SLAI COBAS TRENTINO ALTO ADIGE

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    Cari Compagni ed Amici Abbiamo cercato di impostare il blog in modo da contribuire all’informazione, alla denuncia di particolari situazioni lavorative, alla formazione, alla solidarietà di classe. In questo senso abbiamo voluto concepire il blog come uno strumento al servizio della difesa dei proletari e dei lavoratori ed abbiamo cercato in queste prime settimane di pubblicare materiali (notizie, volantini, documenti ecc.) che potessero servire a sviluppare idee, competenze, organizzazione ed opposizione. Pensiamo che il blog se da un lato deve porsi al servizio di un processo collettivo, dall’altro a sua volta deve venire costruito in un processo collettivo. Un blog di questo tipo ha tanto maggiore senso quanto più contribuisce a stimolare e valorizzare la partecipazione e gli apporti del compagni e dei lavoratori. Non viviamo più nel ventesimo secolo e questo vuol dire che i lavoratori hanno orami accumulato enormi competenze nei campi più disparati, il problema è che queste conoscenze vengono prevalentemente coltivate in modo individuale e spesso individualistico, non vengono socializzate e tradotte in un processo costituente di una nuova collettività. Senza cultura proletaria non ci può essere un reale movimento di trasformazione sociale e politico, ma questa cultura non va inventata dal nulla, quanto costruita attraverso un processo di generazione collettiva. Una cultura innovativa capace di unificare e ricomporre i lavoratori può diventare una forza in grado di cambiare il mondo. Per quanto ci riguarda vi chiediamo di costruire il blog insieme a noi rendendolo tra l’altro uno strumento utile per la difesa dei lavoratori. Tramite il blog altri lavoratori potranno entrare in rapporto con lo slai cobas del Trentino scegliendo liberamente il livello di questo rapporto. Apposite pagine del blog sono quindi destinate alla pubblicazione, alla segnalazione ed alle denunce, alle richieste d’informazione ecc. Ormai i blog stanno diventando un mezzo di comunicazione e di dibattito capace di concretizzarsi nella formazione di reti di relazioni, iniziative collettive e movimenti. Speriamo di non essere da meno di tanti politici di potere, di tanti servi intellettuali e vip, di tanti esponenti di una ‘sinistra’ marcia. Tutte queste bande di privilegiati e parassiti usano utilmente il web vecchio e nuovo al servizio degli interessi di una parte ristretta della società. Spetta ai proletari, ai lavoratori ed agli strati popolari usare tutti i mezzi di comunicazione in modo competente e creativo al servizio degli sfruttati.
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    I sindacati confederali sono irreversibilmente corrotti. Gli apparati dei sindacati confederali sono ormai indissolubilmente legati al capitale finanziario. I sindacalisti si riciclano nelle burocrazie dello stato, nelle finanziarie, nelle imprese cooperative, nei servizi alle imprese, negli uffici padronali delle “relazioni sindacali”, negli enti no-profit, nelle cooperative, nei partiti di potere. Dentro i sindacati confederali ci sono ancora immense energie di lotta che vanno difese, salvaguardate ed indirizzate verso la costruzione di un nuovo sindacato dei lavoratori capace di opporsi all’offensiva dei governi di centro-destra e di centro-sinistra e di far avanzare la lotta contro i padroni, le banche, le burocrazie statali, il capitalismo di stato ed il capitale europeo ed internazionale. Lo slai-cobas lavora, insieme a tanti altri lavoratori di diverse appartenenze, per la costruzione di un nuovo sindacato capace di rappresentare realmente gli interessi degli operai, dei disoccupati, dei precari, dei lavoratori svantaggiati, degli strati popolari. Lo Slai Cobas è un sindacato nazionale inter-categoriale quindi possono far parte dello Slai Cobas lavoratori di tutte le categorie. ___________________________________________
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Archivio per la categoria ‘basta morti sul lavoro’

Lettera aperta al prof. Vangi, perito per la strage di Viareggio

Pubblicato da slaicobastrentino su dicembre 24, 2011


Lettera aperta al prof. Vangi, perito per la strage di Viareggio

Lei sa, parli nel rispetto delle 32 vittime

Lei, prof. Vangi, è stato indicato in qualità di perito dal Gip (Giudice per le indagini preliminari), dott. Silvestri, il 10 febbraio 2011. L’incarico Le è stato conferito il 7 marzo.
Il 4 novembre scorso (giorno conclusivo dell’incidente probatorio) a Lucca Le ho posto la seguente domanda: “In quanto perito dell’incidente probatorio ha informato chi di dovere del clima intimidatorio instaurato dal Gruppo ferrovie dello Stato italiane nei confronti dei ferrovieri consulenti di parte tanto da indurre il collega Filippo Cufari, rappresentante per i lavoratori alla sicurezza, ad abbandonare questo incarico?”
A questa precisa domanda non ha risposto. La radiazione di questo consulente ha contribuito a penalizzare la ricerca della verità nell’incidente probatorio. Tra l’altro, questo passaggio non è stato neppure riportato nel verbale del 4 novembre.
Ma non è la sola domanda che intendo farLe.
Lei, prof. Vangi, è a conoscenza del perché e di quando Le è stato affiancato il perito, ing. Licciardello. Può rispondere?
Lei, prof. Vangi, può dire quando la (sua) convinzione che il picchetto abbia forato la cisterna ha “virato” sulla tesi della piegata a zampa di lepre. Può dire perché ciò è avvenuto?
Lei, prof. Vangi, sapeva dell’incompatibilità dei ruoli svolti dall’ing. Licciardello (perito del Gip con contratto di programma retribuito da Rfi, Rete ferroviaria italiana)? Se sì, perché non ha informato chi di dovere?
L’ing. Licciardello, a precise domande del Pm (“i suoi rapporti poc’anzi delineati con Trenitalia, piuttosto che con il Gruppo Ferrovie hanno ad oggetto una qualche prestazione di tipo professionale, che sia di consulenza, che sia di prestazione d’opera, che sia di studio o di partecipazione a convegni come relatore su questo”), ha dichiarato (come da verbale): “Ora è difficile dirle … da che io ricordo no, è difficile ricordare in tanti anni …”.
Si trattava di ricordare Convegni e corsi tenuti il 4 novembre 2010 ed il 18 febbraio scorso o addirittura ricordare il Contratto di programma 2007-11 con incarico di consulenza del 13 maggio di questo anno e retribuito da Rfi (Società Fs indagata per la strage di Viareggio).
Lei, prof. Vangi, era a conoscenza di tutto ciò. Troppe domande che ancora non hanno avuto riposte.
Prof. Vangi, Lei sa. Dica quello di cui è a conoscenza nel rispetto delle sofferenze e dei dolori provocati dal disastro ferroviario del 29 giugno 2009.
Di fronte ad una strage come quella di Viareggio troverà sicuramente almeno un motivo per farlo. Le 32 vittime non avranno più vita ma si possono “ricompensare”, almeno, guardando in faccia i vivi.
In attesa, La saluto cordialmente.

