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    Cari Compagni ed Amici Abbiamo cercato di impostare il blog in modo da contribuire all’informazione, alla denuncia di particolari situazioni lavorative, alla formazione, alla solidarietà di classe. In questo senso abbiamo voluto concepire il blog come uno strumento al servizio della difesa dei proletari e dei lavoratori ed abbiamo cercato in queste prime settimane di pubblicare materiali (notizie, volantini, documenti ecc.) che potessero servire a sviluppare idee, competenze, organizzazione ed opposizione. Pensiamo che il blog se da un lato deve porsi al servizio di un processo collettivo, dall’altro a sua volta deve venire costruito in un processo collettivo. Un blog di questo tipo ha tanto maggiore senso quanto più contribuisce a stimolare e valorizzare la partecipazione e gli apporti del compagni e dei lavoratori. Non viviamo più nel ventesimo secolo e questo vuol dire che i lavoratori hanno orami accumulato enormi competenze nei campi più disparati, il problema è che queste conoscenze vengono prevalentemente coltivate in modo individuale e spesso individualistico, non vengono socializzate e tradotte in un processo costituente di una nuova collettività. Senza cultura proletaria non ci può essere un reale movimento di trasformazione sociale e politico, ma questa cultura non va inventata dal nulla, quanto costruita attraverso un processo di generazione collettiva. Una cultura innovativa capace di unificare e ricomporre i lavoratori può diventare una forza in grado di cambiare il mondo. Per quanto ci riguarda vi chiediamo di costruire il blog insieme a noi rendendolo tra l’altro uno strumento utile per la difesa dei lavoratori. Tramite il blog altri lavoratori potranno entrare in rapporto con lo slai cobas del Trentino scegliendo liberamente il livello di questo rapporto. Apposite pagine del blog sono quindi destinate alla pubblicazione, alla segnalazione ed alle denunce, alle richieste d’informazione ecc. Ormai i blog stanno diventando un mezzo di comunicazione e di dibattito capace di concretizzarsi nella formazione di reti di relazioni, iniziative collettive e movimenti. Speriamo di non essere da meno di tanti politici di potere, di tanti servi intellettuali e vip, di tanti esponenti di una ‘sinistra’ marcia. Tutte queste bande di privilegiati e parassiti usano utilmente il web vecchio e nuovo al servizio degli interessi di una parte ristretta della società. Spetta ai proletari, ai lavoratori ed agli strati popolari usare tutti i mezzi di comunicazione in modo competente e creativo al servizio degli sfruttati.
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SOLIDARIETA’ A TUTTI I LAVORATORI E LE LAVORATRICE DELLA ARCESE TRASPORTI SPA IN LOTTA!

Pubblicato da slaicobastrentino su febbraio 28, 2012

SOLIDARIETA’ A TUTTI I LAVORATORI E LE LAVORATRICE
DELLA ARCESE TRASPORTI SPA IN LOTTA!

Il Sindacato di Base Multicategoriale di Trento esprime pubblicamente la propria solidarietà ai lavoratori ed alle lavoratrici dell’ARCESE TRASPORTI SPA di Arco/Rovereto, da oggi in sciopero davanti ai cancelli dello stabilimento aziendale roveretano della multinazionale di autotrasporti.
E’ giunto il momento della lotta e della denuncia.
I sindacati di regime, CGIL-CISL-UIL, hanno vergognosamente tenuto nascosta la procedura di licenziamento collettivo avviata dalla dirigenza Arcese per 250 lavoratori lo scorso 30 gennaio 2012. Non solo: hanno avallato in silenzio due anni di cassa integrazione guadagni ordinaria, gestita autonomamente dalla direzione (ultimamente un lavoratore è stato collocato in cassa perché doveva attendere la data della visita avanti il medico competente per l’idoneità al lavoro!): Hanno sottoscritto, per l’unità di Rivalta di Torino la CIGS per un anno (dal 14/02/2011 al 13/02/2012) ed ora la vorrebbero per l’unità produttiva trentina. Scaricare sul pubblico il costo del lavoro mentre il magnate dei TIR s’arricchisce in Slovacchia ed in Romania.
Non una sola denuncia per controbattere ad Arcese che nel 2011 ha lavorato per aprire in Romania e spostare in quello stato la sede legale ed i lavoratori, ovviamente lavorando qui.
E poi, sui media, ha il coraggio di parlare della concorrenza dell’est europeo! Arcese è la concorrenza dei paesi dell’est europeo e, come lui, tutte le imprese italiane “esterovestite” (Corriere Rosa, Martinelli trasporti, Pedot Autotrasporti, Sae spa, ecc.).
Restituisca tutti i milioni di euro ed i miliardi di lire ottenuti, sotto forma di finanziamenti di leasing mobiliare, lease-back, ecc., dalla Provincia Autonoma di Trento e di CIGO, CIGS, ecc.dallo Stato Italiano. Poi se ne può andare dove vuole…
Questo “self made man”, con i soldi pubblici… amico del potente democristiano Giulio Andreotti ed amico dei potenti d’ogni risma.
Il S.B.M. è al fianco dei compagni della confederazione COBAS che hanno avuto forza e coraggio di organizzare la lotta. E’ giunto il momento di boicottare ARCESE…

