SLAI COBAS TRENTINO ALTO ADIGE

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  • TRENTO 04/02/2012

  • TESSERAMENTO 2011

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  • I LAVORATORI PAGHERANNO MONTAGNE DI EURO PER LA LINEA AD ALTA-VORACITA’ BRENNERO-VERONA. E’ UN’OPERA CHE, MENTRE DEVASTERA’ LA SALUTE DEI CITTADINI E L’AMBIENTE, INGRASSERA’ POLITICI, COSTRUTTORI, GRANDI IMPRESE E BANCHE

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  • UN BLOG PER FARE COSA ?

    Cari Compagni ed Amici Abbiamo cercato di impostare il blog in modo da contribuire all’informazione, alla denuncia di particolari situazioni lavorative, alla formazione, alla solidarietà di classe. In questo senso abbiamo voluto concepire il blog come uno strumento al servizio della difesa dei proletari e dei lavoratori ed abbiamo cercato in queste prime settimane di pubblicare materiali (notizie, volantini, documenti ecc.) che potessero servire a sviluppare idee, competenze, organizzazione ed opposizione. Pensiamo che il blog se da un lato deve porsi al servizio di un processo collettivo, dall’altro a sua volta deve venire costruito in un processo collettivo. Un blog di questo tipo ha tanto maggiore senso quanto più contribuisce a stimolare e valorizzare la partecipazione e gli apporti del compagni e dei lavoratori. Non viviamo più nel ventesimo secolo e questo vuol dire che i lavoratori hanno orami accumulato enormi competenze nei campi più disparati, il problema è che queste conoscenze vengono prevalentemente coltivate in modo individuale e spesso individualistico, non vengono socializzate e tradotte in un processo costituente di una nuova collettività. Senza cultura proletaria non ci può essere un reale movimento di trasformazione sociale e politico, ma questa cultura non va inventata dal nulla, quanto costruita attraverso un processo di generazione collettiva. Una cultura innovativa capace di unificare e ricomporre i lavoratori può diventare una forza in grado di cambiare il mondo. Per quanto ci riguarda vi chiediamo di costruire il blog insieme a noi rendendolo tra l’altro uno strumento utile per la difesa dei lavoratori. Tramite il blog altri lavoratori potranno entrare in rapporto con lo slai cobas del Trentino scegliendo liberamente il livello di questo rapporto. Apposite pagine del blog sono quindi destinate alla pubblicazione, alla segnalazione ed alle denunce, alle richieste d’informazione ecc. Ormai i blog stanno diventando un mezzo di comunicazione e di dibattito capace di concretizzarsi nella formazione di reti di relazioni, iniziative collettive e movimenti. Speriamo di non essere da meno di tanti politici di potere, di tanti servi intellettuali e vip, di tanti esponenti di una ‘sinistra’ marcia. Tutte queste bande di privilegiati e parassiti usano utilmente il web vecchio e nuovo al servizio degli interessi di una parte ristretta della società. Spetta ai proletari, ai lavoratori ed agli strati popolari usare tutti i mezzi di comunicazione in modo competente e creativo al servizio degli sfruttati.
  • PERCHE’ SCEGLIERE LO SLAI COBAS DEL TRENTINO ALTO ADIGE ?

    I sindacati confederali sono irreversibilmente corrotti. Gli apparati dei sindacati confederali sono ormai indissolubilmente legati al capitale finanziario. I sindacalisti si riciclano nelle burocrazie dello stato, nelle finanziarie, nelle imprese cooperative, nei servizi alle imprese, negli uffici padronali delle “relazioni sindacali”, negli enti no-profit, nelle cooperative, nei partiti di potere. Dentro i sindacati confederali ci sono ancora immense energie di lotta che vanno difese, salvaguardate ed indirizzate verso la costruzione di un nuovo sindacato dei lavoratori capace di opporsi all’offensiva dei governi di centro-destra e di centro-sinistra e di far avanzare la lotta contro i padroni, le banche, le burocrazie statali, il capitalismo di stato ed il capitale europeo ed internazionale. Lo slai-cobas lavora, insieme a tanti altri lavoratori di diverse appartenenze, per la costruzione di un nuovo sindacato capace di rappresentare realmente gli interessi degli operai, dei disoccupati, dei precari, dei lavoratori svantaggiati, degli strati popolari. Lo Slai Cobas è un sindacato nazionale inter-categoriale quindi possono far parte dello Slai Cobas lavoratori di tutte le categorie. ___________________________________________
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Archivio per febbraio 2012

Da un ex dipendente della ditta Edilmarket Tramontin : lettera di scuse a Giuseppe Caldini

Pubblicato da slaicobastrentino su febbraio 29, 2012

riceviamo e pubblichiamo volentieri la lettera esemplare di un operaio che ha deciso di ravvedersi dopo essersi malaguratamente schierato con il padrone
Slai Cobas Trentino

Salve sono un ex dipendente della ditta Edilmarket Tramontin, dove ho lavorato per ben 13 anni, scrivo questa lettera perchè è da un pò che la mia coscienza mi spinge a farlo ed ora è arrivato il momento! Dunque vi ricordate la storia di mobbing in cui era stata coinvolta la ditta, e la lettera che i dipendenti scrissero per solidarietà alla stessa?

Ora vi spiego: io per ultimo  ho firmato la lettera in questione, perchè sapevo che quella lettera era solo un modo per non avere problemi all’interno della ditta, dai non è un mistero, si sa che queste cose si fanno solo per “quieto vivere”, è una scelta obbligata, ed ora che non lavoro più per loro mi sento in dovere di chiedere scusa a Giuseppe, e mi dissocio a pieno titolo da quella lettera, perchè in quel periodo quando lui fu vittima di questi fatti, il responsabile del magazzino di Lamar dove ero operaio io, mi disse apertamente e chiaramente di non parlare con Giuseppe perchè ritenuto una persona cattiva… di colpo ho pensato boh… ma poi io l’ho sempre salutato lo stesso, ora dire che nella ditta il mobbing verso lui è stato un caso isolato è TUTTO FALSO. La persona cattiva non è certo Giuseppe, e tanti altri ex dipendenti come me lo sanno bene.
..
Con questa lettera che spero di cuore mi venga pubblicata, spero anche che venga presa in considerazione per aiutare Giuseppe ad avere il risarcimento che merita.

www.youreporter.it/video_MOBBING_DA_EDILMARKET_TRAMONTIN_TN_E_LA_VERITA

 

Hasanagic  Muamer

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SOLIDARIETA’ A TUTTI I LAVORATORI E LE LAVORATRICE DELLA ARCESE TRASPORTI SPA IN LOTTA!

Pubblicato da slaicobastrentino su febbraio 28, 2012

SOLIDARIETA’ A TUTTI I LAVORATORI E LE LAVORATRICE
DELLA ARCESE TRASPORTI SPA IN LOTTA!

