbe usufruito il giorno successivo”. Tra i presenti anche Stefano Musacchio, lo zio di Giovanni, sindacalista dello Slai-Cobas oggi in pensione licenziato dalla Fiat di Termoli per aver affisso la bandiera della pace all’interno dell’impianto e successivamente reintegrato. Due i ricorsi in fase di preparazione: uno del lavoratore ed un secondo potrebbe essere preparato in sintonia con lo Slai-Cobas di Pomigliano d’Arco. Mercoledì prossimo la protesta di sposta davanti Montecitorio.

www.iltempo.it/molise
25/07/2010

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FIAT POWERTRAIN, TERMOLI: 40% DI ADESIONI ALLA GIORNATA DI SCIOPERO PROCLAMATO DAL SOLO SLAI COBAS

Pubblicato da slaicobastrentino su luglio 23, 2010

FIAT POWERTRAIN: 40% DI ADESIONI ALLA GIORNATA DI SCIOPERO PROCLAMATO DAL SOLO SLAI COBAS CONTRO I LICENZIAMENTI POLITICI ED I RICATTI DEL FACCENDIERE MARCHIONNE, I REPARTI CONFINO, IL MANCATO PAGAMENTO DEL PDR ED IL MANCATO RINNOVO DELLE RSU DECADUTE DA PIU’ DI UN ANNO A POMIGLIANO

DOMANI MANIFESTAZIONE CON CORTEO A TERMOLI

Si è attestata al 40% la partecipazione dei lavoratori del 1° e del 2° turno alla Fiat Powertrain di Termoli dove nei giorni scorsi è stato licenziato Giovanni Musacchio militante del coordinamento provinciale dello Slai Cobas di Campobasso reo, secondo l’azienda, di avere portato solidarietà al “fronte del NO” ai cancelli di Pomigliano in occasione del referendum del 22 giugno. Un’alta adesione contro l’attacco di matrice eversiva con la quale la Fiat vorrebbe controriformare tutti i diritti dei lavoratori e quelli sindacali all’interno della fabbriche del gruppo e dell’indotto.

Risale infatti a solo qualche giorno fa l’ennesima provocazione di Marchionne che ha fatto recapitare a molti lavoratori della SEVEL DI VAL DI SANGRO una lettera con la quale minaccia di licenziamento i lavoratori ammalati benché giustificati da certificazione medica secondo le vigenti normative legali e contrattuali. Una provocazione già respinta a Pomigliano dove sono stati reintegrati proprio recentemente con sentenza della magistratura ed assistiti dall’ufficio legale dello Slai cobas due lavoratori licenziati con analoghe e strumentali motivazioni nel 2006.

Una campagna intimidatoria, quella di Marchionne, che attraverso gravi provvedimenti repressivi diversificati tra le fabbriche: dai licenziamenti politici di Termoli, Melfi e Torino ai reparti confino come quello di nola dal taglio dei diritti al “furto” del premio di risultato e al mancato rinnovo delle RSU dimostra la pretesa della trasformazione autoritaria del rapporto di lavoro.

Ma le lotte dei lavoratori per la tutela della democrazia dei loro diritti e di quelli sindacali hanno costretto Marchionne a togliersi la maschera e rivelare tutto quanto il disprezzo della Fiat per le normative di legge , contrattuali e costituzionali. La fiat osa chiedere le leggi di mercato per i diritti dei lavoratori e l’assistenza di stato per sé, sia a livello internazionale che in Italia dove oggi giunge addirittura a ricattare lo Stato, le forze politiche e i sindacati chiedendo nuove multimilionarie prebende pubbliche per tenere le residue produzioni in Italia. Grave è che nessuno, ad oggi, intende chiedere conto alla fiat dei 500 miliardi di euro di finanziamenti pubblici erogatigli negli ultimi 30 anni e usati dall’azienda in violazione dell’art. 41 della costituzione per chiudere le fabbriche, licenziare e delocalizzare all’estero. Il faccendiere Marchionne restituisse questi soldi allo Stato invece di continuare nelle sue politiche parassitarie !

DOMANI MANIFESTAZIONE CON CORTEO A TERMOLI
CONCENTRAMENTO: PIAZZA DONATORI DI SANGUE ORE 17.00

Hanno aderito e/o dato solidarietà: RSU Fim Fiom Uilm Fiat Powertrain Termoli – CGIL Regione Molise – UIL provinciale – USB nazionale – IdV, PRC, PdCI, Sinistra e Libertà, regionali – Michele Petraroia c.reg.PD – Comitato Precari scuola Molise – FGCI Molise.