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Arcese licenzia in Italia, assume in Romania e prende soldi pubblici

Pubblicato da slaicobastrentino su febbraio 24, 2012

segnaliamo il seguente link e riportiamo il relativo articolo

http://www.linkiesta.it/arcese-romania

24 febbraio 2012 – 08:35

Inchiesta
Arcese licenzia in Italia, assume in Romania e prende soldi pubblici
Andrea Moizo

A lanciare l’allarme sono i sindacati: Arcese, azienda trentina dell’autotrasporto, una delle più grandi in Italia, licenzia circa un quarto dei dipendenti italiani mentre usufruisce di aiuti pubblici e, soprattutto, mentre assume in Romania. L’azienda, che dovrebbe chiudere il terzo bilancio in rosso, per ora non commenta, né parla la Provincia di Trento. Ma intanto il Senato aiuta il settore del trasporto su gomma a non subire la concorrenza di quello su rotaia.

24 febbraio 2012 – 08:35

L’allarme è partito pochi giorni fa dal responsabile del Sindacato di Base Multicategoriale di Trento, Fulvio Flammini: Arcese Trasporti Spa, con sede ad Arco (Trento) una delle più grandi società italiane di autotrasporto, guidata da Eleuterio Arcese, presidente di Anita (associazione di categoria aderente a Confindustria), «ha avviato lo scorso 30 gennaio le procedure di licenziamento collettivo per 190 autisti, 10 operai e 50 impiegati, praticamente un quarto dei dipendenti (in Italia sono circa 1.100, 4mila in tutto il mondo, nda)».

Consapevole che la crisi del settore è forte, Flammini ha tuttavia sottolineato almeno tre aspetti peculiari dell’iniziativa: «Ci sono voluti 20 giorni perché, indirettamente, venissimo a sapere che Arcese – seguendo la normativa che prevede che in caso di richiesta di mobilità l’azienda convochi solo le sigle firmatarie del contratto nazionale – aveva, per avviare la procedura, già incontrato due volte a Roma (8 e 17 febbraio) i responsabili di Cgil, Cisl e Uil. Che evidentemente non hanno ritenuto opportuno comunicare alla totalità dei dipendenti che un quarto di loro rischia il licenziamento». Un comportamento dei sindacati maggiori che Flammini riconduce ai dissidi fra le associazioni dei lavoratori in seno ad Arcese: «Sono mesi che, insieme agli altri sindacati di base (Slai Cobas e Confederazione Cobas) cerchiamo di eleggere le Rsu, subendo il boicottaggio della “triplice”, che, consapevole di essere minoritaria, continua a ostacolare la nomina».

Giuseppe La Pietra, responsabile provinciale di Fit Cisl (la sezione del sindacato dedicata ai trasporti) ha replicato a Flammini, sostenendo che «non è stato comunicato nulla per il semplice fatto che l’azienda non ha presentato un preciso piano di impresa: non avendo dati certi, non potevamo dare notizia di alcunché, anche perché la procedura di mobilità non è stata da noi accettata e non è partita. Nel secondo incontro, quindi, il tavolo è saltato e adesso aspettiamo una convocazione dal Ministero, dopo che la Provincia non ci ha invitato al vertice organizzato con l’azienda (il 21 febbraio, nda)».

