SLAI COBAS TRENTINO ALTO ADIGE

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  • TRENTO 04/02/2012

  • TESSERAMENTO 2011

  • NO ALLA GUERRA IMPERIALISTA CONTRO LA LIBIA

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  • email del COORDINAMENTO PROVINCIALE SLAICOBAS NAPOLI / POMIGLIANO cobasslai@libero.it
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  • NESSUN CONTRIBUTO PUBBLICO ALLE IMPRESE CHE DELOCALIZZANO ED INVESTONO ALL'ESTERO

  • I LAVORATORI PAGHERANNO MONTAGNE DI EURO PER LA LINEA AD ALTA-VORACITA’ BRENNERO-VERONA. E’ UN’OPERA CHE, MENTRE DEVASTERA’ LA SALUTE DEI CITTADINI E L’AMBIENTE, INGRASSERA’ POLITICI, COSTRUTTORI, GRANDI IMPRESE E BANCHE

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    NIENTE SOLDI PUBBLICI ALLE COOPERATIVE CHE SFRUTTANO E LICENZIANO I LAVORATORI

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  • BASTA CON I SINDACALISTI CORROTTI E' NECESSARIO COSTRUIRE UN NUOVO SINDACATO DEI LAVORATORI

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  • UN BLOG PER FARE COSA ?

    Cari Compagni ed Amici Abbiamo cercato di impostare il blog in modo da contribuire all’informazione, alla denuncia di particolari situazioni lavorative, alla formazione, alla solidarietà di classe. In questo senso abbiamo voluto concepire il blog come uno strumento al servizio della difesa dei proletari e dei lavoratori ed abbiamo cercato in queste prime settimane di pubblicare materiali (notizie, volantini, documenti ecc.) che potessero servire a sviluppare idee, competenze, organizzazione ed opposizione. Pensiamo che il blog se da un lato deve porsi al servizio di un processo collettivo, dall’altro a sua volta deve venire costruito in un processo collettivo. Un blog di questo tipo ha tanto maggiore senso quanto più contribuisce a stimolare e valorizzare la partecipazione e gli apporti del compagni e dei lavoratori. Non viviamo più nel ventesimo secolo e questo vuol dire che i lavoratori hanno orami accumulato enormi competenze nei campi più disparati, il problema è che queste conoscenze vengono prevalentemente coltivate in modo individuale e spesso individualistico, non vengono socializzate e tradotte in un processo costituente di una nuova collettività. Senza cultura proletaria non ci può essere un reale movimento di trasformazione sociale e politico, ma questa cultura non va inventata dal nulla, quanto costruita attraverso un processo di generazione collettiva. Una cultura innovativa capace di unificare e ricomporre i lavoratori può diventare una forza in grado di cambiare il mondo. Per quanto ci riguarda vi chiediamo di costruire il blog insieme a noi rendendolo tra l’altro uno strumento utile per la difesa dei lavoratori. Tramite il blog altri lavoratori potranno entrare in rapporto con lo slai cobas del Trentino scegliendo liberamente il livello di questo rapporto. Apposite pagine del blog sono quindi destinate alla pubblicazione, alla segnalazione ed alle denunce, alle richieste d’informazione ecc. Ormai i blog stanno diventando un mezzo di comunicazione e di dibattito capace di concretizzarsi nella formazione di reti di relazioni, iniziative collettive e movimenti. Speriamo di non essere da meno di tanti politici di potere, di tanti servi intellettuali e vip, di tanti esponenti di una ‘sinistra’ marcia. Tutte queste bande di privilegiati e parassiti usano utilmente il web vecchio e nuovo al servizio degli interessi di una parte ristretta della società. Spetta ai proletari, ai lavoratori ed agli strati popolari usare tutti i mezzi di comunicazione in modo competente e creativo al servizio degli sfruttati.
  • PERCHE’ SCEGLIERE LO SLAI COBAS DEL TRENTINO ALTO ADIGE ?

