SLAI COBAS TRENTINO ALTO ADIGE

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    NIENTE SOLDI PUBBLICI ALLE COOPERATIVE CHE SFRUTTANO E LICENZIANO I LAVORATORI

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    Cari Compagni ed Amici Abbiamo cercato di impostare il blog in modo da contribuire all’informazione, alla denuncia di particolari situazioni lavorative, alla formazione, alla solidarietà di classe. In questo senso abbiamo voluto concepire il blog come uno strumento al servizio della difesa dei proletari e dei lavoratori ed abbiamo cercato in queste prime settimane di pubblicare materiali (notizie, volantini, documenti ecc.) che potessero servire a sviluppare idee, competenze, organizzazione ed opposizione. Pensiamo che il blog se da un lato deve porsi al servizio di un processo collettivo, dall’altro a sua volta deve venire costruito in un processo collettivo. Un blog di questo tipo ha tanto maggiore senso quanto più contribuisce a stimolare e valorizzare la partecipazione e gli apporti del compagni e dei lavoratori. Non viviamo più nel ventesimo secolo e questo vuol dire che i lavoratori hanno orami accumulato enormi competenze nei campi più disparati, il problema è che queste conoscenze vengono prevalentemente coltivate in modo individuale e spesso individualistico, non vengono socializzate e tradotte in un processo costituente di una nuova collettività. Senza cultura proletaria non ci può essere un reale movimento di trasformazione sociale e politico, ma questa cultura non va inventata dal nulla, quanto costruita attraverso un processo di generazione collettiva. Una cultura innovativa capace di unificare e ricomporre i lavoratori può diventare una forza in grado di cambiare il mondo. Per quanto ci riguarda vi chiediamo di costruire il blog insieme a noi rendendolo tra l’altro uno strumento utile per la difesa dei lavoratori. Tramite il blog altri lavoratori potranno entrare in rapporto con lo slai cobas del Trentino scegliendo liberamente il livello di questo rapporto. Apposite pagine del blog sono quindi destinate alla pubblicazione, alla segnalazione ed alle denunce, alle richieste d’informazione ecc. Ormai i blog stanno diventando un mezzo di comunicazione e di dibattito capace di concretizzarsi nella formazione di reti di relazioni, iniziative collettive e movimenti. Speriamo di non essere da meno di tanti politici di potere, di tanti servi intellettuali e vip, di tanti esponenti di una ‘sinistra’ marcia. Tutte queste bande di privilegiati e parassiti usano utilmente il web vecchio e nuovo al servizio degli interessi di una parte ristretta della società. Spetta ai proletari, ai lavoratori ed agli strati popolari usare tutti i mezzi di comunicazione in modo competente e creativo al servizio degli sfruttati.
  • PERCHE’ SCEGLIERE LO SLAI COBAS DEL TRENTINO ALTO ADIGE ?

    I sindacati confederali sono irreversibilmente corrotti. Gli apparati dei sindacati confederali sono ormai indissolubilmente legati al capitale finanziario. I sindacalisti si riciclano nelle burocrazie dello stato, nelle finanziarie, nelle imprese cooperative, nei servizi alle imprese, negli uffici padronali delle “relazioni sindacali”, negli enti no-profit, nelle cooperative, nei partiti di potere. Dentro i sindacati confederali ci sono ancora immense energie di lotta che vanno difese, salvaguardate ed indirizzate verso la costruzione di un nuovo sindacato dei lavoratori capace di opporsi all’offensiva dei governi di centro-destra e di centro-sinistra e di far avanzare la lotta contro i padroni, le banche, le burocrazie statali, il capitalismo di stato ed il capitale europeo ed internazionale. Lo slai-cobas lavora, insieme a tanti altri lavoratori di diverse appartenenze, per la costruzione di un nuovo sindacato capace di rappresentare realmente gli interessi degli operai, dei disoccupati, dei precari, dei lavoratori svantaggiati, degli strati popolari. Lo Slai Cobas è un sindacato nazionale inter-categoriale quindi possono far parte dello Slai Cobas lavoratori di tutte le categorie. ___________________________________________
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Archivio per la categoria ‘LICENZIAMENTI DISCRIMINATORI’

LICENZIAMENTI DI MASSA ALLA EUROCOIBENTI E ALLA ISOLSUD

Pubblicato da slaicobastrentino su febbraio 25, 2012

riceviamo/diffondiamo

Siamo all’epilogo del teatrino messo in piedi in Fincantieri a Marghera per liberarsi di 150 operai oramai già spremuti dal lavoro e troppo sindacalizzati:

annunciati i licenziamenti di massa alla Eurocoibenti e alla IsolSud
E’ da oltre un anno che Eurocoibenti, o meglio l’allora suo amministratore e fondatore Giuseppe Corradengo, ha annunciato la messa in liquidazione della società.

Una società che ha vissuto per oltre 10 anni dentro Fincantieri in appalti di fatto irregolari, con modalità esecutive e direzionali tali da costituire di fatto una gallina dalle uova d’oro per Fincantieri, e per le società. oltre che per la Eurocoibenti stessa, che hanno “gestito” interposizione fittizia di manodopera in maniere diverse lungo oltre un decennio.

Una società quasi leader in italia nel settore navale, la Eurocoibenti, attiva a Palermo, ad Ancona, a Monfalcone, oltre che a Marghera, che “CHIUDE”, probabilmente per riaprire dopo, a cose fatte. Analogo passaggio per la ditta gemella, Isol Sud. Operai di Palermo, come la sede delle due società, e in gran parte, del Bangladesh.

L’ostacolo, per questa operazione del tutto malandrina verso i lavoratori che resteranno a casa, per essere un domani sostituiti da altri, più giovani e meno sindacalizzati, era costituito da un lato dal “ciclo produttivo” di Fincantieri a Marghera, che prima che terminasse una nave Costa, ne iniziava un’altra.

Ora, nonostante otto nuovi ordini di inizio 2011, ne sono partite solo tre.

A Marghera si è voluto attendere.

E’ cambiato il management, (ma non il capo dell’ufficio del personale di Marghera), di modo da non poter essere criticato alcun dirigente, si è parlato di crisi, si è data copertura alla cassa integrazione da parte dei media che hanno di fatto coperto il management “privatizzato” nella logica, della impresa PUBBLICA Fincantieri.

Così il “vuoto produttivo” è diventato da una parte una mossa precisa per permettere a molte aziende di chiudere in sordina, usando “cassa integrazione in deroga”, peraltro senza copertura INPS per mesi e mesi, con i lavoratori immigrati spinti ad abbandonare l’Italia, dall’altro, un “banco di prova” di come per l’ennesima volta ma in forma diversa, costruire un dissipamento del PATRIMONIO PUBBLICO NAZIONALE.

Infatti, Fincantieri è estremamente presente negli “States”, dove fa profitto in campo militare, commerciale ed in vari siti e situazioni.

Quindi a Fincantieri non interessa che i siti italiani perdano quattrini o vengano dissipati.

Logica da management, NON LOGICA NAZIONALE.

NON LOGICA DI IMPRESA.

La Fiom si è battuta male e poco contro tutto questo. Vero è che ci sono state le rivolte a Castellammare, a Palermo, a Genova, e numerose lunghe lotte anche a Monfalcone e Marghera, ma non c’è stato lo sputtanamento del RAZZISMO e dello SCHIAVISMO sotteso a queste scelte, tese appunto a riprendere SENZA INTRALCI, DOPO, con “carne fresca” e soprattutto, senza Cobas tra le palle.

La ns.estensione è notevolmente cresciuta, apriamo vertenze ora anche a Monfalcone e Genova, tra mille ostacoli certo, ma con una crescente coscienza di vari settori e di più nazionalità, di lavoratori immigrati.

Ma senza alcun appoggio, se non, a volte, da dove non te lo aspetteresti certo.

Ora il caso Eurocoibenti punta all’INEVITABILE SOLUZIONE della “mobilità”.

Siamo contrari.

Eurocoibenti la invitiamo a recedere dalla scelta fatta, che secondo noi era già stata annunciata sia nel settembre-ottobre-novembre 2010, con fraudolente casse integrazioni finalizzate addirittura al licenziamento di lavoratori in aspettativa all’estero, sia nel dicembre 2010, sia con l’annuncio nella primavera 2011 di 30 esuberi (e poi i numerosi contratti a tempo determinato alla Isol Sud a lavorare insieme, a dimostrarne la strumentalità).

Motivo per cui vi erano state numerose azioni antisindacali da parte di Eurocoibenti, sempre negate e sempre ricamuffate in avanti da Eurocoibenti, passando per le rotture annunciate con Fincantieri e Isolfin Romagnola, poi per i licenziamenti politici di Pietro e Faruk, poi per le conciliazioni monocratiche su numerosi ammanchi in busta paga a marzo-aprile-maggio 2011, infine con la annunciata disponibilità alla cassa integrazione, per giungere oggi all’annuncio della procedura di licenziamento collettivo. Fittizia, irregolare, illecita.

La lotta è stata frenata dal ruolo assunto dalla Cgil, che di fatto è stato funzionale a contenerla anziché a spingerla laddove avremo voluto noi, proprio per evitare questo epilogo di questa messinscena.

Ci auguriamo ancora, che si possa giungere al mantenimento dell’organico ed alla CIG, con tutte le garanzie di anticipazione possibili ed impossibili, anche alla luce dell’ottimo anche se tardivo risultato annunciato oggi per gli operai della Nuova Pansac.

Ma in ogni caso, la verità è questa.

Questo epilogo è stato curato e preparato con cura, un lavoro di 18 mesi per giungere a lasciare per strada 120 lavoratori di Eurocoibenti e almeno 30 di Isol Sud.

Il nostro compito non finisce qui.

Nè si concluderà in relazione all’incontro sindacale previsto in Provincia il 7 marzo, dopo che Eurocoibenti ha disdetto quello del 20 febbraio (2°sciopero questo mese) successivo all’incontro del 9 febbraio in cui c’è stato il presidio e l’incontro con tavoli separati in Provincia a Mestre.

Sia che Cgil punti ancora i piedi per escluderci dalla riunione, sia che qualcun altro, chissà perché, ci venga a dire che c’è stato l’accordo sulla mobilità, a tavolino, dalla solita os di turno confederale.

Siamo contro il licenziamento di questi lavoratori. E’ un delitto.

Abbiamo già annunciato a Fincantieri ed a tutte le ditte coinvolte che procederemo con i ns.studi legali anche nei loro confronti per qualsiasi mancanza economica e soprattutto per il posto di lavoro. Questo infatti è un appalto illecito. Giunti a questo punto è ciò che emerge con chiarezza.

La lotta continua.

SLAI COBAS MARGHERA per il sindacato di classe

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Alfa Romeo : la Di Marzo responsabile di Innova Service lavora alla base NATO di Solbiate Olona

Pubblicato da slaicobastrentino su febbraio 13, 2012

Processo per la CIMICE a PALAZZO MARINO

Interrogato il colonnello Sergio PASCALI, comandante provinciale dei carabinieri di Milano dal 1997 all’ottobre 2011:
La Di Marzo lavora alla BASE NATO di Solbiate Olona.
La Di Marzo è di casa alla prefettura di Milano.

Nel tardo pomeriggio di giovedì scorso, al palazzo di giustizia di Milano presso la IV penale, giudice dott.ssa De Cristofaro, si è tenuta la quinta udienza del processo contro Angela Di Marzo, responsabile di Innova Service, la società di servizi che l’11 febbraio 2011 ha licenziato all’Alfa Romeo di Arese 70 operai, Lorenzo Fabbrizzi, capo del personale di Innova Service e Giuseppe Angelo Di Marzo, fratello di Angela e capo del personale all’Alfa Romeo di Arese con un’altra società della sorella (DM e ora ISMI) con la quale dal 2007 ad oggi sta gestendo la guardianìa alla portineria Est della stessa Alfa Romeo.

Fabbrizzi , la Di Marzo e il fratello, chiamati nel settembre 2009 dal comune di Milano a verificare la presenza di cimici in alcuni uffici, sono accusati di aver invece installato una microspia nell’ufficio di Giuseppe Sala, ex direttore generale di Palazzo Marino e oggi amministratore delegato di Expo 2015.

Nelle scorse udienze sono stati ascoltati il capo dell’EXPO, SALA, il comandante dei vigili di Milano, MASTRANGELO, l’ex segretario generale del comune di Milano, MELE, la Di Marzo, ispettori della Digos, marescialli, ecc..

Giovedì scorso per primo è stato interrogato il colonnello SERGIO PASCALI, comandante provinciale dei carabinieri di Milano dal 1° ottobre 1997 al 1° ottobre 2011.

Pascali ha detto tra l’altro che Angela Di Marzo, con una sua società, lavora presso il Rapid Deployable Corps della NATO di Solbiate Olona, nei pressi di Busto Arsizio (VA).
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Il NATO Rapid Deployable Corps – Italy (NRDC-ITA) “è una delle due organizzazioni di alto profilo della NATO con sede in Italia”; è un comando multinazionale costituito per il 70% da Ufficiali e Sottufficiali italiani e per il restante 30% da Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Germania, Spagna, Turchia, ecc…
In questa base NATO vi sono più di 2000 militari e civili. “Viene utilizzato come comando sempre disponibile per interventi multinazionali in aree di crisi”: in Afghanistan da gennaio a luglio 2009, ecc..
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Sì, avete letto bene.
E con questo curriculum la Di Marzo è stata scelta per dare lavoro (cioè per licenziare …) agli unici 70 operai ex Alfa Romeo che erano stati assunti sull’area Alfa Romeo tramite ABP (AIG-Lincoln_FIAT) sulla base di accordi -controfirmati anche da Formigoni e Penati oltre ai padroni dell’area e ai 4 sindaci della zona- accordi che garantivano l’assunzione di almeno 550 lavoratori ex Alfa Romeo.

Il colonnello Sergio PASCALI ha anche dichiarato che Angela Di Marzo aveva “rapporti amicali sia col prefetto di Milano, Lombardi, che anche con il prefetto vicario, il capo di gabinetto e i vice prefetti dello stesso Lombardi”.

