SLAI COBAS TRENTINO ALTO ADIGE

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  • UN BLOG PER FARE COSA ?

    Cari Compagni ed Amici Abbiamo cercato di impostare il blog in modo da contribuire all’informazione, alla denuncia di particolari situazioni lavorative, alla formazione, alla solidarietà di classe. In questo senso abbiamo voluto concepire il blog come uno strumento al servizio della difesa dei proletari e dei lavoratori ed abbiamo cercato in queste prime settimane di pubblicare materiali (notizie, volantini, documenti ecc.) che potessero servire a sviluppare idee, competenze, organizzazione ed opposizione. Pensiamo che il blog se da un lato deve porsi al servizio di un processo collettivo, dall’altro a sua volta deve venire costruito in un processo collettivo. Un blog di questo tipo ha tanto maggiore senso quanto più contribuisce a stimolare e valorizzare la partecipazione e gli apporti del compagni e dei lavoratori. Non viviamo più nel ventesimo secolo e questo vuol dire che i lavoratori hanno orami accumulato enormi competenze nei campi più disparati, il problema è che queste conoscenze vengono prevalentemente coltivate in modo individuale e spesso individualistico, non vengono socializzate e tradotte in un processo costituente di una nuova collettività. Senza cultura proletaria non ci può essere un reale movimento di trasformazione sociale e politico, ma questa cultura non va inventata dal nulla, quanto costruita attraverso un processo di generazione collettiva. Una cultura innovativa capace di unificare e ricomporre i lavoratori può diventare una forza in grado di cambiare il mondo. Per quanto ci riguarda vi chiediamo di costruire il blog insieme a noi rendendolo tra l’altro uno strumento utile per la difesa dei lavoratori. Tramite il blog altri lavoratori potranno entrare in rapporto con lo slai cobas del Trentino scegliendo liberamente il livello di questo rapporto. Apposite pagine del blog sono quindi destinate alla pubblicazione, alla segnalazione ed alle denunce, alle richieste d’informazione ecc. Ormai i blog stanno diventando un mezzo di comunicazione e di dibattito capace di concretizzarsi nella formazione di reti di relazioni, iniziative collettive e movimenti. Speriamo di non essere da meno di tanti politici di potere, di tanti servi intellettuali e vip, di tanti esponenti di una ‘sinistra’ marcia. Tutte queste bande di privilegiati e parassiti usano utilmente il web vecchio e nuovo al servizio degli interessi di una parte ristretta della società. Spetta ai proletari, ai lavoratori ed agli strati popolari usare tutti i mezzi di comunicazione in modo competente e creativo al servizio degli sfruttati.
  • PERCHE’ SCEGLIERE LO SLAI COBAS DEL TRENTINO ALTO ADIGE ?

    I sindacati confederali sono irreversibilmente corrotti. Gli apparati dei sindacati confederali sono ormai indissolubilmente legati al capitale finanziario. I sindacalisti si riciclano nelle burocrazie dello stato, nelle finanziarie, nelle imprese cooperative, nei servizi alle imprese, negli uffici padronali delle “relazioni sindacali”, negli enti no-profit, nelle cooperative, nei partiti di potere. Dentro i sindacati confederali ci sono ancora immense energie di lotta che vanno difese, salvaguardate ed indirizzate verso la costruzione di un nuovo sindacato dei lavoratori capace di opporsi all’offensiva dei governi di centro-destra e di centro-sinistra e di far avanzare la lotta contro i padroni, le banche, le burocrazie statali, il capitalismo di stato ed il capitale europeo ed internazionale. Lo slai-cobas lavora, insieme a tanti altri lavoratori di diverse appartenenze, per la costruzione di un nuovo sindacato capace di rappresentare realmente gli interessi degli operai, dei disoccupati, dei precari, dei lavoratori svantaggiati, degli strati popolari. Lo Slai Cobas è un sindacato nazionale inter-categoriale quindi possono far parte dello Slai Cobas lavoratori di tutte le categorie. ___________________________________________
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9 MARZO, UNO SCIOPERO PRIVO DI CREDIBILITA’ E DI PROSPETTIVE

