SLAI COBAS TRENTINO ALTO ADIGE

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  • TRENTO 04/02/2012

  • TESSERAMENTO 2011

  • NO ALLA GUERRA IMPERIALISTA CONTRO LA LIBIA

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  • NESSUN CONTRIBUTO PUBBLICO ALLE IMPRESE CHE DELOCALIZZANO ED INVESTONO ALL'ESTERO

  • I LAVORATORI PAGHERANNO MONTAGNE DI EURO PER LA LINEA AD ALTA-VORACITA’ BRENNERO-VERONA. E’ UN’OPERA CHE, MENTRE DEVASTERA’ LA SALUTE DEI CITTADINI E L’AMBIENTE, INGRASSERA’ POLITICI, COSTRUTTORI, GRANDI IMPRESE E BANCHE

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    NIENTE SOLDI PUBBLICI ALLE COOPERATIVE CHE SFRUTTANO E LICENZIANO I LAVORATORI

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  • BASTA CON I SINDACALISTI CORROTTI E' NECESSARIO COSTRUIRE UN NUOVO SINDACATO DEI LAVORATORI

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  • UN BLOG PER FARE COSA ?

    Cari Compagni ed Amici Abbiamo cercato di impostare il blog in modo da contribuire all’informazione, alla denuncia di particolari situazioni lavorative, alla formazione, alla solidarietà di classe. In questo senso abbiamo voluto concepire il blog come uno strumento al servizio della difesa dei proletari e dei lavoratori ed abbiamo cercato in queste prime settimane di pubblicare materiali (notizie, volantini, documenti ecc.) che potessero servire a sviluppare idee, competenze, organizzazione ed opposizione. Pensiamo che il blog se da un lato deve porsi al servizio di un processo collettivo, dall’altro a sua volta deve venire costruito in un processo collettivo. Un blog di questo tipo ha tanto maggiore senso quanto più contribuisce a stimolare e valorizzare la partecipazione e gli apporti del compagni e dei lavoratori. Non viviamo più nel ventesimo secolo e questo vuol dire che i lavoratori hanno orami accumulato enormi competenze nei campi più disparati, il problema è che queste conoscenze vengono prevalentemente coltivate in modo individuale e spesso individualistico, non vengono socializzate e tradotte in un processo costituente di una nuova collettività. Senza cultura proletaria non ci può essere un reale movimento di trasformazione sociale e politico, ma questa cultura non va inventata dal nulla, quanto costruita attraverso un processo di generazione collettiva. Una cultura innovativa capace di unificare e ricomporre i lavoratori può diventare una forza in grado di cambiare il mondo. Per quanto ci riguarda vi chiediamo di costruire il blog insieme a noi rendendolo tra l’altro uno strumento utile per la difesa dei lavoratori. Tramite il blog altri lavoratori potranno entrare in rapporto con lo slai cobas del Trentino scegliendo liberamente il livello di questo rapporto. Apposite pagine del blog sono quindi destinate alla pubblicazione, alla segnalazione ed alle denunce, alle richieste d’informazione ecc. Ormai i blog stanno diventando un mezzo di comunicazione e di dibattito capace di concretizzarsi nella formazione di reti di relazioni, iniziative collettive e movimenti. Speriamo di non essere da meno di tanti politici di potere, di tanti servi intellettuali e vip, di tanti esponenti di una ‘sinistra’ marcia. Tutte queste bande di privilegiati e parassiti usano utilmente il web vecchio e nuovo al servizio degli interessi di una parte ristretta della società. Spetta ai proletari, ai lavoratori ed agli strati popolari usare tutti i mezzi di comunicazione in modo competente e creativo al servizio degli sfruttati.
  • PERCHE’ SCEGLIERE LO SLAI COBAS DEL TRENTINO ALTO ADIGE ?

    I sindacati confederali sono irreversibilmente corrotti. Gli apparati dei sindacati confederali sono ormai indissolubilmente legati al capitale finanziario. I sindacalisti si riciclano nelle burocrazie dello stato, nelle finanziarie, nelle imprese cooperative, nei servizi alle imprese, negli uffici padronali delle “relazioni sindacali”, negli enti no-profit, nelle cooperative, nei partiti di potere. Dentro i sindacati confederali ci sono ancora immense energie di lotta che vanno difese, salvaguardate ed indirizzate verso la costruzione di un nuovo sindacato dei lavoratori capace di opporsi all’offensiva dei governi di centro-destra e di centro-sinistra e di far avanzare la lotta contro i padroni, le banche, le burocrazie statali, il capitalismo di stato ed il capitale europeo ed internazionale. Lo slai-cobas lavora, insieme a tanti altri lavoratori di diverse appartenenze, per la costruzione di un nuovo sindacato capace di rappresentare realmente gli interessi degli operai, dei disoccupati, dei precari, dei lavoratori svantaggiati, degli strati popolari. Lo Slai Cobas è un sindacato nazionale inter-categoriale quindi possono far parte dello Slai Cobas lavoratori di tutte le categorie. ___________________________________________
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Archivio per dicembre 2011

Lettera aperta al prof. Vangi, perito per la strage di Viareggio

Pubblicato da slaicobastrentino su dicembre 24, 2011


Lettera aperta al prof. Vangi, perito per la strage di Viareggio

Lei sa, parli nel rispetto delle 32 vittime

Lei, prof. Vangi, è stato indicato in qualità di perito dal Gip (Giudice per le indagini preliminari), dott. Silvestri, il 10 febbraio 2011. L’incarico Le è stato conferito il 7 marzo.
Il 4 novembre scorso (giorno conclusivo dell’incidente probatorio) a Lucca Le ho posto la seguente domanda: “In quanto perito dell’incidente probatorio ha informato chi di dovere del clima intimidatorio instaurato dal Gruppo ferrovie dello Stato italiane nei confronti dei ferrovieri consulenti di parte tanto da indurre il collega Filippo Cufari, rappresentante per i lavoratori alla sicurezza, ad abbandonare questo incarico?”
A questa precisa domanda non ha risposto. La radiazione di questo consulente ha contribuito a penalizzare la ricerca della verità nell’incidente probatorio. Tra l’altro, questo passaggio non è stato neppure riportato nel verbale del 4 novembre.
Ma non è la sola domanda che intendo farLe.
Lei, prof. Vangi, è a conoscenza del perché e di quando Le è stato affiancato il perito, ing. Licciardello. Può rispondere?
Lei, prof. Vangi, può dire quando la (sua) convinzione che il picchetto abbia forato la cisterna ha “virato” sulla tesi della piegata a zampa di lepre. Può dire perché ciò è avvenuto?
Lei, prof. Vangi, sapeva dell’incompatibilità dei ruoli svolti dall’ing. Licciardello (perito del Gip con contratto di programma retribuito da Rfi, Rete ferroviaria italiana)? Se sì, perché non ha informato chi di dovere?
L’ing. Licciardello, a precise domande del Pm (“i suoi rapporti poc’anzi delineati con Trenitalia, piuttosto che con il Gruppo Ferrovie hanno ad oggetto una qualche prestazione di tipo professionale, che sia di consulenza, che sia di prestazione d’opera, che sia di studio o di partecipazione a convegni come relatore su questo”), ha dichiarato (come da verbale): “Ora è difficile dirle … da che io ricordo no, è difficile ricordare in tanti anni …”.
Si trattava di ricordare Convegni e corsi tenuti il 4 novembre 2010 ed il 18 febbraio scorso o addirittura ricordare il Contratto di programma 2007-11 con incarico di consulenza del 13 maggio di questo anno e retribuito da Rfi (Società Fs indagata per la strage di Viareggio).
Lei, prof. Vangi, era a conoscenza di tutto ciò. Troppe domande che ancora non hanno avuto riposte.
Prof. Vangi, Lei sa. Dica quello di cui è a conoscenza nel rispetto delle sofferenze e dei dolori provocati dal disastro ferroviario del 29 giugno 2009.
Di fronte ad una strage come quella di Viareggio troverà sicuramente almeno un motivo per farlo. Le 32 vittime non avranno più vita ma si possono “ricompensare”, almeno, guardando in faccia i vivi.
In attesa, La saluto cordialmente.

