Abbiamo chiesto a Massimo Sighel di raccontarci la vicenda che lo ha visto protagonista, per capire anche quali ricadute abbia avuto sulla sua vita e su quella dei suoi famigliari.
Massimo è nato a Trento nel 1966 e risiede da sempre nel comune di Baselga di Piné, nella frazione di Miola.
E’ sposato con Luisa ed ha due figlie, Marika, che frequenta una scuola superiore a Rovereto e Linda, che frequenta invece la prima media a Baselga.
Quale ruolo ricopri all’interno delle ASUC?
Sono Presidente dell’ASUC di Miola da circa due anni e mezzo. In precedenza, dal 1997, ho ricoperto nella stessa l’incarico di consigliere. Per inciso ricordo che l’ASUC di cui sono Presidente non ha nulla a che fare con la questione delle concessioni.
Prima delle vicende che hanno visto le ASUC contrapposte ai cavatori ed all’Amministrazione comunale di Baselga, quali erano le tue mansioni e com’erano i tuoi rapporti nella ditta dove lavoravi?
Sono stato assunto dalla ditta Tecno porfidi di S. Mauro dodici anni fa; i rapporti con i miei datori di lavoro sono sempre stati buoni tanto che ricoprivo spesso anche degli incarichi di fiducia. La mia mansione in cava era quella di palista. Sul lavoro ho sempre portato il massimo rispetto e se c’era qualcosa da dire ho sempre parlato apertamente e senza problemi. Anche con i colleghi, salvo qualcuno, i rapporti erano buoni.
Come sono cambiate invece le cose dopo?
Sicuramente sono cambiate in peggio. In gennaio e febbraio, più s’inaspriva la battaglia per le concessioni, più i rapporti si facevano tesi ed i ricatti per il mio ruolo nelle ASUC si facevano sentire. Sono stato demansionato e sono stato vittima di mobbing con vessazioni e soprusi sempre più pesanti. Ho resistito in qualche modo fino a maggio del 2008 anche se ero sempre più nervoso.
Poi, una mattina, ho avuto un crollo fisico e non sono più riuscito a lavorare. Non potevo più reggere la situazione. Dopo quattro mesi di malattia causata dal mobbing sono rientrato al lavoro ma dopo alcuni giorni la ditta mi ha licenziato in tronco..
Cosa ha comportato questa vicenda per te e la tua famiglia?
Sicuramente la nostra vita è stata scombussolata. Mia moglie e le mie figlie mi sono state vicine, così come molte persone e non mi aspettavo tutto questo sostegno e solidarietà anche da parte della mia comunità. Sono stato seguito anche da uno psicologo e dal mio medico curante che mi hanno aiutato a superare i momenti più brutti e ho deciso di portare avanti una vertenza contro la ditta per il licenziamento e per il mobbing che ho subito.
Come ha reagito la gente del tuo paese?
Molta gente mi ha detto di essere schifata per come sono andate le cose. Pensavano che in un paese come il nostro ci fosse più democrazia. I componenti di tutte le ASUC del pinetano mi hanno sostenuto e hanno immediatamente devoluto i loro gettoni di presenza come gesto di solidarietà; ho conosciuto anche amici veri che prima non conoscevo.
Come intendi portare avanti la tua vertenza?
Per il momento ho impugnato il licenziamento e sto valutando come procedere; ho affidato la vertenza al sindacato. Su alcune questioni, sono rimasto deluso e comunque, per il futuro, mi riservo di valutare con calma i passi da fare.
Miola 14 novembre 2008
INTERVISTA A MASSIMO SIGHEL
Abbiamo chiesto a Massimo Sighel di raccontarci la vicenda che lo ha visto protagonista, per capire anche quali ricadute abbia avuto sulla sua vita e su quella dei suoi famigliari.
Massimo è nato a Trento nel 1966 e risiede da sempre nel comune di Baselga di Piné, nella frazione di Miola.
E’ sposato con Luisa ed ha due figlie, Marika, che frequenta una scuola superiore a Rovereto e Linda, che frequenta invece la prima media a Baselga.
Quale ruolo ricopri all’interno delle ASUC?
Sono Presidente dell’ASUC di Miola da circa due anni e mezzo. In precedenza, dal 1997, ho ricoperto nella stessa l’incarico di consigliere. Per inciso ricordo che l’ASUC di cui sono Presidente non ha nulla a che fare con la questione delle concessioni.
Prima delle vicende che hanno visto le ASUC contrapposte ai cavatori ed all’Amministrazione comunale di Baselga, quali erano le tue mansioni e com’erano i tuoi rapporti nella ditta dove lavoravi?
Sono stato assunto dalla ditta Tecno porfidi di S. Mauro dodici anni fa; i rapporti con i miei datori di lavoro sono sempre stati buoni tanto che ricoprivo spesso anche degli incarichi di fiducia. La mia mansione in cava era quella di palista. Sul lavoro ho sempre portato il massimo rispetto e se c’era qualcosa da dire ho sempre parlato apertamente e senza problemi. Anche con i colleghi, salvo qualcuno, i rapporti erano buoni.
Come sono cambiate invece le cose dopo?
