SLAI COBAS TRENTINO ALTO ADIGE

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    Cari Compagni ed Amici Abbiamo cercato di impostare il blog in modo da contribuire all’informazione, alla denuncia di particolari situazioni lavorative, alla formazione, alla solidarietà di classe. In questo senso abbiamo voluto concepire il blog come uno strumento al servizio della difesa dei proletari e dei lavoratori ed abbiamo cercato in queste prime settimane di pubblicare materiali (notizie, volantini, documenti ecc.) che potessero servire a sviluppare idee, competenze, organizzazione ed opposizione. Pensiamo che il blog se da un lato deve porsi al servizio di un processo collettivo, dall’altro a sua volta deve venire costruito in un processo collettivo. Un blog di questo tipo ha tanto maggiore senso quanto più contribuisce a stimolare e valorizzare la partecipazione e gli apporti del compagni e dei lavoratori. Non viviamo più nel ventesimo secolo e questo vuol dire che i lavoratori hanno orami accumulato enormi competenze nei campi più disparati, il problema è che queste conoscenze vengono prevalentemente coltivate in modo individuale e spesso individualistico, non vengono socializzate e tradotte in un processo costituente di una nuova collettività. Senza cultura proletaria non ci può essere un reale movimento di trasformazione sociale e politico, ma questa cultura non va inventata dal nulla, quanto costruita attraverso un processo di generazione collettiva. Una cultura innovativa capace di unificare e ricomporre i lavoratori può diventare una forza in grado di cambiare il mondo. Per quanto ci riguarda vi chiediamo di costruire il blog insieme a noi rendendolo tra l’altro uno strumento utile per la difesa dei lavoratori. Tramite il blog altri lavoratori potranno entrare in rapporto con lo slai cobas del Trentino scegliendo liberamente il livello di questo rapporto. Apposite pagine del blog sono quindi destinate alla pubblicazione, alla segnalazione ed alle denunce, alle richieste d’informazione ecc. Ormai i blog stanno diventando un mezzo di comunicazione e di dibattito capace di concretizzarsi nella formazione di reti di relazioni, iniziative collettive e movimenti. Speriamo di non essere da meno di tanti politici di potere, di tanti servi intellettuali e vip, di tanti esponenti di una ‘sinistra’ marcia. Tutte queste bande di privilegiati e parassiti usano utilmente il web vecchio e nuovo al servizio degli interessi di una parte ristretta della società. Spetta ai proletari, ai lavoratori ed agli strati popolari usare tutti i mezzi di comunicazione in modo competente e creativo al servizio degli sfruttati.
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Slai Cobas _ ASSEMBLEA OPERAIA NAZIONALE ALL’ALFA ROMEO DI ARESE Venerdì 20 aprile 2012

Pubblicato da slaicobastrentino su marzo 14, 2012

Contro le strategie parallele della Fiat di Marchionne e del governo Monti
per dare forza e ruolo all’opposizione operaia

ASSEMBLEA OPERAIA NAZIONALE ALL’ALFA ROMEO DI ARESE
Venerdì 20 aprile 2012 – ore 10.00

Da 13 mesi dura il presidio alla portineria sud ovest dell’Alfa di Arese dei lavoratori che da anni sono in lotta contro i licenziamenti di massa in atto nell’area (regalata all’epoca da Prodi agli Agnelli) e poi destinata dalla Fiat alla deindustrializzazione ed alla speculazione finanziaria ed immobiliare in funzione dell’EXPO 2015. E’ grazie a questa importante lotta condotta dallo Slai cobas che stanno venendo alla luce inquietanti e losche storie di mazzette e minacce mafiose che vedono coinvolti nella cricca trasversale della importanti gangli istituzionali e dei servizi da sempre usati dal fronte padronale in eversiva funzione antioperaia. La storia dell’Alfa di Arese anticipa quanto prospettato dalla Fiat per Pomigliano, Mirafiori e le fabbriche del gruppo.

Dopo aver colpito duramente l’intero sistema pensionistico pubblico, oggi il governo Monti si appresta a colpire ancor più duramente l’insieme dei lavoratori pubblici e privati con la trattativa in corso sulla deregolamentazione del mercato del lavoro, la liberalizzazione dei licenziamenti (art. 18) e la riforma degli ammortizzatori sociali. Una violenta controriforma già concepita dall’accordo interconfederale del 28 giugno 2011 firmato tra Confindustria e CGIL-CISL-UIL (poi recepito in legge all’art. 8 dalla successiva manovra economica del governo Berlusconi) che ha gravemente colpito la democrazia e la rappresentanza sindacale, affossato i contratti nazionali, derogato l’insieme dei diritti soggettivi e collettivi dei lavoratori e aggirato l’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori (con la liberalizzazione dei licenziamenti per accordo sindacale, ). E’ questa, oggi, la tragica base di partenza della trattativa-farsa in corso tra il governo e CGIL-CISL-UIL, peraltro già pregiudicata nei suoi contenuti dal documento comune del 17 gennaio 2012 inviato dalle segreterie nazionali confederali al governo Monti in preparazione degli incontri odierni ed in cui si legge tra l’altro che “a partire dalle numerose crisi aziendali e settoriali i nuovi investimenti per rilanciare lo sviluppo saranno definiti sulla base dell’accordo del 28 giugno 2011”.

