Archivio per la categoria ‘FABBRICHE’
esposto penale contro la Fiat
Pubblicato da slaicobastrentino su dicembre 14, 2010
Pubblicato in: FABBRICHE, SLAI COBAS NAZIONALE | 2 Commenti »
Piano Marchionne : VOGLIONO FAR DIVENTARE POMIGLIANO COME ALCATRAZ …
Pubblicato da slaicobastrentino su giugno 15, 2010
Sindacato dei Lavoratori Autorganizzati Intercategoriale S.L.A.I. cobas ai lavoratori Fiat Pomigliano
VOGLIONO FAR DIVENTARE POMIGLIANO COME ALCATRAZ … NESSUN CONSENSO PER NESSUNA PALLA AL PIEDE…!!
Con accordo sindacale vogliono ridurre in schiavitù i lavoratori ed hanno la faccia tosta di chiedergli di mettere da soli la testa nel cappio per suicidarsi! Se qualcuno ricorda i “corsi disciplinari del 2008” con i vigilantes con il fiato sul collo dei lavoratori che non potevano né parlare tra loro né andare al cesso senza il consenso del capo, né rimanervi più di 5 minuti, sappia che quello era solo di quanto oggi pretende Marchionne. Con questo accordo infame non si potrà più nemmeno respirare, ma solo lavorare a condizioni indegne, né fare sciopero per ribellarsi, né tanto meno ammalarsi. Con i 18 turni si stravolgerà l’intera vita lavorativa, sociale, affettiva a relazionale dei lavoratori e delle loro famiglie. I sindacati cosiddetti confederali (ma ormai a tutti gli effetti sindacati gialli) che da una vita stanno “cazzo e cucchiara” con la Fiat e che hanno ancora le mani spellate per gli applausi al ‘piano Marchionne’, oggi non solo sono tutti complici del tentativo di mettere i lavoratori sotto ricatto, ma vorrebbero sfilarsi addirittura dai guai che hanno combinato scaricando – con codardia – ogni responsabilità sui lavoratori. Qualcuno ancora pretenderebbe di conservare quella “verginità da baldracca” (l’immagine virtuale di sindacato intransigente che non si piega davanti al padrone!) che a malapena ingannerebbe solo qualche ‘pivello di primo pelo’… ma non certo gli operai ! Ancor peggio è che “Lorsignori” (aziendali e non, e tutti quanti insieme indipendentemente dai bisticci da “ladri di Pisa”) si apprestano a contro-riformare con un vero golpe lo Statuto dei Lavoratori, le leggi a tutela dei diritti dei lavoratori e quelli sindacali, la democrazia e la stessa Costituzione. E questo in maniera eversiva e reazionaria, non solo per i lavoratori di Pomigliano ma per tutti i lavoratori sia pubblici che privati. E a chi continua pelosamente a giustificarsi con la “globalizzazione” ricordiamo che civiltà vorrebbe la ‘parità al meglio e non in pejus’ dei diritti per tutti i lavoratori e non viceversa. Nell’invitare alla massima vigilanza e mobilitazione tutti i lavoratori di Fiat Pomigliano, terziarizzate e indotto, lo Slai cobas ritiene che l’accordo-capestro di Pomigliano resta accordo non esigibile senza alcuna tenuta sindacale né giuridica perché i diritti individuali dei lavoratori derivano da normative legali e costituzionali superiori a quelle degli accordi sindacali ma anche perché da un anno è decaduta la rappresentanza sindacale di fabbrica, e quindi non si potranno limitare o sanzionare le iniziative sindacali, di sciopero e/o giuridiche attuate dai sindacati non firmatari presenti in fabbrica con propria componente RSU.
per organizzare ogni opportuna iniziativa per delegittimare questo infame accordo
ASSEMBLEA PUBBLICA A POMIGLIANO
sabato 19 giugno – ore 9.30 – Centro Anziani – Piazza Mercato Slai Cobas Fiat Alfa Romeo Pomigliano, 15/6/2010 – www.slaicobas.it
Pubblicato in: DEMOCRAZIA SINDACALE, FABBRICHE, SLAI COBAS NAZIONALE, Slai Cobas Pomigliano | Lascia un commento »
Piano Marchionne : lettera aperta del coordinatore nazionale di Slai cobas ai segretari generali di FIM-FIOM-UILM
Pubblicato da slaicobastrentino su giugno 8, 2010
Trattativa Fiat: lettera aperta del coordinatore nazionale di Slai cobas ai segretari generali di FIM-FIOM-UILM a proposito dell’irricevibile “piano Marchionne”
Raccomandata a mezzo fax
a Giuseppe Farina
Segretario generale
FIM-CISL
ROMA
fax: 06/85262464
a Maurizio Landini
Segretario generale
FIOM-CGIL
p.c. a Gianni Rinaldini
ROMA
fax: 06/85303079
a Rocco Palombella
Segretario generale
UILM-UIL
ROMA
fax: 06/85262203
Al di là degli inauditi e gravi contenuti di forte “inciviltà sociale” che permeano la filosofia industriale della Fiat ed il cosiddetto “piano Marchionne” per il settore auto e per Pomigliano e con cui l’azienda, mediante un intollerabile ricatto – irricevibile per ogni sindacato degno di questo nome – e l’uso terroristico della crisi, si appresta a lucrare nuovi e ricchi profitti, e multimiliardari finanziamenti pubblici, ancora e come al solito e questa volta ad irreversibile danno e discapito dei lavoratori e della collettività.
Al di là del fatto che la nuova organizzazione del lavoro, degli orari e dei turni proposta dalla Fiat non solo è impraticabile ma è tecnicamente “irrazionale ed inutile” se riferita agli obiettivi produttivi dichiarati dalla stessa azienda in quanto, ad oggi, è tecnicamente impossibile prevedere ciò che il mercato assorbirà tra quattro anni, e ciò ancor di più in tempi di crisi a carattere globale e strutturale.
Al di là del fatto che per produrre una Panda occorre circa un terzo della forza lavoro necessaria a produrre un’Alfa Romeo per cui, nell’improbabile caso, a Pomigliano, per 270 mila vetture/anno basterebbero gli attuali 2 turni lavorativi su 5 giorni settimanali e “sopravanzerebbero” addirittura gli organici, divenendo di fatto “inspiegabile” la pretesa aziendale dei 18 turni. Pretesa che, se ce ne fosse ancora bisogno, evidenzia appieno la scelta di mera strumentalizzazione politica messa in atto dalla Fiat per acquisire l’azzeramento di ogni normativa legale, contrattuale e di democrazia rendendo i diritti dei lavoratori quali “variabili dipendenti dalle prevalenti necessità dell’impresa”, il tutto formalizzato con un bell’accordo sindacale, naturalmente in pejus, siglato a firme congiunte o separate che siano.