Sicuramente sono cambiate in peggio. In gennaio e febbraio, più s’inaspriva la battaglia per le concessioni, più i rapporti si facevano tesi ed i ricatti per il mio ruolo nelle ASUC si facevano sentire. Sono stato demansionato e sono stato vittima di mobbing con vessazioni e soprusi sempre più pesanti. Ho resistito in qualche modo fino a maggio del 2008 anche se ero sempre più nervoso.
Poi, una mattina, ho avuto un crollo fisico e non sono più riuscito a lavorare. Non potevo più reggere la situazione. Dopo quattro mesi di malattia causata dal mobbing sono rientrato al lavoro ma dopo alcuni giorni la ditta mi ha licenziato in tronco..
Cosa ha comportato questa vicenda per te e la tua famiglia?
Sicuramente la nostra vita è stata scombussolata. Mia moglie e le mie figlie mi sono state vicine, così come molte persone e non mi aspettavo tutto questo sostegno e solidarietà anche da parte della mia comunità. Sono stato seguito anche da uno psicologo e dal mio medico curante che mi hanno aiutato a superare i momenti più brutti e ho deciso di portare avanti una vertenza contro la ditta per il licenziamento e per il mobbing che ho subito.
Come ha reagito la gente del tuo paese?
Molta gente mi ha detto di essere schifata per come sono andate le cose. Pensavano che in un paese come il nostro ci fosse più democrazia. I componenti di tutte le ASUC del pinetano mi hanno sostenuto e hanno immediatamente devoluto i loro gettoni di presenza come gesto di solidarietà; ho conosciuto anche amici veri che prima non conoscevo.
Come intendi portare avanti la tua vertenza?
Per il momento ho impugnato il licenziamento e sto valutando come procedere; ho affidato la vertenza al sindacato. Su alcune questioni, sono rimasto deluso e comunque, per il futuro, mi riservo di valutare con calma i passi da fare.
Miola 14 novembre 2008
Abbiamo chiesto a Massimo Sighel di raccontarci la vicenda che lo ha visto protagonista, per capire anche quali ricadute abbia avuto sulla sua vita e su quella dei suoi famigliari.
Massimo è nato a Trento nel 1966 e risiede da sempre nel comune di Baselga di Piné, nella frazione di Miola.
E’ sposato con Luisa ed ha due figlie, Marika, che frequenta una scuola superiore a Rovereto e Linda, che frequenta invece la prima media a Baselga.
Quale ruolo ricopri all’interno delle ASUC?
Sono Presidente dell’ASUC di Miola da circa due anni e mezzo. In precedenza, dal 1997, ho ricoperto nella stessa l’incarico di consigliere. Per inciso ricordo che l’ASUC di cui sono Presidente non ha nulla a che fare con la questione delle concessioni.
Prima delle vicende che hanno visto le ASUC contrapposte ai cavatori ed all’Amministrazione comunale di Baselga, quali erano le tue mansioni e com’erano i tuoi rapporti nella ditta dove lavoravi?
Sono stato assunto dalla ditta Tecno porfidi di S. Mauro dodici anni fa; i rapporti con i miei datori di lavoro sono sempre stati buoni tanto che ricoprivo spesso anche degli incarichi di fiducia. La mia mansione in cava era quella di palista. Sul lavoro ho sempre portato il massimo rispetto e se c’era qualcosa da dire ho sempre parlato apertamente e senza problemi. Anche con i colleghi, salvo qualcuno, i rapporti erano buoni.
Come sono cambiate invece le cose dopo?
Sicuramente sono cambiate in peggio. In gennaio e febbraio, più s’inaspriva la battaglia per le concessioni, più i rapporti si facevano tesi ed i ricatti per il mio ruolo nelle ASUC si facevano sentire. Sono stato demansionato e sono stato vittima di mobbing con vessazioni e soprusi sempre più pesanti. Ho resistito in qualche modo fino a maggio del 2008 anche se ero sempre più nervoso.
Poi, una mattina, ho avuto un crollo fisico e non sono più riuscito a lavorare. Non potevo più reggere la situazione. Dopo quattro mesi di malattia causata dal mobbing sono rientrato al lavoro ma dopo alcuni giorni la ditta mi ha licenziato in tronco..
Cosa ha comportato questa vicenda per te e la tua famiglia?
Sicuramente la nostra vita è stata scombussolata. Mia moglie e le mie figlie mi sono state vicine, così come molte persone e non mi aspettavo tutto questo sostegno e solidarietà anche da parte della mia comunità. Sono stato seguito anche da uno psicologo e dal mio medico curante che mi hanno aiutato a superare i momenti più brutti e ho deciso di portare avanti una vertenza contro la ditta per il licenziamento e per il mobbing che ho subito.
Come ha reagito la gente del tuo paese?
Molta gente mi ha detto di essere schifata per come sono andate le cose. Pensavano che in un paese come il nostro ci fosse più democrazia. I componenti di tutte le ASUC del pinetano mi hanno sostenuto e hanno immediatamente devoluto i loro gettoni di presenza come gesto di solidarietà; ho conosciuto anche amici veri che prima non conoscevo.
Come intendi portare avanti la tua vertenza?
Per il momento ho impugnato il licenziamento e sto valutando come procedere; ho affidato la vertenza al sindacato. Su alcune questioni, sono rimasto deluso e comunque, per il futuro, mi riservo di valutare con calma i passi da fare.
Miola 14 novembre 2008
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