Un esempio per tutti: a luglio 2011 Fiat Pomigliano ha attuato cassa integrazione per due anni (fino a luglio 2013) per “cessazione dell’attività” dopo aver appaltato la produzione automobilistica a Fabbrica Italia Pomigliano che ha assunto 2.000 lavoratori e tagliato fuori circa 3.000 dei 5.000 addetti al ‘vecchio’ stabilimento. L’abolizione della “cassa” per cessazione di attività e mobilità oggetto delle trattative in corso governo/confederali metterebbe una pietra tombale sul prospettato licenziamento di 3.000 lavoratori di Pomigliano (poi toccherà alla newco di Mirafiori grazie all’accordo del 23 dicembre 2010) e, entro aprile, già espone a rischio-licenziamento ben 280.000 lavoratori addetti delle aziende in crisi – ed oggi in cigs in deroga – cui verrebbe negato i successivi ammortizzatori sociali di 2 anni di cassa per cessazione di attività e altri 4 per mobilità ed impedito, con la riforma Fornero, finanche la possibilità di pensionamento.

In ossequio alle strategie di macelleria sociale dettate dal grande capitale multinazionale economico e finanziario e forti dell’appoggio concertativo e trasversale dell’intero sistema politico-istituzionale, mediatico e confederale, la Fiat di Marchionne ed il governo Monti stanno perseguendo una inaudita svolta autoritaria sospendendo di fatto ogni residua parvenza di democrazia sindacale e politica e prefigurando un prossimo disastro economico e sociale ‘stile Grecia’ con piani e manovre “di classe” che puntano alla sconfitta epocale del movimento operaio ed allo sfascio di diritti, salari e stipendi dei lavoratori del settore pubblico e privato, dei livelli occupazionali nelle fabbriche Fiat ed in ogni luogo di lavoro e, con le privatizzazioni, dell’insieme delle tutele sociali e dei servizi pubblici.

Se Monti e Marchionne sono le due facce della stessa medaglia padronale, la tenuta operaia all’Alfa di Arese, Pomigliano e nelle fabbriche Fiat non solo rafforza la resistenza dell’intero movimento di lotta ma sarà determinante – e contribuirà comunque – alla configurazione di una possibile e necessaria prospettiva di cambiamento dei rapporti di forza, sindacali e politici, in fabbrica e nella società.

SLAI COBAS – coordinamento.nazionale@slaicobas.it – 14/3/2012
——————————-
SLAI COBAS
Sindacato dei lavoratori autorganizzati intercategoriale
Sede legale: via Masseria Crispi 4 / 80038 Pomigliano D’Arco NA / Tel. 081 8037023
Sede nazionale: Viale Liguria, 49 20143 Milano / Tel. 02 8392117

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Mario MONTI, dirigente FIAT dal 1979 al 1993 : NON SA NULLA DELLE TANGENTI DATE A CRAXI ?

Pubblicato da slaicobastrentino su dicembre 15, 2011

Mario MONTI: dirigente FIAT dal 1979 al 1993.

NON SA NULLA DELLE TANGENTI DATE A CRAXI ?

Dopo il regalo dell’Alfa Romeo, la FIAT prese precisi impegni con lo Stato su Arese e Pomigliano: perchè MONTI non li fece rispettare?

Nessuno ne parla ma il bocconiano MARIO MONTI non è solo l’uomo delle banche e della finanza (prima COMIT e GENERALI e poi GOLDMAN SACHCS) ma è stato innanzitutto un “UOMO FIAT”.

MONTI ha fatto parte dei CdA della FIAT dall’età di 36 anni (1979) all’età di 50 anni (1993); dopodichè, dal ’94 al 2004 è stato Commissario UE.

E alla FIAT non era un comprimario ma comandava:
CdA GILARDINI (FIAT) dal 1979 al 1983;
CdA FIDIS (FIAT) dal 1982 al 1988;
Cda e comitato esecutivo FIAT dal 1988 al 1993;
oltre a Mario Monti, facevano parte del comitato esecutivo FIAT Gianni e Umberto Agnelli, Gianluigi Gabetti e Franzo Grande Stevens.