Viareggio, 23 dicembre 2011

Riccardo Antonini
licenziato dalle ferrovie
il 7 novembre 2011

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MORTI SUL LAVORO DALL’ 1 GENNAIO AL 13 DICEMBRE 2011

Pubblicato da slaicobastrentino su dicembre 13, 2011

OSSERVATORIO INDIPENDENTE DI BOLOGNA SULLE MORTI PER INFORTUNI SUL LAVORO

http://cadutisullavoro.blogspot.com/

MORTI SUL LAVORO DALL’ 1 GENNAIO AL 13 DICEMBRE 2011

I MORTI SUL LAVORO DALL’INIZIO DELL’ANNO SONO COMPLESSIVAMENTE 1100 DI CUI SUI LUOGHI DI LAVORO 638 (tutti documentati) + 7,4% % SULL’INTERO 2010 (594). NEL NUMERO COMPLESSIVO CI SONO ANCHE I LAVORATORI MORTI SULLE STRADE, IN ITINERE E IN NERO.

NEL MESE SCORSO SONO STATI SUPERATI I MORTI SUI LUOGHI DI LAVORO DEGLI INTERI ANNI 2010 (594) e 2009 (555) . TRA POCHI GIORNI E’ MOLTO PROBABILE ANCHE IL SUPERAMENTO DEI MORTI SUI LUOGHI DI LAVORO DEL 2008 (637)

Oltre il 15% di queste vittime monitorate dall’Osservatorio lavoravano in nero o erano già in pensione. Si arriva a contare più di 1070 morti (stima minima) se si aggiungono i lavoratori deceduti in itinere o sulle strade. La strada può essere considerata una parentesi che accomuna i lavoratori di tutti i settori e che risente più di tutti gli altri della fretta, della fatica, dei lunghi percorsi, dello stress e dei turni pesanti in orari in cui occorrerebbe dormire. Purtroppo è impossibile sapere quanti sono i lavoratori pendolari sud-centro nord, centro nord-sud, soprattutto edili meridionali, che lavorano in nero o in grigio e che muoiono sulle strade percorrendo diverse centinaia di km nel tragitto casa-lavoro, lavoro-casa.

L’agricoltura ha già avuto 199 morti sui luoghi di lavoro e registra il 31,2 % di tutti i decessi. Gli agricoltori, come tutti gli anni, muoiono per la maggioranza in tarda età, schiacciati da trattori killer spesso senza protezioni che si ribaltano. Dall’inizio dell’anno, solo sui campi, sono già 121 i morti provocati da questa autentica bara in movimento. Da soli gli agricoltori schiacciati dal trattore sono il 19,2% di tutti i morti sul lavoro. A questo terrificante numero di vittime occorre aggiungerne altre tra le persone che incautamente sono a bordo del trattore con il guidatore. Poi ci sono altri morti sulle strade, quando il mezzo si scontra con automobilisti e motociclisti. Di queste vittime la maggioranza ha oltre 65 anni. Spesso questi anziani non sono in buono stato di salute per guidare un mezzo così pericoloso in un territorio in pendenza come quello italiano. Diverse vittime hanno addirittura oltre ottanta anni. A morire nell’indifferenza generale sono i nostri padri e i nostri nonni. I morti sui luoghi di lavoro con più di 65 anni sono quasi un terzo di tutte le vittime sul lavoro e moltissimi lavorano nell’agricoltura. Per salvare molte vite, sarebbe opportuno obbligare ad intervenire sulla cabina del trattore, in modo tale da non permettere al guidatore di essere sbalzato fuori in caso di manovra errata. Sarebbe anche opportuno sottoporre gli anziani agricoltori, quando raggiungono una certa età, ad una visita medica d’idoneità alla guida, anche se si guida il mezzo in terreni di proprietà. Con queste semplici misure tantissimi familiari di agricoltori non piangerebbero più la morte di un proprio caro.

L’edilizia ha già avuto dall’inizio dell’anno 168 vittime sui luoghi di lavoro e rappresenta il 26,6 % sul totale, le morti in edilizia sono dovute soprattutto a cadute dall’alto (38,25%) . Le vittime sono per la maggior parte edili meridionali e stranieri anche nei cantieri del centro-nord.

Oltre il 25% di tutti i morti sul lavoro ha più di 60 anni e le vittime in questa fascia d’eta sono quasi tutte concentrate in agricoltura e in edilizia. Il 28% ha meno di 40 anni, il 18% dai 40 ai 49, e il 18,3% dai 50 ai 59, del 10,7% delle vittime non siamo a conoscenza dell’età.

L’industria (comprese le aziende artigianali con meno di 15 dipendenti) ha già avuto 70 morti con il 10,9,%. A queste vittime occorre aggiungere i lavoratori esterni che non sono dipendenti ma prestatori di servizi nelle aziende.

L’autotrasporto 43 con il 7,1% .

Gli stranieri morti sui luoghi di lavoro sono 66 con il 10,4 % sul totale. I romeni sono oltre il 46% tutti i morti sui luoghi di lavoro tra gli stranieri e gli albanesi il 18,1%.

I giovani militari morti in Afghanistan sono 9 dall’inizio dell’anno e 44 dall’inizio della missione.