Pubblicato da slaicobastrentino su marzo 7, 2012

9 MARZO, UNO SCIOPERO PRIVO DI CREDIBILITA’ E DI PROSPETTIVE

Lo sciopero della FIOM del 9 marzo deve venire valutato non solo sulla base degli obiettivi che dichiara di proporsi e di voler perseguire, ma anche sulla base dell’intera politica portata avanti, nel corso degli anni da questa componente sindacale. Questo comporta anche la necessità di valutare se la stessa FIOM sia effettivamente in grado di garantire credibilità, incisività e prospettiva alle parole d’ordine dello sciopero. Nel caso di una risposta negativa i metalmeccanici, gravati anche da una precisa responsabilità nei confronti di strati più vasti di lavoratori, si troverebbero di fatto a dover scegliere tra due possibilità, da un lato investire risorse collettive in una battaglia che continuerà ad essere condotta male e che risulterà sempre più perdente, oppure assumere consapevolmente il dato che la pesantezza della crisi e dell’offensiva capitalistica, padronale e governativa pone di fronte a delle alternative secche e radicali: o rimanere schiacciati dall’iniziativa del capitale dei suoi governi e delle sue istituzioni o lavorare alla costruzione dell’iniziativa e dell’organizzazione indipendente, sia sul piano sindacale che su quello politico, degli operai, dei lavoratori e dei movimenti di lotta.

Si tratta quindi in primo luogo di valutare obiettivamente la politica seguita dalla FIOM negli ultimi anni. Questo da un lato a fronte all’attacco della FIAT e del capitale, dei padroni e delle banche, dei governi e delle varie forze politiche di potere, il tutto supportato dai sindacati confederali, e dall’altro a fronte ai crescenti tentativi padronali e governativi di limitare, anche attraverso lo stesso attacco all’art.18, i margini di manovra e l’agibilità politica e sindacale di questa componente sindacale. Ed è qui che non si può non rilevare come la FIOM abbia sempre operato come una componente portante della CGIL. Evitando sempre di rompere l’unità interna e supportandone sostanzialmente ed in modo decisivo tutte le scelte ha sempre dimostrato di non essere disposta a sottrarsi alla linea ed ai condizionamenti di tale sindacato. E’ così che ha anche favorito le sconfitte che si sono susseguite nel corso degli anni sul piano degli interessi, dei diritti e delle condizioni di vita e di lavoro dei lavoratori. Il tutto sino alla situazione attuale in cui la stessa contrattazione nazionale e l’intero statuto dei lavoratori sono già di fatto derogabili dai padroni e dai sindacati confederali.

In secondo luogo si tratta di considerare se la stessa FIOM possa comunque oggi garantire credibilità, incisività e prospettiva per lo meno alla lotta per la difesa dello Statuto dei lavoratori e della contrattazione nazionale. Nella situazione attuale una lotta effettiva in rappresentanza anche solo di alcuni interessi di fondo della classe operaia non solo è incompatibile con l’internità alla CGIL, ma è anche impossibile da attuarsi senza una precisa disponibilità politica ad operare per la rottura della pace sociale e per la relativa apertura di una prospettiva di scontro frontale tra le classi sociali. Da questo punto di vista la FIOM è del tutto interna alla società civile ed al quadro politico e sociale dominante. Come tale è costretta dalla propria concezione, dalla propria linea e struttura organizzativa, dal tipo di quadri e di legami con i partiti di potere e con le istituzioni, dagli interessi e strati sociali a cui è principalmente legata, ad operare da un lato per suscitare iniziative dei lavoratori da usare come merce di scambio per tentare di salvaguardare e migliorare -anche nella stessa CGIL- i propri margini di contrattazione e spazi di potere, e dall’altro per passivizzare, dissipare e tradire, tutte le lotte dei lavoratori che possano minacciare, espandendosi e radicalizzandosi, di andare ad acquisire un significato politico e di diventare portatrici di una prospettiva di fuori-uscita proletaria e popolare dalla crisi capitalistica.