Il PM ha poi chiesto a PASCALI se anche lui aveva avuto -al di là delle frequentazioni di ufficio- rapporti amicali con la Di Marzo.
PASCALI ha detto di aver preso sicuramente più di un caffè con la Di Marzo e che lei è venuta da lui diverse volte ma che i suoi rapporti con la stessa Di Marzo erano originati dalle continue riunioni che venivano fatte in prefettura per la situazione di Innova Service e dell’Alfa Romeo di Arese.
“Il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica si è riunito per non meno di 15 volte con all’ordine del giorno le manifestazioni che facevano i lavoratori all’Alfa Romeo di Arese”.

BASTA SPECULAZIONI sull’AREA dell’ALFA ROMEO di ARESE !
LAVORO all’ALFA per i LICENZIATI, i cassintegrati FIAT e i GIOVANI della zona !

Arese, 13 febbraio 2012 Slai Cobas Alfa Romeo

SLAI COBAS
Sindacato dei lavoratori autorganizzati intercategoriale
Sede legale: via Masseria Crispi 4 / 80038 Pomigliano D’Arco NA / tel/fax 081 8037023
Sede nazionale: viale Liguria, 49 / 20143 Milano / tel/fax 02 8392117
Sede Alfa Romeo: viale Luraghi snc / 20020 Arese MI / tel/fax 02 44428529

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solidarietà ai lavoratori licenziati e discriminati dalla Coop. FERCAM di Casale sul Sile (TV)

Pubblicato da slaicobastrentino su gennaio 29, 2012

Esprimiamo la nostra solidarietà ai lavoratori della Coop. FERCAM di Casale sul Sile (TV) riportiamo una foto dei lavoratori presenti alla maniffestazione nazionale del 27 a Roma ed ampi stralci del comunicato della loro organizzazione sindacale, lo Slai cobas per il sindacato di classe di Marghera.
SLAI COBAS DEL TRENTINO


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Slai cobas per il sindacato di classe di Marghera
Comunicato 12-1-2012
LICENZIAMENTI POLITICI FERCAM CASALE SUL SILE TV
La realtà veneta della logistica è assai frammentata, non c’è un centro come Milano in Lombardia, ci sono molti piccoli centri, un decentramento che determina unità produttive complesse con minimo personale. Questo rende più difficile l’azione
sindacale.
Quando questa avviene, a volte i padroni perdono la testa. E’ questo il caso. I lavoratori infatti avevano sin dall’inizio denunciato il fraudolento inquadramento come soci (non hanno mai avuto in mano regolamento e statuto, non c’è mai stata una assemblea della cooperativa, a cui adesso vorrebbero “invitarli”) e rivendicano il rapporto di lavoro come dipendenti, nonché eccependo interposizione fittizia di manodopera. Sanno benissimo la situazione: in caso di licenziamento avranno un Tfr ridicolo, nonché non avranno alcuna
possibilità di avere l’indennità di disoccupazione. Rischiano la fine che hanno fatto migliaia di altri immigrati della logistica cooperativa: fare l’elemosina ai parcheggi o davanti ai
supermercati.
Già a novembre in occasione del primo sciopero-confronto con la “cooperativa” che ha in gestione l’appalto della Fercam, il presidente di questa cooperativa aveva cercato lo scontro,
erano con lui 3 tipi loschi, ma la cosa non ebbe successo.
In seguito il ns.iniziale lavoro sindacale, divenne subito troppo incompatibile con la “gestione” di questa unità.
Quindi per Natale la “testa fine” di qualche consigliere ha pensato bene di proporre dei trasferimenti all’ultimo momento e senza alcuna indicazione pratica su dove dormire, sulle spese ecc., in altre regioni italiane, a 5 dei ns.iscritti. Questi trasferimenti erano anche la pensata iniziale per liberarsi delle persone scomode, poi rientrata, indirizzata inizialmente ad
altri due lavoratori.
Ora con la “penalizzazione” illecita ed illegittima e formalmente fuori dalle norme, dei Iniziano i provocatori licenziamenti di natura antisindacale alla Fercam di Casale sul Sile licenziato Sunil, lavoratore del Ceylon, con un licenziamento illegittimo che fa
riferimento al suo (motivato e documentato) rifiuto ad un pretestuoso e fasullo trasferimento, proposto solo ad alcuni ns.iscritti, a ridosso della fermata per le festività natalizie (l’unità Fercam è stata ferma dal 23 al 9 gennaio).
Licenziato con lo stesso motivo anche Abdel, lavoratore tunisino.

La Fercam spa ha compiuto un grave errore antisindacale proponendo (ed ottenendo in alcuni casi) di dare le dimissioni dalla ns.O.S. e presentando all’uopo dei moduli precompilati (con nemmeno il nome corretto della ns.O.S.) ai lavoratori che hanno subito la “offerta” di ritirarsi dal sindacato.
Senza questa grave azione antisindacale, di fatto subito dopo appoggiata con una pressoché deserta assemblea Cgil, dove il noto Bertocco aveva proposto la riduzione di orario collettiva
per “riduzione di lavoro”, la grande maggioranza dei lavoratori del Cobas sarebbe stata inattaccabile, dato che si erano iscritti alla ns.O.S. ben 14 sui 18 lavoratori del turno di
magazzino.

Il clima imposto da questi atti antisindacali in Fercam è un clima pesante, diremmo da imposizione da anni trenta. I ricorsi
d’urgenza che presenteremo saranno resi pubblici nei loro contenuti essenziali appena presentati. Sullo stesso fronte, abbiamo già 11 processi aperti contro la Quadrifoglio cooperativa ed aziende dove altri immigrati “facchini” davano la loro vita ai padroni per un
pugno di lenticchie. Intendiamo dare una risposta seria a questa provocazione padronale. Invitiamo le realtà autorganizzate del territorio trevigiano e veneto a contattarci ad esprimere solidarietà ed a dare la loro disponibilità ad un incontro su
questa vicenda che terremo al più presto a Mogliano Veneto (TV).

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MODENA 21 Gennaio : Strage di Viareggio, Solidarietà a Riccardo Antonini

Pubblicato da slaicobastrentino su gennaio 16, 2012

Strage di Viareggio
GLI INDAGATI PER LA STRAGE
LICENZIANO CHI RIVENDICA
VERITA’ E GIUSTIZIA
La strage di Viareggio avviene il 29 giugno del 2009 quando un treno, pieno di serbatoi di Gpl esplode nel centro città incendiando le case intorno alla stazione. Muoiono 32 persone. Da subito nasce un movimento popolare per rivendicare la verità sulla strage e giustizia nei confronti dei responsabili.
Riccardo Antonini, ferroviere, fa parte di questo movimento e per il suo impegno, per la sua abnegazione e la sua competenza viene eletto consulente tecnico delle parti civili nel processo che vede imputati tra gli altri Mauro Moretti, amministratore delegato delle Ferrovie.
Per Riccardo seguono minacce, intimidazioni e sospensioni dal lavoro fino al 7 novembre del 2011 quando Moretti e soci lo licenziano in tronco.
Solidarietà a Riccardo Antonini
Modena
Sabato 21 gennaio c/o Istituto Storico della Resistenza ore 16.00
Unità e solidarietà tra lavoratori
Nella lotta contro la crisi

A questo appuntamento sarà presente Riccardo Antonini al quale esprimiamo tutta la nostra solidarietà come la esprimiamo a tutti i parenti delle vittime della strage che attraverso la loro associazione non solo non hanno mai smesso di lottare per la verità e la giustizia per quanto avvenuto ai loro cari ma sono stati un esempio di mobilitazione nei confronti dei lavoratori colpiti dai licenziamenti e solidali con le popolazioni colpite da tragedie simili dove i responsabili sono rimasti impuniti.

Facciamo nostro il loro esempio!!
Costruiamo gli strumenti di difesa e di resistenza attraverso l’unità, la solidarietà e la mobilitazione

Alcuni operai Ferrari, Cnh, disoccupati, pubblico impiego, lavoratori cooperative, precari e pensionati – MODENA

contatti. 327 6705197 – 349 2901744

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LETTERA APERTA A MAURO MORETTI

Pubblicato da slaicobastrentino su novembre 11, 2011

riceviamo e pubblichiamo
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LETTERA APERTA A MAURO MORETTI
Sono Andrea Maccioni. Forse il mio nome le dirà poco o niente. O forse lo collegherà all’immagine di quel ragazzo che da 28 mesi, insieme agli altri soci fondatori dell’Associazione “Il Mondo che Vorrei” ONLUS formata dai familiari delle vittime della strage di Viareggio del 29 Giugno 2009, gira l’Italia e manifesta con le foto di tre volti sorridenti appesi al collo. Quelli sono i volti di mia sorella e dei miei due nipotini che ho perso nella immane tragedia. Se li ricorda?
Lo chiedo, perché per molti è più facile abbassare lo sguardo quando mostro quella foto in occasioni di manifestazioni o dibattiti. Tre vittime innocenti che, insieme ad altre 29 persone, ho e abbiamo “semplicemente” perso quella maledetta notte. Notizia diventata quasi banale, direi quasi di poco scalpore, in una società dove perdere drammaticamente un proprio caro sembra essere diventato un comun denominatore che lega molti cittadini. Ma le nostre vittime rimuoiono altre cento, mille volte di fronte a decisioni come la sua.
Oggi, 7.11.11, appena terminato l’incidente probatorio tenutosi a Lucca, ha pensato bene di sferrare quello che io personalmente reputo un colpo basso, ossia inviare la lettera di licenziamento al Sig. Riccardo Antonini, consulente tecnico di parte civile nell’incidente probatorio per la strage di Viareggio. Una persona colta, riflessiva, disponibile e talmente coraggiosa da non sottomettersi al ricatto del licenziamento piuttosto di aiutare i familiari della strage di Viareggio. Da un lato il Sig. Antonini, per me e per noi Riccardo, con la sua onesta ricerca di verità, dall’altro il potere che con armi impari, vuole tapparci la bocca. Mi stupisco della sua scelta. Lei stesso, a Genova, dichiarò di essere come noi alla ricerca della verità. Perché allora la scelta di allontanare il Sig. Antonini, una persona che si batte per quello che anche lei sostiene appunto essere il suo stesso obiettivo? Viviamo in una società in cui le persone vengono valutate con pesi e misure diverse. Siamo stati costretti a sentire per esempio, che per l’Ing. Licciardello, consulente tecnico nominato dal GIP e pagato da RFI, non esiste sudditanza psicologica e quindi può continuare regolarmente a svolgere la sua attività. Nel caso del Sig.Antonini invece si ritiene necessario un suo annientamento.
Fosse stato Lei il giudice, l’Ing. Licciardello l’avrebbe “licenziato” dall’incarico? Non riesco a capire. L’unica cosa certa è che io sono stato costretto a giocare questa partita, anche se il mio sarà sempre il ruolo del perdente, qualsiasi sia il suo esito. Perché sono io ad aver perso Stefania, Luca e Lorenzo. Lei non ha perso niente. Siamo noi, familiari di 32 splendide persone, che nella tranquillità e sicurezza delle loro case sono state costrette a prendere un treno, senza pagare il biglietto, che li ha portati via per sempre.
Dopo il disastro di Crevalcore il Sig. Armando D’Apote dichiarò che le ferrovie italiane, nonostante la tragedia del 07.01.05, erano le più sicure d’Europa. Poi lei, Ing. Moretti, dichiarò la stessa cosa anche dopo il 29.06.09, nonostante la strage di Viareggio. Quanti “nonostante” dobbiamo ancora subire perché i nostri cari la smettano di essere uccisi? Provo tanta rabbia e tanto dolore dentro di me, ma nonostante tutto credo in un mondo migliore, e nutro la speranza di poter raccontare a chi è rimasto, che nel nostro mondo c’è ancora chi ha il coraggio di lottare onestamente per i valori in cui crede, e chi viene punito per le proprie colpe.
Pertanto Le chiedo di rivedere il Suo/Vs. provvedimento nei confronti del Sig. Antonini.
Spero in una Sua risposta, la meno retorica possibile, per favore.
In fede
Andrea Maccioni

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LICENZIATO RICCARDO ANTONINI

Pubblicato da slaicobastrentino su novembre 11, 2011

C’è conflitto e conflitto … d’interesse (!)

Il conflitto vero

Si è concluso, dopo 8 mesi (7 marzo – 4 novembre), l’incidente probatorio. Una conclusione amara per i familiari delle vittime, per i superstiti, per i sopravvissuti al disastro ferroviario, per la città di Viareggio. Amara perché sono state “sovvertite” le regole, nel merito e nel metodo. Si è voluto a tutti i costi dare credito alla tesi dei due periti che a forare la cisterna da cui è fuoriuscito il Gpl, che ha provocato la strage, sia stata la piegata a zampa di lepre (parte del deviatoio), anziché il picchetto … Quella della piegata è tesi insostenibile da ogni punto di vista ma sostenuta dai due periti: il prof. Vangi che si occupava di incidenti ferroviari per la prima volta! e dall’ing. Licciardello che, in progetti di lavoro, percepisce una retribuzione da Rete ferroviaria italiana (Rfi), propriamente e direttamente interessata al quesito 14 su: picchetto o piagata a zampa di lepre.
Il Gip Silvestri ha rigettato la richiesta della Procura di sostituire i periti per incompatibilità o, meglio, per incompetenza e per evidente conflitto d’interesse. Secondo il Gip non vi è sudditanza psicologica. Esiste, comunque, al di là dell’aspetto c.d. psicologico un dato oggettivo: la “retribuzione economica” di Rfi come ha ammesso lo stesso ing. Licciardello.

… e quello non vero

L’Ad delle ferrovie, Moretti, si è finalmente deciso a licenziare il consulente tecnico Riccardo Antonini. Dopo 10 giorni di sospensione comminati ad agosto, si è passati al licenziamento senza preavviso per essersi “definitivamente compromesso il rapporto fiduciario”. Obbligo di fedeltà, riservatezza, fiducia, conflitto d’interesse (ora anche le “offese” al dottor Moretti) è quanto contestato a Riccardo. Addebiti pretestuosi e falsi. Con questo licenziamento hanno voluto, invece, negare il diritto di critica, di cronaca, di verità, di giustizia, di sicurezza rivendicato dai familiari delle vittime e dalla città di Viareggio. In questi mesi hanno usato un armamentario subdolo e provocatorio quale: intimidazioni, minacce, pressioni … fino al licenziamento per stravolgere l’iter processuale che, ad oggi, li vede indagati per la strage di Viareggio.
Consapevoli di chi e di che cosa abbiamo di fronte, dobbiamo essere più forti, uniti ed organizzati.