Al di là che la Fiat sta truccando i dati di una futura ripresa e millantando addirittura la “bufala” del supposto raddoppio della produzione in Italia – che dovrebbe arrivare a “ben” 1.400.000 veicoli previsti per i prossimi anni (sic) – fingendo di dimenticare che appena pochi anni fa di veicoli ne produceva 1.500.000: produzione poi colata a picco in questi anni con una cassa integrazione senza fine per la delocalizzazione produttiva all’estero e la chiusura-smantellamento di intere produzioni e fabbriche, dall’Alfa di Arese (regalata all’epoca da Prodi alla Fiat ed imposta ai lavoratori di Pomigliano con un referendum sindacale truccato e schede false immesse nelle urne e da sindacalisti di FIOM-FIM-UILM, misfatto di cui ancora oggi esistono incontrovertibili prove), alla Fiat di Termini Imerese (per venire ai nostri giorni), mentre già chiede qualche altro anno di cassa integrazione a Pomigliano aggiuntivo della cassa prevista a tutto il 2010.
Al di là che alla Fiat Pomigliano esiste una abnorme incidenza alle carrozzzerie (il 90%) di gravi ed invalidanti patologie muscolo scheletriche da sforzo ripetuto di evidente natura professionale e la riduzione delle pause con l’innalzamento dei ritmi e lo stress correlato ai 18 turni inciderebbe negativamente ed insopportabilmente – come già avviene dovunque per tutti i lavoratori costretti alla flessibilità disumana tipo “Melfi e 18 turni”, stavolta addirittura peggiorata come richiesto dalla Fiat – sulla tenuta psico-fisica degli addetti alle catene di montaggio con disastrose conseguenze epidemiologiche di media prospettiva.
Al di là che, in sintesi, la Fiat si appresta nella prospettiva, a Pomigliano, semplicemente a fare quello che ha sempre fatto, e cioè massimizzare la saturazione degli impianti, dei ritmi di lavoro e della flessibilità per fare più produzione per meno mesi all’anno. e per i restanti toccherà ancora pagare a Pantalone: cassa integrazione, tagli occupazionali e produttivi, chiusure e ridimensionamenti produttivi ed impiantistici ancora pagati da finanziamenti pubblici.
Al di là che non può presentare alcun benché minimo margine di credibilità un supposto ed improbabile “rilancio produttivo ed occupazionale” (sic) basato di fatto su logiche speculative di macelleria industriale e sociale simili a quelle che hanno portato al disastro la Grecia, con i responsabili del disastro che ancora continuano ad intascare lauti profitti sottratti al lavoro dipendente ed alla collettività come ha fatto la Fiat in questi anni ed ancora continua richiedendo la copertura per accordo ai sindacati.
Ma come, a nome di chi, e con quale mandato si può presenziare alla “trattativa” Fiat quando da un anno, a Pomigliano, non si rinnovano le RSU e quindi e di fatto è inesistente il sindacato di fabbrica? E’ evidente che a Marchionne servono ‘sindacati fantasma per firmare accordi fantasma’, da cui la richiesta aziendale di andare in tempi brevi a ‘referendum sindacale fantasma’ – nei fatti destinato ancora una volta ad essere truccato visti i grossi interessi in campo – tra i lavoratori: ma quale valore potrà avere alcun accordo sindacale mancante dell’organizzazione sindacale di fabbrica (e quindi di mandato sindacale) e di alcun mandato dei lavoratori? Basti ricordare che, nelle ultime assemblee generali, il 20/5/2010, l’intera fabbrica si è pronunciata – nessun contrario, nessun astenuto e con voto palese per alzata di mano – per la irrimediabile bocciatura del ‘piano Marchionne’ ritirando inoltre, se ancora ce ne fosse bisogno, il mandato a trattare ai sindacati fino al rinnovo delle RSU, sindacati di fatto oggi non presenti in fabbrica in quanto è decaduto da un anno il loro mandato rappresentativo. né lo si vuole rinnovare (per evidenti motivi).
Intollerabile è che la Fiat pretende (e ci riesce) di dettare la proprie condizioni per Pomigliano a Fim-Fiom-Uilm che, per il solo fatto di presentarsi alla trattativa, già la legittimano di fatto e politicamente nelle sue intollerabili pretese, e ciò al di là dei distinguo di forma tra le varie sigle.
Ma, ancor più intollerabile è il fatto che la Fiat ha proposto e ottenuto l’avvio di una “trattativa quadro” di stampo classista e destinata a riscrivere e contro-riformare in maniera autoritaria l’insieme delle relazioni industriali in Italia.
In questo senso le deroghe contrattuali e di legge (inclusive, ad esempio su orari e straordinari, delle normative europee) in materia di orari, turni, ambienti di lavoro, ritmi, pause, mensa, straordinari, cassa integrazione, decurtazioni del pagamento della malattia con commissioni di azienda-sindacati in sostituzione dei medici, liberalizzazione discrezionale dello straordinario, la inaudita regolamentazione autoritaria del diritto di sciopero a Pomigliano e poi in Italia nel settore industriale e privato, con pesanti sanzioni previste per i sindacati che dovessero attuare iniziative confliggenti coi contenuti degli accordi precedentemente firmati fino ad arrivare al licenziamento per gli operai che intendono, in questo senso, esercitare il diritto di sciopero e le libertà sindacali già costituzionalmente protette. altro che art. 18.!!
Cominciare innanzitutto ad eleggere a Pomigliano le RSU ripristinando il sindacato in fabbrica ed avviare le assemblee quantomeno in tutte le fabbriche Fiat e dell’indotto per coinvolgere i lavoratori rendendoli protagonisti nella costruzione di una autonoma proposta sindacale rispondente ai loro interessi specifici e generali proponendo intanto ‘bocce ferme e sospensione di qualunque trattativa con la Fiat’ sarebbe il primo, banale passo per chiunque avesse a cuore le benché minime regole di qualsiasi e decente, sia pur minima, democrazia rappresentativa e di mandato. Altro che demagogiche proposte di legge di iniziativa popolare sulla rappresentanza sindacale.