Situazione sul territorio

Qui sotto la situazione in ogni regione comparata con i morti sui luoghi di lavoro di tutto il 2010, col colore rosso sono evidenziate le regioni che hanno già eguagliato o superato i morti sui luoghi di lavoro dell’intero 2010:

Piemonte 48 registra + 71,4% in più dell’intero 2010 (28 morti)

Liguria 15 morti come nell’intero 2010 (15 morti)

Val d’Aosta 3 morti come nel 2010

Lombardia 73 morti -9,8 % sull’intero 2010 (81 morti)

Trentino Alto Adige 22 morti -31,2% sull’intero 2010 (32)

Friuli Venezia Giulia 13 morti +85% dell’intero 210 (7 morti)

Veneto, 47 morti registra – 11,3% sull’intero 2010 (53 morti)

Emilia Romagna 53 morti + 32,5% sull’intero 2010 (40 morti).

Toscana 41 morti +41,3% sull’intero 2010 (29 morti)

Marche 18 morti + 28,5% rispetto al 2010 (14 morti)

Umbria 17 nel 2011, +142% rispetto al 2010 (7 morti)

Abruzzo 27 morti + 28,5% rispetto al 2010 (21 morti)

Lazio 42 morti lo stesso numero di morti dell’intero 2010 (42 morti)

Molise 4 morti + 33% rispetto all’intero 2010 (3 morti)

Campania 38 morti -20,8% sull’intero 2010 (48)

Puglia 38 morti -15,5 % rispetto all’intero 2010 (45 morti)

Calabria 20 +11% rispetto all’intero 2010 (18 morti)

Basilicata 5 morti – 16,6% rispetto all’intero 2010 (5 morti)

Sicilia 42 morti lo stesso numero di morti del 2010 (42 morti).

Sardegna 22 morti – 8,3 dell’intero 2010 (24 morti)

Nel numero totale delle vittime regionali mancano i lavoratori morti sulle strade, autostrade, itinere e i militari morti in Afghanistan, con questi si arriva a contare oltre 1080 morti sul lavoro dall’inizio dell’anno (stima minima)

Le province con più di 5 morti sui luoghi di lavoro

Brescia 20, Torino 17 – Roma 15, Bolzano e Milano 14 – Bologna 12 e Frosinone12 – Chieti 11 – Vicenza, Venezia L’Aquila, Bergamo, Catania, BAT, Perugia, Napoli e Reggio Emilia 10 – Savona e Benevento 9 – Ragusa, Lecce, Foggia, Macerata, Arezzo, Trento, Padova e Cuneo 8 – Salerno, Treviso, Avellino, Firenze, Cosenza, Viterbo e Latina 7 – Terni, Trapani, Piacenza, Parma, Como, Catanzaro, Oristano 6 – Rovigo, Messina, Palermo, Bari, Alessandria, Brindisi, Nuoro, Cagliari, Caserta, Grosseto, Livorno, Forli-Cesena, Mantova, Varese, Asti, Udine 5.

I morti sulle autostrade e all’estero non vengono segnalati sulle cartine regionali che ogni mese l’osservatorio pubblica sul blog.

Moltissimi morti sono dovuti alle condizioni climatiche, soprattutto per le categorie che svolgono i lavori all’aperto quali l’edilizia, l’agricoltura, la manutenzione stradale, l’autotrasporto ecc… per queste categorie con un po’ di buona volontà da parte di tutti è possibile riuscire ad incidere sul fenomeno aumentando la prevenzione ed allarmando le categorie quando ci sono maggiori rischi legate alle condizioni del tempo. E’ già possibile sapere con alcuni giorni d’anticipo quando potrebbe esserci, in determinate province, un aumento delle vittime per questi lavoratori, ed è per questo che siamo a segnalarvi un blog di Meteorologia http://www.prevenzionemeteo.blogspot.com/ che, con la nostra collaborazione, fa previsioni del tempo mirate alla prevenzione dei gravi infortuni sul lavoro per i lavoratori che operano all’aperto quali agricoltori, edili, agenti di commercio ecc. e anche in itinere. Questi lavoratori, spesso rischiano la vita quando vanno o tornano dal lavoro: a causa di turni pesanti in orari dove si dovrebbe dormire. In questi casi le condizioni del tempo sono determinanti. I grafici elaborati col materiale raccolto nel corso di questi 4 anni e le condizioni meteorologiche danno una situazione abbastanza chiara e attendibile sui rischi che si corrono. Oltre le previsioni del tempo, sempre utili per tutti i lavoratori, il blog segnala quali sono le province più a rischio, situazione che si verifica in particolari condizioni atmosferiche. Nei mesi estivi tutto il Paese ha un rischio molto elevato, ma in alcune giornate i rischi sono maggiori. Molto pericolosi i giorni successivi a periodi persistenti di maltempo. I lavoratori che operano all’aperto, o che sono sulle strade nelle province evidenziate nelle giornate ad ALTO RISCHIO, debbono prestare la massima attenzione nei giorni segnalati.

Carlo Soricelli

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TRIESTE iniziativa per esprimere solidarietà a Riccardo Antonini e per ricordare la stage di Viareggio

Pubblicato da slaicobastrentino su dicembre 5, 2011

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SUICIDI TRA GLI OPERAI FIAT

Pubblicato da slaicobastrentino su agosto 3, 2011

Comunicato stampa

SUICIDI IN FIAT: NON SI PUO’ CONTINUARE A VIVERE PER ANNI SUL CIGLIO DEL BURRONE DEI LICENZIAMENTI

L’INTERO QUADRO POLITICO-ISTITUZIONALE CHE, DA SINISTRA A DESTRA, HA COPERTO LE INSANE POLITICHE DELLA FIAT E’ CORRESPONSABILE DÌ QUESTI MORTI INSIEME ALLE CENTRALI CONFEDERALI

Dopo aver lucrato negli anni scorsi finanziamenti pubblici multimiliardari, lo speculatore Marchionne chiude e ridimensiona le fabbriche Italiane e delocalizza la produzione all’estero per fare profitti letteralmente sulla pelle dei lavoratori che sono costretti ormai da anni alla miseria di una cassa integrazione senza fine ed a un futuro di disoccupazione.
A Pomigliano l’unica certezza dei cinquemila lavoratori consiste nella lettera di altri due anni di cassa integrazione speciale e cessazione dell’attività di Fiat Group Automobiles nella consapevolezza che buona parte di loro non saranno assunti da fabbrica Italia.
Il tentato suicidio di oggi di Carmine P., cui auguriamo di tutto cuore di farcela, il suicidio di Agostino Bova dei giorni scorsi, che dopo aver avuto la lettera di licenziamento dalla fiat per futili motivi è impazzito dalla disperazione ammazzando la moglie e tentando di ammazzare la figlia prima di togliersi la vita, sono solo la punta iceberg della barbarie industriale e sociale in cui la fiat sta precipitando i lavoratori.
Anche per questo la lotta dei lavoratori fiat contro il piano Marchionne ed a tutela dei diritti e dell’ occupazione rappresenta un forte presidio di tenuta democratica per l’ intera società.