Lunedì 14 novembre ore 21.00
Assemblea-dibattito alla Croce Verde di Viareggio
per discutere ed organizzare iniziative adeguate alla gravità della situazione

Viareggio, 10 novembre 2011 – Associazione “Il mondo che vorrei”
-Assemblea 29 giugno – Comitato Avif

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Fiat Alfa Romeo Pomigliano: Slai cobas sconfigge la linea dura di Marchionne sui licenziamenti

Pubblicato da slaicobastrentino su ottobre 21, 2011

Fiat Alfa Romeo Pomigliano: Slai cobas sconfigge la linea dura di Marchionne sui licenziamenti

Venerdì 21 Ottobre 2011 12:38

LA FIAT COSTRETTA A REINTEGRARE AL LAVORO FRANCESCO MANNA E ROSARIO MONDA, DA ANNI FUORI DALLA FABBRICA E SENZA SALARIO NONOSTANTE RIPETUTE SENTENZE DELLA MAGISTRATURA CHE NE IMPONEVANO LA “REINTEGRA”: SIA PER OVVIARE AI PIGNORAMENTI ATTIVATI SUI CONTI CORRENTI FIAT DELLE SOMME DOVUTE AI DUE OPERAI CHE PER ELUDERE L’ UDIENZA DEL 1° DICEMBRE – E LA PROBABILE CONDANNA PER INOTTEMPERANZA DI SENTENZE DELLA MAGISTRATURA – FISSATA AL TRIBUNALE DI NOLA CON LA RICHIESTA DI “REINTEGRO COATTO CON L’EVENTUALE AUSILIO DELLA FORZA PUBBLICA” FATTA DAGLI AVVOCATI DELLO SLAI COBAS

Si tratta della prima significativa sconfitta di Marchionne: una importante vittoria dello Slai cobas che da forza e rilancia il contenzioso nazionale contro i licenziamenti politici e quelli “facili”” attuati dalla Fiat a piene mani in questi anni nelle fabbriche di tutta Italia e che sbaraglia l’illecita pretesa aziendale di disattendere l’esecuzione delle sentenze della magistratura.

Franco Manna e Rosario Monda (allora delle DHL poi reinternalizzata Fiat, che a differenza degli altri non erano ancora stati reintegrati al lavoro) sono 2 degli 8 operai licenziati per le assemblee del 2006 alla Fiat Pomigliano dove, con lo Slai cobas, oltre 4.000 operai nei due turni di lavoro contestarono a “muso duro” all’epoca siglato da FIOM-FIM-UILM-FISCMIC, accordo che già anticipava gli attuali contenuti autoritari del piano-Marchionne.

Ci sono voluti ben 5 anni di “lotta giudiziaria” e numerosi pronunciamenti di condanna della Fiat- in due livelli di giudizio – sia per comportamento antisindacale ex art. 28 dello Statuto dei lavoratori che nei “meriti individuali”, una querela depositata in gennaio 2011 dallo Slai cobas al Tribunale di Nola contro la Fiat per “inottemperanza degli ordini della magistratura”, vari sequestri operati dai legali dello Slai cobas per oltre 140.000 euro sui conti correnti Fiat ed altri ancora in corso, e una denuncia per “esecuzione coatta con la forza pubblica” per la reintegra in fabbrica dei due operai che si sarebbe dovuta discutere il prossimo 1 dicembre al Tribunale di Nola (giudice dell’esecuzione dott. Enrico Ardituro).

Nel frattempo, mentre si attende a giorni il pronunciamento del giudice del lavoro sulle cause in corso contro la discriminazione per la collocazione in cigs a zero ore degli iscritti allo Slai cobas già si preannunciano ulteriori e forti iniziative giudiziarie “di massa” con ricorsi congiunti lavoratori-sindacato contro la pretesa “selezione politica” già in atto nelle assunzioni da Fiat Auto alla newco di Fabbrica Italia e contro lo spettro dei licenziamenti.

Slai cobas Fiat Alfa Romeo e terziarizzate – Pomigliano d’Arco, 20/10/2011

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Fiat Pomigliano / piano-Marchionne: domani lavoratori in Tribunale contro le discriminazioni

Pubblicato da slaicobastrentino su ottobre 9, 2011

Sindacato dei Lavoratori Autorganizzati Intercategoriale
S.L.A.I. cobas

Sede Legale Sede Nazionale
Via Masseria Crispo n°4 -80038 viale Liguria,49
Pomigliano d’Arco – Na 20143 Milano
tel & fax 081/8037023 tel & fax 02/8392117

Fiat Pomigliano / piano-Marchionne: domani lavoratori in Tribunale contro le discriminazioni

SONO STATI TUTTI POSTI DALLA FIAT IN CIGS PUNITIVA A “ZERO ORE” ALL’INDOMANI DEL REFERENDUM SULL’ACCORDO DI POMIGLIANO E MAI RICHIAMATI IN FABBRICA: DOMANI LA CAUSA AL TRIBUNALE DI NOLA

E’ fissata per domani mattina alle ore 10 al Tribunale di Nola, giudice del lavoro Francesca Fucci, l’udienza di inizio della causa, intentata da 7 operai della Fiat Pomigliano, tutti iscritti allo Slai cobas, trasferiti al confino nell’unità produttiva di Nola e posti dall’azienda in cassa integrazione speciale a zero ore dalla fine di giugno 2010, in sospetta coincidenza con l’accordo di Pomigliano sul piano-Marchionne siglato il 15 giugno 2010 ed il successivo referendum del 22 giugno 2010.

Gli avvocati dello Slai cobas Arcangelo Fele e Daniela Sodano hanno richiesto al giudice “l’accertamento della discriminatoria collocazione in cigs a zero ore dei ricorrenti nonché la condanna della Fiat al reintegro lavorativo ed al pagamento del danno economico subito dagli stessi”. La collocazione a “zero ore” da oltre 1 anno di circa 2.000 addetti alla produzione dell’Alfa 147 e la mancata rotazione per “fungibilità delle mansioni” contrasta, a parere dello Slai cobas, con le garanzie previste dalla legge 223/91 e gli obblighi di rotazione per i periodi di ripresa lavoro nonché con le illegittime clausole di deroga (alla rotazione) dell’accordo-capestro di Pomigliano siglato tra Fiat e Fim, Uilm, Fismic ed Ugl il 15 giugno 2010.

L’attualità e la valenza strategica di questa prima causa-pilota che inizia domani (altre sono state fissate dal Tribunale per il 27 marzo 2012, giudice Ammendola, il 15 novembre 2012, giudice D’Auria, altre saranno fissate prossimamente) è data dal fatto che, con la costituzione della newco di Fabbrica Italia Pomigliano la Fiat ha trasformato in “fabbrica fantasma” lo stabilimento G. B. Vico destinato a contenitore delle migliaia di lavoratori che saranno resi “esuberi” dalla conversione produttiva, tenendo conto che per la lavorazione della Panda occorrono organici ridotti del 70% rispetto a quelli necessari alle produzioni Alfa Romeo e che le dinamiche della crisi economico-finanziaria fanno piazza pulita delle millantate produzioni stratosferiche all’epoca promesse ai sindacati consenzienti e spacciate per realistiche dall’ a. d. Marchionne.

Slai cobas Fiat Alfa Romeo e terziarizzate – Pomigliano d’Arco, 10/10/2011

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SUICIDI TRA GLI OPERAI FIAT

Pubblicato da slaicobastrentino su agosto 3, 2011

Comunicato stampa

SUICIDI IN FIAT: NON SI PUO’ CONTINUARE A VIVERE PER ANNI SUL CIGLIO DEL BURRONE DEI LICENZIAMENTI

L’INTERO QUADRO POLITICO-ISTITUZIONALE CHE, DA SINISTRA A DESTRA, HA COPERTO LE INSANE POLITICHE DELLA FIAT E’ CORRESPONSABILE DÌ QUESTI MORTI INSIEME ALLE CENTRALI CONFEDERALI

Dopo aver lucrato negli anni scorsi finanziamenti pubblici multimiliardari, lo speculatore Marchionne chiude e ridimensiona le fabbriche Italiane e delocalizza la produzione all’estero per fare profitti letteralmente sulla pelle dei lavoratori che sono costretti ormai da anni alla miseria di una cassa integrazione senza fine ed a un futuro di disoccupazione.
A Pomigliano l’unica certezza dei cinquemila lavoratori consiste nella lettera di altri due anni di cassa integrazione speciale e cessazione dell’attività di Fiat Group Automobiles nella consapevolezza che buona parte di loro non saranno assunti da fabbrica Italia.
Il tentato suicidio di oggi di Carmine P., cui auguriamo di tutto cuore di farcela, il suicidio di Agostino Bova dei giorni scorsi, che dopo aver avuto la lettera di licenziamento dalla fiat per futili motivi è impazzito dalla disperazione ammazzando la moglie e tentando di ammazzare la figlia prima di togliersi la vita, sono solo la punta iceberg della barbarie industriale e sociale in cui la fiat sta precipitando i lavoratori.
Anche per questo la lotta dei lavoratori fiat contro il piano Marchionne ed a tutela dei diritti e dell’ occupazione rappresenta un forte presidio di tenuta democratica per l’ intera società.

Slai cobas fiat Alfa Romeo e terziarizzate – Pomigliano d’Arco, 02/08/2011

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causa di lavoro: Solidarietà al lavoratore licenziato dalla Coop. Sociale Il Gabbiano di Trento

Pubblicato da slaicobastrentino su maggio 3, 2011

COMUNICATO STAMPA

Solidarietà al lavoratore licenziato dalla Coop. Sociale Il Gabbiano di Trento

Giovedì 5 maggio si terrà la prima udienza della causa di lavoro promossa da un lavoratore svantaggiato assunto a tempo indeterminato dalla Cooperativa d’inserimento lavorativo Il Gabbiano e licenziato da quest’ultima nel giugno dello scorso anno.
Il lavoratore, iscritto al sindacato Slai Cobas, è stato licenziato dopo che il medico competente della cooperativa sociale su richiesta di quest’ultima lo aveva valutato come non idoneo al lavoro di operaio generico.
Si è determinata in questo modo una situazione paradossale. Un lavoratore assunto per la propria condizione di svantaggio dopo anni di lavoro nella coop. Sociale è stato licenziato proprio a causa della sua stessa condizione di svantaggio.
Del tutto anomalo poi il tipo di licenziamento che si consumato. Invece che dall’apposita commissione pubblica dell’azienda sanitaria il giudizio d’inidoneità al lavoro è stato emesso dal medico competente che invece è una figura professionale in questo caso direttamente convenzionata con la cooperativa. Un pericoloso e preoccupante precedente dunque che se dovesse passare aprirebbe la strada a livello locale a licenziamenti per inidoneità concordati nell’ambito della stessa azienda tra imprenditore e medico competente.
Quest’ennesimo licenziamento di dubbia legittimità messo in atto da una cooperativa sociale di Trento solleva l’interrogativo sull’utilità del finanziamento pubblico a cooperative che, in nome della solidarietà sociale, operano con soldi pubblici con le stesse logiche improntate al profitto delle comuni aziende.
E’ certo comunque che oggi è più che mai necessario introdurre il controllo pubblico e popolare sull’operato di tali cooperative al fine di tutelare l’interesse pubblico, quello delle categorie sociali più deboli e disagiate e la stessa solidarietà sociale.

Slai Cobas del Trentino
_________________________
Via Solteri 37/1
Cell. 348 2448231

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Licenziamenti Alfa Romeo, continua la lotta dello slai cobas

Pubblicato da slaicobastrentino su marzo 24, 2011

20110322_Il posto di lavoro non si tocca_IlGiorno

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LICENZIAMENTI ALFA ROMEO

Pubblicato da slaicobastrentino su marzo 16, 2011

VIDEO SLAI COBAS

1_Arese_L’urlo disperato dei lavoratori licenziati dall’Alfa Romeo_Milano 2015.mpg
2_Arese_L’urlo disperato dei lavoratori licenziati dall’Alfa Romeo_Milano 2015.mpg
3_Arese_L’urlo disperato dei lavoratori licenziati dall’Alfa Romeo_Milano 2015.mpg
4_Arese_L’urlo disperato dei lavoratori licenziati dall’Alfa Romeo_Milano 2015.mpg
5_Arese_L’urlo disperato dei lavoratori licenziati dall’Alfa Romeo_Milano 2015.mpg

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Alfa Arese, il digiuno contro la speculazione degli Agnelli

Pubblicato da slaicobastrentino su marzo 14, 2011

Alfa Arese, il digiuno contro la speculazione degli Agnelli PDF Stampa E-mail
Scritto da redazione
Lunedì 07 Marzo 2011 22:14

Corrado Delle Donne contro il licenziamento di 62 lavoratori: «Qui la Fiat fa finta di essersene andata ma comanda e specula sul suolo»

Corrado Delle Donne, coordinatore dello Slai Cobas dell’Alfa Romeo di Arese, in provincia di Milano, ha cominciato oggi uno sciopero della fame contro il licenziamento dei 62 dipendenti della Innova Service. I lavoratori hanno tra le mansioni la mansione delle portinerie dello stabilimento e la manutenzione del sito. I lavoratori, prima contrattualizzati direttamente da Fiat, sono passati all’Innova Service dopo un periodo di cassa integrazione nel processo di esternalizzazione di alcuni servizi. (audiointervista a Corrado Delle Donne dello Slai Cobas di Milano)

Dal presidio allo sciopero della fame. «Oggi è il 24/o giorno di presidio davanti alle portinerie e ancora non si è mosso nulla», ha raccontato Corrado Delle Donne spiegando il ricorso allo sciopero della fame. «Qui all’Alfa Romeo la Fiat ha finta di andarsene ma è rimasta ad Arese e vuole speculare nel versante immobiliare sull’area». L’accusa è rivolta all’immobiliare Cushman, società questa appartenente alla famiglia Agnelli che si occupa di affari nel mercato immobiliare. «Una società che fa e disfa sull’area di Arese che sono due milioni e mezzo di metri quadri. Vogliono fare piazza pulita di tutti i lavoratori sia Fiat, alcune centinaia in cassa integrazione che l’azienda vorrebbe licenziare, e degli altri pochi lavoratori che nel tempo sono stati collocati in altre aziende. Da tre settimane in 62 sono in mezzo alla strada».