Dal 1° gennaio 1987 la FIAT ha avuto in regalo l’Alfa Romeo dall’IRI (Prodi) e dallo Stato (Craxi, Andreotti, Amato, Darida, ecc..) impegnandosi per iscritto con il CIPI a mantenere i 40.000 lavoratori di Arese e Pomigliano e a pagare quattro soldi allo Stato con 5 comode rate annuali a partire dal 1993. Ma nel novembre 1993 riduce a 4.000 (e poi a zero) i lavoratori di Arese e così poi
con Pomigliano. E mentre la FIAT ridimensiona e poi chiude l’Alfa, riceve 1.000 miliardi dallo Stato solo per costruire gratis lo stabilimento di Melfi. E in questi anni la Fiat, mentre si sbarazzava di 40.000 operai Alfa Romeo, ha ricevuto “aiuti” di Stato di 2mila miliardi di lire per Arese e altrettanti per Pomigliano.

TUTTO CIO’ E’ AVVENUTO GRAZIE ALLE TANGENTI PAGATE DALLA FIAT AI POLITICI.
E TUTTO CIO’ E’ AVVENUTO MENTRE MARIO MONTI ERA A CAPO DELLA FINANZA FIAT (FIDIS) ED ERA UNO DEI 5 MEMBRI DEL COMITATO ESECUTIVO di TUTTA la FIAT.

Per le tangenti FIAT il 9 aprile 1997 il Tribunale di Torino ha condannato Romiti e Mattioli a oltre un anno di carcere, con sentenza confermata in Cassazione nel 2000 ma cassata qualche anno dopo con la legge di Berlusconi che ha depenalizzato il falso in bilancio. I 150 operai dello Slai Cobas che si costituirono parte civile nel processo di Torino furono comunque poi risarciti
con 1milione e 600mila lire a testa.
“Una gran brutta notizia”. E’ questo il commento dell’amministratore delegato dell’ Ambroveneto, Corrado Passera, alla notizia della sentenza di Torino (LaRepubblica, 10 aprile 1997).

Ma la tangentopoli FIAT è solo di Romiti? Ma non scherziamo!

Soldi avvolti in carta da giornale
“I pacchi di denaro arrivavano avvolti in carta da giornale accuratamente sigillati con nastro adesivo. Dal sesto piano di Corso Marconi, quartier generale della Fiat, le banconote – mezzo miliardo a pacco – venivano quindi portate al quinto piano, nell’ufficio della Signora Maria Nicola, addetta contabile e soprattutto segretaria di fiducia dell’ Amministratore delegato C.
Romiti. La funzionaria, impiegata presso la cassa centrale della Fiat S.p.A., ora in pensione, provvedeva poi a dividere il denaro in piccole mazzette”
(Repubblica 15.6.95).
———————–
“Sulla conoscenza da parte di Mario MONTI delle tangenti FIAT rimane perlomeno un ragionevole dubbio”;

Lo si può leggere a pag.627 di MANI PULITE “ LA VERA STORIA (di Barbacetto,
Gomez, Travaglio):

Poteva il presidente onorario della FIAT, il senatore a vita Giovanni AGNELLI, non sapere nulla dei fondi neri e delle tangenti del suo gruppo?
La Procura di Torino si è posta più volte questa domanda, ma non ha ricevuto alcuna notizia di reato nè alcuna risposta utile dalle centinaia di testimoni e imputati interrogati (Pomicino avrebbe voluto parlarne fuori verbale ma, quando i pm torinesi gli hanno spiegato che non si può, si è avvalso della facoltà di
non rispondere; Craxi ha giurato che di vil denaro si occupava Romiti, mentre l’Avvocato si limitava all’alta strategia). Così la Procura non ha potuto indagarlo. Senonchè il gup Saluzzo, nella sentenza che condanna Romiti e Mattioli, la invita esplicitamente ad aprire un’inchiesta sull’intero Comitato Esecutivo degli anni delle tangenti, e cioè su Giovanni e Umberto Agnelli, Gianluigi
Gabetti, Franzo Grande Stevens e Mario Monti. I cinque vengono dunque inquisiti per falso in bilancio nel maggio 1998. Ma ogni tentativo di approfondire il loro eventuale ruolo nel sistema illecito si infrange dietro i “non so” e le negazioni di chi potrebbe inguaiarli. Così alla Procura non rimane che chiedere
l’archiviazione, in quanto “non esistono sufficienti elementi di prova a carico dei membri del Comitato Esecutivo”……

Il 1° settembre 1998 il gip Paola DE MARIA archivia dunque il fascicolo sull’Avvocato e gli altri quattro, scrivendo che è “storicamente provato che Giovanni AGNELLI avesse mentito agli azionisti nel negare” le tangenti FIAT, ma non è provato che le conoscesse. Anche se sulla conoscenza sua e degli altri
quattro rimane perlomeno un “ragionevole dubbio”.

Romiti, secondo i magistrati di Torino, in soli 10 anni avrebbe accantonato fondi neri per almeno 1.000 miliardi!

“Centododici miliardi di lire falsamente dichiarati per un solo bilancio: quello del 1991. Le riserve occulte tuttavia risalirebbero “a far data dagli esercizi precedenti ad almeno il 1984″. E fra queste disponibilità vi sarebbero pure i “versamenti per almeno 4 miliardi di lire nella primavera 92 destinati
al PSI” (“La Repubblica” del 13/12/95).