Slai cobas fiat Alfa Romeo e terziarizzate – Pomigliano d’Arco, 02/08/2011

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Processo alla Marlene Marzotto di Praia : come alla ThyssenKrupp, come al Petrolchimico di Marghera, come in tanti posti in Italia, la vita di un lavoratore viene considerata uguale a zero

Pubblicato da slaicobastrentino su aprile 18, 2011

Comunicato Stampa

14 anni di indagini, il muro di omertà di ricatto e di paura sgretolato, le sofferenze delle famiglie delle vittime di una strage annunciata prevista e mai fermata, l’arroganza di una classe dirigente, politica ed imprenditoriale, tutto questo è il processo alla Marlene Marzotto di Praia a mare…Calabria…profondo sud.

Come alla ThyssenKrupp, come al Petrolchimico di Marghera, come in tanti posti in Italia,  la vita di un lavoratore viene considerata uguale a zero, come zero sono gli investimenti fatti per evitare le stragi, gli inquinamenti dei territori circostanti, gli avvelenamenti dei lavoratori, la salvaguardia della salute di chi lavora e di chi vive.

La dura e lunga battaglia dei parenti delle vittime della Marlene Marzotto di Praia e dello Slai cobas, unico sindacato che li ha appoggiati, seguiti, aiutati con il loro ufficio legale, formato dallo studio dell’avvocato Senatore di Napoli e dall’avv. Natalia Branda di Diamante , rischia di finire in un nulla di fatto per delle leggi che prevedono la prescrizione per reati così gravi, non solo contro il singolo individuo, ma contro la società tutta.

L’udienza prevista per il 19 Aprile difatti verrà rinviata, pare a causa dell’incompleta trascrizione degli atti di convocazione.

Solo ora si registra la costituzione di parte civile dei confinanti comuni di Tortora e Praia a Mare e della provincia di Cosenza. Fatto alquanto paradossale sia per i tempi in cui si è concretizzata, sia per il fatto che il comune di Praia ha come primo cittadino quel Carlo Lomonaco responsabile dal 1973 al 1988 del “reparto della morte” (la tintoria) ed è anch’egli rinviato a giudizio (si costituisce contro se stesso !).

Gli altri rinviati a giudizio sono: il signor Pietro Marzotto, re del tessile ed erede della dinastia; Antonio Favrin, vicepresidente vicario della Confindustria Veneta,; Silvano Stoner, già direttore generale della Stefanel; Jean De Jaegher, consigliere dell’Eurotex (associazione europea delle Industrie tessili) e presidente della Marzotto USA dal ’95 al ’98; Lorenzo Bosetti, consigliere delegato e vicepresidente Lanerossi.

Il collegio difensivo è formato dagli avvocati: Nicolò Ghedini, parlamentare PDL; Guido Calvi, parlamentare PD; lo studio dell’avvocato Giuliano Pisapia, parlamentare PRC e candidato sindaco di Milano, praticamente l’intero arco parlamentare !

La Procura, durante le indagini preliminari, ha individuato 107 casi di morte o malattia “sospetta” tra i dipendenti ex Marlene Marzotto (tumori alla laringe, leucemie, carcinomi polmonari, iperplasia alla prostata, cancro ai reni, neoplasie alla mammella, patologie a fegato ed intestino).

I dati rilevati dalla perizia dello Slai cobas, depositata al tribunale di Paola, parlano di una percentuale del 4% di tumori maligni tra gli operai della Marlene Marzotto, a fronte di un dato nazionale inferiore allo 0,005% e a quello nella regione Calabria prossimo allo 0,003%.

Che le sostanze utilizzate per la lavorazione dei tessuti fossero altamente cancerogene lo si sapeva da tempo, dal 1992 se ne avevano, anche, le prove scientifiche, impensabile, quindi, che l’azienda ne fosse totalmente all’oscuro.

Purtroppo i tempi per arrivare ad un giudizio definitivo sembrano troppo stretti, ed ancora di più lo diventerebbero nel caso venisse definitivamente approvata la prescrizione breve, ultima invenzione di un presidente del consiglio sempre più attento ad evitare i suoi processi a scapito di tutto e tutti.

Alle assurdità politiche si aggiungono, all’indomani della storica sentenza per i vertici della ThyssenKrupp, le dichiarazioni deliranti dei vertici dell’azienda e dell’onorevole Cicchitto, che parlano di sentenza emessa sull’onda dell’emotività !

Lo Slai cobas sa che i lavoratori, che la gente comune, possono contare solo su loro stessi e si attiverà sia nelle sedi competenti, sia denunciando ai media lo “scandalo” di una strage annunciata e da tutti taciuta alla quale non può essere messa la parola fine senza che nessuno paghi per le proprie gravi responsabilità.

I cittadini e gli operai colpiti dai lutti e dalle malattie non saranno lasciati soli…insieme ce la possiamo fare !

18-APRILE-2011                                             SLAI COBAS COORDINAMENTO NAZIONALE

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STRAGI SUL LAVORO: ALLA VIGILIA DEL PROCESSO MARLANE

Pubblicato da slaicobastrentino su aprile 15, 2011

Era nell’aria da tempo ma solo in questi ultimi giorni i Comuni di Praia a
Mare e di Tortora e la Provincia di Cosenza alla quale appartengono, hanno
rotto gl’indugi ufficializzando la decisione di costituirsi parte civile nei
confronti della Marzotto nel processo che a giorni prenderà le mosse presso
il tribunale di Paola e che vedrà alla sbarra una quindicina tra dirigenti e
tecnici del gruppo tessile valdagnese e tra questi anche il sindaco del noto
centro dell’alto Tirreno cosentino.
Quello che sta per avviarsi si preannuncia come uno dei più clamorosi in
campo nazionale, facendo registrare  la partecipazione a pieno titolo dello
SLAI Cobas potendo vantare di essere stato l’iniziatore e  pilota delle
lotte operaie  presso la sventurata fabbrica Marlane delle quali questo
processo è la risultante e della prestigiosa organizzazione Medicina
Democratica protagonista di tutte le più importanti cause celebrate nel
nostro paese.
Oltre trecento parti civili animeranno il dibattimento che avrà inizio il 19
aprile, un corposo numero di professionisti curerà le consulenze  e non si
contano gl’innumerevoli patrocinatori di ambo le parti in causa.
L’insediamento tessile di Praia a Mare vanta alcuni tristi primati, dagli
oltre cento decessi attribuibili all’attività industriale al disastro
ambientale che investe il mare e i due comuni adiacenti,  alla carente
tutela dei lavoratori, il  tutto reso possibile dall’incuria o dalle
complicità e connivenze di quanti avrebbero dovuto vigilare sulla salute del
personale e irresponsabilmente non l’hanno fatto.