Dopo la Fiat ancora gli Agnelli. I 62 lavoratori sono in presidio permanente dal 14 febbraio. Giorno, questo, in cui è stato notificato il licenziamento giustificato dal fatto che la proprietà non avrebbe rinnovato l’appalto per la gestione dell’area. «La Fiat ufficialmente se ne è andata ma comanda ancora qui. C’è un silenzio assoluto perché sia il centro destra che il centro sinistra sono impelagati in questa vicenda», racconta Delle Donne. «Lega delle cooperatve, come le banche, e anche la Cisl e le Acli hanno affari su questa area. Lo sciopero della fame iniziato oggi è affinché ci sia attenzione su questo scandalo italiano e lombardo». Corrado Delle Donne non è nuovo a questo genere di proteste. Già nel 1990 si rese protagonista di una simile iniziatica contro il licenziamento di 9 delegati Fiat licenziati dall’azienda. All’epoca la vertenza ebbe poi esisto positivo.

(adr)
2011-03-07 18:15:46
Fonte foto: (ami)

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SCANDALO MICROSPIA / AVEVANO ARRESTATO IL CAPO PERSONALE DELL’AZIENDA INNOVA SERVICE : SONO COLORO CHE HANNO APPENA LICENZIATO 62 OPERAI dell’ALFA ROMEO

Pubblicato da slaicobastrentino su novembre 17, 2010

MICROSPIA A PALAZZO MARINO CAPO DEL PERSONALE E TITOLARE DELL’AZIENDA SPIONISTICA INNOVA SERVICE ! SONO COLORO CHE HANNO APPENA LICENZIATO 62 OPERAI dell’ALFA ROMEO

Secondo alcuni quotidiani (Corriere delle Sera, Il Giorno, Il Giornale) si è conclusa l’indagine della Procura di Milano sulla microspia trovata nel settembre 2009 sotto il tavolo dell’ufficio di Giuseppe Sala, allora city manager della Moratti e ora a capo di EXPO 2015. Sotto accusa per la microspia è la società ADM con la titolare Angela Di Marzo, il fratello Giuseppe Angelo e Lorenzo Fabbrizzi, già arrestato un anno fa a Firenze per altri gravi reati dello stesso tipo. Il PM di Milano dott. Stefano Civardi, secondo i giornali, ha chiuso le indagini contestando “la simulazione del reato di interferenza illecita nella vita privata e violazione di domicilio, la frode nel contratto di fornitura delle bonifiche stipulato con il comune, la truffa, ecc.. “. Angela Di Marzo, con la società DM, si insediò nell’aprile 2007 alla portineria est dell’Alfa Romeo di Arese, e all’epoca fu subito messa in atto una gravissima aggressione da parte di un paramilitare -dipendente di questa ditta- nei confronti di alcuni delegati dello Slai Cobas dell’Alfa Romeo, mandandone due all’ospedale.

Nel gennaio 2009 i proprietari dell’area dell’Alfa Romeo di Arese (ABP/AIG, FIAT, BRUNELLI, ecc..), hanno dato in appalto a una nuova e neonata società (INNOVA SERVICE) della solita Angela di Marzo i servizi di guardiania, manutenzione, pulizie, giardinaggio, ecc.. fino ad allora gestiti dalla società RINA con 70 lavoratori ex Alfa Romeo, assunti tramite ABP/AIG dopo anni di lotte. La società INNOVA SERVICE di Angela Di Marzo, in questi due anni, ha solo cercato di licenziare i lavoratori con centinaia di provvedimenti disciplinari, casse integrazioni immotivate (e poi annullate dall’inps), licenziamento vergognoso dei delegati (reintegrati subito dalla magistratura), accusati (!) di aver detto ai lavoratori che a Sant’Ambrogio -festa patronale- bisognava stare a casa!!

 Incredibile ma vero, il capo del personale di Innova Service nel 2009 era Lorenzo Fabbrizzi finchè, a ottobre 2009, è stato arrestato dalla procura di Firenze per gravi reati, sempre legati alla sua attività illegale di tipo spionistico. Nei giorni scorsi Innova Service ha avviato la procedura di licenziamento per 62 operai: nell’incontro tenutosi giovedì scorso presso la Confapi ci è stato comunicato che l’Inps non riconoscerà neppure il pagamento della mobilità perchè questa ditta non ne ha diritto e i lavoratori licenziati saranno a zero stipendio. Sia i licenziamenti che la cassa integrazione non hanno alcuna motivazione in quanto c’è semmai la necessità di assunzioni per svolgere la sempre necessaria e indispensabile attività di questi lavoratori (guardiania, manutenzione, pulizie, giardinaggio, ecc..) sul sito di 2 milioni di mq dell’Alfa Romeo.

BASTA SPECULAZIONI FERMIAMO I LICENZIAMENTI MOBILITIAMOCI E ORGANIZZIAMOCI PER: Mantenimento e sviluppo delle lavorazioni esistenti in tutto il sito dell’Alfa Romeo di Arese. Seri progetti industriali e occupazionali. Ritiro dei licenziamenti/mobilità. Rioccupazione dei cassintegrati Fiat. Lavoro per i disoccupati e i giovani di tutti i comuni della zona

Arese 16.11.2010 SLAI COBAS ALFA ROMEO SLAI COBAS Sindacato dei lavoratori autorganizzati intercategoriale Sede legale: via Masseria Crispi 4 / 80038 Pomigliano D’Arco NA / Tel. 081 8037023 Sede nazionale: Viale Liguria, 49 20143 Milano / Tel. 02 8392117 Sede Alfa Romeo Viale Luraghi Telefax 0244428529 ALFA ROMEO di ARESE:

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NUOVA CONDANNA PER LA FIAT: LICENZIAMENTI ARBITRARI, L’AZIENDA DOVRA’ RISARCIRE 250.000 EURO

Pubblicato da slaicobastrentino su novembre 10, 2010

FIAT ALFA ROMEO POMIGLIANO

LICENZIAMENTI ARBITRARI, NUOVA CONDANNA PER LA FIAT: REINTEGRATO UN ALTRO OPERAIO CUI L’AZIENDA DOVRA’ RISARCIRE 250.000 EURO

Con ripetute sentenze i giudici del lavoro hanno in questi mesi condannato la Fiat Pomigliano a reintegrare tre operai ingiustamente licenziati, nonché un altro della G.M. Sinter di Arzano (dell’indotto Fiat). Questa volta – sull’ennesimo caso – si è pronunciata la Corte di Appello di Napoli, giudici Umberto Marconi, Giovanna M. Rossi, Antonietta Savino che, in accoglimento del ricorso presentato dall’avv. Giuseppe Marziale per l’ufficio legale dello Slai cobas (e riformando la precedente sentenza di primo grado del Tribunale di Nola che lo scorso giugno 2009 dava inopinatamente ragione alla Fiat) ha ordinato la “immediata reintegrazione di Russo Pasquale e condannato la Fiat al pagamento delle retribuzioni maturate dalla data del licenziamento (20 febbraio 2004) oltre agli accessori di legge e alla ricostruzione dei contributi previdenziali”.

Pasquale Russo, operaio, 41 anni e residente a Casoria, assunto alla Fiat Pomigliano dal maggio 1990, aveva cominciato, negli anni, a soffrire di acute patologie osteo-muscolari da sforzo prolungato tipiche degli addetti alle catene di montaggio. Aveva esibito certificazioni mediche e richiesto di essere sottoposto a giudizio di idoneità per essere spostato a mansioni adatte. Richieste rimaste inascoltate dall’azienda. Ciononostante, e venendo meno all’obbligazione di sicurezza e tutela della salute, la Fiat continuava ad impiegarlo al montaggio lastrosaldatura del modello Alfa 147, dove l’operaio, piegato, doveva spalmare il sigillante sottoscocca a 230 vetture, con una scocca lavorata ogni due minuti. Il Russo, essendo divenuta insopportabile la condizione lavorativa, si rivolse poi allo Slai cobas che nel settembre 2003 e poi in novembre 2003 intimava al medico competente l’accertamento dell’idoneità alla mansione, eccependo la violazione dei ritmi di lavoro massimi previsti nella postazione. Il 27 novembre 2003, i sanitari di fabbrica rilasciarono a Pasquale Russo il giudizio di inidoneità alla mansione. A tal punto la Fiat, costretta a togliere il lavoratore dalla catena di montaggio per le prescrizione degli stessi medici aziendali collocò l’operaio in totale inattività a fianco della scrivania del caposquadra (sig. Gennaro De Sena) per essere da questi “controllato” per l’intero turno di lavoro e vietandogli sia di spostarsi che di parlare con gli altri lavoratori: una gravissima condotta palesemente illecita – oltre che illegittima – in evidente e reiterata manifestazione di mobbing.

Poi, il 20 gennaio 2004, la Fiat contestò al lavoratore di …”aver abbandonato il posto di lavoro per 40 minuti senza autorizzazione” e non accogliendo le giustificazioni fornitegli e cumulando il procedimento disciplinare con precedenti ed illegittime sanzioni, il 20 febbraio 2004 lo licenziava. Oltre che a dimostrare che l’abbandono del posto di “lavoro” del sig. Russo durò circa 5 minuti e non i 40 sostenuti dalla Fiat, nel ricorso presentato dal lavoratore è stato, tra l’altro, ribadito che… “a meno che di non assecondare le illecite e discriminanti condotte aziendali, nessun ‘abbandono del posto di lavoro’ era contestabile perché l’azienda non gli aveva assegnata alcuna mansione e postazione lavorativa, rifiutando di spostarlo a compiti diversi, e ciò con premeditata strumentalità dimostrata dalle umilianti condizioni nelle quali la Fiat pretendeva di tenerlo.

UNA SENTENZA QUESTA, CHE DOVRA’ SERVIRE DI MONITO A MARCHIONNE E A QUANTI GIA’, SINDACALISTI E POLITICI, SI SONO SCHIERATI CON LUI PRETENDENDO IL DRASTICO PEGGIORAMENTO DELLA GIA’ INSOSTENIBILE CONDIZIONE OPERAIA.

Slai cobas Fiat Alfa Romeo e terziarizzate – Pomigliano d’arco, 4/11/2010 – www.slaicobas.it

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LA VICENDA DI MASSIMO SIGHEL: E’ POSSIBILE RESISTERE CONTRO I LICENZIAMENTI E CONTRO I PADRONI DEL PORFIFDO !

Pubblicato da slaicobastrentino su novembre 9, 2010

COMUNICATO STAMPA

 CONCLUSA LA VICENDA DI MASSIMO SIGHEL: E’ POSSIBILE RESISTERE CONTRO I LICENZIAMENTI E CONTRO I PADRONI DEL PORFIFDO !

Il 12 ottobre si è conclusa positivamente, con un accordo tra le parti, la causa di lavoro promossa da Massimo Sighel operaio del settore del porfido e presidente dell’ASUC di Miola. La Tecnoporfidi aveva licenziato Massimo Sighel nell’ottobre del 2008. La vicenda aveva avuto caratteri di particolare pesantezza che erano andati sommandosi al licenziamento. Oggi a distanza di due anni dopo alcune udienze la Ditta ha provveduto ad avanzare un’ennesima proposta conciliatoria che, questa volta, andava in gran parte incontro alle richieste risarcitorie avanzate da Massimo Sighel per il licenziamento ed ulteriori vari danni. Nel novembre del 2008, in seguito al licenziamento di Massimo, si era costituito il nostro comitato appunto il “Comitato di solidarietà con Massimo Sighel, contro il Mobbing e contro i licenziamenti nel settore del porfido”. Nel corso di questi ultimi due anni il comitato ha promosso varie iniziative di sensibilizzazione con raccolte firme, volantinaggi, assemblee, presidi ecc. In particolare va ricordata la riuscita assemblea di Lona dell’ottobre 2009 contro i licenziamenti e le discriminazioni verso i lavoratori e contro il furto e la gestione privatistica dei beni comuni (risorsa porfido, ambiente locale ecc). Un’assemblea che appunto aveva visto la presenza di un centinaio di partecipanti tra lavoratori, amministratori e rappresentanti politici e sindacali. Di fronte alla crisi del settore del porfido il nostro comitato si era anche fatto promotore di una proposta di “Contratto di solidarietà” e di una prospettiva di riorganizzazione del settore su una base razionale ed orientata alla concentrazione delle proprietà e delle produzioni, alla lotta contro gli interessi particolaristici e parassitari delle aziende del porfido, alla soppressione di quell’ “artigianato” che si rivela forma di supersfruttamento di lavoratori falsamente autonomi, e, nel complesso, orientata alla salvaguardia sia degli interessi dei lavoratori che di quelli delle comunità locali comprensivi della tutela dell’ambiente e dell’uso dei beni comuni. Oggi con la conclusione più che favorevole della vicenda di Massimo Sighel possiamo considerare concluso il nostro compito ed esaurite alcune tra le principali ragioni della nostra stessa esistenza come Comitato, per questo abbiamo deciso di chiudere il nostro blog e di scioglierci, sicuri che le varie componenti di lavoratori che hanno costituito il nostro comitato troveranno il modo, eventualmente insieme, o lavorando in ambiti e forme differenziate, di continuare a battersi contro i licenziamenti nel settore porfido ed in funzione degli interessi dei lavoratori del settore e delle collettività locali. In sintesi questa vicenda ha dimostrato come sia stato possibile coniugare in modo vincente l’iniziativa collettiva di solidarietà e sensibilizzazione con la battaglia legale. Pensiamo di aver costruito una piccola esperienza-modello che può oggi essere utilmente generalizzata nella lotta contro i licenziamenti. Pensiamo anche che la nostra esperienza abbia dimostrato in modo inconfutabile l’inerzia, l’inconcludenza e l’arrendevolezza dell’operato dei sindacati confederali i quali si sono opposti alla nostra proposta di “Contratto di solidarietà” senza essere stati in grado di proporre delle alternative, senza aver mai affrontato la lotta contro i licenziamenti in modo collettivo e senza nemmeno essere stati in grado di portare avanti in modo minimamente soddisfacente alcune, peraltro isolate, vertenza individuali.

Comitato di Solidarietà con Massimo Sighel, contro il Mobbing e contro i licenziamenti nel settore del porfido comitatosolidarietams@gmail.com

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CSR di VARESE : un licenziamento che non può restare impunito

Pubblicato da slaicobastrentino su settembre 29, 2010

 Mercoledì 5 ottobre davanti alla clinica San Carlo di Paderno Dugnano dalle ore 13,30 alle 17,30, 2° presidio contro il licenziamento di Carmen e i tagli dello stipendio partecipate anche voi !!