Viareggio, 23 dicembre 2011

Riccardo Antonini
licenziato dalle ferrovie
il 7 novembre 2011

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SOLIDARIETA’ AI DUE LAVORATORI LICENZIATI DALLA COOP. IL GABBIANO DI TRENTO (Ravina) : NUOVA CAUSA DI LAVORO

Pubblicato da slaicobastrentino su dicembre 22, 2011

Promossa dal nostro sindacato un’altra causa di lavoro contro la Coop. Il Gabbiano di Via Provina 20 (Ravina-fraz. di Trento).
Dopo la positiva conclusione nell’ottobre scorso in sede conciliatoria davanti al giudice del lavoro relativa ad un lavoratore licenziato dalla Coop. Il Gabbiano negli anni precedenti ora una nuova causa per il licenziamento illegittimo di due lavoratori nel dicembre 2010.
Presentato in questi giorni infatti, il ricorso davanti alla magistratura.
Ricordiamo che tale Cooperativa che ama presentarsi come “cooperativa di solidarietà sociale” non è certo nuova a queste come ad altre imprese di dubbio valore sociale, etico ed imprenditoriale. Basti pensare che i lavoratori vengono assunti al 70% di un già misero salario di “operaio generico” e che per altro i primi tre anni lo stesso alario è pagato quasi interamente dai contribuenti (AZIONE 9). Allo scadere dei tre anni la Coop. spesso e volentieri poi si ingegna a licenziare o a far licenziare i lavoratori in modo da poterne assumere altri con relativi lauti contributi pubblici.
E’ GIUNTO IL MOMENTO DI DIRE CHE LE COOPERATIVE SOCIALI CHE LICENZIANO I LAVORATORI VANNO SANZIONATE E SE NECESSARIO VANNO CHIUSE ASSICURANDO OVVIAMENTE AI LAVORATORI UNA CONTINUITA’ LAVORATIVA PRESSO DITTE DI MAGGIOR SERIETA’ !!!
BISOGNA ORGANIZZARE IL CONTROLLO POPOLARE SULLE COOPERATIVE SOCIALI !!!

Slai Cobas del Trentino Difesa lavoratori delle Cooperative

cell. 3482448231

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NATO, CC e ROS, PREFETTO di MILANO: MICROSPIA e licenziati ALFA di Arese

Pubblicato da slaicobastrentino su dicembre 20, 2011

SLAI COBAS
Sindacato dei lavoratori autorganizzati intercategoriale
Sede legale: via Masseria Crispi 4 / 80038 Pomigliano D’Arco NA / telefax 081 8037023
Sede nazionale: viale Liguria, 49 20143 Milano / telefax 028392117
Sede Alfa Romeo Arese – viale Luraghi / telefax 0244428529
www.slaicobas.it

Processo per la CIMICE a PALAZZO MARINO:
Interrogato Giuseppe SALA, capo dell’EXPO 2015.

ANGELA DI MARZO, titolare dell’azienda spionistica
che da 10 mesi ha licenziato 70 operai Alfa Romeo,
“LAVORAVA per la NATO e per i CC di COMO”,
“GARANTIVA per lei il PREFETTO LOMBARDI di MILANO”,
“era stretta AMICA da 10 anni del vice capo dei ROS di Milano”,
“aveva documenti riservati dei CC sullo Slai Cobas Alfa Romeo”.

Ieri pomeriggio al palazzo di giustizia di Milano presso la IV penale, giudice dott.ssa De Cristofaro, si è tenuta la terza udienza del processo contro Angela Di Marzo, responsabile di Innova Service, la società di servizi che 10 mesi fa ha licenziato all’Alfa Romeo di Arese 70 operai, Lorenzo Fabbrizzi, capo del personale di Innova Service e Giuseppe Angelo Di Marzo, fratello di Angela e suo collaboratore all’Alfa Romeo di Arese.
Fabbrizzi, la Di Marzo e il fratello, chiamati nel settembre 2009 dal comune di Milano a verificare la presenza di cimici in alcuni uffici, sono accusati di aver invece installato una microspia nell’ufficio di Giuseppe Sala, ex direttore generale di Palazzo Marino e oggi amministratore delegato di Expo 2015.

Giuseppe SALA, rispondendo alle domande del PM Civardi, ha tra l’altro dichiarato che non conosceva la Di Marzo ma che le diede l’incarico di bonificare i locali su suggerimento del segretario generale del comune di Milano Giuseppe MELE.
Secondo SALA, Giuseppe MELE, ora direttore generale della provincia di Monza e Brianza, gli disse che ANGELA DI MARZO AVEVA LAVORATO PER LA NATO e L’AVEVA ANCHE VISTA ALL’OPERA con i CARABINIERI di COMO.
MELE avrebbe anche detto a SALA che sulla DI MARZO GARANTIVA personalmente il PREFETTO LOMBARDI di MILANO.

Giuseppe MELE, già interrogato nella prima udienza del processo, aveva dichiarato al giudice che da oltre 10 anni aveva un comune amico con Angela Di Marzo, e cioè il colonnello Giuseppe DONNARUMMA, dal 1° ottobre 2011 comandante generale dei CC di Pesaro-Urbino e già vice comandante dei ROS a MILANO.

Dopo SALA è stato interrogato un ispettore della DIGOS il quale, tra l’altro, ha dichiarato di aver visionato COMPUTER e DOCUMENTI SEQUESTRATI alla DI MARZO e che contenevano anche informative sull’Alfa Romeo di Arese. Su questo, LaRepubblica del 28 novembre 2009 aveva già scritto che la Di Marzo, dopo una perquisizione, fu trovata in possesso di documenti e relazioni riservate dei Carabinieri riguardanti esponenti dello Slai Cobas dell’Alfa Romeo di Arese. “Non è dato sapere” perchè la “DiMarzo fosse in possesso di una relazione dei carabinieri” … “E resta da capire come e perchè se la sia procurata”.

La Di Marzo è comparsa all’Alfa Romeo di Arese, con la società DM, nell’aprile 2007 per gestire la portineria sud ovest. Dopo pochi giorni un paramilitare con gravi precedenti penali, guardiano della DM, mandava all’ospedale due delegati dello Slai Cobas.
Nel gennaio 2009 la Di Marzo, con la società Innova Service, assume i 70 lavoratori ex Alfa Romeo che lavoravano per ABP (AIG_Lincoln-FIAT) nella società di servizi RINA. Subito la Di Marzo cerca di sbarazzarsi in ogni modo dei lavoratori (CIGO, poi cassata dall’ispettorato Inps; licenziamento dei delegati RSU Slai Cobas, centinaia di provvedimenti disciplinari immotivati, ecc) fino ad arrivare ai licenziamenti di tutti i lavoratori l’11 febbraio scorso.
Attualmente la Di Marzo, con la DM, gestisce sempre la portineria Est con l’assunzione di nuovi lavoratori precarie/sottopagati al posto dei licenziati che gestivano la portineria sud ovest;
inoltre con la nuova società ISMI, sempre con lavoratori precari e sottopagati, gestisce le pulizie e la manutenzione del sito, tutti lavori che facevano i 70 licenziati.
La Di Marzo lavora all’Alfa per conto dei padroni dell’area e innanzitutto di ABP (AIG_Lincoln-FIAT) il cui amministratore delegato e presidente è Marco SALVINI, arrestato un anno fa per bancarotta fraudolenta.
ABP, proprietaria di 1/3 dei 2milioni e 300mila mq dell’Alfa Romeo, ha già venduto (a Brunelli) o sta vendendo (ad EUROMILANO) tutta l’area di sua proprietà.
Pertanto tutta l’area dell’Alfa Romeo è oggi di proprietà, oltre che della FIAT, di EUROMILANO e di BRUNELLI (IPER) i quali, già dal 2007, anno della comparsa ad Arese della Di Marzo, gestiscono unitariamente tutta l’area assieme alle istituzioni.
E le istituzioni (Regione, Provincia, comuni di Arese, Rho, Lainate e Garbagnate) comandano sull’area dell’Alfa da almeno 15 anni.
EUROMILANO è controllata da Lega COOP (Penati), Compagnia delle Opere (Formigoni), Unipol (CGIL-CISL-UIL), CCL (Cisl e Acli), IntesaSanpaolo e Brunelli.
Il sindaco di ARESE, Fornaro, si è appena dimesso perchè arrestato per una tangente di 950.000 euro…