    I sindacati confederali sono irreversibilmente corrotti. Gli apparati dei sindacati confederali sono ormai indissolubilmente legati al capitale finanziario. I sindacalisti si riciclano nelle burocrazie dello stato, nelle finanziarie, nelle imprese cooperative, nei servizi alle imprese, negli uffici padronali delle “relazioni sindacali”, negli enti no-profit, nelle cooperative, nei partiti di potere. Dentro i sindacati confederali ci sono ancora immense energie di lotta che vanno difese, salvaguardate ed indirizzate verso la costruzione di un nuovo sindacato dei lavoratori capace di opporsi all’offensiva dei governi di centro-destra e di centro-sinistra e di far avanzare la lotta contro i padroni, le banche, le burocrazie statali, il capitalismo di stato ed il capitale europeo ed internazionale. Lo slai-cobas lavora, insieme a tanti altri lavoratori di diverse appartenenze, per la costruzione di un nuovo sindacato capace di rappresentare realmente gli interessi degli operai, dei disoccupati, dei precari, dei lavoratori svantaggiati, degli strati popolari. Lo Slai Cobas è un sindacato nazionale inter-categoriale quindi possono far parte dello Slai Cobas lavoratori di tutte le categorie. ___________________________________________
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Archivio per dicembre 2009

Viareggio: a 6 mesi dalla strage annunciata ! Trentuno morti zero indagati !

Pubblicato da slaicobastrentino su dicembre 21, 2009

riceviamo / diffondiamo

Viareggio: a 6 mesi dalla strage annunciata ! Trentuno morti zero indagati ! Il prossimo 29 sono sei mesi … e le cose da fare sono ancora tante, troppe. In primo luogo il risarcimento ai familiari delle vittime. Risarcimenti senza ricatti. I familiari delle 31 vittime debbono avere giustizia subito senza che siano sbattuti fuori dal procedimento penale. Hanno il pieno diritto ad essere parte del processo per rispetto e per contribuire alla ricerca della verità su quanto avvenuto il 29 giugno. Perché i 31 morti non siano uccisi una seconda volta ! Perché quanto avvenuto non abbia a ripetersi mai più ! Per questo l’Assemblea 29 giugno, mercoledì 16 dicembre ha fatto di tutto, anche con una nutrita presenza di ore di fronte al Principe di Piemonte, per avere “udienza” dalla “Task Force europea”, riunita a Viareggio il 16-17. E alle ore 18.30 siamo stati ricevuti ed abbiamo presentato le nostre proposte, elaborate al Seminario del 28 novembre nei locali del Dlf, sulla sicurezza nel trasporto ferroviario. Come lo stesso 2 dicembre scorso abbiamo partecipato a Roma all’audizione alla 8^ Commissione del Senato con il medesimo intento: continuare la battaglia per la sicurezza e la salute. Sicurezza, Verità e Giustizia: questo chiede da mesi la città di Viareggio L’Assemblea 29 giugno propone ai Comitati costituiti dopo la strage, alle realtà impegnate in questi mesi “per non dimenticare”, ai lavoratori e ai cittadini un salto di qualità nella mobilitazione, una mobilitazione più determinata affinché chi di dovere si metta veramente in moto. La proposta è ritrovarsi in tanti e tante in stazione alle ore 20,45 per bloccare, momentaneamente, due treni eurostar (uno proveniente da Pisa e l’altro da La Spezia) in transito a Viareggio dalle ore 21 alle ore 22. Sicuramente una proposta forte a fronte di risposte deboli (per non dire assenti) verso i familiari delle vittime, la città di Viareggio, la sicurezza in ferrovia. Il dibattito è aperto. A noi la parola (ed i fatti) per smuovere coerentemente e concretamente acque sempre più stagnanti. 20 dicembre 2009

Assemblea 29 giugno

assemblea29giugno@gmail.com       www.assemblea29giugno.info

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SARDEGNA:FERROVIE, BASTA MORTI SUL LAVORO

Pubblicato da slaicobastrentino su dicembre 20, 2009

riceviamo/diffondiamo

Stamattina un treno delle Ferrovie dello Stato è finito contro un masso che si è staccato da un costone roccioso all’altezza di Muros, vicino Sassari.