Per comunicazioni e contatti, telefonate al 335 66 43 651 al 3492412393, telefonate per esprimere la vostra solidarietà alla delegata licenziata per rappresaglia, per organizzarci e per partecipare all’udienza che si terrà a breve per il rientro della lavoratrice nel proprio posto di lavoro

 

Il licenziamento politico e intimidatorio della socia lavoratrice della Csr di Varese è un nuovo grave attacco al reddito e alla dignità delle lavoratrici e dei lavoratori di questa cooperativa e di tutti i lavoratori.

I lavoratori di tutti i settori e soci lavoratori e lavoratrici sappiamo che questo non è il momento di chinare la testa, ma di rispondere alle provocazioni con la lotta e la resistenza.

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21 settembre : TRIESTE non poteva essere licenziata Ida Miser, la dipendente dell’Azienda sanitario – ospedaliera che nel 2007 aveva informato i carabinieri del Nas

Pubblicato da slaicobastrentino su settembre 24, 2010

LA NOSTRA SOLIDARIETA’ AD IDA MISER

Slai Cobas Trentino

riceviamo/diffondiamo

23/09/2010 at 8:11 pm

Licenziata la dipendente dell’ospedale che aveva denunciato gli scarichi inquinanti Il Piccolo — 21 novembre 2007 pagina 21 sezione: TRIESTE

Licenziata dopo aver informato i carabinieri dei Nas che parecchie macchine del Laboratorio di analisi di Cattinara scaricavano direttamente reagenti chimici e liquidi biologici nella rete fognaria. È accaduto a Ida Miser, 50 anni, ormai ex dipendente della struttura sanitaria pubblica. Il suo licenziamento «senza preavviso», è stato deliberato il 7 novembre dal direttore generale dell’Azienda ospedaliera, Franco Zigrino, col il parere favorevole del direttore amministrativo Gabriella Gerin e del direttore sanitario Luca Lattuada. Secondo l’azienda, informando la procura della Repubblica delle disfunzioni del laboratorio con un esposto presentato il 27 febbraio 2007, Ida Miser ha compiuto un atto «finalizzato ad arrecare pregiudizio all’azienda e con evidente fine di ritorsione». Leggi il seguito di questo post »

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Licenziamenti più difficili per i precari della pubblica amministrazione

Pubblicato da slaicobastrentino su settembre 21, 2010

Milano – lunedì, 20 settembre 2010 Licenziamenti più difficili per i precari della pubblica amministrazione. Lo scarso rendimento e l’insufficiente preparazione non bastano infatti a fargli perdere il posto se non c’è alcun riscontro fattuale che giustifichi il giudizio negativo della p.a., e quindi lo scioglimento del rapporto di lavoro. Lo ha affermato il Tar della Lombardia che, con la sentenza 5765 del 14 settembre 2010, ha accolto il ricorso di un’infermiera assunta a tempo determinato presso un istituto di neurologia milanese. La donna era stata licenziata insieme ad altri suoi colleghi prima della scadenza del suo contratto perché, a giudizio della direzione dell’ospedale, aveva mostrato “scarso apprendimento”, “carente affidabilità” e “preparazione culturale specifica deficitaria”. Il direttore sanitario aveva deciso la risoluzione anticipata del contratto, applicando l’art. 5 del d.lgs. 207/1947 che prevede la risoluzione del rapporto prima della sua scadenza “a giudizio insindacabile dell’amministrazione per scarso rendimento dovuto a qualsiasi causa”. I giudici milanesi hanno però specificato che “pur essendo il giudizio dell’amministrazione insindacabile, devono comunque emergere da esso i fatti sui quali la valutazione negativa si appunta, sì da consentire al destinatario la possibilità di un riscontro in ordine alla riferibilità a sé medesimo del giudizio negativo”. E’ quindi illegittimo il licenziamento del dipendente non di ruolo senza che vengano minimamente menzionati riscontri fattuali a supporto del giudizio negativo che l’ha determinato.

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SOLIDARIETA’ E SOSTEGNO ALL’ASUC DI LASES E AI LAVORATORI A RISCHIO DI LICENZIAMENTO

Pubblicato da slaicobastrentino su settembre 18, 2010

SOLIDARIETA’ E SOSTEGNO ALL’ASUC DI LASES

E AI LAVORATORI A RISCHIO DI LICENZIAMENTO

Per vedere sindacati e lavoratori del porfido in piazza, è stata necessaria la presenza dei rappresentanti di confindustria locale.

In questi ultimi anni, con più di duecento licenziamenti e cassa integrazione per l’intero settore, le Organizzazioni Sindacali hanno scelto la strategia degli accordi tra le parti basati esclusivamente sulla possibilità di ottenere delle indennità, piuttosto che quella di affrontare collettivamente la questione attraverso un’ampia mobilitazione per difendere il lavoro.

Paradossale manifestazione, quella svoltasi a Lases mercoledì 15 settembre dove i rappresentanti delle aziende Stenico e Caresia minacciavano licenziamenti, con al loro fianco i “destinati” che reclamavano lavoro all’ASUC.

In tutta la vicenda sono coinvolti diversi soggetti, ognuno con le proprie responsabilità; vediamo i “confindustriali” ed il comune di Lases, supportati dalla PAT, alleati per eliminare qualsiasi ostacolo all’uso indiscriminato delle risorse di proprietà collettiva.

L’ASUC, lo ricordiamo, è proprietaria sia formalmente che sostanzialmente della risorsa porfido, una proprietà collettiva, di tutti, e proprio per questo un bene che va tutelato e non svenduto per pochi miserabili euro a chi continua a minacciare licenziamenti e ad essere inadempiente rispetto agli impegni sottoscritti.

Come ricorda anche il sindaco di Lona Lases, sei ditte concessionarie hanno già esaurito i volumi di scavo previsti nei rispettivi piani di coltivazione.

Rispetto a tutto questo, ci sembra che la posizione assunta oggi dall’ASUC di Lases, sia quella che tutela maggiormente gli interessi delle comunità locali e per questa ragione ci sentiamo di condividerla.

Pensiamo che vada affermato con forza che a chi attua licenziamenti, si debba rispendere con la revoca della concessione, come peraltro previsto dagli impegni occupazionali assunti dalle aziende all’atto della sottoscrizione della concessione.

Questa, dovrebbe essere anche la posizione delle Organizzazioni sindacali che, invece di prestarsi a squallide strumentalizzazioni da parte del padronato, dovrebbero spingere perché siano rispettati fino in fondo i vincoli e le regole già oggi esistenti.

Se nei dieci giorni di tempo che le aziende hanno ottenuto come aggiunta ulteriore alla precedente proroga di tre mesi, i concessionari non ottempereranno a quanto previsto dalla richiesta di sgravio dell’uso civico, l’Amministrazione comunale dovrebbe procedere con la revoca immediata delle concessioni e la messa all’asta dei lotti prevista dalla legge del settore, garantendo così ai dipendenti continuità di lavoro (seppure con eventuali nuovi concessionari).

Accusare oggi le ASUC di irresponsabilità, è del tutto fuori luogo considerando che ci sono stati tempi e modi per risolvere la cosa.

I veri irresponsabili sono coloro che, per il rischio di vedersi aumentati gli irrisori canoni di affitto, non esitano a minacciare o mettere in atto licenziamenti, insieme con tutti quelli che si prestano a questo sporco gioco.

Alcune proposte che abbiamo già avanzato per far fronte alla situazione del settore

Avviare immediatamente nei tempi tecnici necessari ad una riorganizzazione del settore secondo la logica dei macrolotti e procedere subito dopo alla messa all’asta dei lotti pubblici.

Per far fronte alla crisi ed ai licenziamenti costringere le aziende all’assunzione completa di tutta la filiera produttiva con proprie maestranze; revocare le concessioni alle ditte inadempienti per metterle in via prioritaria e senza canone a disposizione dei lavoratori licenziati.

Adottare il contratto di solidarietà che, agendo sul meccanismo del cottimo, imponga alle aziende gli oneri derivanti dal mantenimento della manodopera senza scaricarlo sulla collettività attraverso gli ammortizzatori sociali.

Valle di Cembra- Piné settembre 2010

Comitato in solidarietà con Massimo Sighel

www.comitatosolidarietams.wordpress.com contatti: comitatosolidarietams@gmail.com

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Le cooperative sociali vogliono i lavoratori nudi ed indifesi di fronte al profitto !!! Varese: PRESIDIO DAVANTI ALLA CLINICA DI PADERNO DUGNANO PER IL RIENTRO DELLA DELEGATA LICENZIATA

Pubblicato da slaicobastrentino su settembre 6, 2010

Ogni giorno ci accorgiamo del lento e graduale degrado che sta riportando indietro le condizioni di vita e di lavoro di milioni di uomini e donne, con scarse reazioni e poca presa di coscienza. Il nostro punto di vista su tutto ciò è che i padroni delle grandi azienda, gli amministratori pubblici, i padroni della cooperative sociali, dormono sonni tranquilli e si permettono ogni sopruso perché le organizzazioni sindacali CGIL, CISL, UIL e UGL, che detengono, per legge dello Stato, il monopolio della contrattazione e della svendita della forza lavoro, non ostacoleranno mai seriamente i loro piani. Licenziamenti politici, cassa integrazione e procedure di mobilità di massa, sono all’ordine del giorno, accettate e firmate da questi affaristi senza scrupoli, gettando nella confusione e nella disorganizzazione anche i lavoratori che sentono il bisogno di opporsi e resistere a tutto ciò. Il licenziamento politico della nostra delegata dalla cooperativa C.S.R.. di Varese è stato deciso dai soci onorati a causa di questa situazione di debolezza, e per impaurire e reprimere le socie e i soci lavoratori che non hanno accettato con il sorriso sulla bocca la decurtazione del 60% della 13° mensilità, la cancellazione d’ufficio dell’ Elemento Retributivo Territoriale, la riduzione delle ferie, il blocco degli aumenti contrattuali per due anni, la rinuncia alla retribuzione e alla contribuzione per i primi 3 giorni di malattia. Presso la clinica privata San Carlo di Paderno Dugnano si è consumato un’altra ingiustizia, i dirigenti della clinica hanno appoggiato i responsabili della cooperativa per mantenere il loro “ordine”, fatto di risparmio a spese degli immigrati e dei lavoratori italiani finiti nelle grinfie del nuovo caporalato legalizzato, del lavoro precario e sottopagato. Qualsiasi azienda che appalta i propri servizi giocando al ribasso sulla spesa, contribuisce allo sfruttamento incondizionato delle persone, emeriti studiosi, professori, medici e filosofi nello stesso momento che condannano il lavoratore che non si disciplina a queste feroci regole perchè proclamo il diritto a non ledere la loro immagine a non far sapere all’opinione pubblica i loro intrallazzi, contribuiscono alla vergognosa tratta dei moderni schiavi salariati. La delegata dello Slai Cobas è stata licenziata il 13 di agosto, mentre i responsabili erano al mare a godersi i profitti guadagnati dai soci impegnati a lavorare sott’organico nei reparti di assistenza agli anziani; è stata licenziata costruendo le accuse con capi e capetti compiacenti e con la collaborazione dei dirigenti della clinica San Carlo; è stata licenziata perché ha detto un forte no al furto sulla retribuzione di tutti i soci della CSR, ha chiesto la salvaguardia della salute delle socie e dei soci che lavorano presso la clinica Bernardelli di Paderno Dugnano, questa è una battaglia giusta per i lavoratori ma un sacrilegio per chi dirige. Lo Slai Cobas di fronte a questa ingiustizia ha gia attivato tutte le procedute legali per difendere la lavoratrice e far pagare alla cooperativa il prezzo politico di questa gravissima azione repressiva, ma la vera battaglia bisogna condurla sul campo; ci attiveremo con l’azione politico sindacale per denunciare ai lavoratori agli utenti e ai parenti i ricatti a cui sono sottosposti i giovani e meno giovani, proclameremo lo sciopero in questa cooperativa e manterremo la tensione altissima presso la clini San Carlo. Tutti i lavoratori coscienti, i compagni del movimento si sensibilizzino su questa vicenda e aderiscono alle nostre iniziative perché la strategia della cooperativa CSR può essere adottata da chiunque di associ e si confezioni delle regole per fregare chi lavora. Non possono continuare con questa politica ricchi e indisturbati, i lavoratori sapranno dare le giuste risposte uniti e organizzati !!

GIOVEDI 9 SETTEMBRE 2010 DALLE ORE 13,30 ALLE 14.30 1° PRESIDIO DAVANTI ALLA CLINICA DI PADERNO DUGNANO E LA R.S.A. BERNARDELLI PER IL RIENTRO DELLA DELEGATA LICENZIATA CONTRO IL TAGLIO DELLO STIPENDIO PER LE SOCIE E I SOCI DELLA COOPERATIVA CSR DI VARESE.

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SOLIDARIETA’ AI LAVORATORI Or.Ve.A DALLO SLAI COBAS DEL TRENTINO

Pubblicato da slaicobastrentino su settembre 1, 2010

URGENTE!!! Comunicato “No ai licenziamenti dei lavoratori e lavoratrici dei Supermercati Or.Ve.A.”

Gentile cliente dei Supermercati ORVEA spa del Trentino Siamo i lavoratori dell’ OR.VE.A. e Vi chiediamo 5 minuti del Vostro tempo per ascoltare la voce di quanti cercano di opporsi ai licenziamenti, difendere la dignità dei lavoratori e delle lavoratrici che da anni Vi hanno servito con professionalità. Oggi la Direzione vuole ridurci il già misero stipendio e per raggiungere questo risultato non ha esitato a mettere sul piatto 25 licenziamenti cercando, così, di nascondere la proprie responsabilità per la difficile situazione del bilancio aziendale. Noi non possiamo cedere al ricatto fra salario e occupazione. Le responsabilità sono e rimangono della Direzione Orvea la quale non può pretendere che siano solo i lavoratori a pagare il conto di scelte e investimenti sbagliati (vedi Rovereto) decisi unilateralmente dall’azienda. Noi, come lavoratori e sindacato, abbiamo proposto di affrontare questa difficile situazione con il ricorso ai Contratto di Solidarietà . Uno strumento che avrebbe permesso di ridurre i “costi” e garantire l’occupazione e le necessarie flessibilità richieste dall’Orvea. Ma l’arroganza di questa Direzione non ha permesso di raggiungere un accordo in quanto l’azienda continua ribadire che le scelte rimangono due: O 25 licenziamenti o rinunciare ad una parte consistente del nostro già misero salario derivante dalla contrattazione aziendale. Come lavoratori intendiamo portare a Vostra conoscenza questa realtà aziendale che, spesso la Direzione vorrebbe nascondere, ma nello stesso tempo Vi chiediamo una firma a sostegno della nostra lotta per difendere il lavoro e la dignità. Per questo Ti chiediamo di essere solidale con questa lotta, che oggi riguarda noi, ma che domani potrebbe riguardare anche tuoi figli. I delegati aziendali – la Filcams Cgil – Fisascat Cisl Petizione Noi cittadini e clienti dell’OR.VE.A. intendiamo esprimere solidarietà ai lavoratori ed alle lavoratrici che si battono contro i licenziamenti e contro la volontà dell’azienda di abbassare il loro misero salario cancellando la contrattazione aziendale. Chiediamo alla Direzione ORVEA di ritirare i licenziamenti, di non penalizzare i lavoratori sul salario ma di ricercare con i sindacati una soluzione soddisfacente per tutti.