Questa tangente di 4 miliardi di lire fu versata con assegno da ROMITI a CRAXI il 20 marzo 1992.
La fotocopia di questo assegno fu recapitata da Craxi ( già allora ad Hammamet) allo Slai Cobas Alfa Romeo tramite l’avvocato Lo Giudice.
Lo Slai Cobas consegnò la copia dell’assegno alla Procura di Torino.

Dato che MARIO MONTI è anche:

1.”Presidente europeo della commissione Trilaterale e presidente onorario di Brueguel, il think tank che lui stesso ha fondato nel 2005″ (Libero, 15-11-2011);
2.”L’Italia sarà il primo Paese al mondo ad avere un capo del governo che fa parte allo stesso tempo del comitato esecutivo della Trilateral e del Bilderberg group, considerati come due superlobby globali più influenti di stretta osservanza liberista”(Il fatto Quotidiano);
3.Mario Monti fa anche parte dell’ASPEN INSTITUTE, abbondantemente foraggiato con centinaia di milioni di lire al colpo con i fondi neri tangentizi FIAT, come comprovato dal processo ROMITI a Torino,

lo SLAI COBAS chiede a MARIO MONTI di chiarire la sua posizione sulla FIAT e sulle TANGENTI FIAT prima di dare altri soldi a sbafo a MARCHIONNE e alla FIAT per licenziare e portare gli stabilimenti e i soldi all’estero.

Arese_Pomigliano, 13 dicembre 2011 Slai Cobas www.slaicobas.it

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FIAT / NUOVA PANDA: AL VIA I… TAGLI OCCUPAZIONALI E PRODUTTIVI ALL’EX ALFA SUD DI POMIGLIANO

Pubblicato da slaicobastrentino su dicembre 15, 2011

FIAT / NUOVA PANDA: AL VIA I… TAGLI OCCUPAZIONALI E PRODUTTIVI ALL’EX ALFA SUD DI POMIGLIANO

PRESENTATO NELLE ASSEMBLEE DEL SINDACALISMO DI BASE AI CANCELLI IL DOSSIER :
LO SPECULATORE FINANZIARIO MARCHIONNE SFASCIA LE FABBRICHE E DELOCALIZZA, LO SPECULATORE FINANZIARIO MONTI (Comit, Generali, Goldman sahcs, ma innanzitutto ‘uomo fiat: tra l’altro del Ghota esecutivo insieme a Gianni ed Umberto Agnelli, Gianluigi Gabetti e Franz Grande Stevens) PORTA IL DISASTRO SOCIALE IN ITALIA.

CON UNA (750 GIORNALISTI ED UN PAIO DI MINISTRI DEL GOVERNO MONTI) PRENDE IL VIA IL PIANO BLUFF DI MARCHIONNE. GLI STESSI LIVELLI PRODUTTIVI (IMPROBABILI E SOVRADDIMENSIONATI) ANNUNCIATI DA MARCHIONNE PORTERANNO ENTRO IL 2012 AL TAGLIO DEL 70% DEGLI ORGANICI

IL NUOVO GOVERNO FAREBBE BENE A CHIARIRE LA POSIZIONE DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO SULLE MAZZETTE FIAT PER IL REGALO DELL’ALFA ROMEO ALLA FIAT

“MARCHIONNE MONTI… I SACRIFICI FATELI VOI”:
DOMANI, ORE 10, PIAZZA DEL GESU’,
NAPOLI’:
MANIFESTAZIONE UNITARIA
DEL
INDETTA DA SINDACATI DI BASE, COORDINAMENTO DI LOTTA PER IL LAVORO, BANCHI NUOVI, PRECARI BROS, PRECARI SCUOLA, CENTRI SOCIALI, AREA ANTAGONISTA, COLLETTIVI, STUDENTI,E FORZE POLITICHE

Slai cobas fiat e terziarizzate – Pomigliano, 14/12/2011

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MARIO MONTI – ED IL SUO GOVERNO – CHIARISCA LA SUA POSIZIONE SULLE MAZZETTE ALLA FIAT E RESTITUISCA L’ALFA ROMEO ALLO STATO, INVECE DI TAGLIARE I DIRITTI, ED IL FUTURO, DEI LAVORATORI E DELLA POVERA GENTE

Pubblicato da slaicobastrentino su dicembre 15, 2011

Comunicato stampa: MARIO MONTI – ED IL SUO GOVERNO – CHIARISCA LA SUA POSIZIONE SULLE MAZZETTE ALLA FIAT E RESTITUISCA L’ALFA ROMEO ALLO STATO, INVECE DI TAGLIARE I DIRITTI, ED IL FUTURO, DEI LAVORATORI E DELLA POVERA GENTE