ECCO A CHI SIAMO IN MANO !
BASTA CON LA TANGENTOPOLI DELL’ALFA ROMEO di ARESE

Il 28 dicembre prossimo, presso il Tribunale del lavoro di Milano, ci sarà la sentenza nella causa intentata dai 70 licenziati Alfa Romeo (con l’avv. Mirco Rizzoglio) contro la società Innova Service della Di Marzo (difesa dall’avv. Jacovazzi e dall’avv. Luigi Liguori, il quale è anche l’avvocato penalista della Di Marzo per la cimice a palazzo Marino) e contro ABP (AIG_Lincoln-FIAT), difesa dall’avv. Li Bassi e dall’avv. Carlo Fossati, dello studio ICHINO.

SARANNO SEMPRE I LAVORATORI COME AL SOLITO A PAGARE?

NO ai LICENZIAMENTI
LAVORO ad ARESE per i licenziati,
i cassintegrati FIAT e i giovani della zona.

Da novembre i licenziati hanno perso anche
l’indennità di disoccupazione.
CASSA di RESISTENZA
per i LICENZIATI
dell’ALFA ROMEO
I versamenti possono essere effettuati, indicando la causale:
Cassa di Resistenza Licenziati Alfa Romeo
• con bonifico sul c/c
IBAN IT51 O030 6901 6261 0000 0031 219
intestato a: SLAI, viale Liguria 49, 20143 Milano
• con vaglia postale intestato a:
SLAI COBAS, viale Liguria 49, 20143 Milano

Arese, 16 dicembre 2011 Slai Cobas Alfa Romeo

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Mario MONTI, dirigente FIAT dal 1979 al 1993 : NON SA NULLA DELLE TANGENTI DATE A CRAXI ?

Pubblicato da slaicobastrentino su dicembre 15, 2011

Mario MONTI: dirigente FIAT dal 1979 al 1993.

NON SA NULLA DELLE TANGENTI DATE A CRAXI ?

Dopo il regalo dell’Alfa Romeo, la FIAT prese precisi impegni con lo Stato su Arese e Pomigliano: perchè MONTI non li fece rispettare?

Nessuno ne parla ma il bocconiano MARIO MONTI non è solo l’uomo delle banche e della finanza (prima COMIT e GENERALI e poi GOLDMAN SACHCS) ma è stato innanzitutto un “UOMO FIAT”.

MONTI ha fatto parte dei CdA della FIAT dall’età di 36 anni (1979) all’età di 50 anni (1993); dopodichè, dal ’94 al 2004 è stato Commissario UE.

E alla FIAT non era un comprimario ma comandava:
CdA GILARDINI (FIAT) dal 1979 al 1983;
CdA FIDIS (FIAT) dal 1982 al 1988;
Cda e comitato esecutivo FIAT dal 1988 al 1993;
oltre a Mario Monti, facevano parte del comitato esecutivo FIAT Gianni e Umberto Agnelli, Gianluigi Gabetti e Franzo Grande Stevens.

Dal 1° gennaio 1987 la FIAT ha avuto in regalo l’Alfa Romeo dall’IRI (Prodi) e dallo Stato (Craxi, Andreotti, Amato, Darida, ecc..) impegnandosi per iscritto con il CIPI a mantenere i 40.000 lavoratori di Arese e Pomigliano e a pagare quattro soldi allo Stato con 5 comode rate annuali a partire dal 1993. Ma nel novembre 1993 riduce a 4.000 (e poi a zero) i lavoratori di Arese e così poi
con Pomigliano. E mentre la FIAT ridimensiona e poi chiude l’Alfa, riceve 1.000 miliardi dallo Stato solo per costruire gratis lo stabilimento di Melfi. E in questi anni la Fiat, mentre si sbarazzava di 40.000 operai Alfa Romeo, ha ricevuto “aiuti” di Stato di 2mila miliardi di lire per Arese e altrettanti per Pomigliano.

TUTTO CIO’ E’ AVVENUTO GRAZIE ALLE TANGENTI PAGATE DALLA FIAT AI POLITICI.
E TUTTO CIO’ E’ AVVENUTO MENTRE MARIO MONTI ERA A CAPO DELLA FINANZA FIAT (FIDIS) ED ERA UNO DEI 5 MEMBRI DEL COMITATO ESECUTIVO di TUTTA la FIAT.

Per le tangenti FIAT il 9 aprile 1997 il Tribunale di Torino ha condannato Romiti e Mattioli a oltre un anno di carcere, con sentenza confermata in Cassazione nel 2000 ma cassata qualche anno dopo con la legge di Berlusconi che ha depenalizzato il falso in bilancio. I 150 operai dello Slai Cobas che si costituirono parte civile nel processo di Torino furono comunque poi risarciti
con 1milione e 600mila lire a testa.
“Una gran brutta notizia”. E’ questo il commento dell’amministratore delegato dell’ Ambroveneto, Corrado Passera, alla notizia della sentenza di Torino (LaRepubblica, 10 aprile 1997).

Ma la tangentopoli FIAT è solo di Romiti? Ma non scherziamo!

Soldi avvolti in carta da giornale
“I pacchi di denaro arrivavano avvolti in carta da giornale accuratamente sigillati con nastro adesivo. Dal sesto piano di Corso Marconi, quartier generale della Fiat, le banconote – mezzo miliardo a pacco – venivano quindi portate al quinto piano, nell’ufficio della Signora Maria Nicola, addetta contabile e soprattutto segretaria di fiducia dell’ Amministratore delegato C.
Romiti. La funzionaria, impiegata presso la cassa centrale della Fiat S.p.A., ora in pensione, provvedeva poi a dividere il denaro in piccole mazzette”
(Repubblica 15.6.95).
———————–
“Sulla conoscenza da parte di Mario MONTI delle tangenti FIAT rimane perlomeno un ragionevole dubbio”;

Lo si può leggere a pag.627 di MANI PULITE “ LA VERA STORIA (di Barbacetto,
Gomez, Travaglio):

Poteva il presidente onorario della FIAT, il senatore a vita Giovanni AGNELLI, non sapere nulla dei fondi neri e delle tangenti del suo gruppo?
La Procura di Torino si è posta più volte questa domanda, ma non ha ricevuto alcuna notizia di reato nè alcuna risposta utile dalle centinaia di testimoni e imputati interrogati (Pomicino avrebbe voluto parlarne fuori verbale ma, quando i pm torinesi gli hanno spiegato che non si può, si è avvalso della facoltà di
non rispondere; Craxi ha giurato che di vil denaro si occupava Romiti, mentre l’Avvocato si limitava all’alta strategia). Così la Procura non ha potuto indagarlo. Senonchè il gup Saluzzo, nella sentenza che condanna Romiti e Mattioli, la invita esplicitamente ad aprire un’inchiesta sull’intero Comitato Esecutivo degli anni delle tangenti, e cioè su Giovanni e Umberto Agnelli, Gianluigi
Gabetti, Franzo Grande Stevens e Mario Monti. I cinque vengono dunque inquisiti per falso in bilancio nel maggio 1998. Ma ogni tentativo di approfondire il loro eventuale ruolo nel sistema illecito si infrange dietro i “non so” e le negazioni di chi potrebbe inguaiarli. Così alla Procura non rimane che chiedere
l’archiviazione, in quanto “non esistono sufficienti elementi di prova a carico dei membri del Comitato Esecutivo”……

Il 1° settembre 1998 il gip Paola DE MARIA archivia dunque il fascicolo sull’Avvocato e gli altri quattro, scrivendo che è “storicamente provato che Giovanni AGNELLI avesse mentito agli azionisti nel negare” le tangenti FIAT, ma non è provato che le conoscesse. Anche se sulla conoscenza sua e degli altri
quattro rimane perlomeno un “ragionevole dubbio”.