Il Sindacato di Base Multicategoriale di Trento esprime pubblicamente la propria solidarietà ai lavoratori ed alle lavoratrici dell’ARCESE TRASPORTI SPA di Arco/Rovereto, da oggi in sciopero davanti ai cancelli dello stabilimento aziendale roveretano della multinazionale di autotrasporti.
E’ giunto il momento della lotta e della denuncia.
I sindacati di regime, CGIL-CISL-UIL, hanno vergognosamente tenuto nascosta la procedura di licenziamento collettivo avviata dalla dirigenza Arcese per 250 lavoratori lo scorso 30 gennaio 2012. Non solo: hanno avallato in silenzio due anni di cassa integrazione guadagni ordinaria, gestita autonomamente dalla direzione (ultimamente un lavoratore è stato collocato in cassa perché doveva attendere la data della visita avanti il medico competente per l’idoneità al lavoro!): Hanno sottoscritto, per l’unità di Rivalta di Torino la CIGS per un anno (dal 14/02/2011 al 13/02/2012) ed ora la vorrebbero per l’unità produttiva trentina. Scaricare sul pubblico il costo del lavoro mentre il magnate dei TIR s’arricchisce in Slovacchia ed in Romania.
Non una sola denuncia per controbattere ad Arcese che nel 2011 ha lavorato per aprire in Romania e spostare in quello stato la sede legale ed i lavoratori, ovviamente lavorando qui.
E poi, sui media, ha il coraggio di parlare della concorrenza dell’est europeo! Arcese è la concorrenza dei paesi dell’est europeo e, come lui, tutte le imprese italiane “esterovestite” (Corriere Rosa, Martinelli trasporti, Pedot Autotrasporti, Sae spa, ecc.).
Restituisca tutti i milioni di euro ed i miliardi di lire ottenuti, sotto forma di finanziamenti di leasing mobiliare, lease-back, ecc., dalla Provincia Autonoma di Trento e di CIGO, CIGS, ecc.dallo Stato Italiano. Poi se ne può andare dove vuole…
Questo “self made man”, con i soldi pubblici… amico del potente democristiano Giulio Andreotti ed amico dei potenti d’ogni risma.
Il S.B.M. è al fianco dei compagni della confederazione COBAS che hanno avuto forza e coraggio di organizzare la lotta. E’ giunto il momento di boicottare ARCESE…

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PERCHE’ I SERVIZI SEGRETI per licenziare gli operai?

Pubblicato da slaicobastrentino su febbraio 25, 2012

Da il settimanale “Settegiorni” del 24 febbraio 2012.
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Arese – Innova Service:
PERCHE’ I SERVIZI SEGRETI per licenziare gli operai?

ARESE(bbi) I 70 lavoratori Alfa Romeo di Innova Service,
licenziati esattamente un anno fa da Angela di
Marzo e da allora in presidio permanente alla portineria
sud ovest del complesso, hanno vissuto quello che si
spera possa essere una svolta nella loro vicenda. Settimana
scorsa si è assistito infatti, all’allontanamento
dal sito industriale dei dipendenti Ismi, società di Angela
di Marzo, responsabile della gestione e manutenzione
delle portinerie dell’ex Alfa con posti di blocco dei
carabinieri e lunghe code di camion davanti alle portinerie,
rimaste chiuse per circa un’ ora. Al posto
dell’lsmi subentra l’Ivri, alla quale sarebbe
stato affidato il nuovo incarico. «Il fatto che la società
della Di Marzo sia stata allontanata dall’area, è positivo.
Potrebbe essere un passo in avanti se all’lvri si
sostituissero nella gestione delle portinerie i lavoratori
illegittimaménte, secondo il Tribunale, licenziati dalla
stessa Di Marzo – sostiene Renato Parimbelli, dello
Slai Cobas. Non sembra un caso che questi avvenimenti
siano concomitanti alla quinta udienza del processo
microspia contro Angela di Marzo, il fratello e Lorenzo
Fabbrizzi, capo del personale di Innova Service, accusati
di aver installato una microspia nell’ufficio di
Giuseppe Sala, ex direttore generale di Palazzo Marino e
amministratore delegato di Expo 2015. Da questa udienza
è emerso che la Di Marzo – responsabile della Innova
Service – lavora presso un corpo Nato a Solbiate Olona,
comando multinazionale utilizzato per interventi in
aree di crisi. I Cobas giustamente si domandano:
“«Come mai questi personaggi da servizi segreti ad
Arese per licenziare? e soprattutto, chi li ha messi lì?».

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LICENZIAMENTI DI MASSA ALLA EUROCOIBENTI E ALLA ISOLSUD

Pubblicato da slaicobastrentino su febbraio 25, 2012

riceviamo/diffondiamo

Siamo all’epilogo del teatrino messo in piedi in Fincantieri a Marghera per liberarsi di 150 operai oramai già spremuti dal lavoro e troppo sindacalizzati:

annunciati i licenziamenti di massa alla Eurocoibenti e alla IsolSud
E’ da oltre un anno che Eurocoibenti, o meglio l’allora suo amministratore e fondatore Giuseppe Corradengo, ha annunciato la messa in liquidazione della società.

Una società che ha vissuto per oltre 10 anni dentro Fincantieri in appalti di fatto irregolari, con modalità esecutive e direzionali tali da costituire di fatto una gallina dalle uova d’oro per Fincantieri, e per le società. oltre che per la Eurocoibenti stessa, che hanno “gestito” interposizione fittizia di manodopera in maniere diverse lungo oltre un decennio.

Una società quasi leader in italia nel settore navale, la Eurocoibenti, attiva a Palermo, ad Ancona, a Monfalcone, oltre che a Marghera, che “CHIUDE”, probabilmente per riaprire dopo, a cose fatte. Analogo passaggio per la ditta gemella, Isol Sud. Operai di Palermo, come la sede delle due società, e in gran parte, del Bangladesh.

L’ostacolo, per questa operazione del tutto malandrina verso i lavoratori che resteranno a casa, per essere un domani sostituiti da altri, più giovani e meno sindacalizzati, era costituito da un lato dal “ciclo produttivo” di Fincantieri a Marghera, che prima che terminasse una nave Costa, ne iniziava un’altra.

Ora, nonostante otto nuovi ordini di inizio 2011, ne sono partite solo tre.

A Marghera si è voluto attendere.

E’ cambiato il management, (ma non il capo dell’ufficio del personale di Marghera), di modo da non poter essere criticato alcun dirigente, si è parlato di crisi, si è data copertura alla cassa integrazione da parte dei media che hanno di fatto coperto il management “privatizzato” nella logica, della impresa PUBBLICA Fincantieri.

Così il “vuoto produttivo” è diventato da una parte una mossa precisa per permettere a molte aziende di chiudere in sordina, usando “cassa integrazione in deroga”, peraltro senza copertura INPS per mesi e mesi, con i lavoratori immigrati spinti ad abbandonare l’Italia, dall’altro, un “banco di prova” di come per l’ennesima volta ma in forma diversa, costruire un dissipamento del PATRIMONIO PUBBLICO NAZIONALE.