Martedì 13 Dicembre 2011 20:01

MONTI E MARCHIONNE: IL ‘PIANO FIAT’ PER GOVERNARE L’ ITALIA

MARIO MONTI – ED IL SUO GOVERNO – CHIARISCA LA SUA POSIZIONE SULLE MAZZETTE ALLA FIAT E RESTITUISCA L’ALFA ROMEO ALLO STATO, INVECE DI TAGLIARE I DIRITTI, ED IL FUTURO, DEI LAVORATORI E DELLA POVERA GENTE

Mentre stamattina, a Pomigliano, prendeva il via la pacchiana kermesse della Fiat (a complemento della chiusura di Arese con la destinazione d’uso dell’area alla speculazione finanziaria ed edilizia in prospettiva dell’Expo 2015). Mentre, ancora nella giornata di oggi, la Fiat ha sottoscritto a Torino, col compiacente sindacalismo giallo confederale, l’intesa sindacale nazionale di estensione-coatta (e priva di alcun mandato e consultazione dei lavoratori) dell’accordo di Pomigliano a tutte le fabbriche del gruppo Fiat e collegate, lo Slai cobas denuncia l’inquietante strategia parallela della Fiat di Marchionne e del Governo Monti per la destabilizzazione della democrazia sindacale e quella politica e l’azzeramento dei diritti dei lavoratori e di quelli sociali.

Nessuno ne parla ma il ‘bocconiano’ Mario Monti non è solo l’uomo delle banche e della speculazione finanziaria internazionale (prima Comit e Generali e poi Goldman Sachcs) ma è innanzitutto un UOMO FIAT. Oltre al CdA della Gilardini dal 1979 al 1983 e del Cda Fidis dal 1982 al 1988, dal 1988 al 1993 ha fatto parte del Cda Fiat ed insieme a Gianni ed Umberto Agnelli, a Gianluigi Gabetti e Franz Grande Stevens, del Comitato Esecutivo Fiat e non poteva non sapere del giro di mazzette e fondi neri che hanno consentito il regalo di Stato del Gruppo Alfa Romeo alla Fiat nel novembre del 1986 (governo Craxi con Prodi presidente dell’IRI).

Marchionne porta al disastro l’occupazione e la produzione, Monti porta al disastro sociale l’Italia. sono due facce della stessa medaglia: BISOGNA FERMARLI ! Anche di questo si parlerà domani nelle assemblee presidio dello Slai cobas alla Fiat di Pomigliano.

SLAI COBAS – COORDINAMENTO NAZIONALE – Pomigliano / Arese, 13/12/2011

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3 dicembre a Roma: UN NO A MONTI da Usb, Slai Cobas, Snater, Unicobas e Usi

Pubblicato da slaicobastrentino su dicembre 6, 2011

Sabato 03 Dicembre 2011 17:42
Dall’Ambra Jovinelli un No chiaro a Monti: “non ci stiamo”
di Marco Santopadre

“Dobbiamo candidarci a rappresentare e organizzare l’opposizione politica e sociale in questo paese. Non possiamo lasciare alla Lega l’opposizione al governo dei banchieri e della Trilateral”. Il sindacalismo di base si prepara alla battaglia contro il Governo di Mario Monti.