Se è dunque vero che ogni mobilitazione dei lavoratori, ed i particolare degli operai, è un occasione per lo sviluppo di elementi di coscienza di classe, è anche vero che lo sciopero del 9 marzo rischia nel complesso di diventare controproducente nel momento in cui cerca di presentarsi, per tutti i lavoratori e per l’intera opposizione politica e sociale, come una rilevante iniziativa e scadenza di lotta. Il 9 marzo è in realtà un operazione funzionale alla volontà di rilanciare un blocco politico e sociale che, conciliando da una parte con la CGIL e di fatto, tramite essa, con gli stessi sindacati confederali, il PD e persino con lo stesso governo Monti, dall’altro si proponga di far convergere FIOM, sinistra sindacale ed istituzionale (da SEL al PRC), settori portanti del sindacalismo di base (si pensi alla scelta incomprensibile ed errata dell’USB di aderire allo sciopero FIOM del 9 marzo) sino a certi settori della sinistra movimentista ed antagonista. Un blocco che operando per mettere al centro una fallimentare prospettiva di presenza di ricostruzione di una “nuova sinistra” mira anche a blindare sotto il profilo egemonico il “territorio politico-sociale” con l’obiettivo di inglobare, vampirizzare e passivizzare le dinamiche sociali, politiche e soggettive di classe.

Proprio lo sciopero del 9 marzo va quindi anche letto sotto questo duplice profilo, quello rappresentato dal tentativo di ricostruire una sinistra istituzionale, oggi allo sfascio, e quello di rivitalizzare questa stessa prospettiva, anche con il fine di garantirgli uno sbocco a livello parlamentare, con l’inserimento di forze nuove provenienti da settori dei movimenti (si pensi agli ‘indignados’, a quello dell’acqua, dei “beni comuni” e persino del NO TAV) e da settori del sindacalismo di base (dalla confederazione cobas sino alla oscillante USB).

Si tratta di un’operazione e di una prospettiva con cui i lavoratori e tutte le forze sindacali e politiche di classe devono rompere con grande chiarezza e decisione. Si tratta di ostacolare un tentativo che è volto a rinforzare un’egemonia nel movimento politico, sociale e sindacale di opposizione che, dal punto di vista dei lavoratori, è fallimentare o persino controproducente.

Tutto questo significa che oggi contro questa prospettiva bisogna porre al centro la costruzione di un polo sindacale e politico di classe capace di rappresentare in modo coerente, determinato e radicale, gli interessi e l’iniziativa di opposizione e di lotta degli operai, dei lavoratori e dei movimenti di lotta, sapendo che tutto questo è inscindibile dalla necessaria e vitale apertura di una nuova fase di irriducibile scontro di classe. Questa costruzione va oggi costruita attraendo e collegando tutte le migliori forze operaie, quelle sindacali e quelle politiche di classe, verificandone i passaggi di convergenza nella pratica di fronte ai lavoratori, praticando e promuovendo la democrazia proletaria e rompendo con ogni settarismo.

SLAI COBAS TRENTINO
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Incredibile ma vero !! ACCORDO FIAT-FIOM per la chiusura di Arese.

Pubblicato da slaicobastrentino su novembre 28, 2011

SLAI COBAS
Sindacato dei lavoratori autorganizzati intercategoriale
Sede legale: via Masseria Crispi 4 / 80038 Pomigliano D’Arco NA / Tel. 081 8037023
Sede nazionale: Viale Liguria, 49 20143 Milano / Tel. 02 8392117
Sede Alfa Romeo Viale Luraghi Telefax 0244428529
www.slaicobas.it
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ACCORDO FIAT-FIOM per la chiusura di Arese.
Lo Slai Cobas convocato dalla FIAT solo dopo la firma dell’accordo !!!

Incredibile ma vero !!
Dopo le continue (e di “sinistra”) comparsate di Landini da Santoro, la7 e altre televisioni, la Fiom torna alla solita realtà sindacal-padronale che ha regalato ai lavoratori in questi anni quintali di porcherie per soffocare diritti conquistati in decenni di lotta.

L’11 novembre 2011 la Fiat ha aperto la procedura per altri due anni di cassa integrazione per CESSATA ATTIVITA’ riguardo i 106 lavoratori FIAT AUTO e i 31 lavoratori della FIAT Powertrain (motori) allo stato ancora sopravvissuti all’eliminazione di 20.000 posti all’Alfa Romeo di ARESE.