Oltre dodici anni di lotte dello SLAI Cobas hanno portato pur se
tardivamente alla resa dei conti e questo è innegabilmente motivo di grande
soddisfazione ma c’è molta amarezza per l’incombente prescrizione di alcune
posizioni che datano da più tempo.

Ovviamente è grande l’attesa e non solo sul territorio, sapendo che fenomeni
simili interessano con altrettanta gravità altre aziende tessili dei conti
vicentini e non solo.

Praia a Mare, 14 aprile
Slai Cobas Praia a Mare
Slai Cobas  -  coordinamento prov.  di Cosenza
Coordinamento nazionale Slai Cobas

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IL DATORE DI LAVORO DI DIRITTO E’ RESPONSABILE ANCHE SUL PIANO PENALE DELLA SALUTE E DELLA SICUREZZA DEI LAVORATORI

Pubblicato da slaicobastrentino su marzo 26, 2011

*

riprendiamo stralci di un commento di una recente sentenza
dal sito
http://www.ipsoa.it/Articoli/link.aspx?ID=1029591&linkparam=In%20Primo%20Piano

E’ configurabile la responsabilita’ penale del datore di lavoro di diritto (nella specie, presidente del C.d.A.) per la morte di un lavoratore, a nulla rilevando la circostanza che la gestione operativa dell’azienda fosse svolta di fatto da altri (nella specie, un consigliere della societa’), in quanto il ruolo solo formale non libera il primo dai propri obblighi e doveri costituenti la posizione di garanzia nei confronti del lavoratore.

Il caso

La vicenda processuale che aveva fornito l’occasione alla Corte per pronunciarsi su tale questione vedeva imputato il presidente del Consiglio di Amministrazione di una società produttrice di un miniescavatore; l’addebito consisteva nell’aver venduto un miniescavatore “irregolare” ad un artigiano perché privo di cinture di sicurezza; il mezzo, in particolare, condotto dalla vittima, si era ribaltato mentre quest’ultima era al posto di guida ed era rimasta schiacciata sotto il mezzo, con conseguenze letali.

In primo grado, l’imputato veniva condannato per omicidio colposo e per la violazione della normativa antinfortunistica; in appello, però, la sentenza veniva parzialmente riformata, escludendo la responsabilità del datore di lavoro per la morte dell’artigiano per l’esistenza di dubbi sulla reale dinamica dell’infortunio, confermando invece la condanna per la violazione della norma antinfortunistica (l’art. 6, D.Lgs. n. 626/1994, all’epoca vigente).

Il ricorso

Il giudizio di condanna, per quanto di interesse in questa sede, veniva contestato dall’imputato, in particolare sostenendo che al medesimo non fosse ascrivibile alcun rimprovero non essendo stata dimostrata alcuna condotta commissiva in ordine alla vendita dell’escavatore; che, ancora, era stato condannato sol perché risultava essere il Presidente del C.d.A., ossia legale rappresentante della società fornitrice del miniescavatore “irregolare”; in realtà, nessuna responsabilità era ascrivibile, in quanto la gestione operativa della società “di fatto” era svolta da un consigliere della stessa, mentre il presidente del C.d.A. svolgeva “di fatto” solo mansioni di segreteria e contabilità; infine, aggiungeva la difesa, nessuna posizione di garanzia era individuabile a carico del datore di lavoro “di diritto” poiché la condotta illecita attiene alla vendita e, quindi, coinvolge solo chi ha posto in essere tale attività, ossia il consigliere di amministratore, gestore “di fatto” dell’azienda.

La decisione della Cassazione

La Corte di Cassazione, nel rigettare il ricorso, ha enucleato il principio di diritto sopra richiamato, di cui opera una coerente e lucida applicazione nel caso in esame. Orbene, il Supremo Collegio, sul punto, ritiene infondato il ricorso perché basato sul’assunto che la responsabilità sia fondata su una condotta omissiva in una situazione in cui l’imputato non assumeva la veste di “garante”. In realtà, osserva la Corte, all’imputato era addebitato di aver commercializzato e venduto il miniescavatore “irregolare”.


In tal senso, viene ad essere confermata la corretta scelta del giudice d’appello che aveva fondato la responsabilità dell’imputato evidenziando come “ciò che rileva è che l’imputato…rivestiva la qualità di amministratore formale della ditta e che questo ruolo “in sostanza nominale” non lo liberava dai propri obblighi e doveri”.