Il rapporto fra la Provincia di Trento – nello specifico rappresentata dall’assessore all’Industria Alessandro Olivi – e Arcese è proprio il secondo aspetto peculiare evidenziato da Flammini, ricordando l’operazione di leaseback con cui l’ente nel 2009 comprò da Arcese per 18,6 milioni di euro un’area di 47mila mq per poi riaffittarla all’azienda. Come ricordato dalla Provincia stessa (pag.45), l’operazione mirava allo sviluppo del traffico su rotaia e vincolava l’azienda a mantenere 791 dipendenti nelle sue sedi in provincia di Trento. «Sorvolando sulle modalità con cui si è mascherato un contributo pubblico ad un’azienda del territorio in crisi, questa è la ragione» ha commentato Flammini «per cui chiediamo innanzitutto che la Provincia faccia pressione perché Arcese, prima della mobilità, faccia richiesta di misure più idonee a garantire la salvaguardia del lavoro, come ad esempio la cassa integrazione straordinaria (fra una settimana terminerà quella ordinaria per 168 dipendenti, nda), e secondariamente che pretenda da Arcese la restituzione dei 18,6 milioni, essendo venuta meno la clausola del mantenimento dell’occupazione. Se ciò non avverrà denunceremo il fatto alla procura competente e poi ci rivolgeremo anche all’Inps per le ‘strane’ casse integrazioni che in Arcese hanno preceduto i licenziamenti».

Il riferimento alla procedura di cassa integrazione ordinaria in essere, avviata due anni fa, chiama in causa il terzo punto oscuro della vicenda. Sia Flammini che il collega Antonio Mura (in un’intervista al Trentino), infatti, hanno affermato che, a fronte dei tagli operati da Arcese da tre anni a questa parte nella forza lavoro italiana, soprattutto fra gli autisti, la società avrebbe cominciato a cercare e ad assumere personale comunitario, ma proveniente da paesi esteri (Slovacchia e Romania in particolare), immatricolando molti dei suoi mezzi in paesi in cui sono state aperte apposite filiali (l’ultima in Romania). Il che stonerebbe con i soldi che il contribuente (attraverso l’Inps) spende per pagare il personale di Arcese in cassa integrazione.

Difficile naturalmente trovare conferme ufficiali a tale pratica. Certo che a farsi un giro fra i forum dei camionisti rumeni e i siti di annunci di offerte di lavoro a Bucarest e dintorni parrebbe che presso Arcese Transport Srl (società di diritto rumeno con sede a Cluj) le assunzioni siano fioccate, anche in tempi recenti (si veda ad esempio qui, qui e qui).

L’azienda – che dovrebbe chiudere il terzo bilancio negativo di fila (-16,8 milioni di euro nel 2009 e -19,6 l’anno dopo) con un fatturato in calo (circa 250 milioni contro i 288 del 2010) – ha per ora mantenuto il riserbo: «Preferiamo non commentare. Stiamo cercando di uscire da questa situazione tutelando il più possibile i dipendenti e un gruppo che dà lavoro non a 250 persone, ma a 4mila» ha commentato Aurora Arcese. Nonostante un giorno e mezzo di approcci con il suo ufficio stampa l’assessore Olivi non ha invece trovato il tempo di rispondere alle nostre domande e di fornire un resoconto del meeting con l’azienda.

A proposito di politiche per l’intermodalità e dello switch dalla gomma alla rotaia, è curioso (quanto forse intempestivo), infine, che proprio Anita abbia diffuso questo comunicato: «La Commissione Esteri del Senato ha votato un provvedimento che conferma la volontà dell’Italia di escludere le infrastrutture per il trasporto dall’accordo internazionale che tutela il sistema ambientale alpino. Siamo soddisfatti che il Senato abbia confermato la decisione assunta dalla Camera nel 2010, sostenuta dal precedente Governo e dalla Consulta generale per l’autotrasporto e la logistica. Si tratta di un risultato importante che auspichiamo venga approvato definitivamente in aula», ha dichiarato Eleuterio Arcese, presidente di Anita. «La ratifica del Protocollo trasporti comporterebbe la rinuncia del nostro Paese alla costruzione e al potenziamento delle infrastrutture stradali sulle Alpi, con inevitabili ripercussioni sul traffico stradale dell’arco alpino, già penalizzato da misure restrittive di transito. Una limitazione al traffico stradale di merci, in assenza di una valida alternativa ferroviaria, penalizzerebbe non solo l’autotrasporto ma l’intero sistema economico italiano».