Mentre la sala dell’Ambra Jovinelli di Roma si riempie di lavoratori arrivati da tutta Italia Paolo Leonardi (Usb) spiega qual è l’ambizione dei sindacati di base nel nuovo quadro determinato dall’ascesa di Mario Monti a Palazzo Chigi: “Dobbiamo candidarci a rappresentare ed organizzare l’opposizione politica e sociale in questo paese. Non possiamo lasciare alla Lega l’opposizione al governo dei banchieri, della Trilateral e della Bce. Le parole d’ordine frutto delle mobilitazioni di questi mesi sono valide e condivise: no al pagamento del debito, fuori dall’Unione Europea e fuori dall’Eurozona”. Ieri si doveva tenere uno sciopero generale dei sindacati di base convocato quando ancora la controparte era Berlusconi. La sua rimozione ha cambiato – e peggiorato – il quadro. E quindi Usb, Slai Cobas, Snater, Unicobas e Usi hanno deciso di prendersi un momento in più per ragionare sulle nuove sfide e di investire di questo compito i propri quadri e militanti. Lo sciopero generale è solo rimandato, e le caratteristiche di classe e i sostegni interni e internazionali di cui può disporre Monti obbligano ad un percorso di mobilitazione non formale né rituale. “Questo governo esprime le esigenze e gli interessi della borghesia e del padronato italiano ed europeo, che evidentemente in tempi di crisi il governo Berlusconi non era in grado di difendere e imporre” chiarisce Giorgio Sestili, della rete studentesca Ateneinrivolta.
Che fare? Spiega Leonardi: “Dobbiamo lavorare alla costruzione di un grande sciopero generale che non veda la mobilitazione solo dei militanti delle organizzazioni sindacali indipendenti e conflittuali. Dobbiamo costruire nei luoghi di lavoro, nei territori, nelle aziende una grande mobilitazione popolare. Dobbiamo mettere in moto la nostra capacità di generare conflitto dentro ogni posto in cui esso si può sviluppare. Lo sciopero è uno strumento prezioso e importante e non può essere sprecato o fatto a comando perché qualcuno ha bisogno di rappresentare la propria esistenza in vita”. La polemica è con chi in questi anni ha fatto ricorso allo sciopero esclusivamente per potersi accreditare al tavolo della concertazione: i sindacati confederali, in particolare la Cgil.
La riflessione è complessa, articolata, non scontata. Il problema è lo stesso Leonardi a evocarlo: “Siamo immersi in una melassa vomitevole, in questa luna di miele generalizzata con questo banchiere che tiene il paese col fiato sospeso. Anche dentro l’area sociale che ha vissuto per decenni di solo antiberlusconismo prevale l’attendismo, il bisogno di ‘stare a vedere che comunque sempre meglio di Berlusconi’”. Un attendismo che rappresenta un indubbio problema per chi si pone da subito all’opposizione del governo e delle sue politiche. Ma davvero bisogna aspettare che arrivi la stangata per cominciare a muoversi? “Il suo programma Monti lo ha già annunciato nei suoi primi interventi. Su due punti fondamentali – la riforma Gelmini e il metodo Marchionne – il banchiere ha dato giudizi inequivocabili: ‘Grazie alla caparbietà della Gelmini e di Marchionne noi risolveremo degli handicap che abbiamo nella formazione e sapremo costruire migliori automobili’” ricorda Stefano D’Errico dell’Unicobas, che poi aggiunge: “Chi oggi pensa che tutto sommato dopo Berlusconi stiamo meglio e abbiamo un esecutivo più presentabile perché fatto di esponenti della Bocconi noi dobbiamo dire di non fare la figura dei ‘bocconi’, come diciamo a Roma, di quelli che abboccano alla trappola”. Anche per lo Slai Cobas non c’è affatto bisogno di concedere tempo a Monti per esprimere giudizi. Racconta Vittorio Granillo: “Nelle fabbriche della Fiat onestamente lo abbiamo già visto il governo Monti, incarnato da Marchionne. In Fiat hanno cominciato con l’attaccare e ridurre la democrazia che per i lavoratori sembra sempre qualcosa di astratto rispetto ad esempio al salario o ad altri elementi tangibili. Ma poi dopo anni ti accorgi che la democrazia è qualcosa che si mangia… perché senza è impossibile difendere salario e diritti. Il sistema Monti è il sistema Marchionne, come lui il Premier parla per diktat e non accetta discussioni”.
L’avvocato Carlo Guglielmi, animatore del Forum Diritti/Lavoro, non ha dubbi sulle intenzioni dell’uomo della Goldman Sachs: “Monti ha detto alle Camere: “intendiamo perseguire lo spostamento del baricentro della contrattazione collettiva verso i luoghi di lavoro come ci viene chiesto dalle autorità europee e come i patti sociali hanno iniziato a fare”. In questo controrivoluzione sembra che Monti abbia assunto e ribaltato, a favore dei padroni, il vecchio slogan del maggio francese ‘Ce n’est qu’un début continuons le combat!’ Un combinato disposto tra l’accordo del 28 giugno e l’articolo 8 o come dice la Marcegaglia‘l’uno lubrificante dell’altro’…” Il problema è la cortina fumogena nella quale si nasconde Monti, sostiene Leonardi: “Assistiamo a un tentativo dei media di narcotizzare l’opinione pubblica svelando un pezzetto alla volta di quello che sarà il contenuto di una manovra che già è arrivata a 25 miliardi, dopo gli altri 140 di Berlusconi solo quest’anno. Ci tolgono la pensione di anzianità, l’aggancio della pensione al costo della vita, ci faranno lavorare fino a 70 anni e però ci vogliono convincere che ci dobbiamo ritenere soddisfatti perché ripristinano la tassa sul posto barca”.
Monti e chi lo sostiene chiedono ai lavoratori, ai precari e ai pensionati di sopportare i sacrifici in nome della salvezza dell’Italia promettendo equità. “Non esiste l’equità in un sistema in cui si allarga sempre di più la distanza tra il 99% e l’1% della società. Che equità c’è in una buonuscita di 5 milioni ad un personaggio come Guarguaglini che ha devastato parecchi impianti produttivi in questo paese?”
“L’unica equità che ci interessa – attacca Daniela Cortese dello Snater – è la redistribuzione del reddito e il taglio dei privilegi dei manager pubblici e privati. Questo governo di banchieri, prefetti, professori e generali sta mettendo in campo una vendetta storica del Capitale contro i lavoratori. Prima ci hanno precarizzato i figli, e ora ci tengono in ‘galera’ – il lavoro – fino a 70 anni…”