Infatti, Fincantieri è estremamente presente negli “States”, dove fa profitto in campo militare, commerciale ed in vari siti e situazioni.

Quindi a Fincantieri non interessa che i siti italiani perdano quattrini o vengano dissipati.

Logica da management, NON LOGICA NAZIONALE.

NON LOGICA DI IMPRESA.

La Fiom si è battuta male e poco contro tutto questo. Vero è che ci sono state le rivolte a Castellammare, a Palermo, a Genova, e numerose lunghe lotte anche a Monfalcone e Marghera, ma non c’è stato lo sputtanamento del RAZZISMO e dello SCHIAVISMO sotteso a queste scelte, tese appunto a riprendere SENZA INTRALCI, DOPO, con “carne fresca” e soprattutto, senza Cobas tra le palle.

La ns.estensione è notevolmente cresciuta, apriamo vertenze ora anche a Monfalcone e Genova, tra mille ostacoli certo, ma con una crescente coscienza di vari settori e di più nazionalità, di lavoratori immigrati.

Ma senza alcun appoggio, se non, a volte, da dove non te lo aspetteresti certo.

Ora il caso Eurocoibenti punta all’INEVITABILE SOLUZIONE della “mobilità”.

Siamo contrari.

Eurocoibenti la invitiamo a recedere dalla scelta fatta, che secondo noi era già stata annunciata sia nel settembre-ottobre-novembre 2010, con fraudolente casse integrazioni finalizzate addirittura al licenziamento di lavoratori in aspettativa all’estero, sia nel dicembre 2010, sia con l’annuncio nella primavera 2011 di 30 esuberi (e poi i numerosi contratti a tempo determinato alla Isol Sud a lavorare insieme, a dimostrarne la strumentalità).

Motivo per cui vi erano state numerose azioni antisindacali da parte di Eurocoibenti, sempre negate e sempre ricamuffate in avanti da Eurocoibenti, passando per le rotture annunciate con Fincantieri e Isolfin Romagnola, poi per i licenziamenti politici di Pietro e Faruk, poi per le conciliazioni monocratiche su numerosi ammanchi in busta paga a marzo-aprile-maggio 2011, infine con la annunciata disponibilità alla cassa integrazione, per giungere oggi all’annuncio della procedura di licenziamento collettivo. Fittizia, irregolare, illecita.

La lotta è stata frenata dal ruolo assunto dalla Cgil, che di fatto è stato funzionale a contenerla anziché a spingerla laddove avremo voluto noi, proprio per evitare questo epilogo di questa messinscena.

Ci auguriamo ancora, che si possa giungere al mantenimento dell’organico ed alla CIG, con tutte le garanzie di anticipazione possibili ed impossibili, anche alla luce dell’ottimo anche se tardivo risultato annunciato oggi per gli operai della Nuova Pansac.

Ma in ogni caso, la verità è questa.

Questo epilogo è stato curato e preparato con cura, un lavoro di 18 mesi per giungere a lasciare per strada 120 lavoratori di Eurocoibenti e almeno 30 di Isol Sud.

Il nostro compito non finisce qui.

Nè si concluderà in relazione all’incontro sindacale previsto in Provincia il 7 marzo, dopo che Eurocoibenti ha disdetto quello del 20 febbraio (2°sciopero questo mese) successivo all’incontro del 9 febbraio in cui c’è stato il presidio e l’incontro con tavoli separati in Provincia a Mestre.

Sia che Cgil punti ancora i piedi per escluderci dalla riunione, sia che qualcun altro, chissà perché, ci venga a dire che c’è stato l’accordo sulla mobilità, a tavolino, dalla solita os di turno confederale.

Siamo contro il licenziamento di questi lavoratori. E’ un delitto.

Abbiamo già annunciato a Fincantieri ed a tutte le ditte coinvolte che procederemo con i ns.studi legali anche nei loro confronti per qualsiasi mancanza economica e soprattutto per il posto di lavoro. Questo infatti è un appalto illecito. Giunti a questo punto è ciò che emerge con chiarezza.

La lotta continua.

SLAI COBAS MARGHERA per il sindacato di classe

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Arcese licenzia in Italia, assume in Romania e prende soldi pubblici

Pubblicato da slaicobastrentino su febbraio 24, 2012

segnaliamo il seguente link e riportiamo il relativo articolo

http://www.linkiesta.it/arcese-romania

24 febbraio 2012 – 08:35

Inchiesta
Arcese licenzia in Italia, assume in Romania e prende soldi pubblici
Andrea Moizo

A lanciare l’allarme sono i sindacati: Arcese, azienda trentina dell’autotrasporto, una delle più grandi in Italia, licenzia circa un quarto dei dipendenti italiani mentre usufruisce di aiuti pubblici e, soprattutto, mentre assume in Romania. L’azienda, che dovrebbe chiudere il terzo bilancio in rosso, per ora non commenta, né parla la Provincia di Trento. Ma intanto il Senato aiuta il settore del trasporto su gomma a non subire la concorrenza di quello su rotaia.

24 febbraio 2012 – 08:35

L’allarme è partito pochi giorni fa dal responsabile del Sindacato di Base Multicategoriale di Trento, Fulvio Flammini: Arcese Trasporti Spa, con sede ad Arco (Trento) una delle più grandi società italiane di autotrasporto, guidata da Eleuterio Arcese, presidente di Anita (associazione di categoria aderente a Confindustria), «ha avviato lo scorso 30 gennaio le procedure di licenziamento collettivo per 190 autisti, 10 operai e 50 impiegati, praticamente un quarto dei dipendenti (in Italia sono circa 1.100, 4mila in tutto il mondo, nda)».

Consapevole che la crisi del settore è forte, Flammini ha tuttavia sottolineato almeno tre aspetti peculiari dell’iniziativa: «Ci sono voluti 20 giorni perché, indirettamente, venissimo a sapere che Arcese – seguendo la normativa che prevede che in caso di richiesta di mobilità l’azienda convochi solo le sigle firmatarie del contratto nazionale – aveva, per avviare la procedura, già incontrato due volte a Roma (8 e 17 febbraio) i responsabili di Cgil, Cisl e Uil. Che evidentemente non hanno ritenuto opportuno comunicare alla totalità dei dipendenti che un quarto di loro rischia il licenziamento». Un comportamento dei sindacati maggiori che Flammini riconduce ai dissidi fra le associazioni dei lavoratori in seno ad Arcese: «Sono mesi che, insieme agli altri sindacati di base (Slai Cobas e Confederazione Cobas) cerchiamo di eleggere le Rsu, subendo il boicottaggio della “triplice”, che, consapevole di essere minoritaria, continua a ostacolare la nomina».