Non farlo significa accettare l’irricevibile piattaforma sindacale presentata da Marchionne avallando la sua candidatura, oggi e di fatto, a “timoniere unico” di una “trattativa” ammaestrata che si intende far subire passivamente ai lavoratori che invece andrebbero immediatamente organizzati, questo sì, per una lotta a tutto campo, da Arese a Termini Imerese, contro le pretese Fiat di “melfizzare in peggio” non solo Pomigliano ma l’insieme delle fabbriche e delle aziende private in Italia.
Auspicando quella “doverosa e necessaria correzione di rotta” delle organizzazioni da Voi rappresentate, come Slai cobas ci adopereremo, come sempre – con tutte quelle forze sindacali, sociali e politiche disponibili a schierarsi dalla parte dei lavoratori e della democrazia – affinché sia ridata “forza e voce” alla ragioni dei lavoratori. In questo senso andranno le nostre prossime iniziative sia per l’avvio delle elezioni sindacali a Pomigliano che quelle pubbliche e di carattere più generale.
Cordialmente,
per lo
SLAI COBAS
Corrado Delledonne – coordinatore nazionale
Milano, 8 GIUGNO 2010
Pubblicato in: FABBRICHE, LICENZIAMENTI DISCRIMINATORI, SLAI COBAS NAZIONALE | Lascia un commento »
Il comitato operaio di lotta della SErit,aderisce allo SLAI COBAS del TRENTINO
Pubblicato da slaicobastrentino su aprile 25, 2010
Il comitato di lotta della SErit comunica la propria adesione allo SLAI COBAS ed INTENDE APRIRE LA LOTTE SULLA SICUREZZA LAVORO IN QUANTO DA NOI INESISTENTE
Pubblicato in: DIFESA LAVORATORI, FABBRICHE, NEWS, SLAI COBAS NAZIONALE | Lascia un commento »
Solidarietà con i lavoratori dell’ALFA di MILANO
Pubblicato da slaicobastrentino su settembre 24, 2009
PER UNA VERTENZA GENERALE DI TUTTI I LAVORATORI DELL’AREA ALFA ROMEO.
Ad Arese area Fiat/Alfa Romeo tutto viene preparato per smantellare l’ultimo reparto produttivo.
Il lavoro delle officine, collaudatori, centro stile, progettazione e impiegatizio stanno subendo un vero e proprio “embargo” delle lavorazioni a cui adibiti e come se ciò non bastasse le lavorazioni esistenti vengono portate altrove.
Risultato: Piu’ di 300 lavoratori sono in cassa integrazione continuata fino a Novembre e tutto fa capire che continuerà ad essere così fino alla chiusura e messa in mobilità.
A ridosso di essi rimane il problema degli impiegati e società di servizio compreso l’onama che a ridosso di questo scempio hanno già attivato pure loro la cassa integrazione straordinaria.
Nell’area dimessa appartenente ad ABP Innova Service sta tentando di disfarsi degli unici 70 lavoratori che le lotte dello slai cobas erano riuscite ad ottenere.
Le società insediate non assumono e chi assume lo fa solo con manodopera precaria e senza diritti sindacali e umani.
Molti altri capannoni sono in via di essere consegnati, ma nessuna istituzione si fa viva per far rispettare i vincoli di occupazione sanciti da vari accordi al ministero e in regione lombardia.
In mezzo a questo scempio fatto di imbrogli e speculazioni ancora una volta vari Politici della Regione Lombardia, Centri di Ricerca dell’Enea, Sindacalisti ed il riciclato Zipponi sono ritornati in campo e stanno rispolverando il vecchio progetto della “mobilità sostenibile” progetto che doveva creare nuovi insediamenti produttivi e ricollocare i cassintegrati della carrozzeria e meccanica; QUI’ ad Arese si continua tranquillamente a dismettere le produzioni in Fiat, eliminare gli unici posti di lavoro strappati nell’area di ABP e tranquillamente fare nuovi capannoni e insediamenti adibiti solo a manodopera precaria.
BASTA CON I PAROLAI.
BASTA CON I CENTRI STUDI E PROGETTI CAMPATI IN ARIA.
VOGLIAMO LAVORO E NON SPECULAZIONI.
GIOVEDI 24 MANIFESTAZIONE DI TUTTI I LAVORATORI DEL SITO.
BASTA CON QUESTA VERGOGNA
VOGLIAMO UNA VERA TRATTATIVA CHE INTERESSI TUTTI I PROBLEMI.
Pubblicato in: FABBRICHE, LICENZIAMENTI DISCRIMINATORI, SLAI COBAS NAZIONALE | Lascia un commento »
HANNO PAURA DEGLI OPERAI (LEGGI ARTICOLO DEL CORRIERE DELLA SERA)
Pubblicato da slaicobastrentino su maggio 18, 2009
IL CASO POMIGLIANO
La sceneggiata del partito degli incendiari
Il valore simbolico dell’iniziativa dei Cobas
LEGGI TUTTO CLIKKA SUL FILE PDF
IL CASO DI POMIGLIANO.IL PARTITO DEGLI INCENDIARI
Pubblicato in: FABBRICHE, INIZIATIVE, SLAI COBAS NAZIONALE | Lascia un commento »
FIAT: UN REPARTO CONFINO A NOLA CON L’APPOGGIO DEI SINDACATI CONFEDERALI
Pubblicato da slaicobastrentino su maggio 18, 2009
CONTRO LA FIAT
CONTRO LA CONCERTAZIONE DEI SINDACATI CONFEDERALI
CONTRO IL REPARTO CONFINO DI NOLA
LEGGI TUTTO CLIKKA SUL FILE :
Slai Cobas Fiat Alfa Romeo e terziarizzate – Pomigliano d’Arco, 27/2/2009 – www.slaicobas.it
Pubblicato in: FABBRICHE, MOBBING CONTRO I LAVORATORI, SLAI COBAS NAZIONALE | Lascia un commento »
I QUADRI DELL’ APPARATO DEI SINDACATI CONFEDERALI : DEMOCRATICI CON I PADRONI, ANTIDEMOCRATICI CON GLI OPERAI !
Pubblicato da slaicobastrentino su maggio 18, 2009
PARLA UNO DEI COBAS: “ALTRO CHE TEPPISTI. DA SANTORO A TORINO, A NOI NEGANO IL DIRITTO DI PAROLA”.