La locomotiva ha sbandato e uno dei due macchinisti è morto. La morte torna a colpire i lavoratori sardi delle ferrovie e i passeggeri (quasi sempre lavoratori sardi pendolari). A tre anni dalla tragedia del 2007,quando due automotrici si sono scontrate su un binario unico all’altezza di Macomer causando tre vittime (tutti lavoratori) e sei feriti gravi, nessuna opera di ristrutturazione e messa in sicurezza della rete ferroviaria sarda è stata approntata. Anzi, la chiusura di numerosi collegamenti, i continui tagli di personale, lo smantellamento del servizio merci e la conseguente emigrazione forzata di 200 lavoratori sardi verso l’Italia, dimostra chiaramente il fatto che Trenitalia sta abbandonando la Sardigna allo sbando, esattamente come il resto dei “servizi” dello Stato italiano. È utile ricordare che la rete sarda è tutta a scartamento ridotto, cioè presenta costi di costruzione e manutenzione molto minori: una rete tipica dei paesi ex-coloniali e poveri. Basta pensare che in tutta l’Europa lo scartamento ridotto è oggi ridotto a brevissimi tratti in aree marginali, mentre in America del Nord lo scartamento ridotto è sparito negli anni sessanta. La linea ferroviaria tra Sassari e lo snodo di Chilivani resterà bloccata per due giorni, isolando il nord Sardigna in un momento delicato dell’anno, in prossimità delle feste natalizie. Infatti mentre lo stato pensa di costruire opere faraoniche per arricchire gli speculatori italiani, in Sardegna c’è ancora il binario unico e quando succede un incidente o ci sono problemi di manutenzione di fatto il trasporto ferroviario si blocca. L’organizzazione dei lavoratori sardi A Manca pro s’Indipendentzia esprime la massima solidarietà al macchinista vittima della tragedia, alla sua famiglia e a tutti i suoi colleghi che a causa del colonialismo italiano subiscono da anni lutti e licenziamenti continui. A Manca pro s’Indipendentzia denuncia con forza lo stato di abbandono in cui versano tutti i servizi essenziali della nostra isola, a partire ovviamente dalla rete ferroviaria e viaria. Lo Stato italiano non ha alcun interesse ad investire qui i soldi che gli stessi sardi versano in imposte e che per statuto dovrebbero essere garantiti. Soltanto lo Stato dei lavoratori sardi potrà garantire quei sevizi essenziali per una collettività matura e moderna che oggi, in regime di colonialismo, ci sembrano un’utopia irrealizzabile!

A Manca pro s’Indipendentzia www.manca-indipendentzia.org

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Solidarietà ai lavoratori di Villa Ischia di Riva del Garda dipendenti della Coop. Mimosa

Pubblicato da slaicobastrentino su dicembre 15, 2009

Come educatori di varie cooperative ed enti del privato sociale aderenti ai cobas, desideriamo esprimere la nostra solidarietà ai dieci dipendenti della Cooperativa Mimosa che hanno intentato causa di lavoro contro l’azienda. Non intendiamo entrare nel merito della sentenza depositata il 20 novembre scorso, la quale per altro dà ragione ai lavoratori rispetto a parte consistente delle problematiche da loro sollevate. Siamo anche certi che i lavoratori e la legale di Rovereto che li ha seguiti sapranno valutare la situazione e che un eventuale ricorso in secondo grado potrà riconoscere ulteriormente le ragioni dei lavoratori di Villa Ischia. Ci preme invece sottolineare il seguente quesito: come sia potuto accadere che i responsabili istituzionali delle politiche sociali ed i dirigenti dell’Azienda Sanitaria abbiano evitato, per almeno un decennio, di controllare se la Cooperativa Mimosa ottemperasse realmente alle prescrizioni del capitolato d’appalto che impongono, tra l’altro, che l’Ente gestore applichi integralmente le norme contrattuali vigenti.

Ci sembra del tutto paradossale infatti che aspetti centrali relativi ad una funzione di controllo a carico dell’Ente pubblico vengano di fatto, come nella circostanza, demandati all’intervento ed alla pronuncia del giudice di lavoro venendo così anche ad appesantire il carico, in termini di cause di lavoro, gravante su un organico istituzionale largamente insufficiente.