Speriamo che prossimamente Arcese possa spiegare anche quale parte dei soldi necessari a costruire «una valida alternativa ferroviaria» sulle Alpi, da decenni mancanti, venga ogni anno spesa dallo Stato per tenere in piedi i bilanci delle aziende di autotrasporto

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LICENZIAMENTI ARCESE: SBM, secondo comunicato stampa

Pubblicato da slaicobastrentino su febbraio 21, 2012

Spettabili Redazioni,

pare che la nostra denuncia di ieri, che svelava una trattativa segreta fra la dirigenza ARCESE e CGIL-CISL-UIL di categoria sui 250 licenziamenti previsti per i prossimi giorni, abbia sollevato un vespaio.

Chi dichiara che si sta lavorando in sede sindacale per una soluzione mediata a favore del “patrimonio umano, chi afferma che si passerà alla Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria e poi si vedrà fra 12 mesi, chi vuole capire il piano d’impresa ed altre amenità.

 

Restano, però, due cose incontrovertibili dopo la nostra pubblica sortita:

a) se non denunciavamo ieri sera la vicenda ai mass media, tutto sarebbe passato in sordina. Un colosso dell’autotrasporto merci (ARCESE TRASPORTI), l’equivalente della FIAT per l’industria automobilistica - il cui titolare è capo degli autotrasportatori di Confindustria (Eleuterio Arcese) ed amico di Emma Marcegaglia (con la quale è in affari, visto che effettua trasporti per conto della di Lei società) – licenzia 250 lavoratori ed i sindacati ufficiali non convocano prima un’assemblea, non dicono nulla ai loro rappresentati, fanno ben due trattative (praticamente) segrete a ROMA.

Non è mai esistito nella storia sindacale che, a fronte di massicci licenziamenti, CGIL-CISL-UIL tengano tutto segreto!

A meno che le finalità non siano altre…

b) appena la notizia dei licenziamenti è divenuta di pubblico dominio, i protagonisti (azienda e sindacati) sono entrati in fibrillazione. Ora partono le convocazioni in Provincia (leggasi assessore OLIVI) per capire cosa stia succedendo, CGIL-CISL-UIL fanno la corsa a dichiarare che “salveranno” i lavoratori, dopo aver loro nascosto la verità. Il direttore del personale - adesso tutto conciliante nelle dichiarazioni ai mass media (quelle sulla tutela del ”patrimonio umano” o “patrimonio di autisti“, quasi stesse parlando d’una specie in via d’estinzione o d’una pianta rara!) - non dice che negli incontri rispettivamente tenutisi a Roma mercoledì 8 febbraio 2012 e venerdì 17 febbraio 2012 ha espressamente dichiarato per iscritto: “L’azienda ha fermamente ribadito ed ulteriormente illustrato la sussistenza degli esuberi così come illustrati, insieme alle relative motivazioni, nella lettera di apertura della procedura” per i 250 licenziamenti (verbale 8/2/12); e pochi giorni dopo: “L’azienda ribadisce le cause che hanno prodotto l’eccedenza di personale e dichiara che non sussistono i presupposti per porre in essere le misure richieste che ritiene inidonee a risolvere la situazione di eccedenza di personale attualmente esistente, come ampiamente illustrata nella lettera di apertura della procedura” per i 250 licenziamenti (verbale 17/2/12).

Ora le ipotesi sono due. O il direttore mente ai mass media (e, in Italia, sai che novita?), visto che in sede sindacale ha dichiarato esattamente il contrario di quanto riferito ai giornalisti, oppure stanno preparando qualcos’altro che non deve essere conosciuto pubblicamente. E ciò spiegherebbe la trattativa tenuta nascosta!

La vergogna più grande – su questo punto insistiamo! - sono però i comportamenti di CGIL – CISL – UIL: 250 licenziamenti tenuti nascosti! Ma dove siamo arrivati? I confederali difendono o non difendono i lavoratori? Chi – fra Loro addetti all’informazione – hanno mai avuto cognizione in Trentino di tanti licenziamenti tenuti nascosti dal sindacato? I sindacati in genere dovrebbero lanciare allarmi, coinvolgere la politica e l’opinione pubblica, denunciare … e, se proprio capita, magari anche lottare! Ma questi hanno celato ogni cosa e si sono anche nascosti o negati!