La situazione è gravissima, e il contesto internazionale si aggiunge alle condizioni di crisi tipiche del ‘sistema Italia’: “C’è una crisi che attraversa il mondo occidentale, una crisi del capitale che sta producendo devastazioni ovunque. La competizione globale tra poli imperialisti dentro una crisi di sistema produce drammatiche riduzioni di diritti a favore del capitale e della speculazione finanziaria. L’appartenenza all’UE e all’Eurozona sono la vera malattia che sta colpendo i lavoratori e i cittadini in Italia e in Europa”.
Di fronte a questo attacco concentrico in tutta Europa si sta sviluppando una mobilitazione sindacale e conflittuale imponente. Pur senza arrivare al record dei 7 scioperi generali convocati in Grecia solo quest’anno, rimanendo agli ultimi giorni Leonardi cita il massiccio sciopero generale in Portogallo del 24 novembre e quello del pubblico impiego in Gran Bretagna di pochi giorni fa.
In Italia, però, il movimento sindacale e di classe nel suo complesso sembra in difficoltà e l’attendismo nei confronti di Monti ne è la più cristallina dimostrazione. “E’ il risultato di una devastazione del tessuto politico a sinistra – spiega Leonardi – che con il suo anti-berlusconismo in questi anni ha minato alla radice la capacità di comprensione, tra i lavoratori e i giovani, dei veri nodi della crisi che il capitale sta attraversando.” Che l’antiberlusconismo abbia fatto danni enormi lo si capisce anche da ciò che i partiti dell’ex opposizione propongono, dice Granillo: “Siamo al paradosso che molta sinistra dice che per favorire l’occupazione bisogna liberalizzare e rendere più facili i licenziamenti”.
“Siamo di fronte ad un governo che ha il 95% dei consensi parlamentari, che si definisce tecnico e non lo è, abbiamo alle porte una ripresa della concertazione coi sindacati confederali schiacciati dentro la disponibilità ad essere collaboratori e complici di tutti i processi che verranno messi in atto con la scusa che così si esce dalla crisi. Non possiamo permettere che il patto sociale e la concertazione sindacale tornino ad essere il punto di riferimento per milioni di lavoratori”.
La sfida, lanciata da Leonardi, rimane al centro degli interventi di militanti sindacali che si susseguono durante la mattinata all’Ambra Jovinelli. Nei prossimi giorni l’agenda della mobilitazione è già fitta: si va dalla contestazione alla kermesse di presentazione della nuova Panda alle mobilitazioni dei lavoratori dei trasporti. Ma il problema è approfondire e allargare le mobilitazioni affinché confluiscano in uno sciopero generale capace di incidere veramente, di spostare gli equilibri nella società: ne parlano nei loro interventi Vittorio Granillo dello Slai Cobas, il rappresentante dell’Usi. Per riuscirci bisogna rompere il clima di concordia e di illusione sociale in cui si muove finora indisturbato Mario Monti. Ci torna Daniela Cortese: “In questo massacro mediatico che ci racconta che il francescano Monti e i suoi missionari vengono a salvare l’Italia gli unici che non possono essere ingannati sono i lavoratori e le lavoratrici di quest’assemblea. Il problema è riuscire ad aprire gli occhi a milioni di lavoratori che pure sono insoddisfatti e intravedono la pericolosità di questo progetto autoritario senza avere ancora la capacità di trasformare la preoccupazione in lotta. Altrimenti il rischio è che sia l’estrema destra a capitalizzare la rabbia e il disagio”.
Sembra ottimista Carlo Guglielmi: “Da lunedì lo straordinario consenso sociale che ha il governo Monti comincerà rapidamente a franare”. E invita ad approfittare delle contraddizioni aperte dallo spostamento della contrattazione collettiva dal piano nazionale a quello aziendale: se i lavoratori non vogliono che i contratti aziendali deroghino dai diritti garantiti dai contratti nazionali non devono fare altro che dare la disdetta di sindacati concertativi e iscriversi e impegnarsi nei sindacati conflittuali. Nel dibattito, in vari interventi, ricorre la parola d’ordine del non pagamento del debito. Può e deve essere unificante, si dice, ma va riempito e messo all’opera. “Non basta più dire che non dobbiamo pagare il debito. (…) Serve una forza uguale e contraria che blocchi i diktat della borghesia e dell’UE, serve un’occupazione delle piazze” (Daniela Cortese). Giorgio Sestili cita il meccanismo che ad Oakland, negli Stati Uniti, ha portato i sindacati a scioperare grazie alla mobilitazione del resto dei soggetti sociali non sempre sindacalmente rappresentabili, impegnati comunque a bloccare la città, oltre alla produzione. “Quello della riappropriazione – dice Sestili – è il tema centrale sul quale agire per riprenderci la ricchezza che ci hanno sottratto, riprenderci i diritti ed attaccare i profitti”. Un tema ripreso da Paolo di Vetta, dei Blocchi Precari Metropolitani: “Noi dobbiamo dire: ‘Non contate su di noi!’ Il discorso sulla coesione non ci sta bene, non crediamo alle propaganda sull’equità, pensiamo che il conflitto debba fare un passo avanti. Affinché le esistenze cambino ora, nel presente. Bisogna costruire a livello sociale le complicità che servono per spiegare a milioni di persone che l’imbroglio che sta dietro Monti ci toglierà la vita, abbatterà la qualità della nostra esistenza. C’è un mondo intero fuori dai posti di lavoro che dobbiamo decidere di organizzare per costruire e consolidare conflitto: studenti, precari, intere generazioni. L’unica maniera per darci una prospettiva è data dalla riappropriazione: ciò che ci viene negato ce lo dobbiamo riprendere e riprendere ora perché altrimenti la questione del non pagamento del debito rimane esclusivamente ad un livello di evocazione”.
Qual è allora la proposta dei movimenti sociali? “Se le tariffe cominciamo a ridurle ed autoridurle, se le case le occupiamo, se gli aumenti di affitto li contestiamo e non li paghiamo più, se l’insolvenza diventa un meccanismo consapevole e di massa, se riusciamo a sottrarre il suolo delle nostre città alla speculazione allora cominceremo davvero a non pagare il debito”.
Dal palco viene dato un primo appuntamento. Il Comitato No Debito invita tutte e tutti ad una conferenza stampa lunedi 5 dicembre alle Galleria Colonna alle ore 17.00, proprio mentre Monti sta presentando alla Camera e poi al Senato la sua manovra e la nostra dannazione.