Antonio de Lorenzo per “La Stampa”
LEGGI TUTTO CLIKKA SUL FILE PDF antidemocratici con gli operai
Pubblicato in: FABBRICHE, SLAI COBAS NAZIONALE | Lascia un commento »
TORINO 16 MAGGIO BASTA MENZOGNE CONTRO LO SLAI COBAS
Pubblicato da slaicobastrentino su maggio 17, 2009
Oggi 17 maggio Il Manifesto e Liberazione sono in prima fila nella campagna denigratoria contro lo Slai Cobas. Si tratta di menzogne che hanno lo scopo di portare acqua al mulino dei sindacati confederali nascondendone le enormi responsabilità e complicità. Oggi gli apparati di questi sindacati sono irreversibilmente marci e strutturalmente legati al capitale finanziario. I lavoratori hanno bisogno di un nuovo sindacato che unisca tutte le forze sane realmente capaci di reappresentare gli interessi dei lavoratori. Basta con i sindacalisti corrotti ! Unità dei lavoratori contro i padroni, le banche, la deriva reazionaria ed i governi di centro-destra e di centro-sinistra.
TORINO 16 MAGGIO CORRADO DELLE DONNE
PARLA DAL
PALCO AGLI OPERAI FIAT
UN’ALTRO SPEZZONE DELLO SLAI COBAS ALLA
MANIFESTAZIONE DI
TORINO
Pubblicato in: FABBRICHE, SLAI COBAS | Lascia un commento »
TORINO 16 MAGGIO: Provocatori tra i confederali innescano il parapiglia – nessuna aggressione dei cobas a Rinaldini!
Pubblicato da slaicobastrentino su maggio 16, 2009
Senza nemmeno contattarci per confrontare la nostra versione dei fatti, si è costruita ad arte la falsa notizia di un attacco preordinato e organizzato per gettare dal palco della manifestazione operaia di Torino il segretario della Fiom Rinaldini. Lo Slai Cobas è sceso in piazza contro la Fiat e per una lotta unitaria dei lavoratori contro la ristrutturazione e i licenziamenti programmati da Marchionne.
Al termine del corteo contro la Fiat si chiedeva a gran voce, con l’approvazione degli operai presenti in piazza, che potessero parlare anche lo Slai Cobas e i lavoratori delle fabbriche Fiat colpite dalla ristrutturazione e dalla minaccia di chiusura, in primo luogo gli operai di Pomigliano deportati da oltre un anno allo stabilimento confino di Nola (anche grazie a un accordo siglato dai confederali). Stabilimento confino di Nola che ripete l’esperienza vergognosa dei reparti confino fatti dalla Fiat di Valletta negli anni ’50 a Mirafiori, dove venivano rinchiusi tutti gli operai non disposti a subire passivamente lo sfruttamento padronale.Quando con i dirigenti confederali presenti sul palco era stato concordato che avrebbero potuto parlare anche lo Slai Cobas e gli operai di Nola, qualcuno dei confederali, che evidentemente non condivideva questa decisione, ha innescato una violenta provocazione per impedirlo. Nel parapiglia che ne seguiva Rinaldini cadeva e veniva aiutato a rialzarsi da lavoratori dello Slai Cobas.
Quando, poi, un rappresentante dello Slai Cobas e uno degli operai di Nola stavano per parlare, come concordato con i dirigenti confederali , qualcuno tra di loro strappava violentemente i fili del microfono per impedirlo. Abbiamo dovuto così parlare, dopo che i dirigenti confederali hanno abbandonato il palco, con il nostro impianto voce e abbiamo parlato ai lavoratori che nella quasi totalità sono rimasti in piazza.
Nessuna aggressione preordinata contro Rinaldini, quindi. Quanto accaduto è stata una scelta deliberata di chi tra i confederali, innescando la violenta provocazione sul palco, vuole continuare ad impedire che i lavoratori possono prendere direttamente la parola e continuino a rimanere succubi di accordi concertativi, a perdere e calati dall’alto.
Lo Slai Cobas ribadisce la necessità di una lotta ampia e unitaria degli operai, dei lavoratori, contro la Fiat e il piano di ristrutturazione e licenziamenti delineato da Marchionne.
Una lotta che deve articolarsi sul netto rifiuto della chiusura di qualsiasi stabilimento, sulla redistribuzione del lavoro tra le fabbriche Fiat, sulla riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario, sul salario garantito ai disoccupati, sul blocco degli straordinari negli stabilimenti. Misure che potrebbero essere realizzate utilizzando i profitti fatti dai padroni in questi anni.
Milano 16/5/2009 Slai Cobas www.slaicobas. it Coordinamento nazionale
Pubblicato in: FABBRICHE, SLAI COBAS, SLAI COBAS NAZIONALE | Lascia un commento »
Il cambio tuta è orario di lavoro
Pubblicato da slaicobastrentino su aprile 30, 2009
-cambio tuta retribuito
-vertenze gia vinte da slai cobas aziendale in varie aziende come La Sipa Bindi spa di s. Giuliano Milanese.
Leggi tutto CLIKKA sul file pdf
parere-cambio-tuta
Pubblicato in: FABBRICHE, SANITA', SLAI COBAS | Contrassegnato da tag: "orario di lavoro" "sanità" | Lascia un commento »
GARANZIA DEL POSTO DI LAVORO PER GLI OPERAI WHIRLPOOL
Pubblicato da slaicobastrentino su maggio 9, 2008
SOLIDARIETA’ AGLI OPERAI WHIRLPOOL
GARANZIA DEL POSTO DI LAVORO
Già nei primi mesi dello scorso anno la Whirlpool aveva iniziato a vendere i terreni circostanti. Oggi ha ultimato l’opera vendendo lo stesso stabilimento. Da anni la Whirlpool non investiva più a Trento, mentre su scala nazionale, alle centinaia di operai licenziati in Piemonte dell’Embraco (controllata al 100% dalla Whirlpool) si aggiungeva il continuo ridimensionamento dell’attività produttiva dello stabilimento di Varese.
Era evidente che la strategia della Whirlpool mirava alla chiusura progressiva degli stabilimenti italiani ed alla delocalizzazione all’Est, in particolare in Polonia.
In tutti questi anni, a Trento si è solo cercato di rassicurare gli operai e di far ingoiare loro aumenti dei ritmi di lavoro e della flessibilità in nome della necessità di reggere la concorrenza sui mercati globalizzati. Tutto un imbroglio al servizio della delocalizzazione visto che la Whirlpool è la più grande multinazionale americana del settore ed è presente in tutto il mondo in più di 100 paesi, non solo in America Latina e nell’Est Europa, ma anche in Asia ed in particolare in Cina. La “spietata concorrenza” sul mercato mondiale alle produzioni dello stabilimento di Trento in realtà l’ha sempre fatta la stessa Whirlpool.