Slai Cobas Coordinamento Nazionale

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Dal PRC del Trentino: comunicato di solidarietà al sindacalista Giovanni Misacchio dello Slai Cobas

Pubblicato da slaicobastrentino su luglio 19, 2010

Il partito della Rifondazione Comunista del Trentino esprime la più grande  solidarietà al compagno Giovanni Musacchio della Powertrain di Termoli delegato  SLAI COBAS.
Ancora una volta il fascismo industriale della FIAT tenta con la repressione di  imporre la propria volontà contro i diritti dei lavoratori.
Il conflitto capitale lavoro sta arrivando a livelli di massima allerta.
I sindacati di sinistra FIOM, SLAI COBAS ed altri stanno portando avanti una  battaglia epocale contro lo strapotere di confindustria e del governo lacchè di  centro destra.
La lotta di classe deve essere determinante nel prossimo futuro, i lavoratori  hanno bisogno di una alternativa di una proposta capace di risvegliare in loro  la certezza in un mondo diverso, in una società alternativa dove la legge del  profitto non prevalga più sulla pelle e sul futuro dei lavoratori.

Solidarietà al compagno Musacchio, solidarietà ai compagni licenziati,
solidarietà allo SLAI COBAS e alla FIOM

Francesco Porta
Segr. Prov.le Rifondazione Comunista
del Trentino

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Sardegna: un voto per il sindacalista Bruno Bellomonte

Pubblicato da slaicobastrentino su maggio 28, 2010

riceviamo / diffondiamo

IN TUTTA L’ISOLA ASTENSIONE!!! UNA SOLA ECCEZIONE: IL COMPAGNO BRUNO BELLOMONTE! domenica 16 maggio 2010 alle ore 18.07 In una nostra “Nota” del 16 Aprile 2010 avevamo annunciato la nostra INDISPONIBILITÀ A SUPPORTARE, in campagna elettorale, ALCUNA COALIZIONE in quanto ritenevamo che nessuna di quelle presenti nella competizione fosse capace di misurarsi con successo con i problemi reali della Sardigna. LA NOSTRA POSIZIONE NON È MUTATA D’ UNA VIRGOLA. Queste coalizioni, e al loro interno i partiti (sgangherati e rimessi in piedi per l’occasione elettorale!), ci appaiono come quei ragazzini “antichi”, alla prova della maggiore età, che “FANNO A GARA A CHI, PISCIANDO CONTRO UN MURO, FA ANDARE PIÙ IN ALTO IL SEGNO DELLA PROPRIA POTENZA ”. Ragazzi “antichi” (politicanti del cavolo!) convinti che l’essere adulti (essere uomini pubblici reali e non inventati) sia misurabile come in una competizione fra chi la spara più grossa o chi fa la promessa più intrigante. NON C’ INTERESSA! Riteniamo che vi sia un “muro” da abbattere e che il personale politico, lungi dal rappresentare se stesso o la lobby d’appartenenza, debba impegnarsi per SFONDARE DEFINITIVAMENTE QUEL MURO DI DIPENDENZA, nella quale la Sardigna è costretta, che impedisce la sua emancipazione. LA SOLA ECCEZIONE E’ PER IL COMPAGNO BRUNO BELLOMONTE. Attualmente detenuto nella galera di Siano (Catanzaro), Bruno rappresenta, per la sua coerenza e la sua storia, per la sua umanità e la sua disponibilità, per il suo impegno sindacale, politico e culturale, il compagno più indicato a portare nel consiglio comunale di Sassari, oltre che nelle piazze e in ogni dove, le problematiche del lavoro e della crisi per lottare, anche dentro un consiglio comunale sterile, per la trasformazione della società in senso anticapitalistica e per la costruzione di un nuovo socialismo del XXI secolo in grado di restituire alla Sardigna quella dignità che 150 anni di storia alle dipendenze dell’Italia le hanno negato.

Sindacadu Natzione Sarda

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COMUNICATO STAMPA del comitato di solidarietà con Massimo Sighel

Pubblicato da slaicobastrentino su maggio 11, 2010

In occasione dell’udienza relativa alla causa di lavoro per il licenziamento di Massimo Sighel, abbiamo organizzato una presenza di solidarietà davanti al tribunale di Trento per il giorno14 febbraio alle ore 9.00.

Massimo, per il suo ruolo di presidente dell’ASUC di Miola, ha subito un licenziamento discriminatorio da parte della ditta presso cui lavorava, la Tecnoporfidi di S. Mauro di Pinè, concessionaria di un lotto cava pubblico.

Un licenziamento operato stracciando l’accordo, sottoscritto nel febbraio 2008 tra le parti sociali, che doveva garantire il mantenimento dei livelli occupazionali.

L’azienda è stata chiamata da Massimo ad assumersi le proprie responsabilità nelle aule del Tribunale di Trento, anche perché la politica istituzionale (consiglio comunale di Baselga di Pinè) ha preferito lavarsene le mani, rispondendo anche ai solleciti del Difensore Civico: “..di non poter direttamente entrare nella definizione del rapporto di lavoro citato”.