Ci chiediamo inoltre come mai i sindacati confederali non abbiano coinvolto l’opinione pubblica e con quale logica e spirito civico abbiano potuto ritenere che le problematiche sollevate dagli operatori di Villa Ischia risultassero attinenti ad un semplice conflitto di lavoro e non anche ad una questione generale di controllo pubblico della gestione di servizi sociali d’interesse e rilevanza collettiva.

Vogliamo inoltre sollevare il problema del carattere usurante del lavoro degli educatori che, come nel caso di Villa Ischia, gestiscono servizi residenziali per un’utenza psichiatrica di media ed elevata gravità. Su tutto questo c’è un generale silenzio e disinteresse eppure anche il Testo Unico sulla sicurezza n.81/09 e successive modifiche e integrazioni, evidenzia la necessità di tutelare i lavoratori dallo stress ed indica principi e norme in tal senso.

Per quanto ci riguarda, come cobas-slai del settore, ci impegneremo per far conoscere le problematiche dei lavoratori di Villa Ischia e per fare in modo che Cooperative come la Mimosa siano soggette ad un puntuale controllo pubblico e ad una costante vigilanza democratica da parte della cittadinanza.

Sebastiano Pira

per il coordinamento slai cobas del Trentino dei lavoratori delle cooperative sociali e degli Enti del privato-sociale

Sede di Trento Via Salteri 37/1

Tel.3482448231

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FIAT: SLAI COBAS-RDB-SDL, MANIFESTAZIONE 22 DICEMBRE A ROMA

Pubblicato da slaicobastrentino su dicembre 15, 2009

15/12/2009

FIAT: SLAI COBAS-RDB-SDL, MANIFESTAZIONE 22 DICEMBRE A ROMA

CONTRO PIANO MARCHIONNE E DELOCALIZZAZIONE ALL’ESTERO

(ANSA) – ROMA, 15 DIC – Slai Cobas, Rdb e Sdl Intercategoriale annunciano “per martedi’ 22 dicembre una manifestazione nazionale a Roma in occasione dell’incontro Fiat-governo-sindacati collaborazionisti”. Lo comunicano le sigle sindacali in una nota. “Col cosiddetto piano Marchionne la Fiat – si legge nel comunicato – con l’avallo sostanziale del governo si appresta a chiudere da subito gli stabilimenti di Arese e Termini Imerese, a dimezzare Pomigliano d’Arco e ridimensionare in progressione l’intero gruppo auto nella prospettiva di un pesante azzeramento della produzione in Italia in funzione della delocalizzazione verso l’estero”. Secondo Slai Cobas, Rdb e Sdl “Fiom-Fim-Uilm, dopo aver accettato in questi anni – nascondendolo ai lavoratori – la sostanza antioperaia del piano Marchionne, ancora oggi insistono nella strategia di divisione di fatto del conflitto sindacale tra gli stabilimenti in immediato pericolo, e tra questi e tutti gli altri. Una scelta scellerata – si legge ancora nella nota – che mette i lavoratori in concorrenza tra loro, all’evidente scopo di aziendalizzare, indebolire e controllare la lotta operaia per renderla compatibile alle politiche di concertazione/consociazione politica e sindacale”. (ANSA).

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 MILANO, FONDAZIONE Don Gnocchi : Fuori i moderni caporali dall’istituto Palazzolo

Pubblicato da slaicobastrentino su dicembre 13, 2009

Sappiamo che tutte la aziende si attrezzano per rispondere alla crisi e soprattutto per risparmiare, anche la Fondazione Don Gnocchi si organizza in tal modo con non molta cristiana e solidale convenienza. Quando si tratta di risparmiare non si guarda in faccia a nessuna etica.

L’impero economico umanitario della Fondazione percorre le stesse vie di tutte le altre aziende :

la direzione dell’Istituto Palazzolo ha gia comunicato ai parenti che vuole appaltare un intero reparto (il 4° Generosa) ad una cooperativa sociale, mentre gia operatori delle cooperative lavorano da tempo nella struttura.