Oggi è diventato chiaro che la vendita dei terreni e dello stabilimento sono stati condotti con il pieno appoggio di Regione, Provincia e Comune, a partire dall’enormità di quei terreni regalati dalla Provincia con la clausola dell’impiego produttivo ed oggi diventati invece oggetto di una vergognosa speculazione ai danni della collettività. L’elemento più rilevante è però dato dal fatto che la vendita dello stabilimento è stata sostenuta e finanziata da Mediocredito Trentino, banca controllata, su scala locale, dallo stesso Ente pubblico. Senza il pieno appoggio dell’Ente pubblico e delle forze politiche di potere e senza il ruolo delle banche locali, l’operazione in atto della Whirlpool, volta alla chiusura dello stabilimento e alla delocalizzazione degli impianti l’Est, sarebbe stata molto più difficile se non addirittura impossibile.
La chiusura dello stabilimento di Trento è quindi solo un golpe congiunto della Whirlpool e del potere politico locale ai danni degli operai e della collettività. Una vergognosa operazione speculativa al sevizio di banche e rendite immobiliari che è andata avanti nell’ombra negli ultimi anni con lo scopo di mettere gli operaia di fronte ai giochi già fatti.
Tutto questo deve trovare una precisa risposta degli operai della Whirlpool e degli altri lavoratori del Trentino. Dobbiamo dire basta con il gioco delle parti dove l’Ente pubblico scarica tutte le sue responsabilità sulla Whirlpool per evitare di dover prendere precisi impegni nei confronti degli operai a garanzia del loro futuro lavorativo.
Regione, Provincia, Comune sono responsabili quanto la Whirlpool del futuro degli operai e quindi risulta inefficace e perdente qualsiasi lotta per la garanzia del mantenimento del posto di lavoro che si traduca in una contrattazione nei confronti della sola Multinazionale USA. L’Ente Pubblico locale e tutte le forze politiche di potere sono una controparte degli operai, dei lavoratori e dell’intera cittadinanza.
Bisogna imporre all’Ente Pubblico il ritiro di Mediocredito dalla speculazione Whirlpool, bisogna imporre che l’Ente Pubblico faccia valere i suoi diritti di proprietà sui terreni dello stabilimento di Gardolo, considerato il fatto che questi terreni erano stati ceduti con la clausola del loro impiego ai fini dell’attività produttiva, bisogna imporre che l’Ente pubblico prenda tutte le misure possibili per sanzionare la Whirlpool ! Ovviamente questo non basta, ora l’Ente Pubblico è direttamente responsabile del futuro di centinaia di operai della più grande fabbrica del Comune di Trento.
Oggi è necessario che su questa linea e su questo programma gli operai della Whirlpool eleggano dei delegati per l’organizzazione delle lotte per la garanzia del posto di lavoro.
Oggi è necessario che su questa linea e su questo programma tutte le fabbriche del Trentino e tutte si mobilitino a sostegno degli operai Whirlpool.
I LICENZIAMENTI NON DEVONO PASSARE, NESSUN OPERAIO DEVE PERDERE IL LAVORO, COSTI QUEL CHE COSTI !
Comitato contro lo scippo del TFR e per la difesa delle pensioni pubbliche
Coordinamento provinciale Slai Cobas del Trentino
tnslai@tin.it
Pubblicato in: FABBRICHE | Lascia un commento »
dallo Slai Cobas Atipackaging Rovereto
Pubblicato da slaicobastrentino su marzo 31, 2008
HAI ROTTO I C… COLLEONI
Colleoni dice solo oggi apertamente ciò che in molti già sapevano e tenevano nascosto e che solo noi come cobas avevamo denunciato!!! Per gli operai dell’Atipackagin non è previsto un futuro lavorativo. La Cassa Integrazione è il primo passo a cui seguiranno mobilità e licenziamenti. Chi ha acquistato Aticarta, ora Atipackaging, non era e non è mai stato un imprenditore, ma solo uno speculatore che ha svolto in modo perfetto la sua parte nel quadro dei processi di privatizzazione e smantellamento del polo fumo; questo anche grazie alla collaborazione e responsabilità dei politici (soprattutto di centro-sinistra) e delle organizzazioni sindacali (in prima linea la C.G.I.L.). Infatti, il sig. Colleoni ha dimostrato incapacità totale rispetto alla ricerca di nuove commesse, ma anche nel mantenimento tecnologico e produttivo della fabbrica. In poche parole, non ha speso un cent per investimenti e gli utili sono dovuti alla dismissione di terreni o altro. Anzi! S’è fatto prestare come Atipackaging dalle banche più di 9 milioni d’euro, ed invece che investirli in nuovi macchinari (promessi), li ha usati per finanziare la controllante Aticarta!! Bravo?!
Veniamo ora alla nostra situazione: bisogna in qualche modo dare un segnale forte e chiaro, perciò vorrei proporre, anzi propongo all’assemblea di prendere, e votare, ora, alcune decisioni, importanti e vitali:
1) Indire con effetto immediato lo stato d’agitazione aziendale, e aprire una vertenza nei confronti della proprietà, ma anche della Provincia Autonoma di Trento, responsabili entrambi della situazione venutasi a creare in Atipackaging. In caso di apertura di procedura di mobilità affermare, anche nei confronti della Provincia, che deve rendersene garante, il diritto dei lavoratori Atipackaging ad una adeguata ricollocazione lavorativa. Proprio come questo diritto è stato già assicurato ai lavoratori della Manifattura tabacchi.
2) Votare l’immediata destituzione dell’attuale R.S.U., dimostratasi incapace, se non assente, nell’attuale situazione.
3) Votare nuovi rappresentanti andando all’elezione di un Consiglio dei delegati di Fabbrica fatto da operai, non solo da iscritti che non rappresentano che la loro volontà, e quella padronale!!! E’ questo Consiglio che deve poter gestire, insieme agli operai, l’attuale situazione.
4) Indire 15 minuti di sciopero ogni ora, ad oltranza, sino alla fine positiva della vertenza, sia nei confronti della Colleoni S.A. che nei confronti della Prov. Aut. di Trento!
5) Chiedere comunque alla Colleoni S.A. e alla Prov. Aut. di Trento, l’integrazione al 100% dello stipendio durante la Cassa integrazione e l’eventuale Mobilità!!