Romiti, secondo i magistrati di Torino, in soli 10 anni avrebbe accantonato fondi neri per almeno 1.000 miliardi!

“Centododici miliardi di lire falsamente dichiarati per un solo bilancio: quello del 1991. Le riserve occulte tuttavia risalirebbero “a far data dagli esercizi precedenti ad almeno il 1984″. E fra queste disponibilità vi sarebbero pure i “versamenti per almeno 4 miliardi di lire nella primavera 92 destinati
al PSI” (“La Repubblica” del 13/12/95).

Questa tangente di 4 miliardi di lire fu versata con assegno da ROMITI a CRAXI il 20 marzo 1992.
La fotocopia di questo assegno fu recapitata da Craxi ( già allora ad Hammamet) allo Slai Cobas Alfa Romeo tramite l’avvocato Lo Giudice.
Lo Slai Cobas consegnò la copia dell’assegno alla Procura di Torino.

Dato che MARIO MONTI è anche:

1.”Presidente europeo della commissione Trilaterale e presidente onorario di Brueguel, il think tank che lui stesso ha fondato nel 2005″ (Libero, 15-11-2011);
2.”L’Italia sarà il primo Paese al mondo ad avere un capo del governo che fa parte allo stesso tempo del comitato esecutivo della Trilateral e del Bilderberg group, considerati come due superlobby globali più influenti di stretta osservanza liberista”(Il fatto Quotidiano);
3.Mario Monti fa anche parte dell’ASPEN INSTITUTE, abbondantemente foraggiato con centinaia di milioni di lire al colpo con i fondi neri tangentizi FIAT, come comprovato dal processo ROMITI a Torino,

lo SLAI COBAS chiede a MARIO MONTI di chiarire la sua posizione sulla FIAT e sulle TANGENTI FIAT prima di dare altri soldi a sbafo a MARCHIONNE e alla FIAT per licenziare e portare gli stabilimenti e i soldi all’estero.

Arese_Pomigliano, 13 dicembre 2011 Slai Cobas www.slaicobas.it

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FIAT / NUOVA PANDA: AL VIA I… TAGLI OCCUPAZIONALI E PRODUTTIVI ALL’EX ALFA SUD DI POMIGLIANO

Pubblicato da slaicobastrentino su dicembre 15, 2011

FIAT / NUOVA PANDA: AL VIA I… TAGLI OCCUPAZIONALI E PRODUTTIVI ALL’EX ALFA SUD DI POMIGLIANO

PRESENTATO NELLE ASSEMBLEE DEL SINDACALISMO DI BASE AI CANCELLI IL DOSSIER :
LO SPECULATORE FINANZIARIO MARCHIONNE SFASCIA LE FABBRICHE E DELOCALIZZA, LO SPECULATORE FINANZIARIO MONTI (Comit, Generali, Goldman sahcs, ma innanzitutto ‘uomo fiat: tra l’altro del Ghota esecutivo insieme a Gianni ed Umberto Agnelli, Gianluigi Gabetti e Franz Grande Stevens) PORTA IL DISASTRO SOCIALE IN ITALIA.

CON UNA (750 GIORNALISTI ED UN PAIO DI MINISTRI DEL GOVERNO MONTI) PRENDE IL VIA IL PIANO BLUFF DI MARCHIONNE. GLI STESSI LIVELLI PRODUTTIVI (IMPROBABILI E SOVRADDIMENSIONATI) ANNUNCIATI DA MARCHIONNE PORTERANNO ENTRO IL 2012 AL TAGLIO DEL 70% DEGLI ORGANICI

IL NUOVO GOVERNO FAREBBE BENE A CHIARIRE LA POSIZIONE DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO SULLE MAZZETTE FIAT PER IL REGALO DELL’ALFA ROMEO ALLA FIAT

“MARCHIONNE MONTI… I SACRIFICI FATELI VOI”:
DOMANI, ORE 10, PIAZZA DEL GESU’,
NAPOLI’:
MANIFESTAZIONE UNITARIA
DEL
INDETTA DA SINDACATI DI BASE, COORDINAMENTO DI LOTTA PER IL LAVORO, BANCHI NUOVI, PRECARI BROS, PRECARI SCUOLA, CENTRI SOCIALI, AREA ANTAGONISTA, COLLETTIVI, STUDENTI,E FORZE POLITICHE

Slai cobas fiat e terziarizzate – Pomigliano, 14/12/2011

Pubblicato in: FIAT, governo Monti, SLAI COBAS NAZIONALE, Slai Cobas Pomigliano | Lascia un commento »

MARIO MONTI – ED IL SUO GOVERNO – CHIARISCA LA SUA POSIZIONE SULLE MAZZETTE ALLA FIAT E RESTITUISCA L’ALFA ROMEO ALLO STATO, INVECE DI TAGLIARE I DIRITTI, ED IL FUTURO, DEI LAVORATORI E DELLA POVERA GENTE

Pubblicato da slaicobastrentino su dicembre 15, 2011

Comunicato stampa: MARIO MONTI – ED IL SUO GOVERNO – CHIARISCA LA SUA POSIZIONE SULLE MAZZETTE ALLA FIAT E RESTITUISCA L’ALFA ROMEO ALLO STATO, INVECE DI TAGLIARE I DIRITTI, ED IL FUTURO, DEI LAVORATORI E DELLA POVERA GENTE

Martedì 13 Dicembre 2011 20:01

MONTI E MARCHIONNE: IL ‘PIANO FIAT’ PER GOVERNARE L’ ITALIA

MARIO MONTI – ED IL SUO GOVERNO – CHIARISCA LA SUA POSIZIONE SULLE MAZZETTE ALLA FIAT E RESTITUISCA L’ALFA ROMEO ALLO STATO, INVECE DI TAGLIARE I DIRITTI, ED IL FUTURO, DEI LAVORATORI E DELLA POVERA GENTE

Mentre stamattina, a Pomigliano, prendeva il via la pacchiana kermesse della Fiat (a complemento della chiusura di Arese con la destinazione d’uso dell’area alla speculazione finanziaria ed edilizia in prospettiva dell’Expo 2015). Mentre, ancora nella giornata di oggi, la Fiat ha sottoscritto a Torino, col compiacente sindacalismo giallo confederale, l’intesa sindacale nazionale di estensione-coatta (e priva di alcun mandato e consultazione dei lavoratori) dell’accordo di Pomigliano a tutte le fabbriche del gruppo Fiat e collegate, lo Slai cobas denuncia l’inquietante strategia parallela della Fiat di Marchionne e del Governo Monti per la destabilizzazione della democrazia sindacale e quella politica e l’azzeramento dei diritti dei lavoratori e di quelli sociali.