Giuseppe La Pietra, responsabile provinciale di Fit Cisl (la sezione del sindacato dedicata ai trasporti) ha replicato a Flammini, sostenendo che «non è stato comunicato nulla per il semplice fatto che l’azienda non ha presentato un preciso piano di impresa: non avendo dati certi, non potevamo dare notizia di alcunché, anche perché la procedura di mobilità non è stata da noi accettata e non è partita. Nel secondo incontro, quindi, il tavolo è saltato e adesso aspettiamo una convocazione dal Ministero, dopo che la Provincia non ci ha invitato al vertice organizzato con l’azienda (il 21 febbraio, nda)».

Il rapporto fra la Provincia di Trento – nello specifico rappresentata dall’assessore all’Industria Alessandro Olivi – e Arcese è proprio il secondo aspetto peculiare evidenziato da Flammini, ricordando l’operazione di leaseback con cui l’ente nel 2009 comprò da Arcese per 18,6 milioni di euro un’area di 47mila mq per poi riaffittarla all’azienda. Come ricordato dalla Provincia stessa (pag.45), l’operazione mirava allo sviluppo del traffico su rotaia e vincolava l’azienda a mantenere 791 dipendenti nelle sue sedi in provincia di Trento. «Sorvolando sulle modalità con cui si è mascherato un contributo pubblico ad un’azienda del territorio in crisi, questa è la ragione» ha commentato Flammini «per cui chiediamo innanzitutto che la Provincia faccia pressione perché Arcese, prima della mobilità, faccia richiesta di misure più idonee a garantire la salvaguardia del lavoro, come ad esempio la cassa integrazione straordinaria (fra una settimana terminerà quella ordinaria per 168 dipendenti, nda), e secondariamente che pretenda da Arcese la restituzione dei 18,6 milioni, essendo venuta meno la clausola del mantenimento dell’occupazione. Se ciò non avverrà denunceremo il fatto alla procura competente e poi ci rivolgeremo anche all’Inps per le ‘strane’ casse integrazioni che in Arcese hanno preceduto i licenziamenti».

Il riferimento alla procedura di cassa integrazione ordinaria in essere, avviata due anni fa, chiama in causa il terzo punto oscuro della vicenda. Sia Flammini che il collega Antonio Mura (in un’intervista al Trentino), infatti, hanno affermato che, a fronte dei tagli operati da Arcese da tre anni a questa parte nella forza lavoro italiana, soprattutto fra gli autisti, la società avrebbe cominciato a cercare e ad assumere personale comunitario, ma proveniente da paesi esteri (Slovacchia e Romania in particolare), immatricolando molti dei suoi mezzi in paesi in cui sono state aperte apposite filiali (l’ultima in Romania). Il che stonerebbe con i soldi che il contribuente (attraverso l’Inps) spende per pagare il personale di Arcese in cassa integrazione.

Difficile naturalmente trovare conferme ufficiali a tale pratica. Certo che a farsi un giro fra i forum dei camionisti rumeni e i siti di annunci di offerte di lavoro a Bucarest e dintorni parrebbe che presso Arcese Transport Srl (società di diritto rumeno con sede a Cluj) le assunzioni siano fioccate, anche in tempi recenti (si veda ad esempio qui, qui e qui).

L’azienda – che dovrebbe chiudere il terzo bilancio negativo di fila (-16,8 milioni di euro nel 2009 e -19,6 l’anno dopo) con un fatturato in calo (circa 250 milioni contro i 288 del 2010) – ha per ora mantenuto il riserbo: «Preferiamo non commentare. Stiamo cercando di uscire da questa situazione tutelando il più possibile i dipendenti e un gruppo che dà lavoro non a 250 persone, ma a 4mila» ha commentato Aurora Arcese. Nonostante un giorno e mezzo di approcci con il suo ufficio stampa l’assessore Olivi non ha invece trovato il tempo di rispondere alle nostre domande e di fornire un resoconto del meeting con l’azienda.

A proposito di politiche per l’intermodalità e dello switch dalla gomma alla rotaia, è curioso (quanto forse intempestivo), infine, che proprio Anita abbia diffuso questo comunicato: «La Commissione Esteri del Senato ha votato un provvedimento che conferma la volontà dell’Italia di escludere le infrastrutture per il trasporto dall’accordo internazionale che tutela il sistema ambientale alpino. Siamo soddisfatti che il Senato abbia confermato la decisione assunta dalla Camera nel 2010, sostenuta dal precedente Governo e dalla Consulta generale per l’autotrasporto e la logistica. Si tratta di un risultato importante che auspichiamo venga approvato definitivamente in aula», ha dichiarato Eleuterio Arcese, presidente di Anita. «La ratifica del Protocollo trasporti comporterebbe la rinuncia del nostro Paese alla costruzione e al potenziamento delle infrastrutture stradali sulle Alpi, con inevitabili ripercussioni sul traffico stradale dell’arco alpino, già penalizzato da misure restrittive di transito. Una limitazione al traffico stradale di merci, in assenza di una valida alternativa ferroviaria, penalizzerebbe non solo l’autotrasporto ma l’intero sistema economico italiano».

Speriamo che prossimamente Arcese possa spiegare anche quale parte dei soldi necessari a costruire «una valida alternativa ferroviaria» sulle Alpi, da decenni mancanti, venga ogni anno spesa dallo Stato per tenere in piedi i bilanci delle aziende di autotrasporto

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LICENZIAMENTI ARCESE: SBM, secondo comunicato stampa

Pubblicato da slaicobastrentino su febbraio 21, 2012

Spettabili Redazioni,

pare che la nostra denuncia di ieri, che svelava una trattativa segreta fra la dirigenza ARCESE e CGIL-CISL-UIL di categoria sui 250 licenziamenti previsti per i prossimi giorni, abbia sollevato un vespaio.

Chi dichiara che si sta lavorando in sede sindacale per una soluzione mediata a favore del “patrimonio umano, chi afferma che si passerà alla Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria e poi si vedrà fra 12 mesi, chi vuole capire il piano d’impresa ed altre amenità.

 

Restano, però, due cose incontrovertibili dopo la nostra pubblica sortita:

a) se non denunciavamo ieri sera la vicenda ai mass media, tutto sarebbe passato in sordina. Un colosso dell’autotrasporto merci (ARCESE TRASPORTI), l’equivalente della FIAT per l’industria automobilistica - il cui titolare è capo degli autotrasportatori di Confindustria (Eleuterio Arcese) ed amico di Emma Marcegaglia (con la quale è in affari, visto che effettua trasporti per conto della di Lei società) – licenzia 250 lavoratori ed i sindacati ufficiali non convocano prima un’assemblea, non dicono nulla ai loro rappresentati, fanno ben due trattative (praticamente) segrete a ROMA.

Non è mai esistito nella storia sindacale che, a fronte di massicci licenziamenti, CGIL-CISL-UIL tengano tutto segreto!