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3 DICEMBRE ASSEMBLEA NAZIONALE DELLE FORZE CONFLITTUALI

Pubblicato da slaicobastrentino su novembre 21, 2011

[differito lo sciopero generale del 2 dicembre]

GOVERNO MONTI: SINDACATI DI BASE, SARÀ LOTTA DI LUNGA DURATA
3 DICEMBRE ASSEMBLEA NAZIONALE DELLE FORZE CONFLITTUALI

USB, Cib-Unicobas, SlaiCobas, Snater e USI condividono una valutazione fortemente negativa sul Governo Monti, che giudicano direttamente gestito dall’Unione Europea, dalla BCE e dalla finanza internazionale. Il programma presentato al Parlamento appare in perfetta continuità e sintonia con quanto adottato dal precedente governo ed indicato dalla BCE. Dietro alle scontate rassicurazioni dialettiche del nuovo premier, contiene infatti obiettivi che implicano ulteriori tagli e sacrifici, mirati direttamente ai lavoratori ed alle fasce di popolazione già pesantemente colpite dalla crisi.

Il forte disagio esistente in tutto il paese, la necessità di milioni di persone di aggrapparsi al “nuovo” per cancellare la paura di una crisi che si fa sempre più pressante, insieme al condivisibile senso di liberazione che ha accompagnato la fine del Governo Berlusconi, impediscono a molti di focalizzare come questo governo cosiddetto tecnico sia in grado di decidere misure ancor più pesanti del precedente, sia perché guidato da forti poteri economici, sia perché fondato su una “unità nazionale”, politica e sindacale, che gli farà credere di poter avere mano libera.

In base a tali considerazioni USB, Cib-Unicobas, SlaiCobas, Snater e USI ritengono opportuno sviluppare, sin dai prossimi giorni, un’offensiva di verità rispetto a ciò che si sta realmente cercando di concretizzare. E’ necessaria una duratura campagna di informazione e di mobilitazione, nei luoghi di lavoro e nei territori, mirata a sollecitare la definizione del più ampio schieramento possibile, finalizzato ad una lotta di lunga durata.

In questo senso, pur ritenendo le motivazioni alla base dello sciopero del 2 dicembre ancor più valide ed attuali, tenendo conto delle distorsioni ingenerate nella fase attuale, riteniamo utile ed opportuno riposizionare lo sciopero in data successiva, costruendo l’opposizione a questo governo in base a ciò che produrrà in termini di provvedimenti fattivi, ed indire per il giorno 3 dicembre un’Assemblea nazionale a Roma.

Un’Assemblea nazionale pubblica alla quale parteciperanno centinaia di delegati, militanti sindacali e lavoratori ed alla quale invitiamo tutte le forze sindacali e sociali conflittuali democratiche, ed indipendenti, per costruire insieme un percorso di forte mobilitazione che naturalmente comprenderà sia ulteriori momenti di confronto a livello territoriale e categoriale, sia la costruzione di un grande Sciopero Generale con una base di consenso la più forte e ampia possibile.

- Per costruire l’opposizione sindacale e sociale al governo delle banche e dell’Unione europea
- Contro ogni patto con padroni e governo
- Per non pagare il debito di banche, finanza e speculatori
- Per la democrazia e il pluralismo sui posti di lavoro e contro il monopolio di Cgil, Cisl e Uil

Roma, 21 novembre 2011

USB – Cib Unicobas – SlaiCobas – Snater – USI

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