Noi, come sindacato di base multicategoriale, non lanciamo proclami di guerra. Ma sicuramente, se la PAT non dovesse riprendersi tutti i soldi pubblici regalati ad Arcese per salvare l’occupazione, una bella denuncia alla procura competente non gliela leva nessuno! E poi denuncia anche all’INPS per le “strane” casse integrazioni che in Arcese hanno preceduto i licenziamenti! Questa volta per il colosso (di sabbia) arcense non ci sarà un vertice romano che correrà in suo aiuto!

SINDACATO di BASE MULTICATEGORIALE

Via Giacomo Matteotti n. 14

38122 – TRENTO

cellulare 349/5366000

telefono 0461/934930

e-mail: sbm.trento@yahoo.it

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LICENZIAMENTI ARCESE: SBM, primo comunicato stampa

Pubblicato da slaicobastrentino su febbraio 21, 2012

primo comunicato di domenica sera
 
 
SINDACATO di BASE MULTICATEGORIALE
 
Via Giacomo Matteotti n. 14 – 38122 TRENTO (TN)
 
Telefonia mobile: 349/5366000 – telefax: 0461/934930
 
 
 
 
Trento, 19/02/2012
 
 
COMUNICATO STAMPA URGENTISSIMO!!!
 
Lo scorso 30 gennaio 2012 Arcese Trasporti spa ha avviato le procedure di licenziamento collettivo per 190 autisti, 10 operai e 50 impiegati “tutti iscritti al libro matricola presso le unità produttive di Arco (TN), Rovereto (TN),…” con massima velocità e segretezza, e lontano dal territorio, la direzione dell’Arcese e le categorie di CGIL CISL e UIL lo scorso 17 febbraio hanno già concluso a Roma le procedure  previste dalla legge n.223 del 1991 (norme sui licenziamenti collettivi e sulla mobilità). La velocità con cui si è conclusa questa prima fase delle procedure è alquanto sospetta, anche perché tutt’ora vi sono 168 lavoratori Arcese in cassa integrazione sino a fine febbraio.
 
Come sempre, in ogni operazione che coinvolge il gruppo Arcese, c’è qualcosa di sospetto.
 
Innanzitutto a settembre del 2009 la P.A.T. ha sottoscritto con il colosso arcense un’operazione di lease-back per un valore complessivo di 18,6 milioni di euro a carico della pubblica amministrazione. L’assessore provinciale Olivi per l’occasione si era così espresso: “l’operazione sul sito [Arcese] di Rovereto, oltre ad offrire sostegno alla più grande azienda dell’autotrasporto oggi presente in Trentino, che con questa operazione radichiamo ancor più al territorio grazie soprattutto alla forza lavoro che si impegna a mantenere, si inserisce nell’insieme di misure pensate dalla Provincia per rilanciare il settore dell’autotrasporto”. In realtà un bel finanziamento pubblico provinciale alla faccia delle direttive U.E. e nessun mantenimento dell’occupazione!
 
Ma c’è di più. Pochi giorni fa la Confederazione Cobas denunciava il silenzio della direzione aziendale e di CGIL CISL e UIL sulle elezioni per le RSU nelle unità produttive trentine da questa attivate; anzi, veniva denunciato un vero e proprio boicottaggio alle libere elezioni dei rappresentanti dei lavoratori. Ora tutto è più chiaro. Vista la forza dei sindacati di base in Arcese, sarebbe stato molto rischioso per la direzione aziendale di Arco trovarsi fra i piede veri sindacalisti e non marionette a suo servizio. E’ sufficiente la perdita di Giovanni Bossini!
 
Ora intervenga la provincia e l’assessore Olivi: si rifacciano ridare i 18,6 milioni di euro con gli interessi e impongano all’azienda di non smantellare l’organico delle maestranze presente in Trentino.
 
Proponiamo a tutti i Sindacati di base un grande sciopero con occupazione degli stabilimenti aziendali per impedire il trasferimento dei beni mobili in Romania, Slovacchia e Polonia.
 
Per maggiori informazioni chiamare FULVIO FLAMMINI al numero 3495366000.
 

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