Quali possono essere i bisogni di questo ente morale, che è un Onulus non Profit; che fa appello ai cittadini per donazioni, lasciti e per devolvere l’8 per mille delle tasse, per fare ciò ?

Forse non lo sapremo mai, sappiamo però che grazie alla loro scelta nei reparti dell’istituto Palazzolo lavoreranno soci e socie sottopagati e con meno diritti, e nello stesso tempo arricchiranno soci onorari che non rischiano niente, e aspettano solo il pagamento delle ore lavorate da altri su cui sono legalmente autorizzati a fare la cresta.

Perché no alle cooperative sociali ?

Questa forma di associazione era nata con ben altri scopi, serviva infatti ai lavoratori a consolidare la loro unione per resistere agli attacchi del padrone e del governo, e ciò che guadagnavano serviva al benessere di tutti e per il bene sociale e collettivo.

Oggi questi principi sono scritti in tutti gli statuti delle cooperative, ma in quanto a metterli in pratica e non se ne parla neanche lontanamente, spesso non pagano i contributi e lo stipendio per mesi prima di fallire e lasciare con un pugno di mosche chi ha lavorato e reso un servizio.

Il rapporto lavorativo dei soci e delle socie lavoratrici e normanno da un contratto nazionale di lavoro che riduce di circa il 30% lo stipendio di un altro lavoratore equivalente.

Anche se vengono assunti a tempo indeterminato sono precari a tutti gli effetti, perché per loro, paradossalmente, essendo imprenditori di loro stessi, non agisce l’Art 18 dello statuto dei lavoratori, che impone la riassunzione alla ditta che licenzia senza giusta causa.

Anche nell’istituto Palazzolo avere lavoratori di seria A e lavoratori di serie B, permette ai dirigenti di aumentare i ricatti, i problemi nascono prima per i soci che hanno meno difesa (infatti per loro la pausa dei 10 minuti per scaricare la colonna vertebrale come precedono le leggi per la sicurezza e la prevenzione conviene riconosciuta dalle capo sala e i dirigenti) poi i diritti diventano incerti per tutti gli altri.

La responsabilità politica di opporsi a questa scelta è dei delegati sindacali, nessuno escluso, e delle organizzazioni sindacali presenti nelle RSU; ci dobbiamo chiedere se lo fanno veramente !

Purtroppo oggi i lavoratori non sono informati sui rischi che corriamo a permettere che la direzione attui questa scelta, la sicurezza e la difesa delle nostre condizioni di lavoro è possibile se difendiamo anche le condizioni dei lavoratori precari e dei soci e socie delle cooperative.

La loro debolezza contrattuale e organizzativa verrà usata contro di noi !!

Ai delegati, ai lavoratori e ai parenti diciamo di rispondere un forte NO! All’appalto alla cooperativa Aris (detta cooperativa del Papa), mobilitiamoci tutti insieme contro questa imposizione della direzione.

  • No al lavoro precario ed in affitto.
  • Fuori i moderni caporali dall’istituto Palazzolo.
  • Non deleghiamo più, autorganizziamoci per difendere noi stessi e per difendere il futuro dei nostri figli.

Organizziamo un presidio contro l’appalto del reparto 4° Generosa.

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IL GIORNO Operai Alfa, STOP al trasferimento a Torino

Pubblicato da slaicobastrentino su dicembre 9, 2009

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Il Fatto quotidiano: Alfa Romeo, TRAVAGLIO su sentenza ROMITI

Pubblicato da slaicobastrentino su dicembre 8, 2009

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Sfruttamento, inquinamento e sostanze cancerogene