Lo Slai Cobas e le RSU Slai Cobas, come da norma di legge e come da prassi ventennale, hanno chiesto alla FIAT l’esame congiunto;
la FIAT ha allora convocato lo SLAI COBAS per oggi, alle ore 15, presso il Centro Tecnico FIAT di Arese.
MA INCREDIBILMENTE QUESTA MATTINA ABBIAMO APPRESO CHE GIA’ GIOVEDI SCORSO, al ministero del lavoro, la FIAT, “assistita da ASSOLOMBARDA” (ma MARCHIONNE non era uscito da CONFINDUSTRIA?) ha firmato un accordo con FIOM, FIM e UILM (le ultime due inesistenti alla Fiat di Arese) per la CHIUSURA di ARESE per “CESSATA ATTIVITA’” e per due anni di cassa integrazione finalizzati al licenziamento incentivato o alla ricollocazione in altre aziende.

Oggi, ovviamente, lo Slai Cobas non si è presentato all’incontro “presa in giro” convocato dalla FIAT ed ha dato mandato all’avv. Mirco Rizzoglio di adire a vie legali.

ALFA ROMEO di ARESE:
FIAT CGIL CISL UIL INTESA-SANPAOLO:GRAVE CONFLITTO di INTERESSI

I due milioni e mezzo di mq dell’area dell’Alfa Romeo di Arese, ubicata su 4 comuni (Arese, Garbagnate, Rho e Lainate), sono oggi di proprietà di FIAT (ma non se n’era già andata via da Arese?), Intesa-Sanpaolo (la banca del ministro del lavoro Fornero e di Passera), UNIPOL (CGIL-CISL-UIL e soci), Lega COOP, Compagnia delle Opere (Formigoni), Brunelli (IPER).

SONO GLI STESSI CHE HANNO FIRMATO LA PORCHERIA DI CUI SOPRA.

E SONO GLI STESSI CHE ORA GESTISCONO ALL’ALFA ROMEO UNA NUOVA SOCIETA’ (Arese Automotive) che commercializza le auto di MARCHIONNE.

Ma la lotta continua in tutto il sito dell’Alfa Romeo di Arese ove lavorano oltre 1500 lavoratori, in maggioranza precari, sottopagati e senza diritti.
E ad Arese è in corso dall’11 febbraio scorso la lotta di 70 lavoratori dell’Innova Service, tutti ex Alfa Romeo già licenziati dalla FIAT e rilicenziati da una azienda spionistica protetta da varie istituzioni e da servizi e settori “deviati”? dello stato.

Arese, 28 novembre 2011
Slai Cobas Alfa Romeo

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LEAR CAIVANO: LANDINI COME BERLUSCONI ?

Pubblicato da slaicobastrentino su ottobre 26, 2011

LEAR CAIVANO: LANDINI COME BERLUSCONI ?
Martedì 25 Ottobre 2011 20:28

Evidentemente l’iter utilizzato da Berlusconi per l’approvazione alla Camera del Rendiconto dello Stato ha fatto scuola. E così, dopo la bocciatura al referendum dello scorso 7 ottobre con cui i lavoratori e lo Slai cobas rimandarono al mittente l’accordo-capestro sul modello-Marchionne alla Lear di Caivano oggi la Fiom di Landini ci riprova: il prossimo 7 novembre ripropone pari pari un “nuovo” referendum sullo stesso accordo, disdettato dopo il NO referendario ma nuovamente firmato, ieri e per la seconda volta, con la Lear all’Unione degli Industriali di Napoli insieme a Fim, Uilm, Fismic e col solo Slai cobas all’opposizione che ancora una volta ha negato il suo consenso all’azienda già preannunciando in fabbrica una nuova campagna per il NO alle “deroghe per accordo” dei diritti fondamentali dei lavoratori.