Nessuno ne parla ma il ‘bocconiano’ Mario Monti non è solo l’uomo delle banche e della speculazione finanziaria internazionale (prima Comit e Generali e poi Goldman Sachcs) ma è innanzitutto un UOMO FIAT. Oltre al CdA della Gilardini dal 1979 al 1983 e del Cda Fidis dal 1982 al 1988, dal 1988 al 1993 ha fatto parte del Cda Fiat ed insieme a Gianni ed Umberto Agnelli, a Gianluigi Gabetti e Franz Grande Stevens, del Comitato Esecutivo Fiat e non poteva non sapere del giro di mazzette e fondi neri che hanno consentito il regalo di Stato del Gruppo Alfa Romeo alla Fiat nel novembre del 1986 (governo Craxi con Prodi presidente dell’IRI).

Marchionne porta al disastro l’occupazione e la produzione, Monti porta al disastro sociale l’Italia. sono due facce della stessa medaglia: BISOGNA FERMARLI ! Anche di questo si parlerà domani nelle assemblee presidio dello Slai cobas alla Fiat di Pomigliano.

SLAI COBAS – COORDINAMENTO NAZIONALE – Pomigliano / Arese, 13/12/2011

Pubblicato in: FIAT, governo Monti, SLAI COBAS NAZIONALE, Slai Cobas Pomigliano | Lascia un commento »

ANSA Fiat presenta la nuova Panda : proteste Slai Cobas e Fiom contro piano del Lingotto

Pubblicato da slaicobastrentino su dicembre 14, 2011

ANSA Fiat presenta la nuova Panda
Elkann: ‘Pieno sostegno a Marchionne’. Proteste Slai Cobas e Fiom contro piano del Lingotto
14 dicembre, 15:21

Pubblicato in: NEWS | Lascia un commento »

Sciopero Generale 27 gennaio

Pubblicato da slaicobastrentino su dicembre 14, 2011

Sciopero Generale 27 gennaio

USB, SLAI COBAS, CIB-UNICOBAS, SNATER, USI e SICOBAS hanno indetto lo Sciopero generale di tutte le categorie pubbliche e private per intera giornata del 27 gennaio 2012 con Manifestazione nazionale a Roma.

Lo sciopero generale è indetto:

- contro il governo Monti che conferma le precedenti manovre, colpisce l’intero sistema pensionistico e il livello di vivibilità economica dei pensionati, riduce il potere d’acquisto dei salari attraverso l’aumento dell’IVA, dell’Irpef locale, dei ticket sanitari, delle accise sulla benzina e l’adozione dell’ICI sulla prima casa;

- contro le politiche ispirate dall’unione europea e condivise dai vari governi, che tutelano gli interessi del grande capitale bancario, finanziario ed economico, scaricando i costi della crisi capitalista sui lavoratori e sulle fasce di popolazione più disagiata;

- contro le precedenti manovre del governo Berlusconi che complessivamente prevedono misure su licenziamenti, privatizzazioni e peggioramento delle condizioni di lavoro dei lavoratori privati e del personale del pubblico impiego e della scuola (anche con l’accorpamento selvaggio degli istituti), compresa la riduzione del personale, la cassa-integrazione, la mobilità obbligatoria, la possibilità di licenziare e il blocco dei contratti, contro la riforma scolastica del Ministro Gelmini;

- contro le politiche del “piano Marchionne”, le delocalizzazioni e la deindustrializzazione in atto, l’estensione dell’accordo Pomigliano in tutto il gruppo Fiat e nelle aziende metalmeccaniche collegate, la cancellazione del contratto nazionale e la svolta autoritaria in atto nelle relazioni sindacali;

- contro il patto sociale e l’attacco ai diritti dei Lavoratori;

- contro l’accordo del 28 giugno 2011 tra Cgil, Cisl, Uil e Confindustria, ratificato il 21 settembre scorso che ha aperto la strada all’art. 8 della manovra del governo e alla cancellazione dei contratti nazionali;

- per la piena applicazione delle misure di tutela su salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.

USB – SLAI COBAS – CIB-UNICOBAS – SNATER – USI – SICOBAS

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FIAT POMIGLIANO / LANCIO NUOVA PANDA: TRE GIORNI DI MOBILITAZIONE DEI LAVORATORI

Pubblicato da slaicobastrentino su dicembre 13, 2011

FIAT POMIGLIANO / LANCIO NUOVA PANDA: TRE GIORNI DI MOBILITAZIONE DEI LAVORATORI

SOLO 300 OPERAI IN FABBRICA A SGOBBARE … PIU’ DI 1.000 GIORNALISTI FUORI A… “RACCONTARE BALLE”

UN PARADOSSO CHE BEN SI ADDICE ALLO SLOGAN DI MARCHIONNE …”NOI (LUI) SIAMO QUEL CHE FACCIAMO”… E LUI … A NAPOLI SI CHIAMANO MAGLIARI…

Il 13, 14 e 15 dicembre si svolge a Pomigliano la patinata kermesse con cui la Fiat spera di “rifarsi” l’immagine e mimetizzare il pesante processo di speculazione finanziaria, delocalizzazione impiantistica, deindustrializzazione, e parassitazione di finanziamenti pubblici, messo in atto da Marchionne e che già ha portato alla chiusura della Fiat di Termini Imerese, dell’Alfa di Arese e dell’Irisbus di Grottaminarda.

Siamo al paradosso che per lanciare il “nuovo” modello, la vecchia Panda blandamente riutilizzata, si mobilitano oltre 1.000 giornalisti ed i fabbrica lavorano oggi al montaggio appena 300 operai, con altri 200 tecnici tra capireparto, direttore di stabilimento, addetti al personale ed ingegneri vari… già ci sono 500 licenziati (messi in mobilità in questi mesi e mai rimpiazzati) e licenziamento per altri 3.000 lavoratori (in prevalenza operai) per l’impossibile risalita produttiva di un modello vecchio che non raggiungerà mai la iperbolica produzione di 280.000 vetture/anno millantata da Marchionne. Non a caso lo stesso, proprio in questi giorni ha abbassato il “tiro” puntando a 220.000. In realtà i dati/vendita reali saranno ben al di sotto di tali numeri e considerato che per produrre una vettura Panda occorrono 3 operai a fronte dei 10 necessari a produrre un’Alfa Romeo, il calcolo è bell’è fatto.

Ma già Basta – da solo – l’infelice slogan coniato da Marchionne e megagalatticamente disegnato sulla facciata del centro direzionale della fabbrica (“noi siamo quello che facciamo”) con gli operai in effige (disegnati in pupazzi a rappresentare lo schema della Panda) per offendere tutti i lavoratori Fiat in Italia e nel mondo, equiparati da Marchionne – in preda ad incontrollabile lapsus freudiano – a macchine, a pezzi meccanici inerti da lui diretti ed assemblati! La Fiat ed i suoi cantori vogliono trasformare gli operai in merce per produrre merci… l’ultima volta ci provò il nazismo… con la fine che ha fatto!

Marchionne e Monti sono due facce della stessa medaglia: vogliono innalzare i profitti del capitale e i guadagni dei ricchi a discapito dei diritti dei diritti e dei salari dei lavoratori e della povera gente.

Per questo da domani il sindacalismo di base si mobilita ai cancelli della fabbrica per contro-informare sui reali contenuti dei paralleli piani di Marchionne e di Monti e giovedì manifesterà a Napoli con tutte le organizzazioni sociali e politiche dalla parte dei lavoratori.

Slai cobas Fiat e terziarizzate – Pomigliano d’Arco, 12/12/2011

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MORTI SUL LAVORO DALL’ 1 GENNAIO AL 13 DICEMBRE 2011

Pubblicato da slaicobastrentino su dicembre 13, 2011

OSSERVATORIO INDIPENDENTE DI BOLOGNA SULLE MORTI PER INFORTUNI SUL LAVORO

http://cadutisullavoro.blogspot.com/

MORTI SUL LAVORO DALL’ 1 GENNAIO AL 13 DICEMBRE 2011

I MORTI SUL LAVORO DALL’INIZIO DELL’ANNO SONO COMPLESSIVAMENTE 1100 DI CUI SUI LUOGHI DI LAVORO 638 (tutti documentati) + 7,4% % SULL’INTERO 2010 (594). NEL NUMERO COMPLESSIVO CI SONO ANCHE I LAVORATORI MORTI SULLE STRADE, IN ITINERE E IN NERO.