A meno che le finalità non siano altre…

b) appena la notizia dei licenziamenti è divenuta di pubblico dominio, i protagonisti (azienda e sindacati) sono entrati in fibrillazione. Ora partono le convocazioni in Provincia (leggasi assessore OLIVI) per capire cosa stia succedendo, CGIL-CISL-UIL fanno la corsa a dichiarare che “salveranno” i lavoratori, dopo aver loro nascosto la verità. Il direttore del personale - adesso tutto conciliante nelle dichiarazioni ai mass media (quelle sulla tutela del ”patrimonio umano” o “patrimonio di autisti“, quasi stesse parlando d’una specie in via d’estinzione o d’una pianta rara!) - non dice che negli incontri rispettivamente tenutisi a Roma mercoledì 8 febbraio 2012 e venerdì 17 febbraio 2012 ha espressamente dichiarato per iscritto: “L’azienda ha fermamente ribadito ed ulteriormente illustrato la sussistenza degli esuberi così come illustrati, insieme alle relative motivazioni, nella lettera di apertura della procedura” per i 250 licenziamenti (verbale 8/2/12); e pochi giorni dopo: “L’azienda ribadisce le cause che hanno prodotto l’eccedenza di personale e dichiara che non sussistono i presupposti per porre in essere le misure richieste che ritiene inidonee a risolvere la situazione di eccedenza di personale attualmente esistente, come ampiamente illustrata nella lettera di apertura della procedura” per i 250 licenziamenti (verbale 17/2/12).

Ora le ipotesi sono due. O il direttore mente ai mass media (e, in Italia, sai che novita?), visto che in sede sindacale ha dichiarato esattamente il contrario di quanto riferito ai giornalisti, oppure stanno preparando qualcos’altro che non deve essere conosciuto pubblicamente. E ciò spiegherebbe la trattativa tenuta nascosta!

La vergogna più grande – su questo punto insistiamo! - sono però i comportamenti di CGIL – CISL – UIL: 250 licenziamenti tenuti nascosti! Ma dove siamo arrivati? I confederali difendono o non difendono i lavoratori? Chi – fra Loro addetti all’informazione – hanno mai avuto cognizione in Trentino di tanti licenziamenti tenuti nascosti dal sindacato? I sindacati in genere dovrebbero lanciare allarmi, coinvolgere la politica e l’opinione pubblica, denunciare … e, se proprio capita, magari anche lottare! Ma questi hanno celato ogni cosa e si sono anche nascosti o negati!

Noi, come sindacato di base multicategoriale, non lanciamo proclami di guerra. Ma sicuramente, se la PAT non dovesse riprendersi tutti i soldi pubblici regalati ad Arcese per salvare l’occupazione, una bella denuncia alla procura competente non gliela leva nessuno! E poi denuncia anche all’INPS per le “strane” casse integrazioni che in Arcese hanno preceduto i licenziamenti! Questa volta per il colosso (di sabbia) arcense non ci sarà un vertice romano che correrà in suo aiuto!

SINDACATO di BASE MULTICATEGORIALE

Via Giacomo Matteotti n. 14

38122 – TRENTO

cellulare 349/5366000

telefono 0461/934930

e-mail: sbm.trento@yahoo.it

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LICENZIAMENTI ARCESE: SBM, primo comunicato stampa

Pubblicato da slaicobastrentino su febbraio 21, 2012

primo comunicato di domenica sera
 
 
SINDACATO di BASE MULTICATEGORIALE
 
Via Giacomo Matteotti n. 14 – 38122 TRENTO (TN)
 
Telefonia mobile: 349/5366000 – telefax: 0461/934930
 
 
 
 
Trento, 19/02/2012
 
 
COMUNICATO STAMPA URGENTISSIMO!!!
 
Lo scorso 30 gennaio 2012 Arcese Trasporti spa ha avviato le procedure di licenziamento collettivo per 190 autisti, 10 operai e 50 impiegati “tutti iscritti al libro matricola presso le unità produttive di Arco (TN), Rovereto (TN),…” con massima velocità e segretezza, e lontano dal territorio, la direzione dell’Arcese e le categorie di CGIL CISL e UIL lo scorso 17 febbraio hanno già concluso a Roma le procedure  previste dalla legge n.223 del 1991 (norme sui licenziamenti collettivi e sulla mobilità). La velocità con cui si è conclusa questa prima fase delle procedure è alquanto sospetta, anche perché tutt’ora vi sono 168 lavoratori Arcese in cassa integrazione sino a fine febbraio.
 
Come sempre, in ogni operazione che coinvolge il gruppo Arcese, c’è qualcosa di sospetto.
 
Innanzitutto a settembre del 2009 la P.A.T. ha sottoscritto con il colosso arcense un’operazione di lease-back per un valore complessivo di 18,6 milioni di euro a carico della pubblica amministrazione. L’assessore provinciale Olivi per l’occasione si era così espresso: “l’operazione sul sito [Arcese] di Rovereto, oltre ad offrire sostegno alla più grande azienda dell’autotrasporto oggi presente in Trentino, che con questa operazione radichiamo ancor più al territorio grazie soprattutto alla forza lavoro che si impegna a mantenere, si inserisce nell’insieme di misure pensate dalla Provincia per rilanciare il settore dell’autotrasporto”. In realtà un bel finanziamento pubblico provinciale alla faccia delle direttive U.E. e nessun mantenimento dell’occupazione!
 
Ma c’è di più. Pochi giorni fa la Confederazione Cobas denunciava il silenzio della direzione aziendale e di CGIL CISL e UIL sulle elezioni per le RSU nelle unità produttive trentine da questa attivate; anzi, veniva denunciato un vero e proprio boicottaggio alle libere elezioni dei rappresentanti dei lavoratori. Ora tutto è più chiaro. Vista la forza dei sindacati di base in Arcese, sarebbe stato molto rischioso per la direzione aziendale di Arco trovarsi fra i piede veri sindacalisti e non marionette a suo servizio. E’ sufficiente la perdita di Giovanni Bossini!
 
Ora intervenga la provincia e l’assessore Olivi: si rifacciano ridare i 18,6 milioni di euro con gli interessi e impongano all’azienda di non smantellare l’organico delle maestranze presente in Trentino.
 
Proponiamo a tutti i Sindacati di base un grande sciopero con occupazione degli stabilimenti aziendali per impedire il trasferimento dei beni mobili in Romania, Slovacchia e Polonia.
 
Per maggiori informazioni chiamare FULVIO FLAMMINI al numero 3495366000.
 