24/03/2011

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STRESS DA LAVORO IN PSICHIATRIA, SENTENZA TRIBUNALE DI TRENTO

Pubblicato da slaicobastrentino su dicembre 28, 2010

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SLAI COBAS, SODDISFAZIONE PER L’ASSEMBLEA DI VALDAGNO

Pubblicato da slaicobastrentino su novembre 22, 2010

Valdagno, città del vicentino, dove anche le piazze denotano l’inquietante “presenza” della dinastia Marzotto, nella serata di venerdì 19 novembre ha ospitato l’ attesa assemblea sulla vicenda ormai nota come il caso Marlane. L’evento, mediato in modo egregio da Annalisa dell’organizzazione Primomaggio, era stato organizzato in quella sede dallo SLAI Cobas nazionale e dal rappresentante della sicurezza nella Marzotto locale Daniele Faccin, per far conoscere le implicazioni che hanno determinato negli anni la strage operaia di Praia a Mare. Hanno relazionato: Mara Malavenda dello SLAI Cobas nazionale, Fulvio Aurora di Medicina Democratica, Daniele Faccin RSU CUB Marzotto e Alberto Cunto quale coordinatore provinciale SLAI Cobas di Cosenza. Di tutto rispetto la presenza in sala, a dimostrazione dell’importanza degli argomenti in agenda, e davvero alta era l’attenzione essendo del tutto simili i fenomeni che hanno investito negli anni l’azienda capofila e la periferica Marlane. Tra le presenze anche quella del collaboratore di “Vicenza più” Giorgio Langella, l’unico organo d’informazione ad essersi speso ripetutamente sul caso Marlane. Nel corso della serata si è fatto un excursus su quanto accaduto nella fabbrica praiese, si è relazionato sull’inosservanza delle norme di tutela e si è posto l’accento sulla frammentazione del sindacalismo e di quello di base in particolare. D’estremo interresse gl’interventi dei presenti in sala, da quelli di tipo medico a quelli inerenti il coinvolgimento ispettivo, ai referenti sindacali di movimenti impegnati nelle lotte in itinere. Tra le proposte, degna di nota tra le altre, quella di creare un coordinamento operativo tra realtà industriali omogenee, ad imitazione di quel “modus operandi” attivo da circa un decennio tra attivisti delle due aziende nonostante li separassero mille chilometri. Si è pure auspicato un maggior coinvolgimento dei movimenti vicini ai lavoratori, oggi impegnati a giorni alterni e raramente in modo mirato e producente, specialmente quando sono subalterne a partiti od a caste politico-sindacali. Ovviamente ampia soddisfazione, e tra gli organizzatori e tra le persone che hanno seguito con partecipazione l’intera assemblea.

 Praia a Mare, 21 novembre 2010 Alberto Cunto coordinatore Slai Cobas prov. di Cosenza coordinamento nazionale Slai Cobas

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La “Federazione della sinistra” ed i morti sul lavoro: Pisapia candidato a sindaco di Milano per la sinistra difende Pietro Marzotto, primo imputato per la strage di Praia a mare (80 operai morti)

Pubblicato da slaicobastrentino su novembre 15, 2010

Dal sito

http://www.ilriformista.it/stories/Prima%20pagina/276955_bersani_rischia_la_fine_di_occhetto_di_tommaso_labate/

Giuliano Pisapia difende Pietro Marzotto, primo imputato per la strage di Praia. Nel primo video Mara Malavenda, dell’esecutivo nazionale SLAI Cobas, ricapitola la situazione. Nel secondo si fa esplicito riferimento a GIULIANO PISAPIA, che ha difeso Pietro Marzotto fino alla candidatura e poi… ha lasciato che continuasse a difenderlo il suo studio, insieme a GHEDINI!

http://www.youtube.com/watch?v=FHgr3IU5AJ0
http://www.youtube.com/watch?v=kia6SJg4ERo

E qui l’ultimo comunicato stampa della Malavenda, che torna a parlare di Pisapia: “Nel trentennale silenzio, ancora incombente, delle istituzioni preposte al controllo della salute in fabbrica e del territorio, sindacati confederali e partiti di centrodestra, centrosinistra, e media collegati), oggi la Marlane Marzotto è sotto processo – dichiara Mara Malavenda, del coordinamento nazionale dello Slai cobas che nel pomeriggio terrà la relazione introduttiva all’assemblea pubblica di Paola: PER ROMPERE IL SILENZIO ED ILLUSTRARE LE ACCUSE E LE RAGIONI DEI LAVORATORI.”E le gravi colpe aziendali e le inquietanti relazioni di complicità di chi, preposto alla tutela dei lavoratori, ha invece ‘tutelato’ l’illecito comportamento aziendale e consentito la strage – mentre è ancora in atto lo stillicidio dei morti e dei malati di cancro ad anni dalla chiusura degli impianti – e l’ irreparabile disastro ambientale. Bisogna impedire il tentativo strisciante di ammorbidire il processo a favore della Marzotto ed a discapito dei lavoratori. E’ inquietante , – invece di costituirsi come d’obbligo parte civile – ed in evidente ossequio alle personalità coinvolte e rappresentative dei forti poteri economici e finanziari il Ministero dell’Ambiente, la Regione Calabria, la Provincia di Cosenza, e lo stesso Comune di Praia a Mare (col sindaco indagato), che continuano a sottrarsi alla difesa dei lavoratori, dei cittadini e dell’ambiente! Ma come aspettarci qualcosa di diverso quando tra gli avvocati di parte aziendale che hanno puntato alla prescrizione dei reati troviamo Giuliano Pisapia, di Rifondazione comunista e candidato sindaco a Milano nelle prossime amministrative?! Forse perché a lor vedere la nomenclatura dei nomi ‘eccellenti’ tra i 14 indagati a vario titolo (cavaliere del lavoro Pietro Marzotto ‘re’ del tessile, già conte di Valdagno, già presidente dell’Associazione Industriali di Vicenza e dell’Industria Laniera Italiana, presidente della Fondazione Marzotto; Antonio Favrin vicepresidente vicario della Confindustria Veneta, già consigliere Safilo, azionista della Valentino,con partecipazioni nella catene Jolly Hotels; Silvano Storer già direttore generale della Stefanel, interessi in Nordica (scarponi da sci) e Bebetton Sportsystem; Jean de Jaeger consigliere dell’Euretex (Associazione Europea delle Industrie Tessili) già consigliere economico della Casa reale Belga, presidente della Marzotto USAdal ’95 al ’98; Lorenzo Bosetti consigliere delegato e vicepresidente della Lanerossi; oltre a Carlo Lomonaco( sindaco di Praia a Mare e responsabile della Tintoria, il ‘reparto della morte”), è più importante delle centinaia di lavoratori morti ammazzati o ammalati di cancro?! Ma come lavoratori sappiamo di avere le spalle larghe e di dover contare solo ed innanzitutto sulle nostre forze: come lavoratori e Slai cobas abbiamo trascinato la Marzotto in Tribunale e sappiamo che, per avere ‘giustizia’, dobbiamo continuare così”.