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VARESE: E’ STATA LICENZIATA PER RAPPRESAGLIA CARMEN DELEGATA DELLO SLAI COBAS DALLA COOPERATIVA SOCIALE CSR

Pubblicato da slaicobastrentino su agosto 31, 2010

Le cooperative sociali addette all’assistenza , si sono trasformare nell’organizzazione migliore per reprimere ogni forma di opposizione e per aumentare i profitti. Si tratta di profitti estorti a soci e socie lavoratrici che lavorano quasi sempre con carichi ci lavoro enormi, che mettono a repentaglio la loro salute, ricattate dal permesso di soggiorno e dal reddito se immigrate, ricattate  dalla conservazione del posto di lavo per tutti gli altri.

I soci onorari e responsabili non vanno per il sottile quanto devono spaventare e reprimere;  quelli della CSR  che hanno in appalto la RSA Bernardelli  presso la clinica San Carlo di Paderno Dugnano, il 13 di agosto hanno licenziato, costruendo ad arte le  motivazioni,  una nostra delegata.

Non solo  l’infamia di lasciare a casa una persona prima delle ferie, ma anche lasciare i reparti, gia ridotti all’asso per le ferie e altro ancora, ancora  più in difficoltà.

La delegata chiedeva da tempo di mettere in sicurezza i mezzi di lavoro, essendo anche Rappresentante dei Lavoratori alla Sicurezza, ma questo argomento era fastidioso per la cooperativa,  spendere soldi per la sicurezza di chi lavora, per loro,  è un sacrilegio. 

L’altra questione  che non è stata digerita dai soci onorari e dai dirigenti, è che il nostro sindacato insieme alla delegata, ci siamo opposti  alla decisione di ridurre la 13° mensilità del 60%, di non pagare più i primi  3 giorni di malattia, ci cancellare d’ufficio l’Elemento Retributivo Territoriale, ( come il premio di produzione o incentivante nelle cooperative) ed infine ridurre di 5 giorni le ferie annue, deciso dall’assemblea dei soci per far fronte alla perdita di profitto, ma con quale coraggio .  un lavoratore può accettare in un momento di crisi come l’attuale la riduzione dello stipendio ?

La politica della CSR di Varese non è deleteria solo  per i loro  soci lavoratori,  ma è un comportamento pericoloso a cui tutto il movimento  sindacale milanese e nazionale si deve opporre.

Da oggi tutti potrebbero attingere dalle tasche dei lavoratori quando fa comodo !

I regolamenti che sino sono confezionati, le leggi interpretate e adattate ai loro bisogni, il governo che favorisce da sempre chi sfrutta,  permettono, se nessuno si oppone, di ingrassare una casta di persone che senza muovere un dito si arricchiscono a scapito di lavoratori super ricattati e super sfruttati, tra cui moltissimi immigranti

LOTTARE CONTRO IL LICENZIAMENTO DI CARMEN SIGNIFICA LOTTARE CONTRO QUESTA POLTICA DI RICATTO CONTINUO E DI  SCHIAVISMO POLITICO AI DANNI DEI LAVORATORI ITALIANI.

OGNI LAVORATORE OGGI HA IL DIRITTO  DI NON SVOLGERE PIU’  DUE O TRE LAVORI, DI SUBIRE I RICATTI SENZA  REAGIRE,  DI ACCETTARE QUASIASI PAGA  PER MANTENERE IL POSTO DI LAVORO

Questo sistema  sta distruggendo tutto,  vogliono che produciamo la loro ricchezze e ci vogliono ridurre alla miseria, strappandoci dignità e salute, queste sono delle buone ragioni per cominciare ad organizzare la nostra dura  resistenza !! 

Contro il licenziamento politico di Carmen  inizieremo da subito la lotta legale per farla rientrare,   ma nello stesso tempo svilupperemo la battaglia sindacale e politica per denunciare il comportamento repressivo della cooperativa CSR, per aggregare più situazioni possibili intorno a questo grave problema  contro le cooperative sociali e i loro committenti che  sono i  responsabili delle moderne barbarie.

SLAI COBAS COOPERATIVA C.S.R. PADERNO DUGNANO

www.slaicobas.it

LA NOSTRA SOLIDARIETA’ DI LAVORATORI E MILITANTI SINDACALI A CARMEN LAVORATRICE DELEGATA SLAI COBAS LICENZIATA A VARESE DA UNA COOPERATIVA “SOCIALE”

Coordinamento slai cobas del Trentino

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TERMOLI: CORTEO DELLO SLAI COBAS CONTRO IL LICENZIAMENTO DI GIOVANNI MUSACCHIO

Pubblicato da slaicobastrentino su luglio 27, 2010

Corteo in difesa dell’operaio licenziato – Termoli Lo Slai-Cobas “insorge” e sfila per le vie della città per ribadire che il provvedimento nei confronti di Musacchio non verrà accettato

Antonella SalvatoreTERMOLI “È un licenziamento politico, quello di Giovanni Musacchio. Noi non ci stiamo”. Lo hanno urlato ieri pomeriggio a Termoli i numerosi sindacalisti dello Slai-cobas del Molise e di Pomigliano d’Arco durante il corteo che ha attraversato le vie della città. In 40 con un autobus sono arrivati dallo stabilimento campano per prendere parte alla protesta contro il provvedimento punitivo della Fiat di Termoli nei confronti dell’operaio dello Slai-Cobas, ritrovatosi senza lavoro dopo aver preso parte ad una manifestazione davanti l’impianto automobilistico napoletano. Alla manifestazione organizzata a Termoli il primo ad arrivare è stato Giovanni Musacchio e, nell’arco di breve tempo, è stato raggiunto da diversi consiglieri regionali di centro sinistra come Danilo Leva, segretario del Pd, Michele Petraroia, Mauro Natalini di Sinistra e Libertà, gli esponenti del centro sinistra termolese, tra cui diversi consiglieri comunali di minoranza. Il corteo dei manifestanti, scortato da un imponente servizio d’ordine tra Polizia e Carabinieri, con striscioni in mano, ha gridato amarezza ma anche disappunto per la politica intrapresa dall’azienda in quest’ultimo periodo con il licenziamento di vari lavoratori. Secondo quanto dichiarato da Musacchio la motivazione del suo licenziamento è dovuta al “mancato avviso al suo superiore del giorno di permesso per assistenza familiare di cui avrebbe usufruito il giorno successivo”. Tra i presenti anche Stefano Musacchio, lo zio di Giovanni, sindacalista dello Slai-Cobas oggi in pensione licenziato dalla Fiat di Termoli per aver affisso la bandiera della pace all’interno dell’impianto e successivamente reintegrato. Due i ricorsi in fase di preparazione: uno del lavoratore ed un secondo potrebbe essere preparato in sintonia con lo Slai-Cobas di Pomigliano d’Arco. Mercoledì prossimo la protesta di sposta davanti Montecitorio.

www.iltempo.it/molise
25/07/2010

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FIAT POWERTRAIN, TERMOLI: 40% DI ADESIONI ALLA GIORNATA DI SCIOPERO PROCLAMATO DAL SOLO SLAI COBAS

Pubblicato da slaicobastrentino su luglio 23, 2010

FIAT POWERTRAIN: 40% DI ADESIONI ALLA GIORNATA DI SCIOPERO PROCLAMATO DAL SOLO SLAI COBAS CONTRO I LICENZIAMENTI POLITICI ED I RICATTI DEL FACCENDIERE MARCHIONNE, I REPARTI CONFINO, IL MANCATO PAGAMENTO DEL PDR ED IL MANCATO RINNOVO DELLE RSU DECADUTE DA PIU’ DI UN ANNO A POMIGLIANO

DOMANI MANIFESTAZIONE CON CORTEO A TERMOLI

Si è attestata al 40% la partecipazione dei lavoratori del 1° e del 2° turno alla Fiat Powertrain di Termoli dove nei giorni scorsi è stato licenziato Giovanni Musacchio militante del coordinamento provinciale dello Slai Cobas di Campobasso reo, secondo l’azienda, di avere portato solidarietà al “fronte del NO” ai cancelli di Pomigliano in occasione del referendum del 22 giugno. Un’alta adesione contro l’attacco di matrice eversiva con la quale la Fiat vorrebbe controriformare tutti i diritti dei lavoratori e quelli sindacali all’interno della fabbriche del gruppo e dell’indotto.

Risale infatti a solo qualche giorno fa l’ennesima provocazione di Marchionne che ha fatto recapitare a molti lavoratori della SEVEL DI VAL DI SANGRO una lettera con la quale minaccia di licenziamento i lavoratori ammalati benché giustificati da certificazione medica secondo le vigenti normative legali e contrattuali. Una provocazione già respinta a Pomigliano dove sono stati reintegrati proprio recentemente con sentenza della magistratura ed assistiti dall’ufficio legale dello Slai cobas due lavoratori licenziati con analoghe e strumentali motivazioni nel 2006.

Una campagna intimidatoria, quella di Marchionne, che attraverso gravi provvedimenti repressivi diversificati tra le fabbriche: dai licenziamenti politici di Termoli, Melfi e Torino ai reparti confino come quello di nola dal taglio dei diritti al “furto” del premio di risultato e al mancato rinnovo delle RSU dimostra la pretesa della trasformazione autoritaria del rapporto di lavoro.

Ma le lotte dei lavoratori per la tutela della democrazia dei loro diritti e di quelli sindacali hanno costretto Marchionne a togliersi la maschera e rivelare tutto quanto il disprezzo della Fiat per le normative di legge , contrattuali e costituzionali. La fiat osa chiedere le leggi di mercato per i diritti dei lavoratori e l’assistenza di stato per sé, sia a livello internazionale che in Italia dove oggi giunge addirittura a ricattare lo Stato, le forze politiche e i sindacati chiedendo nuove multimilionarie prebende pubbliche per tenere le residue produzioni in Italia. Grave è che nessuno, ad oggi, intende chiedere conto alla fiat dei 500 miliardi di euro di finanziamenti pubblici erogatigli negli ultimi 30 anni e usati dall’azienda in violazione dell’art. 41 della costituzione per chiudere le fabbriche, licenziare e delocalizzare all’estero. Il faccendiere Marchionne restituisse questi soldi allo Stato invece di continuare nelle sue politiche parassitarie !

DOMANI MANIFESTAZIONE CON CORTEO A TERMOLI
CONCENTRAMENTO: PIAZZA DONATORI DI SANGUE ORE 17.00

Hanno aderito e/o dato solidarietà: RSU Fim Fiom Uilm Fiat Powertrain Termoli – CGIL Regione Molise – UIL provinciale – USB nazionale – IdV, PRC, PdCI, Sinistra e Libertà, regionali – Michele Petraroia c.reg.PD – Comitato Precari scuola Molise – FGCI Molise.

Slai Cobas Coordinamento Nazionale

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Dal PRC del Trentino: comunicato di solidarietà al sindacalista Giovanni Misacchio dello Slai Cobas

Pubblicato da slaicobastrentino su luglio 19, 2010

Il partito della Rifondazione Comunista del Trentino esprime la più grande  solidarietà al compagno Giovanni Musacchio della Powertrain di Termoli delegato  SLAI COBAS.
Ancora una volta il fascismo industriale della FIAT tenta con la repressione di  imporre la propria volontà contro i diritti dei lavoratori.
Il conflitto capitale lavoro sta arrivando a livelli di massima allerta.
I sindacati di sinistra FIOM, SLAI COBAS ed altri stanno portando avanti una  battaglia epocale contro lo strapotere di confindustria e del governo lacchè di  centro destra.
La lotta di classe deve essere determinante nel prossimo futuro, i lavoratori  hanno bisogno di una alternativa di una proposta capace di risvegliare in loro  la certezza in un mondo diverso, in una società alternativa dove la legge del  profitto non prevalga più sulla pelle e sul futuro dei lavoratori.

Solidarietà al compagno Musacchio, solidarietà ai compagni licenziati,
solidarietà allo SLAI COBAS e alla FIOM

Francesco Porta
Segr. Prov.le Rifondazione Comunista
del Trentino

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PRESIDIO DI PROTESTA ALLA COOP. RUOTA

Pubblicato da slaicobastrentino su giugno 20, 2010

Ieri 19 giugno dalle ore 8 alle ore 10 in Via G. Maroni zona Trento Nord lo Slai Cobas ha costituito un presidio di protesta contro il licenziamento discriminatorio di una lavoratrice della Cooperativa Sociale la Ruota licenziata in stato di malattia connessa a gravidanza.
Come aderenti allo Slai Cobas non possiamo tollerare nessuna forma di violazione della tutela e dei diritti dei lavoratori e specialmente dei diritti fondamentali dell’essere umano.
I nostri principi sono stati condivisi anche da una delegazione del Comitato di Solidarietà con Massimo Sighel, della Filcams CGIL, di Rifondazione e dei giovani comunisti che si sono sentiti in dovere di manifestare con noi la propria solidarietà.
Dopo il presidio, tutti i partecipanti hanno avvertito uniformemente il bisogno di incontrarsi per approfondire la questione non soltanto delle Cooperative sociali le quali ricevono lauti finanziamenti, operano al di fuori di ogni controllo popolare ed istituzionale, con logiche privatistiche, opprimendo, intimidendo e licenziando i lavoratori che non fanno parte del proprio sistema di clientele, ma anche nei diversi settori lavorativi che in questi mesi stanno affrontando i problemi legati alla crisi  in provincia di Trento.
La cultura e la politica attuale soffocano le iniziative che potrebbero nascere nei lavoratori, favorendo l’ignoranza generale e spegnendo l’istinto di tutto un popolo, di modo che non possa valutare obiettivamente le situazioni lavorative e conseguentemente sentirsi in dovere di proteggere i propri diritti, permettendogli così di essere succubi di un sistema padrone sulle fasce lavoratrici più deboli.