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SBM, comunicato stampa su attività antisindacale UNIFARM SPA TRENTO

Pubblicato da slaicobastrentino su febbraio 18, 2012

UNIFARM spa di Trento, sei società controllate ed otto partecipate, è “il più completo, aggiornato e personalizzato servizio alla farmacia”, che in 40 anni di vita ha aumentato di 20 volte il capitale sociale, di 300 volte il fatturato consolidato, di 10 volte il proprio personale dipendente ed i soci da 10 a 500.
Un mostro del capitale che, però, non rispetta i diritti sindacali sanciti dalla costituzione e dallo statuto dei lavoratori nei confronti dei sindacati di base. Negli ultimi mesi, alcuni lavoratori e lavoratrici stanchi dell’operato di CGIL-CISL-UIL, hanno deciso di rivolgersi al Sindacato di Base Multicategoriale per rivendicare i loro diritti.
Così, a dicembre u.s., una decina di loro hanno azionato una controversia di lavoro contro la società per vedersi riconoscere l’aumento di livello economico e gli arretrati di stipendio.
Cosa fa la “ricca” e “prestigiosa” UNIFARM SPA ?  Anziché risolvere in sede negoziale la controversia, la direzione dell’azienda decideva la linea del silenzio sulla questione (a fronte dell’invio di ben due lettere trasmesse dal sindacato ed una dallo studio legale del sindacato stesso, NESSUNA RISPOSTA!). In compenso iniziava una vera e propria “guerra psicologica” contro i lavoratori e le lavoratrici associati al sindacalismo di base.
Iniziano a sparire i comunicati sindacali (ultimi in ordine di tempo, quelli sullo sciopero nazionale del 27 gennaio 2012 e sul convegno del 4 febbraio 2012 organizzato da S.B.M. e SLAICOBAS del Trentino), viene impedito ai militanti sindacali di girare fuori servizio fra i reparti per ostacolare il proselitismo; ad una dipendente in maternità le viene negata l’ultima parte del periodo di assenza obbligatorio per legge, dichiarandola assente arbitraria e decurtandole la retribuzione; altro dipendente viene “invitato” a cancellare la propria adesione dal sindacato; le quote sindacali – la cui trattenuta in busta paga viene effettuata mediante cessione di credito – vengono dimenticate sulle tredicesime mensilità del personale dipendente iscritto a S.B.M.; il materiale di propaganda sindacale arbitrariamente sequestrato, seppur richiesto, non è stato restituito.
Tutto questo avviene mentre langue la trattativa sul rinnovo del contratto aziendale, oramai scaduto, e – vox populi, sed vox dei – i delegati sindacali di CGIL-CISL-UIL sarebbero stati tutti favoriti con idonea collocazione all’interno dell’organico aziendale.
S.B.M. ha già impegnato i legali per proporre una denuncia per condotta antisindacale (ai sensi dell’articolo 28 Statuto Lavoratori), congiuntamente a SlaiCobas del Trentino. Inoltre contro alcuni individuati dirigenti e funzionari UNIFARM spa di Trento verrà depositata denuncia-querela alla procura della repubblica competente per appropriazione indebita e distruzione di proprietà privata.

SINDACATO di BASE MULTICATEGORIALE

Via Giacomo Matteotti n. 14
38122 – TRENTO (TN)
telefonia mobile: 349/5366000
telefax: 0461/934930
@-mail. sbm.trento@yahoo.it

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Alfa Romeo di Arese_Cacciata l’azienda spionistica della Di Marzo

Pubblicato da slaicobastrentino su febbraio 15, 2012

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Roma manifestazione del 27 febbraio

Pubblicato da slaicobastrentino su febbraio 15, 2012

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Alfa Romeo : la Di Marzo responsabile di Innova Service lavora alla base NATO di Solbiate Olona

Pubblicato da slaicobastrentino su febbraio 13, 2012

Processo per la CIMICE a PALAZZO MARINO

Interrogato il colonnello Sergio PASCALI, comandante provinciale dei carabinieri di Milano dal 1997 all’ottobre 2011:
La Di Marzo lavora alla BASE NATO di Solbiate Olona.
La Di Marzo è di casa alla prefettura di Milano.

Nel tardo pomeriggio di giovedì scorso, al palazzo di giustizia di Milano presso la IV penale, giudice dott.ssa De Cristofaro, si è tenuta la quinta udienza del processo contro Angela Di Marzo, responsabile di Innova Service, la società di servizi che l’11 febbraio 2011 ha licenziato all’Alfa Romeo di Arese 70 operai, Lorenzo Fabbrizzi, capo del personale di Innova Service e Giuseppe Angelo Di Marzo, fratello di Angela e capo del personale all’Alfa Romeo di Arese con un’altra società della sorella (DM e ora ISMI) con la quale dal 2007 ad oggi sta gestendo la guardianìa alla portineria Est della stessa Alfa Romeo.

Fabbrizzi , la Di Marzo e il fratello, chiamati nel settembre 2009 dal comune di Milano a verificare la presenza di cimici in alcuni uffici, sono accusati di aver invece installato una microspia nell’ufficio di Giuseppe Sala, ex direttore generale di Palazzo Marino e oggi amministratore delegato di Expo 2015.

Nelle scorse udienze sono stati ascoltati il capo dell’EXPO, SALA, il comandante dei vigili di Milano, MASTRANGELO, l’ex segretario generale del comune di Milano, MELE, la Di Marzo, ispettori della Digos, marescialli, ecc..

Giovedì scorso per primo è stato interrogato il colonnello SERGIO PASCALI, comandante provinciale dei carabinieri di Milano dal 1° ottobre 1997 al 1° ottobre 2011.

Pascali ha detto tra l’altro che Angela Di Marzo, con una sua società, lavora presso il Rapid Deployable Corps della NATO di Solbiate Olona, nei pressi di Busto Arsizio (VA).
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Il NATO Rapid Deployable Corps – Italy (NRDC-ITA) “è una delle due organizzazioni di alto profilo della NATO con sede in Italia”; è un comando multinazionale costituito per il 70% da Ufficiali e Sottufficiali italiani e per il restante 30% da Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Germania, Spagna, Turchia, ecc…
In questa base NATO vi sono più di 2000 militari e civili. “Viene utilizzato come comando sempre disponibile per interventi multinazionali in aree di crisi”: in Afghanistan da gennaio a luglio 2009, ecc..
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Sì, avete letto bene.
E con questo curriculum la Di Marzo è stata scelta per dare lavoro (cioè per licenziare …) agli unici 70 operai ex Alfa Romeo che erano stati assunti sull’area Alfa Romeo tramite ABP (AIG-Lincoln_FIAT) sulla base di accordi -controfirmati anche da Formigoni e Penati oltre ai padroni dell’area e ai 4 sindaci della zona- accordi che garantivano l’assunzione di almeno 550 lavoratori ex Alfa Romeo.

Il colonnello Sergio PASCALI ha anche dichiarato che Angela Di Marzo aveva “rapporti amicali sia col prefetto di Milano, Lombardi, che anche con il prefetto vicario, il capo di gabinetto e i vice prefetti dello stesso Lombardi”.