Il fatto è che con l’ostinata reitera degli accordi sindacali nel settore (dall’ex Bertone di Grugliasco alla Lear di Caivano) la Fiom “accetta in fabbrica quello che da contesta nelle piazze” e con l’ultima firma – fatto ancor più grave – ha rifirmato l’accordo-quadro dettato da Marchionne alla Lear nella logica di quello di Pomigliano – già sconfessato allo scorso referendum dai lavoratori di Caivano che imposero il ritiro della firma – con cui la Fiat intende forzare l’estensione del suo modello autoritario negli stabilimenti Lear, da quello di Caivano a Grugliasco, Melfi, Pozzo d’Adda, Cassino e Termini Imerese, e poi da questi all’intero settore indotto dell’auto.

Se questi sono i presupposti, e lo sono, viene da chiedersi quale credibilità possano avere i proclami su democrazia e diritti dispensati a “maniche larghe” da Landini – in ogni manifestazione di piazza (indignata o rassegnata che sia) o compiacente salotto televisivo – mentre nelle fabbriche e tra i lavoratori questo bluff comincia a svelarsi come dimostra il sostanziale fallimento, politico e numerico, della manifestazione di Roma dello scorso venerdì 21 ottobre.

Vero è che poco servono ai lavoratori la “babele” degli indignati del 15 ottobre ed il collegato sciopero del 21 della Fiom a Roma, in assenza di un impegno politico-sindacale minimamente soddisfacente, e “da sinistra”, per i sempre più operai, lavoratori e cittadini oppressi dalle incalzanti politiche bipartisan di macelleria sociale.

Slai Fiat Alfa Romeo e terziarizzate – Pomigliano d’Arco, 25/10/2011

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MANIFESTAZIONE DEL 15 OTTOBRE A ROMA. Slai Cobas: NO alla PIATTAFORMA RINALDINI-CASARINI

Pubblicato da slaicobastrentino su ottobre 14, 2011

S L A I C O B A S
Sindacato dei lavoratori autorganizzati intercategoriale
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L’ulteriore aggravarsi della crisi, a partire dalla scorsa estate, ha rappresentato l’occasione per un nuovo pesante attacco alle condizioni di vita e di lavoro ed ai diritti degli operai e di altri strati di lavoratori.
L’obiettivo è quello di scaricare su questi settori sociali, che rappresentano la maggioranza della popolazione, la crisi del capitale al fine di salvaguardare i profitti.
Il capitale finanziario europeo sta sempre più assumendo un ruolo attivo in questo attacco. Questo anche a causa del fatto che la stessa crisi non si traduce tanto in una contrapposizione diretta, commerciale e finanziaria, tra i vari paesi europei, quanto in un’occasione per un ulteriore peggioramento delle condizioni dei lavoratori e per un ulteriore restringimento reazionario dei diritti e degli spazi di democrazia.
Per quanto attiene all’Italia, questo è quello che concretamente significa il cosiddetto problema del debito pubblico. I lavoratori e gli strati sociali popolari in Italia sono sempre più assoggettati ad un doppio sistema di sfruttamento uno ad opera del “proprio” capitale nazionale, l’altro ad opera di quello europeo ed internazionale. Basti pensare a questo proposito a cosa ha rappresentato il passaggio all’Euro: un taglio netto a favore del grande capitale dei salari e dei redditi dei piccoli lavoratori autonomi di almeno il 30%.
Il modello di sviluppo del capitalismo italiano è oggi più che mai quello di un paese marginale nell’ambito delle principali potenze. Il capitale finanziario-industriale ‘italiano’ cerca sempre di migliorare le proprie posizioni ed incrementare i propri profitti, ponendosi dietro il carro del capitale finanziario europeo ed internazionale, incamerandone i diktat e le relative pretese e scaricando il tutto sugli operai, sugli strati popolari e sul meridione e le isole.
Dietro alla fraseologia nazionalista ed a volte alla demagogia protezionista, il tutto per altro ben funzionale allo sviluppo delle guerre tra poveri, alle imprese imperialiste ed alla fomentazione a livello di massa del razzismo e del fascismo, si nasconde la realtà di una borghesia, quella italiana, che nel suo complesso si
pone oggi sempre più al servizio del capitale europeo ed internazionale come strada privilegiata per la difesa dei propri interessi e profitti.