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Assemblea a Valdagno (VI) 19/11 :Decine di morti alla MARLANE di Praia a mare MARZOTTO ALLA SBARRA

Pubblicato da slaicobastrentino su novembre 15, 2010

VENERDI 19 NOVEMBRE – ORE 20.30

c/o Cittadella Sociale

 Viale Regina Margherita 42, VALDAGNO

 Assemblea pubblica

 Decine di morti alla MARLANE di Praia a mare

 MARZOTTO ALLA SBARRA

 Partecipano:

 FULVIO AURORA Medicina Democratica

 ALBERTO CUNTO Operaio Marlane Praia a Mare

 DANIELE FACCIN RSU-RLS USB Marzotto

 MARA MALAVENDA Coordinamento Nazionale SLAI COBAS

 Coordina:

 PRIMOMAGGIO

Foglio per il collegamento tra

Lavoratori, precari, disoccupati

 WEB: http://xoomer.virgilio.it/pmweb

 Decine e decine di operai morti, 15 anni di ritardi e rinvii, ma alla fine il processo alla Marzotto per le lavorazioni nocive alla Marlane di Praia a Mare va avanti. Nel silenzio assordante dei media, con la complicità di sindacati e istituzioni compiacenti, Marzotto tenta, grazie al suo collegio di avvocati-politici di sinistra-centro-destra, di farla franca.

 Dalla parte dei lavoratori solo la solidarietà e la lotta degli altri lavoratori

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CASO MARLANE MARZOTTO: E’ RINVIO A GIUDIZIO

Pubblicato da slaicobastrentino su novembre 15, 2010

CASO MARLANE MARZOTTO: E’ RINVIO A GIUDIZIO

E’ davvero un grande successo per lo SLAI Cobas, il piccolo sindacato di base protagonista di quella che in campo nazionale viene ormai definita la strage della Marlane Marzotto di Praia a Mare.

 E’ con grande orgoglio che rivendica la primogenitura della ultradecennale lotta operaia che, contro tutte le Cassandre, ha visto i lavoratori tener testa con successo alla multinazionale del tessile della valle dell’Agno; quindi nessuno millanti ruoli che non ha, né prerogative professionali mendaci e inconsistenti.

Ma sono anche altri i primati che ha fatto registrare negli anni lo SLAI Cobas di Praia a Mare, dall’aver portato per primi in Italia una lotta operaia su Internet all’aver condotto da soli e anche stavolta denunciato per primi le patologie tumorali nell’industria del tessile.

Ovviamente il successo intendiamo condividerlo con tutti i lavoratori che hanno avuto fiducia in questo sindacato, con la struttura nazionale dello stesso e coi patrocinatori Natalia Branda di Diamante e Studio Senatore di Napoli, senza dimenticare chi per anni ha condiviso con noi le difficoltà e gli affanni di questa impari e onerosa lotta.

Si è voluto anche sfatare il luogo comune del “pesce grande mangia sempre il pesce piccolo” , e ciò a fugare i dubbi dei tanti che in linea con questo detto si assoggettano a qualsivoglia forma di condizionamento e prevaricazione. E come trascurare le protezioni ad ogni livello che hanno velato per anni ciò che avveniva nella fabbrica praiese, e le complicità e le connivenze i cui protagonisti dovranno giustificare alla “sbarra” una volta avviato il processo ormai alle porte.

Venerdì 12 novembre è stata una giornata campale, l’ottava in quattro mesi della lunga serie dedicata alle udienze preliminari, una di quelle che lo SLAI Cobas e non solo ha segnato in rosso sul calendario. Una giornata nel corso della quale ci è stato dato di assistere alle ironiche elucubrazioni del collegio difensivo, anche stavolta orfano del meglio dei principi del foro, e deliziati di contro dalle figure irreprensibili del p.m. Antonella Lauri e del Gup Salvatore Carpino.

E’ rinvio a giudizio!

Ovviamente con le attenuanti generiche, ma i capi d’imputazione pesano come macigni contemplando l’omicidio plurimo – con aggravante – per l’inosservanza delle regole antinfortunistiche e per disastro esterno ovvero disastro ambientale ed interno per mancata tutela dei lavoratori.

I vari Marzotto, Storer, De Jaegher, Bosetti, Benincasa, Cristallino, Comegna, Lomonaco, Ferrari, Priori, Fugazzola, Favrin e Rausse, il quattordicesimo indagato nel frattempo è deceduto, tutti dovranno comparire il 19 aprile al cospetto dei giudici della composizione collegiale del tribunale di Paola pena, qualora non lo facessero, dell’ essere giudicati in contumacia. Non si vuole infierire su nessuno, ma qualcuno dovrà pur rispondere delle 107 persone decedute e della lunga scia di lavoratori affetti da patologie attribuibili è quasi certo alla Marlane, e dovrà anche dar conto chi ha coperto per anni le nefandezze che vi si consumavano, chi si è reso responsabile di omissioni o peggio e chi, chiamato a svolgere una funzione di controllo, invece di farlo come il ruolo e l’etica gl’imponevano molto probabilmente si girava dall’altra parte. E la gente moriva, tanta, certamente troppa per un piccolo centro come questo.

Paola, 13 novembre 2010 Alberto Cunto coordinatore Slai Cobas prov. di Cosenza

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TRENTO Basta morti sul lavoro: Stefano Nones ha sacrificato la propria vita per un lavoro che avrebbe dovuto dargli futuro

Pubblicato da slaicobastrentino su novembre 9, 2010

Trento: in ricordo di un operaio del porfido morto in un capannone a Lavis-TN

Stefano Nones ha sacrificato la propria vita per un lavoro che avrebbe dovuto dargli futuro

Un’altra vita sacrificata sul posto di lavoro si aggiunge alle oltre mille che ogni anno in Italia inesorabilmente riempiono di dolore e vuoto. Puntualmente i giornali ne danno notizia con pagine intere su come erano bravi, buoni ed impegnati in miriadi di attività questi giovani lavoratori. Forse tutte queste pagine sarebbe bene dedicarle a come sono costretti a lavorare da vivi questi lavoratori. Dentro regole concertate dalle parti sociali ( precarietà, flessibilità, produttività, lavoro sub-ordinato come lo è la maggior parte del lavoro artigiano, ecc…) che il più delle volte rendono vano qualsiasi approccio alla sicurezza e alla salute del lavoratore. Anche dalle righe dei vostri giornali lanciate anatemi alla Marchionne dove sembra che i lavoratori siano dediti solamente a scioperare per diritti oramai superati dalla modernità. Il lavoro a qualsiasi condizione. Solo due i parametri imprescindibili da tenere ben presenti, produttività e profitto per l’azienda. Salvo poi versare lacrime da coccodrillo per vite che per mantenere famiglia e pagare mutui vari devono badare a lavorare più velocemente possibile per raggiungere l’obiettivo del reddito e questo in barba a salute e sicurezza. Ma non è una libera scelta, è la condizione e la cultura imperante del denaro che ti costringe a rischiare anche la propria vita, ben conoscendo il rischio.