Pubblicato da slaicobastrentino su dicembre 1, 2009

La società in cui viviamo considera normale che degli esseri umani perdano la vita o subiscano gravi infortuni sul lavoro con invalidità permanenti, e si preoccupa solo di contenere le perdite entro limiti considerati “accettabili” per non urtare l’opinione pubblica. In nome del profitto e dello sfruttamento del lavoro salariato, gli operai, i lavoratori continuano a morire sul lavoro e di lavoro. Per anni datori di lavoro e dirigenti – pur sapendo che certe sostanze cancerogene avrebbero avuto conseguenze gravissime sulla salute dei lavoratori – nella ricerca del massimo profitto non si sono fatti scrupoli, risparmiando anche sui pochi spiccioli per la sicurezza. Le sostanze cancerogene fatte usare nei processi industriali, sui luoghi di lavoro, dagli operai senza alcuna protezione da dirigenti e datori di lavoro che, pur sapendo dei rischi, nascondevano ai lavoratori i pericoli mortali a cui andavano incontro (come nel caso dell’amianto), hanno provocato gravi danni umani, sociali, ambientali.

Ogni anno migliaia di vite umane vengono sacrificate in una guerra non dichiarata che vede morti e feriti solo da parte operaia, da chi al mattino esce di casa per guadagnarsi da vivere e – spesso – a sera non ritorna . Ecco in sintesi le cifre di questa guerra:

1.300 lavoratori in Italia ogni anno vengono assassinati sui posti di lavoro o perdono la vita a causa degli infortuni sul lavoro, a cui vanno aggiunti altre 4 mila vittime delle malattie professionali.

Secondo l’Ufficio Internazionale del Lavoro, sono oltre 120.000 i decessi causati ogni anno da tumori provocati dall’esposizione all’amianto. Anche i dati forniti dalla Conferenza Mondiale sull’Amianto, che si è tenuta in Giappone nel 2004, parlano di oltre 70.000 persone che muoiono per cancro polmonare e circa 44.000 per mesotelioma pleurico.

L’amianto come tutte le sostanze cancerogene modifica la molecola del DNA delle cellule dell’organismo umano causando rotture o mutazioni chimiche, provocando malfunzionamento che sono all’origine dei tumori. Quindi non esistono soglie di sicurezza o tolleranza alle sostanze cancerogene. Anche una sola fibra di amianto può generare il mesotelioma. Per gli inquinanti cancerogeni non basta predisporre dispositivi di protezione individuali o collettivi per la riduzione del rischio.

Come movimento operaio e popolare noi siamo per il rischio zero e dobbiamo lottare per imporlo ai padroni. Non possiamo accettare sotto il ricatto del posto di lavoro di rimetterci la salute e la vita, e proprio per questo serve l’organizzazione.

 Molti di noi sanno per propria esperienza, e per i segni che portano nel corpo, che l’amianto ha creato e continua a creare gravi danni dal punto di vista umano, sanitario e ambientale; tuttavia questa verità trova molte resistenze ad essere riconosciuta. Le lotte di operai, lavoratori e cittadini che in questi anni si sono auto organizzati in Comitati e Associazioni hanno contribuito a rompere il muro di omertà e complicità con i responsabili di questi assassinii, facendo pressione sulle istituzioni, “costringendoli” a perseguire i responsabili e ottenendo in alcuni, pochi casi, un briciolo di giustizia. Tuttavia ancora molto rimane da fare

 Governi e istituzioni che riconoscono come legittimo il profitto, che arrivano a legalizzare punendo con una semplice ammenda gli omicidi e i morti sul lavoro e di lavoro, dimostrano la loro natura di classe e di essere al servizio solo di una parte ben precisa di cittadini: quella degli industriali responsabili di queste stragi operaie. Per troppi anni le istituzioni hanno tollerato e coperto questi omicidi.

Non si può subordinare la salute e la vita umana ai costi economici aziendali o ai bilanci dello stato. Senza rispetto per la vita umana, gli operai, i lavoratori continueranno a morire sul lavoro e di lavoro e le sostanze cancerogene presenti sul territorio, se non si eliminano bonificandolo, ad uccidere gli esseri umani e la natura.

Dobbiamo fare in modo che chi partecipa ai vari convegni delle associazioni – medici, ricercatori, tecnici, giudici, sindacalisti, politici o altro – prenda degli impegni ed esigere che vengano rispettati e non, come succede spesso, i dibattiti sull’argomento siano semplicemente una passerella.