La grave responsabilità politica e sindacale e la miopia, se non la menzogna, tenuta dai nostri politici e dalle organizzazioni sindacali, hanno portato nel giro di un quinquennio alla perdita di più di mille posti di lavoro solo nel settore fumo!!
Tutto ciò è criminale!! Ancor più il fatto che ne siano coinvolte organizzazioni che a parole dovrebbero tutelare i lavoratori e invece, grazie alla loro connivenza, si sono cancellati migliaia di posti di lavoro, si sono cancellati diritti ottenuti con anni di battaglie e lotte del movimento operaio.
A tutti questi signori, vanno imputate le responsabilità politiche, sindacali, ed anche economiche della nostra situazione in Atipackaging, ma anche nelle altre realtà industriali che sono andate in fumo.
A tutti questi signori, chiediamo ora ciò che ci spetta di diritto, vale a dire vivere dignitosamente, con un lavoro e uno stipendio dignitosi.
Oggi appare chiaro che C.G.I.L, C.I.S.L. e U.I.L., sono diventate un sindacato che non rappresenta più realmente gli interessi dei lavoratori!!! Anche a questi signori, che hanno avuto persino la spudoratezza di festeggiare l’ultimo giorno di lavoro in manifattura, chiediamo di andarsene a casa e non rappresentare mai più nessuno, vista la loro totale incapacità!!!
Slai Cobas Atipackaging
Rovereto, 31 marzo 2008
Slai Cobas, via Bezzi 15
Cicl. in proprio.
Pubblicato in: FABBRICHE | Contrassegnato da tag: "Polo fumo" | 2 Commenti »
CONTRATTO METALMECCANICI:UN BUCO NELL’ACQUA
Pubblicato da slaicobastrentino su gennaio 20, 2008
CONTRATTO METALMECCANICI : UN BUCO NELL’ACQUA
- Sono distribuiti su tre tranche. Al netto 42 nel 2008, 27 all’inizio del 2009 e 20 al settembre dello stesso anno. Hanno avuto il coraggio di scaglionarli in trenta mesi allungando di fatto la vigenza contrattuale.
- Ancora riparametrati. Come al solito chi fa meno scioperi, sesti e settimi livelli impiegatizi prendono più soldi, gli operai dei livelli più bassi si devono accontentare delle briciole e siccome sono veramente briciole la cosa diventa più insopportabile.
- L’una a tantum di 300 euro a copertura dei sette mesi di vacanza contrattuale vale 41 euro al mese sempre lordi e con gli scioperi che abbiamo attuato resta ben poco.
- Ci sono anche 130 euro in più per chi è fermo ai minimi contrattuali, una cifra simbolica che toccherà a pochissimi operai.
La federmeccanica ha ottenuto, un sabato obbligatorio in più, che sono diventati 5 per le aziende superiori alle 200 unità e 6 per quelle sotto. Si va lentamente verso il sabato forzato è solo questione di tempo. In più 8 ore di permesso retribuito che “potranno non essere fruibili entro l’anno”.
Il gruppo dirigente sindacale ha fallito su tutta la linea: non solo non ha difeso i salari ma ha fatto un pesante scambio sulla pelle degli operai : quattro soldi in cambio di ulteriore flessibilità e di due giorni di lavoro in più all’anno di quasi un milione di operai.
SPETTA ORA AI LAVORATORI DIRE :
“TOLLERANZA ZERO” !
CONTRO I SINDACALISI VENDUTI E CONTRO I POLITICI CORROTTI
CONTRO I BASSI SALARI, I RITMI DEVASTANTI, LA FLESSIBILITA’, IL MOBBING, LE MALATTIE PROFESSIONALI E LE MORTI SUL LAVORO
SLAI-COBAS : E’ APERTO IL TESSERAMENTO PER IL 2008 !!!
RAFFORZIAMO LO SLAI-COBAS PER DARE FORZA AL PROGETTO DELLA COSTRUZIONE DI UN NUOVO SINDACATO DEI LAVORATORI CAPACE DI UNIRE TUTTE LE FORZE SANE DEI SINDACATI CONFEDERALI, DELLA FIOM E DEL SINDACALISMO DI BASE
SLAI-COBAS DEL TRENTINO V.Orti 24 Trento – tnslai@tin.it
Pubblicato in: FABBRICHE | Lascia un commento »
SFIORATO IL DRAMMA ALL’ATICARTA
Pubblicato da slaicobastrentino su ottobre 19, 2006
LEGGI IL COMUNICATO STAMPA DELLO SLAI-COBAS ATICARTA
CLIKKA SUL FILE PDF sfiorato il dramma all ATICARTA
Pubblicato in: FABBRICHE, SALUTE E SICUREZZA | Lascia un commento »
OPERAI LUXOTTICA ROVERETO
Pubblicato da slaicobastrentino su giugno 11, 2004
Grazie alla concertazione, agli accordi sul costo del lavoro, al principio truffaldino degli aumenti commisurati ai falsi valori degli indici ISTAT, salari degli operai italiani, tra i più bassi dell’intera Europa, sono significativamente diminuiti. Nel complesso poi le loro condizioni sono peggiorate e stanno dilagando la flessibilità, la precarizzazione e l’incertezza per il proprio fututo lavorativo.
I rinnovi contrattuali hanno di volta in volta recepito e sancito tutto questo introducendo da una parte delle briciole e delle false conquiste per gli operai e concedendo, dall’altra, sempre più cose ai padroni.
Se oggi alla Luxottica il padrone può usare il rinnovo contrattuale per introdurre misure peggiorative per gli operai questo può avvenire proprio perché negli ultimi anni i contratti sono anche diventati per gli operai un gioco al massacro.
Alla Luxottica il padrone vuole sfruttare fino in fondo il principio sancito dalla concertazione per cui gli aumenti salariali plausibili sono solo quelli compatibili con l’aumento della produttività. Leonardo Del Vecchio facendosi forte di questo principio pretende di legare l’aumento salariale, in verità assai misero, al raggiungimento di un tetto di fatturato annuo. Insieme a questo il Signor Del Vecchio pretende di introdurre il principio discriminatorio per cui il “premio di produzione” va attribuito in proporzione ai giorni di presenza lavorativa escludendo i lavoratori in malattia e le lavoratrici in maternità.
La strada che il padrone della Luxottioca vuole percorrere è quella di correlare strettamente i salari con i guadagni. Tenendo conto che nei fatti, proprio grazie allo sviluppo tecnologico, i padroni arrivano a pagare agli operai non più del 20% del lavoro effettivamente svolto dagli stessi operai, la pretesa del Signor Del Vecchio si traduce nella volontà di esercitare una pressione ancora maggiore sui salari.