Distrazioni, sfortuna, guasti, come qualcuno dice, centrano poco con modi di lavorare che di umano hanno ben poco.

Esprimo solidarietà alla famiglia di Stefano Nones che ha sacrificato la propria vita per un lavoro che avrebbe dovuto dargli futuro.

 Graziano Ferrari Albiano 05/11/2010

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Viareggio: a 6 mesi dalla strage annunciata ! Trentuno morti zero indagati !

Pubblicato da slaicobastrentino su dicembre 21, 2009

riceviamo / diffondiamo

Viareggio: a 6 mesi dalla strage annunciata ! Trentuno morti zero indagati ! Il prossimo 29 sono sei mesi … e le cose da fare sono ancora tante, troppe. In primo luogo il risarcimento ai familiari delle vittime. Risarcimenti senza ricatti. I familiari delle 31 vittime debbono avere giustizia subito senza che siano sbattuti fuori dal procedimento penale. Hanno il pieno diritto ad essere parte del processo per rispetto e per contribuire alla ricerca della verità su quanto avvenuto il 29 giugno. Perché i 31 morti non siano uccisi una seconda volta ! Perché quanto avvenuto non abbia a ripetersi mai più ! Per questo l’Assemblea 29 giugno, mercoledì 16 dicembre ha fatto di tutto, anche con una nutrita presenza di ore di fronte al Principe di Piemonte, per avere “udienza” dalla “Task Force europea”, riunita a Viareggio il 16-17. E alle ore 18.30 siamo stati ricevuti ed abbiamo presentato le nostre proposte, elaborate al Seminario del 28 novembre nei locali del Dlf, sulla sicurezza nel trasporto ferroviario. Come lo stesso 2 dicembre scorso abbiamo partecipato a Roma all’audizione alla 8^ Commissione del Senato con il medesimo intento: continuare la battaglia per la sicurezza e la salute. Sicurezza, Verità e Giustizia: questo chiede da mesi la città di Viareggio L’Assemblea 29 giugno propone ai Comitati costituiti dopo la strage, alle realtà impegnate in questi mesi “per non dimenticare”, ai lavoratori e ai cittadini un salto di qualità nella mobilitazione, una mobilitazione più determinata affinché chi di dovere si metta veramente in moto. La proposta è ritrovarsi in tanti e tante in stazione alle ore 20,45 per bloccare, momentaneamente, due treni eurostar (uno proveniente da Pisa e l’altro da La Spezia) in transito a Viareggio dalle ore 21 alle ore 22. Sicuramente una proposta forte a fronte di risposte deboli (per non dire assenti) verso i familiari delle vittime, la città di Viareggio, la sicurezza in ferrovia. Il dibattito è aperto. A noi la parola (ed i fatti) per smuovere coerentemente e concretamente acque sempre più stagnanti. 20 dicembre 2009

Assemblea 29 giugno

assemblea29giugno@gmail.com       www.assemblea29giugno.info

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SARDEGNA:FERROVIE, BASTA MORTI SUL LAVORO

Pubblicato da slaicobastrentino su dicembre 20, 2009

riceviamo/diffondiamo

Stamattina un treno delle Ferrovie dello Stato è finito contro un masso che si è staccato da un costone roccioso all’altezza di Muros, vicino Sassari.

La locomotiva ha sbandato e uno dei due macchinisti è morto. La morte torna a colpire i lavoratori sardi delle ferrovie e i passeggeri (quasi sempre lavoratori sardi pendolari). A tre anni dalla tragedia del 2007,quando due automotrici si sono scontrate su un binario unico all’altezza di Macomer causando tre vittime (tutti lavoratori) e sei feriti gravi, nessuna opera di ristrutturazione e messa in sicurezza della rete ferroviaria sarda è stata approntata. Anzi, la chiusura di numerosi collegamenti, i continui tagli di personale, lo smantellamento del servizio merci e la conseguente emigrazione forzata di 200 lavoratori sardi verso l’Italia, dimostra chiaramente il fatto che Trenitalia sta abbandonando la Sardigna allo sbando, esattamente come il resto dei “servizi” dello Stato italiano. È utile ricordare che la rete sarda è tutta a scartamento ridotto, cioè presenta costi di costruzione e manutenzione molto minori: una rete tipica dei paesi ex-coloniali e poveri. Basta pensare che in tutta l’Europa lo scartamento ridotto è oggi ridotto a brevissimi tratti in aree marginali, mentre in America del Nord lo scartamento ridotto è sparito negli anni sessanta. La linea ferroviaria tra Sassari e lo snodo di Chilivani resterà bloccata per due giorni, isolando il nord Sardigna in un momento delicato dell’anno, in prossimità delle feste natalizie. Infatti mentre lo stato pensa di costruire opere faraoniche per arricchire gli speculatori italiani, in Sardegna c’è ancora il binario unico e quando succede un incidente o ci sono problemi di manutenzione di fatto il trasporto ferroviario si blocca. L’organizzazione dei lavoratori sardi A Manca pro s’Indipendentzia esprime la massima solidarietà al macchinista vittima della tragedia, alla sua famiglia e a tutti i suoi colleghi che a causa del colonialismo italiano subiscono da anni lutti e licenziamenti continui. A Manca pro s’Indipendentzia denuncia con forza lo stato di abbandono in cui versano tutti i servizi essenziali della nostra isola, a partire ovviamente dalla rete ferroviaria e viaria. Lo Stato italiano non ha alcun interesse ad investire qui i soldi che gli stessi sardi versano in imposte e che per statuto dovrebbero essere garantiti. Soltanto lo Stato dei lavoratori sardi potrà garantire quei sevizi essenziali per una collettività matura e moderna che oggi, in regime di colonialismo, ci sembrano un’utopia irrealizzabile!

A Manca pro s’Indipendentzia www.manca-indipendentzia.org

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