Il PM ha poi chiesto a PASCALI se anche lui aveva avuto -al di là delle frequentazioni di ufficio- rapporti amicali con la Di Marzo.
PASCALI ha detto di aver preso sicuramente più di un caffè con la Di Marzo e che lei è venuta da lui diverse volte ma che i suoi rapporti con la stessa Di Marzo erano originati dalle continue riunioni che venivano fatte in prefettura per la situazione di Innova Service e dell’Alfa Romeo di Arese.
“Il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica si è riunito per non meno di 15 volte con all’ordine del giorno le manifestazioni che facevano i lavoratori all’Alfa Romeo di Arese”.

BASTA SPECULAZIONI sull’AREA dell’ALFA ROMEO di ARESE !
LAVORO all’ALFA per i LICENZIATI, i cassintegrati FIAT e i GIOVANI della zona !

Arese, 13 febbraio 2012 Slai Cobas Alfa Romeo

SLAI COBAS
Sindacato dei lavoratori autorganizzati intercategoriale
Sede legale: via Masseria Crispi 4 / 80038 Pomigliano D’Arco NA / tel/fax 081 8037023
Sede nazionale: viale Liguria, 49 / 20143 Milano / tel/fax 02 8392117
Sede Alfa Romeo: viale Luraghi snc / 20020 Arese MI / tel/fax 02 44428529

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SBM e SLAI COBAS del TRENTINO: ASSEMBLEA del 4 febbraio a TRENTO

Pubblicato da slaicobastrentino su febbraio 12, 2012



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intimidazione mafiosa contro operai slai cobas Alfa di Arese

Pubblicato da slaicobastrentino su febbraio 12, 2012

ALFA ROMEO di ARESE:
Coniglio con la testa staccata
nella tenda dei licenziati dall’azienda spionistica!

Grave atto intimidatorio e mafioso contro i 70 lavoratori Alfa Romeo di Innova Service, licenziati esattamente un anno fa e da allora in presidio permanente alla portineria sud ovest:

ieri mattina i lavoratori hanno trovato un coniglio morto con la testa staccata dentro la tenda usata per il presidio. La cerniera della tenda era chiusa.

Meno di due mesi fa era avvenuto un altro atto provocatorio e intimidatorio: erano state rubate attrezzature per il presidio che si trovavano dentro la tenda dei licenziati Alfa Romeo, era stata rotta una vetrata della portineria sud ovest, la posta del sito Alfa era stata aperta e buttata per terra.

I lavoratori hanno sporto denuncia.

Il licenziamento dei lavoratori di Innova Service è stato dichiarato illegittimo due mesi fa dal Tribunale di Milano ma, a tutt’oggi, i lavoratori sono sempre senza lavoro e non hanno neppure avuto arretrati e contributi.

La titolare di Innova Service è Angela Di Marzo;

proprio ieri pomeriggio si è tenuta a Milano la quinta udienza del processo per la microspia messa sotto il tavolo di Giuseppe Sala, amministratore delegato di EXPO 2015. La Di Marzo è sotto processo insieme al fratello e a Lorenzo Fabbrizzi, capo del personale di Innova Service fino a quando è stato arrestato a Firenze perchè accusato di aver dato tangenti ad alcuni marescialli dei carabinieri “nelle gare espletate da Uffici della Procura per il noleggio di apparati inerenti le intercettazioni ambientali ed altro”, nonché per l’ottenimento illecito di dati riservati della banca dati del ministero dell’Interno.
Ieri a Milano, nel processo microspia, è stato interrogato il colonnello Sergio Pascali, comandante provinciale dei carabinieri a Milano dal 2007 all’ottobre 2011, e Roberto Aruta, commercialista torinese e rappresentante di Innova Service assieme alla Di Marzo.
Domani invieremo un comunicato sull’importante udienza di cui sopra tenutasi ieri.

Arese, 10 febbraio 2012 Slai Cobas Alfa Romeo

SLAI COBAS
Sindacato dei lavoratori autorganizzati intercategoriale
Sede legale: via Masseria Crispi 4 / 80038 Pomigliano D’Arco NA / Tel. 081 8037023
Sede nazionale: Viale Liguria, 49 20143 Milano / Tel. 02 8392117
Sede Alfa Romeo Viale Luraghi Telefax 0244428529

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ALFA ROMEO / NATO / SERVIZI SEGRETI Processo per la CIMICE a PALAZZO MARINO: Interrogata ANGELA DI MARZO, titolare dell’azienda spionistica che un anno fa ha licenziato 70 operai Alfa Romeo

Pubblicato da slaicobastrentino su febbraio 7, 2012

Processo per la CIMICE a PALAZZO MARINO.

Interrogata ANGELA DI MARZO,
titolare dell’azienda spionistica
che un anno fa ha licenziato 70 operai Alfa Romeo:

“LAVORO CON I VERTICI DELLA NATO”
“FACCIO SERVIZI SEGRETI”
“SONO AMICA DI COLONNELLI e GENERALI”
“ALL’ALFA ROMEO HO LICENZIATO TUTTI I 70 OPERAI DI INNOVA SERVICE”

Nei giorni scorsi, al palazzo di giustizia di Milano presso la IV penale, giudice dott.ssa De Cristofaro, si è tenuta la quarta udienza del processo contro Angela Di Marzo, responsabile di Innova Service, la società di servizi che l’11 febbraio 2010 ha licenziato all’Alfa Romeo di Arese 70 operai, Lorenzo Fabbrizzi, capo del personale di Innova Service e Giuseppe Angelo Di Marzo, fratello di Angela e capo del personale all’Alfa Romeo di Arese con un’altra società della sorella (DM e ora ISMI) con la quale dal 2007 ad oggi sta gestendo la guardianìa alla portineria Est della stessa Alfa Romeo.

Fabbrizzi , la Di Marzo e il fratello, chiamati nel settembre 2009 dal comune di Milano a verificare la presenza di cimici in alcuni uffici, sono accusati di aver invece installato una microspia nell’ufficio di Giuseppe Sala, ex direttore generale di Palazzo Marino e oggi amministratore delegato di Expo 2015.

Il PM dott. Civardi ha chiesto ad Angela Di Marzo di esporre le sue qualità e competenze lavorative. La Di Marzo ha così risposto:
“Ho delle qualifiche istituzionali delle quali non posso fornire alcuna informazione”.
“Lavoro con la NATO”. “Dico quello che posso dire: nel 2009 si trasportavano le più alte cariche della NATO, si fornivano i mezzi e si portavano nei vari percorsi dove volevano andare”.
“Il mio tecnico era Lorenzo Fabbrizzi”; “l’ho conosciuto attraverso un mio ex socio, col quale avevamo una società chiamata TOP SECRET”.