Slai Cobas del Trentino

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sabato 19/06 dalle ore 8 – presidio di solidarietà alla Coop. La Ruota

Pubblicato da slaicobastrentino su giugno 16, 2010

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Corriere del Trentino: licenziata dalla Coop. La Ruota di Trento

Pubblicato da slaicobastrentino su giugno 13, 2010

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Piano Marchionne : lettera aperta del coordinatore nazionale di Slai cobas ai segretari generali di FIM-FIOM-UILM

Pubblicato da slaicobastrentino su giugno 8, 2010

Trattativa Fiat: lettera aperta del coordinatore nazionale di Slai cobas ai segretari generali di FIM-FIOM-UILM a proposito dell’irricevibile “piano Marchionne”

Raccomandata a mezzo fax

a Giuseppe Farina

Segretario generale

FIM-CISL

ROMA

fax: 06/85262464

a Maurizio Landini

Segretario generale

FIOM-CGIL

p.c. a Gianni Rinaldini

ROMA

fax: 06/85303079

a Rocco Palombella

Segretario generale

UILM-UIL

ROMA

fax: 06/85262203

Al di là degli inauditi e gravi contenuti di forte “inciviltà sociale” che permeano la filosofia industriale della Fiat ed il cosiddetto “piano Marchionne” per il settore auto e per Pomigliano e con cui l’azienda, mediante un intollerabile ricatto – irricevibile per ogni sindacato degno di questo nome – e l’uso terroristico della crisi, si appresta a lucrare nuovi e ricchi profitti, e multimiliardari finanziamenti pubblici, ancora e come al solito e questa volta ad irreversibile danno e discapito dei lavoratori e della collettività.

Al di là del fatto che la nuova organizzazione del lavoro, degli orari e dei turni proposta dalla Fiat non solo è impraticabile ma è tecnicamente “irrazionale ed inutile” se riferita agli obiettivi produttivi dichiarati dalla stessa azienda in quanto, ad oggi, è tecnicamente impossibile prevedere ciò che il mercato assorbirà tra quattro anni, e ciò ancor di più in tempi di crisi a carattere globale e strutturale.

Al di là del fatto che per produrre una Panda occorre circa un terzo della forza lavoro necessaria a produrre un’Alfa Romeo per cui, nell’improbabile caso, a Pomigliano, per 270 mila vetture/anno basterebbero gli attuali 2 turni lavorativi su 5 giorni settimanali e “sopravanzerebbero” addirittura gli organici, divenendo di fatto “inspiegabile” la pretesa aziendale dei 18 turni. Pretesa che, se ce ne fosse ancora bisogno, evidenzia appieno la scelta di mera strumentalizzazione politica messa in atto dalla Fiat per acquisire l’azzeramento di ogni normativa legale, contrattuale e di democrazia rendendo i diritti dei lavoratori quali “variabili dipendenti dalle prevalenti necessità dell’impresa”, il tutto formalizzato con un bell’accordo sindacale, naturalmente in pejus, siglato a firme congiunte o separate che siano.

 

Al di là che la Fiat sta truccando i dati di una futura ripresa e millantando addirittura la “bufala” del supposto raddoppio della produzione in Italia – che dovrebbe arrivare a “ben” 1.400.000 veicoli previsti per i prossimi anni (sic) – fingendo di dimenticare che appena pochi anni fa di veicoli ne produceva 1.500.000: produzione poi colata a picco in questi anni con una cassa integrazione senza fine per la delocalizzazione produttiva all’estero e la chiusura-smantellamento di intere produzioni e fabbriche, dall’Alfa di Arese (regalata all’epoca da Prodi alla Fiat ed imposta ai lavoratori di Pomigliano con un referendum sindacale truccato e schede false immesse nelle urne e da sindacalisti di FIOM-FIM-UILM, misfatto di cui ancora oggi esistono incontrovertibili prove), alla Fiat di Termini Imerese (per venire ai nostri giorni), mentre già chiede qualche altro anno di cassa integrazione a Pomigliano aggiuntivo della cassa prevista a tutto il 2010.

Al di là che alla Fiat Pomigliano esiste una abnorme incidenza alle carrozzzerie (il 90%) di gravi ed invalidanti patologie muscolo scheletriche da sforzo ripetuto di evidente natura professionale e la riduzione delle pause con l’innalzamento dei ritmi e lo stress correlato ai 18 turni inciderebbe negativamente ed insopportabilmente – come già avviene dovunque per tutti i lavoratori costretti alla flessibilità disumana tipo “Melfi e 18 turni”, stavolta addirittura peggiorata come richiesto dalla Fiat – sulla tenuta psico-fisica degli addetti alle catene di montaggio con disastrose conseguenze epidemiologiche di media prospettiva.

Al di là che, in sintesi, la Fiat si appresta nella prospettiva, a Pomigliano, semplicemente a fare quello che ha sempre fatto, e cioè massimizzare la saturazione degli impianti, dei ritmi di lavoro e della flessibilità per fare più produzione per meno mesi all’anno. e per i restanti toccherà ancora pagare a Pantalone: cassa integrazione, tagli occupazionali e produttivi, chiusure e ridimensionamenti produttivi ed impiantistici ancora pagati da finanziamenti pubblici.

Al di là che non può presentare alcun benché minimo margine di credibilità un supposto ed improbabile “rilancio produttivo ed occupazionale” (sic) basato di fatto su logiche speculative di macelleria industriale e sociale simili a quelle che hanno portato al disastro la Grecia, con i responsabili del disastro che ancora continuano ad intascare lauti profitti sottratti al lavoro dipendente ed alla collettività come ha fatto la Fiat in questi anni ed ancora continua richiedendo la copertura per accordo ai sindacati.

Ma come, a nome di chi, e con quale mandato si può presenziare alla “trattativa” Fiat quando da un anno, a Pomigliano, non si rinnovano le RSU e quindi e di fatto è inesistente il sindacato di fabbrica? E’ evidente che a Marchionne servono ‘sindacati fantasma per firmare accordi fantasma’, da cui la richiesta aziendale di andare in tempi brevi a ‘referendum sindacale fantasma’ – nei fatti destinato ancora una volta ad essere truccato visti i grossi interessi in campo – tra i lavoratori: ma quale valore potrà avere alcun accordo sindacale mancante dell’organizzazione sindacale di fabbrica (e quindi di mandato sindacale) e di alcun mandato dei lavoratori? Basti ricordare che, nelle ultime assemblee generali, il 20/5/2010, l’intera fabbrica si è pronunciata – nessun contrario, nessun astenuto e con voto palese per alzata di mano – per la irrimediabile bocciatura del ‘piano Marchionne’ ritirando inoltre, se ancora ce ne fosse bisogno, il mandato a trattare ai sindacati fino al rinnovo delle RSU, sindacati di fatto oggi non presenti in fabbrica in quanto è decaduto da un anno il loro mandato rappresentativo. né lo si vuole rinnovare (per evidenti motivi).

Intollerabile è che la Fiat pretende (e ci riesce) di dettare la proprie condizioni per Pomigliano a Fim-Fiom-Uilm che, per il solo fatto di presentarsi alla trattativa, già la legittimano di fatto e politicamente nelle sue intollerabili pretese, e ciò al di là dei distinguo di forma tra le varie sigle.

 

Ma, ancor più intollerabile è il fatto che la Fiat ha proposto e ottenuto l’avvio di una “trattativa quadro” di stampo classista e destinata a riscrivere e contro-riformare in maniera autoritaria l’insieme delle relazioni industriali in Italia.

In questo senso le deroghe contrattuali e di legge (inclusive, ad esempio su orari e straordinari, delle normative europee) in materia di orari, turni, ambienti di lavoro, ritmi, pause, mensa, straordinari, cassa integrazione, decurtazioni del pagamento della malattia con commissioni di azienda-sindacati in sostituzione dei medici, liberalizzazione discrezionale dello straordinario, la inaudita regolamentazione autoritaria del diritto di sciopero a Pomigliano e poi in Italia nel settore industriale e privato, con pesanti sanzioni previste per i sindacati che dovessero attuare iniziative confliggenti coi contenuti degli accordi precedentemente firmati fino ad arrivare al licenziamento per gli operai che intendono, in questo senso, esercitare il diritto di sciopero e le libertà sindacali già costituzionalmente protette. altro che art. 18.!!

Cominciare innanzitutto ad eleggere a Pomigliano le RSU ripristinando il sindacato in fabbrica ed avviare le assemblee quantomeno in tutte le fabbriche Fiat e dell’indotto per coinvolgere i lavoratori rendendoli protagonisti nella costruzione di una autonoma proposta sindacale rispondente ai loro interessi specifici e generali proponendo intanto ‘bocce ferme e sospensione di qualunque trattativa con la Fiat’ sarebbe il primo, banale passo per chiunque avesse a cuore le benché minime regole di qualsiasi e decente, sia pur minima, democrazia rappresentativa e di mandato. Altro che demagogiche proposte di legge di iniziativa popolare sulla rappresentanza sindacale.

Non farlo significa accettare l’irricevibile piattaforma sindacale presentata da Marchionne avallando la sua candidatura, oggi e di fatto, a “timoniere unico” di una “trattativa” ammaestrata che si intende far subire passivamente ai lavoratori che invece andrebbero immediatamente organizzati, questo sì, per una lotta a tutto campo, da Arese a Termini Imerese, contro le pretese Fiat di “melfizzare in peggio” non solo Pomigliano ma l’insieme delle fabbriche e delle aziende private in Italia.

Auspicando quella “doverosa e necessaria correzione di rotta” delle organizzazioni da Voi rappresentate, come Slai cobas ci adopereremo, come sempre – con tutte quelle forze sindacali, sociali e politiche disponibili a schierarsi dalla parte dei lavoratori e della democrazia – affinché sia ridata “forza e voce” alla ragioni dei lavoratori. In questo senso andranno le nostre prossime iniziative sia per l’avvio delle elezioni sindacali a Pomigliano che quelle pubbliche e di carattere più generale.

Cordialmente,

per lo

SLAI COBAS

Corrado Delledonne – coordinatore nazionale

 

Milano, 8 GIUGNO 2010

 

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4 giugno 10.000 precari in piazza a Palermo

Pubblicato da slaicobastrentino su giugno 5, 2010

Enorme partecipazione alla Manifestazione promossa e co-indetta dallo Slai Cobas Sicilia

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Solidarietà con la lavoratrice licenziata dalla Coop.La Ruota : avviata tra i lavoratori raccolta firme

Pubblicato da slaicobastrentino su maggio 13, 2010

Ha inizio una raccolta firme tra iscritti slai cobas ed altri lavoratori in solidarietà con la lavoratrice licenziata dalla Coop. La Ruota. Si tratta di un licenziamento di particolare gravità in quanto colpisce una lavoratrice perchè donna.

Slai Cobas del Trentino

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Comunicato Stampa : grave licenziamento ad opera della Coop. La Ruota

Pubblicato da slaicobastrentino su maggio 13, 2010

COMUNICATO STAMPA  / LETTERA
Desideriamo esprimere la nostra più sentita solidarietà ad una nostra
collega, anche lei dipendente della Cooperativa sociale La Ruota,
recentemente licenziata. Si tratta di un fatto grave in quanto il
licenziamento è avvenuto quando la nostra collega si trovava in malattia
connessa con il suo stato di gravidanza. La stessa cooperativa, che ha
voluto giustificare il licenziamento con il superamento del periodo di
comporto relativo all’ammontare complessivo dell’assenza per malattia,
nonostante la legge lo vieti espressamente, ha computato  in tale periodo
ulteriori varie giornate di malattia sempre connesse allo stato di
gravidanza.
Questo licenziamento è deprecabile non solo perché colpisce il lavoratore
per il suo stato di malattia, ma anche perché colpisce una lavoratrice
specificamente in quanto donna.
Una discriminazione questa che evidenzia una realtà, quella dell’attuale
gestione della Coop. La Ruota, che ben poco ha a che vedere con la
solidarietà sociale. Eppure chi gestisce questa cooperativa riceve soldi
pubblici anche grazie al proprio status ed alla propria immagine di
“cooperativa sociale”.
Questo licenziamento è solo l’ultimo episodio dopo altri, tra i quali una
fitta serie di discutibilissime contestazioni disciplinari mirate a creare
un ambiente ostile nei confronti dei  dipendenti della Coop. La Ruota più
attivi nella salvaguardia dei diritti dei lavoratori tra cui quello alla
salute e alla sicurezza.
Tutto questo evidenzia il paradosso di una situazione in cui servizi di
carattere pubblico e sociale vengono esternalizzati ad enti che li
gestiscono con un’ottica privatistica e con crescente inefficienza i quali
di fatto operano poi al di fuori di qualsiasi controllo istituzionale
(inesistente) e popolare.
Di fronte a questa situazione abbiamo deciso di aderire allo Slai Cobas e di
costituirci come cobas all’interno della Cooperativa La Ruota. Non lasceremo
sola la nostra collega e ci batteremo perché ritorni al più presto sul suo
posto di lavoro.
Appoggiamo la scelta dello Slai Cobas di aprire una vertenza legale e di
presentare ricorso al servizio lavoro PAT per il tentativo di conciliazione.
Invitiamo tutti i dipendenti delle  cooperative sociali e tutte le
lavoratrici donne ad opporsi a questa manifestazione di imbarbarimento sul
piano sindacale, etico e culturale.
Ci prepariamo anche a rapportarci a tutte le forze politiche affinché
vengano programmate e realizzate misure di controllo popolare e di
razionalizzazione e concentrazione del settore delle cooperative sociali.