NEL MESE SCORSO SONO STATI SUPERATI I MORTI SUI LUOGHI DI LAVORO DEGLI INTERI ANNI 2010 (594) e 2009 (555) . TRA POCHI GIORNI E’ MOLTO PROBABILE ANCHE IL SUPERAMENTO DEI MORTI SUI LUOGHI DI LAVORO DEL 2008 (637)

Oltre il 15% di queste vittime monitorate dall’Osservatorio lavoravano in nero o erano già in pensione. Si arriva a contare più di 1070 morti (stima minima) se si aggiungono i lavoratori deceduti in itinere o sulle strade. La strada può essere considerata una parentesi che accomuna i lavoratori di tutti i settori e che risente più di tutti gli altri della fretta, della fatica, dei lunghi percorsi, dello stress e dei turni pesanti in orari in cui occorrerebbe dormire. Purtroppo è impossibile sapere quanti sono i lavoratori pendolari sud-centro nord, centro nord-sud, soprattutto edili meridionali, che lavorano in nero o in grigio e che muoiono sulle strade percorrendo diverse centinaia di km nel tragitto casa-lavoro, lavoro-casa.

L’agricoltura ha già avuto 199 morti sui luoghi di lavoro e registra il 31,2 % di tutti i decessi. Gli agricoltori, come tutti gli anni, muoiono per la maggioranza in tarda età, schiacciati da trattori killer spesso senza protezioni che si ribaltano. Dall’inizio dell’anno, solo sui campi, sono già 121 i morti provocati da questa autentica bara in movimento. Da soli gli agricoltori schiacciati dal trattore sono il 19,2% di tutti i morti sul lavoro. A questo terrificante numero di vittime occorre aggiungerne altre tra le persone che incautamente sono a bordo del trattore con il guidatore. Poi ci sono altri morti sulle strade, quando il mezzo si scontra con automobilisti e motociclisti. Di queste vittime la maggioranza ha oltre 65 anni. Spesso questi anziani non sono in buono stato di salute per guidare un mezzo così pericoloso in un territorio in pendenza come quello italiano. Diverse vittime hanno addirittura oltre ottanta anni. A morire nell’indifferenza generale sono i nostri padri e i nostri nonni. I morti sui luoghi di lavoro con più di 65 anni sono quasi un terzo di tutte le vittime sul lavoro e moltissimi lavorano nell’agricoltura. Per salvare molte vite, sarebbe opportuno obbligare ad intervenire sulla cabina del trattore, in modo tale da non permettere al guidatore di essere sbalzato fuori in caso di manovra errata. Sarebbe anche opportuno sottoporre gli anziani agricoltori, quando raggiungono una certa età, ad una visita medica d’idoneità alla guida, anche se si guida il mezzo in terreni di proprietà. Con queste semplici misure tantissimi familiari di agricoltori non piangerebbero più la morte di un proprio caro.

L’edilizia ha già avuto dall’inizio dell’anno 168 vittime sui luoghi di lavoro e rappresenta il 26,6 % sul totale, le morti in edilizia sono dovute soprattutto a cadute dall’alto (38,25%) . Le vittime sono per la maggior parte edili meridionali e stranieri anche nei cantieri del centro-nord.

Oltre il 25% di tutti i morti sul lavoro ha più di 60 anni e le vittime in questa fascia d’eta sono quasi tutte concentrate in agricoltura e in edilizia. Il 28% ha meno di 40 anni, il 18% dai 40 ai 49, e il 18,3% dai 50 ai 59, del 10,7% delle vittime non siamo a conoscenza dell’età.

L’industria (comprese le aziende artigianali con meno di 15 dipendenti) ha già avuto 70 morti con il 10,9,%. A queste vittime occorre aggiungere i lavoratori esterni che non sono dipendenti ma prestatori di servizi nelle aziende.

L’autotrasporto 43 con il 7,1% .

Gli stranieri morti sui luoghi di lavoro sono 66 con il 10,4 % sul totale. I romeni sono oltre il 46% tutti i morti sui luoghi di lavoro tra gli stranieri e gli albanesi il 18,1%.

I giovani militari morti in Afghanistan sono 9 dall’inizio dell’anno e 44 dall’inizio della missione.

Situazione sul territorio

Qui sotto la situazione in ogni regione comparata con i morti sui luoghi di lavoro di tutto il 2010, col colore rosso sono evidenziate le regioni che hanno già eguagliato o superato i morti sui luoghi di lavoro dell’intero 2010:

Piemonte 48 registra + 71,4% in più dell’intero 2010 (28 morti)

Liguria 15 morti come nell’intero 2010 (15 morti)

Val d’Aosta 3 morti come nel 2010

Lombardia 73 morti -9,8 % sull’intero 2010 (81 morti)

Trentino Alto Adige 22 morti -31,2% sull’intero 2010 (32)

Friuli Venezia Giulia 13 morti +85% dell’intero 210 (7 morti)

Veneto, 47 morti registra – 11,3% sull’intero 2010 (53 morti)

Emilia Romagna 53 morti + 32,5% sull’intero 2010 (40 morti).

Toscana 41 morti +41,3% sull’intero 2010 (29 morti)

Marche 18 morti + 28,5% rispetto al 2010 (14 morti)

Umbria 17 nel 2011, +142% rispetto al 2010 (7 morti)

Abruzzo 27 morti + 28,5% rispetto al 2010 (21 morti)

Lazio 42 morti lo stesso numero di morti dell’intero 2010 (42 morti)

Molise 4 morti + 33% rispetto all’intero 2010 (3 morti)

Campania 38 morti -20,8% sull’intero 2010 (48)

Puglia 38 morti -15,5 % rispetto all’intero 2010 (45 morti)

Calabria 20 +11% rispetto all’intero 2010 (18 morti)

Basilicata 5 morti – 16,6% rispetto all’intero 2010 (5 morti)

Sicilia 42 morti lo stesso numero di morti del 2010 (42 morti).

Sardegna 22 morti – 8,3 dell’intero 2010 (24 morti)

Nel numero totale delle vittime regionali mancano i lavoratori morti sulle strade, autostrade, itinere e i militari morti in Afghanistan, con questi si arriva a contare oltre 1080 morti sul lavoro dall’inizio dell’anno (stima minima)

Le province con più di 5 morti sui luoghi di lavoro

Brescia 20, Torino 17 – Roma 15, Bolzano e Milano 14 – Bologna 12 e Frosinone12 – Chieti 11 – Vicenza, Venezia L’Aquila, Bergamo, Catania, BAT, Perugia, Napoli e Reggio Emilia 10 – Savona e Benevento 9 – Ragusa, Lecce, Foggia, Macerata, Arezzo, Trento, Padova e Cuneo 8 – Salerno, Treviso, Avellino, Firenze, Cosenza, Viterbo e Latina 7 – Terni, Trapani, Piacenza, Parma, Como, Catanzaro, Oristano 6 – Rovigo, Messina, Palermo, Bari, Alessandria, Brindisi, Nuoro, Cagliari, Caserta, Grosseto, Livorno, Forli-Cesena, Mantova, Varese, Asti, Udine 5.

I morti sulle autostrade e all’estero non vengono segnalati sulle cartine regionali che ogni mese l’osservatorio pubblica sul blog.