Senza rovesciare queste relazioni di dipendenza non potrà esserci, nelle attuali condizioni internazionali, nessuna fuori uscita dalla crisi per l’Italia, con la conseguenza che le ‘contro-riforme’ in atto ed ancor più quelle che si prospettano , invece di garantire una qualche ripresa, approfondiranno sempre più la stessa
crisi economica e politica.
Sino a quando sussisterà questo meccanismo strutturale, persino l’uscita dall’Unione Monetaria Europea o un qualche “non pagamento del debito pubblico”, che certo rappresentano strade contorte e poco verosimili, non potrebbero che tradursi in una contrattazione e rinegoziazione dello stesso debito con ulteriore attacchi ai lavoratori ed agli strati popolari e drastico peggioramento delle loro condizioni di vita e lavoro.

E’ anche rispetto a tutto questo che va valutata l’opportunità di un’adesione al fronte di forze promotore alla manifestazione nazionale del 15 a Roma, pur dando per scontata l’importanza di una partecipazione ad una giornata di lotta che aspira ad essere europea e persino internazionale.
Quali sono le forze che in Italia hanno promosso la manifestazione del 15 ? Con quali contenuti, programmi, prospettive, ipotesi di forme di lotta ?
A differenza forse che in altri paesi europei, ed ancor negli USA dove centinaia e centinaia di attivisti sono stati già arrestati dalla polizia di Obama, la manifestazione del 15 in Italia si presenta come promossa e gestita da un arco di forze, certo vasto ed articolato, ma anche in grado imprimere una gestione sul piano
organizzativo della giornata di mobilitazione, di convergere su un programma in 5 punti e di condividere una prospettiva ambiziosa, almeno dichiarata, relativa alla costruzione di un polo politico e sociale alternativo al centro-destra ed al centro sinistra.

Il programma in 5 punti, incentrato sull’obiettivo del “non pagare il debito pubblico” è indirizzato in primo luogo contro il grande capitale finanziario europeo individuato oggi come il principale responsabile degli attacchi alle condizioni di lavoro, ai diritti, alla democrazia ed alla sovranità nazionale.
Dal punto di vista dei contenuti si tratta però di un programma fuorviante : nasconde il ruolo che, praticamente tutte le componenti politiche, economiche e sociali della borghesia italiana (compresi i sindacati confederali) svolgono nella loro interessata riproduzione delle condizioni di dipendenza dal capitale finanziario europeo e dal FMI. Per non parlare poi della subordinazione dell’Italia all’egemonia politico-militare degli USA e della Nato o dell’enorme quantità di “cultura spazzatura” made in USA
propinata alla popolazione del nostro paese.
Questo programma in 5 punti se preso alla lettera è poi illusorio e velleitario e, se mai potrà essere realizzato nel quadro degli attuali assetti capitalistici, si tradurrebbe in ulteriori effetti disastrosi (vedi appunto la prospettiva di un rinegoziazione del debito pubblico).
Resta da dire che, sul piano politico si tratta di un programma tutt’altro che velleitario e non a caso è sostenuto anche dalla FIOM e dal PRC. Infatti di fronte ad una crisi che pone, persino dal punto di vista del sistema monetario, dei rapporti finanziari e della gestione delle banche e dei grandi gruppi industrialifinanaziari
(come da noi la Fiat), il problema politico e sindacale della lotta per il superamento del capitalismo, i 5 punti non pongono alcuna discriminante rispetto ad una serie di questioni oggi centrali come quelle della costruzione di un sindacato di classe, di un partito di classe e di un polo su scala nazionale realmente rappresentativo degli interessi degli operai, dei precari, dei lavoratori extracomunitari, dei piccoli lavoratori autonomi ecc.
La fuori-uscita dalla crisi dal punto di vista degli interessi dei lavoratori e degli altri strati popolari, l’effettivo abbattimento del debito pubblico, la reale rottura dei vincoli di dipendenza con il capitale europeo ed internazionale anche attraverso l’uscita dall’Unione Monetaria Europea e senza che il tutto si rovesci in una farsa pagata a caro prezzo dagli stessi lavoratori, il rilancio dell’industria nazionale e della ricerca, la ricostruzione e l’espansione dello stato sociale, la fuori-uscita dalla Nato, l’instaurazione di una democrazia di nuovo tipo capace di aprire la strada a misure di gestione pianificata, su base pubblica, dell’economia in funzione delle necessità sociali e della salvaguardia dell’ambiente, ecc., tutto questo è ormai del tutto incompatibile con il capitale e la borghesia ‘italiani’ e con quel miserabile aborto di democrazia rappresentativa in cui si sono irreversibilmente trasformate le istituzioni statali “repubblicane”.
Senza evidenziare questa incompatibilità, senza scavare un profondo fossato tra, da un lato la classe operaia e gli strati popolari e, dall’altro gli assetti economici, politici, sindacali, militari dominanti ed egemoni, non c’è via d’uscita dal massacro sociale e dalla prospettiva di un moderno fascismo.
Ecco perché, almeno in Italia, la scadenza del 15, pur con tutti i suoi meriti, minaccia di tradursi in un’ennesima occasione persa ed in un relativo nuovo tentativo di reperire linfa per rivitalizzare una ‘sinistra’ che, giustamente, è andata in crisi, sia nelle sue forme istituzionali, sia in quelle movimentiste.
E’ facile prevedere che la crisi metterà a dura prova questo tentativo e che il fronte che oggi converge tornerà a dividersi sull’essenziale.
Però tutto questo vuol dire che si sta perdendo tempo e che si suscitano volontà di lotta e di mobilitazione che finiranno per venire dissipate in quello che si presenta come il tentativo di suscitare un movimento di opposizione senza poter o voler assumerne tutte le conseguenze sul piano della necessità di portare a fondo
la discriminante nei confronti del sindacalismo confederale, di chi non vuole rompere con la CGIL e di chi vuole riproporre, magari in forma apparentemente più radicale, le stesse logiche e gli stessi programmi reazionari di una sinistra (come quella rappresentata dal PdCI o dal PRC) sempre più in decomposizione.