Inoltre quando mai gli operai potranno verificare quanto guadagnano realmente i padroni? Non è forse vero che per poter spremere di più gli operai, per poter evadere le tasse e per poter ricevere ulteriori contributi in denaro pubblico, i padroni piangono sempre miseria?
Il diritto del lavoratore alla malattia e il diritto della lavoratrice alla maternità (che non rappresenta altro che il diritto degli operai a poter avere una famiglia) sono oggi sempre più messi in discussione dalla precarizzazione del lavoro. Grazie in buona parte agli stessi sindacati confederali più del 50% dei nuovi assunti si trova nei fatti senza questi diritti, ricordiamo i cosidetti lavoratori atipici, i co.co.co (lavoratori dipendenti costretti a tenere una partita IVA), gli operai di molte cooperative, gli stessi lavoratori interinali che devono render conto a due padroni, per noi parlare delle nuove figure lavorative che si vogliono introdurre in base alle linee guida del “libro bianco” di Maroni e a quanto previsto e sancito nel “Patto per l’Italia” (lavoratori che vengono assunti a progetto, che devono prestare un “tirocinio” lavorativo senza ricevere in cambio un salario ecc).
Oggi, come sta avvenendo alla Luxottica, si vuole portare più a fondo l’attacco ad elementari diritti dei lavoratori come il diritto alla salute e il diritto ad avere una propria famiglia. Il padrone della Luxottica vuole attaccare questi elementari diritti dei lavoratori delle proprie aziende, compresi gli stessi operai assunti a tempo indeterminato.
sindacato autorganizzato Slai-Cobas del Trentino
Pubblicato in: FABBRICHE, MOBBING CONTRO I LAVORATORI | Lascia un commento »
Solidarietà agli operai della Michelin
Pubblicato da slaicobastrentino su marzo 11, 2004
A fronte della chiusura dell’ennesima fabbrica giustificata con motivazioni vaghe in termini di calo di produzione, costo del lavoro, costo dell’energia elettrica e via dicendo, stiamo assistendo ad un nuovo teatrino. Politici, imprenditori, professori universitari e sindacati confederali alternano dichiarazioni di sorpresa, sconforto e inviti, rivolti agli operai, a rassegnarsi e ad avere fiducia nei vertici aziendali e nell’amministrazione provinciale. Risulta difficile da credere che una tale scelta da parte della multinazionale sia maturata in breve tempo visto che già nel 97 ne era stata annunciata l’intenzione.
In chi dovrebbero riporre la loro fiducia gli operai della Michelin se già allora si è ceduto ai ricatti aziendali con un relativo enorme dispendio un gran di denaro pubblico? A fronte di un’occupazione di 240 dipendenti in via Sanseverino, ciò che si ottenne fu un accordo di impiego di 120 addetti e a che prezzo! Vennero stanziati 11 milioni di euro del fondo pubblico gestito dalla Tecnofin ( oggi agenzia per lo sviluppo ) per realizzare un moderno complesso a Spini di Gardolo secondo i criteri dettati dalla Michelin. Già in quell’occasione veniva segnato il futuro degli operai, grazie ad un scellerato accordo tra Provincia e Azienda Michelin che prevedeva come unico obbligo quello di mantenere tra gli anni 2001 e 2004 almeno 120 addetti in cambio della costruzione dello stabilimento. Di fronte alle dichiarazioni di oggi dei massimi vertici dell’imprenditoria e della politica su grandi piani e strategie di riqualificazione e formazione della manodopera la verità è che si sono mobilitate enormi finanze stipulando un patto ridicolo per un periodo temporale di quattro miseri anni. Non solo quattro anni sono nulla se rapportati alla nostra vita di lavoratori ma va anche denunciato che la Provincia non è stata in grado di garantire il rispetto degli stessi accordi neppure per un periodo così breve, visto che da 120 lavoratori si è scesi a 96 grazie alla legge provinciale che ha riconosciuto il cosiddetto “margine di oscillazione fisiologica”. Era evidente per tutti che allo scadere dell’accordo, a meno di ulteriori regali, l’azienda avrebbe provveduto di conseguenza lasciando a casa 100 lavoratori.
Non rimane invece a casa chi ha ideato e realizzato questo vero e proprio investimento immobiliare visto che, come ci viene riferito dall’Agenzia per lo sviluppo sul Corriere Del Trentino di sabato 2 ottobre “l’investimento a Spini non è stato vano. Gli immobili rendono il 4,5 % all’anno”. Ma gli operai oltre ad essere stati lo strumento degli interessi della multinazionale e degli enti provinciali che sempre di più operano essi stessi come vere e proprie aziende, rischiano di rimanere ulteriormente fregati. Sotto il nome di “Piano di reindustrializzazione” partirà infatti presto l’opera di quella che possiamo definire un’agenzia di collocamento privata ossia l’agenzia francese alla quale la Michelin ha dato l’incarico di disporre del destino dei lavoratori. Lavoratori che per la maggior parte sono tra i 30 e i 50 anni, con una grande presenza di donne e per questo ancora più ricattabili ed esposte alle miracolose soluzioni che verranno loro prospettate. La vicenda Michelin ha rappresentato inoltre un passaggio importante sul piano della scesa in campo politica degli imprenditori locali che hanno colto immediatamente la palla al balzo prospettando neanche tanto velatamente destini analoghi anche per aziende locali oltre che per altre multinazionali estere. Sui quotidiani locali troviamo le interviste a industriali come Marangoni che pretende l’abolizione dell’articolo 18, l’introduzione delle gabbie salariali, della flessibilità totale e la fine dell’ “assenteismo”, termine usato dagli imprenditori per far passare come fannulloni e truffatori i lavoratori che ancora godono del diritto di avere permessi retribuiti, ferie e malattia. Pedri imprenditore e presidente di Assindustria rincara la dose con un’analisi volta a giustificare l’introduzione di maggiore flessibilità. E’ comparsa anche un’ intervista-analisi a Enrico Zaninotto, docente alla facoltà di Economia il cui titolo è eloquente: “Aiuti alle imprese per poter crescere” dove si chiedono esplicitamente “incentivi mirati a far crescere le aziende”.
Nel complesso tutto questo come altre analoghe vicende testimoniano il fallimento dei sindacati confederali che sempre più , di fronte ad una necessaria strategia di difesa degli interessi operai, danno sfoggio di diserzione sul fronte della lotta e di complicità con i poteri economici e politici.