Il licenziamento di Massimo è un grave atto antidemocratico, che estromette dal diritto al lavoro chi rappresenta interessi diversi dalle “lobby porfidare” le quali sfruttano, con costi irrisori, una risorsa pubblica e collettiva come è il porfido, che dovrebbe invece garantire lavoro e reddito a tutti i lavoratori. Se questo non è possibile viene meno anche la ragione di scavare le nostre montagne. Per questi motivi sosteniamo la necessità che l’ente pubblico (ASUC, Comuni, PAT) si faccia garante del diritto al lavoro e al reddito per i lavoratori, anche, facendo rispettare accordi e regolamenti già in essere.

Abbiamo anche chiesto ufficialmente di incontrare i Consigli Comunali dei comuni interessati dalle attività estrattive ed i sindacati CGIL e CISL, per provare ad affrontare in maniera coordinata ed efficace il problema dei licenziamenti in una logica diversa da quella legata strettamente all’uso degli ammortizzatori sociali. Comitato di solidarietà con M. Sighel, contro il mobbing per la difesa dei posti di lavoro nel porfido.

Valle di Cembra-Pinè, maggio/2010

www.comitatosolidarietams.wordpress.com contatti: comitatosolidarietams@alice.it

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SOLIDARIETA’ A De Angelis : sciopero ferrovie

Pubblicato da slaicobastrentino su maggio 7, 2009

CONTRO UN LICENZIAMENTO POLITICO E CONTRO L’ARROGANZA AZIENDALE

SCIOPERO NAZIONALE di 24 ore, dalle 21 del 9 alle 21 del 10 MAGGIO 2009

Il macchinista Dante De Angelis è stato licenziato il giorno di ferragosto per aver segnalato, come delegato alla sicurezza, che c’erano “problemi” ai treni Eurostar. Da allora ci sono stati altri incidenti agli Eurostar, altri due ETR 500 si sono spezzati, 6 lavoratori sono morti sui binari, 2 viaggiatori uccisi e 3 orribilmente mutilati dalle porte killer. Ma il licenziamento non è stato ancora revocato.

Leggi tutto CLIKKA sul file pdf: contro-un-licenziamento-politico-e-contro-l

 

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NO AI LICENZIAMENTI POLITICI ALLA VODAFONE

Pubblicato da slaicobastrentino su aprile 12, 2007

Comunicato

 I/le lavoratori/trici ed i partecipanti presenti all’Assemblea contro i licenziamenti politici tenutasi sabato 31 marzo 2007 a Milano presso lo spazio di Panetteria, con la partecipazione delle due lavoratrici recentemente colpite da tale provvedimento, una dipendente e delegata Rsu alla Vodofaone e l’altra dipendente alla Coop. Prodest di Milano, esprimono la loro solidarietà ed il loro sostegno e denunciano l’azione di criminalizzazione posta in essere dalle aziende basati sulla persecuzione delle idee e delle opinioni politiche delle lavoratrici.

La caccia alle streghe che si è aperta nel sindacato, all’indomani dell’operazione del 12 febbraio condotta dall’antiterrorismo, e che ha visto colpiti da richiami, sospensioni ed espulsioni – ad opera della CGIL in particolare – diversi lavoratori sino al licenziamento politico di alcuni e all’arresto di altri, è un chiaro messaggio a tutta la classe lavoratrice di come si intende trattare il dissenso e l’opposizione alle nefaste politiche di questo governo attuate di concerto con i sindacati confederali. L’utilizzo strumentale dell’”allarme terrorismo” ha rappresentato, per il sindacato, l’occasione per “richiamare all’ordine”, attraverso conferenze stampa, comunicati, assemblee nei luoghi di lavoro…, tutti i lavoratori ed in particolare quelli che la lotta sindacale la conducono a partire da posizioni politiche non concertative, facendo pendere sulle loro teste la qualifica di “infiltrato” o “mela marcia”.  La demonizzazione e la punizione di alcuni a monito per tutti, è stato il segnale che il sindacato ha voluto lanciare tra i lavoratori.

 La necessità di rafforzare la denuncia politica e la solidarietà ai/alle lavoratori/trici colpiti da provvedimenti repressivi, siano essi giudiziari, aziendali o sindacali, è di fondamentale importanza per contrastare l’isolamento al quale si vorrebbe confinarli e la logica padronale tesa ad aggredire e ridurre gli spazi di agibilità politica e sindacale nei luoghi di lavoro.

Organizziamo la solidarietà

Sosteniamo tutte le iniziative di lotta per il reintegro delle lavoratrici licenziate

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