La conseguenza di tutto questo è che ancora una volta una grande giornata di mobilitazione potenzialmente anticapitalistica rischia di tirare la volata alla prospettiva di una “nuova” sinistra istituzionale e/o alla ripresa del centro-sinistra.

10 ottobre 2011 Slai Cobas – coordinamento nazionale

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DISERTATA DAGLI OPERAI FIAT DI POMIGLIANO LA MANIFESTAZIONE CGIL DI NAPOLI

Pubblicato da slaicobastrentino su maggio 7, 2011

NON PAGA NELLE FABBRICHE FIAT LA NEW STRATEGY DELLA FIOM INAUGURATA AL REFERENDUM DELLA EX BERTONE DI GRUGLIASCO:
DISERTATA DAGLI OPERAI FIAT DI POMIGLIANO LA MANIFESTAZIONE CGIL DI NAPOLI

Stamattina erano proprio e solo in quattro (a fronte dei circa 5.000 in organico) gli operai che reggevano lo striscione della Fiat di Pomigliano d’Arco nella principale manifestazione, quella di Napoli con la Camusso, indetta dalla CGIL in occasione dello sciopero generale. A colmare gli “impresentabili” metri vuoti di striscione si mobilitavano, di rincalzo, alcuni sindacalisti territoriali ex dipendenti Fiat quali Caccavale, Napolitano, Nuzzi.

“Altro che ‘mossa del cavallo’: alla luce dei fatti”, dichiara lo Slai cobas, “possiamo ben dire che si è trattato di una vera e propria ‘mossa dell’asino’ quella con cui la Fiom ha inaugurato l’altro giorno la new strategy in occasione del referendum all’ex Bertone  di Grugliasco! E il ‘naufragio’ (sotto gli occhi di tutti) di oggi della Fiom alla Fiat Pomigliano dimostra che sostenere il Si a Marchionne per ‘legittima difesa’ equivale ad abdicare  definitivamente ad ogni – sia pure solo millantata – difesa delle ragioni e dei diritti della maggioranza degli operai della catene di montaggio delle grosse fabbriche Fiat a maggioranza schierati per il NO. E’ questo un importante segnale politico-sindacale che non si può ignorare e che rilancia e rafforza l’importanza della presenza, nelle fabbriche Fiat, dei sindacati di base cui oggi passa il compito di rappresentare il forte dissenso operaio alle pretese autoritarie e neoschiavistiche della Fiat che fa da bandiera all’intero padronato sia privato che pubblico”.