Moltissimi morti sono dovuti alle condizioni climatiche, soprattutto per le categorie che svolgono i lavori all’aperto quali l’edilizia, l’agricoltura, la manutenzione stradale, l’autotrasporto ecc… per queste categorie con un po’ di buona volontà da parte di tutti è possibile riuscire ad incidere sul fenomeno aumentando la prevenzione ed allarmando le categorie quando ci sono maggiori rischi legate alle condizioni del tempo. E’ già possibile sapere con alcuni giorni d’anticipo quando potrebbe esserci, in determinate province, un aumento delle vittime per questi lavoratori, ed è per questo che siamo a segnalarvi un blog di Meteorologia http://www.prevenzionemeteo.blogspot.com/ che, con la nostra collaborazione, fa previsioni del tempo mirate alla prevenzione dei gravi infortuni sul lavoro per i lavoratori che operano all’aperto quali agricoltori, edili, agenti di commercio ecc. e anche in itinere. Questi lavoratori, spesso rischiano la vita quando vanno o tornano dal lavoro: a causa di turni pesanti in orari dove si dovrebbe dormire. In questi casi le condizioni del tempo sono determinanti. I grafici elaborati col materiale raccolto nel corso di questi 4 anni e le condizioni meteorologiche danno una situazione abbastanza chiara e attendibile sui rischi che si corrono. Oltre le previsioni del tempo, sempre utili per tutti i lavoratori, il blog segnala quali sono le province più a rischio, situazione che si verifica in particolari condizioni atmosferiche. Nei mesi estivi tutto il Paese ha un rischio molto elevato, ma in alcune giornate i rischi sono maggiori. Molto pericolosi i giorni successivi a periodi persistenti di maltempo. I lavoratori che operano all’aperto, o che sono sulle strade nelle province evidenziate nelle giornate ad ALTO RISCHIO, debbono prestare la massima attenzione nei giorni segnalati.

Carlo Soricelli

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3 dicembre a Roma: UN NO A MONTI da Usb, Slai Cobas, Snater, Unicobas e Usi

Pubblicato da slaicobastrentino su dicembre 6, 2011

Sabato 03 Dicembre 2011 17:42
Dall’Ambra Jovinelli un No chiaro a Monti: “non ci stiamo”
di Marco Santopadre

“Dobbiamo candidarci a rappresentare e organizzare l’opposizione politica e sociale in questo paese. Non possiamo lasciare alla Lega l’opposizione al governo dei banchieri e della Trilateral”. Il sindacalismo di base si prepara alla battaglia contro il Governo di Mario Monti.