Noi siamo contro la monetizzazione della salute e della vita umana e non possiamo accettare la “normalità” dei morti sul lavoro e di lavoro e che la nostra vita sia valutata da un tribunale dopo che ci siamo ammalati o morti.

Anche se non ci facciamo illusioni continuiamo a denunciare lo Stato Italiano che, non rispettando neanche la costituzione e spendendo miliardi di soldi pubblici per finanziare speculatori, banche, imprese a scapito della salute dei lavoratori e dei cittadini, è al servizio di una sola categoria di cittadini, quelli della classe borghese.

Il capitalismo, il sistema imperialista, nella ricerca del massimo profitto e dell’acuirsi della concorrenza commerciale, genera continuamente nuove guerre, armi di distruzione di massa e tecnologie che – inserite nel processi lavorativi e di produzione – portano nuove malattie e morte.

La crisi ha evidenziato una sostanziale identità di interessi fra i rappresentanti di “destra” e di “sinistra” del capitale nella difesa del sistema. Il capitalismo – anche quando rispetta e non trasgredisce le sue leggi, essendo basato sullo sfruttamento e sull’espropriazione dell’operaio, del lavoratore individuale e collettivo – rapina “normalmente” i proletari. Non abbiamo mai visto in Italia un padrone andare in galera per aver assassinato i lavoratori.

 Pensare di eliminare i morti sul lavoro e di lavoro sulla base dell’attuale sistema di produzione è come pensare di essere liberi pur essendo in prigione. Noi non ci limitiamo a piangerli ma continuiamo a lottare. Gli omicidi dei lavoratori non sono altro che il prezzo pagato dagli sfruttati sull’altare del profitto. Essi sono il prodotto del capitalismo industriale, il capitalismo “buono” che viene spesso contrapposto a quello “cattivo” della finanza e delle banche. Tuttavia ci opporremo con forza a che si facciano nuove leggi che concedono ancor più l’impunità ai padroni assassini.

 Anni di delega a partiti e sindacati che riconoscono la legittimità del profitto non hanno risolto i nostri problemi. La nostra esperienza ci dimostra che solo partecipando in prima persona, organizzandoci sui nostri interessi, la battaglia per la difesa della salute, contro lo sfruttamento degli esseri umani e la distruzione della natura può avere una prospettiva di vittoria.

Non basta che i diritti siano scritti sulla carta, non basta lottare per conquistarli: in questa società i diritti vanno difesi e riconquistati ogni giorno. Michele Michelino

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Licenziamenti collettivi: il lavoratore ha diritto di conoscere perché sia stato scelto

Pubblicato da slaicobastrentino su dicembre 1, 2009

Licenziamenti collettivi: il lavoratore ha diritto di conoscere perché sia stato scelto

La Corte di Cassazione ( sent. 16215/2009) ribadisce il principio per cui: ” la norma di cui all’art. 4, comma 8, L.223/91 prevede l’obbligo di indicare puntualmente le modalità con le quali sono stati applicati i criteri di scelta dei lavoratori da licenziare, al fine di consentire agli stessi, alle organizzazioni sindacali e agli organi di controllare la correttezza dell’operazione e la rispondenza degli accordi raggiunti”. Pertanto, tale obbligo non è soddisfatto dalla mera trasmissione dell’elenco dei lavoratori licenziati e dalla comunicazione dei criteri di scelta concordati con le organizzazioni sindacali proprio perché vi è la necessità di verificare se tutti i dipendenti in possesso dei requisiti previsti siano stati inseriti nella categoria da scrutinare e, quindi, nel caso in cui il numero dei dipendenti sia superiore ai previsti licenziamenti, se siano stati correttamente applicati i criteri di valutazione comparativa tra i dipendenti in modo da consentire al dipendente di percepire con chiarezza per che lui, e non altri, sia stato destinatario del collocamento di mobilità o del licenziamento collettivo. Quindi, ciascun lavoratore può far valere l’inefficacia del licenziamento per violazione della suddetta norma, nel termine di decadenza di 60 gg, mentre il datore di lavoro può rimediare a tale vizio procedurale mediante il compimento dell’atto mancante o la rinnovazione dell’atto viziato.

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