La Di Marzo ha anche tra l’altro affermato:
di avere una stretta amicizia con l’ex comandante provinciale dei carabinieri di Milano colonnello Sergio Pascali, avvicendato 3 mesi fa dopo 4 anni di permanenza in quella carica; “ho conosciuto il comandante nelle situazioni sempre molte accese all’Alfa Romeo”, ove “ho anche subito una aggressione quando ero in stato di gravidanza” (!??);
di avere fatto una serie di master relativi agli aspetti della security manager. Ha citato in particolare un master del 2007 “con l’allora ten. colonnello e comandante dei RIS Luciano Garofano, ora generale, sulle scene del crimine” e “cosa bisognerebbe fare nell’immediatezza” di una uccisione;
di aver fatto il direttore commerciale per una società di Busto Arsizio: “il mio incarico era andare presso le procure, i carabinieri, la polizia e la guardia di finanza per proporre nuove tecnologie per intercettazioni e registrazioni”.

Riguardo a quest’ultima cosa c’è da registrare che il “tecnico”della Di Marzo (nonché capo del personale dei 70 lavoratori Alfa licenziati da Innova Service) Lorenzo Fabbrizzi è sotto processo anche a Firenze perchè accusato di aver dato tangenti e regalie varie (auto, viaggi in Thailandia, ecc..) ad alcuni marescialli dei carabinieri “nelle gare espletate da Uffici della Procura per il noleggio di apparati inerenti le intercettazioni ambientali ed altro”, nonché per l’ottenimento illecito di dati riservati della banca dati del ministero dell’Interno.

Nella scorsa udienza di dicembre, Giuseppe SALA, capo di EXPO 2015, ha tra l’altro dichiarato che non conosceva la Di Marzo ma che le diede l’incarico di bonificare i locali su suggerimento del segretario generale del comune di Milano Giuseppe MELE.
Secondo SALA, Giuseppe MELE, ora direttore generale della provincia di Monza e Brianza, gli disse che ANGELA DI MARZO AVEVA LAVORATO PER LA NATO e L’AVEVA ANCHE VISTA ALL’OPERA con i CARABINIERI di COMO.

MELE avrebbe anche detto a SALA che sulla DI MARZO GARANTIVA personalmente il PREFETTO LOMBARDI di MILANO.

Giuseppe MELE, già interrogato nella prima udienza del processo, aveva dichiarato al giudice che da oltre 10 anni aveva un comune amico con Angela Di Marzo, e cioè il colonnello Giuseppe DONNARUMMA, dal 1° ottobre 2011 comandante generale dei CC di Pesaro-Urbino e già vice comandante dei ROS a MILANO.

Dopo SALA è stato interrogato un ispettore della DIGOS il quale, tra l’altro, ha dichiarato di aver visionato COMPUTER e DOCUMENTI SEQUESTRATI alla DI MARZO e che contenevano anche informative sull’Alfa Romeo di Arese. Su questo, LaRepubblica del 28 novembre 2009 aveva già scritto che la Di Marzo, dopo una perquisizione, fu trovata in possesso di documenti e relazioni riservate dei Carabinieri riguardanti esponenti dello Slai Cobas dell’Alfa Romeo di Arese. “Non è dato sapere” perchè la “Di Marzo fosse in possesso di una relazione dei carabinieri” … “E resta da capire come e perchè se la sia procurata”.

CON QUESTO ELOQUENTE CURRICULUM, ANGELA DI MARZO NEL 2007 E’ STATA INVIATA DA QUALCUNO ALL’ALFA ROMEO DI ARESE PER FAR FUORI LO SLAI COBAS E I LAVORATORI MESSI SULLA STRADA DALLA FIAT MA SEMPRE IN LOTTA PER CHIEDERE IL RISPETTO DEGLI ACCORDI FIRMATI NEL 2003, 2004 E 2005 CON FORMIGONI, PENATI, i 4 SINDACI E I PROPRIETARI DELL’AREA.

La Di Marzo è comparsa all’Alfa Romeo di Arese, con la società DM, nell’aprile 2007 per gestire la portineria EST. Dopo pochi giorni un paramilitare con gravi precedenti penali, guardiano della DM, mandava all’ospedale due delegati dello Slai Cobas.
Nel gennaio 2009 la Di Marzo, con la società Innova Service, assume i 70 lavoratori ex Alfa Romeo che lavoravano per ABP (AIG_Lincoln-FIAT) nella società di servizi RINA. Subito la Di Marzo cerca di sbarazzarsi in ogni modo dei lavoratori (CIGO, poi cassata dall’ispettorato Inps, licenziamento dei delegati RSU Slai Cobas, centinaia di provvedimenti disciplinari immotivati, ecc) fino ad arrivare ai licenziamenti di tutti i lavoratori l’11 febbraio dello scorso anno.
Attualmente la Di Marzo, con la DM e la ISMI, gestisce sempre la portineria Est e le pulizie e la manutenzione del sito con l’assunzione di nuovi lavoratori precari e sottopagati al posto dei 70 licenziati.
La Di Marzo lavora all’Alfa per conto dei padroni dell’area e innanzitutto di ABP (AIG_Lincoln-FIAT) il cui amministratore delegato e presidente è Marco SALVINI, arrestato un anno fa per bancarotta fraudolenta.
ABP, già proprietaria di 1/3 dei 2milioni e 300mila mq dell’Alfa Romeo, ha già venduto quasi tutta la sua area a Brunelli e ad EUROMILANO.
Pertanto tutta l’area dell’Alfa Romeo è oggi di proprietà, oltre che della FIAT, di EUROMILANO e di BRUNELLI (IPER) i quali, già dal 2007, anno della comparsa ad Arese della Di Marzo, gestiscono unitariamente tutta l’area assieme alle istituzioni.
E le istituzioni (Regione, Provincia, comuni di Arese, Rho, Lainate e Garbagnate) comandano sull’area dell’Alfa da almeno 15 anni.
EUROMILANO è controllata da Unipol, Lega COOP, Compagnia delle Opere, CCL (Cisl e Acli), IntesaSanpaolo e Brunelli (Iper).
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Intanto da 1 anno esatto sono sulla strada i 70 lavoratori dell’Alfa licenziati dalla Innova Service della Di Marzo.
A dicembre il Tribunale ha dichiarati illegittimi i licenziamenti ma a tutt’oggi i lavoratori sono senza stipendio e senza lavoro, e la Di Marzo non ha pagato neanche i soldi e i contributi arretrati.

BASTA SPECULAZIONI sull’AREA dell’ALFA ROMEO di ARESE !
LAVORO per i LICENZIATI, i cassintegrati FIAT e i GIOVANI della zona !

Arese, 7 febbraio 2012 Slai Cobas Alfa Romeo

SLAI COBAS
Sindacato dei lavoratori autorganizzati intercategoriale
Sede legale: via Masseria Crispi 4 / 80038 Pomigliano D’Arco NA / tel/fax 081 8037023
Sede nazionale: viale Liguria, 49 / 20143 Milano / tel/fax 02 8392117
Sede Alfa Romeo: viale Luraghi snc / 20020 Arese MI / tel/fax 02 44428529

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