Mentre la sala dell’Ambra Jovinelli di Roma si riempie di lavoratori arrivati da tutta Italia Paolo Leonardi (Usb) spiega qual è l’ambizione dei sindacati di base nel nuovo quadro determinato dall’ascesa di Mario Monti a Palazzo Chigi: “Dobbiamo candidarci a rappresentare ed organizzare l’opposizione politica e sociale in questo paese. Non possiamo lasciare alla Lega l’opposizione al governo dei banchieri, della Trilateral e della Bce. Le parole d’ordine frutto delle mobilitazioni di questi mesi sono valide e condivise: no al pagamento del debito, fuori dall’Unione Europea e fuori dall’Eurozona”. Ieri si doveva tenere uno sciopero generale dei sindacati di base convocato quando ancora la controparte era Berlusconi. La sua rimozione ha cambiato – e peggiorato – il quadro. E quindi Usb, Slai Cobas, Snater, Unicobas e Usi hanno deciso di prendersi un momento in più per ragionare sulle nuove sfide e di investire di questo compito i propri quadri e militanti. Lo sciopero generale è solo rimandato, e le caratteristiche di classe e i sostegni interni e internazionali di cui può disporre Monti obbligano ad un percorso di mobilitazione non formale né rituale. “Questo governo esprime le esigenze e gli interessi della borghesia e del padronato italiano ed europeo, che evidentemente in tempi di crisi il governo Berlusconi non era in grado di difendere e imporre” chiarisce Giorgio Sestili, della rete studentesca Ateneinrivolta.
Che fare? Spiega Leonardi: “Dobbiamo lavorare alla costruzione di un grande sciopero generale che non veda la mobilitazione solo dei militanti delle organizzazioni sindacali indipendenti e conflittuali. Dobbiamo costruire nei luoghi di lavoro, nei territori, nelle aziende una grande mobilitazione popolare. Dobbiamo mettere in moto la nostra capacità di generare conflitto dentro ogni posto in cui esso si può sviluppare. Lo sciopero è uno strumento prezioso e importante e non può essere sprecato o fatto a comando perché qualcuno ha bisogno di rappresentare la propria esistenza in vita”. La polemica è con chi in questi anni ha fatto ricorso allo sciopero esclusivamente per potersi accreditare al tavolo della concertazione: i sindacati confederali, in particolare la Cgil.
La riflessione è complessa, articolata, non scontata. Il problema è lo stesso Leonardi a evocarlo: “Siamo immersi in una melassa vomitevole, in questa luna di miele generalizzata con questo banchiere che tiene il paese col fiato sospeso. Anche dentro l’area sociale che ha vissuto per decenni di solo antiberlusconismo prevale l’attendismo, il bisogno di ‘stare a vedere che comunque sempre meglio di Berlusconi’”. Un attendismo che rappresenta un indubbio problema per chi si pone da subito all’opposizione del governo e delle sue politiche. Ma davvero bisogna aspettare che arrivi la stangata per cominciare a muoversi? “Il suo programma Monti lo ha già annunciato nei suoi primi interventi. Su due punti fondamentali – la riforma Gelmini e il metodo Marchionne – il banchiere ha dato giudizi inequivocabili: ‘Grazie alla caparbietà della Gelmini e di Marchionne noi risolveremo degli handicap che abbiamo nella formazione e sapremo costruire migliori automobili’” ricorda Stefano D’Errico dell’Unicobas, che poi aggiunge: “Chi oggi pensa che tutto sommato dopo Berlusconi stiamo meglio e abbiamo un esecutivo più presentabile perché fatto di esponenti della Bocconi noi dobbiamo dire di non fare la figura dei ‘bocconi’, come diciamo a Roma, di quelli che abboccano alla trappola”. Anche per lo Slai Cobas non c’è affatto bisogno di concedere tempo a Monti per esprimere giudizi. Racconta Vittorio Granillo: “Nelle fabbriche della Fiat onestamente lo abbiamo già visto il governo Monti, incarnato da Marchionne. In Fiat hanno cominciato con l’attaccare e ridurre la democrazia che per i lavoratori sembra sempre qualcosa di astratto rispetto ad esempio al salario o ad altri elementi tangibili. Ma poi dopo anni ti accorgi che la democrazia è qualcosa che si mangia… perché senza è impossibile difendere salario e diritti. Il sistema Monti è il sistema Marchionne, come lui il Premier parla per diktat e non accetta discussioni”.
L’avvocato Carlo Guglielmi, animatore del Forum Diritti/Lavoro, non ha dubbi sulle intenzioni dell’uomo della Goldman Sachs: “Monti ha detto alle Camere: “intendiamo perseguire lo spostamento del baricentro della contrattazione collettiva verso i luoghi di lavoro come ci viene chiesto dalle autorità europee e come i patti sociali hanno iniziato a fare”. In questo controrivoluzione sembra che Monti abbia assunto e ribaltato, a favore dei padroni, il vecchio slogan del maggio francese ‘Ce n’est qu’un début continuons le combat!’ Un combinato disposto tra l’accordo del 28 giugno e l’articolo 8 o come dice la Marcegaglia‘l’uno lubrificante dell’altro’…” Il problema è la cortina fumogena nella quale si nasconde Monti, sostiene Leonardi: “Assistiamo a un tentativo dei media di narcotizzare l’opinione pubblica svelando un pezzetto alla volta di quello che sarà il contenuto di una manovra che già è arrivata a 25 miliardi, dopo gli altri 140 di Berlusconi solo quest’anno. Ci tolgono la pensione di anzianità, l’aggancio della pensione al costo della vita, ci faranno lavorare fino a 70 anni e però ci vogliono convincere che ci dobbiamo ritenere soddisfatti perché ripristinano la tassa sul posto barca”.
Monti e chi lo sostiene chiedono ai lavoratori, ai precari e ai pensionati di sopportare i sacrifici in nome della salvezza dell’Italia promettendo equità. “Non esiste l’equità in un sistema in cui si allarga sempre di più la distanza tra il 99% e l’1% della società. Che equità c’è in una buonuscita di 5 milioni ad un personaggio come Guarguaglini che ha devastato parecchi impianti produttivi in questo paese?”
“L’unica equità che ci interessa – attacca Daniela Cortese dello Snater – è la redistribuzione del reddito e il taglio dei privilegi dei manager pubblici e privati. Questo governo di banchieri, prefetti, professori e generali sta mettendo in campo una vendetta storica del Capitale contro i lavoratori. Prima ci hanno precarizzato i figli, e ora ci tengono in ‘galera’ – il lavoro – fino a 70 anni…”
La situazione è gravissima, e il contesto internazionale si aggiunge alle condizioni di crisi tipiche del ‘sistema Italia’: “C’è una crisi che attraversa il mondo occidentale, una crisi del capitale che sta producendo devastazioni ovunque. La competizione globale tra poli imperialisti dentro una crisi di sistema produce drammatiche riduzioni di diritti a favore del capitale e della speculazione finanziaria. L’appartenenza all’UE e all’Eurozona sono la vera malattia che sta colpendo i lavoratori e i cittadini in Italia e in Europa”.
Di fronte a questo attacco concentrico in tutta Europa si sta sviluppando una mobilitazione sindacale e conflittuale imponente. Pur senza arrivare al record dei 7 scioperi generali convocati in Grecia solo quest’anno, rimanendo agli ultimi giorni Leonardi cita il massiccio sciopero generale in Portogallo del 24 novembre e quello del pubblico impiego in Gran Bretagna di pochi giorni fa.
In Italia, però, il movimento sindacale e di classe nel suo complesso sembra in difficoltà e l’attendismo nei confronti di Monti ne è la più cristallina dimostrazione. “E’ il risultato di una devastazione del tessuto politico a sinistra – spiega Leonardi – che con il suo anti-berlusconismo in questi anni ha minato alla radice la capacità di comprensione, tra i lavoratori e i giovani, dei veri nodi della crisi che il capitale sta attraversando.” Che l’antiberlusconismo abbia fatto danni enormi lo si capisce anche da ciò che i partiti dell’ex opposizione propongono, dice Granillo: “Siamo al paradosso che molta sinistra dice che per favorire l’occupazione bisogna liberalizzare e rendere più facili i licenziamenti”.
“Siamo di fronte ad un governo che ha il 95% dei consensi parlamentari, che si definisce tecnico e non lo è, abbiamo alle porte una ripresa della concertazione coi sindacati confederali schiacciati dentro la disponibilità ad essere collaboratori e complici di tutti i processi che verranno messi in atto con la scusa che così si esce dalla crisi. Non possiamo permettere che il patto sociale e la concertazione sindacale tornino ad essere il punto di riferimento per milioni di lavoratori”.
La sfida, lanciata da Leonardi, rimane al centro degli interventi di militanti sindacali che si susseguono durante la mattinata all’Ambra Jovinelli. Nei prossimi giorni l’agenda della mobilitazione è già fitta: si va dalla contestazione alla kermesse di presentazione della nuova Panda alle mobilitazioni dei lavoratori dei trasporti. Ma il problema è approfondire e allargare le mobilitazioni affinché confluiscano in uno sciopero generale capace di incidere veramente, di spostare gli equilibri nella società: ne parlano nei loro interventi Vittorio Granillo dello Slai Cobas, il rappresentante dell’Usi. Per riuscirci bisogna rompere il clima di concordia e di illusione sociale in cui si muove finora indisturbato Mario Monti. Ci torna Daniela Cortese: “In questo massacro mediatico che ci racconta che il francescano Monti e i suoi missionari vengono a salvare l’Italia gli unici che non possono essere ingannati sono i lavoratori e le lavoratrici di quest’assemblea. Il problema è riuscire ad aprire gli occhi a milioni di lavoratori che pure sono insoddisfatti e intravedono la pericolosità di questo progetto autoritario senza avere ancora la capacità di trasformare la preoccupazione in lotta. Altrimenti il rischio è che sia l’estrema destra a capitalizzare la rabbia e il disagio”.
Sembra ottimista Carlo Guglielmi: “Da lunedì lo straordinario consenso sociale che ha il governo Monti comincerà rapidamente a franare”. E invita ad approfittare delle contraddizioni aperte dallo spostamento della contrattazione collettiva dal piano nazionale a quello aziendale: se i lavoratori non vogliono che i contratti aziendali deroghino dai diritti garantiti dai contratti nazionali non devono fare altro che dare la disdetta di sindacati concertativi e iscriversi e impegnarsi nei sindacati conflittuali. Nel dibattito, in vari interventi, ricorre la parola d’ordine del non pagamento del debito. Può e deve essere unificante, si dice, ma va riempito e messo all’opera. “Non basta più dire che non dobbiamo pagare il debito. (…) Serve una forza uguale e contraria che blocchi i diktat della borghesia e dell’UE, serve un’occupazione delle piazze” (Daniela Cortese). Giorgio Sestili cita il meccanismo che ad Oakland, negli Stati Uniti, ha portato i sindacati a scioperare grazie alla mobilitazione del resto dei soggetti sociali non sempre sindacalmente rappresentabili, impegnati comunque a bloccare la città, oltre alla produzione. “Quello della riappropriazione – dice Sestili – è il tema centrale sul quale agire per riprenderci la ricchezza che ci hanno sottratto, riprenderci i diritti ed attaccare i profitti”. Un tema ripreso da Paolo di Vetta, dei Blocchi Precari Metropolitani: “Noi dobbiamo dire: ‘Non contate su di noi!’ Il discorso sulla coesione non ci sta bene, non crediamo alle propaganda sull’equità, pensiamo che il conflitto debba fare un passo avanti. Affinché le esistenze cambino ora, nel presente. Bisogna costruire a livello sociale le complicità che servono per spiegare a milioni di persone che l’imbroglio che sta dietro Monti ci toglierà la vita, abbatterà la qualità della nostra esistenza. C’è un mondo intero fuori dai posti di lavoro che dobbiamo decidere di organizzare per costruire e consolidare conflitto: studenti, precari, intere generazioni. L’unica maniera per darci una prospettiva è data dalla riappropriazione: ciò che ci viene negato ce lo dobbiamo riprendere e riprendere ora perché altrimenti la questione del non pagamento del debito rimane esclusivamente ad un livello di evocazione”.
Qual è allora la proposta dei movimenti sociali? “Se le tariffe cominciamo a ridurle ed autoridurle, se le case le occupiamo, se gli aumenti di affitto li contestiamo e non li paghiamo più, se l’insolvenza diventa un meccanismo consapevole e di massa, se riusciamo a sottrarre il suolo delle nostre città alla speculazione allora cominceremo davvero a non pagare il debito”.
Dal palco viene dato un primo appuntamento. Il Comitato No Debito invita tutte e tutti ad una conferenza stampa lunedi 5 dicembre alle Galleria Colonna alle ore 17.00, proprio mentre Monti sta presentando alla Camera e poi al Senato la sua manovra e la nostra dannazione.

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TRIESTE iniziativa per esprimere solidarietà a Riccardo Antonini e per ricordare la stage di Viareggio

Pubblicato da slaicobastrentino su dicembre 5, 2011

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ROMA 3 dicembre: assemblea nazionale del sindacalismo di base ed autorganizzato

Pubblicato da slaicobastrentino su dicembre 5, 2011

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