SLAI-COBAS TN V.Orti 24, TEL 340/3379982
Cip. 03/10/04 TN V.Orti 24, 38100 TRENTO
Pubblicato in: FABBRICHE | Lascia un commento »
CRISI ATICARTA
Pubblicato da slaicobastrentino su gennaio 11, 2004
Dopo gli esuberi di Manifattura Tabacchi di Rovereto e la chiusura di Filtrona anche all’Aticarta stiamo subendo le conseguenze disastrose di questa privatizzazione voluta e sostenuta fermamente da partiti e sindacati concertativi, C.G.I.L. in testa! A tre anni dall’acquisizione d’Aticarta, la Reno de Medici ha perso progressivamente quote di lavoro, fino al punto critico per la struttura di quest’azienda (perdita dei due maggiori “clienti” Philip Morris e B.A.T.), senza fare nulla di sostanziale per contrastare il declino prevedibile.
In questi tre anni di privatizzazione l’azienda ha fatto ricorso massiccio alla Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria, ed ora sta richiedendo la Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria e successivamente la mobilità da utilizzare per 52 lavoratori (su 160).
Siamo ai licenziamenti e tutto ciò senza uno straccio di piano industriale e investimenti concreti, la normativa sulla C.I.G.S. che obbliga l’azienda a presentare un piano, è utilizzata con l’appoggio sindacale e partitico nella logica del meno peggio. Così “abbiamo evitato la mobilità posticipandola di un anno” spiegano i sindacalisti all’assemblea dei lavoratori. L’uso strumentale della C.I.G.S. è evidente.
Serve a mascherare la grave situazione finanziaria di Reno de Medici, che lascia l’Aticarta sull’orlo del fallimento; forse per convincere e rassicurare banche, azionisti e creditori che è in atto una ristrutturazione-razionalizzazione con riduzione dei costi, un risanamento finalizzato alla salvezza e al rilancio dell’azienda. Menzogne per nascondere il vero obbiettivo, aumentare il valore di vendita d’Aticarta e fare cassa per le esigenze finanziarie di Reno de Medici, in gravissima crisi!
L’ultima trovata: al rientro dalle ferie apprendiamo che per potenziare le batterie stampa di un impianto (da 6 a 10 colori), e soddisfare la richiesta di B.A.T., l’azienda decide di smontare l’impianto gemello (è evidente che non ci sono fondi per acquistare 3 nuove batterie).
Altro che investimenti, siamo di fronte ad una drastica riduzione della capacità produttiva d’impianti che sono il cuore dell’azienda
Un operazione scellerata che, nel tentativo di far rientrare il lavoro B.A.T., mette in pericolo la possibile acquisizione di lavoro verso terzi. Siamo allibiti nell’udire le dichiarazioni di C.G.I.L. in assemblea: ”Questa è una scommessa” in altre parole, stanno giocando d’azzardo sulla pelle dei lavoratori, e le carte sono truccate!
All’orizzonte c’è la chiusura di questa azienda, annunciata dai fatti di queste scelte! Unica via d’uscita: ricercare per tempo un nuovo acquirente interessato al settore ed alla produzione. Smascherando complicità e coperture prima che sia troppo tardi.
Quando il sindacato dichiara di non aver strumenti legali per ottenere un indennizzo per chi sarà espulso a quale legge si riferisce? Alla stessa legge che ha concesso a questi signori di trarre profitto dalla privatizzazione d’Aticarta? La stessa legge che ha permesso di dissipare in 3 anni un patrimonio pubblico?
Il diritto al lavoro e al reddito dignitoso è inalienabile, a pagare non devono essere i lavoratori, ne la collettività con l’esborso d’altro denaro pubblico, ma i veri responsabili di questa scelta speculativa e scellerata.
Slai Cobas Aticarta
Pubblicato in: FABBRICHE | Lascia un commento »
Acquafil Texile : infortuni una guerra contro i lavoratori
Pubblicato da slaicobastrentino su gennaio 10, 2003
Il grave infortunio di venerdì sera all’Acquafil Texile (ex-Gardafilo) che ha coinvolto un operaio tunisino di 55 anni è l’ennesimo episodio di una vera e propria guerra che operai e lavoratori sono costretti a subire sui posti di lavoro.
Solo nel Trentino si calcola una media di 15 morti annui, mentre ben 11.000 sono gli infortuni non mortali denunciati all’INAIL, a questi ultimi andrebbero aggiunti almeno altrettanti infortuni cosiddetti minori che, su pressione dei vari padroni, grandi e piccoli, non vengono denunciati.
Leggi tutto CLIKKA su:
01_03_Acquafil Texile Rovereto_infortuni guerra contro i lavoratori
Pubblicato in: FABBRICHE, SALUTE E SICUREZZA | Lascia un commento »
BASTA CON MISS E VELINE – SOLIDARIETA’ CON LE OPERAIE GARDAFILO
Pubblicato da slaicobastrentino su settembre 17, 2002
Dopo il programma TV Veline, la stagione estiva è quasi giunta al termine con il concorso di Miss Italia, gara ambita da migliaia di ragazze che sperano di sfondare nel campo dello spettacolo e della moda.
A differenza delle partecipanti ai “concorsi di bellezza” del periodo del dopoguerra, tutte appartenenti a strati modesti di popolazione, oggi la maggior parte di loro sono giovani universitarie, imprenditrici e aspiranti tali, appartenenti a famiglie privilegiate e in cerca di un trampolino di lancio per costruire la loro carriera.
Leggi tutto CLIKKA su:
Pubblicato in: FABBRICHE, SLAI COBAS DONNE | Lascia un commento »
A FIANCO DEGLI OPERAI DELLA DANA
Pubblicato da slaicobastrentino su maggio 12, 2002
Gli operai della Dana (Rovereto-TN) lo scorso hanno avevano bocciato un accordo aziendale padroni-sindacati che prevedeva l’introduzione di 56 ore lavorative in più all’anno da scaglionare in sabati lavorativi. Il rifiuto degli operai a questa ulteriore misura di flessibilizzazione è stata oggetto di una rivoltante ritorsione da parte della Dana che ha dichiarato di essere pronta a spostare a Como un terzo della produzione che attualmente viene svolta a Rovereto con conseguente ricaduta sull’occupazione.
leggi tutto CLIKKA sul file pdf :
Pubblicato in: FABBRICHE | Lascia un commento »



