Slai cobas Fiat Alfa Romeo e terziarizzate – 6/5/2011

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REFERENDUM EX BERTONE, LA NEW STRATEGY DELLA FIOM: ARRENDERSI PER… LEGITTIMA DIFESA!

Pubblicato da slaicobastrentino su maggio 4, 2011

PIANO MARCHIONNE / REFERENDUM EX BERTONE

LA NEW STRATEGY DELLA FIOM:

ARRENDERSI PER… LEGITTIMA DIFESA!

con la “new strategy” messa in campo alla ex Bertone “per togliersi dall’isolamento” la Fiom ha scelto di far approvare il SI a “furor di popolo” per “garantire” a Marchionne l’opportunità di “togliersi dallo stallo e mettersi in sella all’agognato presidenzialismo” ad oggi negatogli a muso duro dagli operai di Pomigliano e Mirafiori che, coi precedenti referendum, avevano fortemente “offuscato” l’immagine pubblica e politica dell’a.d. della Fiat.

Per un sindacato che si vanta di rappresentare la stragrande maggioranza dei lavoratori di Grugliasco sarebbe stato facile consentire un risicato “SI” alla Fiat continuando (come hanno insegnato i lavoratori di Pomigliano e Mirafiori) a contrapporre alla risicata “vittoria di Pirro” della Fiat la sostanziale delegittimazione di consenso sulle catene di montaggio, posizionando la minacciosa “spada di Damocle” degli operai sulla testa delle autoritarie pretese aziendali. Ma ciò non avrebbe prodotto alcuna possibilità nello scambio con la Fiat. E’ questa in sintesi la “vittoria” cercata da Landini ed “offerta” alla Fiat: “io col tuo aiuto posso controllare gli operai e te l’ho dimostrato, tu mi riconosci ed aiuti il mio sindacato perché a differenza di Pomigliano e Mirafiori – dove ci sono anche i sindacati di base – se vuoi il plebiscito come a Grugliasco, hai bisogno della Fiom” ! Avrà anche il coraggio di dirlo ai lavoratori dai palchi delle “manifestazioni” del prossimo 6 maggio…?!

Alla luce dei fatti si può senz’altro ribadire e confermare, oggi come allora, che il risultato del NO di Pomigliano e Mirafiori non solo non è ascrivibile alla Fiom (che non prese mai parte con chiarezza alla campagna per il NO promossa invece dai sindacati di base) né da questa può essere rappresentato, ma ha addirittura impedito il ricercato rientro, di questo sindacato, nelle grazie aziendali.

Dichiarare che “la lotta al piano-Marchionne equivale al suicidio operaio” e che per questo bisognava votare “SI” significa non solo dare credibilità ai fantomatici piani di deindustrializzazione speculativa della Fiat (Pomigliano e Mirafiori sono ancora in cassa come lo sarà Grugliasco, con Modena come Termini Imerese senza dimenticare la chiusura e la speculazione edilizia nei suoli ex Alfa Romeo ecc.) ma innanzitutto abdicare definitivamente alla -sia pure solo millantata – difesa delle ragioni dei lavoratori ed accettare l’ineluttabilità delle conseguenze di lacrime e sangue ed ogni intollerabile uso politico-ricattatorio e neoschiavistico della crisi economica e finanziaria contro i lavoratori stessi.

Così facendo la Fiom ha scelto di “perdere la guerra per la sopravvivenza datorialmente assistita dell’organizzazione”, ciò a discapito della condizione dei lavoratori e – cosa se possibile ancora più grave – all’interno di una vertenza “epocale” che vede la Fiat fare da bandiera all’intero padronato che punta alla destrutturazione eversiva di ogni norma democratica e contrattuale in ogni luogo di lavoro sia privato che pubblico.

Ma FIOM-FIM-UILM come sindacati-unici stanno a Grugliasco, in molte fabbriche ci sono ancora i sindacati di base che “resistono” nonostante i feroci attacchi della Fiat: su di loro potranno sempre contare i lavoratori.

Slai cobas Fiat Alfa Romeo e terziarizzate – Pomigliano d’arco, 4/5/2011

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