Sebastiano Pira resp. Prov.Le Slai Cobas per la
Rappresentanza Sindacale Aziendale Slai Cobas Cooperativa La Ruota
Slai Cobas Via Solteri 37/1 Trento cell. 3482448231

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14 maggio causa di lavoro per Massimo Sighel: invitiamo ad una presenza di solidarietà

Pubblicato da slaicobastrentino su maggio 12, 2010

PRESENZA DI SOLIDARIETA’ CON MASSIMO SIGHEL

Il Comitato di Solidarietà con M. Sighel,ORGANIZZA per il GIORNO 14 MAGGIO 2010 alle ORE 9.00 davanti al

TRIBUNALE di TRENTO una PRESENZA di SOLIDARIETA’ con M. SIGHEL, lavoratore e Presidente dell’ASUC di Miola di Pine’.

Questo in occasione dell’udienza relativa alla causa di lavoro dovuta al suo licenziamento avvenuto il 2 ottobre 2008. Massimo ha promosso una causa con l’intento di opporsi ad un Licenziamento che reputa discriminatorio, attuato dalla Tecnoporfidi di S. Mauro di Pine’ concessionaria di un lotto cava pubblico, la quale ha anche operato stracciando l’accordo stipulato tra le parti (comune, cavatori, sindacati,PAT) che doveva garantire il mantenimento dei livelli occupazionali (febbraio 2008). L’azienda è stata chiamata da Massimo ad assumersi le proprie responsabilità nelle aule del Tribunale di Trento, perché la politica istituzionale (consiglio comunale di Baselga di Pinè) ha preferito lavarsene le mani, rispondendo ai solleciti del Difensore Civico di non poter “..direttamente entrare nella definizione del rapporto di lavoro citato”. Il licenziamento di Massimo altro non è stato che un grave atto antidemocratico, che estromette dal diritto al lavoro chi rappresenta interessi diversi dalle lobby porfidare, che sfruttano con costi irrisori anche una risorsa pubblica e collettiva come è il porfido. Il porfido come risorsa collettiva deve garantire lavoro e reddito a tutti i lavoratori, se questo non è possibile viene meno la ragione di scavare le nostre montagne.

Per questi motivi sosteniamo la necessità che l’ente pubblico (ASUC,Comuni,PAT) si faccia garante del diritto al lavoro e al reddito per i lavoratori, anche, facendo

rispettare accordi e regolamenti già in essere. Valle di Cembra-Pinè 8 maggio 2010

COMITATO DI SOLIDARIETÀ CON MASSIMO SIGHEL, CONTRO IL MOBBING PER LA  DIFESA DEI POSTI DI LAVORO NEL PORFIDO. 

www.comitatosolidarietams.wordpress.com contatti: comitatosolidarietams@alice.it

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COMUNICATO STAMPA del comitato di solidarietà con Massimo Sighel

Pubblicato da slaicobastrentino su maggio 11, 2010

In occasione dell’udienza relativa alla causa di lavoro per il licenziamento di Massimo Sighel, abbiamo organizzato una presenza di solidarietà davanti al tribunale di Trento per il giorno14 febbraio alle ore 9.00.

Massimo, per il suo ruolo di presidente dell’ASUC di Miola, ha subito un licenziamento discriminatorio da parte della ditta presso cui lavorava, la Tecnoporfidi di S. Mauro di Pinè, concessionaria di un lotto cava pubblico.

Un licenziamento operato stracciando l’accordo, sottoscritto nel febbraio 2008 tra le parti sociali, che doveva garantire il mantenimento dei livelli occupazionali.

L’azienda è stata chiamata da Massimo ad assumersi le proprie responsabilità nelle aule del Tribunale di Trento, anche perché la politica istituzionale (consiglio comunale di Baselga di Pinè) ha preferito lavarsene le mani, rispondendo anche ai solleciti del Difensore Civico: “..di non poter direttamente entrare nella definizione del rapporto di lavoro citato”.

Il licenziamento di Massimo è un grave atto antidemocratico, che estromette dal diritto al lavoro chi rappresenta interessi diversi dalle “lobby porfidare” le quali sfruttano, con costi irrisori, una risorsa pubblica e collettiva come è il porfido, che dovrebbe invece garantire lavoro e reddito a tutti i lavoratori. Se questo non è possibile viene meno anche la ragione di scavare le nostre montagne. Per questi motivi sosteniamo la necessità che l’ente pubblico (ASUC, Comuni, PAT) si faccia garante del diritto al lavoro e al reddito per i lavoratori, anche, facendo rispettare accordi e regolamenti già in essere.

Abbiamo anche chiesto ufficialmente di incontrare i Consigli Comunali dei comuni interessati dalle attività estrattive ed i sindacati CGIL e CISL, per provare ad affrontare in maniera coordinata ed efficace il problema dei licenziamenti in una logica diversa da quella legata strettamente all’uso degli ammortizzatori sociali. Comitato di solidarietà con M. Sighel, contro il mobbing per la difesa dei posti di lavoro nel porfido.

Valle di Cembra-Pinè, maggio/2010

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Comitato Massimo Sighel :LETTERA APERTA AI CANDIDATI SINDACI DELLA ZONA DEL PORFIDO

Pubblicato da slaicobastrentino su aprile 24, 2010

LETTERA APERTA AI CANDIDATI SINDACI DELLA ZONA DEL PORFIDO

Alcuni di voi, dopo le elezioni di maggio, saranno i nuovi amministratori dei comuni dove si estrae il porfido.

Con questa lettera vi chiediamo formalmente un impegno concreto per quanto riguarda il problema dei licenziamenti nel settore che, fino a questo momento, hanno colpito circa duecento lavoratori.

Siamo convinti che la questione debba essere affrontata nella prospettiva di tutelare i posti di lavoro puntando al loro mantenimento. E non nella logica di garantire semplicemente la cassa integrazione per qualche mese.

Il punto di partenza deve essere, a nostro avviso, la considerazione che il porfido è un bene collettivo e come tale deve essere gestito.

Crediamo che, soprattutto in un momento di crisi, la priorità dovrebbe essere quella di utilizzare questo bene per garantire un reddito a tutti piuttosto che per speculazioni o guadagni di privati.

Ricordiamo che i comuni hanno tutti gli strumenti per imporre il rispetto degli obblighi che ogni ditta assume al momento del rilascio della concessione all’escavazione; impegni che sono, a tutti gli effetti, dei vincoli anche in merito ai livelli occupazionali.

Oggi più che mai, nell’interesse della collettività che voi andrete a rappresentare, è importante che il primo punto nella gestione del porfido sia la tutela dell’occupazione.

Rispetto a questo non può essere sufficiente il protocollo recentemente firmato che, nella migliore delle ipotesi, garantisce solo qualche mese di cassa integrazione.

Nel pieno rispetto dei disciplinari e dei piani di coltivazione che ogni ditta ha sottoscritto, l’amministrazione comunale ha, non solo il diritto ma anche l’obbligo, di revocare la concessione alle aziende che licenziano.

Abbiamo proposto da più di un anno l’adozione di un contratto di solidarietà che, nelle aziende in crisi, vada a ridurre il cottimo ma garantisca il mantenimento degli addetti.

Ci sembra infatti molto contraddittorio da un lato mantenere il meccanismo del cottimo basato sulla massimizzazione della produzione e, dall’altro, ricorrere alla cassa integrazione o alla riduzione di personale.

Ciò premesso vi chiediamo di farvi garanti, come il vostro ruolo impone, degli interessi di tutta la popolazione e di fare vostri alcuni punti fondamentali per arrivare ad una svolta e cioè:

  • Far rispettare fino in fondo gli impegni contenuti nei piani di coltivazione e nei disciplinari in vigore [con ritiro delle concessioni alle aziende che licenziano]
  • Lavorare per una riorganizzazione complessiva del settore che necessariamente deve passare attraverso una aggregazione dei lotti cava e attraverso una gestione che miri ad ottimizzare e razionalizzare l’escavazione; in questa prospettiva la revisione del sistema del cottimo (auspicata anche da molti esponenti del mondo imprenditoriale) ci sembra un passaggio ineludibile se vogliamo garantire un futuro al settore e tutelare l’occupazione.
  • Fare in modo che ogni azienda concessionaria di lotti cava assuma con propri dipendenti l’intera filiera delle lavorazioni, eliminando così il sistema dei subappalti e del precariato da esso derivante.

COMITATO DI SOLIDARIETA’ CON MASSIMO SIGHEL

per contatti: comitatosolidarietams@alice.it www.comitatosolidarietams.wordpress.com

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REPORT ASSEMBLEA DI LONA DEL 30 OTTOBRE

Pubblicato da slaicobastrentino su novembre 6, 2009

invitiamo a visitare il blog : www.comitatosolidarietams.wordpress.com

Lona Venerdì 30 ottobre
Assemblea Serale organizzata dal Comitato di Solidarietà con Massimo Sighel

REPORT

L’Assemblea iniziata alle 20,30 si è conclusa dopo le 24. L’Adige di
domenica parla di un centinaio di partecipanti. Presenti lavoratori del
porfido, amministratori locali e provinciali, sindacalisti confederali e
cobas.

per leggere tutte le pagine
clicca qui sul file pdf                  

REPORT Lona Venerdì 30 ottobre

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comunicato stampa: 29 ottobre prima udienza a Trento della causa di lavoro contro il licenziamento di Massimo Sighel

Pubblicato da slaicobastrentino su ottobre 28, 2009

Comunicato Stampa

 

Il 29 ottobre si tiene la prima udienza della causa di lavoro intentata da Massimo Sighel contro la TecnoPorfidi SRL di S.Mauro (Basegla di Pinè). Massimo, operaio del settore del porfido e Presidente dell’ASUC di Miola era stato licenziato nell’ottobre dell’anno scorso. La Ditta ha motivato il licenziamento richiamandosi alla crisi del mercato, ma Massimo l’ha subito impugnato in quanto licenziamento illegittimo e discriminatorio. Pochi giorni dopo il licenziamento si è costituito un Comitato di Solidarietà con Massimo Sighel, contro il Mobbing sui posti di lavoro, e contro i Licenziamenti nel settore del porfido. Questo Comitato ha sino ad oggi realizzato varie iniziative pubblicando un Dossier informativo di solidarietà con Massimo, raccogliendo 500 firme e diffondendo in varie circostanze pubbliche centinaia di volantini. Recentemente è stato anche aperto un blog www.comitatosolidarietams.wordpress.com che contiene tutta la documentazione relativa alle attività svolte.  Il Comitato si è anche attivato perché in sede di consiglio comunale, a Baselga, venisse presentata una mozione di solidarietà con Massimo. In occasione delle assemblee dei lavoratori del porfido della scorsa estate il Comitato ha presentato una proposta di Contratto di Solidarietà volto a contrastare i licenziamenti.

Di fronte ai circa 200 licenziamenti del settore il Comitato Sighel ritiene necessario sviluppare un’iniziativa unitaria per arrivare a dare risposte incisive e collettive superando l’attuale situazione di frammentazione, di debolezza e di isolamento dei lavoratori. In quest’ottica proprio domani venerdì 30 ottobre si terrà a Lona, alle 20,30 presso il Teatro Comunale,  un’Assemblea Pubblica organizzata dal Comitato Sighel che oltre a mettere al centro la solidarietà con Massimo intende presentare e discutere una serie di proposte sul ruolo che può essere giocato dall’Ente Pubblico nella salvaguardia dei posti di lavoro e nella difesa e valorizzazione delle risorse collettive.  A questa assemblea a cui sono state invitate le amministrazioni locali e le organizzazioni sindacali ha aderito l’ASUC di Tressilla e già alcuni amministratori e sindacalisti hanno dichiarato che saranno presenti. 

 

Comitato di Solidarietà con Massimo Sighel, contro il Mobbing e contro i licenziamenti nel settore del porfido

 

Per contatti

comitatosolidarietàms@alice.it  tel. 3932584949

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30 OTTOBRE ASSEMBLEA SERALE A LONA-LASES

Pubblicato da slaicobastrentino su ottobre 19, 2009

manifesto porfido copiaORGANIZZATA DAL

COMITATO DI SOLIDARIETA’

CON MASSSIMO SIGHEL

 

TUTTI SONO INVITATI A
PARTECIPARE

per contatti

comitatosolidarietams@alice.it

 

VISITA IL BLOG

www.comitatosolidarietàms.wordpress.com

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COOP. IL GABBIANO : E’ NECESSARIO UN COMITATO DI SOLIDARIETA’ CON I LAVORATORI

Pubblicato da slaicobastrentino su settembre 25, 2009

La situazione nella Cooperativa il Gabbiano è sempre più insostenibile. Questa cooperativa dopo aver assunto i lavoratori provvede ad applicare l’art.2 del CCNL dei lavoratori delle Coop. Sociali e quindi a ridurre considerevolmente il normale salario previsto dal CCNL per il livello contrattuale d’inserimento.

La Cooperativa il Gabbiano applica ai lavoratori il cosidetto salario d’ingresso, una vera vergogna tenuto anche conto che la stessa Cooperativa usufruisce di rilevanti contributi pubblici per ogni lavoratore inserito.

Ora dopo tre anni d’inserimento questa Cooperativa incomincia a fare pressione sui lavoratori perchè si licenzino, oppure provvede nei modi più disparati a licenziarli (compreso il “licenziamento a voce”) speculando sul fatto che i sindacati confederali si disinteressano della loro tutela ed anzi la ostacolano in vari modi. Dopo tre anni infatti cessano i contributi pubblici per ogni lavoratore inserito a tempo indeterminato e quindi la Cooperativa pensa bene di “accelerare”  le dimissioni dei lavoratori già inseriti per facilitare quell’ingresso di nuovi inserimenti che portano con sè nuovi contributi.

Ricordiamo il caso del lavoratore recentemente licenziato per motivi discriminatori e che oggi è oggetto di iniziativa di difesa sindacale e legale da parte dello Slai-Cobas.

Nei mesi scorsi si è tenuta la “Conciliazione” promossa dallo Slai Cobas presso il Servizio Lavoro della PAT e quindi si è anche aperta la strada per il ricorso legale alla Magistratura del Lavoro.

Di fatto è necessario rompere l’isolamento in cui vivono i lavoratori della Cooperativa il Gabbiano per facilitare la loro organizzazione e mobilitazione sindacale a tutela dei propri diritti più elementari.

Per questo riteniamo vada fatto ogni sforzo per costruire un Comitato di solidarietà con questi lavoratori. E’ necessario che la lotta sindacale di classe contro gli abusi effettuati da questa Cooperativa diventi un caso esemplare per i lavoratori di altre cooperative che vivono in situazioni simili.

Slai-Cobas lavoratori Coop. Sociali del Trentino

Per contatti cell. 3482448231

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